RSS

Archivi categoria: Appennino parmense: Val Manubiola

Il Monte Molinatico dal Passo della Cisa

101_0574 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 770 m ca.

Durata complessiva: 5,20 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-Lago Martino (2,10 h) ; Lago Martino-Monte Molinatico (1 h) ; Monte Molinatico-Monte Pelata-Monte Grotta Mora-Passo della Cisa (2,10 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Berceto-Passo della Cisa

img20190408_09022439 (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione molto bella su sentieri, eccetto per un breve tratto, ben segnati ed evidenti. Nella prima parte, con lungo percorso perlopiù pianeggiante, si procede all’interno di splendide faggete in ambiente molto suggestivo e solitario. Raggiunto il pittoresco Lago Martino ed inseritosi più avanti nel sentiero proveniente dallo Chalet del Molinatico, lo si segue raggiungendo la dorsale spartiacque e quindi la sommità del menzionato monte. La discesa avviene lungo il crinale orientale della montagna, di grande interesse panoramico e naturalistico, la cui percorrenza implica lo scavalcamento di due interessanti cime.

Dal Santuario della Madonna della Grazia si oltrepassa la Porta Toscana della Via Francigena e si prosegue lungo il tracciato di quest’ultima che inizialmente coincide con il percorso di crinale (00). Dopo 15 minuti di comodo cammino si raggiunge un bivio dal quale la Via Francigena vira a sinistra abbandonando in questo modo la dorsale spartiacque. Noi proseguiamo alla volta del Monte Molinatico avanzando per bella mulattiera, andando a sinistra al primo bivio che si incontra. Dopo l’attraversamento di un ruscello e una svolta a destra, si procede all’interno di un’area di bosco rado e, al bivio che si presenta, si prosegue a destra. Al bivio successivo si continua a sinistra (segnavia), effettuando poi un tornante destrorso e transitando in un’area caratterizzata da grossi massi. Dopo una ripida salita si giunge in una zona soggetta ad operazioni di esbosco, dove, ad un bivio, si prosegue diritto per mulattiera che permette di tagliare un tornante della carraia in cui ci troviamo. Rimesso piede su di essa (si ignora a destra un’altra carraia) la si segue fino a raggiungere un rifugio della Guardia Forestale a quota 1210 m. Si prosegue per sentiero che procede in lieve e moderata pendenza verso NW, oltrepassando in seguito un ruscello. Appena dopo quest’ultimo si attraversa un altro rio asciutto e si passa a fianco di un caratteristico masso che precede di pochissimo un bivio (indicazioni). Da qui abbandoniamo il percorso di crinale (da cui torneremo) e prendiamo a destra una diramazione del sentiero precedente che conduce al Termine del Gatto e al vicino valico sulla dorsale Manubiola/Cogena. Si avanza in piano/leggera discesa in ambiente boschivo di rara bellezza, caratterizzato da pietraie e stupendi esemplari di faggio. Dopo alcuni minuti di cammino si approda al menzionato valico di crinale da cui, andando a sinistra (indicazioni), si raggiunge lo storico Termine del Gatto, antico cippo confinario che dovrebbe risalire alla metà del XVI secolo. Dopo questa breve digressione, ritornati alla sella di prima, si imbocca a sinistra il percorso n° 837A in direzione del Rio delle Arole, sconfinando in questo modo in versante Cogena/Taro. Si segue lungamente questo sentiero (appena