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Archivi categoria: Appennino reggiano: Val Secchia

Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

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Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che essa offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Poco dopo si aggira una ripida costa boscosa, oltre la quale si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. La si risale effettuando alcuni tornanti e, dopo uno spostamento a destra, si riprende la costa in questione continuando a guadagnare quota lungo il suo dorso. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando a mezza costa in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra incontrando appena dopo lo sterrato ed avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si prosegue lungamente per la bella carraia che, attraversando alcune vallette e coste boscose, conduce, dopo una netta curva verso sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto (in questo tratto è possibile ammirare notevoli esemplari di faggio). Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega repentinamente a sinistra e poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo il filo della dorsale, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso alla cui sommità si approda salendo per traccia ripida lungo il crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si dilungano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si  abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente, attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio, imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano, varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa, tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima, che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

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Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica “Via Parmesana” in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come Il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola e ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto, si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco, con qualche apertura panoramica, aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco, per poi uscirne temporaneamente procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che, svoltando a sinistra, inizia a scendere affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia in salita e poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza e poi in falsopiano. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirarando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima, il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m (la bellezza e maestosità del luogo consigliano una sosta ristoratrice). Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue sulla destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata che, per le sue caratteristiche, andrebbe considerata come diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge dapprima il sommo di un groppo, poi si prosegue lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso), raggiunta la quale si continua effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Si approda poco più in alto in un’ampia sella poco sotto la sommità dell’alpe. Un ultimo breve ma ripido strappo precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, per poi scendere lungo il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e discendere nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la panoramica Sella del Casarola1963 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii nord-occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra, si raggiunge dapprima un vistoso ometto, poi si riprende a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva bancata rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, per poi scendere ripidamente per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà successivamente con il sentiero n° 669B). Si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto da un qualche idiota), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra, prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B. Inizialmente si varca un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione, congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza per poi valicare una costa boscosa. Successivamente si prosegue pressoché in piano a mezza costa con alcuni tratti in leggera salita. Poco più avanti si approda sul dorso di una costa (località Buca del Moro1475 m) dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Poi si piega a destra rientrando nella faggeta e si prosegue per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando, ad un bivio (cartelli), il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa e poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a fasce boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.

 

 

 

 

 

 

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Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

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Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora, la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°), mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta, delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripida rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di blocchi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi molto instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di  fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette poco più avanti nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).

 

 

 

 

 

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Monte Ventasso: anello dalla S.S. 63

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo lungo la S.S. 63 nei pressi del Rio Ricco, 887 m

Dislivello: 970 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: S.S. 63-Oratorio S.Maria Maddalena-Monte Ventasso (2,15 h) ; Monte Ventasso-Oratorio S.Maria Maddalena-Nismozza (1, 45 h) ; Nismozza-Cà Manari-Agriturismo Rio Riccò-S.S. 63 (45 min.)

Difficoltà: E (E+ nel tratto Oratorio S.Maria Maddalena-sommità Monte Ventasso)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-S.S. 63 per il Passo del Cerreto. Oltrepassato Carvarezza, si continua per la statale ignorando sinistra il bivio per Busana. Poco dopo si entra nella valletta formata dal Rio Riccò: si può abbandonare l’auto nel grande spiazzo adiacente all’autorimessa A.N.A.S.,oppure in uno slargo situato sulla sinistra, appena dopo il ponte sul Rio Riccò

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Antiche mulattiere, magnifici castagneti e panorami mozzafiato caratterizzano questo percorso, certamente uno degli anelli più interessanti al fine di gustare le bellezze ambientali, nonché gli aspetti più propriamente storici/antropologici del Monte Ventasso.

