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Archivi categoria: Appennino reggiano: Val Secchia

Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di alcuni ruderi, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si scala un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella, da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma appena dopo ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94, che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli rispetto alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo uno scomodo e ripido obliquo discendente a destra, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto in questione (Giogo di Vendaso-S.S. 63), di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di antichi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

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Il Monte Prampa da Villa Minozzo

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Punto di partenza/arrivo: Villa Minozzo 684 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Villa Minozzo-Monte Prampa (2, 15 h) ; Monte Prampa-Stracorada (1 h) ; Stracorada-Villa Minozzo (1, 45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-S.P. 9-Villa Minozzo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

L’accesso alla sommità del Monte Prampa con punto di partenza da Villa Minozzo è piuttosto lungo ma allo stesso tempo di grande interesse. Si tratta di un percorso che partendo da un ambiente decisamente antropizzato e dal carattere agreste, man mano che si procede si e guadagna dislivello, assume sempre più la dimensione suggestiva dell’isolamento montano. La parte iniziale e finale dell’itinerario proposto implica, eccetto brevi tratti, il percorrimento di strade asfaltate, generalmente con poco traffico automobilistico e molto panoramiche. I segnavia CAI sono presenti solo nel percorso di salita, mentre in discesa si seguiranno carraie molto evidenti, incontrando anche una parziale segnaletica realizzata per le mountain bike.