dopo il bivio si ignora a destra un percorso segnato con frecce gialle) con andamento in piano/leggera discesa in magnifico e solitario ambiente boschivo, caratterizzato da notevoli esemplari di faggio, ruscelli e massi. Dopo aver attraversato un suggestivo rio la traccia si amplia e conduce sotto ad un’area con massi (fontana), procedendo poi con andamento pianeggiante e in lieve discesa. Più avanti si penetra e si attraversa una valletta sconvolta da frane e, proseguendo lungo il percorso principale, si raggiunge un primo bivio dove si ignora a sinistra un sentiero non segnato per il crinale del Molinatico. Andando diritto ad un secondo bivio, si giunge più avanti in corrispondenza di un’area disboscata dove, dopo aver attraversato un ruscello, si piega a destra oltrepassando subito un altro piccolo corso d’acqua. Rientrati nella faggeta si valica una costa boscosa, oltre la quale si scende all’interno di una valletta. Dopo una breve salita si piega a sinistra e si prosegue per traccia non molto evidente assecondando i numerosi segnavia sugli alberi. Si guada successivamente il Rio delle Arole, inserendosi appena dopo in un’ampia traccia (n° 839A) che si segue a sinistra in direzione del Lago Martino. Si avanza in costante salita ignorando a destra un sentiero per lo Chalet, oltrepassando poco più avanti un paio di ruscelli. Appena dopo il secondo si abbandona la carraia su cui stiamo camminando per proseguire per ampia traccia a destra (segnavia). Si guadagna quota in moderata pendenza innestandosi poco più più avanti in un’altra traccia che si segue a destra (indicazioni). Quando il percorso pianeggia, si prende a destra (frecce segnaletiche) un sentiero che appena dopo conduce in un piccolo ripiano boscoso che si attraversa. Si sale ancora per poco fino a sbucare in corrispondenza della sponda settentrionale del suggestivo Lago Martino, 1367 m. Da qui si prosegue lungamente per comoda mulattiera (n° 839) perlopiù in piano con qualche breve tratto in discesa. Giunti in corrispondenza di una radura, il percorso effettua una netta svolta a sinistra (a destra si nota un tavolo con panche). Appena dopo la svolta si abbandona l’ampia traccia, che scende verso lo Chalet, e si prende a sinistra un sentiero contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, assente nelle mappe (almeno in quella utilizzata da sottoscritto). Con costante andamento in piano a mezza costa si tagliano ripidi pendii boschivi per traccia che più avanti si restringe notevolmente. Passando sotto grossi massi in ambiente spettacolare, transitando anche nei pressi di una piazzola di carbonaia, si prosegue in costante direzione SW. Raggiunto un incrocio, si continua diritto fino ad incontrare un’insegna in legno con scritto Prato del Cucù di Sopra. Appena dopo ci si innesta nel percorso proveniente dallo Chalet (n° 839B) che si segue a sinistra verso la dorsale del Molinatico. Si guadagna quota per ripida mulattiera, giungendo dopo una svolta a sinistra ad una zona di bosco meno ripida dove il percorso si fa incerto. Si prosegue diritto (delle due tracce tenere quella di sinistra) per poi svoltare nettamente a destra ed effettuare un ben ripido obliquo ascendente. Virando poi a sinistra e dopo un’ultima salita si mette piede nell’erboso crinale divisorio dove ci si innesta nel percorso n°00. Lo si segue a sinistra, penetrando dopo la