Il Monte del Lago da Valditacca

Punto di partenza/arrivo: Valditacca, 1000 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Valditacca-Lago Verde (2,15 h) ; Lago Verde-Monte del Lago (50 min) ; Monte del Lago-Pietra Ginocchiera (1 h) ; Pietra Ginocchiera-Valditacca (50 min)

Difficoltà: F + la cresta sud del Monte del Lago ; E+/EE la discesa lungo la dorsale nord/nord-est del Monte del Lago ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: per una ripetizione in sicurezza della cresta sud del Monte del Lago è necessario avere con sé l’attrezzatura alpinistica basilare (l’autore della relazione ha compiuto l’ascesa in tenuta escursionistica)

Ultima verifica: ottobre 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località si prosegue lungo la Massese ancora per poco. In corrispondenza dell’abitato di Trincera, si prende a destra la strada per Pianadetto e Valditacca, compiendo inizialmente alcuni tornanti. Entrati in Valditacca, si abbandona l’auto in un parcheggio situato appena dopo il bivio con la carrozzabile per il Passo della Colla 

Descrizione dell’itinerario  

Il Monte del Lago è il punto più elevato della dorsale che chiude ad ovest il Lago Ballano. L’autore della relazione propone la sua traversata integrale mediante un percorso “inventato” in loco. La cresta meridionale implica alcuni brevi tratti di facile arrampicata che tuttavia richiedono attenzione. Il sottoscritto, come specificato nella scheda iniziale, non ha utilizzato alcun tipo di attrezzatura per un’eventuale autoassicurazione. Quindi, quei pochi interessati ad un’ascesa così anomala ma allo stesso tempo interessante e in ambiente vergine, sono invitati a dotarsi di un minimo di attrezzatura alpinistica. Infine, chi vuole abbreviare l’itinerario nel suo complesso, può imboccare, una volta raggiunta la località Pietra Ginocchiera Superiore, il percorso n° 709A che conduce direttamente a Lago Verde.  

Dal parcheggio di Valditacca si attraversa interamente il suggestivo borgo ammirando belle fontane e sottopassando caratteristiche volte. Lasciatosi alle spalle il nucleo abitato, si procede per stradina asfaltata che conduce nella carrozzabile per il Passo della Colla. La si asseconda comodamente avanzando in piano/falsopiano, abbandonandola appena prima di una netta svolta a destra. Imboccata a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 709) una carraia, si scende al ponte sul Torrente Cedra di Valditacca, molto suggestivo in questo tratto. Si inizia poi a guadagnare quota effettuando subito una netta svolta a destra, trascurando, in corrispondenza di quest’ultima, un percorso a sinistra. Si asseconda lungamente la forestale immersi in un ambiente boschivo di grande interesse caratterizzato da faggi e massi di arenaria. Si effettuano numerose svolte e tornanti (in più punti vi è la possibilità di abbreviare il percorso tramite sezioni di vecchia mulattiera), trascurando ai lati delle carraie secondarie e procedendo quasi sempre in lieve salita. Più in alto il percorso tende a pianeggiare ed avanza in direzione sud-est oltrepassando un rio. Dopo una svolta a destra e una salita in cui si transita a fianco di un caratteristico masso, si raggiunge una baracca in lamiera. Al bivio che si incontra appena dopo (indicazioni), si prosegue a sinistra procedendo per ampia e sassosa mulattiera in lieve salita tenendosi nel margine sinistro di una specie di depressione. Compiuta una svolta a destra, si trascura a sinistra il percorso n° 709B (da cui torneremo) e, attraversato un bel ripiano boscoso (una sorta di larga insellatura), si raggiunge un ulteriore bivio in località Pietra Ginocchiera Superiore, 1315 m. Tralasciato a sinistra il percorso n° 709A, si continua per ampio sentiero (n° 709) che procede in lieve salita parallelamente ad una boscosa dorsale. Avendo poi quest’ultima come direttrice, si approda un piccolo ripiano oltre il quale il percorso si riduce a traccia non molto incavata ma ottimamente contrassegnata. Si guadagna quota a tornanti continuando ad assecondare la direttrice di prima che diviene sempre più ampia e perciò meno riconoscibile come dorsale. Dopo una discesa e una svolta a sinistra in cui si transita a fianco di un grosso masso, si approda in un bel ripiano boscoso. Lo si attraversa orientandosi con i segnavia, giungendo poco più avanti nei pressi di un rio. Si procede parallelamente ad esso per poi svoltare a destra e varcarlo. Doppiata una costa, ci si trova ai piedi di un ripido pendio con pietraia sovrastato da una fascia rocciosa. Compiuto un tornante sinistrorso, si procede sotto le strapiombanti rocce fino a giungere alla base di una seconda pietraia. Qui si volge a destra per poi effettuare un tornante nella direzione opposta e transitare a fianco di un faggio centenario purtroppo quasi del tutto morto. Giunti al sommo della sponda sinistra di un suggestivo rio, si volge a destra avanzando parallelamente ad esso. Guadatolo, si procede per traccia sassosa, poco evidente ma ottimamente contrassegnata. Il percorso svolta a destra riconducendo nei pressi del rio di prima, volgendo subito a sinistra. Lambito il sommo della sponda sinistra del Rio Frasconi, il sentiero piega a destra conducendo in un ripiano boscoso delimitato da una dorsale con affioramenti rocciosi. Immessosi nel segnavia n° 711, lo si segue a sinistra andando a guadare il Rio Frasconi. Subito dopo il guado, in corrispondenza di un bel ripiano boscoso, si presenta un bivio da cui, abbandonato a destra il percorso n° 709 per i Laghi e il Passo Compione, si continua a sinistra in direzione di Lago Verde (segnavia n° 711). Dopo il primo tratto in cui si procede parallelamente al corso d’acqua appena guadato, si volge a destra e si avanza assecondando per poco un ruscello asciutto. Giungi in prossimità di una specie di torbiera, il sentiero piega a destra per poi compiere subito una svolta a sinistra e condurre in un panoramico pendio. Si procede costantemente nonché comodamente in direzione sud-est tra basso bosco, fino ad uscire in un altro pendio aperto che offre notevoli visuali sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. Avanzando tra arbusti e cespugli di mirtillo, si effettuano in seguito un paio di tornanti per poi costeggiare una piccola radura. Rientrati nella copertura boscosa, si procede per ampio sentiero fino a varcare uno spettacolare rio. Si continua ancora in direzione sud-est in lieve salita e in piano, uscendo più avanti in un ulteriore pendio aperto che offre una notevole visuale sul Monte del Lago con la sua parzialmente rocciosa cresta meridionale. Ripiombati nella faggeta, si inizia a perdere quota per ottimo sentiero che conduce in una magnifica torbiera. Si procede lungo il margine destro del pianoro fino a rientrare nella copertura boscosa. Si perde quota volgendo poco dopo a destra, assecondando una traccia non particolarmente incavata. Usciti da bosco, si scende ancora per un tratto fino a raggiungere l’inizio della diga che chiude a settentrione il Lago Verde1507 m. Da qui occorre perdere ulteriormente quota avvicinandosi alla sponda del lago, volgendo poco dopo a sinistra e salendo per ampia traccia. Raggiunto l’altro lato della diga, si continua per il percorso principale passando a fianco di una costruzione diroccata, trascurando a sinistra il sentiero n° 709A. Rientrati nella faggeta, si prosegue in lieve salita per ampia traccia sassosa, ignorando a destra il percorso segnato che conduce alla Capanna Cagnin. Si effettuano alcuni tornanti fino a raggiungere Sella Pizzo della Nonna, punto di inizio della dorsale meridionale del Monte del Lago. Da qui, spostandosi a sinistra, si incomincia ad assecondare il crinale nella prima parte boscoso, dimenticandosi i sentieri battuti e i segnavia bianco-rossi. Più avanti si rinviene una labile traccia che conduce in un bel ripiano cespuglioso caratterizzato dalla presenza di un magnifico esemplare di faggio e di un grande masso arenaceo. Ripiombati nella copertura boscosa, si perde quota avendo sempre come direttrice la dorsale della montagna, che in questa sezione si amplia perdendo i suoi connotati. Poco più in basso si approda in una selletta oltre la quale il crinale diviene più roccioso. Usciti dal bosco, si arriva alla base di un verticale spigolo che occorre aggirare a sinistra avanzando per pietraia. Costeggiando la base di pareti rocciose, si risale poi un ripido canale alberato che conduce alla selletta che separa il primo ostico risalto di cresta dal resto della dorsale. Scalato un brevissimo muretto (I°+), si abbandona temporaneamente il filo del crinale in quanto ammantato da arbusti e vegetazione che renderebbero la progressione complessa ed estremamente scomoda. Con grande attenzione, in quanto ci troviamo in un ripido pendio cespuglioso, si penetra verso destra nel bosco, superando inizialmente, con notevole fatica, un “muro” rappresentato da rami di faggio. Dopo avere perso qualche metro di quota, si deve risalire l’erto pendio boscoso onde recuperare la cresta alla base di un verticale spuntone. Doppiato a sinistra lo spigolo di quest’ultimo, si nota subito una specie di fessura che conduce ad un intaglio, mentre più a sinistra si individua un’altra fessura più agevole che permette di rimontare in cresta. Scalata la menzionata fessura e la successiva brevissima ma verticale balza (II° e forse III°-), si riguadagna il filo di cresta. Si asseconda quest’ultima, veramente spettacolare nonché ariosa, in direzione della vicina sommità della montagna. Procedendo per terreno erboso/cespuglioso ed aggirando blocchi arenacei, si arriva all’inizio di un’atra sezione non facile che occorre superare. La cresta infatti ritorna ad essere rocciosa assottigliandosi notevolmente, assumendo le sembianze di una lama affilata. L’autore della relazione ha effettuato un brevissimo traverso nel versante ovest (sinistra) della cresta, per poi scalare, con un passaggio molto interessante e piuttosto aereo (forse III°-), una bella e solida placca di pochi metri nel suo punto più debole. Recuperato l’esiguo filo di cresta, lo si asseconda scomodamente prestando la massima attenzione ai movimenti, dirigendosi verso l’ultima balza rocciosa che precede la sommità. Si scala il muro un poco a destra, sfruttando una quasi verticale fessura con ciuffi d’erba (forse II°+). Dopo un’ulteriore brevissima balza perlopiù erbosa, si guadagna con sicura soddisfazione la sommità del Monte del Lago1584 m. La discesa avviene lungo la dorsale nord/nord-est della montagna che si presenta totalmente boscosa e non percorsa – eccetto una labile traccia che si incontra in corrispondenza della cima e che si perde poco più in basso – da alcun sentiero. Il crinale si presenta inizialmente poco ripido e cosparso di blocchi arenacei da superare o aggirare, mentre più in basso diviene più erto. Ammirando straordinari esemplari di faggio, si perde quota lungo la direttrice rappresentata dal profilo boscoso sempre più ampio, quindi sempre meno riconoscibile come dorsale, formato da coste separate da avvallamenti. Tenendosi nel margine destro del pendio, si discende più in basso una scomoda sezione caratterizzata da massi. Dopo un tratto pianeggiante e in lieve salita, si riprende la discesa che avviene per dolce pendio ammantato parzialmente da conifere. Messo piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 709B, la si asseconda a sinistra attraversando inizialmente la sezione boscosa formata da conifere che abbiamo costeggiato nella parte finale della discesa lungo la dorsale. Poco più avanti, nel momento in cui il percorso effettua un tornante destrorso (palina segnaletica), si continua diritto per sentiero. Quest’ultimo compie quasi subito una netta svolta a sinistra e, procedendo prima in quota e poi in lieve discesa, conduce in un magnifico ripiano boscoso. Svoltati a destra, si continua per il percorso principale che piega ulteriormente verso nord per poi compiere un tornante sinistrorso. Il sentiero, non sempre ben intercettabile nel terreno ma ottimamente contrassegnato, varca successivamente un rio e perde quota mediante alcune svolte. Dopo una discesa all’interno di una faggeta ad alto fusto, ci si innesta in una carraia in corrispondenza di un ripiano. Assecondando il tracciato diritto/sinistra si raggiunge in breve un suggestivo rio che forma verso valle una spettacolare cascata. Varcato il corso d’acqua (guado che dipendentemente dalle condizioni stagionali potrebbe risultare complesso), si procede in piano e poi in salita, immettendosi in un altro percorso in corrispondenza di un suo tornante. Guadagnando quota per il comodo tracciato, si effettuano alcuni tornanti e si attraversano un paio di aree disboscate. Dopo una svolta a destra e un tratto in cui l’ampia traccia risulta invasa dalla vegetazione, ci si innesta nel segnavia n° 709 in corrispondenza della località Pietra Ginocchiera. Si rientra a Valditacca lungo lo stesso percorso dell’andata. 

