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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Taro

Monte Pelpi: anello da Montevaccà

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Punto di partenza/arrivo: Passo di Montevaccà 805 m

Dislivello: 950 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Montevaccà-Monte Pelpi (2 h) ; Monte Pelpi-Masanti di Sopra (1,30 h) ; Masanti di Sopra-Nociveglia (1 h) ; Nociveglia-Montevaccà (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili, in un tratto, i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: maggio 2019

Riferimento bibliografico: Andrea Greci – GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE, Val Taro e Val Ceno – Gazzetta di Parma 2011

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Bedonia. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 359/R (indicazione per Bardi) e la si segue posteggiando l’auto nel parcheggio di Montevaccà, località distante 5 km da Bedonia

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida escursione che si svolge a cavallo tra il versante Taro e Ceno del Monte Pelpi. La segnaletica è vetusta e sistemata in modo grossolano. In particolare è necessario, sia durante la salita quanto nel percorso di ritorno, prestare attenzione ad alcuni bivi non segnati che possono trarre in errore.

Da Montevaccà, avendo come riferimento la Trattoria Oppici, si segue a destra la Provinciale verso Bedonia per poche decine di metri, imboccando poi a sinistra (frecce segnaletiche dei percorsi CAI n° 829 e n° 825A) una carraia. Lasciatosi il paese alle spalle, si contorna inizialmente un bel campo, fino ad incontrare un evidente bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia che effettua subito una svolta a destra. Si avanza in lieve salita giungendo in seguito nei pressi di una presa dell’acquedotto situata alla nostra destra. Poi il tracciato si restringe a sentiero, allargandosi nuovamente poco dopo, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Dopo una ripida salita all’interno di un’area di rado bosco, giunti in prossimità di un ruscello, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 825A), che si segue a destra. Si procede per bella mulattiera, inizialmente in lieve salita poi in leggera discesa, effettuando una curva a sinistra. Appena dopo una carraia che si immette nel nostro percorso da destra, si confluisce in un’ampia carrareccia, proveniente da Case Lavaio, che si segue a sinistra in salita (percorso CAI n°829). Si compie quasi subito un ampio tornante destrorso, procedendo poi comodamente in ambiente boschivo solitario, giungendo più avanti nei pressi di un’area disboscata. Si avanza contornando il suo margine inferiore, trascurando subito una traccia che si stacca a destra, proseguendo per il percorso principale che in ripida salita effettua un ampio tornante sinistrorso. Si continua per il bel tracciato senza possibilità di errore, tralasciando in seguito a destra una carraia che conduce in una radura, mentre alla nostra sinistra si nota appena dopo il bivio una fonte/abbeveratoio. Subito oltre quest’ultima si effettua un tornate sinistrorso, avanzando poi in sostenuta salita e, con progressivo spostamento a destra, si esce temporaneamente dal bosco in corrispondenza del margine sinistro della radura di Pian de l’Era. Si procede avendo quest’ultima a destra e un rimboschimento a conifere a sinistra, fino ad incontrare un bivio da cui si prende il percorso di destra (segnaletica assente). Si guadagna quota per bella mulattiera effettuando alcuni tornanti, raggiungendo in seguito una radura arbustiva dove il percorso diventa molto incerto (segnaletica assente). Al bivio che si presenta si va a sinistra, attraversando in questo modo la radura tenendosi nei pressi del suo margine sinistro, fino ad arrivare alla base di un ripidissimo pendio inizialmente prativo con arbusti, poi boscoso. Lo si risale direttamente e scomodamente per traccia incanalata, particolarmente ripida nella parte superiore appena prima di rientrare nel bosco (attenzione in caso di terreno bagnato; utili, come specificato nella scheda iniziale, i bastoncini da trekking). Poi ci si inserisce in un altro sentiero, proveniente da destra, che si segue a sinistra, affrontando appena dopo un’altra ripidissima e sostenuta salita che potrebbe risultare alquanto scivolosa in caso di terreno bagnato. Poco più in alto si esce dal bosco, avanzando lungo il margine superiore di una bella radura. Dopo una macchia boscosa si sbuca in un’altra radura, dove il percorso piega repentinamente a sinistra e sale piuttosto ripidamente. Inizia successivamente un obliquo ascendente per bellissime radure punteggiate da macchie di faggi. Per traccia sempre evidente ma priva di segnavia (ad un certo punto si attraversa una carraia trasversale) si guadagna costantemente quota, tenendosi nel versante Taro della dorsale W del Monte Pelpi, conosciuta come Costa Agucchia. Approdati sul crinale di quest’ultima, si scende per un breve tratto, notando a sinistra, in versante Ceno, un’ampia area disboscata e un sentiero, privo di segnaletica, che seguiremo al ritorno. Noi proseguiamo alla volta dell’evidente cima del Pelpi, assecondando la stupenda dorsale erbosa che, oltre a regalare visuali impareggiabili, offre nella stagione tardo primaverile splendide fioriture, in particolare di orchidee selvatiche. Avanzando a saliscendi si guadagna, non senza fatica, la quota più elevata del Monte Pelpi1495 m, deturpata da antenne e, spostandosi a destra, si raggiunge la vistosa croce di 27 m, situata su una quota leggermente più bassa rispetto a quella principale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda, ritorniamo al bivio incontrato sulla Costa Agucchia, proprio in corrispondenza della menzionata area disboscata. Si prende a destra un sentiero che procede a mezza costa, trascurando a destra tracce di esbosco, fino a virare a destra dirigendosi e raggiungendo il dorso di una costa. