Il Monte Palerà da Palanzano

Punto di partenza/arrivo: Palanzano, 691 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6,30/6,45 h

Tempi parziali: Palanzano-“Grande Faggio” (50 min) ; “Grande Faggio”-Monte Fageto (45 min) ; Monte Fageto-Monte Matalla (50 min) ; Monte Matalla-Monte Palerà (1,10 h) ; Monte Palerà-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Vairo Superiore (1,15 h) ; Vairo Superiore-Palanzano (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Entrati in paese, si parcheggia l’auto nella parte alta nei pressi del Comune

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa escursione alla scoperta di angoli remoti ma ricchi di fascino. Il Monte Palerà, facendo da spartiacque tra le valli Cedra ed Enza, chiude ad est il territorio montuoso parmense. Chi vuole effettuare un’escursione più breve e rilassante può partire dal paese di Valcieca e seguire il percorso n° 735. In questa sede si descrive invece l’attraversamento quasi completo della dorsale divisoria Cedra/Enza da nord-est a sud-ovest. L’autore della relazione ha riscontrato una segnaletica estremamente carente nel tratto Palanzano-Monte Fageto, mentre nella sezione Monte Ronco Bora-Monte Palerà i segnavia sono stati ripristinati di recente. Il rientro a Palanzano avviene lungo il Cammino dei Linari, storica arteria che deve il suo nome all’abbazia situata nelle vicinanze del Passo del Lagastrello. 

