Monte Barigazzo: anello da Piano dell’Arato

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Punto di partenza/arrivo: Piano dell’Arato, 899 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Piano dell’Arato-Monte Barigazzo (1 h) ; Monte Barigazzo-Pianelleto (25 min) ; Pianelleto-Lavacchielli (30 min) ; Lavacchielli-bivio percorsi n° 803a/n° 803 (1 h) ; bivio percorsi n° 803a/n° 803-Castello-La Valle (1,30 h) ; La Valle-Piano dell’Arato (25 min)

Difficoltà: E+ (in un breve tratto EE)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2019

Accesso stradale: Fornovo-Solignano. Prima di Valmozzola Stazione, si imbocca la SP 42 diretta a Varsi. Attraversato il centro principale di Mormorola di Valmozzola, si continua lungo la provinciale per Varsi andando a destra al primo bivio e a sinistra al secondo. Effettuati alcuni tornanti, si attraversano in seguito le frazioni di Vettola, Mariano, La Valle, Maestri. Lambito il nucleo di Corrieri, si prosegue ancora per un breve tratto lungo la provinciale, parcheggiando l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra in località Piano dell’Arato, 899 m

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Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette una conoscenza approfondita del versante Mozzola del Monte Barigazzo. Nell’itinerario è previsto uno sconfinamento nel versante opposto (Noveglia) al fine di visitare due suggestivi nuclei: Pianelleto e Lavacchielli. Da quest’ultima località – che costituisce una delle più rinomate “ghost town” dell’Appennino parmense – una vecchia mulattiera non segnata conduce sul crinale spartiacque. Percorso quest’ultimo per un buon tratto e giunti sotto la sommità del Monte La Tagliata, si inizia il rientro in versante Mozzola. Un’ampia carrareccia ci riporta nel fondo della valle formata dal menzionato torrente, che si attraversa mediante ponte. Raggiunta la frazione di Castello, una splendida mulattiera ci conduce alla successiva località di La Valle, fino a spegnersi nella provinciale della Val Mozzola a poca distanza da Maestri.

Da Piano dell’Arato si imbocca una carraia (tabella con cartina e indicazioni del percorso CAI n° 811C) che dopo una breve salita conduce ad un bivio (indicazioni). Si prende l’ampia traccia di destra avanzando in lieve pendenza, ignorando subito a destra un percorso in discesa. Continuando comodamente per la carraia, si affronta poco più avanti una breve salita più ripida al termine della quale si trascura a sinistra una traccia (segnaletica insufficiente). Si prosegue diritto per il percorso principale, uscendo successivamente dal bosco nel contesto di particolari pendii marnosi che regalano ampie visuali. Dopo una breve discesa (segnavia), si rientra nel bosco compiendo una netta svolta a destra, oltrepassando in corrispondenza di quest’ultima un ruscello. Appena dopo si incontra un bivio (indicazioni) dal quale, abbandonata la carraia su cui stiamo camminando, si imbocca a sinistra un sentiero. Nei primi metri si asseconda una specie di solco, poi, giunti in un avvallamento alla base di spettacolari pendii marnosi, si risale una ripida rampa. Messo piede sul dorso di un crinale, che a sua volta rapprenta il culmine dei menzionati pendii, lo si segue a sinistra ammirando spettacolari visuali. Superato un tratto decisamente aereo in quanto il crinale si assottiglia notevolmente (EE), si continua guadagnando quota molto ripidamente per ampia dorsale marnosa. Ad un certo punto occorre virare nettamente a destra (segnavia latitanti) progredendo sempre in sostenuta salita. Rientrati nel bosco si deve affrontare un ripidissimo strappo che potrebbe presentarsi alquanto scivoloso con terreno bagnato. Al culmine della salita il percorso si sdoppia: andando a sinistra si esce sul bordo di un panoramico pendio marnoso che si risale per un breve tratto piegando poi a destra (sbiadito segnavia su