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra una carraia in discesa e si prosegue diritto (segnavia sbiadito del percorso CAI n° 825) per sentiero che poco dopo si inoltra nel bosco. Si perde quota, a volte piuttosto ripidamente, per traccia quasi sempre ben incavata, facendo attenzione, ad un bivio poco evidente, a prendere il sentiero di destra (segnavia sbiadito). Più in basso ci si immette in una mulattiera che si segue a sinistra (segnavia), uscendo successivamente dal bosco nell’ambito di radure arbustive. Il percorso poco più avanti vira nettamente a destra e prosegue in direzione E/NE, attraversando le radure con arbusti della località Pian da Jassa. Rientrati nella vegetazione, si piega a sinistra innestandosi prima in una traccia più ampia, confluendo poi, dopo una discesa, in una carrareccia (segnavia e frecce segnaletiche in corrispondenza dell’innesto). Si segue quest’ultima a sinistra in leggera discesa effettuando alcuni tornanti, transitando più in basso a fianco di una presa dell’acquedotto. Si continua a perdere lentamente quota per l’ampio tracciato compiendo altri tornanti, giungendo in seguito nei pressi di una recinzione con ampio spiazzo adiacente. Si prosegue sempre per la comoda carrareccia effettuando ulteriori tornanti (in corrispondenza di un tornante destrorso si ignora a sinistra una carraia), incontrando e sottopassando più volte una linea elettrica. Più in basso si transita a fianco di spettacolari lastre rocciose, raggiungendo poco più avanti una sbarra, congiungendosi appena dopo con un’altra carrareccia, ormai alle porte del borgo di Masanti di Sopra783 m. Entrati nel centro di quest’ultimo, si prosegue a sinistra per stradello che conduce fuori dal paese, attraversando successivamente la piccola frazione di Fereto. Si penetra poi nel bosco seguendo un’ampia mulattiera, ignorando, ad primo un bivio, una carraia che si stacca a sinistra e, appena dopo, un sentiero che si stacca nella stessa direzione, contrassegnato da bolli rossi. Si continua in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un ruscello, incontrando successivamente un bivio dal quale, immettendosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra in salita (segnavia). Si guadagna quota in leggera/moderata pendenza, attraversando un ruscello ed ignorando tracce laterali secondarie, tenendo sempre il percorso più battuto (segnavia latitanti). Più avanti si raggiunge un bivio con carraia a sinistra chiusa da una catena, da cui si prosegue diritto per la storica mulattiera: si tratta infatti, con grande probabilità, di un vecchio tracciato utilizzato dai valligiani come arteria di collegamento tra le varie frazioni della Val Ceno – tra cui l’appena visitato Masanti – con Nociveglia e il valico di Montevaccà. Al successivo bivio si trascura a sinistra un’altra traccia e si continua a destra per il percorso principale che, avanzando in lieve discesa, si restringe per un tratto a sentiero, per poi allargarsi successivamente. Si riprende quindi a salire, incontrando (finalmente!), sul tronco di un albero alla nostra destra, uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso (CAI n° 825A). Poco più in alto si attraversa un un primo ruscello, cui fa seguito poco dopo un secondo, continuando poi a procedere in salita ed effettuando in seguito una svolta a sinistra. Si prosegue per il percorso principale, avanzando in lieve discesa tra radure arbustive e in seguito tra folta vegetazione all’interno di un rado bosco. Subito dopo un segnavia alla nostra sinistra, ci si immette in una carraia che si segue a destra solo per poco. Infatti, appena prima di una sua netta svolta a destra, la si abbandona per sentiero a sinistra (segnavia disposto più avanti sul tronco di un albero divelto). Si avanza per il sentiero attraversando un ruscello, oltre il quale il tracciato si amplia e conduce a varcare un secondo corso d’acqua. Poi si procede in lieve salita lungo la vecchia e suggestiva mulattiera (su un sasso con muschio in basso a sinistra si nota uno sbiadito segnavia con la numerazione del percorso) e, dopo un tratto in moderata pendenza, si effettua una curva a sinistra, immettendosi successivamente in un’ampia traccia che si segue a destra in discesa. Dopo l’attraversamento di un ruscello asciutto, si avanza in salita costeggiando un recinzione con filo spinato, notando poco dopo, sul tronco di un albero alla nostra destra, un altro segnavia. Si continua per la magnifica mulattiera con andamento pianeggiante, incontrando altri due segnavia, disposti l’uno dopo l’altro, trascurando, appena dopo il secondo segnavia, una traccia che si immette da destra. Più avanti il tracciato si restringe a sentiero invaso dalla vegetazione, allargandosi successivamente ad ampia mulattiera e procedendo in salita all’intero di un’area di bosco rado. Con andamento in piano/leggera discesa si arriva ad un ruscello asciutto che si varca, riprendendo appena dopo a salire, anche in moderata pendenza, fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Giunti nel margine superiore di un campo (bel colpo d’occhio sul Monte Penna) ed in vista del campanile della chiesa di Nociveglia, si trascura a sinistra un’ampia traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in discesa. Dopo un tratto in salita si entra nel paese di Nociveglia874 m, dirigendosi, al bivio iniziale, a sinistra verso la chiesa, andando poi a destra al successivo bivio situato in prossimità della facciata dell’edificio. Si attraversa tutto il suggestivo borgo, continuando poi per carraia che effettua una curva a sinistra. Appena dopo quest’ultima, ad un bivio, si prende la traccia di destra (segnavia), guadagnando quota per carraia inerbita. Si penetra successivamente nel bosco, procedendo sempre in salita e forse transitando nei pressi del luogo dove anticamente sorgeva un castello. Dopo un tratto in lieve discesa a fianco di radure, si oltrepassa un ruscello, rientrando poi nel bosco. Si procede per il bel tracciato in lieve salita, ammirando vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la sua storicità e importanza, fino a valicare una costa, oltre la quale si avanza in discesa. Dopo un tratto in cui il percorso potrebbe risultare alquanto fangoso, poiché asseconda un corso d’acqua, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione con la traccia contrassegnata n° 829. Seguendo quest’ultima si fa ritorno a Montevaccà, concludendo così questa spettacolare e completa escursione.