Dalla parte alta di Palanzano si segue Strada dei Cavalieri effettuando un tornante sinistrorso. Oltre quest’ultimo, in corrispondenza di un’edicola con bassorilievo, si prende a destra Via Torrente Cedra. Notando a sinistra, appena dopo il bivio, una vecchia tabella con indicazione del percorso n° 735, si prosegue per stradina asfaltata transitando nei pressi di una casa. Successivamente il tracciato diventa sterrato ed avanza in salita a fianco di panoramici campi. Dopo un tratto in cui il percorso è affiancato da un vecchio muretto a secco, si incontra un bivio dove si prende la carraia di sinistra (segnavia assenti). Si guadagna quota per l’ampia traccia in moderata pendenza costeggiando dei prati, trascurando percorsi secondari che si staccano ai lati. Penetrando progressivamente nel bosco, si volge a destra continuando ad assecondare il tracciato principale che si presenta dissestato. In seguito, svoltando a sinistra, si inizia a costeggiare una radura, e al bivio che si presenta poco sopra si prende il percorso di destra (palina con freccia di colore arancione e indicazione con scritto “Grande Faggio”). L’ampia traccia svolta subito a destra ed avanza contornando il margine superiore della radura costeggiata prima del bivio. Si continua per il percorso principale, che si presenta decisamente infrascato e inerbito, procedendo successivamente in piano. Oltrepassato un restringimento causato da una frana, si prosegue per la mulattiera/carraia all’interno del bosco con andamento verso sud-ovest, notando la trascuratezza del tracciato su cui stiamo camminando. Il percorso effettua in seguito un tornante sinistrorso oltre il quale diventa più ripido, conducendo, più in alto, ad un bivio con indicazione per il “Grande Faggio”. Abbandonato temporaneamente il tracciato principale, si prende a destra un sentiero che procede in ripida salita. Effettuata una svolta a sinistra, si taglia una traccia e si continua a progredire ripidamente orientandosi con le frecce segnaletiche ottimamente collocate. Virando ulteriormente a sinistra, si prosegue per il pochissimo evidente sentiero e nel momento in cui la traccia si perde del tutto guardando in alto a destra dovremmo scorgere il “Grande Faggio”. Dopo una breve ma ripida salita, si raggiunge lo splendido, centenario esemplare di faggio, certamente tra i più interessanti dell’Appennino parmense. Facendo attenzione a non imboccare una tracciolina trasversale situata poco sotto il “Grande Faggio”, si ritorna nel percorso abbandonato in precedenza e lo si asseconda progredendo in direzione est. Avanzando in piano/lieve salita, si esce in un’area di rado bosco dove il percorso si presenta molto invaso dalla vegetazione nonché fangoso. Immessosi in una carraia nei pressi di una sua biforcazione (appena prima si nota – o meglio si intuisce – uno sbiaditissimo segnavia del CAI), la si segue a destra andando in quest’ultima direzione al bivio che si presenta subito dopo. Si guadagna quota costeggiando il margine superiore dell’area disboscata attraversata in precedenza, per poi volgere nettamente a sinistra. Si procede in ripida salita per tracciato dissestato e con sterpaglie, costeggiando il margine di un’altra area di rado bosco. Effettuata una svolta a sinistra, si incontra (finalmente!) il primo evidente segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per l’ampia traccia continuando a contornare l’area disboscata di prima, svoltando poi a destra. Assecondando il percorso principale, si continua a progredire faticosamente compiendo alcune svolte, fino ad uscire dal bosco nell’ambito delle splendide radure arbustive del Monte Fageto. Ammirando notevoli visuali panoramiche, nonché tutta l’estensione del crinale Cedra-Enza il cui culmine è il Monte Palerà, si attraversano i prati con andamento verso sud. Al bivio che si presenta, è possibile continuare diritto/destra e raggiungere il crinale spartiacque accorciando il percorso, oppure andare a sinistra onde conquistare la prima vetta della giornata, ossia il Monte Fageto. Il sentiero, assecondando una dorsale prativa, sale ripidamente, conducendo prima ad un panoramico ripiano, poi alla sommità della montagna, 1281 m. Dalla cima del Monte Fageto, purtroppo deturpata da un’antenna, si continua per traccia erbosa che, assecondando l’andamento della dorsale, volge repentinamente a destra. Si perde quota in lieve discesa alternando macchie di bosco (con qualche interessante esemplare di faggio) a radure, incontrando anche qualche sbiadito segnavia CAI. Dopo una ripida discesa all’interno del bosco, si trascura una traccia che si stacca a sinistra e, proseguendo diritto, si effettua una breve contropendenza. Si continua ad assecondare la dorsale sud della montagna e, rientrati nel bosco, dopo una svolta a sinistra ci si immette in una carraia nei pressi di un notevole esemplare di faggio (palina segnaletica). La si segue a destra (indicazione per il Monte di Vairo) trascurando subito un’ampia traccia che scende in quest’ultima direzione. Avanzando in lieve salita e in piano, si esce nel margine inferiore di un’area disboscata che si contorna. Si prosegue poi all’interno di una bellissima faggeta progredendo in modo perlopiù pianeggiante, fino ad incontrare un cartello con scritto Monte di Vairo1236 m (in realtà non ci troviamo sulla cima di una montagna). Qui il percorso volge nettamente a destra e perde quota nell’ambito di un’area di rado bosco, virando più in basso a sinistra. Rientrati nel bosco, si procede per carraia alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, effettuando qualche svolta. Si raggiunge in seguito un bel ripiano boscoso caratterizzato da suggestivi esemplari di faggio e, più in basso rispetto alla nostra posizione, da una casupola. Dopo una breve discesa, immessosi e attraversata una carraia, si prosegue per sentiero all’interno della faggeta. Inseritosi in un’altra traccia, si transita a fianco di una struttura in legno, notando a sinistra un segnavia posto sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Tagliato un percorso secondario, si raggiunge l’Oratorio di Santa Maria della Neve, eretto sul crinale Cedra/Enza all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Costeggiato a sinistra l’edificio, si continua lungo la dorsale spartiacque incontrando qualche segnavia del percorso n° 735. Tagliata, poco dopo, un’ampia traccia, si prosegue diritto per il sentiero di crinale senza possibilità di errore, contornando più avanti un’area di rado bosco che digrada in versante Cedra. Si continua assecondando la dorsale spartiacque, o mentendosi nei sui pressi, fino a valicarla ed avanzare in versante Enza (il sentiero è in un punto ostruito da rami). Entrati in un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si riscontra una certa difficoltà nel reperire il giusto percorso: si deve procedere avendo a destra il crinale, orientandosi con bolli di vernice gialla. Immessosi in un’ampia traccia (indicazioni), la si segue a destra in direzione del Monte Matalla e del Monte Ronco Bora. Il percorso, che si presenta infangato e con sterpaglie, svolta successivamente a sinistra conducendo ad un bivio da cui si trascura a destra un percorso. Approdati, appena dopo, in un ripiano delimitato a destra da un poggetto erboso/boscoso, delle due tracce che si presentano si prende quella di sinistra (segnavia gialli per le MTB). Si prosegue per sentiero piuttosto incerto che guadagna quota assecondando la dorsale spartiacque tra rado bosco. Rientrati in esso, il percorso ritorna ad essere evidente e procede sulla sinistra del crinale. Valicato quest’ultimo, si avanza parallelamente ad un solco/avvallamento situato alla nostra destra, incontrando anche uno sbiaditissimo segnavia del CAI che ci conferma di essere nel giusto percorso. Ricongiuntosi con la boscosa dorsale, si oltrepassa l’impercettibile sommità del Monte Matalla1242 m, perdendo successivamente quota. Messo piede in una specie di insellatura, si avanza in piano sulla sinistra del crinale e, dopo un’altra breve discesa, ci si ricongiunge con esso. Si riprende a salire tenendosi nei pressi della dorsale spartiacque, fino a guadagnare la sommità di un’altura in corrispondenza della quale il percorso si fa poco evidente. Orientandosi con gli sbiaditi segnavia del CAI, si avanza assecondando il crinale, dapprima ampio e poco accennato, poi più delineato. Senza possibilità di errore si raggiunge il Passo Scandellari, da cui si prosegue diritto in direzione del Monte Ronco Bora. Si procede inizialmente in salita attraversando un’area disboscata, poi in piano/lieve discesa lungo il filo della dorsale. Si riprende successivamente a salire in direzione di un poggio (forse la cima del Monte Ronco Bora) la cui sommità si trascura, attraversando, in corrispondenza o appena dopo il menzionato poggio, un tratto invaso da felci. Dopo una discesa, si raggiunge una marcata selletta, caratterizzata da rocce arenacee, da cui, trascurato a sinistra e a destra un percorso, si prosegue diritto. Superato un ripido strappo, si mette piede su una specie di poggetto erboso, continuando poi più comodamente lungo il crinale. Dopo aver attraversato un fosso, effettuata una faticosa salita, si guadagna la sommità di un panoramico poggio conosciuto come il Castellaro1170 m. Qui possiamo notare i basamenti murari di una rocca, risalente al XIII secolo, eretta a scopo difensivo dalla famiglia Vallisneri. Una ripida discesa per rocce scagliose precede una selletta boscosa, oltre la quale si riprende a salire per traccia abbastanza evidente e con segnaletica ripristinata. Ad un certo punto il percorso si sposta sulla destra del crinale (segnavia) per poi ricongiungersi con esso. Assecondando attentamente i segnavia, ci si sposta successivamente, per la seconda volta, sulla destra del crinale, procedendo parallelamente ad un solco. Giunti in corrispondenza di un paletto con indicazione, si volge repentinamente a sinistra onde riprendere il filo della dorsale. La si risale per sentiero non particolarmente evidente tra fitto bosco, fino ad arrivare ad una selletta da cui si trascura a destra una traccia più marcata. Noi proseguiamo diritto continuando ad assecondare l’ampia dorsale (segnavia), guadagnando quota piuttosto ripidamente. Più in alto si avanza al sommo di stratificazioni che digradano in versante Enza, ammirando, grazie ad alcune aperture, notevoli visuali sull’Alpe di Succiso. Si affronta, poi, un tratto in cui si sale molto ripidamente avendo come direttrice il boscoso crinale, cui fa seguito un faticoso obliquo ascendente in versante Enza, dove il sentiero risulta piuttosto stretto e scosceso. Al culmine di questa sezione, raggiunto una sorta di poggetto erboso, si prosegue con andamento pianeggiate, tenendosi, come del resto prima, alla sinistra del filo della dorsale. Dopo un tratto in cui si avanza per pendii prativi all’interno di un piacevole ambiente boschivo, si guadagna un dosso erboso dove il percorso volge inaspettatamente a sinistra. Si perde marcatamente quota per dorsale prima erbosa e poi boscosa (segnavia), raggiungendo una panoramica sella che offre belle visuali sulla Val Cedra. Si continua per il comodo percorso di crinale costeggiando una recinzione a filo spinato, fino ad uscire dal bosco e risalire la dorsale ora erbosa. Dopo una fascia boscosa, scavalcata la recinzione, si avanza per il filo del crinale costeggiando il limite del bosco, guadagnando la sommità di un dosso ormai a poca distanza dalla duplice cima del Monte Palerà. Continuando ad assecondare il crinale, scavalcata l’anticima, si conquista la vetta vera e propria della montagna, 1316 m. La cima offre un notevole panorama, in particolare sui Groppi di Camporaghena e l’Alpe di Succiso, nonché sulla parte più orientale del crinale Parma/Massa. Ritornati, mediante lo stesso percorso, alla selletta situata dopo il Castellaro (prima nel senso di salita), si scende in versante Enza per sentiero. Quest’ultimo, poco sotto, si immette (frecce segnaletiche di colore giallo e blu) in una carraia che si segue a sinistra avanzando in lieve salita. Raggiunto un bivio evidente, ci si innesta nel percorso n° 735 (quest’ultimo si stacca dal crinale Enza/Cedra poco dopo aver oltrepassato il Monte Ronco Bora, prima della selletta con rocce arenacee) e lo si asseconda a destra in direzione di Valcieca. Si perde quota per comoda carraia svoltando più in basso a destra, trascurando, in corrispondenza della curva, un’altra traccia. Oltrepassato un solco, si effettua una brevissima contropendenza riprendendo successivamente a scendere in direzione sud-ovest. Trascurati percorsi laterali e varcato più in basso un rio, si esce in un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Inseritosi in un’altra carraia, la si asseconda a sinistra intersecando, più in basso, nel contesto di belle radure, un altro percorso. Dopo un tratto in lieve salita, si transita a fianco di una fontana e si continua per il comodo tracciato costeggiando dei prati. Immessosi in una carraia, la si segue a sinistra e dopo una curva a destra si perde quota piuttosto ripidamente costeggiando campi e radure. Al successivo bivio, si continua a sinistra avanzando per ampia traccia, in un tratto alquanto infossata, che virando a destra procede tra folta vegetazione parallelamente ad un fosso. Raggiunta una presa dell’acquedotto con bivio, si nota sulla sinistra un’antica maestà poco visibile a causa della vegetazione invadente. Si continua diritto per carraia costeggiando una casa, fino ad immettersi nella SP 68 in corrispondenza del paese di Valcieca893 m. Si attraversa il suggestivo nucleo e, lasciatosi il paese alle spalle, si continua ancora per un breve tratto lungo la provinciale in direzione di Vairo. In corrispondenza di una netta svolta a destra della strada, si imbocca a sinistra (indicazione del Cammino dei Linari) una carraia in salita che curva subito a destra. Avanzando sempre in salita a fianco di campi, si raggiunge un bivio dal quale si prosegue per il percorso di sinistra (freccia segnaletica di colore giallo). Si procede costeggiando prati e campi per poi virare a destra ed avanzare in salita transitando nei pressi di una baracca. Al bivio che si presenta poco più avanti, si continua a destra (segnaletica assente) procedendo dapprima in piano/falsopiano, riprendendo successivamente a salire. Si attraversa una valletta e si continua per il percorso principale, incontrando, in corrispondenza di un bivio con traccia che sale a sinistra, un’indicazione della Via dei Linari. Si prosegue diritto per carraia che, con andamento in lieve salita, volge successivamente a sinistra. Dopo un altro tratto in cui si procede in salita (si trascura a sinistra una traccia), si avanza in piano/lieve discesa. Si riprende poi a guadagnare quota curvando a destra e, giunti nei pressi di una dorsale, si effettua una netta svolta a sinistra. Incontrando un segnavia giallo disposto su un tronco monco, al bivio che si presenta appena dopo si deve proseguire a destra in discesa (segnaletica assente). Il percorso attraversa in seguito la valletta formata da un rio per poi volgere a sinistra e valicare una dorsale. Il tracciato vira successivamente a destra e procede in lieve discesa effettuando altre svolte. Attraversato il margine sinistro di un’area con folta vegetazione, si riprende per un breve tratto a salire piegando quasi subito a destra e oltrepassando un tubo. Dopo un saliscendi, ci si innesta in un’altra carraia che in breve conduce a  Perdera, situata nel contesto di splendide e panoramiche radure. Trascurato a destra lo stradello d’accesso, si costeggia tutta la suggestiva corte e si continua per comoda carraia affiancata inizialmente da vecchi muretti a secco. Si prosegue per il percorso che procede a saliscendi e in salita all’interno di un interessante ambiente boschivo. Attraversato il margine inferiore di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si incontra, nei pressi di una curva a sinistra, un’edicola votiva che un tempo ospitava un bassorilievo in marmo. Si continua per il percorso principale, talora un po’ monotono, con andamento in lieve salita e in piano, costeggiando più avanti delle radure. Raggiunto un incrocio, si prosegue diritto per carraia che avanza in lieve discesa curvando a sinistra. Costeggiando dei campi recintati situati alla nostra destra e notando un caratteristico roccione alla nostra sinistra, ci si dirige verso il vicino paese di Vairo Superiore. Dopo una svolta a destra ed essere passati a fianco di un capannone agricolo, si entra nel suggestivo borgo, 840 m. Oltre una bella fontana con bassorilievo, si prende a sinistra un viottolo (indicazione per le MTB) sottopassando una caratteristica volta. Usciti dal nucleo più antico, in corrispondenza di un tornante sinistrorso dello stradello, si prosegue a destra per stradina che procede in discesa. Dopo essere transitati a fianco di alcune case, giunti nei pressi di un capannone agricolo e nel momento in cui la strada effettua tornante destrorso, si imbocca a sinistra una carraia. Il percorso avanza in salita piuttosto ripida costeggiando dei prati recintati, fino a svoltare a sinistra. Al bivio che si presenta poco più avanti (indicazione del Cammino dei Linari) si continua diritto, mentre in quello che si incontra in seguito (indicazione a terra) si trascura una traccia a destra. Si perde quota tra siepi costeggiando dei prati recintati, riprendendo successivamente a salire. All’ennesimo bivio che si incontra (nessuna indicazione), si prosegue a destra avanzando in piano, costeggiando un campo situato alla nostra sinistra. Più avanti si riprende a guadagnare quota fino a valicare una dorsale, cambiando, oltre quest’ultima, direzione. Avanzando perlopiù in discesa, si procede ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Fageto trascurando tracce che si staccano ai lati. Continuando ad assecondare, senza possibilità di errore, il percorso principale, si esce in seguito dal bosco dirigendosi verso un capannone agricolo. Dopo un tratto in cui il tracciato risulta cementato, ci si inserisce nella provinciale per Vairo e Valcieca che si segue a sinistra in direzione di Palanzano