Appena dopo il ponte sul Rio Ricco, in direzione del Passo del Cerreto, si imbocca a destra un sentiero (cartelli e tabella del percorso CAI n° 661) inizialmente piuttosto infrascato. La traccia effettua alcuni tornanti per poi progredire in direzione nord in moderata pendenza. Stiamo camminando su una splendida e antica mulattiera: la presenza, in diversi tratti, del lastricato originario e i muretti a secco che delimitano il tracciato, sono una chiara testimonianza della storicità ed importanza di questo percorso. Più avanti la traccia effettua alcune piccole svolte, entrando poi nel bosco (la vegetazione risulta, in alcuni punti, piuttosto invadente, segno della ingiustificata trascuratezza di questo percorso). Poco dopo si svolta a sinistra onde cominciare a risalire il pendio boscoso, compiendo in seguito alcuni tornanti ed ammirando lungo il cammino altri splendidi muretti a secco. Progressivamente si penetra nella valletta formata dal Rio Riccò, che si varca poco più avanti mediante ponticello. La traccia guadagna successivamente quota tenendosi a destra del corso d’acqua appena attraversato, per poi spostarsi più a destra e continuare in moderata pendenza. Dopo un ripido strappo, il sentiero vira repentinamente a destra attraversando un ruscello asciutto. Si risale poi una radura per ampia traccia, svoltando più in alto a sinistra ed approdando in un’altra bella radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sui “Denti della Vecchia”. Qui occorre abbandonare l’ampia traccia piegando a sinistra (segnavia) per sentiero che attraversa una macchia di vegetazione piuttosto invadente. Si continua per bella mulattiera, giungendo presto in prossimità di un’ampia radura e proseguendo a sinistra di quest’ultima. Si procede per un tratto in piano e, dopo l’attraversamento di un ruscello, si approda in una radura con presa dell’acquedotto. L’ampio sentiero continua in moderata pendenza, svoltando poco dopo a destra ed attraversando in ripida salita un’area con folta vegetazione. Poco più avanti si sbuca in una carraia (cartelli) che si segue a sinistra costeggiando una bella radura. Giunti ad un bivio (cartelli), si abbandona la carraia prendendo a destra un sentiero che in breve conduce ad un altro bivio (cartelli), dove temporaneamente si ignora a sinistra il percorso n° 663 per Nismozza, che seguiremo al ritorno. Saliamo invece a destra in direzione dell’Oratorio di S.Maria Maddalena per ottimo sentiero che guadagna quota effettuando numerosi tornanti. In 20 minuti di cammino (piuttosto faticoso nella parte finale a causa della pendenza più accentuata della traccia) dal bivio di prima, si raggiunge il bel ripiano con conifere dove è situato l’Oratorio di S.Maria Maddalena1502 m, con l’annesso bivacco. Da qui si affronta la salita finale alla volta della sommità del Ventasso: il sentiero che seguiremo non va sottovalutato in quanto ripido e in un tratto decisamente esposto (occorre prestare molta attenzione in caso di terreno bagnato). Dall’oratorio/bivacco si prende a destra (faccia a monte) una traccia che inizia a salire ripidamente tagliando a mezza costa erti pendii. Raggiunta una panoramica costa, la si segue in salita svoltando poi a sinistra verso alcuni alberi situati sotto la base del poderoso monolito di arenaria (i “Denti della Vecchia”). Oltrepassati gli alberi, si effettua un esposto traverso, per poi guadagnare quota in ripida salita. Si approda successivamente sull’arioso dorso di una costa che si segue per poco, giungendo in questo modo al sommo dalla sezione più ripida del pendio. Da qui ci si sposta in direzione del crinale dei Denti della Vecchia, su cui si mette piede poco più in alto (andando a destra per traccia, evitando a destra alcune rocce e, infine, superando un facile gradino, si guadagna la sommità del gendarme roccioso, caratterizzato da grossi blocchi di arenaria separati da profonde fenditure). Si segue il panoramico crinale approdando sulla sommità di una cima secondaria da cui si scende alla sottostante ampia sella erbosa. Un’ultima salita, sempre per crinale, precede la cima del Monte Ventasso1727 m, dove è possibile ammirare un panorama assolutamente grandioso e completo, in particolare verso la Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dalla cima si ripercorre il tragitto effettuato in salita, fino al bivio con il percorso n° 663, che si imbocca in direzione di Nismozza. Dopo un prima breve discesa, il sentiero si immette in un’ampia traccia che si segue a destra temporaneamente fuori dal bosco. Successivamente, rientrati in esso, si comincia a perdere quota effettuando alcune svolte, giungendo così in prossimità di un’ampia radura. Qui si abbandona temporaneamente l’ampia traccia su cui stiamo camminando andando a destra per sentiero (segnavia). Raggiunto il Ricovero Ventasso si prosegue attraversando subito un ruscello asciutto, per poi approdare nella già menzionata radura dove ci si ricongiunge con l’ampia traccia abbandonata in precedenza. Si scende verso destra lungo la radura, rientrando poco dopo nel bosco e attraversando nuovamente il ruscello asciutto varcato poco prima. Approdati in un un’altra radura, si deve abbandonare l’ampia traccia fin qui seguita, imboccando a sinistra (segnavia bianco-rosso e cartello dell’Ecomaratona del Ventasso) un sentiero. Poco dopo la traccia attraversa una radura con erba alta, rientrando successivamente nel bosco (alla nostra sinistra possiamo ammirare uno splendido esemplare di faggio). Effettuando diverse svolte si perde quota lungo il pendio boscoso, costeggiando poco più avanti una scarpata formata da ghiaie e rocce scagliose. La traccia prosegue compiendo altre svolte, per poi procedere in piano varcando due ruscelli asciutti. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco, attraversando a mezza costa un panoramico pendio dove si ha un notevole colpo d’occhio sul Cusna e il Cavalbianco. Successivamente si guada Rio Rondino e si continua nella sponda opposta, penetrando poco più avanti in un bosco di castagno. Dopo una discesa piuttosto ripida, una svolta a destra e un tratto in piano, si discende il pendio boscoso per magnifica e antica mulattiera effettuando una successione di tornanti. Più in basso si transita nei pressi di un grosso masso e si prosegue perdendo quota all’interno dello splendido castagneto. Ci si immette successivamente in una traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia spostato più a sinistra). Tramite bella mulattiera si giunge nei pressi di alcune recinzioni, incontrando poco dopo le prime case che costituiscono la parte alta del paese di Nismozza. Si prosegue per stradello lastricato, piegando appena dopo a destra per sentiero, fino ad approdare nella S.S. 63 nei pressi del ponte sul Rio Rondino. Si va a destra lungo la statale, svoltando poi a sinistra onde entrare nel centro vero e proprio di Nismozza. Si scende per stradello passando a fianco della chiesa, proseguendo poi a destra per viottolo all’interno del borgo antico. Per raggiungere Cà de Manari e l’Agriturismo Rio Riccò, seguiremo una magnifica e antica mulattiera rivalorizzata come percorso artistico. Sono presenti, infatti, diverse realizzazioni scultoree, manufatti di vario genere e grandi foto d’epoca di valligiani, il tutto accompagnato da racconti e componimenti poetici. Più in basso si raggiunge il cimitero del paese dove si prosegue per mulattiera a destra, ignorando subito una traccia che si stacca a destra. Dopo un tratto in piano, si aggira mediante svolta a destra una costa boscosa, incontrando successivamente un bivio da cui si continua a sinistra per mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. Si penetra poco più avanti nella valletta formata dal Rio Rondino, incontrando qui la prima “stazione” del percorso artistico. Si guada tramite ponticello il corso d’acqua, per poi risalire brevemente notando alla nostra sinistra altre singolari realizzazioni artistiche. Dopo un tratto piuttosto ripido, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra, raggiungendo in pochi minuti Cà de Manari754 m (poco prima di quest’ultima, in un ripiano boscoso, possiamo osservare delle grandi foto d’epoca ritraenti alcuni valligiani). Si attraversa il piccolo nucleo imboccando a sinistra dell’ultima casa una mulattiera che sale nel castagneto. Il tracciato effettua subito una netta svolta a sinistra procedendo piuttosto ripidamente, conducendo dopo una curva a destra ad un bivio. Si prosegue diritto (indicazione per l’Agriturismo Rio Riccò) continuando a guadagnare quota per l’ampia mulattiera (si incontrano ai lati altre composizioni artistiche e foto d’epoca). Dopo una repentina svolta a destra, si scende per un breve tratto, giungendo poco più avanti in una radura dove si incontra un bivio. Si piega a sinistra per traccia in salita sbucando, poco sopra, in un’altra bella radura nei pressi dell’Agriturismo Rio Riccò865 m. Dopo un’eventuale sosta, si prosegue per lo stradello d’accesso, fino a sbucare nella statale 63 che si segue a destra, ritornando in breve allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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Gli Schiocchi del Secchia: anello da Collagna