un sasso). Rientrati nel bosco ci si ricongiunge con l’altra traccia che asseconda – come del resto anche in precedenza – il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca nuovamente sul bordo destro del pendio marnoso di prima che si risale, anche in questo caso, solo per poco. Rientrati nella vegetazione, si avanza lungo il filo della splendida dorsale alternando tratti all’interno di un rado bosco a sezioni all’aperto in cui si ammirano notevoli visuali. Proseguendo in questa direzione, si giunge ai piedi di un gendarme arenaceo che si aggira dapprima a destra poi in obliquo a sinistra per roccette. Ripresa la dorsale, si prosegue per un tratto in piano rientrando presto nel bosco, avanzando dapprima leggermente a sinistra del filo della dorsale, poi alla sua destra. Valicato il dorso della costa, si effettua un traverso a sinistra al sommo di altri spettacolari pendii, per poi virare a destra e subito dopo a sinistra (segnavia abbastanza evidenti). Si continua per il percorso segnato – in questo tratto non particolarmente evidente e anche, in un punto, ostruito da un albero – uscendo successivamente alla base di un pendio erboso con blocchi arenacei. Lo si risale orientandosi con i ben posizionati segnavia e con alcuni ometti, rientrando poi nel bosco. Si vira a sinistra giungendo poco più in alto nei pressi di alcuni blocchi rocciosi, trascurando qui una labile traccia a destra. Si supera un ripido strappo effettaundo poi alcune piccole svolte, sbucando poco dopo alla base di un altro pendio erboso simile al precedente. Lo si risale lasciandosi guidare da un ometto e da un segnavia posto più in alto, costeggiando nella parte superiore del pendio dei cespugli di ginepro. Qui il percorso piega a sinistra rientrando nel bosco, divenendo nel tratto a seguire poco evidente. Guidati dai segnavia, si inizia a salire in modo piuttosto sostenuto assecondando il dorso di una costa, notando alla nostra destra un magnifico esemplare di faggio. Il percorso continua a progredire piegando leggermente a sinistra, presentandosi sempre poco incavato nel terreno ma ben contrassegnato. Assecondando sempre la costa di prima, si vira a destra e usciti dal bosco si risale un ripido pendio. Più in alto si asseconda una stupenda dorsale, che degrada direttamente dalla sommità della montagna, caratterizzata da blocchi rocciosi. Si avanza costeggiando il limite della vegetazione orientandosi con i segnavia e con alcuni ometti, ammirando visuali davvero suggestive. Con ripida, faticosa ma appagante salita, in cui si aggirano o superano direttamente muretti e blocchi arenacei, si guadagna infine la cima del Monte Barigazzo1284 m. Oltre che dal notevole panorama e dalla tradizionale croce, la sommità è caratterizzata da una monolitica stele. Dalla vetta si percorre la panoramica dorsale occidentale della montagna, ammirando inizialmente uno splendido e isolato faggio situato proprio sul ciglio del precipizio. Si continua a scendere lievemente tenendosi in prossimità del bordo della dorsale, attraversando un rado bosco con esemplari di faggio di notevole pregio (purtroppo, a causa del vento o di fulmini, alcuni di essi risultano divelti o “mutilati”). Si esce poco dopo nelle belle radure dove è situato il Santuario di Nostra Signora della Guardia, mentre alla nostra sinistra si trova un rifugio. Dalla chiesa si continua a perdere quota per prati transitando nei pressi di faggi secolari, volgendo poi a sinistra verso una fascia boscosa. Attraversato un solco e approdati in una radura, si vira a destra progredendo senza una vera e propria traccia. Dopo un’altra piccola fascia boscosa e una seconda radura, si attraversa un cancello immettendosi in una carrareccia (indicazioni). La si segue a sinistra (percorso CAI n° 809B) perdendo progressivamente quota mediante diverse svolte e tornanti. Senza possibilità di errore si raggiunge il