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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Cedra

Il Monte Sillara e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 620 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Verde (45 min) ; Lago Verde-Capanna Cagnin (25 min) ; Capanna Cagnin-Laghi del Sillara (40 min) ; Laghi del Sillara-Monte Sillara (20 min) ; Monte Sillara-Monte Bragalata-Passo Giovarello (50 min) ; Passo Giovarello-Pratospilla (1 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Da quest’ultima località si continua lungo la Massese in direzione di Rigoso e del Passo del Lagastrello. Raggiunto un bivio sotto il Monte Bastia, si svolta a destra raggiungendo in circa 2 km di strada il grande parcheggio antistante l’albergo Pratospilla

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione di media lunghezza che permette di visitare alcuni dei più pittoreschi laghi di tutto l’Appennino parmense.

Dal parcheggio di Pratospilla si imbocca sulla destra dell’albero un’ampia traccia (CAI n° 707) che dopo aver oltrepassato mediante ponte un emissario del Torrente Cedra conduce al parco avventura. Appena dopo il percorso vira a destra e varca un altro rio, per poi salire valicando una costa. Si prosegue comodamente per bella mulattiera raggiungendo in alcuni minuti un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 707A diretto a Lago Verde e Capanna Cagnin. Inizialmente si effettuano alcuni tornanti guadagnando quota lungo l’ampia dorsale nord/orientale del Monte Torricella. Poi il tracciato piega a destra avanzando, dopo una breve discesa, in direzione SW, con un bel tratto a mezza costa in cui si taglia un ripido pendio boscoso. Procedendo sempre in questa direzione si raggiunge più avanti una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali sul sottostante Lago Ballano, sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. In seguito il percorso piega a sinistra e risale il pendio boscoso effettuando comodi tornanti, conducendo sul dorso di una costa nei cui pressi si avanza. Appena dopo si mette piede in una selletta (Sella del Pizzo della Nonna) dove si confluisce nell’ampia traccia proveniente dal Lago Ballano. La seguiamo a sinistra in discesa effettuando alcuni tornanti (si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 707 per Capanna Cagnin), raggiungendo infine una casa diroccata (a destra si stacca il sentiero n° 709A che ignoriamo) e appena dopo la diga del Lago Verde. Per ampia traccia si scende verso quest’ultimo e si costeggia dall’alto la sua sponda orientale, ammirando visuali grandiose su tutto il vallone soprastante delimitato ad ovest dal Monte Torricella. In sentiero non segnato entra poi in un’umida valletta, che si risale lungo la sua sponda destra orografica, fino a ricongiungersi con il percorso n° 707. Seguendo quest’ultimo si avanza ai piedi dei ripidi pendii del versante nord/occidentale del Torricella, svoltando poco dopo a destra e procedendo all’interno della faggeta. Dopo qualche minuto di salita si piega a sinistra uscendo dalla vegetazione in corrispondenza di lisce lastre rocciose. Virando a destra il sentiero conduce infine alla Capanna Cagnin, 1589 m, collocata in splendida posizione. Dal rifugio/bivacco si continua lungo il sentiero segnato salendo all’interno della faggeta, per poi uscirne in prossimità di un muretto roccioso che si lascia a destra. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra attraversando il margine superiore di una bella lastra rocciosa. Dopo una svolta a destra (segnavia sbiaditi e poco evidenti) si sale lungo un solco e, nel momento in cui il percorso piega a sinistra, lo si abbandona prendendo a destra una traccia non segnata ma evidente. Al bivio successivo si prende il sentiero di sinistra (ometti), procedendo in obliquo ascendente per poi guadagnare quota sulla sinistra di un evidente costone. Poco dopo si piega a destra attraversando un bell’avvallamento, procedendo poi a mezza costa in direzione di un’evidente selletta. Valicata quest’ultima si scende in direzione dello spettacolare Lago di Compione, 1681 m, nei cui pressi di giunge dopo alcuni minuti di cammino. Per sentiero segnato si costeggia dall’alto la sponda nord/orientale dello splendido specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio dove si prosegue diritto lungo il percorso n° 711C. Si continua per traccia evidente salendo in direzione ovest, approdando infine nei pressi della sponda settentrionale del più orientale dei due meravigliosi Laghi del Sillara, 1730 m. Seguendo il sentiero si costeggia tutta la sponda nord/orientale del primo e del secondo lago gemello, effettuando poi un obliquo ascendente verso sinistra. Poco più in alto si transita nei pressi di uno stagno, raggiungendo infine una selletta nella dorsale nord-est del Monte Sillara. Assecondando quest’ultima in ripida salita per sentiero evidente si guadagna infine la sommità di quello che, con i suoi 1861 m, possiamo definire il “tetto” dell’Appennino parmense/lunense. Dalla cima del Sillara si segue la dorsale spartiacque in direzione del Monte Bragalata, perdendo inizialmente quota per crinale aereo e ripido. Una breve risalita precede il raggiungimento della cima di una quota secondaria, oltre la quale si scende verso il vicino Passo di Compione, 1793 m. Da qui si continua ad assecondare lo splendido crinale divisorio salendo verso la prima delle tre quote che costituiscono il Monte Bragalata. Dopo una bella salita proprio lungo il filo del crinale si guadagna la sommità della quota più elevata, 1856 m, e si prosegue scavalcando la seconda quota, 1855 m. Raggiunta la terza quota, 1835 m, si scende ripidamente, per poi avanzare a saliscendi. Approdati al Passo Giovarello, 1752 m, si abbandona il crinale Parma/Massa e si scende verso il vicino Lago Martini. Da quest’ultimo, 1715 m, si prosegue lungo il percorso segnato in direzione est, incontrando un bivio dove si prosegue diritto/destra. Si avanza verso un’evidente costa la cui continuazione verso nord è rappresentata dalla cresta sud del Monte Torricella. Ad un bivio si prosegue a destra approdando appena dopo sul dorso della menzionata costa, che si segue a sinistra rinvenendo una labile traccia. Orientandosi con alcuni ometti si perde quota lungo la panoramica dorsale caratterizzata da lastre rocciose. Raggiunta infine una selletta, ci si ricongiunge con il percorso segnato (n° 705) che si segue a destra verso Pratospilla. Dopo una prima discesa all’interno della splendida faggeta, si sbuca nei pressi di una torbiera e si prosegue costeggiando il limite del bosco. Si rientra in esso uscendone poco dopo in corrispondenza della pista di uno skilift che si attraversa. Dopo una breve contropendenza all’interno del bosco, si sbuca nei pressi di altre piste da sci, dove il percorso vira a sinistra e poco più avanti a destra. Assecondando i segni bianco-rossi si procede seguendo e attraversando altre piste da sci, perdendo poi quota per carraia sulla destra di un’ampia e inestetica pista. Poco dopo il tracciato piega a sinistra riconducendo nella pista di prima, che si segue fino al vicino albergo e al parcheggio antistante.