Monte Fuso da Querceto

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Punto di partenza/arrivo: S.P. 80 nei pressi del bivio per Querceto

Dislivello: 720 m ca.

Tempi parziali: S.P. 80-Parco faunistico Monte Fuso (1 h) ; Parco faunistico-cippo Monte Fuso (45 min) ; cippo Monte Fuso-incrocio a quota 812 m (30 min) ; incrocio a quota 812 m-costa a quota 810 m (25/30 min) ; costa a quota 810 m-Gulghino (30 min) ; Gulghino-Parco faunistico-Querceto-S.P. 80 (1,20 h)

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Scurano-Ruzzano. Da quest’ultima località si continua lungo la S.P. 80 in direzione di Lagrimone. Individuata a destra la stradina cementata per Querceto (N° civico 9), si abbandona l’auto in un qualche spiazzo a sinistra della carreggiata (scarse possibilità di parcheggio)

0001 (FILEminimizer)Percorso su openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante escursione nel versante Enza del Monte Fuso. La carraia che da Querceto conduce al Parco faunistico è purtroppo percorsa da mezzi d’esbosco, moto da enduro e fuoristrada. Per questo motivo risulta in diversi tratti alquanto fangosa e con profondi solchi, rendendo il cammino, nonostante la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci si trova, a volte poco gradevole. 