suggestivo e per gran parte dell’anno disabitato nucleo di Pianelleto, 1101 m. Si prosegue lungo la stradina d’accesso (percorso n° 803) oltrepassando più avanti un rio, iniziando in seguito l’aggiramento di una costa mediante svolta a destra. In corrispondenza di quest’ultima si imbocca a sinistra una carraia (nessuna indicazione, ma poco più in basso si scorge un segnavia), seguendola inizialmente fuori dal bosco. Al bivio che si incontra successivamente si trascura una traccia a destra, notando appena dopo, alla nostra sinistra, lacerti di vecchi muretti a secco. Poco più in basso si incontra un altro bivio dal quale si continua a sinistra per mulattiera, ignorando la carraia che prosegue diritto/destra. Si perde quota avendo, come in precedenza, muretti a secco alla nostra sinistra, sottopassando poco dopo una linea elettrica. Si continua a scendere per la magnifica e vecchia mulattiera nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio Rosta, fino ad immettersi nel percorso n° 803A. Lo si segue a sinistra alla volta di Lavacchielli, dirigendosi inizialmente all’interno della valletta formata dal menzionato Rio Rosta. Guadato quest’ultimo, si prosegue in lieve salita nella sponda opposta, svoltando poi progressivamente a sinistra. Si riprende successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione, perlopiù tra rado bosco, e dopo un’ultima salita piuttosto ripida si incontrano le prime case del nucleo di Lavacchielli, 982 m. Seguendo la traccia si transita a fianco delle diroccate abitazioni del paese fantasma, percependo una piacevole atmosfeta dilatata e per niente inquietante come certe leggende metropolitane legate a questo posto vorrebbero far credere. Ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra e appena dopo a destra, iniziando in questo modo l’attraversamento della parte alta del piccolo borgo. Si effettuano ancora altre due svolte, la prima a sinistra e la seconda a destra: appena dopo quest’ultima, in corrispondenza di una delle ultime case del nucleo, si abbandona a sinistra il percorso segnato costeggiando inizialmente l’entrata dell’abitazione. Usciti da Lavacchielli, si prosegue per sentiero evidente ma non segnato, contornando poco dopo il margine inferiore di un pendio prativo caratterizzato nella parte superiore da un muretto a secco. Si avanza in piano a mezza costa nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio Borrella. Varcato quest’ultimo, si prosegue per suggestiva mulattiera affiancata inizialmente da vecchi muretti a secco. Il tracciato poco dopo diviene incavato e si sdoppia: prendiamo il ramo di sinistra, ricongiungendosi successivamente con il percorso principale. Si avanza in costante direzione est per vecchia e solitaria mulattiera, notando in un tratto il selciato originario. Procedendo in lieve/moderata pendenza, si effettua più avanti un tornante sinistrorso che determina un brusco cambio di direzione. Si avanza infatti in direzione sud-ovest e sud, aggirando poco più avanti un albero caduto a terra che ostruisce il tracciato. Si continua a progredire per il ben incavato sentiero in direzione dell’ormai visibile crinale Noveglia-Mozzola. Messo piede su quest’ultimo, lo si segue a destra (percorso CAI n° 803) aggirando poco più avanti un’altura in versante Mozzola. Nel momento in cui il percorso svolta a destra onde recuperare la dorsale spartiacque, a sinistra si stacca una traccia che scende assecondando un crinale secondario. Questo percorso condurrebbe a Castello – che dovremo ugualmente raggiungere – con minor tempo; tuttavia, una volta abbandonato il filo della dorsale e inoltratosi nel bosco, il sentiero tende a perdersi. Si prosegue per il percorso di crinale (in alcuni punti piuttosto rovinato dal passaggio di mezzi motorizzati) avanzando per un buon tratto a saliscendi. Dopo una ben ripida salita si valica il filo della dorsale mediante curva a