 

 

 

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Cime Canuti, Monte Bocco e Monte Torricella (cresta sud-versante nord/ovest)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 690 m ca

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Palo (25 min) ; Lago Palo-Cima Canuti Orientale (40 min) ; Cima Canuti Orientale-Monte Bocco (50 min) ; Monte Bocco-Monte Torricella (1 h) ; Monte Torricella-Capanna Cagnin ; Capanna Cagnin-Pratospilla (1,45 h)

Difficoltà: EE il crinale dalla Sella Canuti alla Foce Banciola ; F la cresta sud del Monte Torricella ; EE la discesa lungo il versante nord-occidentale del Monte Torricella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta sud del Torricella (va detto che le difficoltà alpinistiche si limitano ad un singolo breve tratto possibilmente aggirabile) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è forse una delle più complete uscite appenniniche presenti in questo blog. Già il crinale delle Cime Canuti è altamente spettacolare e con grande probabilità rappresenta una delle sezioni più interessanti e suggestive di tutta la dorsale spartiacque Parma/Massa. Se a ciò associamo l’attraversamento del Monte Bocco e la salita al Torricella seguendo integralmente la cresta sud e scendendo per l’erto versante nord/occidentale, ne risulta una combinazione di grande interesse e soddisfazione. Riguardo il percorso della cresta sud del Torricella vorrei esporre un paio di precisazioni/considerazioni: 1) si tratta di un itinerario seguito normalmente nella stagione invernale con picozza e ramponi. Proprio in queste occasioni il primo estetico gendarme roccioso, che costituisce la sezione più “tecnica” di tutta la cresta, viene normalmente evitato a destra per ripido canale-rampa. 2) L’ultima volta che ho percorso questo itinerario è stato nel settembre del 2012. In tutta l’estensione della cresta non era presente nessun chiodo né tanto meno spit. Con mio grande stupore, al fine di rendere più agevole l’assicurazione a corda durante le ascese nella stagione invernale, le poche e discontinue rocce della cresta sono state abbondantemente attrezzate con spit e fittoni con anello. Non è mia intenzione addentrarmi nel terreno paludoso della polemica sterile riguardo l’uso indiscriminato di spit e fix che caratterizza da un po di tempo il modus operandi dell’alpinismo locale, tuttavia considero veramente eccessiva e fastidiosa l’attuale chiodatura della cresta sud del Torricella, anche se effettuata – come già detto – con lo scopo di rendere più sicure le salite invernali lungo essa.