Monte Caio: anello da Caneto

Punto di partenza/arrivo: Caneto, 571 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Caneto-Monte Caio (2,30 h) ; Monte Caio-San Matteo (30 min) ; San
Matteo-Sommogroppo (1 h) ; Sommogroppo-Caneto (40 min)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la SS 665 ancora per poco abbandonandola per stradello in discesa. Oltrepassato il ponte sul Torrente Cedra, si raggiunge la frazione di Caneto

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande suggestione in luoghi solitari ricchi di fascino e valore ambientale. La segnaletica allo stato attuale (maggio 2021) risulta in molte sezioni assente o alquanto vetusta. Tuttavia il percorso si svolge quasi sempre su sentieri e carraie evidenti che non pongono problemi di orientamento. Il dislivello complessivo non è da sottovalutare. 

Parcheggiata l’auto nella parte bassa del paese, nei pressi della chiesa, si sale lungo il viottolo principale trascurando a sinistra, appena dopo una maestà, lo stradello per Corniana. Lasciatosi alle spalle le ultime case della parte alta del nucleo, si guadagna quota per carraia all’interno del bosco compiendo una netta curva a sinistra, ammirando, in corrispondenza della curva, una ben conservata maestà. Si penetra in questo modo nella selvaggia valle formata dal Rio di Veronco che andremo a guadare molto più in alto. Trascurati due percorsi che si staccano a destra, si continua per bella carraia che avanza in moderata pendenza. Raggiunta una costa con stratificazioni del Flysch, il percorso compie alcune svolte varcando un rio che poco più in basso forma una cascatella. Trascurata, in corrispondenza di un tornante destrorso, una carraia a sinistra, si insiste per il solitario tracciato effettuando altre svolte e varcando il corso d’acqua guadato in precedenza. Si esce in seguito in un’area caratterizzata da radure arbustive che si attraversa procedendo in lieve e moderata pendenza nonché ignorando percorsi (uno di questi conduce ad una fontana) che si staccano ai lati. Compiendo diverse svolte (in corrispondenza di una curva a sinistra si ammira una bella visuale sulla selvaggia valle formata dal Rio di Veronco) si rientra progressivamente nella copertura boscosa. Trascurata a sinistra una carraia, si contorna il margine superiore di un’area disboscata fino a compiere una netta svolta a destra. Ignorata, al bivio che si incontra appena dopo la curva, un’ulteriore carraia a sinistra, si prosegue a destra per il percorso “segnato” (n° 751), trascurando l’ennesima ampia traccia che si stacca a destra. All’importante bivio che si presenta poco più avanti (sul ramo di un albero indicazione con scritto “Monte di Botta”), si abbandona il tracciato seguito fino a questo punto (il quale continua verso il Rifugio Bestianel o Bastianelli) imboccando a destra un evidente sentiero non contrassegnato. Varcato inizialmente un fosso asciutto, si oltrepassa, dopo un breve tratto in lieve discesa, un cancello. Compiuta una svolta a sinistra, si giunge in corrispondenza del suggestivo Rio di Veronco, caratterizzato da marne e formante cascatelle. Guadatolo, si prosegue per il bellissimo percorso (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera) incominciando a guadagnare quota in modo deciso all’interno di un variegato ambiente boschivo. Attraversato un solco asciutto, si continua a progredire in direzione est fino a compiere un tornante sinistrorso. Si prosegue lungamente per lo spettacolare sentiero compiendo diversi tornanti e non incontrando mai bivi implicanti un’opzione. Si progredisce perlopiù in moderata e non faticosa salita fino ad effettuare uno splendido traverso a mezza costa in direzione est, dove è possibile ammirare notevoli visuali sulla Val Cedra e l’Alpe di Succiso. Immessosi nel sentiero n° 736 proveniente dalla Croce del Cardinale, lo si asseconda a sinistra inserendosi appena dopo in una carraia in corrispondenza di un suo tornante. Si segue questo percorso – che poco dopo si restringe a sentiero – a sinistra, avendo come direttrice la dorsale Cedra/Parmossa. Più avanti si esce in splendidi pendii prativi che si risalgono per evidente tracciato contrassegnato dai paletti/segnavia del percorso CAI n° 736. Ci si alza di quota in lineare salita costeggiando il limite del bosco e gruppi di alberi, mentre il panorama, man mano che si ascende, diventa sempre più vasto e spettacolare. Procedendo costantemente nel versante Parmossa del crinale, si raggiunge un bivio dove il percorso contrassegnato n° 736, staccandosi a destra, scende verso Capriglio. Noi proseguiamo diritto assecondando il segnavia n° 734, avanzando ancora per prati e attraversando una piccola fascia boscosa. Progredendo in più ripida salita, il tracciato compie una svolta a sinistra conducendo all’interno di un rimboschimento a conifere. Si guadagna quota per ampia traccia infrascata nonché dissestata, per poi volgere a destra e proseguire in direzione del crinale. Lo si asseconda tra rado bosco e arbusti, avanzando successivamente nel contesto di una fascia boscosa con qualche conifera non autoctona. Dopo un breve tratto in discesa in cui si svolta a destra, si presenta un bivio dove si prende il percorso di sinistra. Raggiunto in breve un altro bivio, si prosegue a sinistra lungo il segnavia n° 734 guadagnando quota per ampia traccia nel contesto di pendii prativi punteggiati da macchie boscose. Dopo un’ultima salita un po’ più ripida, si recupera il filo del crinale a poca distanza dalla cima del Corno di Caneto (indicazione) situata alla nostra sinistra. Appena dopo, verso destra, si raggiunge un’area pic-nic dove arriva il percorso n° 737 che sale da Schia. Si prosegue diritto assecondando quest’ultimo tracciato che si tiene costantemente sul panoramicissimo crinale in direzione di Costa Grande. Dopo una macchia boscosa, si procede costeggiando il limite di un rimboschimento a conifere situato alla nostra destra, mentre una recinzione delimita a sinistra l’ampia traccia su cui stiamo camminando. Si avanza in modo pianeggiante gustando straordinarie visuali, notando a sinistra un sentiero, contrassegnato da segnavia blu, proveniente dalla valle del Rio del Borello. Dopo una faticosa salita per carraia, si raggiunge la sommità di Costa Grande alquanto deturpata dagli impianti di risalita del comprensorio Schia-Monte Caio. Messo piede in un ripiano in corrispondenza dell’arrivo di uno skilift, si nota una targa e un sentiero che prosegue diritto. Assecondiamo quest’ultimo affrontando subito una breve salita per poi procedere a saliscendi assecondando il filo del crinale che regala splendide visuali sui dirupi del Flysch digradanti in versante Cedra. Procedendo parallelamente ad una carrozzabile si raggiunge uno spiazzo in località Costa del Dragolare. Da qui, trascurata la spettacolare continuazione del percorso n° 737 che procede a mezza costa alla base di pareti del Flysch, si continua lungo il sentiero n° 732A il cui imbocco è situato nel lato