 

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Il Monte Molinatico dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 770 m ca.

Durata complessiva: 5,20 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-Lago Martino (2,10 h) ; Lago Martino-Monte Molinatico (1 h) ; Monte Molinatico-Monte Pelata-Monte Grotta Mora-Passo della Cisa (2,10 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Berceto-Passo della Cisa

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Descrizione dell’itinerario

Escursione molto bella su sentieri, eccetto per un breve tratto, ben segnati ed evidenti. Nella prima parte, con lungo percorso perlopiù pianeggiante, si procede all’interno di splendide faggete in ambiente molto suggestivo e solitario. Raggiunto il pittoresco Lago Martino ed inseritosi più avanti nel sentiero proveniente dallo Chalet del Molinatico, lo si segue raggiungendo la dorsale spartiacque e quindi la sommità del menzionato monte. La discesa avviene lungo il crinale orientale della montagna, di grande interesse panoramico e naturalistico, la cui percorrenza implica lo scavalcamento di due interessanti cime.

Dal Santuario della Madonna della Grazia si oltrepassa la Porta Toscana della Via Francigena e si prosegue lungo il tracciato di quest’ultima che inizialmente coincide con il percorso di crinale (00). Dopo 15 minuti di comodo cammino si raggiunge un bivio dal quale la Via Francigena vira a sinistra abbandonando in questo modo la dorsale spartiacque. Noi proseguiamo alla volta del Monte Molinatico avanzando per bella mulattiera, andando a sinistra al primo bivio che si incontra. Dopo l’attraversamento di un ruscello e una svolta a destra, si procede all’interno di un’area di bosco rado e, al bivio che si presenta, si prosegue a destra. Al bivio successivo si continua a sinistra (segnavia), effettuando poi un tornante destrorso e transitando in un’area caratterizzata da grossi massi. Dopo una ripida salita si giunge in una zona soggetta ad operazioni di esbosco, dove, ad un bivio, si prosegue diritto per mulattiera che permette di tagliare un tornante della carraia in cui ci troviamo. Rimesso piede su di essa (si ignora a destra un’altra carraia) la si segue fino a raggiungere un rifugio della Guardia Forestale a quota 1210 m. Si prosegue per sentiero che procede in lieve e moderata pendenza verso NW, oltrepassando in seguito un ruscello. Appena dopo quest’ultimo si attraversa un altro rio asciutto e si passa a fianco di un caratteristico masso che precede di pochissimo un bivio (indicazioni). Da qui abbandoniamo il percorso di crinale (da cui torneremo) e prendiamo a destra una diramazione del sentiero precedente che conduce al Termine del Gatto e al vicino valico sulla dorsale Manubiola/Cogena. Si avanza in piano/leggera discesa in ambiente boschivo di rara bellezza, caratterizzato da pietraie e stupendi esemplari di faggio. Dopo alcuni minuti di cammino si approda al menzionato valico di crinale da cui, andando a sinistra (indicazioni), si raggiunge lo storico Termine del Gatto, antico cippo confinario che dovrebbe risalire alla metà del XVI secolo. Dopo questa breve digressione, ritornati alla sella di prima, si imbocca a sinistra il percorso n° 837A in direzione del Rio delle Arole, sconfinando in questo modo in versante Cogena/Taro. Si segue lungamente questo sentiero (appena dopo il bivio si ignora a destra un percorso segnato con frecce gialle) con andamento in piano/leggera discesa in magnifico e solitario ambiente boschivo, caratterizzato da notevoli esemplari di faggio, ruscelli e massi. Dopo aver attraversato un suggestivo rio la traccia si amplia e conduce sotto ad un’area con massi (fontana), procedendo poi con andamento pianeggiante e in lieve discesa. Più avanti si penetra e si attraversa una valletta sconvolta da frane e, proseguendo lungo il percorso principale, si raggiunge un primo bivio dove si ignora a sinistra un sentiero non segnato per il crinale del Molinatico. Andando diritto ad un secondo bivio, si giunge più avanti in corrispondenza di un’area disboscata dove, dopo aver attraversato un ruscello, si piega a destra oltrepassando subito un altro piccolo corso d’acqua. Rientrati nella faggeta si valica una costa boscosa, oltre la quale si scende all’interno di una valletta. Dopo una breve salita si piega a sinistra e si prosegue per traccia non molto evidente assecondando i numerosi segnavia sugli alberi. Si guada successivamente il Rio delle Arole, inserendosi appena dopo in un’ampia traccia (n° 839A) che si segue a sinistra in direzione del Lago Martino. Si avanza in costante salita ignorando a destra un sentiero per lo Chalet, oltrepassando poco più avanti un paio di ruscelli. Appena dopo il secondo si abbandona la carraia su cui stiamo camminando per proseguire per ampia traccia a destra (segnavia). Si guadagna quota in moderata pendenza innestandosi poco più più avanti in un’altra traccia che si segue a destra (indicazioni). Quando il percorso pianeggia, si prende a destra (frecce segnaletiche) un sentiero che appena dopo conduce in un piccolo ripiano boscoso che si attraversa. Si sale ancora per poco fino a sbucare in corrispondenza della sponda settentrionale del suggestivo Lago Martino, 1367 m. Da qui si prosegue lungamente per comoda mulattiera (n° 839) perlopiù in piano con qualche breve tratto in discesa. Giunti in corrispondenza di una radura, il percorso effettua una netta svolta a sinistra (a destra si nota un tavolo con panche). Appena dopo la svolta si abbandona l’ampia traccia, che scende verso lo Chalet, e si prende a sinistra un sentiero contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, assente nelle mappe (almeno in quella utilizzata da sottoscritto). Con costante andamento in piano a mezza costa si tagliano ripidi pendii boschivi per traccia che più avanti si restringe notevolmente. Passando sotto grossi massi in ambiente spettacolare, transitando anche nei pressi di una piazzola di carbonaia, si prosegue in costante direzione SW. Raggiunto un incrocio, si continua diritto fino ad incontrare un’insegna in legno con scritto Prato del Cucù di Sopra. Appena dopo ci si innesta nel percorso proveniente dallo Chalet (n° 839B) che si segue a sinistra verso la dorsale del Molinatico. Si guadagna quota per ripida mulattiera, giungendo dopo una svolta a sinistra ad una zona di bosco meno ripida dove il percorso si fa incerto. Si prosegue diritto (delle due tracce tenere quella di sinistra) per poi svoltare nettamente a destra ed effettuare un ben ripido obliquo ascendente. Virando poi a sinistra e dopo un’ultima salita si mette piede nell’erboso crinale divisorio dove ci si innesta nel percorso n°00. Lo si segue a sinistra, penetrando dopo la prima radura in un bellissimo bosco di contorti faggi, da cui se ne esce poco dopo. Si continua lungo l’ampia dorsale costeggiando altre macchie di bosco e, dopo un’ultima salita, si guadagna la sommità del Monte Molinatico1549 m, purtroppo alquanto deturpata da numerose antenne e ripetitori. Dopo una meritata sosta si prosegue lungo il percorso di crinale (n° 00) in direzione del Passo della Cisa, ammirando, lungo il piacevole e rilassante cammino, notevoli visuali panoramiche. Più in basso ci si inserisce in una carraia, proveniente dalla cima, che si abbandona subito in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si continua a perdere quota lungo il magnifico sentiero 00 seguendo fedelmente il crinale divisorio in ambiente davvero suggestivo. Dopo una discesa un po’ più ripida all’interno di una fascia boscosa, radure e altre macchie di bosco si incontra un bel cippo confinario del 1828. Appena dopo quest’ultimo si presenta un bivio da cui si continua diritto ignorando a sinistra una traccia che conduce al Lago Martino. Dopo una piccola radura si prosegue per il crinale boscoso con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando notevoli esemplari di faggio. Giunti ad una selletta con cippo confinario si ignora a sinistra una traccia e si prosegue lungo la dorsale ora in salita. Poco più in alto si oltrepassa la Rocca o Bocca di Malzapello, continuando poi lungo il percorso principale che nel successivo tratto offre bellissime visuali panoramiche in un ambiente suggestivo e intatto. Si inizia quindi la risalita della dorsale occidentale del Monte Pelata, affrontando subito un ripido strappo. Dopo un tratto meno erto si riprende a salire ripidamente sempre per crinale al sommo di pendii erbosi e nei pressi del limite superiore della faggeta. Guadagnata la panoramica sommità, 1428 m, si scende per ampio crinale boscoso fino a raggiungere una selletta con cippo confinario. Da qui si ricomincia a salire, all’inizio piuttosto ripidamente, per poi procede in piano all’interno di una splendida faggeta. Poco dopo si incomincia la salita finale per la sommità del Monte Grotta Mora, che poi il sentiero segnato evita a destra. Noi invece, raggiunto un cippo confinario, proseguiamo ripidamente lungo il filo della dorsale boscosa, fino a guadagnare la bellissima cima, 1419 m, che a sua volta costituisce il culmine di una dorsale che degrada in versante Cogena/Taro. Dalla sommità si scende verso est, passando inizialmente a fianco di un magnifico esemplare di faggio, per poi virare a destra fino a ricongiungersi con il percorso segnato. Si prosegue per il crinale boscoso affrontando un’altra lieve contropendenza, raggiungendo in seguito una sella (indicazioni) da cui si stacca a destra una traccia che si ignora. Si prosegue lungo la dorsale boscosa, o mantenendosi nei suoi pressi, fino a mettere piede in un’altra selletta, da cui il percorso segnato vira a sinistra cambiando repentinamente direzione. Dopo una prima breve discesa si prosegue pianeggiando e in lieve salita passando a fianco di un rimboschimento a conifere. Si continua perlopiù in salita, anche se leggera, attraversando alcuni ruscelli, raggiungendo, dopo aver varcato un rio asciutto, il bivio incontrato all’andata con il sentiero che conduce al Termine del Gatto. Seguendo a ritroso il percorso fatto in salita si rientra al Passo della Cisa.

