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Archivi categoria: Appennino reggiano: Val d’Ozola e Monte Cusna

Monte Scalocchi: anello da Cerreto Laghi

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 870 m ca

Durata complessiva: 5 h

Tempi parzialli: Cerreto Laghi-Monte Maccagnino (25 min) ; Monte Maccagnino-guado Torrente Riarbero (45 min) ; guado Torrente Riarbero-Passo del Lupo (50 min) ; Passo del Lupo-Passo di Cavorsella (25 min) ; Passo di Cavorsella-Monte Scalocchi (40 min) ; Monte Scalocchi-Passo di Belfiore (20 min) ; Passo di Belfiore-Cerreto Laghi (1,40 h)

Difficoltà: E (l’attraversamento del Monte Scalocchi implica un breve tratto classificabile come E+)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che si svolge in luoghi solitari e ricchi di fascino. Sia il Monte Ischia quanto il Monte Scalocchi sono aggirati dal sentiero 00, tuttavia la seconda sommità è raggiungibile con breve deviazione dal percorso segnato.

Dal Lago del Cerretano si prende a sinistra un viottolo scalinato che sale a fianco di alberghi e ristoranti. Seguendo i segni bianco-rossi si continua poi per stradina asfaltata, fino ad immettersi in Via Belfiore propio sotto un grande condominio. Si va a sinistra effettuando subito un tornante destrorso, nel quale si costeggia un altro condominio situato alla nostra sinistra. Appena dopo, in corrispondenza di una piccola staccionata in legno, si trova il poco visibile imbocco del sentiero n° 647C, che inizialmente attraversa una radura. Messo piede su una carraia la si segue a destra avanzando in leggera discesa, compiendo poi alcune svolte. Giunti ad un bivio, si prosegue per la traccia di destra procedendo in piano e attraversando un piccolo ruscello. Sbucati in una pista da sci in disuso, si sale per alcuni metri lungo il suo margine destro, per poi piegare a sinistra ed attraversarla. Rientrati nella faggeta si continua lungo il bel sentiero che con andamento pressoché pianeggiante avanza, dopo una curva a sinistra, in direzione N. Approdati su una dorsale boscosa si incontra un bivio segnato dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649D diretto alla sommità del Monte Maccagnino. Se si ha intenzione di effettuare questa breve digressione, si seguono i puntuali segnavia assecondando costantemente la dorsale del monte. Poco più avanti si transita nei pressi di un’area disboscata e dopo una radura e un ultimo tratto nel bosco si sbuca in un pianoro con felci che costituisce la sommità del Monte Maccagnino 1393 m. Ritornati al bivio precedente si continua lungo il percorso n° 647C che comincia a perdere quota transitando poco sotto in prossimità di una fossa (si tratta di uno stagno). Si prosegue lungo il sentiero, quasi sempre ben incavato ma con sterpaglie, che avanza in costante discesa lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero.  Si effettuano diversi tornanti (prestare costante attenzione agli ottimamente posizionati segnavia) perdendo  successivamente quota alla sinistra di un solco, per poi svoltare nettamente a destra ed attraversarlo. Si continua per sentiero pianeggiante varcando un altro ruscello e proseguendo per traccia più ampia e per un tratto sassosa. Dopo un tornante sinistrorso si confluisce nel percorso n° 647 che si segue a destra avanzando inizialmente in leggera discesa. Poco più avanti si guadano due ruscelli, fino a giungere ad un bivio a quota 1021 m, situato poco prima del Torrente Riarbero, dove a destra si stacca il percorso n° 647B che si ignora. Si effettua il guado del torrente (impraticabile in caso di piena) e si prosegue per ampia mulattiera che inizialmente sale avendo a destra il corso d’acqua. Appena dopo occorre piegare nettamente a sinistra ignorando la traccia che continua diritto, proseguendo comodamente a mezza costa in direzione nord nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero. A quota 1151 m incontriamo il bivio tra i percorsi 647 e 647A: seguendo il primo si raggiungerebbe il Passo del Lupo con minor tempo (circa 15 minuti in meno), proseguendo diritto lungo il percorso n° 647A si allunga l’escursione. Optiamo per la seconda possibilità e proseguiamo comodamente per l’ampia traccia all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Raggiunto un bivio (segnavia) si prende la traccia di destra che avanzando in salita effettua un svolta a destra. Si prosegue salendo in moderata pendenza, incontrando più avanti un bivio dove il percorso principale svolta nettamente a destra. Si continua lungamente lungo l’ampia mulattiera che guadagna quota piuttosto ripidamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Canale di Cavorsella. Dopo alcuni tornanti si raggiunge una dorsale prativa che si aggira mediante netta curva a sinistra, approdando infine al Passo del Lupo 1408 m. Da qui si prosegue in direzione del Passo di Cavorsella avanzando comodamente lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 647. Con direzione est e poi nord si procede con andamento pressoché pianeggiante, o in leggera salita, attraversando in seguito un paio di ruscelli. Nei pressi di una pietraia, situata alla nostra destra, si incontra un bivio dove da sinistra si inserisce il percorso n° 645. Proseguendo diritto si approda infine al boscoso Passo di Cavorsella 1505 m, situato sul crinale spartiacque Reggio Emila/Lucca tra il Monte Ischia a SW e il Passo di Pradarena a NE. Dal valico si prosegue in direzione del Passo di Belfiore imboccando a destra il sentiero 00, che per un buon tratto sale ripidamente tenendosi sulla sinistra rispetto al filo della dorsale, aggirando in questo modo la sommità del Monte Ischia. Usciti improvvisamente dalla vegetazione, si avanza in leggera salita e in piano, attraversando magnifici e panoramici pendii prativi. Raggiunta una selletta di crinale situata sotto il profilo nord del Monte Scalocchi, si abbandona il sentiero segnato guadagnando quota per traccia evidente che staccandosi a destra asseconda il filo della dorsale. Guadagnata la magnifica sommità del Monte Scalocchi, 1727 m, si prosegue per un tratto lungo l’aereo crinale, abbandonandolo poi per traccia che piega a sinistra e scende in obliquo. Dopo un tornante sinistrorso si rimette piede nel percorso segnato appena prima che esso entri nel bosco. Si prosegue lungo l’ottimo tracciato tenendosi perlopiù sulla sinistra del crinale divisorio, per poi recuperarlo raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 649, situato poco prima del Passo di Belfiore 1689 m.  Imbocchiamo quindi questa traccia che nel primo tratto perde quota ripidamente effettuando alcune svolte e tornanti. Più in basso si piega a sinistra e si avanza verso ovest, fino a raggiungere il bivio con il sentiero n° 649C diretto, come del resto anche il n° 649, a Cerreto Laghi. Imbocchiamo il primo percorso attraversando inizialmente una piccola radura per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue lungo il bel sentiero attraversando una sequenza di ben sette ruscelli, di cui gli ultimi due generalmente con acqua anche nella stagione estiva. Si prosegue a mezza costa passando a fianco di una prima piazzola di carbonaia cui fa seguito poco dopo una seconda. Più avanti si attraversa una panoramica pietraia e si prosegue all’interno del bosco aggirando mediante svolta a sinistra una costa. Si continua lungo il bellissimo e antico percorso dei carbonai effettuando alcune svolte ed aggirando più avanti un’altra costa. Dopo alcuni tornanti si scende per un breve tratto a fianco di un ruscello che poco sotto si varca. In seguito ci si immette in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra avanzando in leggera salita. Senza possibilità di errore si raggiunge, dopo alcuni minuti, il bivio con il sentiero n° 647B che si stacca a destra e che si ignora. Dopo un ulteriore tratto in salita si sbuca nel margine inferiore di un’ampia area disboscata che si contorna per un buon tratto. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 649D, si svolta a sinistra raggiungendo in breve le prime case di Cerreto Laghi, immettendosi in Via Belfiore a pochissima distanza dall’imbocco del percorso n° 647C che abbiamo seguito all’andata.