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Punto di partenza/arrivo: Collagna, 814 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Collagna-Cerreto Alpi (1,30 h) ; Cerreto Alpi-Sentiero degli Schiocchi-Casa Cantoniera (1/1,15 h) ; Casa Cantoniera-Valbona (1,30 h) ; Valbona-Collagna (1,20 h)

Difficoltà: E+/EE il Sentiero degli Schiocchi ; E la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – Le Valli del Secchia e l’Alta Garfagnana – L’Escursionista Editore 2008

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo situato in alto a destra, appena entrati nel paese

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse paesaggistico, piuttosto impegnativo per lunghezza e presenza di passaggi esposti nel “Sentiero degli Schiocchi”. Quest’ultimo non va sottovalutato e andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto. Infatti, in presenza di bagnato, diversi tratti risulterebbero decisamente scivolosi e, di conseguenza, rischiosi. Di non facile reperibilità è il percorso che dalla Casa Cantoniera del Piagneto, situata lungo la S.S. 63 per il Passo del Cerreto, risale la sponda destra orografica della valle del Torrente Biola. Si tratta di una traccia, sebbene appaia in alcune carte contrassegnata come sentiero CAI n° 609, in disuso, che richiede attenzione alla segnaletica, in alcuni punti alquanto sbiadita e disposta in modo sommario.