 

 

 

 

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Il Monte Molinatico dal Passo del Bratello

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Bratello 950 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Bratello-Monte Borraccia-Monte Molinatico (2,00/2,15 h) ; Monte Molinatico-Lago Martino (40 min.) ; Lago Martino-Monte Borraccia-Passo del Bratello (1,45/2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (consigliabili i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Passo del Bratello

mapStralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Piacevole itinerario alla scoperta di un’importante montagna dell’Appennino parmense/lunense, mai particolarmente valorizzata a livello escursionistico. Purtroppo la sommità del Monte Molinatico è deturpata da antenne, fatto che disturba non poco il senso di “esclusività” della cima conquistata. Ciononostante, gli ampi panorami che è possibile ammirare percorrendo la dorsale del monte da ovest a est, nonché le splendide faggete che ammantano il versante settentrionale della montagna, conferiscono al percorso proposto un fascino del tutto particolare.

Dal Passo del Bratello si imbocca verso nord (cartelli) una stradina inizialmente sterrata e successivamente, per un breve ma ripido tratto, asfaltata. Il tracciato poco dopo ritorna ad essere carraia, la quale procede con minore pendenza effettuando alcune svolte e tornanti. Nella parte superiore si deve attraversare un’ampia area disboscata avanzando in direzione del vicino crinale e svoltando, poco prima di esso, a destra. Messo piede sulla panoramica dorsale spartiacque, si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente dal caratteristico nucleo di Vighini e si prosegue lungo il percorso di crinale marcato 00. Un saliscendi precede una più sostenuta salita (ad un bivio possiamo prendere sia la traccia di destra quanto quella di sinistra: poco più in alto si ricongiungono) in direzione del Monte Borraccia1250 m, la cui sommità vera e propria si lascia a sinistra. Poco dopo si incontra un bivio dove si ignora un traccia a sinistra (si tratta del sentiero n° 839B che percorreremo al ritorno) e si continua diritto, giungendo dopo alcuni minuti nei pressi di una bella conca dominata dal profilo boscoso della dorsale del Molinatico. Da questo punto la prosecuzione del sentiero 00 non è immediata per il semplice fatto che la segnaletica in questo tratto lascia molto a desiderare. Giunti ad un bivio ci si dirige a sinistra verso un casotto da cui si piega a sinistra scendendo lungo il sottostante pendio erboso per labile traccia. Poco più in basso si devia a destra per sentierino, all’inizio poco evidente e poi più marcato, che conduce all’interno di una bella valletta boscosa formata dal Canale della Macchia Grande (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero nei pressi del menzionato canale). Si guada il corso d’acqua e si inizia a risalire la soprastante sponda boscosa per traccia ripidissima (utili i bastoncini da trekking) e per di più poco incavata nel terreno (tenere d’occhio i ben posizionati segnavia del CAI). Dopo diversi minuti di faticosa salita si guadagna la dorsale boscosa piegando a destra lungo quest’ultima. Prestando attenzione ai segni bianco-rossi sugli alberi, si avanza per il crinale boscoso attraversando in seguito una radura, ignorando qui una traccia che si sposta a destra. Si continua lungo la dorsale boscosa e dopo alcuni massi si attraversa un’altra radura arbustiva, raggiungendo, tramite ripido strappo, un bivio (paletto con cartelli), dove si ignora il sentiero n° 839B proveniente dallo Chalet del Molinatico. La dorsale lungo cui continuiamo a camminare alla volta della sommità del Monte Molinatico alterna macchie di bosco a panoramici pendii: consiglio di gustare senza fretta questa sezione dell’itinerario, in quanto l’ambiente in cui ci troviamo è di notevole bellezza. Un ultimo strappo per dorsale erbosa precede la sommità del Molinatico1550 m, “colonizzata” da antenne che francamente non stimolano l’escursionista al fine di una meritata sosta ristoratrice. Dalla cima si continua lungo il sentiero 00 che discende il crinale orientale del monte: stiamo percorrendo la sezione forse più interessante, dal punto di vista panoramico, dell’itinerario proposto (notevoli le visuali sul Monte Orsaro e le Alpi Apuane). Più in basso ci si immette in una carrareccia seguendola solo per pochi metri, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra. Si continua lungo il sentiero 00 incontrando più in basso un cippo confinario e appena dopo un bivio (cartelli): si abbandona la dorsale spartiacque imboccando a sinistra una mulattiera (percorso CAI n° 839) che procede a mezza costa all’interno di un magnifico ambiente boscoso. In seguito ci si immette in un’ampia traccia, proveniente da destra, seguendola solo per pochi metri ed abbandonandola per sentiero a destra (segnavia sempre presenti e ben posizionati). Si giunge in un ripiano boscoso confluendo poco dopo in un’altra carraia che si asseconda a destra in discesa per un brevissimo tratto. Al bivio sottostante (cartelli) occorre infatti prendere l’ampia traccia di sinistra in direzione del Lago Martino. Appena dopo i segnavia conducono a deviare a sinistra, abbandonando in questo modo la carraia ed affrontando una breve contropendenza, fino a raggiungere il suggestivo specchio d’acqua di origine artificiale. Dopo un’eventuale sosta, si continua lungamente per l’ampia mulattiera, che procede in piano con qualche tratto in discesa, fino a giungere nei pressi di una radura (tavolo con panche collocato alla nostra destra). Appena oltre una netta svolta a sinistra, si imbocca, sempre a sinistra, un sentiero (segnavia) che procedendo a mezza costa confluisce infine nella traccia (CAI n° 839B) proveniente dallo Chalet. La si segue a destra in discesa, raggiungendo in questo modo una bella radura conosciuta come Prato del Cucù di Sotto1259 m. Dal bivio con cartelli si prosegue diritto lungo una carraia (CAI 839B) tramite la quale si attraversa in discesa un’ampia area orribilmente disboscata che instaura tristezza e sdegno. Ignorando tracce di esbosco che si staccano a sinistra, si giunge ad un bivio dove occorre prendere la traccia di sinistra (segnavia) che, dopo una breve risalita, conduce ad una bella e panoramica radura. Successivamente si penetra nella valletta formata dal Canale della Macchia Grande, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta. Dopo il guado si continua per la mulattiera solo per poco: infatti, appena prima di un’area disboscata collocata alla nostra destra, si imbocca a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso contrassegnato CAI n° 839B (bivio poco visibile in quanto i cartelli di legno sono stati vergognosamente distrutti). La traccia procede in costante ma non ripida salita, compiendo inizialmente una curva verso sinistra. Dopo aver effettuato una netta svolta a destra, si esce dal bosco e si affronta un breve ma ripido strappo per poi procedere con minore pendenza (e fatica!). In breve ci si ricongiunge con la carraia di crinale, percorsa all’andata (non lontani dalla sommità del Monte Borraccia), rientrando tramite essa al Passo del Bratello.