 

 

 

 

 

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Il crinale delle Porraie e il Monte Sillano

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio di Sopra 892 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Ligonchio-Passo di Romecchio (2,30 h) ; Passo di Romecchio-Monte Sillano (1,40 h) ; Monte Sillano-Bivacco Il Piano (1 h) ; Bivacco Il Piano-S.Rocco di Ligonchio (45 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese e più esattamente nel nucleo di S. Rocco di Ligonchio

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il crinale che dal Passo Romecchio si estende in direzione ovest verso il Passo di Pradarena è uno dei più spettacolari di tutto l’Appennino tosco-emiliano. L’itinerario proposto prevede: 1) una lunga salita da Ligonchio verso il Passo Romecchio; 2) l’attraversamento del crinale seguendo il sentiero 00 e poi una traccia non segnata fino alla vetta del Monte Sillano; 3) la discesa a valle seguendo il sentiero n° 741 che per un buon tratto asseconda la dorsale che dal Sillano si dilunga verso nord, e che fa da spartiacque tra le valli formate dal Rio Re e dal Torrente Ozola.

N.B.: il sentiero n° 633 che conduce al Fosso di Rimale risulta attualmente chiuso per pericolo frana

Da S. Rocco di Ligonchio si imbocca a sinistra Via Ravinella seguendola in salita per pochi minuti per poi abbandonarla per stradello cementato che si diparte a sinistra (cartelli: percorso CAI n° 633). Dopo aver costeggiato una recinzione si prosegue per magnifica mulattiera, affiancata ai lati da resti di antichi muretti a secco, che avanza in costante salita verso E/SE. Più in alto si effettuano un paio di tornanti, sbucando infine nella strada asfaltata che da Ligonchio conduce alla Presa Alta. Si sale lungo quest’ultima sottopassando inizialmente un grande tubo per il trasposto dell’acqua alla, e compiendo appena dopo una svolta a destra. Avanzando in ripida salita si transita a fianco della vasca di carico di Tarlanda e si prosegue fino a raggiungere un evidente bivio. Da qui si abbandona l’asfalto imboccando a sinistra il percorso della decauville (n° 633) che procede in piano a mezza costa. Si alternano ampie sezioni all’interno del bosco a tratti all’aperto in cui, costeggiando verticali pareti, si ammirano straordinarie visuali sulla gola dell’Ozola. Si prosegue lungamente per il magnifico sentiero (tra i più belli di tutto l’Appennino emiliano) penetrando infine nella valle formata dal Fosso di Rimale (poco prima si immette da sinistra il percorso n° 635). Mediante ponticello in legno si varca il corso d’acqua immettendosi poi in una carrareccia che si segue a destra solo per poco. Infatti la si abbandona per sentiero a sinistra (cartelli) che attraversa inizialmente un solco franato. Si avanza verso est paralleli alla carrareccia di prima per traccia a mezza costa che poco dopo si impenna e sale ripidamente. Mediante curva a destra si aggira una costa boscosa raggiungendo dopo pochi minuti il bivio con il sentiero n° 639 che si stacca a destra e che si ignora. Continuando invece lungo il percorso n° 633 si oltrepassa un solco e appena dopo un breve tratto di sentiero franato, affrontando poi un ripido strappo in salita. Oltre l’aggiramento di una costa si incontra un bivio dove a sinistra scende il percorso n° 639 per la Presa Alta, che si tralascia. Dopo un tratto in piano e in leggera discesa, la traccia si impenna avanzando in direzione SE e poi S. Più avanti il percorso guadagna quota effettuando una lunga sequenza di tornanti, conducendo al bivio con il sentiero n° 633A che si stacca a destra e che si ignora. Avanzando in leggera discesa e poi in piano in direzione SE, si giunge in prossimità del Lago del Capriolo (in estate asciutto) e si continua per il percorso principale senza mai guadagnare effettivamente quota. Raggiunto un bivio (cartelli) si prosegue a destra in direzione del Passo Romecchio avanzando in moderata pendenza per traccia ottimamente segnata. Dopo uno spostamento a sinistra si effettua una sequenza di tornanti, per poi piegare a sinistra e procedere verso est. Si continua per un buon tratto in questa direzione per sentiero a mezza costa e, una volta usciti dalla vegetazione, svoltando a destra si approda finalmente al Passo Romecchio 1680 m. Dal valico di crinale si prosegue a destra lungo il percorso 00 transitando inizialmente a fianco della chiesetta di S. Bartolomeo. Avanzando a mezza costa nel versante garfagnino si aggirano così alcune quote secondarie fino a lambire nuovamente il filo della dorsale spartiacque. Lo si abbandona quasi subito e si procede lungo il magnifico sentiero a mezza costa sempre nel versante toscano (visuali grandiose). Ripreso il crinale divisorio, la traccia prosegue ora nel versante Ozola, aggirando in questo modo un primo dosso erboso e successivamente la più marcata cima delle Porraie. Raggiunta una selletta, situata lungo il filo della dorsale che dalla citata cima si dilunga verso nord, si incontra un bivio dove si ignora a destra il percorso n° 639A. Si prosegue per il sentiero 00 avanzando a mezza costa in versante Ozola al di sopra di uno spettacolare anfiteatro erboso di origine glaciale, riguadagnando successivamente il filo del crinale spartiacque. Ammirando incredibili visuali, si procede lungo l’ottima traccia che avanza tenendosi poco a sinistra rispetto il filo della dorsale. A un certo punto una netta svolta a sinistra e una breve salita riportano sull’arioso crinale che si discende utilizzando eventualmente una corda metallica. Si prosegue lungo il percorso n° 00 avvicinandosi sempre più al caratteristico Monte di Soraggio, che precipita nel versante Ozola con verticali strati di arenaria. Giunti alla base del groppo lo si aggira nel versante toscano, raggiungendo in breve una selletta di crinale dove il percorso si biforca. Noi continuiamo lungo la non segnata traccia di destra che avanza assecondando fedelmente il filo della dorsale spartiacque. Guadagnata la sommità di una quota secondaria, si scende alla sottostante ampia sella, per poi affrontare la salita finale alla volta della cima del Monte Sillano. Dalla sommità, 1876 m (panorama grandioso), si scende lungo il sentiero n° 641 che asseconda il crinale nord (si tratta della dorsale che separa la Valle del Rio Re dalla Val d’Ozola), affrontando inizialmente un tratto di discesa ripido ed esposto. Successivamente si scavalca una quota secondaria e si prosegue per il bellissimo crinale in direzione del limite del bosco. Penetrati in esso (notevoli e contorti esemplari di faggio) si continua per il sentiero raggiungendo in breve una mulattiera in località Sella Lama di Mezzo 1724 m. Si segue l’ampia traccia a destra effettuando subito una netta svolta in questa direzione, incontrando appena dopo un bivio (cartelli) dove si continua a sinistra ignorando a destra il percorso n° 639. Si procede inizialmente in leggera discesa per poi risalire per un breve tratto, raggiungendo in breve una bella selletta erbosa. Il sentiero evita sulla sinistra, procedendo a mezza costa, un primo dosso prativo, conducendo successivamente a poca distanza dalla sommità di un secondo dosso erboso: si tratta della panoramica cima del Monte1785 m, che si raggiunge con breve deviazione a sinistra. Si continua lungo il bellissimo sentiero che poco dopo rientra nel bosco, procedendo dapprima a sinistra della dorsale, poi a destra. Poco più in basso si rimette piede nel crinale boscoso in corrispondenza di un bivio, dove da sinistra confluisce il sentiero n° 641A. Noi invece scendiamo a destra per bella mulattiera in direzione del Bivacco Il Piano Ligonchio. Più in basso si raggiunge un poggetto erboso dove la traccia effettua una curva a sinistra, per poi transitare a destra di un’area disboscata. Dopo aver attraversato una piccola radura ci si immette in una carraia di esbosco che si segue a destra (il tracciato si restringe poi a mulattiera). Giunti ad una netta svolta a sinistra della carrareccia, si prosegue a destra (segnavia) per mulattiera scampata dalla distruzione operata dal passaggio dei mezzi di esbosco. Appena dopo, purtroppo, si rimette piede nella carraia di prima e la si segue a destra giungendo nei pressi di una magnifica radura con alcuni esemplari di faggio di rara bellezza. Alla nostra sinistra si nota una costruzione: si tratta del Bivacco Il Piano1449 m. Si continua per bella e comoda carraia, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra (attenzione ai segnavia). Si deve continuare diritto lungo un’orribile traccia di esbosco (poco più avanti è possibile seguire a sinistra, per un breve tratto, la vecchia mulattiera) che si segue in costante discesa attraversando in questo modo un’area tristemente disboscata. Dopo una curva a destra si mette piede nella stradina asfaltata proveniente da Ligonchio e diretta alla Presa Alta. A sinistra si scorge la continuazione della mulattiera, piuttosto trascurata, che taglia un tornante della strada fino a confluire nuovamente in essa. La si attraversa e si continua per sentiero che in costante discesa conduce in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra (la traccia in questione è in realtà la sede di una vecchia decauville). In breve si rimette piede nella stradina asfaltata nei pressi del bivio con il sentiero n° 633 seguito all’andata. Da qui si rientra a Ligonchio ripercorrendo lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