Abbandonata l’auto in un ampio parcheggio nei pressi della Croce Verde lungo la strada per Minozzo, si segue quest’ultima per poco andando a sinistra al primo bivio (indicazione del percorso CAI n° 623). Si prosegue per stradina asfaltata affiancata da alcune villette e, in corrispondenza di una netta svolta a destra, si continua diritto per ampia traccia che costeggia un campo. Ritornati sulla stradina di prima, la si segue, imboccando nei pressi di alcune case una carraia in salita che si stacca a destra. Più in alto si raggiunge un’antenna e si prosegue lungo l’ampia traccia che avanza assecondando il dorso di un boscoso crinale. Confluiti nuovamente nella strada di prima, si continua a camminare lungo essa ammirando notevoli visuali panoramiche in direzione della Pietra di Bismantova, effettuando in seguito una svolta a destra. Raggiunto un bivio con indicazioni, si prosegue a destra salendo piuttosto ripidamente, passando nei pressi di un capannone agricolo. Qui si incontra un altro bivio dal quale si va a sinistra verso Valbucciana (indicazioni CAI), avanzando in salita per stradina asfaltata che poco dopo si abbandona per carraia a destra (indicazione per il Monte Prampa). Si effettua subito una netta svolta a sinistra avanzando in mezzo a panoramici campi, piegando poco dopo a destra in direzione del vicino limite del bosco. Entrati in esso si raggiunge in breve il dorso del boscoso crinale NE del Prampa, dove il percorso principale vira nettamente a sinistra. Si prosegue lungamente per ampia mulattiera/carraia ignorando tracce laterali (segnavia ben posizionati), guadagnando quota perlopiù in sostenuta salita. Più avanti si confluisce in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia), raggiungendo appena dopo il limite superiore di una panoramica radura arbustiva. Abbandonata quest’ultima mediante spostamento a destra, si prosegue comodamente all’interno del bosco, prestando attenzione ad abbandonare la traccia su cui stiamo camminando per sentiero che si stacca a sinistra. Si sale piuttosto ripidamente ritornando a lambire il crinale della montagna che poco dopo si raggiunge assecondandolo per un tratto. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra effettuando una netta svolta a sinistra, ignorando una traccia che si stacca a destra. Dopo una ripida salita sulla sinistra rispetto il filo della dorsale, mediante netta curva a destra lo si raggiunge nuovamente e lo si valica. Al successivo bivio si prosegue a sinistra (segnavia), immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra. Raggiunto l’ennesimo bivio si prosegue a sinistra (segnavia e cartello in legno con scritto MPT), svoltando, in corrispondenza di un poggetto panoramico, nettamente a destra. Rientrati nel bosco si guadagna quota ripidamente, prima sulla destra del crinale, poi lungo il suo filo. Si continua lungamente per il bel sentiero all’interno di uno splendido ambiente boschivo, procedendo prima in lieve salita, poi in modo più sostenuto. Dopo l’attraversamento di una radura si sbuca in bellissimi pendii prativi dove da sinistra si immette il sentiero n° 621A proveniente dal Rifugio Monte Orsaro. Messo piede sulla panoramica dorsale sommitale, la si segue scavalcando un’anticima, gudagnando infine la vetta del Monte Prampa1698 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dopo una meritata sosta si ritorna alla selletta tra cima e anticima, da cui, per labile traccia a sinistra (versante Ozola), si scende alla sottostante magnifica conca. Qui ci si inserisce in un sentiero che si segue a sinistra valicando un dosso erboso, notando alcuni sbiaditi segnavia fluorescenti. Successivamente si scende per bella radura e, giunti nei pressi del limite del bosco, si svolta a destra. Si perde quota per traccia evidente all’interno di una valletta, costeggiando il limite della vegetazione. Poco dopo il percorso vira a sinistra attraversando una piccola macchia boscosa, uscendo subito in un’altra radura che si attraversa. Fa seguito appena dopo un’ulteriore radura arbustiva che si attraversa svoltando nettamente a destra. Rientrati nella faggeta si scende per ampia traccia in alcuni punti piuttosto ripida nonché dissestata e fangosa, segno della sua percorrenza da parte di moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si attraversa l’ennesima radura arbustiva, raggiungendo più avanti un rimboschimento a conifere. Successivamente si costeggia e attraversa un’area disboscata, continuando a perdere quota per carraia dissestata, tralasciando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Poco dopo si perde quota all’interno di un buio rimboschimento a conifere, immettendosi in un’ampia traccia molto dissestata. Dopo un tratto all’interno di un rado bosco, si effettua un tornante sinistrorso e, una volta penetrati nuovamente nel rimboschimento a conifere, si continua lungo il percorso principale, camminando tuttavia ai suoi lati, in quanto in diversi punti impercorribile a causa del fango. Ignorata una traccia che si stacca a destra in discesa, si continua lungo la carraia di prima che, come già detto, non si segue ma si contorna ai lati, effettuando una netta svolta a destra. Poi rientrati nella carraia principale la si segue immettendosi poco più in basso in un’altra traccia, raggiungendo infine la località Stracorada1195 m (fontana e tavoli con panche). Da qui si continua diritto per la carrozzabile d’accesso, ma appena dopo, anziché seguire quest’ultima in direzione di Garfagno, si imbocca a destra un’ampia traccia che scende verso NE. Il percorso procede per un breve tratto a saliscendi e varcato un rio risale la sua sponda destra orografica, aggirando mediante svolta una costa. Si continua a perdere quota per l’ampia traccia effettuando alcune svolte, transitando più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Raggiunto un incrocio si prosegue diritto effettuando poi una svolta a destra e, in corrispondenza della successiva curva a sinistra, si nota un’altra presa dell’acquedotto e, poco più in basso, una fonte. Al bivio seguente si ignora una traccia che si stacca a destra e si prosegue per il percorso principale che avanza sempre in direzione E/NE. Tralasciata a destra una traccia in salita e poco dopo un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue lungo il percorso principale attraversando un rio, in corrispondenza del quale si ignora a destra l’ennesima traccia. Dopo un’ulteriore diramazione a destra, si prosegue in discesa all’interno di un’area disboscata, svoltando poco più avanti a sinistra. Si continua a perdere quota per ampia carraia, ignorando, in corrispondenza di una curva a destra, una traccia a sinistra. Dopo aver contornato il margine destro di una radura, ci si dirige verso il dorso di una costa boscosa, dove si incontra un bivio con croce. Delle due carraie che si presentano si prende preferibilmente quella di destra (il tracciato di sinistra condurrebbe ugualmente nella stradina asfaltata che unisce Minozzo a Villa Minozzo passando per Montefelecchio). Poco dopo si raggiunge un crinaletto e si prosegue passando a fianco di alcune coltivazioni, scendendo poi piuttosto ripidamente. Proseguendo per radure e declivi prativi si raggiungono infine alcune case, dove si può imboccare a sinistra una carraia, oppure proseguire a destra per stradina asfaltata che effettua un tornante sinistrorso. Si continua a perdere quota lungo la strada raggiungendo dopo qualche minuto le case della frazione Molino di Tromba. Qui ci si immette in un’altra stradina asfaltata che si segue a destra, andando sempre a destra al successivo bivio. Dopo breve risalita si attraversa il nucleo di Montefelecchio, raggiungendo in questo modo il bivio per Valbucciana incontrato durante la salita. Da qui si ritorna a Villa Minozzo seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