 

 

 

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La Strada “Maria Longa” da Ramiola a Pietra Corva

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Punto di partenza/arrivo: Ramiola 153 m

Dislivello: 450 m ca (comprensivo di saliscendi) 

Durata complessiva: 3,30/3,45 h

Tempi parziali: Ramiola-Castello di Roccalanzona (1 h) ; Castello di Roccalanzona-Pietracorva (45 min/1 h) ; Pietracorva-Oratorio-Pagano-Ramiola (1,30 h)

Difficoltà: E (E+ la salita al Castello di Roccalanzona)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ramiola

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Stralci della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.7012/10.0416

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso di crinale lungo una direttrice (la Via Maria Longa) che ha origini remote. I punti di maggiore interesse sono Il Castello di Roccalanzona, situato sopra un poggio di roccia ofiolitica e Pietracorva, sperone ofiolitico che precipita verso la valle del Dordone con una verticale parete.

Da Ramiola si imbocca Via Maria Lunga e si sale per ripida stradina asfaltata fino a quando sulla destra si stracca una carraia che seguiamo (cartelli). Il tracciato procede in costante e moderata salita tenendosi sul crinale collinare. Man mano che si guadagna quota, le visuali sulla sottostante Val Taro e il circondario di montagne sono sempre più vaste. Raggiunta la sommità del M. Bussareto  381 m, l’ampia traccia continua attraversando bellissimi prati per poi entrare nel bosco. Dopo un paio di tornanti, troviamo un primo bivio cui fa seguito un secondo, dove si lascia a sinistra una carraia in leggera discesa che conduce al nucleo di Pagano. Si continua seguendo la traccia di crinale, avvicinandosi progressivamente al poggio su cui sorgono i resti del Castello di Roccalanzona. Giunti alla base, si ignora a sinistra, temporaneamente, la continuazione della Via Maria Longa e a destra una carraia che conduce all’Oratorio di Roccalanzona. Imbocchiamo al centro un’ampia traccia che dopo una svolta a destra diviene più esile e procede in ripidissima salita in direzione delle rovine del castello. Dopo il primo ripido strappo, la pendenza si addolcisce per poi impennarsi nuovamente ormai in prossimità delle prime mura. Le contorniamo a sinistra penetrando all’interno delle rovine. Con attenzione ci dirigiamo verso la base della torre, passando a fianco di un caratteristico arco. Il maniero è citato per la prima volta in un documento del 1028 e, secoli dopo, passo in proprietà ai Rossi. In origine era provvisto di una chiesa, esistente ancora nel 1739 e poi demolita. Il materiale di recupero fu utilizzato per costruire l’oratorio che è disposto verso la valle del Dordone. Ritorniamo al trivio di prima e proseguiamo per la carraia (la Strada Maria Longa) che in leggera discesa, in versante Ceno, aggira il poggio del castello. Si giunge poco dopo ad un bivio, dove seguiamo la ripida carraia di destra che riporta sul crinale, esattamente alla base dei dirupi nord-occidentali del poggio su cui si erge la torre del castello. Da qui si diparte una ripida traccia che risale il pendio soprastante e conduce (evitando per ripidi canalini erbosi le balze rocciose e infine superando un breve gradino) ad un aereo ripiano sotto l’ultima porzione di roccia sopra la quale si innalzano le mura della torre (digressione sconsigliata per l’oggettiva pericolosità). Si continua per la carraia di crinale in leggera e moderata salita ammirando panorami vastissimi. Dopo una breve discesa, il tracciato riprende a salire con maggiore pendenza tenendosi quasi sempre sul filo del crinale. Un ultimo ripido strappo precede una piccola radura con tavolo e panche nei pressi della sommità di Pietracorva 543 m. Un sentiero conduce sul plateau sommitale che precipita verso nord-est con una verticale parete. Dalla cima, che ospita rare specie floreali, si ammira un panorama notevole. Il rientro a Ramiola avviene per il percorso effettuato all’andata. Mi permetto di suggerire un paio di digressioni: 1) Una volta ritornati alla base del poggio del Castello di Roccalanzona, imbocchiamo a sinistra una carraia (chiusa inizialmente da sbarra metallica) che in leggera discesa conduce in una magnifica radura dove è collocato l’Oratorio di Roccalanzona, ottimamente ristrutturato. 2) Giunti al bivio per Pagano, raggiungiamo in breve questa località, dove possiamo ammirare uno splendido esemplare di mandorlo e un oratorio del XVII secolo. In questo luogo fu scoperta una pietra con epigrafe a memoria del Giubileo del 1300.

 

 

 

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Lozzola-S.Bernardo-Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30/1,45 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E

-EE la salita lungo il profilo sud/est dei Groppi Neri 

Eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve tratto di I°/I°+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015 (tratto S.Bernardo-sommità Groppi Neri ottobre 2018)

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-Lozzola

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map (2)Stralci della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione della zona) lascia piuttosto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo l’area in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi sulle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da sud a nord: 1) il Groppo delle Pietre 1289mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà  2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri 3) Il Groppo della Donnapresenta tre quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. Più spostate nel versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o I Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, situato ad ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud/sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: Val Taro: anello delle ofioliti . 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) Il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola, che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola di Corchia. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Lasciata l’auto nei pressi della chiesa di Lozzola, si segue una stradina asfaltata che dopo un tornante e alcune svolte conduce ad un bivio. Si va a destra, lasciando a sinistra una carrozzabile diretta alla frazione Castello (che visiteremo al ritorno), transitando in seguito sotto caratteristiche pareti di ofiolite. Si prosegue per la stradina fino ad un evidente bivio, ben riconoscibile per la presenza di un grosso masso ofiolitico con segnavia bianco-rosso (percorso n°837). Si abbandona l’asfalto e si imbocca a sinistra una carraia che procede in costante salita effettuando alcuni tornanti. Dopo aver aggirato una costa, si esce dal bosco (belle visuali sul Groppo di Gorro) giungendo in un’area caratterizzata da strane conformazioni ofiolitiche. Dopo un’eventuale perlustrazione, si continua per la carraia che presto rientra nel bosco. In seguito dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: infatti, giunti nei pressi di un trivio, abbandoniamo la carraia per imboccare a sinistra un sentiero (segnavia molto poco visibile collocato a sinistra). La traccia procede il leggera salita all’interno di un magnifico ambiente boscoso e conduce nei pressi di alcuni suggestivi ruderi. Il sentiero si fa poi ben più marcato e dopo un tratto in moderata salita, inizia un lungo aggiramento a mezza costa delle pendici del boscoso Monte Minara. Dopo una svolta a sinistra, l’ampia traccia confluisce in uno sterrato che seguiamo a destra in leggera discesa transitando in seguito nei pressi di Casa Grassi (notevole esempio di ristrutturazione rispettosa dell’assetto originario). Un ultimo breve tratto di carraia in leggera salita conduce alle magnifiche radure con alberi di castagno dove è situata la chiesa di S.Bernardo 947 m (a destra dell’edificio troviamo un’iscrizione, affissa su un masso ofiolitico, che ricorda una battaglia tra partigiani e truppe tedesche avvenuta il 2 febbraio 1945). Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n° 837 diretto al Passo La Calà, ignorando subito a destra la traccia contrassegnata n° 833A diretta a Moncucco Belforte. Il tracciato entra in seguito all’interno di un magnifico bosco e procede perlopiù pianeggiando. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel centro della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Dopo aver effettuato alcuni tornanti, si esce dal bosco più o meno in prossimità del profilo sud-est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero n° 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’appena menzionato profilo sud-est del groppo (nella parte alta roccioso) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e si avanza in obliquo a sinistra avendo come valido punto di riferimento un verticale gendarme ofilotico, situato più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo. Si procede senza via obbligata aggirando diversi massi, guadagnando successivamente quota a sinistra del menzionato gendarme roccioso. Raggiunto un suggestivo intaglio, volgendo a destra e superando qualche roccetta si può salire sull’ariosa cima dello spuntone ofiolitico. Poi si continua liberamente in ambiente veramente suggestivo, guadagnando in breve la bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri, 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra il risalto sommitale, ricongiungendosi con il sentiero n° 837 che effettuando alcune svolte conduce ad un’ ampia sella caratterizzata da piccoli gendarmi ofiolitici. Dalla sella mediante il sentiero n° 837 si fa ritorno a S.Bernardo, da cui si rientra a Lozzola per lo stesso percorso seguito in salita. Prima di terminare l’escursione consiglio una digressione: giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un tratto a mezza costa si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile dal Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti ad una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Dopo poco si giunge alla base del risalto sommitale: una placchetta di alcuni metri che si supera direttamente con difficoltà di I°/I°+. Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa inusuale escursione.

