Il Monte Roncalla per il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, la Ciapa Liscia e il Monte Crociglia

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio GAEP Vincenzo Stoto 1362 m

Dislivello: 550 m ca. (100 m il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari)

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Rifugio Stoto-Passo Crociglia (15 min) ; Passo Crociglia-Valle Tribolata (1 h) ; Valle Tribolata-Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari-Monte Roncalla (45 min) ; Monte Roncalla-Ciapa Liscia-Passo Crociglia (1 h) ; Passo Crociglia-Monte Crociglia-Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (1,15 h)

 Difficoltà: A/B (facile con passaggi di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari ; E+ il crinale N/NW della Ciapa Liscia ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: Ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Piacenza-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva. Appena oltre l’abitato si imbocca a destra una stradina asfaltata che in 2 km conduce al Rifugio GAEP Vincenzo Stoto.

map-2www.openstreetmap.org

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Descrizione dell’itinerario

Magnifico itinerario che permette la conoscenza di luoghi di straordinario interesse a livello naturalistico e paesaggistico. Il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, globalmente facile con alcuni brevi tratti di media difficoltà, è servito da un sottile cordino d’acciaio e lo si può percorrere utilizzando il cavo per la sola assicurazione. Completato l’anello Monte Roncalla/Ciapa Liscia è consigliabile l’abbinamento con la salita al Monte Crociglia che offre notevoli visuali panoramiche in ambiente bucolico.

Si parcheggia l’auto appena dopo il Rifugio GAEP Vincenzo Stoto in uno spiazzo situato sulla destra della carreggiata. Dal parcheggio si continua a seguire la stradina asfaltata in direzione del non lontano Passo Crociglia, abbandonandola dopo poche decine di metri per imboccare a destra una mulattiera in salita (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 015). La traccia, prima all’interno del bosco e poi per radure, taglia un’ampia curva della carrozzabile, per poi ricongiungersi con essa dopo aver oltrepassato un cancello per il bestiame. Seguendo la stradina, si raggiunge in pochi minuti il Passo Crociglia da cui si imbocca il sentiero n° 001 ignorando a destra il percorso n° 107. Si procede comodamente lungo la traccia di crinale, ammirando notevoli scorci panoramici e giungendo in circa 10 minuti ad un bivio (paletto con cartelli). Si abbandona il percorso 001 per dirigersi a destra verso la Valle Tribolata mediante il sentiero n° 103. La traccia procede in costante discesa, con alcuni tratti piuttosto ripidi, e conduce nel fondo di una valletta dove è ben visibile la verticale parete ovest della Rocca Marsa. Seguendo i puntuali segnavia si attraversa un’area con grossi massi, giungendo poco dopo in un magnifico ripiano prativo ai piedi delle placconate che caratterizzano il versante ovest della Ciapa Liscia. Si attraversa la radura tenendosi in prossimità del suo margine destro, per poi rientrare nel bosco e procedere in salita. Dopo il primo strappo, il sentiero piega a sinistra e risale il sovrastante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Superato un tratto piuttosto ripido, si sbuca nei pressi di alcune strane conformazioni rocciose. Ci troviamo in una delle più affascinanti aree dell’intero l’Appennino emiliano: è la Valle Tribolata, toponimo che designa un insieme di pinnacoli, dalle forme più svariate, che emergono dal terreno. Dopo un’eventuale, consigliabile perlustrazione, si continua lungo il sentiero segnato che aggira sulla destra un ciclopico masso, rientrando presto nel bosco. Dopo poche decine di metri si incontra un bivio dove un vistoso cartello indica sulla sinistra il percorso di avvicinamento al Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, il cui attacco è posto decisamente più in alto rispetto al punto in cui siamo. Si abbandona perciò il sentiero n° 103 e ci si incammina lungo la ripida traccia, contrassegnata da bossi di vernice gialla, che si sposta inizialmente a destra. Si risale il pendio boscoso per alcuni metri per poi piegare a sinistra verso la vicina cresta che rappresenta la nostra direttrice. La traccia risale la menzionata cresta mantenendosi nei suoi pressi, procedendo sempre in ripida salita su erba e roccette: un tratto, questo, dove occorre prestare la massima attenzione a non smarrire i bolli gialli indicanti il giusto percorso. Non senza fatica si approda, infine, all’attacco vero e proprio del sentiero attrezzato, collocato alla base di un bel gendarme roccioso.

Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente facili roccette tenendosi a destra del filo di cresta per poi raggiungerlo e continuare brevemente nei suoi pressi (A). Dopo un brevissimo muretto (A+), si effettua un traverso di pochi metri verso destra (B) che conduce alla base di una verticale paretina che si scala direttamente (B/C). Si attraversa una fenditura per poi spostarsi a destra affrontando una breve discesa (A+). Un traverso di pochi metri porta ad un intaglio da cui si risale una bella placca (A/B) oltre la quale termina questa prima sezione di ferrata. Una traccia conduce, in breve, all’inizio della seconda parte e più precisamente alla base di una placca. La si scala con divertente arrampicata (II° senza l’utilizzo del cavo; A/B con l’utilizzo del cavo) e si continua superando altre facili placchette (A+). Il percorso compie successivamente un traverso a destra (A), conducendo alla base di un bel torrione che si scala direttamente lungo il suo profilo (II°+ senza l’utilizzo del cavo; B con l’utilizzo del cavo). Siamo ormai nella parte finale del sentiero attrezzato: l’ultimo ostacolo è costituito da un verticale gendarme dove il percorso si sdoppia. Possiamo scalare una fessura verticale di pochi metri (B/C), oppure evitare questo passaggio a sinistra per facili roccette ed erba (A). Una traccia, a dire il vero poco marcata, conduce, con spostamento verso sinistra, alla panoramica sommità del Monte Roncalla 1685 m.

Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che offre la sommità di questo monte, ci si incammina verso NW in direzione del vicino crinale della Ciapa Liscia. Entrati nella faggeta, si segue una bella e comoda traccia (percorso CAI n° 197) che in breve conduce su un panoramico poggetto. Si continua per sentiero evidente in leggera salita, approdando in pochi minuti sulla prativa sommità del Monte Ciapa Liscia 1682 m (paletto con cartelli). Dalla cima si continua diritto lungo il percorso n° 197 classificato come “difficile” (EE): in realtà non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare, si tratta unicamente di un sentiero a volte decisamente ripido. La traccia scende all’interno del bosco, tenendosi perciò a destra della cresta, perdendo rapidamente quota lungo le linee di massima pendenza del pendio. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si scende per ripido e malagevole sentiero che si tiene in prossimità del crinale, offrendo notevoli visuali panoramiche ed impegnando discretamente a causa di roccette affioranti che richiedono le necessarie cautele, nonché il cosiddetto “passo fermo”. Giunti ad una selletta, la traccia rientra nel bosco procedendo per alcuni metri in piano a mezza costa, per poi riprendere la discesa ricongiungendosi con la cresta abbandonata in precedenza. Si monta appena dopo su un poggetto, da cui è ben visibile la non lontana Rocca Marsa, e si continua per il sentiero che asseconda per un ulteriore tratto il filo di cresta. La traccia si sposta poi a destra e scende ben ripida all’interno del bosco, riprendendo poco dopo a seguire la cresta (sulla destra troviamo un cordino d’acciaio utile soprattutto in caso di bagnato). Il percorso svolta successivamente a destra rientrando nel bosco: è comunque possibile continuare diritto per cresta, seguendo un labile sentierino in alcuni punti piuttosto scosceso. Ricongiuntosi con la traccia principale, la si segue giungendo poco dopo in un’ampia sella erbosa dove a sinistra si può vedere la sommità della Rocca Marsa. Appena dopo il sentiero abbandona il crinale spostandosi a destra di esso, procedendo in leggera discesa tra cespugli di lamponi e macchie di faggio. Dopo alcuni minuti ci si immette nel percorso 001 che si segue a sinistra ritornando in breve al bivio con il sentiero 103 incontrato all’inizio dell’escursione. Da qui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si rientra al Passo Crociglia, completando in questo modo l’anello Monte Rocalla/Ciapa Liscia. Volendo continuare l’escursione, dal passo occorre voltare a sinistra percorrendo per un tratto la strada asfaltata che scende verso Torrio. Giunti nei pressi di un’ampia radura collocata alla nostra destra (paletto con cartelli), si abbandona l’asfalto, imboccando il sentiero 001 in direzione del Monte Crociglia. Il percorso, dopo aver attraversato la radura, si sdoppia: possiamo seguire tutte e due le tracce in quanto poco più in alto si ricongiungono. Si continua su mulattiera-carraia, con andamento verso NE, in leggera salita all’interno del bosco. Usciti dalla faggeta, si tagliano, sempre per ampia e comoda traccia, gli splendidi e panoramici declivi prativi del Monte Crociglia. Giunti ad un bivio, si volta a destra seguendo un ampio sentiero che in costante ripida salita conduce alla sommità principale, 1578 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla cima del Monte Crociglia si segue verso nord un’ampia traccia in discesa che poco dopo svolta a sinistra ricongiungendosi con il percorso 001 abbandonato in precedenza. Si segue la mulattiera-carraia a destra, scendendo in direzione del vicino limite del bosco, raggiunto il quale si svolta a destra. Si continua per carraia, in un tratto rovinata da profondi solchi causati dal passaggio di fuoristrada, fino ad un cancello che si oltrepassa. Poco dopo troviamo un bivio (paletto con cartelli) da cui si abbandona il percorso 001 per imboccare a destra il sentiero 013 in direzione del Rifugio Vincenzo Stoto (Dogana Vecchia). La traccia, ottimamente segnata, procede per un tratto non breve in moderata salita all’interno del bosco, per poi uscirne attraversando una prima radura. Fa seguito poco dopo una seconda e più ampia radura che si attraversa inizialmente il piano verso SE, per poi piegare a sinistra e scendere in direzione NE. Giunti al limite inferiore dei declivi prativi, si rientra nel bosco svoltando repentinamente a destra, continuando per il bel sentiero che riporta in circa 10 minuti nelle vicinanze del Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (si sbuca esattamente in un tornante sinistrorso della stradina che conduce al Passo Crociglia, appena dopo lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto).