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Anello di Cervarezza

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Punto di partenza/arrivo: Cervarezza 897 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Cervarezza-Cà Malagoli (1, 45 h) ; Cà Malagoli-Cà Ferrari (1, 15 h) ; Cà Ferrari-Frassinedolo (40 min) ; Frassinedolo-Cervarezza (1,20 h)

Difficoltà: E

Ultima verifica: luglio 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – Le Valli del Secchia e l’Alta Garfagnana – L’Escursionista Editore 2008

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Cervarezza

1 (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Inusuale anello alla scoperta di borgate e angoli remoti della Val Secchia. La segnaletica è assente per quasi tutta l’estensione del percorso.

Abbandonata l’auto in un parcheggio situato poco prima di entrare nel centro vero e proprio di Cervarezza, si scende lungo Via della Resistenza che attraversando interamente il nucleo più antico costituisce la strada principale. Nel momento in cui essa inizia a salire si imbocca a sinistra Via Giuseppe Notari, svoltando subito a sinistra. Seguendo un viottolo si svolta a destra transitando appena dopo a fianco di un bel lavatoio. Usciti nel parcheggio antistante si segue verso sinistra una stradina asfaltata abbandonandola appena dopo per stradello diretto al campo sportivo. Raggiunto un bivio con carraia che si stacca a destra, si imbocca quest’ultima (indicazione per Busana) procedendo in lieve discesa all’interno di un bel castagneto. Poco più avanti si passa a fianco di una casa, raggiungendo in breve una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Si continua diritto per ampia traccia che avanza in discesa per poi risalire leggermente valicando una selletta (tracce secondarie che si staccano ai lati sono da ignorare). Successivamente si svolta a sinistra perdendo quota a fianco di campi, continuando lungo il percorso principale che si restringe a sentiero per poi ampliarsi nuovamente. Varcato il Rio Bolzone si sale per poco fino a sottopassare una linea elettrica, entrando appena dopo nel suggestivo borgo di Casale, 795 m. Attraversato il nucleo più antico, si raggiunge la strada asfaltata per Talada nei pressi di una piazzetta caratterizzata da un dirupo di rocce scure. Seguiamo l’asfalto a sinistra per poco, svoltando poi a destra per stradina a fianco di alcune case, avanzando successivamente per carraia in discesa. Si procede lungo il percorso principale transitando nelle vicinanze di un capanno, incontrando più avanti una madonnina cui fa seguito una bella fontana. Si continua per comoda carraia che avanza in leggera salita e in piano, ignorando ad un bivio una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua invece una svolta a destra in salita, proseguendo poi a mezza costa ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia. Si continua successivamente in lieve salita, a saliscendi e poi in più decisa discesa. Dopo una netta svolta a sinistra si incontra un bivio (cartelli per Busana e per l’Ecomaratona del Ventasso) dove si vira a destra per ampia traccia che inizialmente transita nei pressi di un palo della linea elettrica. Passati a fianco di una casa diroccata, si avanza all’interno di un magnifico bosco (sulla destra sono visibili antichi esemplari di muretti a secco), varcando successivamente una valletta. Segue una ripida salita oltre la quale si raggiunge un bel poggetto caratterizzato da affioramenti di gesso. Si procede inizialmente in discesa per poi riguadagnare quota, valicando in questo modo un’altra costa boscosa con poggetto a sinistra. Si avanza successivamente in discesa per magnifico tracciato affiancato da suggestivi muretti a secco. Appena dopo ci si immette in una mulattiera (indicazioni dell’Ecomaratona del Ventasso) che seguiamo a sinistra in discesa, ammirando il selciato originario e, poco più avanti, usciti temporaneamente dal bosco, stupendi muretti a secco formati da massi di roccia vulcanica. Aggirato mediante netta svolta a sinistra il dorso di una costa, si continua a perdere quota rientrando nel bosco e, dopo aver effettuato due piccole svolte, si raggiunge una selletta. Ignorato il sentiero che prosegue diritto, si vira a sinistra per vecchia mulattiera poco frequentata, penetrando in una valletta che si attraversa facendosi largo tra vegetazione invadente e fastidiosa. Appena dopo si abbandona questo tracciato imboccando a destra un sentiero, ormai totalmente abbandonato, che ci darà filo da torcere per individuarlo. Passati sotto il tronco di un albero caduto, si avanza per l’incerta traccia (sbiaditissimo segnavia bianco-azzurro) effettuando alcuni piccoli tornanti. Approdati nel sottostante ripiano con sterpaglie la traccia si perde: noi continuiamo ad avanzare in direzione S/SE al centro della valletta formata dal Rio Fontanalbo che si trova alla nostra destra. Continuando in questa direzione si attraversa un ripiano boschivo dove la traccia scompare del tutto. Poco dopo si varca il menzionato rio (asciutto), procedendo sempre in direzione S/SE avendo quest’ultimo alla nostra sinistra. Avanzando senza una vera e propria traccia si sbuca poco più avanti in un’area con felci e rovi. La si deve obbligatoriamente attraversare transitando a fianco di un rudere seminascosto dalla vegetazione, piegando oltre quest’ultimo leggermente a destra. Rientrati nel bosco il tracciato diviene molto più evidente (si scorge sul tronco di un albero un altro segnavia bianco-azzurro) e conduce, dopo una breve discesa, in una carraia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, procedendo a saliscendi prima all’interno del bosco poi a fianco di panoramici campi, si raggiunge infine Cà Malagoli 569 m. Si continua lungo la carrareccia d’accesso immettendosi poi in una stradina asfaltata in corrispondenza di alcuni capannoni agricoli e una casa isolata (località Ghiaie 516 m). Si segue la strada a sinistra salendo verso Talada, ammirando lungo il tragitto bellissime visuali sulla Val Secchia. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra della strada, si nota a destra una carraia: la imbocchiamo procedendo in leggera discesa. Avanzando lungo il bel tracciato (che ha origini antiche), si guada il Torrente Talada e si prosegue avvicinandosi al greto del Secchia. Dopo aver attraversato un piccolo ruscello (il Rio Tramonti, quota 489 m) si sbuca in una radura con erba alta dove si incontra un bivio non evidente: delle due tracce si deve prendere quella di sinistra e non quella di destra, la quale condurrebbe al vicino greto del fiume (possibile e consigliata digressione). Rientrati nella vegetazione si sbuca quasi subito in un’area disboscata e, seguendo il percorso principale, ci si sposta a destra. Si sale ripidamente all’interno di un bel ambiente boschivo guadagnando quota lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Tramonti. Più in alto ci si immette in un’altra traccia (ometto) che si segue a sinistra continuando a salire ripidamente. Dopo questa faticosa salita il percorso vira nettamente a sinistra avanzando alla base di campi incolti (tracce che si straccano a destra sono da ignorare). Raggiunto un altro bivio si prosegue a sinistra sbucando appena dopo in una stradina asfaltata nei pressi di un incrocio con maestà. Da qui è altamente consigliabile una visita (cani permettendo!) al vicino nucleo di Cà Ferrari, 730 m, situato più in basso rispetto al punto in cui siamo. Dal crocicchio si continua diritto imboccando lo stradello che sale al centro, transitando inizialmente nei pressi di alcune case e proseguendo successivamente per bella carraia. Si avanza in moderata pendenza assecondando il dorso di un crinale, ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia e sulle caratteristiche stratificazioni arenacee del Monte Cà di Viola. Più in alto si sottopassa una linea elettrica e si prosegue lungo il percorso principale che procedendo in sostenuta salita conduce in una traccia trasversale che si segue a sinistra. Si avanza in leggera discesa e in piano, incontrando più avanti una traccia che si immette da destra e che si ignora. Si prosegue lungo il percorso principale fino ad una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un poggetto. Qui si prende a destra una carraia piuttosto inerbita che si segue in discesa, tralasciando a destra una traccia in salita e appena dopo un’altra a sinistra. Si attraversa una valletta e dopo essere passati a fianco di una maestà ci si immette in una stradina in corrispondenza di una casa. Siamo in località Frassinedolo ,796 m, il cui bellissimo borgo lo si visita seguendo la stradina a sinistra, raggiungendo poco più avanti la chiesa, dietro la quale si trova un prato con alcune querce secolari. Ritornati al bivio di prima si prosegue in salita per bella e ampia mulattiera che guadagna quota verso N, restringendosi più in alto a sentiero. Approdati in un’altra traccia, la si segue a sinistra transitando poco più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Messo piede in una carraia (indicazione con scritto “giro pineta”) all’interno di un bosco di conifere, la si segue a sinistra effettuando poi un’ampia curva a destra. Al bivio successivo si prosegue a destra assecondando per un buon tratto un crinaletto boscoso, fino ad incontrare un altro bivio dove si va a sinistra. Raggiunto un ulteriore bivio si piega a sinistra (indicazione per il Fortino dello Sparavalle), innestandosi poco dopo in un’altra traccia che seguita a destra conduce alla S.S. 63. Dall’altro lato della carreggiata si mette piede in un marcato sentiero che sale lievemente assecondando il dorso di un crinaletto al sommo di panoramici prati che degradano nel versante Secchia. Dopo una breve ma ripida salita si raggiunge il Fortino dello Sparavalle, 988 m, costruito originariamente dagli Estensi e restaurato in questi ultimi anni (il nome Sparavalle è dato dal fatto che ci troviamo lungo la linea spartiacque tra la Val Secchia e la valle formata dal Torrente Lonza). Seguendo un bel sentiero all’interno di un rimboschimento a conifere si mette piede in pochi minuti di cammino nella strada asfaltata che scende verso Canova e Ramiseto. L’attraversiamo e con un balzo superiamo un muretto onde recuperare la continuazione del percorso. Si sale per traccia erbosa ammirando notevoli visuali panoramiche, raggiungendo infine un osservatorio astronomico a quota 1010 m. Si continua lungo lo stradello d’accesso, immettendosi poco dopo nella strada asfaltata di accesso alle Fonti di S. Lucia. Seguendo quest’ultima a sinistra si scende alla S.S. 63 proprio sopra al centro di Cervarezza. Nella parte opposta della carreggiata si imbocca Via Frassineto che dopo netta svolta a sinistra riconduce nei pressi dal parcheggio iniziale.