 

 

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Monti Cisa e Prampa: anello da Casalino

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Casalino-Passo della Cisa (1,30 h) ; Passo della Cisa-Monte Cisa (30 min) ; Monte Cisa-Passo della Croce-Monte Prampa-Passo della Croce (50 min/1 h) ; Passo della Croce-Montecagno (1,30 h) ; Montecagno-Casalino (30 min)

Difficoltà: E+ il tratto Passo della Cisa-Monte Cisa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole anello in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico. La salita al Monte Cisa dall’omonimo passo avviene su sentiero costantemente ripido che andrebbe percorso solo con terreno asciutto. La segnaletica CAI risulta ottimale per quasi tutta l’estensione dell’itinerario proposto.

Partendo dalla chiesa di Casalino, si attraversa mediante stradello il suggestivo borgo, continuando poi per mulattiera lastricata fino ad un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 625 per i Prati di Sara, si prosegue a sinistra lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 609. La mulattiera attraversa inizialmente un magnifico castagneto, conducendo in breve nei pressi di un rio (presa dell’acquedotto appena più a valle), che si attraversa mediante ponticello in legno. Si continua per l’antico tracciato sbucando dopo pochi minuti in una carraia che si segue a destra. Si guadagna quota lungo l’ampia traccia fino ad un bivio non segnato da cui si deve piegare a destra imboccando una comoda mulattiera. Poco più avanti, ad un altro bivio, si ignora a destra una traccia in decisa salita e si procede lungo il percorso principale che conduce nei pressi di un rio che si varca. Poco dopo si deve attraversare un secondo rio e quindi proseguire per la bella mulattiera che guadagna quota all’interno di un suggestivo ambiente boscoso. Dopo un tornante sinistrorso, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo punto, svoltando a destra per sentiero che procede per un tratto in ripida salita. Poco più avanti ci si immette in un’orripilante carraia di esbosco (che ha sostituito l’antico tracciato) e la si segue a destra attraversando un’ampia area disboscata (in alto a sinistra sono visibili interessanti esemplari di muretti a secco). Si continua per la mulattiera/carraia che effettua all’interno del bosco diverse svolte e tornanti, restringendosi successivamente a sentiero. Dopo una svolta a destra, si sottopassano i fili dell’elettrodotto, per poi rientrare nella faggeta. Poco più avanti si penetra nella bella valletta formata dal Torrente Guadarolo, che si attraversa, per poi piegare a sinistra e sottopassare per una seconda volta l’elettrodotto. Rientrati nuovamente nel bosco, si continua in moderata pendenza giungendo più avanti in un’area con sterpaglie e vegetazione: qui si deve puntare ad un segnavia collocato sul tronco di un albero divelto. Successivamente il sentiero, in alcuni punti molto incavato, effettua una sequenza di comodi tornanti, conducendo infine ad una torretta un tempo utilizzata dai guardiafili. Ammirando notevoli esemplari di faggio, si sale ripidamente lungo una specie di costa, svoltando poi a destra onde sottopassare per una terza volta i fili dell’elettrodotto. Successivamente si sale assecondando un panoramico crinale che costituisce il margine superiore della sponda destra orografica della valle formata del Torrente Guadarolo. Dopo un ripido strappo, il sentiero diviene abbastanza esposto: sotto di noi, infatti, precipitano ripidi e franosi pendii. Continuando ad assecondare il filo, ora boscoso, del crinaletto, si sbuca poco più avanti in un tornante della carrareccia proveniente da Montecagno diretta al vicino Passo della Cisa. A destra si rinviene la prosecuzione del percorso n° 609 e si continua per esso progredendo ancora per un tratto sul dorso del boscoso crinale già seguito in precedenza. Giunti ad un bivio (cartelli), si ignora a destra la traccia n° 623B e si continua a sinistra per ampio sentiero che, svoltando a destra, conduce in breve al Passo della Cisa, 1547 m. Dal valico (cartelli) si prende il percorso n° 623 montando, tramite esso, sul filo del crinale la cui continuazione è l’erto profilo SW del Monte Cisa. Si sottopassano per la quarta volta i fili dell’elettrodotto e, dopo una breve discesa, ci si trova alla base della ripida cresta che rappresenta la nostra direttrice. Il sentiero guadagna quota sempre in sostenuta salita, tenendosi dapprima a destra del filo del crinale, poi assecondandolo. Non senza fatica si giunge alla base della caratteristica cintura rocciosa che precede la sommità del monte. Da qui, anziché aggirare il risalto a destra seguendo i segnavia bianco-rossi, lo si supera direttamente nel suo punto più debole, impegnandosi in questo modo con un facile movimento d’arrampicata. Dalla cima del Monte Cisa1701 m, è possibile ammirare un panorama davvero grandioso, soprattutto verso il non lontano Monte Cusna. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino in direzione del dirimpettaio Monte Prampa, iniziando in questo modo la discesa assecondando la traccia e i segnavia del percorso n° 623. Dopo un primo tratto erboso lungo il crinale NE del monte, il sentiero continua a perdere quota penetrando più in basso nella faggeta. Dopo alcuni minuti si approda in un’ampia sella di crinale, il Passo della Croce 1543 m, incontrando il primo di due bivi (cartelli), dove si ignora a destra il percorso n° 621 che scende verso Monteorsaro. Appena dopo si trova il secondo bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto alla volta della sommità del Monte Prampa, ignorando temporaneamente a sinistra il sentiero, contrassegnato anch’esso n° 621, che scende verso Montecagno. Dopo una breve fascia boscosa, si inizia la faticosa risalita del crinale SW del monte, assecondando l’ottima traccia che si mantiene perlopiù nei pressi della dorsale spartiacque. Dalla magnifica sommità del Monte Prampa1698 m, si ritorna al bivio di prima, da cui si volta a destra incominciando la discesa in direzione di Montecagno. Dopo l’iniziale pendio prativo si penetra nel bosco, per poi attraversare un’ampia radura con erba alta puntando al segnavia che abbiamo di fronte. Giunti nei pressi di quest’ultimo, si piega leggermente a sinistra rientrando presto nel bosco e perdendo quota in ripida discesa. Più in basso si svolta a sinistra, varcando poco dopo un ruscello (il Torrente Lucola), per poi piegare a destra e scendere ripidamente tenendosi per un tratto alla sinistra del corso d’acqua. Successivamente si attraversa una radura procedendo per traccia che progressivamente si amplia, prima per rado bosco, poi all’interno della faggeta. Poco più avanti ci si immette in una carrareccia che si segue a destra per circa 10/15 minuti. In corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato, lo si abbandona prendendo a destra (segnavia) un sentiero che si dirige verso la recinzione di una presa dell’acquedotto. La traccia prosegue contornando a sinistra quest’ultima, per poi assecondare il dorso di una panoramica costa e scendere in direzione della sottostante sella con incrocio di carraie. Raggiunta quest’ultima, si ignora a sinistra la carrozzabile proveniente da Montecagno e a destra un’altra carrareccia, proseguendo invece diritto per ampia traccia in leggera salita. Dopo qualche minuto si incomincia a scendere raggiungendo in breve un bivio dove si ignora a destra il percorso che conduce alla boscosa sommità del Monte Rimondatino. Si svolta invece a sinistra per ripida carraia sassosa che è affiancata a destra da erti pendii formati da conifere di reimpianto (che caratterizzano tutta l’area del monte in questione) con alcune stratificazioni arenacee. Dopo aver aggirato, mediante svolta a destra, un grosso masso di roccia scura, si giunge ad una presa dell’acquedotto dove si deve prendere la traccia di sinistra e non il sentiero di destra in quanto non più percorribile. Una breve discesa e si approda nella stradina asfaltata che da Montecagno sale al Passo della Cisa. Andando a destra si raggiungerebbe in breve il bel nucleo appena menzionato, certamente meritevole di una visita. Noi, invece, dobbiamo proseguire a sinistra seguendo la carrozzabile, ma solo per poco: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si imbocca a destra l’ampia traccia contrassegnata SSP (Sentiero Spallanzani). Procedendo prevalentemente in salita, si attraversa inizialmente il Canale della Freddana, oltre il quale si prosegue ancora per un tratto in salita. Raggiunto un altro bivio, situato nei pressi di una radura, si piega a destra per bella carraia che avanza pianeggiando al di sopra di panoramici prati mantenuti a foraggio. Poco più avanti si varca il Torrente Guadarolo (presa dell’acquedotto a sinistra), continuando poi comodamente per ampia mulattiera. Successivamente la carraia su cui stiamo camminando diviene cementata: la seguiamo attraversando subito un fosso ed effettuando, appena dopo, un netta svolta a destra, ignorando al bivio che ci si presenta la traccia di sinistra (segnaletica insufficiente). Si continua per bella e ampia mulattiera affiancata da campi, tralasciando poco dopo una carraia che si stacca a sinistra in salita. Dopo alcuni minuti di cammino si sbuca nei pressi del cimitero di Casalino da cui, in breve, si raggiunge la chiesa del paese.

 

 

 

 

 

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Monte Cusna: anello da Casalino

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 1230 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Casalino-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Monte Cusna (1,15 h) ; Monte Cusna-Ricovero Rio Grande (1,20 h) ; Ricovero Rio Grande-Passo Cisa (30 min.) ; Passo Cisa-Casalino (1,20 h)

Difficoltà: EE la discesa lungo il sentiero n° 607 fino alla Sella del Cusna; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Un’escursione, quella proposta, che possiamo annoverare tra le “grandi classiche” appenniniche. Questo per tutta una serie di motivi: 1) il prestigio di raggiungere la seconda sommità più elevata dell’Appennino settentrionale (la prima, come sappiano, è il Monte Cimone, alto 45 m in più rispetto il Cusna) 2) La spettacolarità degli ambienti attraversati: lo straordinario altopiano prativo dei Prati di Sara impreziosito dalla presenza di faggi secolari; la panoramica cresta settentrionale e il roccioso crinale sud/est del “Gigante” 3) Il fatto di ricalcare le tracce dei pionieri di questa montagna (si tratta dei valligiani che raggiungevano la vetta agli inizi del ‘900. Va ricordato che l’area del Cusna è frequentata dall’uomo fin da epoche remote). Il percorso suggerito per la discesa, eccetto il tratto iniziale, dovrebbe coincidere con quella che possiamo considerare la “via normale” del Monte Cusna.