Dall’albergo di Pratospilla si sale lungo la pista da sci per qualche minuto, fino a giungere al bivio con il sentiero n° 703B (cartelli), situato alla nostra sinistra, che si imbocca. Inizialmente si sottopassa una seggiovia e, una volta penetrati nella faggeta, si guadagna quota per ottimo sentiero che risale la sponda boscosa mediante alcuni tornanti. Si attraversa successivamente un ampio ripiano, sbucando infine in corrispondenza del limite settentrionale del Lago Palo 1511m. Si contorna la sponda occidentale del magnifico specchio d’acqua piegando poi a destra all’interno del bosco. Se ne esce poco dopo in corrispondenza di una torbiera che si attraversa penetrando nuovamente nella faggeta. Poco sopra si sbuca in un magnifico vallone ai piedi dei pendii settentrionali dalle Cime Canuti. Qui il sentiero vira repentinamente a sinistra guadagnando quota nei pressi e costeggiando il limite del bosco. Raggiunto il dorso di una costa la traccia piega a destra per poi svoltare a sinistra ed iniziare un obliquo ascendente. Dopo una breve ma ripida salita all’interno di un canalino si raggiunge una bella selletta situata su un crinale secondario degradante dalla Cima Canuti Orientale. Si asseconda il panoramico filo della dorsale piegando poi a sinistra ed effettuando uno scosceso traverso. Messo piede alla Sella Canuti1696 m, seguendo il panoramico crinale verso ovest si guadagna la sommità della Cima Canuti Orientale 1743 m. Si prosegue lungo il percorso di crinale scavalcando una cima secondaria, raggiungendo, dopo una discesa e la successiva risalita, la Cima Canuti Occidentale 1736 m. Dalla sommità si perde quota ripidamente continuando poi ad assecondare l’esposto crinale divisorio, prestando attenzione ai segnavia in quanto in un tratto è necessario aggirare, mediante esposto traverso nel versante lunense, un roccione strapiombante. Raggiunta la successiva forcelletta, si può seguire il filo del crinale oppure aggirarlo a destra per traccia, mentre poco dopo è necessario aggirare a destra un verticale gendarme. Continuando ad assecondare il filo della dorsale si raggiunge infine, dopo aver aggirato a destra una quota secondaria, la Cima Pitturina 1740 m. Dalla sommità si scende ripidamente lungo il crinale evitando sulla sinistra uno spuntone, raggiungendo appena dopo la cima dell’ultima quota che precede la Foce Banciola. Dopo ripida discesa si mette piede nella menzionata foce, 1682 m, da cui si continua lungo il percorso 00 in direzione del Monte Bocco. Raggiunta la sommità di quest’ultimo, 1790 m, si prosegue lungo il crinale divisorio guadagnando, dopo una breve discesa e successiva risalita, la poco accennata cima del Monte Uomo Morto 1773 m. Continuando lungo il magnifico percorso di crinale (visuali mozzafiato) si raggiunge più avanti il sommo di una quota secondaria, scendendo poi alla sottostante selletta. Nel momento in cui il percorso ricomincia a salire, si prende a destra un evidente sentiero non segnato che scende verso la sottostante dorsale, la quale si dilunga verso nord formando la cresta sud del Torricella, che percorreremo interamente. Messo piede in una sella all’inizio della menzionata dorsale, si ignorano inizialmente un paio di tracce trasversali, proseguendo per sentierino poco evidente orientandosi con qualche ometto. Dopo qualche minuto si approda ad una selletta dove ci si congiunge con il sentiero n° 705 proveniente da Pratospilla. Noi invece continuiamo a seguire il filo della dorsale in direzione dell’evidente gendarme della cresta sud del Torricella. Dopo aver superato un ripido tratto con massi e qualche roccetta, si arriva alla base del quasi verticale spigolo del gendarme, notando subito una vistosa sosta servita da due spit con anelli. Si scala direttamente l’aereo spigolo (nessuna protezione intermedia), tenendosi nei primi metri leggermente alla sua destra, poi lungo il filo, approdando infine alla sommità del torrione dove si rinviene una sosta con spit (15 m ca. di II° e III°). Raggiunta con attenzione la sottostante forcellina, si prosegue risalendo un ampio profilo con facili roccette, rinvenendo altri