prima radura in un bellissimo bosco di contorti faggi, da cui se ne esce poco dopo. Si continua lungo l’ampia dorsale costeggiando altre macchie di bosco e, dopo un’ultima salita, si guadagna la sommità del Monte Molinatico1549 m, purtroppo alquanto deturpata da numerose antenne e ripetitori. Dopo una meritata sosta si prosegue lungo il percorso di crinale (n° 00) in direzione del Passo della Cisa, ammirando, lungo il piacevole e rilassante cammino, notevoli visuali panoramiche. Più in basso ci si inserisce in una carraia, proveniente dalla cima, che si abbandona subito in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si continua a perdere quota lungo il magnifico sentiero 00 seguendo fedelmente il crinale divisorio in ambiente davvero suggestivo. Dopo una discesa un po’ più ripida all’interno di una fascia boscosa, radure e altre macchie di bosco si incontra un bel cippo confinario del 1828. Appena dopo quest’ultimo si presenta un bivio da cui si continua diritto ignorando a sinistra una traccia che conduce al Lago Martino. Dopo una piccola radura si prosegue per il crinale boscoso con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando notevoli esemplari di faggio. Giunti ad una selletta con cippo confinario si ignora a sinistra una traccia e si prosegue lungo la dorsale ora in salita. Poco più in alto si oltrepassa la Rocca o Bocca di Malzapello, continuando poi lungo il percorso principale che nel successivo tratto offre bellissime visuali panoramiche in un ambiente suggestivo e intatto. Si inizia quindi la risalita della dorsale occidentale del Monte Pelata, affrontando subito un ripido strappo. Dopo un tratto meno erto si riprende a salire ripidamente sempre per crinale al sommo di pendii erbosi e nei pressi del limite superiore della faggeta. Guadagnata la panoramica sommità, 1428 m, si scende per ampio crinale boscoso fino a raggiungere una selletta con cippo confinario. Da qui si ricomincia a salire, all’inizio piuttosto ripidamente, per poi procede in piano all’interno di una splendida faggeta. Poco dopo si incomincia la salita finale per la sommità del Monte Grotta Mora, che poi il sentiero segnato evita a destra. Noi invece, raggiunto un cippo confinario, proseguiamo ripidamente lungo il filo della dorsale boscosa, fino a guadagnare la bellissima cima, 1419 m, che a sua volta costituisce il culmine di una dorsale che degrada in versante Cogena/Taro. Dalla sommità si scende verso est, passando inizialmente a fianco di un magnifico esemplare di faggio, per poi virare a destra fino a ricongiungersi con il percorso segnato. Si prosegue per il crinale boscoso affrontando un’altra lieve contropendenza, raggiungendo in seguito una sella (indicazioni) da cui si stacca a destra una traccia che si ignora. Si prosegue lungo la dorsale boscosa, o mantenendosi nei suoi pressi, fino a mettere piede in un’altra selletta, da cui il percorso segnato vira a sinistra cambiando repentinamente direzione. Dopo una prima breve discesa si prosegue pianeggiando e in lieve salita passando a fianco di un rimboschimento a conifere. Si continua perlopiù in salita, anche se leggera, attraversando alcuni ruscelli, raggiungendo, dopo aver varcato un rio asciutto, il bivio incontrato all’andata con il sentiero che conduce al Termine del Gatto. Seguendo a ritroso il percorso fatto in salita si rientra al Passo della Cisa.