Dalla chiesa di Casalino si prosegue in salita per viottolo lastricato, uscendo presto dal nucleo principale ed entrando in un magnifico bosco di castagni. Raggiunto un primo bivio (cartelli), si abbandona l’ampia mulattiera su cui stiamo camminando (è il percorso n° 609 da cui torneremo), per proseguire a destra su ampia traccia contrassegnata n° 625. Si effettua poco dopo un tornante sinistrorso (a destra si stacca una mulattiera che va ignorata) e si continua a guadagnare quota lungo il magnifico e antico tracciato all’interno di un castagneto di rara bellezza. Più avanti si sottopassano i fili dell’alta tensione e, dopo una svolta a sinistra (a destra si trova un’area pic-nic con fontana), si continua per l’ampia traccia che procede per un tratto sulla destra dell’elettrodotto. Rientrati nel bosco, si raggiunge un bivio dove si ignora una carraia che si stacca a destra e si prosegue in moderata pendenza costeggiando più in alto un’area di bosco rado. Il tracciato piega successivamente a sinistra guadagnando quota con alcune svolte, fino ad attraversare un’ampia traccia trasversale varcando proprio in questo punto il letto asciutto del Rio Somagna. Si continua per l’antica mulattiera che poco più in alto inizia a costeggiare, tenendosi sulla destra, un’ampia area di bosco diradato. Più avanti, dopo una svolta a sinistra, si contorna il margine superiore della già menzionata area disboscata, continuando poi a guadagnare quota in direzione sud. Dopo una svolta a destra si procede in leggera/moderata pendenza verso sud/ovest, sbucando più in alto in una piccola radura che si contorna lungo il suo margine sinistro. Poco più avanti si penetra nella valletta formata dal Rio Somagna e si prosegue tenendo il canale alla nostra destra (Più in alto, appena prima di una radura, possiamo ammirare un notevole esemplare di faggio). Si continua alternando radure a macchie boscose fino ad approdare nel magnifico altipiano prativo dei Prati di Sara, a poca distanza dalla depressione conosciuta come Lago del Caricatore1611 m. Dal paletto con cartelli si deve piegare a sinistra in direzione di alcuni faggi secolari dai quali si prosegue diritto risalendo il soprastante pendio prativo. Raggiunto un bivio (cartelli), si ignora a sinistra il sentiero n° 623B e si sale piuttosto ripidamente attraversando poco dopo una macchia boscosa. Si continua a guadagnare quota in direzione est per sentiero che asseconda un’ampia e panoramica dorsale prativa. Raggiunto il magnifico pianoro del Monte Bagioletto (visuali grandiose), si avanza per un tratto in piano per ampia traccia che poi si deve abbandonare (cartello) proseguendo a destra per sentiero (siamo sempre nel percorso contrassegnato n° 625). Quest’ultimo, effettuando inizialmente una curva verso destra, conduce al sommo di un panoramico poggio erboso chiamato Il Portolo. Scesi alla sottostante depressione, si piega a destra onde montare sul dorso dell’ampia cresta/dorsale nord del Cusna, che rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la sommità. Approdati al valico noto come Le Presse1776 m, si taglia il sentiero n° 623 e si prosegue diritto iniziando in questo modo la risalita della soprastante dorsale. Dopo il primo strappo, si giunge alla base di un poggetto di arenarie scagliose che si può aggirare a sinistra per sentiero oppure risalire lungo il filo del crinale. Si continua a guadagnare quota assecondando la magnifica dorsale, affrontando poco dopo un’altra ripida risalita, fino a giungere alla base di una fascia rocciosa. La traccia piega inizialmente a sinistra per poi svoltare a destra avanzando in ripida salita. Giunti sotto un altro poggio arenaceo, il sentiero effettua un obliquo ascendente verso sinistra abbandonando in questo modo la dorsale, riprendendola più in alto alla base dei ripidi pendii erbosi che degradano dalla sommità del Cusna. Qui la traccia piega a destra avanzando per un tratto a mezza costa, per poi svoltare a sinistra e guadagnare quota in sostenuta salita in direzione del crinale nord/ovest del monte. Raggiunto quest’ultimo, si incontra il bivio con il sentiero n° 627 che scende verso sud/ovest in direzione della Costa delle Veline. Noi invece proseguiamo a sinistra lungo il magnifico crinale alla volta della vicina sommità. In breve si guadagna la vetta del Monte Cusna2120 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Ora incomincia la discesa per il crinale sud/est, ossia il “mento” e il “naso” del “Gigante”, che rappresenta il tratto più impegnativo di tutta l’escursione. La traccia (contrassegnata n° 607) effettua subito un esposto traverso a sinistra iniziando poi a scendere lungo il filo del crinale. Messo piede sul sommo di uno sperone, si deve affrontare un’erta e impegnativa discesa che richiede molta attenzione. Si scende molto ripidamente per traccia e roccette, assecondando attentamente i ben posizionati segnavia bianco-rossi mantenendosi nei pressi del filo della rocciosa cresta. Poco più in basso si deve discendere un canalino (I°) per poi piegare nettamente a sinistra e continuare a perdere quota per traccia ripida e disagevole. Sempre per crinale si approda infine alla panoramica Sella del Cusna2010 m, dove si trova un bivio (cartelli). Qui si abbandona il sentiero n° 607 per imboccare a sinistra la traccia contrassegnata n° 607A che attraversa la testata del circo della Borra. Si procede costantemente a mezza costa per ottimo sentiero che in alcuni tratti, soprattutto nella parte finale, risulta piuttosto stretto e scosceso. Si approda infine sul dorso del costone N/NE, delimitato dal Fosso di Prassordo a W e il Fosso dei Bibbi a E, che costituisce la nostra direttrice per la discesa. L’ottima traccia (contrassegnata n° 619) asseconda fedelmente la dorsale prativa e permette di gustare scenari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino reggiano. Si ignora un sentiero che si stacca a sinistra e si continua a perdere quota fino a raggiungere un ripiano prativo dove la traccia piega leggermente a destra. Si scende serpeggiando tra erba e affioramenti rocciosi, avvicinandosi in questo modo al limite del bosco che si tiene sulla destra. Più in basso si penetra nella valletta formata dal Rio Grande e si discende ripidamente la marnosa sponda destra orografica della valle. Raggiunto il greto, si ignora un sentiero a destra e si guada il rio continuando in salita per ampia traccia che svolta subito a destra. Poco più avanti, in un ambiente boschivo di rara bellezza, si trova il Ricovero Rio Grande1588 m, “costruito negli anni ’60 per i pastori dagli enti pubblici e restaurato dal Parco regionale qualche anno fa” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli del Secchie a l’Alta Garfagnana” L’Escursionista Editore 2008). Dal bivacco si continua lungo l’ampia mulattiera ancora per un breve tratto: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 619A. Procedendo in moderata pendenza, si risale inizialmente una radura che precede un tratto all’interno della faggeta, sbucando infine in una carraia trasversale. La si segue a destra, effettuando poco più avanti una netta svolta a sinistra procedendo per un tratto in direzione nord. Poco dopo si abbandona l’ampia traccia per sentiero a destra con cui si discende un panoramico pendio marnoso (notevole visuale sul Monte Cisa). Confluiti nella carraia abbandonata in precedenza, la si attraversa riprendendo a scendere per sentiero, fino a rimettere nuovamente piede nell’ampia traccia di prima (cartello) che si segue a sinistra. In circa cinque minuti si raggiunge il Passo della Cisa1547 m, situato ai piedi del ripido profilo nord/occidentale dell’omonimo monte. Dal valico si imbocca il sentiero 609/623B che si segue fino a raggiungere un panoramico crinale dove il percorso si sdoppia (cartelli). Noi andiamo a destra lungo il sentiero n° 609, che procede mantenendosi sul filo della dorsale, fino a sbucare in un tornante destrorso della carraia Montecagno-Passo della Cisa. Sulla sinistra si scorge la continuazione del sentiero: lo si segue assecondando per un tratto il panoramico crinale, il quale a sua volta costituisce il sommo della sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Guardarolo. In seguito la traccia piega a destra sottopassando il fili dell’elettrodotto, per poi svoltare a sinistra e perdere quota in ripida discesa. Poco dopo si incontra un caratteristico casotto utilizzato dai guardiafili (per raggiungere la porta d’ingresso occorre utilizzare alcune staffe) oltre il quale il sentiero scende effettuando diversi tornanti. Oltrepassata un’area con sterpaglie (segnavia su un tronco a terra), il percorso svolta a sinistra attraversando un’area di folta vegetazione, sottopassando nuovamente l’elettrodotto. Penetrati in una valletta, si guada un rio (il Torrente Guardarolo) e si prosegue con brevi saliscendi. Poco dopo si sottopassa per un terza volta l’elettrodotto, per poi perdere quota in leggera e moderata pendenza effettuando alcune svolte. Più in basso si deve costeggiare e attraversare un’area disboscata seguendo per un tratto l’orripilante carraia d’esbosco. Per fortuna i segnavia indicano, poco più avanti, di svoltare a sinistra: noi li assecondiamo abbandonando con piacere la traccia d’esbosco che con grande probabilità ha sostituito, cancellandolo, un vecchio percorso. Dopo una breve discesa, si confluisce in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra perdendo quota con alcuni tornanti. Dopo aver attraversato due ruscelli, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Si procede per la bella mulattiera, incontrando poco più avanti interessanti esemplari di muretti a secco, fino a congiungersi con una carraia proveniente da destra. La si segue per circa 15 minuti, abbandonandola successivamente per sentiero a sinistra (occhio ai segnavia). La traccia si allarga poco dopo a mulattiera: la si segue penetrando dopo qualche minuto in una bella valletta dove si attraversa un rio tramite ponticello in legno. Si prosegue per l’antica mulattiera nel bellissimo castagneto, fino a ritornare al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione a poca distanza da Casalino.