 

 

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Val Taro: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: Gorro chiesa 543 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4,15 h

Tempi parziali: Gorro chiesa-Groppo di Gorro (45 min./1 h ca.) ; Groppo di Gorro-Moncucco (45 min.) ; Moncucco-Torrione di Cumbratina-Castello di Belforte (45 min./1,15 h) ; Castello di Belforte-Gorro chiesa (45 min. ca.)

Difficoltà: EE+ il Groppo di Gorro per il percorso proposto (altrimenti E per il sentiero 830a) ; EE+ Il Groppo di Cumbratina ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventuale assicurazione a corda per il Groppo di Cumbratina; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Roccamurata-Gorro chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e insolito anello che implica la salita oll’ofiolitico Groppo di Gorro fuori sentiero e la scalata del più piccolo dei due Groppi di Cumbratina. L’itinerario proposto rappresenta il “primo atto” di un trittico composto da percorsi accomunati da caratteristiche similari, soprattutto per quello che concerne la loro particolare tipologia . Tuttavia, se per “tipologia” intendiamo “classificazione”, allora sarebbe più corretto parlare di una “non tipologia”, in quanto si tratta di percorsi che presentano tratti, o digressioni, pseudo-alpinistiche, all’interno di un globale contesto escursionistico. Perciò, comprensibilmente, è ben difficile classificare itinerari così strutturati, sia per quello che concerne l’incasellamento del percorso nelle principali discipline, quanto per la sua oggettiva classificazione a livello tecnico. Quindi, alla luce di quanto detto, perché proporre simili itinerari? Due motivazioni: 1) nell’attuale frammentazione delle attività montane in settori chiusi in se stessi, a loro volta espressivi di approcci, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto “ideologico”, molto spesso estremamente lontani, ho voluto indicare una, seppur timida e frammentaria, possibilità di “interazione” fra due discipline differenti: il trekking e l’arrampicata (quest’ultima su rocce facili e limitata a pochi movimenti). 2) L’aspetto costruttivo ed evolutivo del cercarsi il percorso autonomamente seguendo la propria esperienza, nonché intuito, nonché “fantasia”. Riguardo, invece, la questione sicurezza è necessaria una specificazione: le difficoltà alpinistiche di alcuni tratti su roccia non vanno oltre il II°, sia nell’itinerario qui relazionato, quanto negli altri due che relazionerò prossimamente. Il sottoscritto ha superato i tratti in questione senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e delle conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” E LE DIGRESSIONI PROPOSTE NELLA RELAZIONE. Va inoltre considerato che alcuni passaggi rocciosi, come nel caso del percorso suggerito per il raggiungimento della sommità del Groppo di Gorro, presentano roccia friabile. Quindi, per finire, si tratta di itinerari dove gioca un ruolo primario l’iniziativa personale, la scelta effettuata con coscienza di scelta.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Gorro, si ripercorre lo stradello di accesso da cui siamo giunti, procedendo poi per stradina asfaltata abbandonandola poco dopo. Ad un bivio con cartelli, infatti, si volta a sinistra raggiungendo in breve le poche case della frazione Le Vigne. Appena oltre si trova un incrocio dove si piega a sinistra per ampia traccia (percorso CAI n° 830A) che procede in leggera salita. Nei pressi di una svolta a destra, si abbandona temporaneamente il percorso segnato, per montare verso sinistra sul dorso di una costa ofiolitica, raggiungendo in breve la sommità del Groppo delle Vigne, da cui si può ammirare una notevole visuale verso il Groppo di Gorro. Rimesso piede nel sentiero segnato, si avanza in direzione dei vicini pendii erbosi, ghiaiosi e parzialmente rocciosi, che formano il versante occidentale di questo vasto ammasso ofiolitico. Giunti alla base, si abbandona il percorso segnato appena prima che quest’ultimo venga affiancato da una verticale cintura rocciosa. Individuato un ripido colatoio di rocce nere, lo si scala direttamente (II°, roccia friabile e scivolosa) affrontando, poi, un risalto a destra, il cui superamento diretto oppone difficoltà di II° su roccia friabile. Si continua a salire per roccette, seguendo una mal accennata dorsale e puntando ad un evidente gendarme che si supera direttamente (II°-). Ci si sposta poi a destra, fino a giungere alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata (I°/I°+). Si traversa ancora a destra e si affronta una bella placca su roccia solida (II°-). La dorsale diviene successivamente ghiaiosa: la si risale mirando ad un ampia sezione di rocce grigio-nere collocata alla nostra destra. Si abbandona la dorsale e ci si dirige verso la base delle rocce individuando al centro una specie di colatoio. Lo si scala facilmente e si continua diritto per alcuni metri. Successivamente si obliqua verso destra scalando ripide ma facili roccette, giungendo così al sommo della fascia rocciosa (passi di I°e II° su roccia mediocre). Da qui è sufficiente proseguire sempre diritto fino ad incontrare i segnavia del percorso 830A che si segue a destra guadagnando in breve la sommità del Groppo di Gorro, 827 m. [Il percorso descritto è assolutamente “improvvisato”, senza alcun preliminare studio “a tavolino”. Tutti i passaggi d’arrampicata sono stati volutamente, deliberatamente, cercati dall’autore della relazione. Ognuno, quindi, è libero di scegliere il percorso che maggiormente gli aggrada, facendo leva sulla propria esperienza e, perché no, su quella componente che sempre meno viene stimolata nell’attuale massificante tendenza “sportivistica” delle attività montane: LA CURIOSITA’]. Dalla cima si seguono i segnavia bianco-rossi che tenendosi a destra rispetto la dorsale rocciosa conducono su una sterrata che seguiamo a sinistra in salita. Poco dopo si entra all’interno del bosco giungendo ad un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Si continua a seguire la carraia in discesa abbandonandola quando effettua una netta curva verso sinistra, imboccando a destra un’ampia traccia che procede in leggera salita. Si continua lungamente per la mulattiera-carraia andando a sinistra al primo bivio e a destra (diritto) al secondo. Dopo aver attraversato alcuni ruscelli, si confluisce nel percorso segnato che a sinistra conduce a S.Bernardo. Noi, invece, proseguiamo a destra, giungendo dopo alcuni minuti alle belle e panoramiche radure di Moncucco, 870 m. Si continua per la carraia in discesa, ignorando un’ampia traccia a destra e proseguendo in direzione SW. Si transita successivamente a fianco di una casa diroccata (notevole visuale sui Groppi di Cumbratina) e si procede per la bella e ampia mulattiera che svoltando a destra conduce all’interno di una suggestiva area boscosa. Poco dopo si giunge alla selletta che separa il Torrione piccolo di Cumbratina (alla nostra destra) da quello più imponente ed elevato (alla nostra sinistra). Quest’ultimo sembra di problematico accesso, mentre il primo appare più abbordabile, anche se la sua scalata va oltre le difficoltà escursionistiche. Dalla selletta si risalgono alcune roccette ricoperte di muschio fino ad un ometto non visibile dal basso. Da quest’ultimo si obliqua verso sinistra assecondando una rampa che conduce sul filo della cresta SE. La si scala facilmente, anche se espostamente, superando un breve tratto affilato e decisamente esposto (II°-) che richiede molta attenzione soprattutto in discesa. Si continua, poi, appena a sinistra del filo di cresta (esposto) guadagnando infine la bella ed esclusiva sommità del groppo ofiolitico, 845 m. Si scende lungo il percorso effettuato in salita fino a rimettere piede nella mulattiera-carraia di prima. La si segue in discesa uscendo in seguito dal bosco e transitando a fianco di magnifiche radure. Successivamente ci si immette in una carrareccia che si segue a sinistra incontrando poco dopo l’asfalto. Si percorre lo stradello in ripida discesa giungendo in breve al bivio con il percorso n° 833 diretto al Passo La Calà, che si ignora. Continuando lungo la stradina asfaltata, si transita in prossimità di alcune abitazioni avvicinandosi progressivamente al poggio dove è arroccato l’antico borgo di Belforte. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto su stradina asfaltata che procede piuttosto ripidamente conducendo in breve all’ingresso del borgo. Lo si attraversa per viottolo selciato, ammirando splendide case costruite con pietre e materiale di recupero provenienti dal vicino castello. Dopo un’ultima salita, si raggiunge la sommità del poggio dove si trovano i resti murari del Castello di Belforte, che ci fanno intuire quella che fu sua originaria imponenza. Risalente al XII secolo, fu costruito dal comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi. Ritorniamo sui nostri passi fino all’incrocio di prima, dove svoltiamo a sinistra (indicazione per Gorro) seguendo una stradina asfaltata che procede in leggera discesa. In prossimità di una netta curva verso destra, abbandoniamo l’asfalto per imboccare a sinistra (segnavia) un’ampia traccia che scende ben ripida nel bosco. Il percorso, piuttosto invaso dalla vegetazione, continua effettuando alcune svolte e riconduce poco dopo nella stradina asfaltata abbandonata in precedenza. L’attraversiamo e continuiamo a seguire i segnavia all’interno del bosco passando nei pressi di una casa abbandonata collocata alla nostra destra. Sbuchiamo infine in un’ampio campo con casa a sinistra e continuiamo per il sentiero che inizialmente passa a fianco di una baracca in lamiera. Successivamente si scende contornando il margine destro del campo fino al suo limite inferiore. Poco più in basso si trova la strada asfaltata di prima che si segue a destra giungendo, dopo un ponte, ad un incrocio in località Cappellazzi. Si svolta a sinistra ritornando in breve alla chiesa di Gorro dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