inestetici spit, piantati per facilitare l’assicurazione a corda durante le salite invernali. Raggiunto il sommo di questa sezione, si prosegue lungo l’esposta cresta scavalcando una gobba, proseguendo poi in direzione dell’ultimo ripido risalto. Raggiunta una selletta, si sale ripidamente per roccette ed erba sulla destra di un muretto verticale, sfruttando ottimi appoggi (passo di I°, spit). Dopo un’ultima breve salita si raggiunge con soddisfazione la magnifica sommità del Monte Torricella 1728 m, da cui è possibile ammirare un panorama davvero grandioso. Dalla cima si scende lungo il filo dell’aereo crinaletto, fino a mettere piede in un’ampia sella che costituisce lo sbocco del “Canalone dei Ghiri”. Appena dopo si abbandona il filo della dorsale piegando a sinistra lungo un solco, continuando poi per tracciolina tra cespugli di mirtillo ed erba alta. Si perde quota in ripida discesa assecondando il dorso del costone nord/occidentale della montagna. Perdendo e ritrovando tracce si scende sempre molto ripidamente, raggiungendo un poggetto dove la traccia piega a destra e appena dopo a sinistra. Ripreso il filo della dorsale, si approda poco più in basso in un bel ripiano nei pressi del limite del bosco, dove la traccia piega repentinamente a sinistra, iniziando un lungo e suggestivo traverso a mezzacosta tagliando gli erti pendii del severo versante nord/ovest del Torricella. Poco più avanti si varca il “Canalone dei Ghiri”, proseguendo poi in piano/leggera discesa per sentierino esiguo seminascosto dall’erba alta. Dopo aver oltrepassato un altro canale si prosegue attraversando una pietraia, avanzando poi sempre in direzione SW intuendo tracce di passaggio lasciate da animali selvatici. Giunti nei pressi di una costa caratterizzata da lastre rocciose, ci si sposta a destra e si segue quest’ultima, mettendo successivamente piede su una traccia che a sua volta si immette nel percorso segnato (n° 707) che seguito a sinistra condurrebbe in pochi minuti alla Capanna Cagnin. Noi lo percorriamo in discesa verso il non lontano Lago Verde, scendendo inizialmente per liscia lastra rocciosa. Appena dopo si penetra nella faggeta e si prosegue lungo l’ottimo sentiero che piegando a destra riconduce alla base dei ripidi pendii del Monte Torricella. Al bivio successivo, appena prima che la traccia rientri nel bosco, si prende a sinistra un sentiero non segnato che scende tra folta vegetazione sulla destra di un rio (fontana). Poco dopo si approda in panoramici ripiani dove il sentiero prosegue tenendosi in alto rispetto la sponda orientale del Lago Verde (visuali stupende). Dopo breve risalita si giunge in corrispondenza della diga del lago, dove ci si innesta in una carraia che si segue transitando inizialmente a fianco di una costruzione diroccata ed ignorando qui il sentiero n° 709A che si stacca a sinistra. Si avanza in salita compiendo alcuni tornanti, fino ad approdare alla Sella Pizzo della Nonna da cui si imbocca a destra il sentiero n° 707A. Inizialmente si avanza nei pressi del dorso di una costa, per poi iniziare a perdere quota effettuando alcuni tornanti. Più in basso il percorso procede con direzione est conducendo in una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali panoramiche. Si prosegue comodamente sempre in questa direzione, effettuando più avanti un suggestivo traverso a mezza costa all’interno della faggeta ad alto fusto. Successivamente si avanza in salita, raggiungendo l’ampia dorsale NE del Torricella che si discende prima in obliquo a destra, poi compiendo alcuni tornanti. Messo piede nella mulattiera contrassegnata n° 707, la si segue a destra verso il non lontano Pratospilla. Si avanza comodamente a mezza costa, affrontando poco dopo una breve contropendenza onde valicare una costa che costituisce il limite orientale della boscosa dorsale NE del Torricella. Dopo una breve discesa si piega a destra varcando un rio, transitando appena tra le attrazioni del Parco Avventura. Dopo aver oltrepassato tramite ponte in legno un ramo del Torrente Cedra, si sale per poco fino a raggiungere l’ampio parcheggio antistante l’albergo Pratospilla.