Dalla S.P. 80 si imbocca a destra (cartelli) una stradina, inizialmente cementata, che conduce alla casa isolata di Querceto, 618 m. Appena dopo la costruzione, l’ampia traccia svolta a destra conducendo ad un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, continuiamo per il percorso principale (contrassegnato n° 761) effettuando una curva a sinistra. Si avanza in direzione NE superando uno strappo piuttosto ripido e procedendo in seguito in leggera discesa. Aggirata mediante curva a sinistra una costa boscosa, si entra nella valle racchiusa tra il Monte Faino e il Monte Lavacchio. Senza possibilità di errore (ad un bivio si prosegue a destra) si raggiunge il limite inferiore di un’area orribilmente disboscata dove si ignora a sinistra una traccia di esbosco. Si continua invece a destra per carraia infangata contornando tutto il margine inferiore dell’area. Dopo una presa dell’acquedotto, è necessario compiere una ripida e poco piacevole salita per carraia alquanto rovinata dai fuoristrada. Poco più in alto si passa a fianco di una suggestiva parete strapiombante (altra presa dell’acquedotto) e si prosegue per l’ampio tracciato effettuando in seguito un paio di tornanti. Dopo l’attraversamento di un’ulteriore area disboscata e appena prima di un ruscello, ci si immette in una carraia (cartello) che si segue a destra. Appena dopo, mediante netta svolta a destra, si varca un secondo ruscello, costeggiando poi un notevole muro a secco (situato alla nostra sinistra) e passando a fianco di una costruzione diroccata (alla nostra destra). Confluiti in un’altra carraia, la seguiamo a destra avanzando in piano, raggiungendo il sommo della valle la cui sponda destra orografica abbiamo risalito. Qui si incontra il bivio con il percorso n° 762A, proveniente da Scurano, oltre il quale si approda nel piazzale antistante il Parco faunistico del Monte Fuso, 886 m. Si segue la strada asfaltata a sinistra per pochi metri e la si abbandona imboccando una mulattiera contrassegnata n° 761A (cartelli). Al primo bivio si ignora a sinistra una traccia inerbita (che conduce ad una casa) e si prosegue per mulattiera selciata delimitata da muretti a secco. Poi il tracciato si restringe a sentiero che procede temporaneamente fuori dal bosco. Poco dopo ci si inserisce in una carraia che si asseconda a sinistra avanzando in piano, notando alla nostra destra altri interessanti esemplari di muretti a secco. Giunti nei pressi di una zona soggetta ad operazioni di esbosco, si incontra un bivio (cartelli) dove si prosegue a destra avanzando in salita lungo il margine sinistro dell’area. Al bivio successivo si continua a destra (freccia segnaletica gialla con il n°1) e, dopo una breve salita, si mette piede nella strada asfaltata che si segue a sinistra. Giunti in corrispondenza di una curva, si imbocca a destra uno stradello, abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (cartello). Si guadagna quota assecondando un notevole affioramento di arenaria della stessa tipologia di quella della Pietra di Bismantova (ne incontreremo altri nel prosieguo dell’escursione). Poco più avanti si segue una costa boscosa per poi costeggiare il margine destro di una bella radura. Il sentiero diviene successivamente più ripido ed effettuando alcune svolte conduce alla sommità del Monte Fuso, 1115 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1901. Dalla cima si scende a destra seguendo l’ampia mulattiera che asseconda il crinale della montagna (percorso CAI n° 761-763). Poco più in basso si passa a fianco di un magnifico balcone panoramico, punto di decollo per i voli con il parapendio, da cui si ammira una visuale davvero grandiosa. Al bivio successivo si prosegue a sinistra per il sentiero di crinale, lasciando a destra la continuazione dell’ampia traccia seguita fino a questo momento. Si perde quota per l’ottimo tracciato, raggiungendo più in basso un bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto (appena dopo il bivio possiamo notare un interessante cippo confinario). Continuiamo a seguire il percorso di crinale, sempre evidente e ben segnato, fino ad uscire temporaneamente dal bosco al sommo di una bella e panoramica radura. Rientrati nella vegetazione, si scende ancora per un breve tratto volgendo a destra, fino a raggiungere un incrocio (cartelli) a quota 812 m. Il sentiero segnato continua a sinistra aggirando la dorsale del monte, noi invece proseguiamo a destra per mulattiera contrassegnata da sporadici bolli di vernice gialla, paletti e frecce segnaletiche dello stesso colore. Seguendo un sentiero in leggera discesa (piuttosto infrascato nella stagione estiva) si esce poco più avanti dal bosco in corrispondenza del margine inferiore della radura che in precedenza abbiano attraversato al suo sommo. Per tracciato abbastanza evidente nonostante l’erba alta, si attraversa tutto il limite inferiore del campo fino a compiere una svolta a sinistra all’interno di un piccolo avvallamento. Subito dopo si piega a destra (freccia segnaletica di colore giallo seminascosta dalla folta vegetazione) e si continua per sentiero a mezza costa. Dopo una curva a destra, si costeggia, con andamento pianeggiante, il margine inferiore di un altro campo, ignorando poco più avanti una traccia che sale a destra. Il percorso effettua poi una netta svolta a sinistra costeggiando un notevole e antico esemplare di muro a secco delimitante antichi appezzamenti. Si prosegue per la pianeggiante mulattiera avanzando ai lati di altri campi e radure, per poi salire lievemente compiendo alcune svolte. Più avanti il tracciato, delimitato a sinistra da una recinzione, confluisce in una carrareccia (l’accesso ad una casa) che va seguita a destra. Si procede in leggera salita avendo a destra una radura e a sinistra un poggetto boscoso. Ignorata a destra una carraia in salita, si abbandona appena dopo il percorso che stiamo seguendo, continuando diritto su ampia traccia che in breve conduce ad un bivio in corrispondenza di una costa boscosa (810 m). Delle due mulattiere che si staccano a destra, si prende preferibilmente quella di destra (si può seguire anche l’altra) che poco dopo piega a sinistra spegnendosi in una carraia. La seguiamo a sinistra per pochi metri rinvenendo a destra la continuazione del vecchio tracciato. Si guadagna quota camminando su notevoli stratificazioni arenacee che potrebbero sembrare a prima vista un selciato costruito dall’uomo. Giunti ad un bivio (paletto con freccia di colore giallo) si va a destra e si sale per ampia traccia, incontrando poco più in alto un incrocio dove si tira diritto. Il percorso svolta subito a sinistra (a destra si ignora una carraia inerbita) e procede in moderata pendenza assecondando altre interessanti stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di una recinzione con cancello a destra, il tracciato volge repentinamente a sinistra e sale costeggiando la menzionata recinzione. Dopo una curva a destra, si guadagna quota nei pressi del margine sinistro di un campo e si avanza ancora per un tratto in moderata pendenza. Confluiti nella carraia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta per un tratto cementata, la seguiamo a destra (il cemento lascia poi posto allo sterrato), raggiungendo in breve un bivio (a sinistra si nota una piccola costruzione diroccata) dove a destra si stacca un’altra carraia. Proseguiamo diritto virando appena dopo a sinistra, avanzando in leggera discesa. Si oltrepassa una sbarra e si raggiunge poco più avanti un ripiano in mezzo a bosco dove il percorso volge a destra. Delle due tracce che si presentano, prendiamo quella di sinistra mediante la quale effettuiamo subito una svolta in questa direzione. Poco più avanti si taglia un sentiero per le MTB e dopo una curva a destra lo si riattraversa nuovamente. Si raggiunge in breve un evidente incrocio (cartelli), dove prendiamo a sinistra la mulattiera per Gulghino. Si scende lungo l’antico tracciato che asseconda per un tratto un’incredibile lastra d’arenaria. Osservando splendidi muretti a secco ed effettuando alcune svolte, si giunge ad un bivio (cartelli) a poca distanza dal nucleo agricolo. Proseguendo diritto si raggiungono le case diroccate situate nei pressi di un’ampia e magnifica radura. Ritornati sul percorso principale, lo si asseconda in costante discesa penetrando più in basso in una valletta. La vecchia mulattiera prosegue lungo la sponda destra dell’avvallamento ed avanza prima in leggera discesa, poi in lieve salita ed infine a saliscendi. Approdati nella strada asfaltata proveniente da Scurano in corrispondenza di un suo tornante destrorso (nel senso di salita), la seguiamo a sinistra raggiungendo in meno di dieci minuti il Parco faunistico. Da qui si ritorna a Querceto seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata. 

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Monte Malpasso: Canalino dei Mirtilli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 500 m 

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo-La Scaliccia (45 min) ; La Scaliccia-inizio Canalino dei Mirtilli (30 min) ; inizio Canalino dei Mirtilli-sommità Monte Malpasso (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Malpasso-crinale est-Passo Sasseda (45 min) ; Passo Sasseda-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione di Pratospilla e la si segue fin oltre la località La Bastia. Si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (indicazioni del CAI) 

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Descrizione dell’itinerario 

Bella salita su neve in un angolo molto suggestivo e selvaggio nella parte più orientale del crinale Parma/Massa. 

Dalla strada per Pratospilla si imbocca una carraia (percorso CAI n° 701) in direzione del Lago Verdarolo. Dopo un primo tratto in lieve salita, si guadagna quota con maggiore pendenza effettuando alcuni tornanti. Approdati su una costa, si prende la traccia di destra che procede in leggera discesa, transitando poco più avanti a fianco di una vasca di raccolta dell’acqua. Appena dopo, ad un bivio, si piega a sinistra per mulattiera che procede in moderata salita. In corrispondenza di una netta svolta a destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra. Dopo un ulteriore tratto in leggera/moderata pendenza, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo1395 m. Da qui (bivio con palina segnaletica) si piega a destra effettuando subito una breve discesa seguita da una salita, per poi costeggiare dall’alto la sponda settentrionale del lago. Giunti nei pressi di un’area pic-nic, si piega a destra e subito dopo a sinistra, continuando per l’ampia mulattiera fino a un bivio situato in località Lago Scaliccia1418 m (cartelli). Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 703B che inizialmente asseconda in lieve pendenza l’ampio dorso di una costa boscosa. Giunti in un’area di bosco rado, si continua in più ripida e lineare salita (raramente sono presenti tracce di passaggio nella neve) per poi effettuare alcuni tornanti. Varcato un rio, si avanza per un tratto avendo il solco alla nostra destra, svoltando poi nettamente a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale tenendo d’occhio i puntuali segnavia sugli alberi, compiendo in seguito una svolta a sinistra onde attraversare un altro solco. Dopo aver valicato una costa boscosa, si approda in una suggestiva valletta che si segue in lieve salita. In breve si giunge ai piedi del ripido versante nord/occidentale del Monte Malpasso: la parete è incisa a sinistra da un ampio canale e a destra da uno più stretto che taglia in modo lineare fasce di arenaria. Ci si dirige verso il canale di destra e, giunti sotto la sua direttrice, si incomincia a risalire il ripido pendio che lo precede. Una volta entrati nel canale vero e proprio, lo si risale con pendenza costante (40/45°; sia a destra quanto a sinistra sono presenti rocce dove poter attrezzare delle soste). Più in alto si raggiunge uno spuntone roccioso oltre il quale si affronta il ripido pendio di uscita. Approdati sul crinale divisorio, spostandosi a sinistra si raggiunge la cima del Monte Malpasso1714 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Per la discesa si asseconda dapprima il crinale orientale (percorso n° 00), poi ci si cala lungo la dorsale settentrionale della montagna. Dalla sommità si segue il panoramico crinale oltrepassando subito una quota secondaria. Si continua comodamente lungo la dorsale spartiacque fino a penetrare, mediante netta svolta a sinistra, nella fitta faggeta. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si perde ripidamente quota effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si sbuca al sommo di un pendio aperto che si discende puntando ad un segnavia, in corrispondenza del quale si svolta a destra e subito dopo a sinistra. Messo piede su un crinale boscoso, si raggiunge in breve al Passo Sasseda1479 m, da cui si seguono a sinistra i segnavia del sentiero n° 703. Avanzando inizialmente a mezza costa e in obliquo discendente, si lambisce poco più avanti il dorso di una costa boscosa, effettuando poi una netta svolta a sinistra. Dopo pochi minuti di discesa si approda nei pressi del suggestivo e appartato Lago Scuro di Rigoso1387 m. Dopo aver contornato e lambito la sponda nord-orientale del lago, si continua per ampia traccia dapprima in lieve salita, poi in leggera discesa. In breve si arriva al bivio situato nei pressi del Lago Verdarolo, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna al punto iniziale. 