sinistra. Si avanza in versante Noveglia costeggiando il margine superiore di un’ inestetica area disboscata che instaura tristezza. Ricongiuntisi con l’ampio crinale boscoso, si procede in lieve salita incontrando poco più avanti il bivio con il percorso n° 803A che scende verso Barigazzi. Noi proseguiamo diritto procedendo in lieve salita e a saliscendi per carraia alquanto rovinata dal passaggio di mezzi motorizzati. Dopo una radura e una salita più ripida all’interno del bosco, si incontra un bivio (indicazioni) da cui si prende a sinistra il percorso n° 811. Si avanza a mezza costa per traccia non molto evidente ma ben contrassegnata, tagliando i ripidi fianchi boscosi del versante settentrionale del Monte La Tagliata. Dopo aver varcato tre solchi, giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto ci si immette in una carraia che a destra conduce al Monte La Tagliata. Noi la seguiamo a sinistra procedendo inizialmente in discesa, poi in piano e a saliscendi. Dopo alcuni minuti si giunge in corrispondenza di una baracca e a poca distanza da una cappella situata più in alto a destra. Varcato un rio ci si immette in un’ampia carrareccia, proveniente dalla Val Mozzola, che si segue a sinistra. Si perde lentamente quota effettuando diversi tornanti con un percorso molto lungo e talora monotono. Poco prima di raggiungere il fondo della valletta formata dal Torrente Mozzola, si nota, nel pendio boscoso alla nostra sinistra, una costruzione diroccata. Varcato il torrente mediante ponte (il corso d’acqua forma proprio in questo punto una suggestiva cascata, ben visibile appena dopo il ponte), si continua per comoda carrareccia costeggiando interessanti dirupi arenacei. Trascurata una traccia a sinistra, si prosegue per il percorso principale che procede perlopiù in piano/lieve salita, ignorando più avanti una carraia che scende a destra. Dopo una salita si raggiunge un suggestivo e panoramico poggio caratterizzato da rocce arenacee, dove il tracciato, che proprio in questo punto diviene asfaltato, vira nettamente a sinistra. Si perde quota per la stradina ammirando belle visuali sulla frazione di Castello – a cui siamo diretti – e sui notevoli dirupi arancei del Monte Grosso. Entrati nel menzionato nucleo, si trascura subito a destra la strada di accesso e si prosegue a sinistra attraversando la parte più vecchia del piccolo borgo. Dopo una curva a sinistra, in corrispondenza delle ultime case del paese, si imbocca a destra una mulattiera non segnata. La si segue in piano transitando poco più avanti a fianco di una Madonnina, incontrando successivamente una fontana. Si continua per il tracciato che asseconda un filare di alberi a fianco di campi e radure, notando alla nostra sinistra i “classici” muretti a secco, segno dell’importanza e storicità del percorso. La mulattiera, delimitata da ambo i lati da altri suggestivi muretti a secco, piega poi a destra contornando il margine di un campo situato alla nostra sinistra. Giunti in corrispondenza di una casa ristrutturata, il percorso vira a destra e scende in direzione della frazione La Valle (in questo tratto si nota a terra ciò che rimane del selciato originario). Entrati nel menzionato nucleo, lo si attraversa a sinistra per viottolo, fino a raggiungere un incrocio. Attraversato uno stradello asfaltato, si prosegue diritto per mulattiera che perde quota sulla sinistra di un ruscello. Notando anche qui alcune sezioni del lastricato originario, si scende in direzione della vicina provinciale della Val Mozzola, che si raggiunge non prima di aver aggirato scomodamente un albero che ostacola lo sbocco del percorso. Ora non resta altro che seguire la strada a sinistra in salita, oltrepassando inizialmente la frazione di Maestri e transitando più avanti nei pressi di Corrieri. Dopo un’ultima salita si ritorna a Piano dell’Arato, punto di partenza della nostra escursione.