 

 

 

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Il Corno di Caneto

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Punto di partenza/arrivo: Caneto 571 m

Dislivello: 858 m

Durata complessiva: 4 h ca.

Tempi parziali: Caneto-Rifugio Bestianel (1,20 h) ; Rifugio Bestianel-Corno di Caneto (45 min) ; Corno di Caneto-Caneto (1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.S. 665 ancora per poco. Infatti la si abbandona prendendo a destra (indicazione) una stradina che dopo aver oltrepassato il Cedra conduce alla frazione di Caneto.

 

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e panoramico. Il sentiero n° 751, nel tratto Rifugio Bestianel-Corno di Caneto, nonostante la nulla frequentazione e una segnaletica ormai quasi inesistente per incuria e menefreghismo, non pone, eccetto per un breve tratto, problemi di individuazione del giusto percorso.

Abbandonata l’auto nei pressi della chiesa di Caneto, ci si incammina per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio dove si prosegue a destra. Si continua in salita attraversando tutta la parte alta del nucleo abitato, avanzando poi per carraia che effettua una netta svolta a sinistra (maestà sulla destra), entrando in questo modo nella valle formata dal Rio di Veronco. Al primo bivio si ignora un’ampia traccia che si stacca a destra e si prosegue per bella carraia che guadagna quota in moderata pendenza. Poco più avanti si transita nei pressi di una presa dell’acquedotto e si continua a salire effettuando alcuni tornanti. Più in alto si procede per un buon tratto a fianco di magnifiche radure arbustive, per poi piegare a sinistra rientrando progressivamente nel bosco. Raggiunto un bivio evidente (cartello), proseguiamo diritto in direzione del Rifugio Bestianel, ignorando a destra il sentiero per il Monte di Botta da cui torneremo. Seguendo il percorso principale si incontra un altro bivio, caratterizzato dalla presenza di un carretto arrugginito, dove si prosegue diritto/sinistra ignorando a destra un’ampia traccia in discesa. Si avanza in moderata pendenza effettuando alcune svolte, fino a raggiungere un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra. Appena dopo si incontra l’ennesimo bivio dove si prosegue diritto/sinistra (sbiadito segnavia sulla destra appena dopo il bivio). Poco più avanti si raggiunge un’area di bosco rado dove è possibile notare, più in alto a destra, il Rifugio Bestianel. Si prosegue lungo la carraia ancora per poco e poi la si abbandona temporaneamente spostandosi a destra verso il rifugio, 1163 m. Dopo un’eventuale sosta si rimette piede nell’ampia traccia di prima e la si segue effettuando una svolta a destra. Appena dopo il tracciato si restringe a sentiero che si asseconda compiendo una curva verso destra, contornando in questo modo il margine superiore dell’area disboscata. Alla successiva svolta a sinistra, sul tronco di un albero a destra, si nota uno sbiaditissimo segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Messo piede su una magnifica e panoramica dorsale, la si asseconda per sentiero ben incavato fino a raggiungere un punto dove la traccia sembra perdersi. Guardando a destra si nota la continuazione del sentiero che tuttavia è per un tratto inglobato da arbusti spinosi. Si aggira a destra questa breve interruzione e si riprende la traccia principale che, spostandosi leggermente a sinistra, riconduce nei pressi della dorsale. Dopo l’attraversamento di un cancello si raggiunge una panoramica apertura dove la traccia piega nettamente a destra. Si continua ad assecondare la dorsale, passando a fianco di interessanti affioramenti arenacei (sbiadito segnavia a destra), per sentiero sempre marcato ed evidente. Dopo alcuni minuti di cammino si approda sulla sommità del panoramico poggio denominato La Penna1351 m, che offre notevoli visuali sul versante meridionale del Caio. Il sentiero prosegue assecondando quasi sempre, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra, la dorsale in direzione del crinale del Caio. Si affronta quindi l’ultimo ripido e faticoso strappo guadagnando infine la sommità del Corno di Caneto1428 m, da cui si ammira un grandioso panorama, in particolare sulla Val Cedra e le montagne del reggiano. Dalla cima si prosegue verso NW raggiungendo in breve la dorsale del Caio da cui si piega a destra lungo il percorso n° 734. Mediante ampia traccia si scende tagliando panoramici pendii prativi per poi continuare per rado bosco. Raggiunto un bivio (cartelli), situato in prossimità di un rimboschimento a conifere, si prosegue a destra avanzando per un tratto in leggera salita. Poco dopo il bel sentiero riporta nei pressi del filo della dorsale che asseconda per un tratto, per poi effettuare una netta svolta a sinistra conducendo all’interno di un altro rimboschimento a conifere. Sbucati in magnifici declivi prativi, si piega a destra raggiungendo in breve un bivio da cui si prosegue diritto in direzione del Monte di Botta e la Croce del Cardinale. Procedendo in leggera discesa si attraversa il margine superiore di splendidi pendii prativi che regalano visuali grandiose, continuando poi all’interno del bosco per largo sentiero che scende tenendosi nei pressi del filo della dorsale. Si continua per l’ampia mulattiera ancora per poco: infatti, nei pressi di un tornante sinistrorso, la si abbandona imboccando a destra un sentiero (segnavia) che conduce appena dopo ad un bivio. Qui si abbandona il sentiero segnato (diretto alla Croce del Cardinale) imboccando a destra un’evidente traccia non segnata (si tratta di un’antica mulattiera rimasta ancora incredibilmente intatta). Il percorso è molto evidente e non presenta bivi che possono trarre in inganno. Inizialmente si procede a mezza costa verso ovest ammirando grandiose visuali sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Successivamente si perde quota effettuando diverse svolte e tornanti per sentiero sempre molto incavato ed evidente. Più in basso si riprende la direzione ovest e si varca un primo ruscello, per poi scendere a guadare il Rio di Veronco che proprio in questo punto presenta cascatelle e suggestive pozze. Oltre il guado si procede per un breve tratto in salita fino ad incontrare un solco asciutto che si attraversa. Appena dopo ci si ricongiunge con la carraia seguita all’andata tramite la quale si rientra a Caneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Monte Caio da Sommogroppo

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Punto di partenza/arrivo: Sommogroppo 740 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Sommogroppo-S. Matteo (1,30 h) ; S. Matteo-sommità Monte Caio (45 min.) ; sommità Monte Caio-S. Matteo-Sommogroppo (2, 15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si abbandona la S.S. 665 per imboccare a destra (indicazioni per Trevignano e Sommogroppo) una stretta stradina. Superata la prima località, si raggiunge in breve il pittoresco nucleo di Sommogroppo dove, nei pressi di una fontana, si abbandona l’auto.