 

 

 

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Monte Casarola e Alpe di Succiso: traversata nord-sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 820 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: spiazzo in prossimità del Passo della Scalucchia-Buca del Moro (30 min) ; Buca del Moro-Monte Casarola (1,10 h) ; Monte Casarola-Sella Casarola-Alpe di Succiso-Sella Casarola (40 min) ; Sella Casarola-Prataccio (50 min) ; Prataccio-Passo della Scalucchia (2,30 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso Nuovo. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso e altamente panoramico che implica l’attraversamento da nord a sud del Casarola con digressione alla sommità dell’Alpe di Succiso. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione dell’itinerario: si tratta infatti di percorsi molto battuti a livello escursionistico. Il rientro al Passo della Scalucchia avviene per la storica Via Parmesana, purtroppo in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, moto da cross e rovinosi mezzi di esbosco. Personalmente ritengo assolutamente scandalosa l’assenza della benché minima cura mirata alla salvaguardia e valorizzazione di storiche arterie e mulattiere, come quella in questione, lasciate in balia di boscaioli e appassionati di motori. Se non sbaglio siamo all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, di conseguenza mi aspetterei maggiori controlli, non solo riguardo l’accesso indiscriminato a carraie e mulattiere da parte di moto e fuoristrada di cui in questa sede stiamo discutendo, ma anche in riferimento ai sempre più numerosi disboscamenti selvaggi, effettuati molto spesso in modo devastante da autentici mentecatti senza alcun rispetto per il complesso ecosistema dell’ambiente montano. E tutto questo avviene nel più assoluto e “assordante” silenzio da parte dei cosiddetti “puristi” della montagna, sempre in prima linea (a volte giustamente) contro vie ferrate e sentieri attrezzati, ma incredibilmente e vergognosamente noncuranti delle autentiche schifezze che devastano sempre di più i nostri patrimoni montani.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca il sentiero n° 667 seguendo inizialmente un’ampia traccia d’esbosco che poco più avanti si abbandona a destra. Dopo una piccola macchia boscosa si attraversa un’ampia radura, rientrando poi nel bosco e proseguendo per il percorso principale. Più avanti si avanza tagliando un panoramico pendio che regala straordinarie visuali sulla Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dopo l’aggiramento di una costa boscosa si scende per un breve tratto e si prosegue per il bellissimo sentiero all’interno della faggeta. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si valica la panoramica dorsale prativa del Monte Piano, raggiungendo un bivio dove si ignora il sentiero n° 677 che si stacca a sinistra. Si penetra nuovamente nella faggeta uscendone poco più avanti, attraversando un pendio erboso e rientrando poi nel bosco. Avanzando comodamente per l’ottimo sentiero si approda poco più avanti sul dorso di una costa che si asseconda per un breve tratto procedendo in leggera discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in esso si sale in moderata pendenza (il sentiero si biforca ricongiungendosi poco dopo), raggiungendo infine la località Buca del Moro, 1475 m, dove si ignora a destra la traccia contrassegnata n° 669 diretta al Bivacco Rio Pascolo. Noi proseguiamo diritto lungo il sentiero n° 667, tralasciando subito a sinistra la continuazione del percorso n° 669 che scende verso Capiola, avanzando in lieve salita all’interno della faggeta. Attraversata una radura l’ottimo sentiero prosegue nel bosco procedendo nei pressi del dorso di una costa. Dopo un tratto panoramico il percorso piega repentinamente a sinistra uscendo dalla vegetazione, iniziando un obliquo ascendente in cui si tagliano ripidi pendii ricoperti da cespugli di mirtillo. Si continua per ripida traccia che dopo una salita diretta, un ulteriore tratto in direzione SE e un paio di tornanti, conduce sul panoramico dorso della Costa del Mainasco. Ignorato a destra un sentiero, percorriamo quest’ultima ammirando visuali davvero grandiose sul versante orientale del Casarola. Giunti alla base di un ripido groppo lo scavalchiamo, procedendo