 

 

 

Annunci
 

Tag: , , , ,

Il Groppo Maggio, i Groppi Neri e il Monte Binaghe

100_7369 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,10 h) ; Groppo Maggio-S. Bernardo (50 min) ; S.Bernardo-Groppi Neri (35 min) ; Groppi Neri-Monte Binaghe (30 min) ; Monte Binaghe-La Calà-Corchia (1,10 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio e ai Groppi Neri ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse panoramico, geologico e storico. Il percorso proposto implica un paio di “fuori sentiero” che impreziosiscono notevolmente l’escursione, in quanto permettono di gustare in totale solitudine angoli selvaggi e incontaminati. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, nucleo di impianto medievale tra i più suggestivi dell’intero Appennino emiliano.

Dal parcheggio si attraversa interamente lo splendido borgo, continuando poi per carraia pianeggiante all’interno di un magnifico castagneto. Entrati nella valle formata dal Torrente Manubiola, si giunge nei pressi di un ponte (indicazioni), da cui si prosegue diritto (CAI n° 833/837, Sentiero delle Miniere), lasciando a sinistra il percorso n° 835. Ignorata subito una traccia che si stacca a sinistra, si continua lungo la bella carraia in lieve salita, per poi guadagnare quota con maggiore decisione. Appena dopo un’area pic-nic con giochi per bambini situata alla nostra destra, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo momento, imboccando a destra un’altra carraia in salita (indicazione del Sentiero delle Miniere). Si effettuano inizialmente alcuni tornanti, incontrando poco più in alto un bivio da cui si deve svoltare nettamente a sinistra, ignorando l’ampia traccia che prosegue diritto. Dopo una salita in moderata pendenza (si ignora a destra una traccia inerbita), si attraversa con andamento pianeggiante un rimboschimento a conifere. Poco dopo, guardando a destra, si nota un rudere: si tratta della vecchia polveriera utilizzata dai minatori come deposito degli esplosivi. Si continua lungo la carraia scendendo leggermente per poi risalire, abbandonando successivamente questo tracciato per imboccare a destra (freccia segnaletica con scritto “scarpata”) un ampio, ripido e sassoso sentiero (si tratta del percorso utilizzato dai minatori). Dopo il primo strappo la traccia si restringe facendosi meno erta, compiendo una svolta a sinistra. Al successivo bivio si prende il sentiero di destra che risale un ripido e sassoso pendio (“la scarpata”: sono presenti a sinistra dei cordoni). Raggiunto un ripiano boschivo (pannello esplicativo e area giochi sulla destra) si vira nettamente a sinistra, raggiungendo dopo una salita una selletta con poggetto ofilotico a sinistra e barriera in legno a destra. Appena dopo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, avanzando in leggera discesa alla base dell’ampio profilo meridionale del Groppo Maggio, che fra poco cominceremo a risalire. Appena oltre l’attraversamento di un ruscello si approda in un magnifico ripiano (tavolo con panche) chiuso da un costone ofiolitico, dove è situata l’entrata, normalmente chiusa da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco927 m. Dopo un’eventuale sosta ritorniamo sui nostri passi varcando nuovamente il ruscello ed iniziando appena dopo la risalita del profilo del Groppo Maggio. Inizialmente si sale puntando ad un pannello solare, per poi proseguire spostandosi lievemente a sinistra, onde assecondare il poco accennato dorso di una costa boscosa. Si sale diritto per alcuni minuti tenendo costantemente d’occhio alla nostra destra il crinale di un’altra costa. Quando il pendio boscoso si fa più regolare, si vira a destra dirigendosi verso l’altra dorsale (in realtà si tratta del margine orientale del profilo che stiamo risalendo). Raggiunto quest’ultima, la si segue tenendosi appena a sinistra del suo filo, oltrepassando alcuni arbusti ed ammirando notevoli visuali sulle verticali pareti ofiolitiche del Groppo Maggio. Usciti dalla vegetazione si sale puntando ad un estetico dente roccioso, avanzando poi alla sua destra per ripido pendio piuttosto franoso e con qualche cespuglio spinoso. Raggiunta la dorsale sommitale del Groppo Maggio967 m, la si segue comodamente a sinistra ammirando ampie visuali e gustando le peculiarità di un’ambiente naturale veramente unico. Dopo una discesa e successiva risalita, si scende alla sottostante carraia (percorso CAI n° 833), che si segue a destra in direzione di S.Bernardo. Si valica poco più avanti una selletta, oltre la quale si piega a sinistra iniziando a perdere quota, incontrando appena dopo un bivio da cui si svolta a destra tralasciando una traccia a sinistra. Dopo altre svolte si riprende la direzione nord, procedendo sempre in discesa ed ammirando alla nostra destra un suggestivo groppo ofiolitico. Raggiunto un bivio evidente, il percorso da seguire è quello di destra (segnavia), il quale poco dopo effettua un tornante sinistrorso, riconducendo in questo modo nella direzione di prima (nord). Appena oltre una sbarra si presenta un