Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica Via Parmesana in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola, da cui ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco, con qualche apertura panoramica, aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco, per poi uscirne temporaneamente procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che, svoltando a sinistra, inizia a scendere affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia in salita e poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m, certamente uno dei più grandiosi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso, oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue sulla destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata che per le sue caratteristiche andrebbe considerata come diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge dapprima il sommo di un groppo, poi si prosegue lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso), raggiunta la quale si continua effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Si approda poco più in alto in un’ampia sella poco sotto la sommità dell’alpe. Un ultimo breve ma ripido strappo precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, per poi scendere lungo il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e discendere nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la Sella del Casarola1960 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra si raggiunge dapprima un vistoso ometto, poi si riprende a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva bancata rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, per poi scendere ripidamente per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà successivamente con il sentiero n° 669B). Si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto da un qualche idiota), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra, prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B. Inizialmente si varca un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza valicando infine una costa boscosa. Successivamente si prosegue pressoché in piano o in leggera salita, approdando poco più avanti sul dorso di una costa (località Buca del Moro1475 m), dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Poi si piega a destra rientrando nella faggeta, proseguendo per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando, ad un bivio (cartelli), il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa e poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a macchie boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.

 

 

 

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La Punta Buffanaro per le placche nord-est (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta nord-est)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si rimonta integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro, fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. E’ ovvio che, considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo invece la discesa lungo la magnifica cresta NE del Monte Alto, aiutandosi con una corda d’acciaio si dovrà scavalcare un’esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Perciò dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00, mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia, per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo a sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la soprastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi appena dopo con una fune d’acciaio (A). Si continua superando un breve gradino con spaccatura e si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi a sinistra rispetto il filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone e, appena più in basso, si arriva alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, anche con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta: la si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B), per poi continuare per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto prima per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta dal quale si scende verso il vicino Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda infine al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante  NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.