Il Monte Caio da Sommogroppo

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Punto di partenza/arrivo: Sommogroppo 740 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Sommogroppo-S. Matteo (1,30 h) ; S. Matteo-sommità Monte Caio (45 min.) ; sommità Monte Caio-S. Matteo-Sommogroppo (2, 15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si abbandona la S.S. 665 per imboccare a destra (indicazioni per Trevignano e Sommogroppo) una stretta stradina. Superata la prima località, si raggiunge in breve il pittoresco nucleo di Sommogroppo dove, nei pressi di una fontana, si abbandona l’auto.

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Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e notevole importanza storica. Il sentiero n° 753, che costituisce il principale accesso da Sommogroppo S. Matteo, risulta tutto sommato evidente nonostante la scarsissima frequentazione e una segnaletica ormai datata e sbiadita.

Dalla fontana di Sommogroppo si procede in salita per stradina asfaltata che presto diviene sterrata. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso, si continua diritto per ampia traccia avanzando comodamente in direzione della valle formata dal Rio di Travignano. Raggiunto un altro bivio, si prosegue sempre diritto (indicazione per il cippo dei partigiani) per bella carraia prima in leggera discesa, poi in salita. Si avanza lungo la selvaggia sponda sinistra orografica della valle del Rio di Trevignano, ai piedi di aspri e suggestivi pendii. Ignorata a sinistra una traccia che scende al vicino letto del rio, si prosegue diritto in salita incontrando poco più avanti un breve tratto di carraia parzialmente franata. Dopo pochi minuti si giunge in prossimità del cippo a ricordo dei partigiani (situato alla nostra sinistra) e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia che in breve conduce al Rio di Trevignano, il cui letto è sconvolto da alluvioni e frane. Lo si guada puntando all’evidente continuazione del percorso (segnavia sbiadito), imboccando nell’altro lato del rio un bel sentiero che avanza in salita. La traccia svolta appena dopo a destra e procede in leggera/moderata pendenza parallelamente ad un solco asciutto che si raggiunge in breve. Poco dopo il sentiero piega leggermente a sinistra progredendo in più ripida salita (segnavia sempre presenti). Più avanti un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma tramite un’ampia curva a destra si riprende a salire verso NW. Dopo un ripido strappo si effettuano due piccole svolte e si continua per la magnifica mulattiera che procede in leggera/moderata pendenza. Poco dopo il tracciato si impenna notevolmente compiendo alcune svolte e tornanti, conducendo infine ad un rio che si guada. Si prosegue lungo la mulattiera affrontando un altro ripido strappo ed attraversando successivamente un solco asciutto. Dopo un ripido tornante sinistrorso si confluisce in una carraia che si segue a destra raggiungendo in breve le splendide radure dove è situato l’eremo di S. Matteo1344 m. Il luogo in cui ci troviamo, oltre che di grande importanza storica (l’eremo è citato in un documento del 1145), è di grande fascino ambientale (le spettacolari pareti del flysch del Monte Caio) e panoramico (le suggestive visuali sull’Alpe di Succiso e il Ventasso). Da S. Matteo mediante ripida carraia si raggiunge in alcuni minuti di cammino il crinale sud del Caio che si segue a destra per comoda e ampia traccia (purtroppo percorsa da moto da cross). Dopo una breve discesa si abbandona la carraia per proseguire a destra su sentiero che si mantiene nei pressi del filo della dorsale. Dopo una ripidissima e faticosa salita si rimette piede nella traccia di prima che si segue solo per poco. Infatti, nel momento in cui essa piega a destra tagliando a mezza costa le stratificazioni del flysch, noi proseguiamo diritto per ottimo sentiero (n° 732A) che asseconda un suggestivo crinale caratterizzato da risalti arenacei. Ci si tiene inizialmente a destra del filo di cresta per poi superare a sinistra un muretto roccioso che obbliga ad un breve movimento d’arrampicata (il passaggio risulta più interessante se lo si affronta tenendosi sulla destra). Ripresa la dorsale, la si segue raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 737A che si ignora. Proseguiamo diritto affrontando un ripido strappo, procedendo successivamente in obliquo ascendente verso la vicina dorsale sommitale. Raggiunta quest’ultima si piega a destra guadagnando in breve la sommità del Monte Caio, da cui è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla cima si ritorna a S. Matteo lungo lo stesso percorso effettuato all’andata e, una volta raggiunto l’eremo, si segue la carraia d’accesso proveniente da Zibana. Ignorato il sentiero n° 753 da cui siamo saliti, si continua lungo l’ampia traccia attraversando poco dopo un primo rio (fonte più in alto a destra), cui fa seguito un secondo. Si affronta successivamente una contropendenza e si prosegue lungo la carraia in direzione sud/est e sud, raggiungendo in circa 30 minuti di cammino delle splendide radure. Qui si incontra un bivio dove si piega a sinistra per ampia traccia che contorna il margine destro dei prati (a sinistra si nota un capanno in legno e a destra una fonte). Al successivo bivio, situato in prossimità di una svolta a destra della carraia (paletto con segno di vernice blu), si prosegue diritto per ampia mulattiera, mediante la quale ci si ricongiunge con il tracciato di prima. Lo si segue a sinistra in leggera discesa procedendo in direzione NE affiancati da magnifiche radure. Dopo una fonte-abbeveratoio, si effettuano quattro tornanti, oltre i quali si riprende per un breve tratto la direzione di prima. Si effettua una netta svolta a destra e si continua a scendere lungo la carraia fino ad un bivio nei pressi di una recinzione. Qui si prende la traccia di sinistra che avanza costeggiando la menzionata recinzione (si tratta del confine dell’area di addestramento cani S. Matteo). Poco più avanti si guada il Fosso di Mascagnana oltre il quale si procede in ripida salita per carraia molto dissestata all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un altro solco, si prosegue lungo l’ampia traccia, che avanza perlopiù in salita, fino a raggiungere un bivio all’interno di un’area disboscata. Qui si svolta nettamente a destra perdendo quota in modo lineare per ripida carraia delimitata a destra dalla recinzione di prima. Più in basso si effettuano alcuni tornanti immettendosi infine nella sterrata che collega Sommogroppo Solara. La si segue a sinistra scendendo in breve a guadare il Rio di Trevignano, per poi risalire piuttosto ripidamente onde raggiungere le prime case di Sommogroppo.