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Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e notevole importanza storica. Il sentiero n° 753, che costituisce il principale accesso da Sommogroppo S. Matteo, risulta tutto sommato evidente nonostante la scarsissima frequentazione e una segnaletica ormai datata e sbiadita.

Dalla fontana di Sommogroppo si procede in salita per stradina asfaltata che presto diviene sterrata. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso, si continua diritto per ampia traccia avanzando comodamente in direzione della valle formata dal Rio di Travignano. Raggiunto un altro bivio, si prosegue sempre diritto (indicazione per il cippo dei partigiani) per bella carraia prima in leggera discesa, poi in salita. Si avanza lungo la selvaggia sponda sinistra orografica della valle del Rio di Trevignano, ai piedi di aspri e suggestivi pendii. Ignorata a sinistra una traccia che scende al vicino letto del rio, si prosegue diritto in salita incontrando poco più avanti un breve tratto di carraia parzialmente franata. Dopo pochi minuti si giunge in prossimità del cippo a ricordo dei partigiani (situato alla nostra sinistra) e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia che in breve conduce al Rio di Trevignano, il cui letto è sconvolto da alluvioni e frane. Lo si guada puntando all’evidente continuazione del percorso (segnavia sbiadito), imboccando nell’altro lato del rio un bel sentiero che avanza in salita. La traccia svolta appena dopo a destra e procede in leggera/moderata pendenza parallelamente ad un solco asciutto che si raggiunge in breve. Poco dopo il sentiero piega leggermente a sinistra progredendo in più ripida salita (segnavia sempre presenti). Più avanti un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma tramite un’ampia curva a destra si riprende a salire verso NW. Dopo un ripido strappo si effettuano due piccole svolte e si continua per la magnifica mulattiera che procede in leggera/moderata pendenza. Poco dopo il tracciato si impenna notevolmente compiendo alcune svolte e tornanti, conducendo infine ad un rio che si guada. Si prosegue lungo la mulattiera affrontando un altro ripido strappo ed attraversando successivamente un solco asciutto. Dopo un ripido tornante sinistrorso si confluisce in una carraia che si segue a destra raggiungendo in breve le splendide radure dove è situato l’eremo di S. Matteo1344 m. Il luogo in cui ci troviamo, oltre che di grande importanza storica (l’eremo è citato in un documento del 1145), è di grande fascino ambientale (le spettacolari pareti del flysch del Monte Caio) e panoramico (le suggestive visuali sull’Alpe di Succiso e il Ventasso). Da S. Matteo mediante ripida carraia si raggiunge in alcuni minuti di cammino il crinale sud del Caio che si segue a destra per comoda e ampia traccia (purtroppo percorsa da moto da cross). Dopo una breve discesa si abbandona la carraia per proseguire a destra su sentiero che si mantiene nei pressi del filo della dorsale. Dopo una ripidissima e faticosa salita si rimette piede nella traccia di prima che si segue solo per poco. Infatti, nel momento in cui essa piega a destra tagliando a mezza costa le stratificazioni del flysch, noi proseguiamo diritto per ottimo sentiero (n° 732A) che asseconda un suggestivo crinale caratterizzato da risalti arenacei. Ci si tiene inizialmente a destra del filo di cresta per poi superare a sinistra un muretto roccioso che obbliga ad un breve movimento d’arrampicata (il passaggio risulta più interessante se lo si affronta tenendosi sulla destra). Ripresa la dorsale, la si segue raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 737A che si ignora. Proseguiamo diritto affrontando un ripido strappo, procedendo successivamente in obliquo ascendente verso la vicina dorsale sommitale. Raggiunta quest’ultima si piega a destra guadagnando in breve la sommità del Monte Caio, da cui è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla cima si ritorna a S. Matteo lungo lo stesso percorso effettuato all’andata e, una volta raggiunto l’eremo, si segue la carraia d’accesso proveniente da Zibana. Ignorato il sentiero n° 753 da cui siamo saliti, si continua lungo l’ampia traccia attraversando poco dopo un ruscello. Si affronta successivamente una contropendenza e si prosegue lungo la carraia in direzione sud ed est raggiungendo in circa 30 minuti di cammino delle splendide radure. Qui si incontra un bivio dove si piega a sinistra per ampia traccia che contorna il margine destro dei prati (sulla sinistra si nota un capanno in legno). Al successivo bivio situato in prossimità di una svolta a destra della carraia, la si abbandona (paletto con segno di vernice blu) per sentiero a sinistra mediante il quale ci si immette poco dopo in una carrareccia. La si segue a sinistra in leggera discesa procedendo in direzione NE affiancati da magnifiche radure. Dopo una fonte-abbeveratoio, si effettuano quattro tornanti, oltre i quali si riprende per un breve tratto la direzione di prima. Si effettua una netta svolta a destra e si continua a scendere lungo la carraia fino ad un bivio nei pressi di una recinzione. Qui si prende la traccia di sinistra che avanza costeggiando la menzionata recinzione (si tratta del confine dell’area di addestramento cani S. Matteo). Poco più avanti si guada il Fosso di Mascagnana oltre il quale si procede in ripida salita per carraia molto dissestata all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un altro solco, si prosegue lungo l’ampia traccia, che avanza perlopiù in salita, fino a raggiungere un bivio all’interno di un’area disboscata. Qui si svolta nettamente a destra perdendo quota in modo lineare per ripida carraia delimitata a destra dalla recinzione di prima. Più in basso si effettuano alcuni tornanti immettendosi infine nella sterrata che collega Sommogroppo Solara. La si segue a sinistra scendendo in breve a guadare il Rio di Trevignano, per poi risalire piuttosto ripidamente onde raggiungere le prime case di Sommogroppo.