Dall’ampio parcheggio dove abbiamo abbandonato l’auto, si entra nel centro di Collagna, raggiungendo in breve il bivio con la strada per Vaglie che si imbocca. Si perde quota lungo la panoramica stradina, sottopassando la variante della S.S. 63 e svoltando subito a destra per stradello in salita inizialmente asfaltato, poi sterrato. Poco più avanti si incomincia a scendere prima per carraia, poi per stradello ciottolato, fino a raggiungere il fondo della Val Secchia, dove si attraversa il fiume mediante ponte. Si continua per carraia in salita effettuando una ripida svolta a sinistra ed avanzando successivamente verso SE. Giunti ad un bivio (edicola contenente bassorilievo in marmo), si prende l’ampia traccia di destra mediante la quale si guadagna quota in moderata pendenza. Dopo alcuni minuti occorre tenere d’occhio i segnavia: infatti, si deve abbandonare la mulattiera seguita fino a questo punto, imboccando a destra un sentiero (cartelli). Si cammina all’interno di un magnifico bosco per ottima traccia, attraversando poco più avanti il solco di un ruscello asciutto, por poi continuare in salita sulla destra di quest’ultimo. Giunti sotto un poggetto, il sentiero piega a destra e appena dopo a sinistra, lambendo il sommo del dosso boscoso. In prossimità di una panoramica costa (bella visuale sul Monte Casarola), la traccia vira a sinistra, confluendo dopo un’ultima salita in una mulattiera/carraia trasversale (paletto con cartelli). La si segue a destra con andamento pressoché pianeggiante, attraversando e ammirando un ambiente boschivo di rara bellezza. Dopo una lieve risalita, in corrispondenza di un tornante sinistrorso dell’ampio tracciato, lo si abbandona proseguendo diritto in direzione di Cerreto Alpi (cartello con scritto: “Wild Life Watching Trail Cerreto Alpi” e segnavia bianco-azzurri). Percorriamo ora una magnifica mulattiera, in alcuni tratti con il selciato originario, affiancata a sinistra da pareti di arenaria. Procedendo a saliscendi nella sponda destra orografica della Gola degli Schiocchi, si sbuca, in circa venti minuti dal bivio di prima, nelle vicinanze di Cerreto Alpi921 m. Si attraversa una parte del suggestivo borgo, fino a raggiungere il Canal Cerretano che si oltrepassa tramite ponte, svoltando poi a destra. Si cammina per viottolo all’interno della parte più antica del nucleo e, una volta raggiunto il bar/ristorante “Gian”, si svolta a destra per stradello lastricato. Più in basso, nei pressi di un poggetto con edicola votiva alla base, la bella mulattiera svolta a sinistra e scende serpeggiando verso il fondo della Val Secchia. Giunti nelle vicinanze del Mulino di Cerreto Alpi, tramite ponte si attraversa il fiume e appena dopo si prende a destra un’antica mulattiera che procede in lieve salita, attraversando successivamente una scarpata marnosa. Poco dopo si incontra un bivio non segnato, dove si prende il sentiero di destra (si tratta del “Sentiero degli Schiocchi”) che avanza a mezza costa. Poco più avanti, guardando in basso, si nota il primo dei due ponti sospesi che attraversano la gola del Secchia e, parallelamente alla nostra traccia, si osserva un altro sentiero che va assolutamente ignorato. Dopo una svolta a sinistra, si incontra un primo brevissimo tratto con fune d’acciaio, oltre il quale si intravede sulla destra un invitante pulpito panoramico. Mediante ripida discesa, si approda in un canale che si attraversa, costeggiando successivamente una parete rocciosa che precede una piccola frana. La si attraversa con grande attenzione e si prosegue sotto altre pareti, fino ad oltrepassare un solco cui fa seguito un altro canale caratterizzato dalla presenza di rifiuti (ci troviamo esattamente a perpendicolo sotto la S.S. 63: sembra che i canali in questione venissero sfruttati come piccole discariche). Si prosegue con breve risalita, raggiungendo una pietraia dove la traccia piega a sinistra in salita, per poi riprendere ad attraversare a mezza costa. Più avanti si varca l’ennesimo canale, sovrastato da suggestive pareti di arenaria, continuando poi per sentiero a mezza costa (più in basso si nota un secondo pulpito panoramico). L’attraversamento di un canale (brevissimo tratto di sentiero molto scosceso, attenzione in caso di bagnato!), una lieve risalita e una discesa, precedono un tratto attrezzato con cordino inizialmente metallico, successivamente di nylon. Aiutandosi con la corda e sfruttando alcuni scalini, si discende in obliquo una lastra rocciosa che precede l’attraversamento di un ulteriore solco. La traccia continua costeggiando verticali pareti riducendosi a stretta ed esposta cengia (è presente una fune d’acciaio). Più avanti si attraversa l’ultimo solco, dopo il quale si inizia a risalire per sentiero che poi si allarga a mulattiera. Poco più avanti si giunge in vista di alcuni ruderi, nei pressi dei quali l’ampia traccia svolta a sinistra spegnendosi in un ramo abbandonato della S.S. 63. Si segue l’asfalto a sinistra, immettendosi poco più avanti nel nuovo tratto della statale che si segue in salita effettuando un tornante sinistrorso. Poco dopo si giunge alla Casa Cantoniera del Piagneto877 m, dove si abbandona l’asfalto, imboccando a destra una traccia poco riconoscibile in quanto molto invasa dalla vegetazione. Destreggiandosi tra fastidiosi rovi, si approda poco sopra in un’ampia mulattiera che va seguita a destra. Il tracciato procede inizialmente in piano, per poi risalire restringendosi considerevolmente a causa della folta vegetazione. Segue una ripida salita a sinistra (traccia poco evidente), temporaneamente fuori dal bosco, rientrandovi appena dopo e continuando per mulattiera ampia ma poco marcata. Ad un certo punto, giunti in vista di un tubo con raccordo, si deve piegare repentinamente a sinistra (segnavia): continuando diritto, infatti, si arriverebbe sull’orlo di una grande frana che noi, invece, aggireremo dall’alto. La traccia procede ripidamente in obliquo verso destra ed è ben contrassegnata anche se, in alcuni tratti, poco incavata nel terreno. Raggiunto il vertice della già menzionata frana, il sentiero avanza comodamente a mezza costa allargandosi a mulattiera. Si aggira una costa boscosa, attraversando poco dopo un primo ruscello, cui fa seguito un secondo con presa dell’acquedotto. Qui ci immette in un percorso segnato, proveniente da Cerreto Alpi, che si segue a destra in lieve salita, per poi scendere leggermente fino a guadare il Torrente Biola. Si prosegue per carraia costeggiando in seguito la recinzione delimitante uno splendido castagneto, fino a varcare il Rio Stertarola. Usciti definitivamente dal bosco, si continua per l’ampia traccia che, effettuando alcuni tornanti, risale un panoramico pendio erboso. Raggiunta una selletta (a destra è ben visibile il paese di Valbona) si procede diritto per carrareccia inizialmente in discesa, poi in salita. Si attraversa una magnifica valletta caratterizzata da suggestive stratificazioni e si prosegue guadagnando quota piuttosto ripidamente. Poco più avanti si transita a sinistra di un poggetto ammantato da conifere e si continua per l’ampia traccia fino ad entrare nel nucleo di Valbona1121 m. Si attraversa il paese assecondando i segni bianco-rossi del percorso n° 609, giungendo nei pressi della chiesa e del suo particolare campanile. In corrispondenza del cimitero, si prende a sinistra una ripida carraia, mediante la quale si raggiunge, non senza fatica, la strada asfaltata per il Passo della Scalucchia. Si attraversa l’asfalto e si prosegue per carraia erbosa fino ad un bivio dove si abbandona a sinistra il percorso segnato. Si continua invece a destra per ampia traccia che poco dopo conduce nei pressi di un crinaletto. Si svolta a destra proseguendo per carraia (cartello di divieto di accesso) che procede verso est in leggera discesa sulla destra del crinale. Poco dopo si aggira a sinistra un piccolo dosso erboso, per poi continuare in leggera discesa tenendosi sulla destra della dorsale culminante nel Monte Guardia. Ammirando notevoli visuali panoramiche ed osservando particolari affioramenti calcarei, si perde lentamente quota per l’ampia traccia a mezza costa che più in basso diviene più vaga. Dopo alcune felci si aggira una costa, giungendo in vista di un rimboschimento a conifere collocato in basso a destra rispetto al punto in cui siamo. Ignorando tracce laterali, si scende fino a mettere piede in una carraia che si segue a sinistra in direzione del già menzionato rimboschimento. Raggiunto un casotto in legno, si continua per ampia traccia erbosa effettuando una svolta a sinistra ed ignorando, ad un bivio, una mulattiera infrascata che si stacca a sinistra. Poco dopo si penetra in un magnifico castagneto e si prosegue per il bel tracciato che effettua diverse svolte. Senza possibilità di errore, ci si immette in una bella mulattiera (segnavia del percorso CAI n° 609) che si segue a destra in discesa, raggiungendo infine la strada provinciale Collagna/Pratizzano. Nel lato opposto della strada, appena a destra di una panchina in legno, si scorge la continuazione del percorso segnato. Si scende nel castagneto, immettendosi poco più in basso in una traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia bianco sul tronco di un albero). Poco dopo, in corrispondenza di un tornante destrorso della mulattiera, si nota a sinistra una bella maestà. Si prosegue per l’antico percorso, non molto evidente ma ben segnato, in leggera discesa. Una breve risalita, l’attraversamento di un solco e una discesa, precedono un tornante sinistrorso del tracciato. Poco dopo la mulattiera effettua un secondo tornante (destrorso), confluendo in seguito in un’altra traccia più ampia. La si segue a destra, raggiungendo poco più avanti un’area pic-nic e continuando a risalire fino a sbucare nei pressi alcune case che costituiscono la parte alta del paese di Collagna. Più in basso si mette piede nella S.P. 102 per il Passo di Pratizzano, che si segue a destra per poi svoltare subito a sinistra imboccando Via Don Luca Pagliai. Si attraversa la parte più antica del paese di Collagna, fino a rimettere piede nella provinciale a poca distanza dal parcheggio dove abbiamo abbandonato l’auto, che è situato alla nostra sinistra.