 

 

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Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord-est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord-est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, il cui muro si costeggia per un tratto. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica piagando a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta attestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida: se superata nella parte sinistra oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra Bratica e Cedra

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo do Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m (40 min.) ; sella quota 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

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Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita conducendo, dopo aver sottopassato una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una macchia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata macchia di bosco dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima macchia di vegetazione, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti una magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che richiede tuttavia di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale in obliquo procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo un’ultima salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e a volte assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi tenendosi in prossimità del filo della dorsale. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo nella vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano.

 

 

Il Monte Bragalata dal ponte sul Torrente Cedra

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Cedra 1041 m

Dislivello: 820 m ca

Durata complessiva: 4,30/5 h

Tempi parziali: ponte sul Torrente Cedra-bivio sentiero 709a (45 min) ; bivio sentiero 709a-Rio Frasconi (30 min) ; Rio Frasconi-Laghi di Compione (30 min) ; Laghi di Compione-Passo di Compione-Monte Bragalata (25 min) ; Monte Bragalata-Passo Giovarello-Lago Martini (15/20 min) ; Lago Martini-Capanna Cagnin (20 min) ; Capanna Cagnin-diga Lago Verde-sentiero 709a-bivio sentiero 709 (50 min) ; bivio sentiero 709-ponte sul Torrente Cedra (35 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località, il cui centro vero e proprio è collocato più in alto a destra rispetto la provinciale, si continua in direzione del Passo del Lagastrello. Poco dopo, in località Trincera, occorre voltare a destra imboccando la strada per Pianadetto e Valditacca. Effettuando alcuni tornanti, si giunge in prossimità della prima località e si prosegue in direzione di Valditacca, svoltando a destra prima del paese vero e proprio. Imboccata la stretta stradina per il Passo della Colla, la si segue abbandonandola dopo neanche 1 km, scendendo a sinistra per sterrata che in breve conduce al ponte sul Torrente Cedra, prima del quale si parcheggia l’auto.