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Monte Fuso: anello da Sasso

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Punto di partenza/arrivo: bivio per la Pieve di Sasso 670 m

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: bivio per la pieve-costa a quota 810 m (1 h) ; costa a quota 810 m-cippo Monte Fuso (45 min) ; cippo Monte Fuso-bivio sentiero n° 760 (45 min) ; bivio sentiero n° 760-bivio per la pieve (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Scurano (SP 80), parcheggiando l’auto in prossimità del bivio con la stradina asfaltata che conduce alla pieve romanica

Immagine (FILEminimizer)Percorso su openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante anello che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti del Monte Fuso. 

Dalla SP 80 (cartelli) si imbocca un’ampia traccia (CAI n° 763) e al primo bivio (cartelli) si prosegue a sinistra procedendo in salita piuttosto ripida e sostenuta. Confluiti più in alto in una carraia, la si segue a destra, inizialmente in leggera discesa, giungendo poco dopo al bivio con il percorso n° 759A proveniente da Case Ruffaldi. Continuiamo a sinistra per ampia mulattiera che sale assecondando una costa marnosa. Rientrati nel bosco, si guadagna quota in moderata pendenza transitando a fianco di un cippo a ricordo dei partigiani. Dopo aver attraversato una piccola area disboscata, si sale per poco e mediante ampia curva a destra (notevoli esemplari di muretti a secco) si sconfina in versante Enza. All’incrocio che si incontra, si abbandona il percorso n° 763 per il Cippo del Fuso e si prosegue diritto per sentiero evidente contrassegnato da bolli di vernice gialla e alcune frecce segnaletiche. Usciti temporaneamente dal bosco, si attraversa il margine inferiore di una bella radura e, raggiunto un piccolo avvallamento, si abbandona il tracciato in cui siamo (quest’ultimo scende al sottostante nucleo di Borlino) proseguendo diritto (freccia segnaletica gialla con il numero 4). Avanzando in modo pianeggiante a fianco di radure, si effettua più avanti una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un notevole muro a secco con massi di arenaria sistemati ad arte. Costeggiando quest’ultimo, si prosegue comodamente per splendida mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da campi con alberi da frutto e panoramici prati. Rientrati nel bosco, si continua per ampia traccia effettuando una svolta a destra, immettendosi poi in una carraia. L’assecondiamo in lieve salita contornando il margine di un’ampia radura e costeggiando un dosso boscoso. Trascurata a destra una carraia, si abbandona appena dopo il percorso su cui stiamo camminando, proseguendo diritto. Guadagnata una costa a 810 m, si staccano a destra due tracce: imbocchiamo quella di destra confluendo poco dopo in una carraia. La si segue brevemente a sinistra e appena prima di confluire nel percorso abbandonato a quota 810 m si scorge a destra la continuazione della vecchia mulattiera. L’assecondiamo in moderata pendenza ammirando notevoli stratificazioni dell’arenaria tipo Bismantova. Giunti ad un bivio, si prende la traccia di destra che dopo una salita piega a sinistra conducendo ad un incrocio. Proseguiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora una carraia che si stacca a destra) e guadagna quota presentando altri affioramenti arenacei. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, si continua a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Dopo una netta svolta a sinistra, si oltrepassa una sbarra, approdando appena dopo in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra si nota un muretto a secco con pietre ricoperte di muschio che divide due tracce: seguiamo quella di sinistra effettuando subito una curva in questa direzione. Il sentiero continua in lieve salita tagliando per un paio di volte una traccia utilizzata dalle MTB. Al successivo incrocio si prosegue diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale verso dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo chiamato Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. Anziché seguirla a sinistra verso la località L’Anna (casa isolata con fontana), la si asseconda a destra effettuando subito una curva a sinistra, guadagnando quota su “lastricato” costituito da notevoli stratificazioni arenacee. Tenendo la sinistra ad un bivio, si guadagna infine la dorsale del Monte Fuso. Seguendo a sinistra l’evidente sentiero di crinale (n° 763), si approda appena dopo nei pressi di un balcone panoramico che costituisce il punto di partenza dei voli con il parapendio. Avanzando per l’ampia traccia che si mantiene nei pressi della boscosa dorsale, si guadagna in pochi minuti la sommità principale del Monte Fuso, 1115 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1901 (in realtà la quota più elevata della montagna, 1134 m, è situata poco sopra l’area denominata Prati Dolci). Dalla cima, mediante ottimo sentiero delimitato da una staccionata, si discende un ripido pendio boscoso, incontrando più in basso un bivio dove si ignora una mulattiera che si stacca a destra. Si prosegue diritto per l’ampia traccia di crinale che conduce in breve ad una sella a quota 1080 m. Qui si ignora a sinistra una carraia proveniente da Rusino e si continua a destra avanzando nel versante settentrionale della montagna. Poco più avanti si presenta un bivio (cartelli) da cui si volge a destra per mulattiera (CAI n° 761) in direzione di Campora e Vezzano. Si perde quota effettuando diversi tornanti, contornando più in basso il limite superiore di un’ampia area disboscata. Dopo una curva a destra, si attraversa la base della menzionata area e si continua a scendere per l’ampia traccia che ora si fa più ripida. Effettuando altre svolte e prestando attenzione alla scivolosità del tracciato per la presenza di un folto tappeto di foglie che ricopre i sassi, si raggiunge in pochi minuti il bivio (cartelli) con il sentiero n° 760 che prosegue a destra. Lo imbocchiamo procedendo inizialmente in leggera discesa per poi risalire lievemente e aggirare una costa boscosa. Poco più avanti ci si immette in un’altra e più ampia traccia che si segue a destra valicando una seconda costa. Oltre quest’ultima, si ignora un percorso che scende a sinistra e si prosegue a destra (segnavia) per sentiero. Al successivo incrocio, si continua diritto procedendo a saliscendi per traccia ben segnata ma a volte non particolarmente incavata nel terreno. Confluiti in una mulattiera, la si asseconda a destra affrontando una ripida salita che precede una netta svolta a sinistra. Avanzando più comodamente, si raggiunge una costa dove il percorso volge a destra assecondando in salita piuttosto ripida il suo dorso. Raggiunto un bivio (ometto e segnavia), si prosegue a sinistra perdendo quota per evidente mulattiera, transitando nei pressi di uno spiazzo erboso con tavolo e panche. Al sottostante bivio si continua a destra per traccia pianeggiante e raggiunta una costa marnosa si abbandona il segnavia n° 760 che scende verso Case Ruffaldi. Si prosegue invece a destra per ampia traccia erbosa che conduce nei pressi di un’area pic-nic caratterizzata da splendidi esemplari di castagno. Al bivio che si incontra poco dopo, si opta per il percorso di destra, invero piuttosto labile, che procede per un breve tratto in salita. Poi si continua per stretto sentierino avanzando in modo pressoché pianeggiante (ad un bivio si prende la traccia di destra), fino ad aggirare una costa. Oltre quest’ultima, si deve attraversare un’area disboscata con vegetazione invadente in primavera/estate, confluendo infine nella mulattiera contrassegnata n° 763 percorsa in salita. Seguendo quest’ultima si fa ritorno, in circa venti minuti di cammino, al bivio con la stradina che sale alla pieve romanica di Sasso (meritevole di una visita). 