opposto dello spiazzo in cui ci troviamo. Il percorso volge subito a sinistra penetrando in buio rimboschimento a conifere, procedendo in lieve salita con alcuni brevi strappi decisamente ripidi. Si avanza in questa sezione sulla destra del filo del crinale est del Caio, recuperandolo in corrispondenza di una lapide. Lasciatosi alle spalle la non autoctona copertura a conifere, si guadagna quota, talvolta ripidamente, sulla destra della dorsale spartiacque fino a penetrare in un più piccolo rimboschimento. Oltre quest’ultimo si avanza avendo a destra dei caratteristici affioramenti del Flysch, trascurando in questa direzione, al bivio che si incontra, il percorso n° 732. Superato un ultimo faticoso strappo, si mette piede nella splendida dorsale sommitale che si asseconda a sinistra. Ammirando i suggestivi dirupi del Flysch che precipitano in versante Parmossa appena prima della vetta del Caio, si conquista quest’ultima, 1583 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un cannocchiale. Dopo una sosta al fine di gustare il magnifico panorama che ci attornia, si ripercorre il breve tratto di dorsale e nel momento in cui il percorso da cui siamo saliti volge a destra, si svolta repentinamente a sinistra lungo il sentiero n° 737B. Si perde inizialmente quota in versante Parma parallelamente al crinale nord della Punta Bocchialini. Penetrati nel bosco, si scende ripidamente per una breve sezione, fino ad incontrare il bivio (indicazioni) con il percorso n° 737A proveniente da Agna. Noi proseguiamo diritto assecondando il crinale sud/sud-ovest della montagna, raggiungendo, poco più in basso, un panoramico poggetto roccioso. Da qui si discende a sinistra una balza in cui è necessario aiutarsi con le mani, per poi volgere subito a destra onde recuperare il filo della dorsale. Aggirata a sinistra un’altra balza del Flysch, si mette piede in una carraia la cui continuazione a sinistra è costituita dallo spettacolare sentiero che abbiamo tralasciato una volta raggiunta la località Costa del Dragolare. Si prosegue diritto assecondando il tracciato di crinale, ma nel momento in cui la carraia effettua una netta svolta a destra la si abbandona per sentiero che scende ben ripido al sommo di spettacolari dirupi. Ricongiuntisi nel percorso di prima in corrispondenza di una sella, si prende a sinistra un sentiero non segnato che effettua un iniziale traverso in cui il tracciato risulta, in un breve tratto, decisamente scosceso (onde evitare questo passaggio, è possibile continuare per poco lungo la carraia che procede in salita e al sommo di quest’ultima scendere liberamente per ripido pendio boscoso, inserendosi in questo modo nel sentiero dopo la sezione scoscesa ed esposta). Il percorso, che si presenta ben incavato e contrassegnato da nastri di plastica bianco-rossi, perde poi quota in direzione sud all’interno del bosco, compiendo una sequenza di quattro tornanti. Doppiata, mediante svolta a destra, una costa, si continua a perdere quota fino ad arrivare alla base di pendii ghiaiosi con affioramenti del Flysch. Costeggiato il margine destro di uno splendido ripiano prativo, si raggiunge infine l’eremo di San Matteo1344 m, la cui fondazione risale al XII secolo e fu utilizzato come punto di appoggio dai pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. Oltre l’oratorio è presente una costruzione edificata nei primi decenni del novecento dall’agronomo Fabio Bocchialini. Dopo una sosta ad un’area pic-nic collocata in splendida posizione, si riprende il cammino assecondando solo per un brevissimo tratto la carrareccia d’accesso all’eremo proveniente da Zibana. Appena prima di una valletta, si prende a sinistra (nessuna indicazione) il percorso n° 753 per Sommogroppo che inizialmente procede in direzione nord-est. Effettuato presto un tornante destrorso, si avanza verso sud per sentiero non particolarmente incavato. Attraversato un solco, il percorso volge a sinistra divenendo più evidente, allargandosi successivamente, per un tratto, a carraia o ampia mulattiera. Varcato un rio, si prosegue per il solitario sentiero che procede in direzione sud-est/est. Svoltando in seguito a sinistra, si perde quota, talvolta ripidamente, per traccia abbastanza ampia ma infossata e con foglie che nascondono degli affioramenti rocciosi. Ripresa la direzione di prima, si scende ripidamente per un paio di tratti, avanzando successivamente in piano/lieve discesa. Si continua per il percorso principale che perde quota in modo meno erto rispetto alle sezioni precedenti, nel contesto di un ambiente boschivo di grande suggestione (ci troviamo esattamente nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio di Trevignano). Si riprende in seguito a perdere quota ripidamente per tracciato infossato e scomodo, fino a compiere una netta curva a sinistra. Al bivio che si presenta appena dopo la svolta, si deve prendere il percorso di destra che scende ripido, senza lasciarsi fuorviare da un segnavia collocato a sinistra. Il sentiero principale poco più in basso volge a destra e procede in mezzo a stratificazioni del Flysch. Si continua a perdere quota per il piacevole tracciato, evidente e senza bivi, procedendo, più in basso, parallelamente ad una sorta di solco. Dopo una netta svolta a sinistra e una ripida discesa tra altri affioramenti del Flysch, si raggiunge il Rio di Trevignano che si guada facilmente. Recuperata la continuazione del percorso, si volge subito a destra avanzando in lieve salita parallelamente al corso d’acqua, fino a transitare a fianco di un monumento dedicato ai partigiani. L’ampio tracciato perde quota alla base di pendii ghiaiosi ed affioramenti del Flysch in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense (si trascura percorso che staccandosi a destra conduce al Rio di Trevignano). Costeggiate più in basso delle pareti rocciose, il percorso rientra parzialmente nel bosco procedendo in lieve salita, fino ad immettersi in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante. Proseguendo diritto per questo tracciato, si raggiunge in breve l’isolata frazione di Sommogroppo740 m. Seguendo la strada d’accesso si scende al borgo di Trevignano che si attraversa interamente sottopassando una caratteristica volta. Giunti alla base della scalinata che conduce alla chiesa, ci si innesta appena dopo nella stradina che sale dal fondovalle. Da qui si imbocca, nel lato opposto, lo stradello per Caneto (nessuna indicazione) che potrebbe costituire una bellissima passeggiata, magari pomeridiana, a sé stante. Dopo il primo tratto in discesa, il comodo tracciato oltrepassa il Rio del Borello e conduce nei pressi del cimitero. Più avanti si deve abbandonare la stradina – che svoltando a destra conduce ad alcune case – continuando diritto per carraia. Si asseconda lungamente questo percorso costeggiando spesso panoramici campi e radure, trascurando a sinistra la carrareccia per Corniana. Ci si innesta infine nella stradina per Caneto appena prima del cimitero. 