 

 

 

 

 

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Gli Schiocchi dell’Ozola e i Prati di Sara: anello da Ligonchio

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio 949 m

Dislivello: 830 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ligonchio-Presa Alta (1,30 h) ; Presa Alta-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Casalino (1,15 h) ; Casalino-Ligonchio (45 min.)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 635 nel tratto Gola dell’Ozola-Prati di Sara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si abbandona l’auto nel comodo parcheggio situato nelle adiacenze della centrale idroelettrica

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che permette la conoscenza di luoghi affascinanti e carichi di storia. Il sentiero che dal fondo della Gola dell’Ozola risale lungo la sponda opposta in direzione delle Cascate del Lavacchiello e dei Prati di Sara, andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto. L’itinerario si svolge lungo sentieri ben segnati che non pongono problemi di individuazione del giusto percorso.

N.B.: nell’estate 2018 il sentiero n° 635 che da Ligonchio conduce alla Presa Alta risulta ufficialmente chiuso.

Dal parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica, si imbocca nel lato opposto della strada l’ampio sentiero contrassegnato n° 635 diretto alla Presa Alta e ai Prati di Sara. La magnifica mulattiera procede per un lungo tratto in piano tagliando a mezza costa i ripidi fianchi che costituiscono la sponda sinistra orografica della Gola dell’Ozola. Si alternano tratti nel bosco ad aperture che offrono straordinarie visuali sulle pareti del lato opposto della valle. Costeggiando verticali risalti e con andamento pressoché pianeggiante si raggiunge la Presa Bassa928 m. Da qui il sentiero incomincia a salire attraversando inizialmente una frana, per poi guadagnare quota appena a destra del greto del torrente. Più avanti la traccia piega nettamente a destra, onde evitare una sezione franata, e continua prima in leggera salita, poi più ripidamente. Segue un tratto decisamente ripido per sentiero stretto e scosceso che taglia un suggestivo pendio caratterizzato da notevoli esemplari di faggio e grandi massi erratici. Poco più avanti la traccia si amplia continuando a guadagnare quota all’interno di una bella faggeta ad alto fusto. Superando ripidi strappi, si penetra progressivamente nella valle formata dal Fosso Rimale. Con pendenza accentuata, si risale lungo la sponda sinistra orografica della valletta, fino a congiungersi con una traccia proveniente da destra a poca distanza dalla Presa di Mezzo1230 m. Si attraversa la diga e, dopo aver risalito una scalinata, si continua per sentiero a mezza costa. Poco dopo si sbuca in una carrozzabile, proveniente da Ligonchio, che si segue a sinistra, raggiungendo in circa 10 minuti di cammino la località Presa Alta1267 m. Appena dopo uno spiazzo panoramico con pannello esplicativo, si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa che effettua un tornante destrorso e prosegue verso gli edifici dell’Enel. Poco prima di questi ultimi, si stacca a sinistra (tabella) un sentiero: lo si imbocca perdendo quota in ripida discesa, fino a mettere piede nel greto del Torrente Ozola che si attraversa. Passati nella sponda opposta, si sale piuttosto ripidamente tagliando a mezza costa pendii in parte ghiaiosi sovrastati da pareti di roccia scura. Rientrati nel bosco, si superano alcune roccette utilizzando eventualmente un sottile cavetto arrugginito, per poi continuare a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi. Segue un tratto di sentiero pianeggiante che precede l’attraversamento di un canale dove è richiesta attenzione alle rocce viscide e scivolose. Dopo una ripida salita a tornanti, si prosegue a mezza costa sotto pareti verticali (è presente un cavetto d’acciaio), fino a giungere sul dorso di una panoramica costa dove si ammira una visuale davvero grandiosa. Rientrati nel bosco, si attraversa un solco asciutto e, aggirata un’altra costa, si sale a destra ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Siamo all’interno della valletta formata dal Fosso Lama Cavalli che si risale brevemente lungo la sua sponda sinistra orografica (più in basso si nota una presa dell’acquedotto), fino a varcarlo attraversandone il fondo formato da caratteristiche lastre rocciose. Da qui, seguendo una traccia che si stacca a destra, si raggiunge la base della spettacolare Cascata del Lavacchiello. Ritornati sul percorso principale, si attraversa inizialmente il Fosso Lavacchiello, proseguendo successivamente all’interno del bosco. Ora inizia una lunga e ripida salita per traccia che guadagna quota a tornanti e che riconduce più in alto nella valletta formata dal Fosso Lavacchiello. Dopo un tratto a mezza costa, si esce temporaneamente dal bosco e si sale appena a destra di un panoramico crinale. Raggiunto quest’ultimo, lo si segue in ripida salita, rientrando poco più avanti nella vegetazione. Si continua a guadagnare quota per l’erto sentiero che, eccetto per un breve tratto, asseconda il filo della dorsale boschiva. Raggiunta una panoramica apertura, la traccia piega a destra procedendo in falsopiano avvicinandosi nuovamente al fondo della valle del Fosso Lavacchiello. Poco prima di quest’ultimo, il percorso svolta repentinamente a sinistra procedendo in