Pietra Parcellara e Pietra Perduca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo lungo la strada che collega Perino a Montà, poco dopo la frazione Donceto, 270m

Dislivello: 510 m ca

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: parcheggio-Passo di Pietra Marcia (45 min) ; Passo di Pietra Marcia-Pietra Parcellara (40 min) ; Pietra Parcellara-Oratorio (25 min) ; Oratorio-Pietra Perduca (40 min) ; Pietra Perduca-Montà-parcheggio (40 min)

Difficoltà: EE la cresta sud Pietra Parcellara ; E la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso Stradale: Piacenza-Rivergaro-Perino. Dalla SS 45 si imbocca a destra una stradina in direzione Donceto. Raggiunta quest’ultima località, si prosegue oltre, parcheggiando l’auto in uno spiazzo a sinistra all’inizio di una carraia 

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Descrizione dell’itinerario

La Pietra Parcellara andrebbe annoverata come una delle più interessanti conformazioni ofiolitiche dell’intero Appennino settentrionale. La sua forma slanciata, il suo ergersi improvvisamente con friabili pareti le hanno valso il titolo di “Cervino di Piacenza”. L’anello proposto implica il raggiungimento della sommità tramite la cresta sud, dove è necessario superare diversi tratti di I°+, a volte in discreta esposizione. In combinazione con la Pietra Parcellara, propongo una visita alla vicina Pietra Perduca, altra conformazione ofiolitica molto differente a livello morfologico. Anello di grandissimo interesse paesaggistico e naturalistico.