Corno di Caneto: anello da Trevignano

Punto di partenza/arrivo: Trevignano, 665 m

Dislivello: 850 m

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Trevignano-Fontana Fredda (1,45/2 h) ; Fontana Fredda-Corno di Caneto (1,15 h) ; Corno di Caneto-Caneto (1,30 h) ; Caneto-Trevignano (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si imbocca a destra una stretta stradina che conduce a Trevignano. Riguardo il parcheggio, le possibilità sono decisamente scarse. Sotto la chiesa è presente uno spiazzo in cui sarebbe possibile abbandonare l’auto, ma potrebbe trattarsi di una proprietà privata. Altrimenti, appena prima del paese, si prosegue a destra lungo lo stradello per Caneto attraversando il Rio del Borello. Subito dopo, nei pressi di una carraia che si stacca a sinistra, sono presenti sulla destra della carreggiata degli spiazzi in cui parcheggiare l’auto

Descrizione dell’itinerario 

Questo percorso, come altri relazionati dal sottoscritto in questi anni, è tratto da una preziosa guida dedicata al medio e alto Appennino parmense/lunense il cui autore è Daniele Canossini (vedi scheda iniziale). Uno degli itinerari più particolari ed interessanti presenti nella menzionata guida è quello che verrà qui relazionato. Ci troviamo nel versante sud-est del Monte Caio, caratterizzato da selvaggi valloni e dirupi del Flysch. L’anello in questione consiste nel raggiungere il crinale che unisce la deturpata cima di Costa Grande con il Corno di Caneto. Conquistata la sommità di quest’ultimo, assecondando il poco frequentato sentiero n° 751 si scende all’altura chiamata La Penna e al rifugio/bivacco Bestianel. Infine, per carraia con numerosi bivi si raggiunge Caneto, da cui, per comodo e panoramico stradello, si ritorna a Trevignano. La classificazione EE è dovuta alla notevole difficoltà di orientamento per quello che concerne l’accesso alla località Fontana Fredda. Il sottoscritto ha voluto ripetere il percorso seguito da Canossini in occasione della sua verifica avvenuta prima del 2002, essendo questo l’anno di pubblicazione della guida. L’appena citato autore ha descritto questo accesso come possibilità alternativa alla carraia che sale da Sommogroppo, in quegli anni franata e perciò impercorribile, ma attualmente riaperta e fruibile. L’itinerario proposto è raccomandato solo ad escursionisti avvezzi a salite che avvengono fuori dai sentieri segnati, dotati di quella particolare e sempre più rara virtù che è l’intuito. Si tratta di un’attitudine che si acquisisce solo dopo anni di frequentazione della vera montagna, ed è un qualcosa di unico e insostituibile in quanto legato alla dimensione personale e al proprio vissuto.  