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Descrizione dell’itinerario

Notevole anello che permette la conoscenza di un settore molto appartato dell’Alta Val Cedra di grande interesse ambientale e panoramico.

Dal ponte sul Torrente Cedra ci si incammina lungo una larga e comoda carraia contrassegnata CAI n° 709. Effettuando diversi tornanti, progredendo successivamente in direzione SE e S, si raggiunge un capanno in lamiera che precede un bivio (paletto con cartelli). Si continua a sinistra per bella mulattiera che in moderata pendenza, costeggiando il limite superiore di un’area disboscata, conduce ad un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso CAI n° 709B per il Lago Ballano. Poco dopo si raggiunge un terzo bivio: a sinistra si stacca la traccia contrassegnata n° 709A (da cui torneremo), mentre a destra prosegue il sentiero n° 709 diretto al Rio Frasconi e ai Laghi e Passo di Compione. Seguiamo quest’ultimo avanzando in lieve salita, progredendo parallelamente ad una costa boscosa che si valica poco più avanti. Si prosegue poi per sentiero che man mano si progredisce si restringe divenendo anche più labile. Si guadagna successivamente quota con alcune svolte, restando sempre nei pressi o in corrispondenza della costa boscosa. Dopo una breve discesa e una svolta a sinistra in cui si costeggia un grosso masso, si approda in un bel ripiano boscoso. Orientandosi con i puntuali segnavia, ci si sposta progressivamente a destra, attraversando poco più avanti un ruscello. Successivamente si giunge alla base di un ripido fianco boscoso con grossi massi, che si risale inizialmente in obliquo verso N. Dopo un tornante sinistrorso si procede alla base di strapiombanti pareti d’arenaria, raggiungendo successivamente il margine inferiore di una pietraia. Con un tornante destrorso si taglia quest’ultima, compiendo appena dopo un altro tornante. Il percorso conduce poi su una costa, che costituisce la sponda sinistra orografica di uno spettacolare rio, e prosegue attraversando poco dopo quest’ultimo. Tenendo d’occhio i segnavia, si lambisce il bordo della sponda sinistra orografica della valletta del Rio Frasconi, raggiungendo poco dopo il bivio (cartelli) con il sentiero n° 711 diretto alla Sella Pumacciolo, che si trascura. Si prosegue a sinistra, guadando il menzionato Rio Frasconi, oltre il quale si presenta l’ennesimo bivio (paletto con cartelli): si ignora a sinistra il sentiero n° 711 diretto al Lago Verde e si prosegue a destra lungo il percorso n° 709. La traccia, invero poco evidente (tenere d’occhio i ben posizionati segnavia bianco-rossi), vira subito dopo a destra riconducendo in prossimità del corso d’acqua, per poi svoltare a sinistra. Senza perdere di vista i segnavia, ci si sposta in direzione del già guadato Rio Frasconi (in questo tratto asciutto), che poi si attraversa per una seconda volta. Poco più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione, dove si trovano dei suggestivi ruderi che il percorso costeggia. Il sentiero rientra successivamente nella faggeta avanzando in moderata pendenza, presentandosi sassoso e poco evidente. Usciti definitivamente dalla vegetazione, si continua nella sponda sinistra orografica del magnifico vallone di origine glaciale del Rio Frasconi. La traccia diviene ora piuttosto incerta: è necessario orientarsi con i ben posizionati ometti e segni bianco-rossi. Dopo un tratto in cui si procede diritto parallelamente al menzionato rio, situato più in basso rispetto al punto in cui siamo, occorre svoltare repentinamente a destra (paletto con segnavia). Si sale per interessanti lastre d’arenaria, virando poco dopo a sinistra (segnavia ben posizionati). Si continua per il bel sentierino, abbastanza evidente nonostante la scarsa frequentazione, ammirando