 

 

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Anello dell’Alta Valle Liocca

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Punto di partenza/arrivo: tornante sulla strada per Succiso Nuovo, 950 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: tornante sulla strada per Succiso Nuovo-Rifugio Sarzana (2 h) ; Rifugio Sarzana-Ghiaccioni (30 min.) ; Ghiaccioni-Sentiero Federico Barbarossa-Rifugio Rio Pascolo (1,45 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Succiso Nuovo-tornante (1, 15 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Federico Barbarossa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Succiso di Mezzo. Dopo quest’ultima località, si prosegue verso Succiso Nuovo parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza di un tornante sinistrorso

ImmagineStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifico e completo anello in una delle più affascinanti aree dell’Appennino reggiano. Il Sentiero Federico Barbarossa, che dai Ghiaccioni conduce al Rifugio Rio Pascolo, va affrontato solo con ottima visibilità, assenza di vertigini e, in particolare, terreno asciutto. Infatti lungo il tragitto ci si trova spesso ad attraversare ripidi pendii con erba alta che risulterebbero particolarmente insidiosi in caso di terreno bagnato. Il suddetto sentiero non va assolutamente sottovalutato: in alcuni tratti l’esposizione è sostenuta ed un’eventuale scivolata avrebbe conseguenze disastrose. Purtroppo la tendenza a sottovalutare, sottogradare, sminuire l’impegno complessivo di determinate tipologie di percorsi (escursionistici, come anche alpinistici) è una delle tante conseguenze dell’attuale omologazione delle attività montane all’ideologia dello “sportivismo”.