Parcheggiata l’auto, si attraversa interamente il suggestivo nucleo di Trevignano per stradello che sale a fianco della chiesa e passa sotto ad una caratteristica volta. Inseritosi nella strada d’accesso a Sommogroppo, la si asseconda solo per poco, imboccando una carraia che si stacca a destra e procede in salita con andamento verso sud-est. Il percorso effettua presto una netta svolta a sinistra (in corrispondenza della curva si trascura una traccia che conduce ad un campo) e sale piuttosto ripidamente assecondando una sorta di dorsale. Virando successivamente a destra, giunti in corrispondenza di una costa con affioramenti del Flysch, si compie un tornante sinistrorso. Si continua per l’evidente tracciato effettuando altre svolte e valicando una selletta. Trascurata più avanti un’inerbita traccia a sinistra (possibile scorciatoia), si prosegue costeggiando delle stratificazioni e il limite di un bosco di conifere, compiendo un’ampia curva a sinistra. Dopo una ripida salita, oltrepassato un pino divelto, si effettua, in corrispondenza di un poggio con ometto, una netta svolta a destra. Il tratto successivo è uno dei più suggestivi in quanto il percorso, affiancato da vecchi muretti a secco, mostra il suo assetto originario di mulattiera un tempo utilizzata dai valligiani. Trascurata una traccia che si innesta da destra, si prosegue per lo storico tracciato salendo in modo piuttosto sostenuto. Notando a sinistra un muretto a secco e un vecchio sentiero parallelo al nostro, si compie poco più in alto una svolta a sinistra, giungendo a poca distanza dalla carrareccia che sale da Sommogroppo in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Ignoratala, si insiste per la mulattiera meno battuta rispetto alla sezione precedente, che guadagna quota presentandosi invasa da vegetazione e infrascata. Progredendo anche in questo caso parallelamente ad un vecchio percorso, si giunge a lambire per una seconda volta la carraia di prima in corrispondenza di un secondo tornante. Continuando per la mulattiera, ormai ridotta a esiguo sentierino, si svolta a destra e si avanza in direzione di un bel poggio del Flysch. Aggiratolo a destra, mediante curva a semicerchio se ne raggiunge il sommo (panorama notevole) a poca distanza dalla carrareccia proveniente da Sommogroppo ed in vista di suggestivi affioramenti del Flysch. Immessosi in questo percorso, lo si asseconda a destra attraversando un cancello e transitando a fianco, nel momento in cui si effettua una svolta a sinistra, di un caratteristico blocco del Flysch. La carraia su cui stiamo camminando ci condurrebbe senza problemi al sentiero (segnato, ma non dal CAI) che sale verso il crinale di Costa Grande. L’autore della relazione ha cercato invece di ricalcare il percorso descritto da Daniele Canossini che porta in località Fontana Fredda, riscontrando notevoli difficoltà di individuazione. Le molteplici tracce incontrate, i continui cambi di direzione, le diverse sezioni in cui l’autore è stato costretto ad indietreggiare per sbagli veri o presunti, l’insieme di questi fattori costituisce di fatto un serio impedimento al fine di stilare una relazione dettagliata. D’altronde si tratta di assecondare vecchi sentieri abbandonati da decenni, frequentati da animali selvatici più che da umani, senza alcun tipo di segnavia che funga minimamente da punto di riferimento per la scelta del percorso negli innumerevoli bivi che si incontrano. La descrizione che segue è solo un’annotazione – basata anche sulle preziose informazioni fornite da Canossini – che può servire da promemoria, ma nulla di più. L’invito è quello di cercarsi il percorso in proprio, confidando nell’esperienza accumulata e stimolando la personale capacità di “lettura” del sentiero tenendo conto delle caratteristiche morfologiche del terreno. Quindi, continuando ad assecondare la carraia, si inizia a costeggiare un’area disboscata, situata alla nostra sinistra, notando e trascurando in questa direzione una carraia. Poco prima del termine dell’area in questione, nel momento in cui la carrareccia effettua una curva a destra, si rinviene una seconda ampia traccia che si stacca a sinistra. La si imbocca salendo ripidamente in direzione sud-ovest, proseguendo, al bivio che si presenta poco sopra, a destra. Penetrati nel bosco il percorso progressivamente si restringe divenendo anche più labile ma comunque intuibile. Nei pressi di una costa, il sentiero volge a destra iniziando ad effettuare alcuni tornanti tra affioramenti del Flysch. Si guadagna quota, a volte ripidamente, per l’incerto percorso che si fa sempre meno incavato, richiedendo un costante sforzo di individuazione. Ma al di là di questo, l’ambiente in cui ci troviamo è di grande pregio, interesse e integrità, tra i più suggestivi a livello appenninico.  

Perdendo e ritrovando tracce di passaggio fino a quota 1090 m…” è quello che si legge a pag. 193 del libro di Canossini, e rappresenta sinteticamente ciò che ci aspetta in questa sezione di salita. Il sottoscritto, dopo aver effettuato i suddetti tornanti, ad un bivio poco evidente ha continuato a progredire verso nord-est. Preso atto che il sentiero, invero molto labile, cominciava a perdere quota in modo significativo, ha pensato di ritornare sui suoi passi fino al bivio di prima. Optando per l’altra traccia, si è spostato verso ovest per poi volgere a destra (nord) e salire all’interno del bosco per vago e ripido sentiero – se così si può definire – creato dai passaggi degli animali selvatici. Virando in un punto imprecisato a destra, ha iniziato ad attraversare pendii prativi punteggiati da arbusti e gruppi di alberi, rientrando successivamente nel bosco. Dopo un tratto in direzione nord-est, assecondando vaghe e confuse tracce, l’autore ha svoltato a sinistra e, facendosi largo tra vegetazione in alcuni punti invadente, si è immesso in un sentiero ben più marcato. Pensando fosse quello giusto, lo ha assecondato verso sinistra – mentre la direzione giusta per Fontana Fredda era a destra – volgendo progressivamente in direzione sud-ovest e sbucando nello stesso pendio prativo con arbusti di prima, ma ad una quota più elevata rispetto a quella precedente (non avendo con sé l’altimetro, il sottoscritto non ha potuto verificare se si trovava alla quota menzionata da Canossini). L’ostinazione di recuperare il vecchio percorso ha spinto l’autore a continuare lungo questo sentiero, ma senza successo. Infatti, una volta rientrato nel bosco, ha constatato con dispiacere che la traccia si perdeva, o meglio si ramificava in altre pseudo-tracce. Dopo quest’ulteriore verifica, il sottoscritto – abbastanza affaticato per i continui saliscendi – è indietreggiato per il sentiero in questione, che risulta piuttosto labile nel contesto del pendio prativo con arbusti, ma evidente all’interno del bosco. Valicando la poco delineata costa/dorsale sud-est del Monte Cornata, avanzando con andamento verso nord-est (cfr. Canossini), l’autore ha finalmente raggiunto la fonte/abbeveratoio della località Fontana Fredda1110 m.  

Da qui in poi è possibile riprendere a stilare una relazione tradizionale. 