 

 

 

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Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord-est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord-est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, il cui muro si costeggia per un tratto. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica piagando a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta attestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida: se superata nella parte sinistra oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tra Bratica e Cedra

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo do Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m (40 min.) ; sella quota 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

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Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita conducendo, dopo aver sottopassato una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una macchia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata macchia di bosco dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima macchia di vegetazione, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti una magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che richiede tuttavia di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale in obliquo procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo un’ultima salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e a volte assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi tenendosi in prossimità del filo della dorsale. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo nella vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano.

 

 

 

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Monte Bragalata: anello dal ponte sul Torrente Cedra

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Cedra 1041 m

Dislivello: 820 m ca

Durata complessiva: 4,30/5 h

Tempi parziali: ponte sul Torrente Cedra-bivio sentiero 709a (45 min) ; bivio sentiero 709a-Rio Frasconi (30 min) ; Rio Frasconi-Laghi di Compione (30 min) ; Laghi di Compione-Passo di Compione-Monte Bragalata (25 min) ; Monte Bragalata-Passo Giovarello-Lago Martini (15/20 min) ; Lago Martini-Capanna Cagnin (20 min) ; Capanna Cagnin-diga Lago Verde-sentiero 709a-bivio sentiero 709 (50 min) ; bivio sentiero 709-ponte sul Torrente Cedra (35 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località, il cui centro vero e proprio è collocato più in alto a destra rispetto la provinciale, si continua in direzione del Passo del Lagastrello. Poco dopo, in località Trincera, occorre svoltare a destra imboccando la strada per Pianadetto e Valditacca. Effettuando alcuni tornanti, si giunge in prossimità della prima località e si prosegue in direzione di Valditacca svoltando a destra prima del paese vero e proprio. Imboccata la stretta stradina per il Passo della Colla, la si segue abbandonandola dopo neanche 1 km, scendendo a sinistra per sterrata che in breve conduce al ponte sul Torrente Cedra, prima del quale si parcheggia l’auto.

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Descrizione dell’itinerario

Notevole anello che permette la conoscenza di un settore molto appartato dell’Alta Val Cedra di grande interesse ambientale e panoramico.