altro bivio (frecce e segnavia), dove si va a sinistra, ignorando a destra lo stradello d’accesso al nucleo abitato di Fagiolo. Si guadagna quota per carrareccia effettuando diversi tornanti, fino a giungere nel pressi del dorso di una costa, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 837. Temporaneamente lo ignoriamo proseguendo diritto lungo la carraia, raggiungendo in breve una splendida radura circondata da castagni dove è situata la chiesa di S. Bernardo 947 m (una lapide ricorda i partigiani uccisi dai nazifascisti in una battaglia del 2 febbraio del 1945). Dopo un’eventuale sosta si ritorna al bivio di prima, da cui si prende a destra il sentiero n° 837, ignorando subito a destra il percorso n° 833a per Moncucco Belforte. Si avanza in piano/leggera salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, tralasciando una traccia inerbita che si stacca a sinistra. Nei pressi di una fontana il tracciato piega a destra e, appena dopo aver valicato una costa boscosa, curva a sinistra (si ignora a destra una traccia). Segue l’attraversamento di un’altra costa, oltre la quale il sentiero svolta nettamente a sinistra avanzando a mezza costa. Raggiunto un poggetto panoramico è possibile ammirare una notevole visuale sull’appartata valletta in cui ci troviamo, delimitata a destra dal Monte Minara con al centro l’ofiolitico Groppo (o Groppi) Neri, e a sinistra dal Groppo della Donna che precipita verso ovest con un verticale sperone. Seguendo l’ottima traccia si raggiunge il fondo della valletta dove si guada un rio, proseguendo successivamente in ripida salita per sentiero che effettua alcuni tornanti. Nel momento in cui la vegetazione si dirada e il tracciato effettua una netta svolta a destra, l’abbandoniamo spostandosi a sinistra, attraversando in obliquo dei pendii erbosi con massi in direzione delle soprastanti rocce dei Groppi Neri (quella proposta è una variante rispetto al percorso segnato che permette di ammirare notevoli visuali in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense). Mirando ad un evidente e verticale spuntone/gendarme ofiolitico, si sale senza via obbligata passando a fianco di massi su terreno piuttosto ripido ma che non oppone alcuna difficoltà tecnica. Guadagnando successivamente quota appena a sinistra del menzionato spuntone, si raggiunge una suggestiva forcella da cui, volgendo a destra e superando qualche roccetta, si può salire sull’ariosa cima del pinnacolo. Si prosegue senza via obbligata in ambiente stupendo, passando a fianco di curiose conformazioni rocciose, fino a guadagnare con soddisfazione la sommità dei Groppi Neri 1031 m. Dalla cima si scende per alcuni metri raggiungendo in breve il percorso segnato (n° 837) che si segue a sinistra assecondando una spettacolare cresta ofiolitica. Rientrati nel bosco il sentiero effettua un’ampia curva a sinistra ed inizia a salire piuttosto ripidamente. Usciti dalla vegetazione si continua per traccia sassosa che asseconda il dorso di una costa, abbandonandola poco più in alto. Dopo aver attraversato pendii ghiaiosi e un altro tratto di bosco, si raggiunge la dorsale spartiacque Manubiola/Cogena. La si percorre in direzione sud restando nei pressi e assecondando il suo filo, attraversando successivamente una macchia boscosa e una radura arbustiva. Dopo una breve salita all’interno del bosco si sbuca sulla cima del Monte Binaghe1162 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla sommità si scende lungo la dorsale spartiacque, che in questo tratto si presenta ghiaiosa e con massi, per poi penetrare nel bosco avanzando in leggera salita sulla destra del crinale. Raggiunto nuovamente quest’ultimo, si riprende a scendere per sentiero che asseconda la dorsale in questa sezione principalmente erbosa e con arbusti. Dopo una discesa all’interno di un bosco più fitto si approda al valico La Calà1078 m, da cui si prende a sinistra il percorso n° 833 in direzione di Corchia. Si perde quota per ampia traccia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra (paletto con segnavia). Poco più avanti si attraversa una piccola area disboscata, penetrando nuovamente nel bosco e continuando per il sentiero, in alcuni tratti non particolarmente evidente, che procede in direzione nord. Ad un certo punto la traccia svolta nettamente a destra conducendo in una piccola radura arbustiva, rientrando appena dopo nel bosco e perdendo quota in direzione est. Si continua per il percorso principale che effettua diverse svolte (lungo il cammino si transita a fianco di un notevole esemplare di faggio), fino a giungere nei pressi di un rio. La traccia procede costeggiando il corso d’acqua, per poi virare a sinistra e varcarlo. Poco dopo si incontra un altro rio dove, preso il sentiero di sinistra, si attraversa il corso d’acqua, oltre il quale si sale leggermente congiungendosi con il percorso seguito in salita a poca distanza dalla Miniera Pietra del Fuoco, che si trova alla nostra sinistra. Si rientra a Corchia percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