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Monti Groppetto, Groppo e Orocco

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Punto di partenza/arrivo: strada del Passo del Chiodo 1269 m

Dislivello: complessivamente 350 m circa

Difficoltà: EE+/F la cresta NW del Groppetto ; E/E+ la salita al Monte Groppo ; E la restante parte dell’itinerario

Durata complessiva: 3,30/3,45 h

Tempi parziali: punto di partenza-Monte Groppetto per la cresta NW-Grotta del Groppetto (45 min) ; Grotta del Groppetto- Monte Groppo (30/35 min) ; Monte Groppo-sentiero 823A-bivio con il sentiero 823 (30 min) ; sentiero 823-Passo della Tabella (25 min) ; Passo della Tabella-Monte Orocco (30 min) ; Monte Orocco-Passo della Tabella-Rifugio M.Penna-punto di partenza (45 min)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale assicurazione a corda per la salita e discesa dal Monte Groppetto, nessun chiodo in loco.

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo-Passo del Chiodo. Dal valico si prosegue a sinistra per stradina asfaltata che scende in direzione del Rifugio M.Penna e, oltre quest’ultimo, raggiunge il Passo della Tabella, continuando infine verso il paese di Alpe. Dopo circa 2 Km dal Passo del Chiodo si giunge ad un bivio collocato in prossimità di un tornante sinistrorso, dove si ignora a destra la sterrata che conduce al Rifugio Faggio dei Tre Comuni. Si continua a scendere, si effettua un tornante destrorso e si prosegue lungo la stradina asfaltata ancora per qualche centinaio di metri. Si abbandona l’auto in uno slargo sulla destra, all’inizio di una carrareccia chiusa da una sbarra.

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

L’Appennino parmense è delimitato ad ovest dal gruppo Monte Penna-Maggiorasca. Il valore ambientale di quest’area montuosa è notevole. Molto differente, a livello geologico, rispetto le montagne dell’Alta Val Parma e Cedra (la Val Baganza meriterebbe una trattazione a se stante) consta diverse e rinomate cime, alcune delle quali, appunto, ben note e frequentate (il Monte Penna in primis) ed altre più remote e scarsamente visitate.
Se capitate in loco, consiglio di effettuare una breve escursione che contempla la salita a due cime di particolare interesse: il Monte Groppetto e il Monte Groppo, magari in combinazione con altre della zona, come, a titolo di esempio, il Monte Trevine (interessato da una ferrata installata di recente e poi chiusa), oppure il Monte Orocco.