Dalle splendide radure in cui ci troviamo, si prosegue per percorso abbastanza evidente che avanza inizialmente verso nord per poi volgere in direzione nord-est (destra). Poco più avanti ci si innesta nella carrareccia proveniente da Sommogroppo in corrispondenza di uno splendido e secolare pero (lo stesso menzionato da Canossini nella sua relazione). Trascurata a destra un’altra carraia, si prosegue diritto/sinistra avanzando in salita ed effettuando alcuni tornanti nel contesto di un’area di rado bosco. Ignorato, in corrispondenza di un tornante destrorso, un sentiero che si stacca a sinistra, ci si inoltra nella copertura boscosa insistendo per il comodo percorso fino ad una piazzola dove esso termina (a terra si nota un paletto con indicazioni per le MTB). Da qui si continua per sentiero contrassegnato da segnavia blu, avanzando inizialmente in ripida salita. Giunti in un’area interessata da frane e smottamenti, il tracciato risulta molto poco incavato e confuso, ma questo non costituisce un problema in quanto ci si orienta con gli ottimamente posizionati segnavia (frecce di colore blu). Si attraversa in obliquo ascendente una sezione di terreno franato, continuando poi per sentiero che si presenta più evidente (indicazione per la fontana). Si tratta tuttavia di un singolo tratto, in quanto il percorso ritorna ad essere ben presto labile, ma anche in questo caso l’orientamento è notevolmente facilitato dai segnavia. Volgendo successivamente a destra, si effettua un ripido obliquo ascendente, incontrando più in alto una targhetta attaccata ad un tronchetto con scritto “posta Gino”. Raggiunta la soprastante fonte/abbeveratoio, si prosegue per il percorso principale che risulta piuttosto labile ma costantemente contrassegnato da frecce di colore blu. Si avanza successivamente a mezza costa per sentiero ben incavato, uscendo, appena dopo un fosso che si varca, in un’area disboscata. Effettuato un ripido obliquo ascendente per traccia ben incavata, si raggiunge un ripiano dove si oltrepassa un percorso trasversale. Immessosi in un’ampia traccia alla base di ripidi pendii prativi con arbusti, la assecondiamo a destra notando su un albero delle frecce direzionali. Si avanza poi per incavato ed evidente sentiero delimitato a destra, per un breve tratto, da una costa con affioramenti del Flysch. Continuando per il magnifico tracciato all’interno di un notevole ambiente boschivo, si raggiunge, appena dopo un nastro di plastica bianco-rosso e una freccia blu, un trivio. Trascurato il ripido percorso di sinistra, anch’esso contrassegnato da segnavia blu, e una più labile traccia che prosegue diritto, si prende il sentiero di destra. Ignorata in quest’ultima direzione un’altra traccia, si esce nell’ambito di belle radure che regalano ampie visuali panoramiche. Si avanza parallelamente al percorso di destra dirigendosi verso alcune conifere oltre le quali si sbuca in spettacolari pendii prativi. Si risalgono questi ultimi in obliquo verso destra puntando all’ormai vicina dorsale Costa Grande-Corno di Caneto. Oltrepassata una recinzione, ci si immette nell’ampio percorso di crinale (n° 737) che si asseconda a destra. Attraversata una macchia boscosa, si incontra, in corrispondenza di un’area pic-nic e dell’arrivo di una seggiovia, il bivio con il percorso che scende verso Schia (n° 737). Trascurato a sinistra il sentiero n° 734, si prosegue a destra per ampia traccia erbosa che, avanzando parallelamente alla dorsale spartiacque e assecondandola nel tratto finale, conduce alla sommità del Corno di Caneto1428 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna (percorso CAI n°751) in direzione dell’altura chiamata La Penna. All’inizio si perde ripidamente quota per sentiero ben incavato ed evidente, poi si procede in lieve discesa su traccia in alcuni punti non molto visibile. Al bivio che si incontra in seguito, si può proseguire diritto per il sentiero di crinale, oppure andare a sinistra, scendere per un beve tratto e raggiunto il sottostante ripiano spostarsi progressivamente a destra onde riprendere il filo della dorale. Guadagnata la sommità dell’altura denominata La Penna1319 m, si continua ad assecondare il crinale perdendo quota a fianco di interessanti affioramenti del Flysch. Alla base di questi ultimi, il percorso si sdoppia: prendiamo il ramo di destra raggiungendo poco più in basso un poggetto. Qui il tracciato volge bruscamente a sinistra (cancello da oltrepassare) e continua a scendere presentandosi ben incavato ma con sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Successivamente si perde quota all’interno del bosco per sentiero che si presenta piuttosto labile, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale. Poco dopo il percorso volge a destra e risulta in un tratto interrotto da vegetazione e arbusti. Aggirato l’ostacolo a sinistra, si riprende, con spostamento a destra, il crinale divisorio. Il bel percorso continua ad assecondare la dorsale ancora per un tratto, per poi abbandonarla volgendo a sinistra. Svoltando poco dopo a destra, si inizia a costeggiare il margine superiore di un’area disboscata, per poi compiere, su ampio tracciato devastato dai mezzi motorizzati, un tornante sinistrorso. Immessosi in un’orripilante carraia di esbosco, la si segue a destra perdendo quota affiancati dall’area disboscata di prima. Svoltando successivamente a sinistra, si giunge in vista di una costruzione all’interno del bosco: si tratta del Rifugio Bestianel (o Bastianelli), 1170 m. Abbandonata temporaneamente la carraia, ci dirigiamo verso quest’ultimo nei pressi del quale si trova un’area pic-nic. Dopo un’eventuale sosta, ripreso il tracciato di prima, si effettuano alcune svolte rientrando presto nel bosco. Si continua a perdere quota per carraia più piacevole rispetto alla sezione precedente, trascurando a sinistra un paio di percorsi. Sbucati in un’area disboscata, la si attraversa e rientrati nel bosco si compie un tornante sinistrorso. Contornato il margine inferiore dell’area di prima, ripiombati nell’autoctona copertura boschiva si perde quota per un breve tratto parallelamente ad un fosso. Dopo aver attraversato il margine inferiore di un’altra area di rado bosco, si incontra un bivio con vecchio carretto dove si trascura a sinistra una traccia. Si continua a scendere compiendo altri tornanti e costeggiando un pendio con stratificazioni. Poco più in basso si trascura un sentiero (indicazione per il Monte di Botta) che si diparte a sinistra, poi altri percorsi secondari che si staccano a destra. La comoda carraia volge successivamente a sinistra, contorna il margine superiore dell’ennesima area disboscata e continua a perdere quota compiendo altre svolte. Più in basso si scende ai lati di belle radure con arbusti e, varcato un rio, si perde quota parallelamente ad esso all’interno del bosco. Nei pressi di una presa dell’acquedotto, il percorso compie un tornante sinistrorso, mentre a destra si stacca un’ampia traccia in salita. Imboccatala, si raggiunge un capanno e, sopra a quest’ultimo, il filo del crinale sud-est del Monte Castello. Assecondandolo a destra per poco, si arriva a lambire il margine delle spettacolari pareti del Flysch che fanno da alpestre sfondo al paese di Caneto (breve digressione altamente consigliata). Ritornati nella carraia principale, si guada per la seconda volta il rio di prima (che precipita a valle con una bella cascata), incontrando più in basso una ben conservata maestà. Dopo una svolta a destra e una discesa si entra nella suggestiva frazione di Caneto571 m, che si attraversa ignorando a destra lo stradello per Corniana (maestà in corrispondenza del bivio). Transitati nelle vicinanze della chiesa, si incontra, nei pressi del cimitero, una fontana. Appena dopo si prende a destra una sterrata che conduce in una valletta oltrepassandola. Si continua lungamente per questo percorso che procede perlopiù in leggera salita costeggiando spesso campi e radure che offrono belle visuali panoramiche. Eccetto una traccia che si stacca a sinistra, non si presentano altri bivi implicanti un’opzione. Immessosi in una stradina asfaltata in corrispondenza di un suo tornante, la si segue a destra (a sinistra porta ad un gruppo di case) in salita fino a giungere nei pressi del cimitero di Caneto. Si continua per lo stradello che conduce nella valletta formata dal Rio del Borello, notando, appena prima di quest’ultimo, una carraia che sale a destra. Oltrepassata la valletta, si prosegue ulteriormente per la piacevole stradina che in breve riporta a Trevignano

Il Monte Palerà da Palanzano

Punto di partenza/arrivo: Palanzano, 691 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6,30/6,45 h

Tempi parziali: Palanzano-“Grande Faggio” (50 min) ; “Grande Faggio”-Monte Fageto (45 min) ; Monte Fageto-Monte Matalla (50 min) ; Monte Matalla-Monte Palerà (1,10 h) ; Monte Palerà-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Vairo Superiore (1,15 h) ; Vairo Superiore-Palanzano (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Entrati in paese, si parcheggia l’auto nella parte alta nei pressi del Comune

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa escursione alla scoperta di angoli remoti ma ricchi di fascino. Il Monte Palerà, facendo da spartiacque tra le valli Cedra ed Enza, chiude ad est il territorio montuoso parmense. Chi vuole effettuare un’escursione più breve e rilassante può partire dal paese di Valcieca e seguire il percorso n° 735. In questa sede si descrive invece l’attraversamento quasi completo della dorsale divisoria Cedra/Enza da nord-est a sud-ovest. L’autore della relazione ha riscontrato una segnaletica estremamente carente nel tratto Palanzano-Monte Fageto, mentre nella sezione Monte Ronco Bora-Monte Palerà i segnavia sono stati ripristinati di recente. Il rientro a Palanzano avviene lungo il Cammino dei Linari, storica arteria che deve il suo nome all’abbazia situata nelle vicinanze del Passo del Lagastrello. 