 

Tag: , , , , , ,

Anello di Corchia

100_7433 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 650 m ca

Durata complessiva: 4,00/4,15 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,15 h) ; Groppo Maggio-la Calà-Termine del Gatto (1,15 h) ; Termine del Gatto-Groppo dell’Asino-Casa Findone-Corchia (1,30/1,45 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio ; E il resto dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 19-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio.

map (1)

Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio è puramente indicativo.

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse che permette la conoscenza di una valle appartata, la Val Manubiola, ricca di fascino e suggestione, in un contesto ambientale tra i più interessanti a livello appenninico. Nell’anello è proposta la salita fuori sentiero del Groppo Maggio, notevole ammasso ofiolitico le cui pareti precipitano verso il Manubiola. Questa “variante”, rispetto l’anello “classico” delle Miniere di Corchia e del Groppo dell’Asino, arricchisce notevolmente l’itinerario nel suo complesso, in quanto permette di ammirare scorci panoramici veramente inediti. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, splendido paese di impianto urbanistico medievale, ma che risale nelle architetture attuali principalmente al XVII e XVIII secolo (informazioni desunte dalla guida di Andrea Greci: Val Baganza, Val Tarodine e Val Gotra ; Gazzetta di Parma 2011).

Dal parcheggio si attraversa il suggestivo borgo di Corchia, ammirando splendide case in sasso alcune delle quali ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Lasciatosi il paese alle spalle, si continua per carraia che procede in piano lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Manubiola. Giunti ad un bivio (cartelli), collocato nei pressi di un ponte, si prosegue diritto (cartello indicante il Sentiero delle Miniere ; CAI n° 833) continuando per bella e ampia traccia in leggera salita. Appena dopo un ripido strappo (sulla destra tavolo con panche e piccola area giochi per bambini) si giunge ad un bivio dove occorre abbandonare la carraia che stiamo seguendo per imboccare a destra (cartello) un’ampia traccia che procede in più sostenuta salita. Dopo alcune svolte si arriva ad un ulteriore bivio, collocato nei pressi di una curva a sinistra, dove si ignora diritto una traccia. Si continua per il percorso principale penetrando poco più in alto in un bosco di conifere di reimpianto, giungendo in breve nei pressi di una costruzione diroccata situata alla nostra destra (si tratta di una polveriera dove venivano conservati gli esplosivi utilizzati dai minatori: cfr. Andrea Greci). Oltre quest’ultima si continua per l’ampia traccia ancora per poco: infatti occorre abbandonarla imboccando a destra un ripido sentiero. Dopo il primo strappo la pendenza si addolcisce, per poi affrontare un’altra ripida e disagevole salita facilitata dalla presenza di una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato. Il bel sentiero si sposta poi a sinistra, conducendo ad una selletta con poggetto ofiolitico a sinistra, dalla cui sommità si ammira un notevole panorama (e anche il percorso che seguiremo per accedere alla cima del Groppo Maggio). Appena dopo si incontra un bivio dove si ignora la continuazione del sentiero 833 per il passo La Calà. Si giunge infine, dopo aver attraversato un ruscello, sotto un costone ofiolitico alla cui base si trova l’ingresso, chiuso da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco928 m (pannello informativo e tavolo con panche). Dopo una consigliabile sosta, si attraversa nuovamente il ruscello e si inizia la risalita del ripido pendio che ci sovrasta, mirando ad un piccolo pannello solare collocato in alto a sinistra. Raggiunto quest’ultimo, si asseconda una costa boscosa notando alla nostra destra un’altra