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Alta Val d’Enza: anello da Miscoso

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Punto di partenza/arrivo: Miscoso 901 m

Dislivello: 975 m

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Miscoso-Ponte della Golara-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Monte Palerà (1,45 h) ; Monte Palerà-Rigoso-Lago Squincio (1,15 h) ; Lago Squincio-Lago Paduli (diga)-sentiero n° 659-sentiero SD-Miscoso (2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Miscoso ; Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Lugolo-Miscoso

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Ampio e splendido anello che si sviluppa da una sponda all’altra dell’Alta Val d’Enza. 

Parcheggiata l’auto nei pressi del ristorante “La Montanara”, situato lungo la provinciale poco sopra il centro di Miscoso, si imbocca Via della Croce e la si segue attraversando il magnifico e antico borgo. Preso ad un bivio lo stradello di destra, si esce dall’abitato e si prosegue per sentiero (CAI n° 609) in costante discesa. Dopo un tratto in direzione N/NE e alcuni tornanti, si esce in un’area disboscata dove si volta repentinamente a destra ignorando tracce che si staccano a sinistra. Effettuando altri tornanti e continuando a perdere quota piuttosto ripidamente, si confluisce infine in un’ampia traccia trasversale che si asseconda a sinistra (cartelli). Dopo una ripida discesa si approda al medievale Ponte della Golara, 675 m, mediante il quale si attraversa il Torrente Enza. Imboccato il percorso di sinistra al bivio (cartelli) che si presenta quasi subito, si inizia a guadagnare quota in costante e ripida salita effettuando diverse svolte, costeggiando più in alto il margine sinistro di un vasto campo (sulla destra possiamo ammirare notevoli esemplari di muretti a secco). Immessosi più avanti in una carraia, si esce dal bosco e si avanza a fianco di panoramici campi che regalano suggestivi scorci panoramici. Dopo una breve salita all’interno del bosco, si sbuca nella SP 68 appena prima del paese di Valcieca. Si segue l’asfalto a destra, imboccando la prima stradina in salita che si stacca a sinistra a fianco di una casa. Raggiunta una presa dell’acquedotto con maestà a destra, si prende la traccia di sinistra che procede in leggera salita inizialmente a fianco di un fosso. Si continua lungo l’ampia mulattiera fino ad incontrare, dopo una svolta a sinistra, un bivio. Qui giunti, nonostante verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece imboccare la traccia di destra (segnavia). Si sale per mulattiera affiancata da panoramici campi, raggiungendo poco più avanti un altro bivio dove si volge a destra per ampia traccia in leggera salita. Dopo una netta curva a sinistra, si incontra sulla destra una fontana (acqua non sempre presente), oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa ignorando a destra una traccia inerbita. Giunti ad un bivio all’interno di un’area disboscata, si deve prendere il percorso di destra (segnavia) mediante il quale si rientra nel bosco. Si varca un ruscello e si prosegue per l’ampia traccia in moderata pendenza. All’incrocio che si incontra più in alto, si volta a sinistra assecondando una carraia in leggera discesa, fino a raggiungere un bivio (paletto con due frecce segnaletiche di colore giallo e blu). Abbandonata la carraia, si imbocca a destra un sentiero che in breve conduce ad una caratteristica selletta sulla dorsale Enza/Cedra. Si prosegue a sinistra in direzione del Monte Palerà, guadagnando inizialmente il sommo di un poggetto erboso. Attraversato un fosso, mediante faticosa salita si conquista la sommità di un panoramico poggio conosciuto come il Castellaro, 1170 m. Qui possiamo notare i basamenti murari di una rocca, risalente al XIII secolo, eretta a scopo difensivo dalla famiglia Vallisneri. Scesi ripidamente per rocce scagliose, si raggiunge una selletta boscosa oltre la quale si riprende a salire per traccia abbastanza evidente e con segnaletica ripristinata. Il percorso avanza in un paio di tratti sulla destra del crinale (segnavia) per poi ricongiungersi con esso. Lo si risale per sentiero non particolarmente evidente tra fitto bosco, fino ad arrivare ad una selletta da cui si trascura a destra una traccia più marcata. Si prosegue diritto continuando ad assecondare l’ampia dorsale (segnavia), guadagnando quota piuttosto ripidamente. Più in alto si avanza al sommo di stratificazioni che digradano in versante Enza, ammirando notevoli visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si affronta poi un tratto di ripida salita avendo come direttrice il boscoso crinale, cui fa seguito un faticoso obliquo ascendente in versante Enza, dove il sentiero risulta piuttosto stretto e scosceso. Al culmine di questa sezione, raggiunto una sorta di poggetto erboso, si prosegue con andamento pianeggiate tenendosi alla sinistra del filo della dorsale. Sbucati in un dosso erboso, il percorso volge inaspettatamente a sinistra perdendo marcatamente quota per dorsale prima erbosa e poi boscosa, fino a raggiungere una sella che offre belle visuali sulla Val Cedra. Si continua per il comodo percorso di crinale costeggiando una recinzione a filo spinato, uscendo in seguito dal bosco e procedendo per dorsale erbosa. Dopo una fascia boscosa, scavalcata la recinzione a filo spinato, si avanza per il crinale costeggiando il limite del bosco, guadagnando la sommità di un dosso ormai a poca distanza dalla duplice cima del Monte Palerà. Continuando ad assecondare la dorsale, scavalcata l’anticima, si conquista la vetta vera e propria della montagna, 1315 m. Dalla sommità si perde quota lungo il profilo meridionale che nel primo tratto è decisamente ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico. Dopo una discesa su pendio in parte roccioso, si raggiunge una sella da cui si continua per sentiero evidente che progressivamente si amplia. Usciti dal bosco, ci si immette in una carraia che si segue in direzione della Cima Nuda, altura che il percorso lascia a sinistra effettuando una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso, si confluisce in un’altra carrareccia che si segue a sinistra, raggiungendo in breve uno spiazzo adiacente alla SP 665 ai piedi del boscoso poggio denominato Monte Bastia. Da qui non resta altro che seguire la panoramica strada verso Rigoso, ammirando lungo il cammino stupende visuali dell’Alpe di Succiso. Dalle prime case del paese si imbocca la stradina di sinistra, raggiungendo in breve la chiesa e la piazza principale di Rigoso, 1131 m. Qui si volta a sinistra e appena dopo a destra, seguendo uno stradello che riconduce sulla provinciale. La si asseconda a sinistra solo per poco: infatti, raggiunto un bivio evidente (cartelli), si imbocca a destra una carraia in salita (percorso CAI n° 703) in direzione di Lago Squincio. Si segue la carrareccia (percorsa da mezzi di esbosco) fino ad incontrare un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Appena dopo si attraversa una prima area disboscata oltre la quale, ad un bivio, si prende la carraia di sinistra. Aggirata mediante svolta una costa, si sbuca poco più avanti in un’area disboscata. Si segue la carraia di esbosco che avanza in leggera salita transitando a fianco di un grosso masso situato alla nostra destra. Al bivio che si incontra dopo una svolta a destra, si prende la mulattiera di sinistra che procede inizialmente in salita. Dopo il primo strappo, il percorso avanza pianeggiando a mezza costa, attraversando alcune pietraie e procedendo all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Mediante breve risalita si guadagna una dorsale e valicatala si scende leggermente fino ad approdare in un ripiano prativo dove alla nostra destra è situato il Lago Squincio, 1238 m. Piegando a sinistra si raggiunge un bivio (cartelli) dove si opta per il sentiero n° 703C che scende alla diga del Lago Paduli. Immessosi più in basso nella SP 665, la si segue a sinistra e verso destra si attraversa il ponte stradale antistante la menzionata diga. Al primo bivio (tabella e cartelli) si prende a destra un’ampia traccia in salita delimitata da una recinzione. Raggiunto subito dopo un altro bivio (cartelli), si piega a sinistra in direzione del Rifugio Sarzana, proseguendo sempre a sinistra all’ulteriore bivio collocato nei pressi di un cippo. Si segue lungamente la bella e comoda mulattiera (percorso CAI n° 659) dapprima in lieve/moderata pendenza, poi perlopiù in piano/leggera salita. Più avanti si contorna il margine sinistro di una piccola torbiera e si prosegue attraversando un’area di rado bosco. Guadato il Rio Garzoli, si sale in moderata pendenza fino a valicare una costa boscosa. Poco dopo si incontra un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero n° 659 imboccando a sinistra il percorso contrassegnato SD (Sentiero dei Ducati) in direzione di Miscoso. La traccia avanza verso E attraversando poco più avanti una radura arbustiva, per poi rientrare nel bosco procedendo perlopiù in quota. Oltrepassata un’orripilante carraia di esbosco, si continua per il comodo sentiero che dopo un tratto in piano inizia a scendere verso il fondo della valletta formata dal Canalaccio. Si varca quest’ultimo e un suo ramo secondario per poi affrontare una breve ma ripida salita onde guadagnare una selletta. Si continua per traccia che attraversa un’area di bosco rado, raggiungendo poco dopo un rifugio. Da quest’ultimo si prosegue per carraia che presto va abbandonata imboccando a sinistra un sentiero (segnavia). Dopo aver varcato un ruscello, si sbuca in un’orribile carraia di esbosco che si attraversa riprendendo sulla destra il sentiero principale. Si continua per comoda traccia procedendo in piano a mezza costa ed attraversando un’area di bosco rado. Valicata una dorsale boscosa, il percorso avanza verso E a mezza costa in piano e in leggera discesa. Dopo un paio di svolte, si continua a progredire a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi (appena dopo il terzo canale, la traccia giusta è quella che avanza in salita e non quella che si stacca a sinistra in piano). Successivamente, procedendo a saliscendi, si attraversano altri due fossi, per poi scendere all’interno di un’area di rado bosco. Dopo una svolta a destra, ci si immette in un’ampia traccia che si asseconda a sinistra raggiungendo un bivio (località Costalta). Proseguendo diritto, si sbuca poco dopo in una bella radura dove si volge a sinistra. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’altra radura, si prende la traccia di sinistra, effettuando in seguito un’ampia curva a destra. Il percorso asseconda successivamente un panoramico crinale che offre notevoli visuali, soprattutto verso il Monte Palerà. La bella mulattiera/carraia si sposta poco dopo a destra scendendo nel bosco (ad un bivio si ignora una traccia che si stacca a destra), per poi salire leggermente per un breve tratto. Si continua a perdere quota per panoramica carraia confluendo più in basso in un’altra traccia. Giunti ad un bivio, si prosegue a sinistra verso Miscoso, raggiungendo poco dopo l’edificio della Pro Loco Capo D’Enza. Oltre quest’ultimo si rientra nel bosco e si continua a scendere per bella mulattiera fino ad innestarsi nella SP 15 proprio di fronte al ristorante “La Montanara”. 