Dallo spiazzo con tavolo e panche si imbocca una carraia (percorso CAI n° 167), affiancata da filari di viti, che procede in ripida salita. In circa 20 minuti di faticoso cammino, si giunge al sommo della collina entrando poi all’interno del bosco. Si attraversa una stradina asfaltata e si prosegue per comoda carraia. Dopo un tratto in moderata salita, si abbandona l’ampia traccia per imboccare a sinistra (cartelli) un ripido sentiero. Si guadagna faticosamente quota assecondando la traccia che segue le linee di massima pendenza del pendio. In seguito si procede meno ripidamente costeggiando una crestina ofiolitica,  per poi riprendere a salire per erto sentiero, raggiungendo in ultimo la sella che separa la Pietra Parcellara dalla Pietra Marcia. Dal valico si lascia a sinistra il sentiero per l’Oratorio Parcellara e si continua lungo la dorsale fino all’inizio della rocciosa cresta sud (percorso CAI n°169). Si superano i primi risalti seguendo rigorosamente i segnavia bianco-rossi ottimamente posizionati. Dopo un breve tratto servito da una corda d’acciaio, la cresta diviene più esposta. Progressivamente ci si avvicina alla sezione più ripida: i segnavia si tengono a sinistra del filo cercando di evitare alcuni risalti verticali. Si supera una prima balza molto ripida (I°+) e di seguito un paio di tratti su ripide roccette che richiedono attenzione. Si giunge in questo modo sotto l’ultimo risalto che precede la sommità dell’anticima, e lo si supera seguendo un ripido canale (I°+). Si procede verso la cima principale affrontando una breve e scomoda discesa dove ci si aiuta con un cordino d’acciaio. Alcune roccette precedono la sommità della Pietra Parcellara, 836 m, da cui si ammira una vasto panorama a 360°. Dalla cima seguiamo il sentiero che scende nel versante ovest in direzione dell’Oratorio Parcallara, 670 m. La traccia, ben marcata dai segnavia bianco-rossi, si svolge prevalentemente su terreno roccioso e richiede attenzione, soprattutto nella parte bassa dove il pendio è più ripido. Una volta giunti all’oratorio, si ignora il sentiero 167 che ricondurrebbe al Passo di Pietra Marcia, e si continua verso la Pietra Perduca. Il sentiero (n°185) svolta poco dopo a destra e conduce verso la vicina frazione La Pietra. In prossimità delle prime case, si imbocca a destra (doppio cancello da attraversare) una bella mulattiera che continua all’interno del bosco in leggera discesa. Oltrepassato un altro cancello, ci si immette in una carraia che si segue a sinistra. Il percorso compie un’ampia curva verso destra, confluendo a sua volta in una carrareccia che si segue a destra. Usciti dal bosco, si scende lungo il margine sinistro di bellissimi prati in direzione della vicina e ben visibile Pietra Perduca. Una volta rientrati nel bosco, ci si immette in una carraia proveniente da Montà, giungendo in breve alla base delle rocce della pietra (fontana e tavoli con panche). Per raggiungere il plateau sommitale si presentano due possibilità: 1) una scalinata conduce al vicino Oratorio di S.Anna da cui, prima per ampia cengia e poi per gradini intagliati nella roccia, si mette piede sulla panoramica sommità caratterizzata da strane vasche scavate nell’ofiolite. 2) Avendo con se l’attrezzatura necessaria, è possibile cimentarsi con qualche via d’arrampicata. La più facile è la Via Vartis (II°/II°+) che segue un evidente canale-colatoio a placche collocato nel settore sinistro dell’ampia parete occidentale. Ritornati ai tavoli con panche, si segue un evidente sentiero che, tagliando un pendio prativo, procede in direzione della vicina frazione di Montà. Da quest’ultima località non resta che seguire la panoramica stradina asfaltata che in 30 minuti circa riconduce all’auto (ad un bivio si continua diritto in discesa, ignorando a destra una stradina).

 

Dente delle Ali: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,30/5 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Dente delle Ali-Bivacco Sacchi (30 min. ca.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Dente delle Ali (PD, III°max, esposto) ; Ferrata Mazzocchi: (EEA media difficoltà) ; Monte Nero: (E/E+ escursionistico)   

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (Dente delle Ali) ; ordinaria da ferrata (Mazzocchi)

Ultima verifica: agosto 2014 (foto: agosto 2011)

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

Descrizione dell’itinerario

La combinazione Dente delle Ali-Ferrata Mazzocchi-Monte Nero (con punto di partenza e arrivo localizzato al Passo dello Zovallo) rappresenta uno degli itinerari più avvincenti e completi di tutto l’Appennino emiliano.

Qui trovate la relazione dell’anello Ferrata Mazzocchi-Monte Nero

DENTE DELLE ALI:

map (1)www.openstreetmap.org

 

La Via Normale al Dente delle Ali consta di due brevi lunghezze di corda e le difficoltà non superano il III°.