poi in direzione della dorsale settentrionale al cui margine est si giunge dopo una ripida salita. Si prosegue lungo questa direttrice guadagnando il sommo di un dosso erboso dove il limite occidentale della dorsale si congiunge con quello orientale. Dopo una discesa di pochi metri si deve risalire una delicata lastra rocciosa con fastidioso ghiaino, proseguendo poi lungo il magnifico filo del crinale. Raggiunta l’anticima, per magnifica e altamente panoramica cresta si guadagna in breve la sommità vera e propria del Monte Casarola 1978 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima seguendo il breve crinale SW si raggiunge in pochi minuti la Sella del Casarola 1960 m, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 675 per le Sorgenti del Secchia, che percorreremo ma che temporaneamente ignoriamo. Infatti la nostra meta consiste nel raggiungimento della cima dell’Alpe di Succiso, che avviene per ottimo sentiero che asseconda o procede nei pressi del filo del magnifico crinale orientale della montagna. In circa 20/25 di cammino dalla sella si guadagna la prestigiosa sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Ritornati al valico di crinale si imbocca lo spettacolare sentiero n° 675 che si sviluppa nel versante meridionale della montagna. Nel primo tratto si avanza a mezza costa verso ovest tagliando ripidi pendii prativi per traccia esile con erba alta e fastidiosa. Raggiunto il dorso di una costa si perde quota piuttosto ripidamente in direzione del sottostante suggestivo vallone. Penetrati in esso lo si attraversa in direzione SW, per poi scendere ripidamente sulla destra di un solco. La traccia piega successivamente a destra attraversando un altro solco, perdendo poi quota per pendio prativo alla destra di quest’ultimo e a sinistra di un costone che scende dall’Alpe di Succiso e che rappresenta il limite occidentale del vallone che stiamo percorrendo. Penetrati nella faggeta si scende effettuando diverse svolte e tornanti, avanzando successivamente in direzione SW. Poco dopo si sbuca nella magnifica conca del Prataccio, certamente uno dei più suggestivi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Dal bivio con cartelli si continua lungo il percorso n° 671 che si abbandona appena dopo, imboccando a sinistra la continuazione del percorso n° 675. Si scende comodamente all’interno della faggeta, avanzando successivamente in direzione ovest, transitando a fianco di alcune piazzole di carbonaia. Poco dopo si aggira mediante curva a destra la Costa Marinella e si continua per l’ottimo sentiero che avanza in lieve discesa oltrepassando un rimboschimento a conifere. Dopo alcuni minuti di cammino e un’ultima discesa si mette piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 677 e in seguito 667B: si tratta della storica arteria conosciuta come Via Parmesana che univa Sassalbo Parma. La si segue verso sinistra (andando a destra si raggiungerebbe il Passo dell’Ospedalaccio), contornando più avanti un’orribile e ampia area disboscata dove si tralascia a destra il sentiero n° 675. Dopo il guado del Fiume Secchia si procede in salita, aggirando inizialmente una costa ed avanzando lungamente in lieve salita e in piano all’interno della splendida faggeta. Raggiunta la località La Riva, 1275 m, si guada il Fosso della Rivaccia, ignorando a destra il sentiero n° 651 che scende verso la S.S. 63. Appena dopo si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra che guadagna quota tra folta vegetazione, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia (si tratta della mulattiera abbandonata poco prima). Seguendo quest’ultima a sinistra si sale fino ad approdare nella suggestiva conca di Capiola, 1330 m, incontrando subito il bivio con la traccia contrassegnata n° 651 che si stacca a sinistra e che si ignora. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo davvero stupendo, si continua lungo il sentiero principale che per un buon tratto procede in salita, seppur lieve, all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Raggiunta la località Fosso dei Ravini, 1371 m, non resta altro che continuare lungo l’ampia carraia, purtroppo alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, raggiungendo in circa 30 minuti di cammino lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