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Cime Canuti e Monte Malpasso: anello dal Passo del Lagastrello

Punto di partenza/arrivo: Passo del Lagastrello 1198 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Passo del Lagastrello-tornante quota 1158 m-Foce Banciola (1,45 h) ; Foce Banciola-Cima Canuti Est (45 min.) ; Cima Canuti Est-Monte Malpasso-Passo Sasseda (1 h) ; Passo Sasseda-Lago Squincio-Passo del Lagastrello (1,15 h)

Difficoltà: E+/EE

Ultima verifica: giugno 2016

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio-Rigoso-Passo del Lagastrello

map(1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande interesse ambientale e panoramico. Il crinale delle Cime Canuti risulta in alcuni tratti abbastanza esposto e andrebbe affrontato solo con terreno asciutto. 

Dal Passo del Lagastrello si scende per un breve tratto lungo la SP 74 fino ad un tornante sinistrorso (paletto con cartelli). Imboccato il percorso n° 110, ci si dirige per sentiero poco evidente verso il vicino limite del bosco (sbiadito segnavia sul tronco di un albero). Penetrati nella fascia boscosa, si attraversa un ruscello (in estate asciutto) per poi risalire una radura su traccia appena accennata. Guadagnata una panoramica costa, il percorso diviene più marcato e i segnavia più evidenti. Si procede in moderata pendenza all’interno della faggeta tenendosi in prossimità della dorsale di prima. Assecondando attentamente i segnavia, ci si sposta in seguito a sinistra avanzando a mezza costa per ripido pendio boscoso. Usciti temporaneamente dalla faggeta, si attraversa un solco con massi di arenaria e rientrati nella copertura boscosa si deve fare attenzione ad un bivio. Abbandonato l’evidente sentiero, si volge bruscamente a destra per ripida traccia che risale una costa. Il percorso volge più in alto a sinistra varcando un ramo del Torrente Taverone e un ruscello. Poi, prestando attenzione agli ottimamente collocati segnavia, si guadagna quota effettuando diversi tornanti. Usciti definitivamente dal bosco ai piedi degli erti pendii meridionali delle Cime Canuti, si procede a mezza costa in leggera salita orientandosi con i segni bianco-rossi, piuttosto latitanti in questo tratto. Più avanti si lambisce il limite del bosco, approdando poi in una bella conchetta (paletto con segnavia del CAI). Per sentiero piuttosto ripido si guadagna infine la Foce Banciola, 1684 m, situata tra il Monte Bocco e la quota 1740 m delle Cime Canuti. Ci dirigiamo verso quest’ultima affrontando subito una salita decisamente ripida (CAI n° 00) a fianco di blocchi d’arenaria, fino a guadagnare la sommità di una prima quota. Da qui si scende brevemente per poi riprende a salire verso la Cima Pitturina, 1740 m. Dalla vetta si perde quota per il crinale est aggirando a sinistra un verticale gendarme (attenzione in caso di bagnato). Poco più in alto, raggiunta la base di una fascia rocciosa, si effettua un breve traverso a destra in leggera esposizione. Poi, per ripida traccia, si guadagna la spettacolare Cima Canuti Ovest, 1737 m. Una discesa e successiva risalita per panoramico crinale precedono la Cima Canuti Est, 1743 m. Continuando lungo il sentiero 00, si scende alla vicina Sella Canuti, 1696 m, oltre la quale si guadagna la cima disposta più ad est della lunga dorsale Parma/Massa: il Monte Malpasso, 1714 m. Dalla sommità si continua verso est lungo il percorso di crinale, oltrepassando subito una quota secondaria e procedendo in direzione del limite della faggeta. Penetrati in essa, si perde ripidamente quota verso nord-est/nord assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Più in basso si esce al sommo di un pendio con lastre rocciose che si discende orientandosi con i segni bianco-rossi. Dopo alcune svolte, si approda al Passo Sasseda, 1479 m, da cui si scende a destra (n° 00/703) verso il Lago Squincio. Il sentiero, ben evidente e ottimamente contrassegnato, perde quota piuttosto ripidamente effettuando numerosi tornanti. Confluiti più in basso in una traccia trasversale, la si asseconda a sinistra (segnavia) raggiungendo il pittoresco Lago Squincio, 1240 m, ai piedi del ripido profilo settentrionale del Monte Malpasso. Dopo la diga, l’ampia traccia attraversa una radura conducendo ad un trivio (paletto con cartelli). Da qui, trascurato a sinistra il percorso n° 703 diretto a Rigoso e il sentiero n° 703C che scende alla sottostante diga del Lago Paduli, si prende a destra una carraia (n°00) che procede in piano. In venti minuti di rilassante cammino si fa ritorno al Passo del Lagastrello, punto di partenza della nostra gratificante escursione. 

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Il Monte Malpasso e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,15 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo (40 min) ; Lago Verdarolo-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-bivio Lago Scaliccia (20 min) ; bivio Lago Scaliccia-Monte Malpasso (45 min/1 h) ; Monte Malpasso-Lago Palo (40 min) ; Lago Palo-Pratospilla-bivio Lago Scaliccia-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+ ; EE in presenza di tratti innevati e/o ghiacciati ; F in condizioni prettamente invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo. In caso di neve e ghiaccio: picozza e ramponi

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello), poco dopo la località La Bastia

map (1) www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Interessante e insolito percorso che permette una conoscenza abbastanza approfondita dell’area del Monte Malpasso, 1707 m (la prima sommità della parte orientale del lungo crinale Parma/Massa). Di particolare interesse e fascino ambientale il Lago Scuro di Rigoso e il bellissimo Lago Palo.