Dallo spiazzo (paletto con cartelli) si imbocca una carraia in leggera discesa (percorso CAI n° 653A) che in breve conduce nel greto del Torrente Liocca. Lo si attraversa (guado difficoltoso o impraticabile in caso di piena) continuando poi per ampia traccia in moderata pendenza. Entrati nel bosco, si giunge in pochi minuti ad un bivio (cartelli) collocato sulla sinistra di un tornante destrorso della carraia. Si va a sinistra per bella mulattiera che avanza pianeggiando all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Dopo una leggera risalita e una curva a sinistra, nel punto in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a destra, la si abbandona imboccando a sinistra un sentiero poco evidente (tenere d’occhio i segnavia) che porta ad attraversare il letto asciutto di un rio. Si piega poi a destra per traccia che si allarga a mulattiera, inizialmente in leggera discesa con il fondo non particolarmente incavato e con diverse sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Poco più avanti si guada un ruscello e si continua in leggera salita sbucando infine in una carraia (paletto con cartelli). Si tratta del percorso CAI n° 653 che si segue a destra incontrando, appena dopo il bivio alla nostra sinistra, una fonte. Si prosegue per l’ampia mulattiera in leggera salita, attraversando nuovamente il letto asciutto del ruscello già varcato in precedenza, incontrando, dopo una netta svolta a sinistra, un bivio (cartelli). Qui si abbandona l’ampia traccia e si imbocca a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 653 per il Rifugio Sarzana. La traccia procede in moderata pendenza svoltando poco dopo a destra onde risalire il dorso di una ripida costa boscosa. Successivamente il sentiero piega a sinistra, passando vicino ad alcuni massi, dopo i quali si incontra una prima piazzola di carbonaia. Si continua pianeggiando, poi si svolta a destra attraversando una traccia trasversale e risalendo il pendio boscoso sulla destra di un ruscello. Dopo un’altra piazzola di carbonaia, la traccia piega nettamente a sinistra, conducendo in breve in un ampio ripiano boscoso dove si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra per il sentiero n° 657. Tenendo d’occhio i segnavia, si attraversa il ripiano oltrepassando dapprima un ruscello asciutto, per poi piegare a destra onde iniziare la risalita di una sponda boscosa. Poco dopo la traccia effettua un tornante sinistrorso, assecondando successivamente un solco/rampa con a destra delle lastre rocciose ricoperte da muschio. Dopo questo tratto in obliquo ascendente, si effettuano un paio di svolte, oltre le quali occorre piegare a destra ignorando perciò la traccia che continua a sinistra (attenzione ai segnavia). Il percorso si sposta successivamente a sinistra risalendo un pendio boscoso caratterizzato dalla presenza di pietre e massi. Poi la traccia piega a destra e procede a sinistra di un ruscello conducendo ad un piazzola di carbonaia da cui si continua diritto. Segue una svolta a sinistra (tenere d’occhio i segnavia, piuttosto distanti in questo tratto) onde risalire un altro pendio caratterizzato da pietre e massi. Ci si sposta successivamente a destra, raggiungendo un ripiano boscoso che si attraversa orientandosi con i segni bianco-rossi sugli alberi. Si inizia poi a risalire, mediante sentiero a tornanti, una ripida sponda boscosa al sommo della quale si approda in un ripiano dove a destra si intravede quella che potrebbe sembrare una radura. Si tratta invece del Lago Gora, 1425 m, ridotto ormai a torbiera, che si raggiunge con breve deviazione a destra. Dai pressi del lago, il sentiero piega nettamente a sinistra (occhio ai segnavia) risalendo ripidamente con alcuni tornanti la sponda boscosa che separa da un’altra torbiera, il Lago Gomella, 1497 m. Appena prima del lago si svolta a destra procedendo in moderata pendenza, per poi svoltare a destra per sentiero pianeggiante che aggira una costa boscosa. Sempre pianeggiando e in leggera discesa, si approda in un bel ripiano boscoso, da cui si risale il pendio soprastante incontrando poco sopra la deviazione per la Sorgente Bramapane. Poco più avanti il sentiero risale un ripido pendio caratterizzato dalla presenza di grossi massi d’arenaria, conducendo infine al Rifugio Sarzana, 1580 m, collocato a poca distanza dal pittoresco Lago di Monte Acuto. Appena oltre il rifugio, si incontra un bivio dove si prende a sinistra il sentiero n° 659 per i Ghiaggioni e l’omonimo bivacco. Raggiunta l’estremità orientale del Lago di Monte Acuto, si ignora il sentiero n° 657 diretto alla Sella di Monte Acuto e si prosegue diritto (a sinistra, appena dopo il bivio, si stacca un traccia in discesa che conduce ad una fonte). Si procede per un tratto a saliscendi lambendo l’estremità di un lago in estate asciutto, per poi attraversare una pietraia dapprima in falsopiano passando di blocco in blocco e successivamente in leggera discesa. Rientrati nel bosco si procede a mezza costa, in un tratto piuttosto ripidamente, raggiungendo poco più avanti un bivio (paletto con cartelli) collocato sul dorso di una costa. Ignorato a destra il sentiero n° 657A per la Sella di Punta Buffanaro, si continua lungo il percorso n° 659 che inizia a scendere verso la conca dei Ghiaccioni. Si perde quota per ripida traccia che, dopo un tratto in direzione SW, effettua diversi tornanti tenendosi più in basso alla sinistra di una pietraia. Dopo uno spostamento a destra, si scende a fianco di un rio asciutto che si attraversa poco più in basso. Si prosegue varcando un secondo rio e si continua pianeggiando per un tratto, per poi sbucare, dopo un’ultima breve discesa, nello straordinario altopiano prativo dei Ghiaccioni, 1379 m. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino settentrionale in fatto di maestosità e grandiosità: siamo ai piedi del poderoso e severo versante occidentale dell’Alpe di Succiso e verso SW si ergono le bellissime placconate rocciose della Punta Buffanaro. Si attraversano i prati verso est oltrepassando un ruscello ed immettendosi nel sentiero n° 673 che si segue a sinistra. Poco più avanti, dopo un altro ruscello che si attraversa, troviamo il bivio (cartelli) con il sentiero che a destra sale verso il vicino Bivacco Ghiaccioni. Si continua lungo il percorso n° 673 che in breve conduce al guado del Torrente Liocca. Appena dopo è collocato un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero seguito fino a questo punto, imboccando a destra il percorso contrassegnato n° 673A: si tratta del Sentiero Federico Barbarossa. La traccia, fin dall’inizio piuttosto labile, sale in mezzo all’erba alta per poi piegare a sinistra e attraversare una pietraia. Tenendo d’occhio i segnavia, dopo un breve tratto all’interno del bosco, si raggiunge una radura con piccola pietraia a sinistra e un’altra a destra. Si svolta a destra salendo per qualche metro lungo il margine destro della menzionata pietraia. Poi la traccia piega a sinistra, risalendo appena dopo verso destra un’altra pietraia dove, su un masso rettangolare, si nota un segnavia. Da quest’ultimo, guardando a sinistra, si individua subito un ometto e poco più avanti un altro segnavia su un masso: lo si raggiunge e si attraversa una sequenza di due solchi. Successivamente si deve penetrare e attraversare il canale ovest dell’Alpe di Succiso: guardando in alto a sinistra, si nota un segnavia su un masso e, poco più in alto, un’evidente cengia/rampa, obliqua da destra a sinistra, che dovremo raggiungere e percorrere. Dopo l’attraversamento dell’ampio solco, si sale ripidamente per alcuni metri avendo il canale a destra, per poi piegare a sinistra effettuando un faticoso obliquo ascendente fino a raggiungere il menzionato masso con segnavia. La traccia, dopo un piccolo ripiano prativo di ineguagliabile bellezza, continua a guadagnare quota in ripida salita a destra di un profondo canalone. Giunti ad un segnavia, si piega a sinistra portandosi all’interno del solco, rimontandolo per alcuni metri fino ad un altro segnavia dal quale si attraversa a sinistra uscendo così dal canale. Per esile traccia si raggiunge poco dopo un paletto in legno ben visibile dal basso: qui ha inizio la cengia/rampa che costituisce il “grimaldello” onde completare l’attraversamento dell’aspro e scosceso versante ovest dell’Alpe di Succiso. Giunti a questo punto, è necessaria un’attenta valutazione delle condizioni del terreno: in presenza di erba bagnata, o lingue nevose (a meno che non si disponga di picozza e ramponi), è assolutamente sconsigliato proseguire! Dal paletto, per sentierino scosceso si risale brevemente un ripido canalino con massi, per poi spostarsi a sinistra onde assecondare faticosamente una rampa ghiaiosa. Raggiunto un poggetto panoramico, si aggira un costa e si sale per qualche metro, attraversando appena dopo un ripido canale erboso. Si prosegue per cengia/rampa per traccia costantemente esposta, attraversando poco più avanti un altro ripido canale e montando sul dorso della successiva costa. Segue un delicato ed esposto traverso su ripido pendio con erba alta (attenzione!), per poi risalire per rampa raggiungendo infine il filo della erbosa cresta NW dell’Alpe di Succiso. Da questo momento il percorso si sviluppa pressoché in quota attraversando interamente il versante NW della montagna in direzione della evidente cresta/dorsale settentrionale. Si continua quindi per sentiero che a mezza costa, tra cespugli di mirtillo, conduce in un ripido solco, caratterizzato da lastre di arenaria, che si attraversa affrontando un breve e facile passo d’arrampicata. Segue una sequenza di ben cinque solchi/canali (ingombri di neve fino a tarda primavera) che si attraversano. Assecondando attentamente la poco marcata traccia nell’erba alta, si punta al non lontano profilo della dorsale nord, varcando altri due canali di cui il secondo è quello più largo. Raggiunto l’ampio filo dell’appena menzionata dorsale, si sale per un breve tratto per esso, piegando poi a sinistra in direzione del vicino limite superiore della boscaglia. Si continua scomodamente per traccia scoscesa attraversando in questo modo il profilo della dorsale. Dopo un breve tratto all’interno del bosco, si svolta a destra raggiungendo una crestina formata da grossi blocchi e risalti di arenaria. Il Rifugio Rio Pascolo è davanti a noi e per raggiungerlo è sufficiente continuare per traccia a mezza costa fino ad approdare ad un bivio collocato poco sotto il rifugio/bivacco. Dal bivio si scende a sinistra in direzione di Succiso Nuovo imboccando il percorso n° 655. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, ad un bivio poco evidente (ometto), si svolta a sinistra per larga traccia, ignorando a destra i segnavia del sentiero n° 669B. L’ampia mulattiera (CAI n° 655), che conduce in circa un’ora di rilassante cammino a Succiso Nuovo, è molto evidente e senza bivi che possono trarre in errore, perciò non abbisogna di descrizioni esplicative. Una volta raggiunta la chiesa del paese, si attraversa la sottostante strada asfaltata, scendendo mediante sentiero al rinomato Agriturismo “Valle dei Cavalieri”. Da qui si svolta a sinistra per stradina affiancata da villette abbandonandola al primo bivio, imboccando un viottolo in discesa che conduce nella strada asfaltata proveniente dal Succiso di Mezzo. Si segue l’asfalto a sinistra ritornando dopo alcuni minuti al tornante destrorso della strada in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Crinale dell’Alpe di Mommio