Dallo spiazzo, 1269 m, si segue la carraia in leggera discesa giungendo dopo pochi minuti ad un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (paletto di legno con segnavia del CAI). Si continua lungo la carrareccia che, procedendo in leggera salita, conduce ad un ripiano con capanno a sinistra e bacheca con cartina a destra (appena prima del ripiano si stacca a sinistra una mulattiera con segnavia bianco-rossi che rappresenta il percorso di ritorno). Si abbandona la carraia, che si sposta a destra verso la sterrata di accesso al Rifugio Faggio dei Tre Comuni, e si punta ad un segnavia bianco-rosso posto sul tronco di un albero collocato a sinistra rispetto la menzionata bacheca con cartina. Imbocchiamo il sentiero n° 823b che nella sua parte iniziale risulta molto poco evidente. Dopo il secondo segnavia, la traccia sembra perdersi: si deve risalire verso sinistra il pendio boscoso rintracciando dopo pochi metri altri segnavia. In seguito il sentiero diviene più marcato e, transitando in prossimità di grossi blocchi, conduce ad un piccolo ripiano boscoso. Da qui, guardando a sinistra, si notano delle lisce placche: abbandoniamo perciò il percorso segnato per dirigersi verso queste ultime e, una volta raggiunta la base, ci si sposta verso sinistra contornandola per pochi metri. Appena dopo, infatti, si asseconda una labile traccia che continua ad attraversare il pendio boscoso restando un po più in basso rispetto il margine dalla parete. Si giunge così in prossimità di una bella crestina che rappresenta una delle due possibilità per salire in cima al Monte Groppetto. A tal fine, si risalgono i pochi metri di ripido pendio erboso che ci separano dalle rocce, e si inizia l’arrampicata effettuando un obliquo verso sinistra su roccia solida e ben appigliata (II°-/II°). Una volta giunti sul filo di cresta, la si segue facilmente, anche se espostamente, approdando sull’aerea sommità dell’anticima (I°+). Si discendono alcune ripide roccette e si giunge alla selletta che separa la cima principale dall’anticima. Si scala con divertente arrampicata un arrotondato spigolo dotato di solidi appigli, guadagnando infine la notevole sommità del Groppetto, 1329 m (II°-). La seconda e più facile possibilità per salire in cima è questa: anziché scalare la crestina, si continua ad attraversare nel bosco montando per ripide roccette su un poggio. Da qui si contornano le rocce basali del versante NE giungendo, dopo un breve tratto in discesa, sotto lo sbocco di un canalino con alberi che, se seguito, condurrebbe alla selletta fra cima e anticima. Si continua ad attraversare individuando un altro ripido solco, per poi risalire brevemente il pendio boscoso giungendo, dopo un traverso a sinistra sotto ripide pareti, su una costa, dove a sinistra si nota una specie di fenditura o trincea naturale. Da qui si obliqua verso destra risalendo gli ultimi metri di ripido pendio con roccette affioranti che ci separano dalla sommità del Groppetto. Per la discesa dalla cima le possibilità sono due: 1) scendere in arrampicata per l’arrotondato spigolo fino alla selletta fra cima e anticima (non è presente alcun ancoraggio per un’eventuale calata). Da qui, avendo la cima alle spalle, si discende a destra un ripido e scomodo canalino con alberi. Entrati nel bosco si continua verso sinistra (faccia a valle), giungendo, dopo breve risalita, a ridosso delle rocce. Messo piede su un poggetto, si discendono verso sinistra alcune roccette, ritornando in breve nei pressi dell’inizio della crestina. 2) Dal limite orientale della sommità si penetra verso sinistra (faccia a valle) all’interno del bosco e si discende un ripido pendio con roccette affioranti obliquando verso destra. Raggiunta una costa (guardando a destra si nota una specie di fenditura o trincea naturale) si comincia ad attraversare verso sinistra (faccia a valle) contornando ripide pareti. Si scende a destra per qualche metro e si continua ad attraversare nella stessa direzione di prima giungendo sotto lo sbocco di un breve canalino con alberi. Da qui, come nel percorso precedente, si risale brevemente a ridosso delle rocce, per poi procedere in piano per pochi metri, fino a mettere piede su un poggetto. Si discendono verso sinistra alcune roccette, ritornando poco dopo nei pressi della crestina che abbiamo salito, e, infine, nel sentiero segnato (823b). Dal ripiano boscoso si segue la traccia che passa a fianco di grossi massi, notando a sinistra, dopo pochi metri, l’ingresso della grotta del Groppetto. Tale cavità, conosciuta come “Buca del Diavolo”, fu originata, oltre che da fenomeni carsici, da una frana. Presenta una profondità di 6m, una lunghezza di 25m e una conformazione a V rovesciata (informazioni desunte dal libro di ANDREA GRECI “Guida ai sentieri dell’Appennino parmense: Val Taro e Val Ceno; ed. Gazzetta di Parma 2011). Per una visita alla piccola cavità è necessaria una lampada frontale. Si continua lungo il sentiero segnato che poco dopo, piegando a destra, inizia a discendere il pendio boscoso, conducendo in breve ad una piccola radura con cartello a destra. Si affronta ora la salita al Monte Groppo che, seppur piuttosto ripida e disagevole nella sua parte superiore, non presenta alcuna difficoltà. Dalla radura si segue un’ampia traccia che dopo qualche metro compie una svolta verso sinistra procedendo in moderata pendenza. Giunti in prossimità di un masso, si piega a destra imboccando un sentiero che risale il ben ripido pendio boscoso compiendo diversi tornanti. Occorre assecondare attentamente i segnavia del CAI, in quanto la traccia non sempre è ben incavata nel terreno. Nella parte superiore ci si avvicina alle verticali pareti del versante ovest del Monte Groppo e si continua sempre in decisa salita approdando infine ad una selletta. Si piega sinistra uscendo in breve dal bosco e giungendo sotto la cintura rocciosa che precede la sommità. Si risale un ripido canalino con roccette iniziali, guadagnando così la magnifica cima del Monte Groppo, 1347 m, che offre un panorama davvero grandioso. Dalla sommità ritorniamo sui nostri passi fino alla piccola radura tra Groppo e Groppetto e si continua imboccando a destra un’ampia traccia che procede inizialmente in piano. La bella mulattiera, attraversando un magnifico ambiente boscoso, conduce, dopo una breve e leggera risalita, al ripiano con capanno e bacheca con cartina incontrato nella parte iniziale dell’escursione. Da qui si ripercorre la carraia seguita in precedenza, svoltando al primo bivio (appena prima che il tracciato inizi a salire) a destra per ampia carrareccia. Dopo pochi metri la si abbandona per imboccare a sinistra (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 823) una bella mulattiera che procede in piano all’interno del bosco. Si oltrepassano alcuni ruscelli e si continua per l’ampia traccia che attraversa, con percorso talora un po monotono, una vasta area disboscata. Dopo un lungo tratto (ai diversi bivi tenere sempre il tracciato che procede orizzontalmente) si giunge in vista di un paletto con freccia in legno di colore arancione collocato alla nostra sinistra. Si abbandona la carraia e si sale a sinistra, raggiungendo in breve la strada asfaltata proveniente dal Passo del Chiodo. La si segue a destra in discesa per pochi minuti raggiungendo il Passo della Tabella, 1241 m, dove si prosegue diritto imboccando il sentiero 829 alla volta del Monte Orocco. Il tracciato, seppur quasi del tutto sprovvisto di segnavia, è molto logico e non abbisogna di particolari spiegazioni. Ci si mantiene quasi sempre nei pressi della dorsale occidentale del monte, contornando il limite superiore di ampi e dolci declivi prativi ammirando visuali davvero impareggiabili. Dopo un breve tratto in discesa si giunge ad un incrocio dove si prosegue diritto risalendo il pendio prativo che precede la sommità del Monte Orocco, 1365 m, che si raggiunge in breve (l’ultima salita è piuttosto faticosa). Dopo una meritata sosta al fine di ammirare lo splendido e completo panorama che offre la cima di questo monte, ritorniamo sui nostri passi fino al Passo della Tabella, da cui si segue la stradina asfaltata in direzione Passo del Chiodo. Dopo un tratto in salita, si giunge in prossimità del Rifugio Monte Penna, 1295 m, e si continua a seguire la carrozzabile in discesa facendo ritorno, dopo alcuni minuti, allo slargo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

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