Dalla strada per Pratospilla si segue un’ampia carraia, contrassegnata n° 701, che procede inizialmente in leggera salita. Dopo una netta svolta a sinistra, la carrareccia diviene più ripida e compie successivamente un tornante verso destra. il percorso continua a guadagnare quota piuttosto ripidamente, conducendo infine ad un bivio su una costa. Qui si ignora a sinistra una carraia in salita e si prosegue per l’ampia traccia di destra. Dopo un tratto in leggera discesa, si giunge nei pressi di una piccola vasca di raccolta dell’acqua e si continua per mulattiera che svolta subito a sinistra. Nella successiva curva verso destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra e si prosegue per il percorso principale. Dopo un’ultima non ripida salita, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo, 1395 m. Dal paletto con cartelli si va a sinistra per ampia traccia, prima in leggera salita e poi in discesa, giungendo dopo pochi minuti al magnifico Lago Scuro di Rigoso, 1387 m. Piccolo e appartato, ospita alcuni tronchi fossili di abete bianco visibili nei periodi di secca. Si ritorna al paletto con cartelli nei pressi del Lago Verdarolo (chiuso nella sponda occidentale da una piccola diga eretta nel 1915) e si procede lungo il sentiero n°703 in direzione La Scaliccia. Dopo una breve discesa e successiva risalita si contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, incontrando più avanti un’area pic-nic con panche e tavolo. Si continua per l’ampia traccia che poco dopo conduce ad un bivio (paletto con cartelli) in località Lago Scaliccia, 1418 m. Dal bivio imbocchiamo a sinistra il sentiero 703B che inizialmente risale una poco accennata costa boscosa. Successivamente si sbuca in un’area di bosco rado e si sale  piuttosto ripidamente per traccia più marcata. Dopo alcune svolte si attraversa un ruscello e si avanza tenendosi sulla sinistra di quest’ultimo. Il sentiero riconduce poco dopo in prossimità del ruscello per poi svoltare bruscamente a sinistra. Seguendo con attenzione i segnavia sugli alberi, si procede in moderata salita per il soprastante pendio boscoso fino a quando, con una svolta a sinistra, si attraversa un altro ruscello. Valicato il dorso di una costa, la traccia scende a destra entrando in un’appartata valletta che si risale in direzione dei vicini pendii nord-occidentali del Monte Malpasso. Giunti nella pietraia sottostante i canali e le fasce d’arenaria che incidono questo versante della montagna, si piega a destra e si attraversa, restandone ai margini, un’ultima macchia di bosco. L’evidente sentiero risale poi il soprastante ripido pendio erboso, tenendosi appena a sinistra del limite del bosco. Dopo un’ultima faticosa salita, si giunge ad una caratteristica forcella collocata su una dorsale secondaria che dal crinale dIgrada perpendicolarmente verso valle. Procediamo a sinistra lungo la dorsale (all’inizio appena a sinistra del suo filo) ammirando notevoli visuali verso la sottostante Val Cedra. Poco prima del crinale spartiacque, la traccia piega a sinistra iniziando un traverso ascendente su ripido pendio che potrebbe risultare delicato in caso di neve e ghiaccio. In breve si arriva alla panoramica Sella Canuti, situata tra la Cima Canuti Orientale a ovest e il vicino Monte Malpasso a est. Dalla selletta ci si dirige verso quest’ultimo alla cui sommità giungiamo dopo aver percorso un breve tratto di crinale. Dalla cima (1714 m), da cui si ammira un grandioso panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi (prestando particolare attenzione al traverso scosceso) fino alla caratteristica forcella lungo la dorsale secondaria. Raggiuntala, si piega a sinistra (sentiero n° 703A) in direzione del ben visibile Lago Palo. Scendiamo inizialmente lungo un ripido canale (attenzione in caso di neve e/o ghiaccio) per poi piegare verso sinistra. Giunti nella sottostante pietraia, la traccia sembra perdersi: si deve puntare al vicino limite del bosco che si trova appena più in basso rispetto al punto in cui siamo. Tenendo il bosco alla nostra destra, pieghiamo a sinistra per traccia ora più marcata. In prossimità di un ruscello, svoltiamo decisamente a destra seguendo un ben evidente sentiero che poco dopo entra all’interno di un bellissimo bosco di faggi. In circa 10 minuti di cammino si raggiunge il Lago Palo, 1511 m, senza dubbio uno dei più suggestivi specchi d’acqua di tutto l’Appennino parmense. Di notevole interesse le verticali fasce di arenaria macigno che sovrastano ad est il lago, conferendogli un certo carattere alpestre. Si contorna a pelo d’acqua la sponda occidentale e si giunge ad un paletto con cartelli collocato nel limite settentrionale del lago. Il sentiero piega a sinistra penetrando all’interno di un bellissimo bosco che si attraversa inizialmente in leggera discesa e in piano. L’ottima traccia perde successivamente quota tagliando, con alcuni tornanti, una ripida sponda boscosa. Presto giungiamo nei pressi degli impianti di risalita provenienti dal vicino Pratospilla, mettendo piede sulla pista da sci. Scesi al vicino albergo e all’antistante grande parcheggio, si segue a destra un’ampia strada che effettua una curva a semicerchio. Appena prima di mettere piede nella strada di accesso a Pratospilla, si diparte sulla destra (paletto con cartelli) il sentiero n° 703 che imbocchiamo. La traccia procede in costante ma leggera salita attraversando, poco più avanti, una panoramica pietraia. Successivamente si avanza a mezza costa tagliando ripidi pendii boschivi, raggiungendo infine il bivio con il percorso n° 703B in località Lago Scaliccia. Da qui percorriamo a ritroso il tragitto effettuato in salita fino alla strada per Pratospilla.

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Anello di Lalatta

Punto di partenza/arrivo: Lalatta, 847 m 

Dislivello: 350 m ca 

Durata complessiva: 3,00/3,30 h 

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce di Lalatta-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-Monte Guardia (1/1,20 h) ; Monte Guardia-Lalatta (30 min) 

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo 

Ultima verifica: dicembre 2015 (foto: aprile 2014) 

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale 

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti. 

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, situati nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo tutto il borgo, ammirando splendide case in sasso ristrutturate rispettando l’assetto originario, fino a mettere piede nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta a destra conduce ad un bivio sotto un dirupo. Scartato il percorso che sale a sinistra, proseguiamo a destra (paletto di legno con segno di vernice blu), volgendo in seguito a sinistra. Guadagniamo comodamente quota per piacevole carraia costeggiando bellissimi prati e panoramiche radure. Senza possibilità di errore confluiamo più in alto in una carrareccia (segni bianco-rossi) che assecondiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale della montagna a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta, 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord-ovest per il sentiero n° 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata n° 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato sulla sottostante Val Cedra e il suo circondario di montagne. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in una carraia in corrispondenza di un tornante (poco prima si stacca a sinistra un evidente sentiero non segnato che scende verso Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e, in costante discesa in direzione nord, raggiungiamo un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana, situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultima località che, con i suoi 1079 m, risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando, dopo cento metri circa, un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un ampio sentiero che avanza assecondando un poco accennato crinale. Seguiamo la traccia tralasciando alcuni percorsi a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. Il sentiero piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente. Qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente percorso (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Compiuta una netta svolta a destra (cippo con bassorilievo in marmo), confluiamo in un’altra carrareccia che seguiamo a sinistra. Il tracciato sale contornando il margine dei bellissimi e panoramici prati con laghetto della località Zumara, conducendo ai piedi di un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia chiusa da sbarra metallica, oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra. Nel caso vogliamo guadagnare la cima del poggio, poi dobbiamo scendere lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero. Continuiamo per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando percorsi che si staccano sia a sinistra quanto a destra. Dopo un ultimo tratto di discesa caratterizzato da interessanti stratificazioni, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia, 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo assecondando a sinistra la carraia e, giunti ai piedi del profilo sud-ovest della montagna, l’abbandoniamo dirigendosi per ripida traccia verso la cima. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia conquistare la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia ignorando tracce secondarie. Un’ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione di Galgheto, circondata da bucolici prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa e poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si volta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.

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