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Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che essa offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Poco dopo si aggira una ripida costa boscosa, oltre la quale si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. La si risale effettuando alcuni tornanti e, dopo uno spostamento a destra, si riprende la costa in questione continuando a guadagnare quota lungo il suo dorso. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando a mezza costa in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra incontrando appena dopo lo sterrato ed avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si prosegue lungamente per la bella carraia che, attraversando alcune vallette e coste boscose, conduce, dopo una netta curva verso sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto (in questo tratto è possibile ammirare notevoli esemplari di faggio). Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega repentinamente a sinistra e poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo il filo della dorsale, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso alla cui sommità si approda salendo per traccia ripida lungo il crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si dilungano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si  abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente, attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio, imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano, varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa, tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima, che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

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Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica Via Parmesana in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola, da cui ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco, con qualche apertura panoramica, aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco, per poi uscirne temporaneamente procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che, svoltando a sinistra, inizia a scendere affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia in salita e poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m, certamente uno dei più grandiosi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso, oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue sulla destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata che per le sue caratteristiche andrebbe considerata come diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge dapprima il sommo di un groppo, poi si prosegue lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso), raggiunta la quale si continua effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Si approda poco più in alto in un’ampia sella poco sotto la sommità dell’alpe. Un ultimo breve ma ripido strappo precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, per poi scendere lungo il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e discendere nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la Sella del Casarola1960 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra si raggiunge dapprima un vistoso ometto, poi si riprende a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva bancata rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, per poi scendere ripidamente per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà successivamente con il sentiero n° 669B). Si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto da un qualche idiota), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra, prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B. Inizialmente si varca un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza valicando infine una costa boscosa. Successivamente si prosegue pressoché in piano o in leggera salita, approdando poco più avanti sul dorso di una costa (località Buca del Moro1475 m), dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Poi si piega a destra rientrando nella faggeta, proseguendo per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando, ad un bivio (cartelli), il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa e poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a macchie boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.

 

 

 

 

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Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

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Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad un gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°) mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripide rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di massi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi parecchio instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di , fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia quindi l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette infine nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).

 

 

 

 

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