leggera pendenza all’interno del bosco di faggi che progressivamente si assottigliano e abbassano d’altezza. Usciti dal bosco, si contorna per un tratto il suo limite destro, fino ad approdare in ampi declivi prativi, noti come i Prati di Sara. Il luogo in cui ci troviamo è di rara bellezza, certamente uno dei più suggestivi altipiani prativi di tutto l’Appennino settentrionale. Dalla depressione del Lago del Caricatore1611 m, si continua in direzione nord imboccando (cartelli) il sentiero n° 625 che scende a Casalino. Dopo una prima radura, la traccia piega a destra attraversando un ruscello asciutto e prosegue alternando altre radure a macchie boscose. Ci troviamo nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio Somagna e, una volta entrati definitivamente nel bosco (sulla sinistra magnifico esemplare di faggio), si scende tenendosi a poca distanza dal menzionato rio. Poco più avanti il sentiero si sposta a destra procedendo per un tratto in direzione NE, per poi piegare a sinistra perdendo quota a tornanti. Poco più in basso, la traccia scende contornando dall’alto un’ampia area di bosco molto rado per operazioni di disboscamento. Dopo una svolta a destra, si prosegue costeggiando il margine sinistro dell’area disboscata, notando alla nostra destra interessanti esemplari di muretti a secco. La bella mulattiera piega successivamente a sinistra e scende serpeggiando fino ad immettersi in un’ampia traccia che non va seguita. Infatti, appena dopo aver attraversato il letto asciutto del Rio Rimagna, si prosegue a destra per l’antico percorso. Dopo alcuni tornanti, si giunge nei pressi di un’area disboscata che si costeggia seguendo la magnifica mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra e si continua a perdere quota avendo alla nostra destra il tracciato dell’elettrodotto. Giunti nei pressi di un’are pic-nic con fontana, si piega a destra sottopassando i fili dell’alta tensione per poi rientrare nel bosco. Si ignora una traccia che si stacca a sinistra in salita e si prosegue per l’ampia mulattiera che perde quota all’interno di un castagneto di straordinaria bellezza. Giunti ad un bivio, situato nei pressi di un rimboschimento a conifere, si ignora a sinistra una traccia e si svolta a destra, immettendosi poco più in basso nell’ampio tracciato del percorso n° 609. Lo si segue a sinistra, uscendo in breve dal bosco ed entrando, infine, nel nucleo di Casalino940 m. Mediante viottolo si attraversa il magnifico e antico borgo fino a raggiungere la chiesa da cui prosegue diritto. Poco più in basso si imbocca a sinistra (cartello) il sentiero contrassegnato n° 609 SSP (Sentiero Spallanzani), mediante il quale si esce dal paese. Si sovrappassa inizialmente il tubo dell’acquedotto (ad un bivio si continua a destra), proseguendo poi in leggera discesa fino ad attraversare dei prati con villetta sottostante. La mulattiera, che poco dopo si restringe notevolmente a causa della folta vegetazione, transita a fianco di una casa, dopo la quale dobbiamo piegare repentinamente a destra (segnavia) discendendo alla bene e meglio un ripido pendio con rovi fastidiosi. Messo piede sulla strada asfaltata, la si segue a sinistra raggiungendo in breve un bivio, da cui si prosegue in direzione di Ligonchio. Si cammina lungo l’asfalto per diversi minuti, ammirando alla nostra sinistra interessanti affioramenti di gesso. Appena dopo il Fosso di Bacchione, si abbandona la strada, imboccando a destra un sentiero (cartello) che costituisce la continuazione del percorso n° 609 SSP.  Si scende per bella mulattiera verso il fondo della Val d’Ozola, raggiunto il quale si attraversa il torrente mediante ponte. Dal Mulino di Ligonchio (di origine seicentesca, è uno dei più antichi mulini dell’Appennino reggiano) si segue in salita lo stradello d’accesso che a sua volta si immette nella provinciale 59. Si cammina lungo la strada per alcuni minuti in costante salita abbandonandola dopo aver sottopassato il fili dell’alta tensione. Si imbocca a sinistra (tabella) un’ampia traccia che effettua poco più avanti un tornante destrorso tra folti cespugli di felci. Appena dopo si rientra nel bosco, immettendosi successivamente nella provinciale 18 che si attraversa notando alla nostra sinistra la continuazione dell’antico percorso. Si sale per bella mulattiera all’interno di un suggestivo castagneto, fino a sbucare nel pendio prativo sottostante il bacino della centrale idroelettrica di Ligonchio. Messo piede sulla soprastante stradina asfaltata, si può attraversare mediante viottolo il lago fino a ritornare al parcheggio iniziale, oppure proseguire lungo la stradina asfaltata, contornando in questo modo il bacino, fino a confluire nella provinciale che va seguita a sinistra.

 

 

 

 

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Monte Sillano: anello da Ligonchio

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio di Sopra, 982 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Ligonchio di Sopra-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Monte Sillano (1,30 h) ; Monte Sillano-Bivacco Il Piano (1,15 h) ; Bivacco Il Piano-Ligonchio di Sopra (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese e più esattamente nel nucleo Ligonchio di Sopra

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Piacevole anello di media lunghezza in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico.