Dal bivacco puntiamo alla base del dente giungendo all’inizio dell’evidente fessura-camino posta sulla destra rispetto il corpo principale della guglia. Iniziamo l’arrampicata superando dapprima un liscio diedrino di pochi metri (III°), entrando successivamente nella fessura-camino. La scaliamo in opposizione (III°) e ne usciamo a destra. Continuiamo per rocce giungendo all’esposta forcella che separa il dente a sinistra da altri gendarmi rocciosi a destra (chiodo con anello di calata). Dalla forcella ci si dirige verso la verticale parete del dente e si attraversa espostamente a destra oltrepassando uno spigolo. Dopo un paio metri, si scala la bella e lavorata parete in forte esposizione (III°- ; spit ; molto bello). Giunti ad un esposto terrazzino con spit e catena, possiamo raggiungere la sommità per facili placchette sulla destra. E’ anche possibile continuare lungo la sovrastante crestina, spostandosi, nella parte finale di essa, leggermente a sinistra rispetto il suo filo (II°/II°+ ; roccia non buona ; nessun chiodo). Dall’esile sommità scendiamo lungo facili placchette con andamento verso destra (faccia a valle), facendo ritorno all’esposto terrazzino con spit e anello di calata. Con una singola doppia di 25 metri ca. ritorniamo alla base.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Via Ferrata Luigi Mazzocchi Al Groppo delle Ali e Monte Nero

 

Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Passo dello Zovallo-Lago Nero (45 min) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40 min) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min) 

Difficoltà: EEA, media difficoltà (B) con qualche passaggio più impegnativo (B/C) la Via Ferrata Mazzocchi ; E/E+ la restante parte dell’itinerario 

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2015; giugno 2022

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo dello Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo 

 

map (4)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Splendido anello in luoghi di grande importanza a livello naturalistico. La Ferrata Luigi Mazzocchi, installata nel 1979 con aggiunte effettuate nel 2005 e 2009, è complessivamente di media difficoltà, ma presenta alcuni passaggi non banali che richiedono un certo impegno.  