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cerreto Laghi-Passo di Belfiore (1,45 h) ; Passo di Belfiore-Cima Belfiore-Cima di Borra Grande-Monte La Nuda (1,45/2 h) ; Monte La Nuda-Bivacco Rosario (45 min) ; Bivacco Rosario-Cerreto Laghi (1 h)

Difficoltà: EE il crinale dal Passo di Belfiore al Monte La Nuda ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il toponimo Alpe di Mommio indicava quell’insieme di montagne situato tra le valli del Riarbero, Rosaro e Mommio. La cima più elevata di questo piccolo nodo montuoso è il Monte La Nuda, purtroppo alquanto deturpato, nel suo versante settentrionale, dagli impianti sciistici provenienti da Cerreto Laghi. L’itinerario proposto implica il percorrimento del lungo crinale che si estende dal Termine delle Tre Potenze al Monte La Nuda. Il sentiero 00 evita quasi tutte le cime della dorsale spartiacque, impedendo in questo modo di ammirare angoli davvero straordinari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino tosco-emiliano. Escursione di grande respiro, senza dubbio uno dei più suggestivi anelli che sia possibile effettuare nell’Appennino reggiano. Purtroppo nella parte iniziale è necessario attraversare un’ampia area disboscata che rende molto problematico il rinvenimento del sentiero.