Da Ligonchio di Sopra si continua lungo la S.P. 18, diretta al Passo di Pradarena, per circa 15 minuti, oltrepassando la frazione Laghi e raggiungendo il ponte sul Rio Re. Appena dopo si imbocca a sinistra (paletto con cartelli) un’ampia mulattiera (segnavia n° 637) che guadagna quota nella sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. Si sale in moderata pendenza, incontrando dopo qualche minuto un bivio (cartelli) dove si lascia a destra il sentiero n° 609 per Ospitaletto, continuando in direzione del Rifugio Rio Re. Più avanti si approda in un ripiano erboso da cui si deve prendere la traccia di destra (segnavia), mediante la quale si effettua un obliquo ascendente tagliando ripidi pendii prativi. Poi si rientra nel bosco, giungendo poco più in alto alla base del muretto di sostegno di una carraia, proveniente dai pressi di Ospitaletto e diretta al Rifugio Rio Re. Messo piede nella carrareccia la si segue a sinistra in costante ma leggera salita, restando sempre nella sponda sinistra orografica della bella e solitaria Valle del Rio Re. In mezz’ora di rilassante cammino si raggiunge un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso della carrareccia, dove si prosegue diritto per ampia traccia piuttosto inerbita. Il sentiero passa a fianco di una briglia di cemento e, poco prima di un’altra briglia, svolta nettamente a destra. Con breve salita si rimette piede nella sterrata che si segue fino a raggiungere il vicino Rifugio Rio Re1342 m. Da qui si continua lungo il percorso n° 637 attraversando, mediante ponticello, il corso d’acqua che da il nome alla valle, cui fa seguito il guado di un ramo del rio in questione. Il sentiero inizia poi a risalire il soprastante fianco boscoso, formato da conifere, effettuando diversi tornanti. Più in alto si transita nei pressi di un caratteristico ripiano a forma di terrazza rettangolare delimitata da muretti a secco e si continua per il bel sentiero che, svoltando a destra, procede per un tratto in direzione sud. Giunti ad un tornante sinistrorso, si abbandona il percorso n° 637 e si prosegue diritto per traccia contrassegnata n° 641A. Si avanza pianeggiando a mezza costa, varcando poco più avanti un ruscello e continuando comodamente per l’ottimo sentiero. Successivamente si transita a destra di un altro ripiano erboso a forma rettangolare, sbucando poco dopo in un’ampia traccia (si tratta del percorso n° 639) che si segue a sinistra. Si guadagna quota per bella mulattiera incavata effettuando alcune piccole svolte, per poi sbucare improvvisamente in un magnifico anfiteatro prativo di origine glaciale, racchiuso dalle cime del crinale Pradarena/Romecchio. Il sentiero avanza inizialmente in direzione est e successivamente nord/est, effettuando un ampio semicerchio e procedendo per un tratto parallelamente alla dorsale settentrionale del Monte Sillano. Si prosegue lungo il percorso segnato fino a raggiungere il limite del bosco. Guardando in basso a destra si nota un ometto che indica l’inizio di una traccia (CAI n° 639D) che si stacca dal sentiero principale: la si imbocca e si procede a mezza costa in direzione del crinale Pradarena/Romecchio. Tagliando i ripidi pendii prativi del versante ovest del Monte Sillano e poi salendo piuttosto ripidamente, si raggiunge una panoramica sella di crinale da cui ci si sposta a sinistra verso la non lontana sommità del Sillano. Avanzando a sinistra del filo del crinale spartiacque, si approda nella parte finale della dorsale settentrionale del monte, la cui vetta, situata alla nostra destra, si raggiunge in breve (notevole visuale sul Cusna e sulle Alpi Apuane). Dalla cima, 1876 m, si scende lungo il sentiero n° 641 che asseconda il crinale nord (si tratta della dorsale che separa la Valle del Rio Re dalla Val d’Ozola), affrontando inizialmente un tratto di discesa ripido ed esposto. Successivamente si scavalca una quota secondaria e si prosegue per il bellissimo crinale in direzione del limite del bosco. Penetrati in esso (notevoli e contorti esemplari di faggio) si continua per il sentiero raggiungendo in breve una mulattiera in località Sella Lama di Mezzo 1724 m. Si segue l’ampia traccia a destra effettuando una netta svolta in questa direzione, incontrando appena dopo un bivio (cartelli) dove si continua a sinistra ignorando a destra il percorso n° 639. Si procede inizialmente in leggera discesa per poi risalire raggiungendo in breve una selletta erbosa. Da qui il sentiero continua aggirando a sinistra un primo dosso prativo, conducendo successivamente a poca distanza dalla sommità di un secondo dosso erboso: si tratta della panoramica cima del Monte1785 m, che si raggiunge con breve deviazione a sinistra. Si continua lungo il bellissimo sentiero che rientra poco dopo nel bosco, procedendo dapprima a sinistra della dorsale, poi a destra. Poco più in basso si rimette piede nel crinale boscoso in corrispondenza di un bivio, dove da sinistra confluisce il sentiero n° 641A. Noi invece scendiamo a destra per bella mulattiera in direzione del Bivacco Il Piano Ligonchio. Più in basso si raggiunge un poggetto erboso dove la traccia effettua una curva a sinistra, per poi transitare a destra di un’area disboscata. Dopo aver attraversato una piccola radura ci si immette in una carraia di esbosco che si segue a destra (il tracciato si restringe poi a mulattiera). Giunti ad una netta svolta a sinistra della carrareccia, si prosegue a destra (segnavia) per mulattiera scampata dalla distruzione operata dal passaggio dei mezzi di esbosco. Appena dopo, purtroppo, si rimette piede nella carraia di prima e la si segue a destra giungendo nei pressi di una magnifica radura con alcuni esemplari di faggio di rara bellezza. Alla nostra sinistra si nota una costruzione: si tratta del Bivacco Il Piano1449 m. Si continua per bella e comoda carraia, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra (attenzione ai segnavia). Si deve continuare diritto lungo un’orribile traccia di esbosco (Poco più avanti è possibile seguire a sinistra, per un breve tratto, la vecchia mulattiera) che si segue in costante discesa attraversando in questo modo un’area tristemente disboscata. Dopo una curva a destra si  mette piede nella stradina asfaltata proveniente da Ligonchio e diretta alla Presa Alta. A sinistra si scorge la continuazione della mulattiera, piuttosto trascurata, che taglia un tornante della strada fino a confluire nuovamente in essa. La si attraversa e si continua per sentiero che in costante discesa conduce in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra (la traccia in questione è in realtà la sede di una vecchia decauville). Si sbuca infine, per la terza volta, nella carrozzabile Ligonchio-Presa Alta: la si segue in discesa raggiungendo dopo pochi minuti la vasca di carico di Tarlanda. Si continua lungo la stradina effettuando un primo tornante destrorso (a sinistra è visibile il grande tubo e la cremagliera che scende verso Ligonchio), per poi tagliare il secondo a sinistra per pendio boscoso. Si sottopassa la cremagliera, incontrando poco dopo un bivio (cartello), dove a destra si imbocca una bella mulattiera. La traccia procede in costante discesa compiendo inizialmente un paio di nette svolte (la presenza di muretti a secco e, in alcuni tratti, del lastricato originario, ci fanno intuire l’importanza e la storicità del percorso). Dopo alcuni minuti si esce dal bosco e si transita, mediante stradina cementata, a fianco di un’area recintata. Appena dopo ci si immette in Via Ravinella, che si segue a destra attraversando la frazione di S.Rocco, fino a confluire nella S.P. 18 in corrispondenza di Ligonchio di Sopra.

 

 

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