Dal ponte sul Torrente Cedra ci si incammina lungo una larga e comoda carraia contrassegnata CAI n° 709. Effettuando diversi tornanti e progredendo successivamente in direzione SE e S, si raggiunge un capanno in lamiera che precede un bivio (paletto con cartelli). Si continua a sinistra per bella mulattiera che in moderata pendenza conduce ad un altro bivio dove si ignora a sinistra il percorso CAI n° 709B proveniente dal Lago Ballano. Poco dopo si raggiunge un terzo bivio: a sinistra si stacca la traccia contrassegnata n° 709A (da cui torneremo), mentre a destra prosegue il sentiero n° 709 diretto ai Laghi e Passo di Compione. Seguiamo quest’ultimo salendo in leggera pendenza mantenendosi nei pressi di una costa boscosa all’interno della valle formata dal Rio Frasconi. Effettuando alcune svolte, si raggiunge un ripiano boscoso dove la traccia si sposta a destra attraversando poco dopo un ruscello. Successivamente si risale un ripido pendio effettuando diversi tornanti tra pietraie e strapiombanti risalti di arenaria. Ci si sposta poi a sinistra, attraversando un altro ruscello asciutto, fino a raggiungere il bivio (cartelli) con il sentiero n° 711 diretto alla Sella Pumacciolo. Si prosegue a sinistra, guadando poco dopo il Rio Frasconi, oltre il quale si presenta l’ennesimo bivio (paletto con cartelli): si ignora a sinistra il sentiero n° 711 diretto al Lago Verde, per proseguire a destra lungo il percorso n° 709. La traccia, invero poco evidente (tenere d’occhio i ben posizionati segnavia bianco-rossi), vira subito dopo a destra riconducendo in prossimità del corso d’acqua, per poi svoltare a sinistra avanzando in leggera salita. Poco più avanti occorre spostarsi a destra attraversando il letto asciutto di un rio, raggiungendo dopo alcuni minuti una bella radura dove si trovano dei suggestivi ruderi. Il sentiero rientra nuovamente nella faggeta uscendone poco più in alto, penetrando appena dopo in un magnifico vallone di origine glaciale. La traccia diviene ora piuttosto incerta: è necessario orientarsi con i ben posizionati ometti e segni bianco-rossi. Dopo un tratto in direzione SE, occorre svoltare repentinamente a destra (paletto con segnavia) salendo per ripida traccia che poco più in alto piega a sinistra. Si continua per il bel sentierino, abbastanza evidente nonostante la scarsa frequentazione, ammirando un paesaggio che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Più avanti si attraversa il letto di un ruscello, oltre il quale si deve piegare repentinamente a destra per sentiero piuttosto labile. Poco dopo ci si immette in una traccia trasversale che si segue a destra raggiungendo in breve il magnifico Lago Inferiore di Compione1681 m. Si continua lungo il sentiero segnato, che si mantiene più in alto rispetto la sponda nord/orientale del lago, raggiungendo in breve un bivio (cartello), dove si prosegue a sinistra ignorando inizialmente una traccia che si stacca a sinistra. Si deve invece contornare uno stagno, per poi iniziare a salire piuttosto ripidamente per sentiero poco marcato. Più in alto si attraversa un solco, dopo il quale la traccia si impenna ulteriormente conducendo, non senza fatica, al Passo di Compione1793 m. Dal panoramico valico di crinale ci dirigiamo verso est alla volta della vicina sommità del Monte Bragalata, che si guadagna dopo aver superato un ripido strappo proprio sul filo della dorsale spartiacque. Raggiunta la cima più elevata, 1856 m, si  scavalca una seconda quota, 1855 m, per poi scendere brevemente raggiungendo l’anticima orientale, 1835 m. Dall’ultima sommità del Bragalata si perde ripidamente quota per esile traccia che si mantiene nei pressi del crinale, assecondando quest’ultimo fino al Passo Giovarello1752 m.  Dal valico (cartelli) si abbandona la dorsale spartiacque, imboccando a sinistra un sentiero in discesa (n° 705) che in breve conduce nei pressi del pittoresco Lago Martini1715 m. Si continua verso est in direzione del Monte Torricella, raggiungendo in breve un bivio dove si abbandona il sentiero n° 705, imboccando a sinistra la traccia contrassegnata n° 707 diretta alla Capanna Cagnin. Si procede inizialmente verso NW, oltrepassando una selletta, per poi piegare a destra e appena dopo a sinistra, contornando per alcuni metri una caratteristica lastra di arenaria. Dopo una breve risalita, si giunge nei pressi di cintura rocciosa, poco prima della quale occorre svoltare a destra (tenere d’occhio i segnavia) entrando all’interno della faggeta. Seguendo i puntuali segni bianco-rossi, si raggiunge infine la Capanna Cagnin1589 m, ricovero d’emergenza sempre aperto. Dal bivacco si continua lungo il sentiero n° 707 che per un tratto procede verso est, per poi piegare repentinamente a sinistra discendendo un lastra rocciosa. Il percorso svolta successivamente a destra, conducendo ai piedi del severo versante nord/occidentale del Monte Torricella. Si continua a perdere quota restando alla base di quest’ultimo, procedendo poi a mezza costa all’interno del bosco disposti più in alto rispetto al sottostante Lago Verde. Dopo una lieve contropendenza si sbuca su una carraia che va seguita a sinistra, raggiungendo in breve una diroccata costruzione nei pressi della diga di Lago Verde. Qui si imbocca (cartelli) il sentiero n° 709A che si sviluppa in modo lineare discendendo la sponda destra orografica di un’ampia valle. Dopo un primo tratto a fianco di pietraie e massi di arenaria, si scende lungo il pendio boscoso per traccia non particolarmente marcata vista la scarsa frequentazione (i segnavia, comunque, sono posizionati in modo ottimale). Più in basso si penetra nella faggeta e si prosegue attraversando due ruscelli asciutti (dopo il primo si notano a sinistra dei suggestivi ruderi) che precedono il Rio dei Frasconi. Dopo il guado, si affronta una breve contropendenza, oltre la quale si raggiunge il bivio con il percorso n° 709 incontrato in salita. Dal bivio si percorre a ritroso il tragitto effettuato all’andata fino al Ponte sul Torrente Cedra, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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