Dalla parte alta di Palanzano si segue Strada dei Cavalieri effettuando un tornante sinistrorso. Oltre quest’ultimo, in corrispondenza di un’edicola con bassorilievo, si prende a destra Via Torrente Cedra. Notando a sinistra, appena dopo il bivio, una vecchia tabella con indicazione del percorso n° 735, si prosegue per stradina asfaltata transitando nei pressi di una casa. Successivamente il tracciato diventa sterrato ed avanza in salita a fianco di panoramici campi. Dopo un tratto in cui il percorso è affiancato da un vecchio muretto a secco, si incontra un bivio dove si prende la carraia di sinistra (segnavia assenti). Si guadagna quota per l’ampia traccia in moderata pendenza costeggiando dei prati, trascurando percorsi secondari che si staccano ai lati. Penetrando progressivamente nel bosco, si volge a destra continuando ad assecondare il tracciato principale che si presenta dissestato. In seguito, svoltando a sinistra, si inizia a costeggiare una radura, e al bivio che si presenta poco sopra si prende il percorso di destra (palina con freccia di colore arancione e indicazione con scritto “Grande Faggio”). L’ampia traccia svolta subito a destra ed avanza contornando il margine superiore della radura costeggiata prima del bivio. Si continua per il percorso principale, che si presenta decisamente infrascato e inerbito, procedendo successivamente in piano. Oltrepassato un restringimento causato da una frana, si prosegue per la mulattiera/carraia all’interno del bosco con andamento verso sud-ovest, notando la trascuratezza del tracciato su cui stiamo camminando. Il percorso effettua in seguito un tornante sinistrorso oltre il quale diventa più ripido, conducendo, più in alto, ad un bivio con indicazione per il “Grande Faggio”. Abbandonato temporaneamente il tracciato principale, si prende a destra un sentiero che procede in ripida salita. Effettuata una svolta a sinistra, si taglia una traccia e si continua a progredire ripidamente orientandosi con le frecce segnaletiche ottimamente collocate. Virando ulteriormente a sinistra, si prosegue per il pochissimo evidente sentiero e nel momento in cui la traccia si perde del tutto guardando in alto a destra dovremmo scorgere il “Grande Faggio”. Dopo una breve ma ripida salita, si raggiunge lo splendido, centenario esemplare di faggio, certamente tra i più interessanti dell’Appennino parmense. Facendo attenzione a non imboccare una tracciolina trasversale situata poco sotto il “Grande Faggio”, si ritorna nel percorso abbandonato in precedenza e lo si asseconda progredendo in direzione est. Avanzando in piano/lieve salita, si esce in un’area di rado bosco dove il percorso si presenta molto invaso dalla vegetazione nonché fangoso. Immessosi in una carraia nei pressi di una sua biforcazione (appena prima si nota – o meglio si intuisce – uno sbiaditissimo segnavia del CAI), la si segue a destra andando in quest’ultima direzione al bivio che si presenta subito dopo. Si guadagna quota costeggiando il margine superiore dell’area disboscata attraversata in precedenza, per poi volgere nettamente a sinistra. Si procede in ripida salita per tracciato dissestato e con sterpaglie, costeggiando il margine di un’altra area di rado bosco. Effettuata una svolta a sinistra, si incontra (finalmente!) il primo evidente segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per l’ampia traccia continuando a contornare l’area disboscata di prima, svoltando poi a destra. Assecondando il percorso principale, si continua a progredire faticosamente compiendo alcune svolte, fino ad uscire dal bosco nell’ambito delle splendide radure arbustive del Monte Fageto. Ammirando notevoli visuali panoramiche, nonché tutta l’estensione del crinale Cedra-Enza il cui culmine è il Monte Palerà, si attraversano i prati con andamento verso sud. Al bivio che si presenta, è possibile continuare diritto/destra e raggiungere il crinale spartiacque accorciando il percorso, oppure andare a sinistra onde conquistare la prima vetta della giornata, ossia il Monte Fageto. Il sentiero, assecondando una dorsale prativa, sale ripidamente, conducendo prima ad un panoramico ripiano, poi alla sommità della montagna, 1281 m. Dalla cima del Monte Fageto, purtroppo deturpata da un’antenna, si continua per traccia erbosa che, assecondando l’andamento della dorsale, volge repentinamente a destra. Si perde quota in lieve discesa alternando macchie di bosco (con qualche interessante esemplare di faggio) a radure, incontrando anche qualche sbiadito segnavia CAI. Dopo una ripida discesa all’interno del bosco, si trascura una traccia che si stacca a sinistra e, proseguendo diritto, si effettua una breve contropendenza. Si continua ad assecondare la dorsale sud della montagna e, rientrati nel bosco, dopo una svolta a sinistra ci si immette in una carraia nei pressi di un notevole esemplare di faggio (palina segnaletica). La si segue a destra (indicazione per il Monte di Vairo) trascurando subito un’ampia traccia che scende in quest’ultima direzione. Avanzando in lieve salita e in piano, si esce nel margine inferiore di un’area disboscata che si contorna. Si prosegue poi all’interno di una bellissima faggeta progredendo in modo perlopiù pianeggiante, fino ad incontrare un cartello con scritto Monte di Vairo1236 m (in realtà non ci troviamo sulla cima di una montagna). Qui il percorso volge nettamente a destra e perde quota nell’ambito di un’area di rado bosco, virando più in basso a sinistra. Rientrati nel bosco, si procede per carraia alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, effettuando qualche svolta. Si raggiunge in seguito un bel ripiano boscoso caratterizzato da suggestivi esemplari di faggio e, più in basso rispetto alla nostra posizione, da una casupola. Dopo una breve discesa, immessosi e attraversata una carraia, si prosegue per sentiero all’interno della faggeta. Inseritosi in un’altra traccia, si transita a fianco di una struttura in legno, notando a sinistra un segnavia posto sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Tagliato un percorso secondario, si raggiunge l’Oratorio di Santa Maria della Neve, eretto sul crinale Cedra/Enza all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Costeggiato a sinistra l’edificio, si continua lungo la dorsale spartiacque incontrando qualche segnavia del percorso n° 735. Tagliata, poco dopo, un’ampia traccia, si prosegue diritto per il sentiero di crinale senza possibilità di errore, contornando più avanti un’area di rado bosco che digrada in versante Cedra. Si continua assecondando la dorsale spartiacque, o mentendosi nei sui pressi, fino a valicarla ed avanzare in versante Enza (il sentiero è in un punto ostruito da rami). Entrati in un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si riscontra una certa difficoltà nel reperire il giusto percorso: si deve procedere avendo a destra il crinale, orientandosi con bolli di vernice gialla. Immessosi in un’ampia traccia (indicazioni), la si segue a destra in direzione del Monte Matalla e del Monte Ronco Bora. Il percorso, che si presenta infangato e con sterpaglie, svolta successivamente a sinistra conducendo ad un bivio da cui si trascura a destra un percorso. Approdati, appena dopo, in un ripiano delimitato a destra da un poggetto erboso/boscoso, delle due tracce che si presentano si prende quella di sinistra (segnavia gialli per le MTB). Si prosegue per sentiero piuttosto incerto che guadagna quota assecondando la dorsale spartiacque tra rado bosco. Rientrati in esso, il percorso ritorna ad essere evidente e procede sulla sinistra del crinale. Valicato quest’ultimo, si avanza parallelamente ad un solco/avvallamento situato alla nostra destra, incontrando anche uno sbiaditissimo segnavia del CAI che ci conferma di essere nel giusto percorso. Ricongiuntosi con la boscosa dorsale, si oltrepassa l’impercettibile sommità del Monte Matalla1242 m, perdendo successivamente quota. Messo piede in una specie di insellatura, si avanza in piano sulla sinistra del crinale e, dopo un’altra breve discesa, ci si ricongiunge con esso. Si