Imboccato l’evidente sentiero n° 001, si guadagna inizialmente quota per dorsale boscosa, raggiungendo più in alto il bivio con il sentiero n° 003 che risale il crinale nord-est del Monte Nero. Continuando per il n° 001, si inizia un lungo tratto in cui si procede pressoché in quota immersi in un ambiente boschivo di impareggiabile bellezza, impreziosito dalla presenta di pini mughi autoctoni (rarissimi a livello appenninico). Appena dopo il bivio con il percorso n° 005 proveniente da Selva di Ferriere, si raggiunge un altro bivio dove il sentiero n° 001 volge a sinistra verso il Lago Nero. Il percorso procede quasi sempre in lieve salita e presenta un fondo costituito da massi di serpentinite. Costeggiato il margine destro di un’ampia e panoramica torbiera, si rientra nella copertura boscosa caratterizzata ancora da faggi, mentre più in alto, ormai in prossimità del Lago Nero, prendono il sopravvento i pini mughi. Raggiunto lo splendido specchio d’acqua di origine glaciale – 1541 m – si procede contornando la sua sponda nord-occidentale, rientrando poi nel bosco di faggi. Si sale lievemente e, lasciato sinistra il percorso n° 001 per Sella Costazza, si inizia a perdere quota ammirando belle visuali sulla Val Nure. Più in basso ci si innesta in un altro tracciato e verso sinistra si raggiunge una radura con ruscello in località Fontana Gelata. Da qui si prende a sinistra il percorso n° 007 per il Bivacco Sacchi e il Monte Bue, procedendo inizialmente a fianco del menzionato ruscello. Attraversatolo, si incomincia a guadagnare quota sempre più ripidamente costeggiando alcuni ciclopici massi. Avvicinandosi alla parete nord-occidentale del Dente delle Ali, si raggiunge infine la magnifica conca in cui è situato il Bivacco Sacchi, 1600 m. Da qui, trascurato il percorso che sale verso il Monte Bue, si giunge, mediante un sentiero poco evidente che procede in piano e in discesa, poco sotto l’attacco della Via Ferrata Luigi Mazzocchi. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Si scala inizialmente un facile canale obliquo a sinistra (A) e dopo un brevissimo passaggio più ripido per fessura (A/B) si intraprende un esposto traverso a destra servito da cavo e catena. Ai primi metri piuttosto agevoli (B) fa seguito un tratto ascendente abbastanza impegnativo che richiede una certa trazione sulle attrezzature (B/C). Giunti ai piedi di un canale verticale, lo si supera abbastanza agevolmente utilizzando una particolare scaletta (B), affrontando poi un appigliato canale/diedro (A/B) che segna il termine di questa prima sezione di ferrata. Dopo un breve trasferimento per ripido sentiero a serpentine, inizia una nuova sezione attrezzata che costituisce un’aggiunta rispetto al percorso originale. Aggirati a destra alcuni spuntoni, ci si impegna con una paretina strapiombante (la faccia destra di un diedro) la cui scalata risulta, nonostante la presenza di staffe, piuttosto faticosa (B/C). Superato il successivo breve e divertente muretto agevolato inizialmente da staffe (A/B), si raggiunge il bivio con la via di fuga. Il percorso attrezzato continua a destra ed effettua un facile traverso su placche (A) che precede un tratto in cui la fune serve solo da corrimano. In breve si arriva al bivio tra la variante impegnativa (a sinistra) e il percorso originale (a destra). Optando per la prima possibilità, dopo la prima ascesa su rocce ripide ma dotate di ottimi appoggi (B), si effettua un traverso a destra progressivamente più impegnativo (B/C). L’aggiramento di uno spigolo è il punto più difficile di questo tratto, in quanto gli appoggi sono decisamente scarsi (C). Messo piede in un canale/camino, ci si congiunge con il percorso originale e mediante scala si supera agevolmente (A) la verticale parete destra del solco. Effettuato un non facile traverso su placca (B/B+), ci si dirige verso la parete d’uscita, facilitata, nella prima sezione, da una lunga ed esposta scala (A+). Oltre quest’ultima, si supera un liscio canalino (A/B) cui fa seguito una divertente placchetta (B). Giunti sotto il muretto finale, lo si scala direttamente (due cavi affiancati, di cui quello di sinistra arrugginito e poco affidabile) sfruttando gli ottimi appigli e appoggi presenti (B/C). Conquistata l’ampia e poco accennata sommità del Groppo delle Ali, 1698 m, seguiamo i ben posizionati segnavia bianco-rossi, facendo attenzione a non imboccare il percorso che scende verso il Bivacco Sacchi, ma proseguendo in direzione del Monte Bue. Il sentiero, dopo una sostenuta salita all’interno del bosco, confluisce in una carraia alla base dei ripidi prati che precedono la sommità, purtroppo alquanto deturpata da impianti sciistici, del Monte Bue (indicazioni). Lasciando quest’ultimo a destra, si continua per l’ottimo sentiero n° 001 che dopo un tratto pianeggiante inizia a perdere quota tra vegetazione molto variegata. Approdati all’ampio, magnifico ripiano di Sella Costazza, 1677 m, si abbandona il segnavia n° 001 che si dirige verso Lago Nero e si trascura a destra il n° 821 per Prato Grande, proseguendo invece diritto verso l’evidente crinale sud-ovest del Monte Nero (n° 003). Il sentiero, dopo aver superato una prima dorsale prativa, inizia a percorrere una magnifica cresta caratterizzata da risalti di serpentinite e cespugli di pini mughi. Ammirando superlative visuali sul sottostante altopiano di Prato Grande, si lambisce la sommità di una prima cima del lungo crinale, perdendo poi quota per un breve tratto. Ripresa la salita, si aggirano alcuni verticali risalti rocciosi (è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino) tenendosi nel versante settentrionale della montagna. Dopo un’ultima agevole ascesa, si conquista la sommità del Monte Nero, 1752 m, caratterizzata da una croce e da un grandioso panorama. La discesa che avviene lungo il crinale nord-est della montagna (dopo pochi minuti dalla cima si trascura a destra il percorso che scende verso Tana del Monte Nero e Prato Grande) che si presenta nella prima sezione ammantato da pini mughi nonché cosparso da massi di serpentinite, mentre più in basso è ricoperto dal consueto (a livello appenninico) bosco di faggi. Innestatosi in un’ampia traccia (cartelli), si prosegue a sinistra assecondando il percorso segnato che, spostandosi successivamente a destra e procedendo per un tratto in piano, ricomincia poi a scendere. Dopo alcune svolte, si confluisce nel sentiero n° 001 a poca distanza dal Passo dello Zovallo. 

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