costa che raggiungeremo fra poco. Dopo alcuni minuti di salita si piega infatti a destra, attraversando il pendio boscoso, mettendo successivamente piede nella menzionata costa: il panorama è notevole, soprattutto verso le vicine pareti meridionali del Groppo Maggio. Si continua a guadagnare quota lungo il dorso della costa, restando appena a sinistra del suo filo, destreggiandosi con vegetazione in alcuni tratti piuttosto invadente. Più in alto, superato il margine superiore del bosco, si raggiunge la base di un magnifico dente ofiolitico e si risale il pendio alla sua destra, guadagnando infine la quota più elevata del Groppo Maggio1027 m. Dall’ampio balcone panoramico sommitale è sufficiente spostarsi verso ovest confluendo poco dopo nella carraia proveniente da S. Bernardo. La si segue a sinistra procedendo in piano e leggera salita, raggiungendo in circa 15 minuti di rilassante cammino il passo La Calà1078 m, importante crocevia di sentieri. Si continua diritto lungo il percorso di crinale (CAI n° 837) per ampia traccia generalmente all’interno del bosco ma con qualche apertura panoramica. Dopo aver raggiunto uno spiazzo utilizzato per l’atterraggio degli elicotteri, la mulattiera/carraia inizia a salire in modo più sostenuto, impennandosi ulteriormente poco prima della sommità del boscoso Groppo delle Pietre1289 m, che si lascia a sinistra. Un breve tratto di discesa conduce ad un importante crocicchio (cartelli): da qui è vivamente consigliabile una breve digressione al Termine del Gatto. A tal fine, si imbocca un sentierino (cartello) che mantenendosi nei pressi della dorsale spartiacque conduce in uno spiazzo dove è collocato un cippo risalente alla metà del XVI secolo (la denominazione Temine del Gatto deriva dall’animale raffigurato che a sua volta rimanda allo stemma della famiglia dei Fieschi). Ritornati all’incrocio di prima, si svolta a destra (a sinistra se, una volta giunti all’incrocio, non si vuole effettuare la brevissima digressione) seguendo il sentiero n°835 per Corchia Valbona. Dopo un breve tratto in piano, la traccia inizia a scendere molto ripidamente: occorre seguire con attenzione i ben posizionati segnavia bianco-rossi in quanto il sentiero a volte non è ben incavato nel terreno. Effettuando alcune svolte si discende la parte più ripida del pendio, per poi iniziare ad assecondare una dorsale erbosa/boscosa in alcuni tratti molto panoramica. Una breve risalita precede un bivio evidente dove si ignora a destra il sentiero per il Passo della Cisa, continuando invece lungo la dorsale del Groppo dell’Asino.  Si alternano tratti all’interno del bosco ad ampi declivi prativi che si contornano lungo il margine superiore e che offrono notevoli visuali panoramiche. Oltrepassata l’impercettibile sommità del groppo, si inizia a scendere seguendo il bel sentiero all’interno di un interessante ambiente boschivo. Dopo aver lambito un’area di bosco diradato, si scende ad una selletta (paletto con cartelli) dove si prosegue lungo il percorso principale (CAI 835) che piega leggermente a sinistra. Si effettuano un paio di tornanti, giungendo poco dopo nei pressi di una costruzione diroccata, oltre la quale si continua per la bella mulattiera. Giunti ad un trivio (paletto con cartelli divelto), si va a destra per ampia traccia in direzione di Corchia Valbona (poco più avanti, ad un bivio, si può scegliere se seguire la traccia di sinistra, più ripida, oppure quella di destra. Tutte e due, comunque, si riunificano poco sotto). Una volta giunti ai resti murari di Casa Findone766 m, si scende a sinistra per ampia traccia che, effettuando alcune svolte e tornanti (dopo pochi minuti si incontra a sinistra una fontana), conduce nel fondo della Val Manubiola. Tramite ponte si attraversa il torrente omonimo ricongiungendosi con il percorso effettuato all’andata a poca distanza da Corchia.

 

 

 

 

Tag: , , , , , ,