Dal Lago del Cerreto, 1344 m, si risale a sinistra una scalinata (segnavia), fiancheggiata da alberghi e ristoranti, continuando poi per stradina asfaltata (Via Belfiore) in direzione di un vistoso condominio. Lo si raggiunge e si prosegue a sinistra per stradello che appena dopo svolta nettamente a destra. Poco più avanti si nota a sinistra l’imbocco del percorso CAI n° 649C, che si ignora, continuando ancora per un breve tratto lungo l’asfalto. Appena prima di un’altro condominio, si svolta infatti a destra per stradina inizialmente cementata effettuando un tornante sinistrorso. Fa seguito un tornante destrorso e una netta svolta a sinistra, dopo la quale si deve abbandonare la carrareccia onde imboccare a sinistra (cartelli) un sentiero che sale in obliquo tra folta vegetazione. Si attraversa una carraia si esbosco e si continua per la traccia che aggira un crinaletto. Qui ha inizio la parte più sgradevole di tutto l’itinerario: infatti, una sciagurata e vastissima operazione di disboscamento rende molto problematico il rinvenimento del sentiero, per molti metri completamente coperto da tronchi d’albero. Conviene risalire alla bene e meglio a destra per qualche metro, traversando poi a sinistra e recuperando poco più avanti la traccia segnata. Dopo un breve tratto di sentiero evidente, occorre attraversare un’altra e ancora più estesa area disboscata. Con passi sempre più penosi, passando di tronco in tronco, ci si sposta a destra verso il già menzionato crinaletto, per poi piegare a sinistra e iniziare a scendere obliquando. Con un po di fortuna, si dovrebbe riuscire a recuperare il sentiero segnato, lasciandosi così alle spalle, con rabbia e sdegno, uno scempio che ha pochi eguali, soprattutto nel contesto di un parco nazionale! Un’altra possibilità consisterebbe nel seguire il crinaletto più volte citato, abbandonando perciò il sentiero nel momento in cui lo aggira. Più avanti occorrerebbe scendere in obliquo onde recuperare il percorso segnato. Segue una terza area di bosco molto diradato dove il percorso risulta più evidente grazie ai segnavia bianco-rossi, ancora visibili in quanto posizionati su alberi per ora, forse per poco, non abbattuti. Entrati nel bosco, si continua per ottimo sentiero che transita a fianco di una bella pietraia chiamata Il Maserone. Si prosegue per il magnifico e storico percorso dei carbonai (sono, infatti, visibili diverse piazzole di carbonaie) che procede perlopiù in quota, con alcuni tratti in discesa e poche risalite, aggirando coste e varcando ruscelli (la segnaletica CAI è ottimale). Molto più avanti una ripida salita a tornanti porta ad oltrepassare un’altra costa boscosa (Il Costone), cui fa seguito un tratto in piano e leggera discesa. Dopo una piccola pietraia, un’area umida con ruscello e una breve risalita (tenere d’occhio i segnavia), si giunge nei pressi di una magnifica conca di origine glaciale: si tratta della torbiera chiamata Padule, 1623 m. Il sentiero prosegue perdendo quota a sinistra di un’altra pietraia, per poi continuare a scendere sul dorso di una costa boscosa. Poco più avanti la traccia piega a destra e porta ad attraversare tre ruscelli di cui il primo asciutto. Ci si immette infine nel percorso 649C, proveniente anch’esso da Cerreto Laghi, che si segue in direzione del non lontano Passo di Belfiore. Si avanza dapprima verso est, per poi svoltare a destra e iniziare una ben dura risalita per traccia che in alcuni tratti segue le linee di massima pendenza del pendio boscoso. Effettuando alcuni tornanti, si approda sul crinale spartiacque immettendosi nel sentiero 00, che si segue a destra, uscendo quasi subito dal bosco. Raggiunto il Passo di Belfiore, 1664 m, si ignora a sinistra il sentiero n° 86, iniziando a risalire il panoramico crinale divisorio. Approdati su un dosso, si continua lungo il sentiero 00 ancora per poco: infatti, giunti in vista di un ometto, si piega a sinistra per flebile traccia, andando sempre a sinistra al primo bivio. Procedendo in piano, si raggiunge in breve il dorso del crinale orientale di una cima secondaria che si risale piuttosto ripidamente senza traccia. Raggiunta la sommità, si prosegue ulteriormente confluendo poco più avanti nel crinale proveniente dal Monte Tondo, ed esattamente nel punto denominato Termine delle Tre Potenze, 1773 m (interessante cippo confinario). Da qui si prosegue alla volta della non lontana Cima Belfiore “ignorata”, come del resto tutte le altre sommità (eccetto il Monte La Nuda) dell’Alpe di Mommio, dal sentiero 00. Si continua quindi lungo il magnifico crinale perdendo quota (ci si tiene per un tratto a destra della cresta) in direzione della selletta alla base del ripido profilo sud/est della Cima Belfiore. Per traccia inizialmente più marcata, poi più labile, si guadagna la bellissima cima, 1815 m, dove è collocato un altro interessante cippo confinario. Dalla sommità si scende lungo il crinale nord/ovest per traccia esigua, raggiungendo infine una selletta. Si continua per il percorso di crinale scavalcando una gobba, scendendo successivamente per ripida traccia che evita a destra alcuni risalti più ripidi. Ci si ricongiunge più in basso con il sentiero 00, con il quale si attraversa una pietraia, per poi abbandonarlo spostandosi a sinistra onde risalire il profilo sud/est della Cima di Borra Grande. La salita è faticosa e senza traccia, tuttavia l’orientamento, trattandosi di un crinale, non è affatto problematico: al limite possiamo utilizzare come riferimento dei vecchi paletti in legno segnanti il confine regionale. Raggiunta la panoramica sommità del monte, 1855 m, si continua per crinale orizzontale, per poi iniziare a scendere per traccia appena accennata restando pressoché sul filo della ripida dorsale (altri paletti in legno). Più in basso la cresta si assottiglia divenendo, perciò, più esposta. Si attraversa una pietraia oltre la quale si discende una ripida crestina con qualche facile roccetta. Rimesso piede nel sentiero 00, lo si asseconda solo per poco: infatti, una volta giunti in vista di un particolare spuntone dalla caratteristica forma ricurva, disposto alla nostra sinistra, si abbandona il percorso segnato onde dirigersi verso il particolare gendarme. Avanzando orizzontalmente per traccia piuttosto esposta, si giunge nei pressi dello spettacolare torrione e si inizia a salire ripidamente prima su erba, poi per pietraia. Da quest’ultima si obliqua a sinistra onde aggirare una ripida costa. Poco più avanti si affronta, dapprima in obliquo ascendente, un ripida e scomoda risalita alla volta della sommità di un’altra cima del lungo crinale. Ripidamente per erba, superando anche alcune roccette, si guadagna la sommità, oltre la quale si continua per crinaletto in parte roccioso. Si supera un breve e facile gradino e si prosegue lungo il crinale fino a ricongiungersi con il sentiero 00, che si attraversa, continuando a salire lungo la dorsale. Oltrepassata una breve fascia di roccette, si continua in direzione della vicina sommità del Monte La Nuda, 1893 m, (la vetta più alta dell’Alpe di Mommio) che si raggiunge in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla sommità di questa montagna (spicca soprattutto Il Gendarme e la Cresta dello Scalocchio), si inizia la discesa lungo il sentiero 00, il quale, dopo il primo ripido tratto, asseconda il crinale ovest del monte. Giunti ad una selletta con bivio (cartelli), si piega a destra iniziando la ben ripida discesa all’interno del magnifico Vallone dell’Inferno chiamato anche Pezzalunga. La traccia per un buon tratto è decisamente ripida, solo più in basso la pendenza diminuisce. Poco prima del limite del bosco, su un ripiano alla nostra destra, è situato il Bivacco Rosario, 1613 m, raggiungibile con breve deviazione (poco più in basso rispetto il bivacco, alla base di una verticale parete, si trova una freschissima fonte). Rientrati nel sentiero 00, si penetra nel bosco procedendo inizialmente in ripida discesa. Si continua per il bel sentiero che alterna tratti all’interno del bosco a radure con cespugli di lamponi che si attraversano e discendono. Rientrati definitivamente nella faggeta, si incontra il bivio con il sentiero n° 96, che si ignora, continuando per comoda traccia contrassegnata n°00. Più avanti si transita a sinistra di un’area di bosco divelto e si prosegue perlopiù in leggera discesa. Dopo una breve contropendenza e una discesa, si incontra un bivio (cartelli), dove si svolta a destra imboccando il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. La traccia procede inizialmente in leggera salita e successivamente a saliscendi, effettuando in seguito una netta svolta a destra. Dopo un tratto a mezza costa, si raggiunge un piccolo ripiano da cui si risale piuttosto ripidamente attraversando un’ampia dorsale boscosa. Poco più avanti si sbuca in un’area disboscata dove è necessario prendere la carraia di esbosco seguendola a sinistra in discesa. Individuato a destra un segnavia, ci si dirige verso esso rientrando temporaneamente nel bosco. Poco dopo si sbuca in un’altra area tristemente disboscata, dove i puntuali segnavia ci guidano al fine del suo attraversamento. Successivamente il sentiero procede in leggera salita tra bosco rado e cespugli di lamponi, avanzando parallelamente alla sottostante strada asfaltata. Rientrati nella faggeta, si procede per un tratto in falsopiano, per poi effettuare una netta svolta a sinistra scendendo verso il retro di un albergo e mettendo piede su una stradina che si segue a destra. Raggiunto il Palaghiaccio di Cerreto Laghi, non resta che attraversare tutta la località turistica, caratterizzata da grandi condomini, facendo infine ritorno al Lago del Cerreto, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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