un paesaggio che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Più avanti si attraversa un ruscello, oltre il quale, in corrispondenza di uno stagno, si deve piegare repentinamente a destra per sentiero piuttosto labile. Poco dopo ci si immette in una traccia trasversale che si segue a destra raggiungendo in breve il magnifico Lago Inferiore di Compione1681 m. Si continua lungo il sentiero segnato, assecondando il dorso della costa che chiude a settentrione il ripiano in cui è situato il lago, raggiungendo in breve un bivio (cartello), dove si prosegue a sinistra (percorso n° 709). Ignorata subito una traccia a sinistra, si contorna inizialmente uno stagno, per poi virare a sinistra e iniziare a salire piuttosto ripidamente per sentiero poco marcato. Più in alto si attraversa un solco, dopo il quale la traccia si impenna ulteriormente conducendo, non senza fatica, al Passo di Compione1793 m. Dal panoramico valico di crinale ci dirigiamo verso est alla volta della vicina sommità del Monte Bragalata, che si guadagna dopo aver superato un ripido strappo proprio sul filo della dorsale spartiacque. Raggiunta la cima più elevata, 1856 m, si  scavalca una seconda quota, 1855 m, per poi scendere brevemente raggiungendo l’anticima orientale, 1835 m. Dall’ultima sommità del Bragalata si perde ripidamente quota per esile traccia che si mantiene nei pressi del crinale, assecondando quest’ultimo fino al Passo Giovarello1752 m.  Dal valico (cartelli) si abbandona la dorsale spartiacque, imboccando a sinistra un sentiero in discesa (n° 705) che in breve conduce nei pressi del pittoresco Lago Martini1715 m. Si continua verso est in direzione del Monte Torricella, raggiungendo in breve un bivio dove si abbandona il sentiero n° 705, imboccando a sinistra la traccia contrassegnata n° 707 diretta alla Capanna Cagnin. Si procede inizialmente verso NW, oltrepassando una selletta, per poi piegare a destra e appena dopo a sinistra, contornando per alcuni metri una caratteristica lastra di arenaria. Dopo una breve risalita, si giunge nei pressi di cintura rocciosa, poco prima della quale occorre svoltare a destra (tenere d’occhio i segnavia) entrando all’interno della faggeta. Seguendo i puntuali segni bianco-rossi, si raggiunge infine la Capanna Cagnin1589 m, ricovero d’emergenza sempre aperto. Dal bivacco si continua lungo il sentiero n° 707 che per un tratto procede verso est, per poi piegare repentinamente a sinistra discendendo un lastra rocciosa. Il percorso svolta successivamente a destra, conducendo ai piedi del severo versante nord/occidentale del Monte Torricella. Si continua a perdere quota restando alla base di quest’ultimo, procedendo poi a mezza costa all’interno del bosco disposti più in alto rispetto al sottostante Lago Verde. Dopo una lieve contropendenza si sbuca su una carraia che va seguita a sinistra, raggiungendo in breve una diroccata costruzione nei pressi della diga di Lago Verde. Qui si imbocca (cartelli) il sentiero n° 709A che si sviluppa in modo lineare discendendo la sponda destra orografica di un’ampia valle. Dopo un primo tratto a fianco di pietraie e massi di arenaria, si scende lungo il pendio boscoso per traccia non particolarmente marcata vista la scarsa frequentazione (i segnavia, comunque, sono posizionati in modo ottimale). Più in basso si penetra nella faggeta e si prosegue attraversando due ruscelli asciutti (dopo il primo si notano a sinistra dei suggestivi ruderi) che precedono il Rio dei Frasconi. Dopo il guado, si affronta una breve contropendenza, oltre la quale si raggiunge il bivio con il percorso n° 709 incontrato in salita. Dal bivio si percorre a ritroso il tragitto effettuato all’andata fino al Ponte sul Torrente Cedra, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.