riprende a salire tenendosi nei pressi della dorsale spartiacque, fino a guadagnare la sommità di un’altura in corrispondenza della quale il percorso si fa poco evidente. Orientandosi con gli sbiaditi segnavia del CAI, si avanza assecondando il crinale, dapprima ampio e poco accennato, poi più delineato. Senza possibilità di errore si raggiunge il Passo Scandellari, da cui si prosegue diritto in direzione del Monte Ronco Bora. Si procede inizialmente in salita attraversando un’area disboscata, poi in piano/lieve discesa lungo il filo della dorsale. Si riprende successivamente a salire in direzione di un poggio (forse la cima del Monte Ronco Bora) la cui sommità si trascura, attraversando, in corrispondenza o appena dopo il menzionato poggio, un tratto invaso da felci. Dopo una discesa, si raggiunge una marcata selletta, caratterizzata da rocce arenacee, da cui, trascurato a sinistra e a destra un percorso, si prosegue diritto. Superato un ripido strappo, si mette piede su una specie di poggetto erboso, continuando poi più comodamente lungo il crinale. Dopo aver attraversato un fosso, effettuata una faticosa salita, si guadagna la sommità di un panoramico poggio conosciuto come il Castellaro1170 m. Qui possiamo notare i basamenti murari di una rocca, risalente al XIII secolo, eretta a scopo difensivo dalla famiglia Vallisneri. Una ripida discesa per rocce scagliose precede una selletta boscosa, oltre la quale si riprende a salire per traccia abbastanza evidente e con segnaletica ripristinata. Ad un certo punto il percorso si sposta sulla destra del crinale (segnavia) per poi ricongiungersi con esso. Assecondando attentamente i segnavia, ci si sposta successivamente, per la seconda volta, sulla destra del crinale, procedendo parallelamente ad un solco. Giunti in corrispondenza di un paletto con indicazione, si volge repentinamente a sinistra onde riprendere il filo della dorsale. La si risale per sentiero non particolarmente evidente tra fitto bosco, fino ad arrivare ad una selletta da cui si trascura a destra una traccia più marcata. Noi proseguiamo diritto continuando ad assecondare l’ampia dorsale (segnavia), guadagnando quota piuttosto ripidamente. Più in alto si avanza al sommo di stratificazioni che digradano in versante Enza, ammirando, grazie ad alcune aperture, notevoli visuali sull’Alpe di Succiso. Si affronta, poi, un tratto in cui si sale molto ripidamente avendo come direttrice il boscoso crinale, cui fa seguito un faticoso obliquo ascendente in versante Enza, dove il sentiero risulta piuttosto stretto e scosceso. Al culmine di questa sezione, raggiunto una sorta di poggetto erboso, si prosegue con andamento pianeggiate, tenendosi, come del resto prima, alla sinistra del filo della dorsale. Dopo un tratto in cui si avanza per pendii prativi all’interno di un piacevole ambiente boschivo, si guadagna un dosso erboso dove il percorso volge inaspettatamente a sinistra. Si perde marcatamente quota per dorsale prima erbosa e poi boscosa (segnavia), raggiungendo una panoramica sella che offre belle visuali sulla Val Cedra. Si continua per il comodo percorso di crinale costeggiando una recinzione a filo spinato, fino ad uscire dal bosco e risalire la dorsale ora erbosa. Dopo una fascia boscosa, scavalcata la recinzione, si avanza per il filo del crinale costeggiando il limite del bosco, guadagnando la sommità di un dosso ormai a poca distanza dalla duplice cima del Monte Palerà. Continuando ad assecondare il crinale, scavalcata l’anticima, si conquista la vetta vera e propria della montagna, 1316 m. La cima offre un notevole panorama, in particolare sui Groppi di Camporaghena e l’Alpe di Succiso, nonché sulla parte più orientale del crinale Parma/Massa. Ritornati, mediante lo stesso percorso, alla selletta situata dopo il Castellaro (prima nel senso di salita), si scende in versante Enza per sentiero. Quest’ultimo, poco sotto, si immette (frecce segnaletiche di colore giallo e blu) in una carraia che si segue a sinistra avanzando in lieve salita. Raggiunto un bivio evidente, ci si innesta nel percorso n° 735 (quest’ultimo si stacca dal crinale Enza/Cedra poco dopo aver oltrepassato il Monte Ronco Bora, prima della selletta con rocce arenacee) e lo si asseconda a destra in direzione di Valcieca. Si perde quota per comoda carraia svoltando più in basso a destra, trascurando, in corrispondenza della curva, un’altra traccia. Oltrepassato un solco, si effettua una brevissima contropendenza riprendendo successivamente a scendere in direzione sud-ovest. Trascurati percorsi laterali e varcato più in basso un rio, si esce in un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Inseritosi in un’altra carraia, la si asseconda a sinistra intersecando, più in basso, nel contesto di belle radure, un altro percorso. Dopo un tratto in lieve salita, si transita a fianco di una fontana e si continua per il comodo tracciato costeggiando dei prati. Immessosi in una carraia, la si segue a sinistra e dopo una curva a destra si perde quota piuttosto ripidamente costeggiando campi e radure. Al successivo bivio, si continua a sinistra avanzando per ampia traccia, in un tratto alquanto infossata, che virando a destra procede tra folta vegetazione parallelamente ad un fosso. Raggiunta una presa dell’acquedotto con bivio, si nota sulla sinistra un’antica maestà poco visibile a causa della vegetazione invadente. Si continua diritto per carraia costeggiando una casa, fino ad immettersi nella SP 68 in corrispondenza del paese di Valcieca893 m. Si attraversa il suggestivo nucleo e, lasciatosi il paese alle spalle, si continua ancora per un breve tratto lungo la provinciale in direzione di Vairo. In corrispondenza di una netta svolta a destra della strada, si imbocca a sinistra (indicazione del Cammino dei Linari) una carraia in salita che curva subito a destra. Avanzando sempre in salita a fianco di campi, si raggiunge un bivio dal quale si prosegue per il percorso di sinistra (freccia segnaletica di colore giallo). Si procede costeggiando prati e campi per poi virare a destra ed avanzare in salita transitando nei pressi di una baracca. Al bivio che si presenta poco più avanti, si continua a destra (segnaletica assente) procedendo dapprima in piano/falsopiano, riprendendo successivamente a salire. Si attraversa una valletta e si continua per il percorso principale, incontrando, in corrispondenza di un bivio con traccia che sale a sinistra, un’indicazione della Via dei Linari. Si prosegue diritto per carraia che, con andamento in lieve salita, volge successivamente a sinistra. Dopo un altro tratto in cui si procede in salita (si trascura a sinistra una traccia), si avanza in piano/lieve discesa. Si riprende poi a guadagnare quota curvando a destra e, giunti nei pressi di una dorsale, si effettua una netta svolta a sinistra. Incontrando un segnavia giallo disposto su un tronco monco, al bivio che si presenta appena dopo si deve proseguire a destra in discesa (segnaletica assente). Il percorso attraversa in seguito la valletta formata da un rio per poi volgere a sinistra e valicare una dorsale. Il tracciato vira successivamente a destra e procede in lieve discesa effettuando altre svolte. Attraversato il margine sinistro di un’area con folta vegetazione, si riprende per un breve tratto a salire piegando quasi subito a destra e oltrepassando un tubo. Dopo un saliscendi, ci si innesta in un’altra carraia che in breve conduce a  Perdera, situata nel contesto di splendide e panoramiche radure. Trascurato a destra lo stradello d’accesso, si costeggia tutta la suggestiva corte e si continua per comoda carraia affiancata inizialmente da vecchi muretti a secco. Si prosegue per il percorso che procede a saliscendi e in salita all’interno di un interessante ambiente boschivo. Attraversato il margine inferiore di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si incontra, nei pressi di una curva a sinistra, un’edicola votiva che un tempo ospitava un bassorilievo in marmo. Si continua per il percorso principale, talora un po’ monotono, con andamento in lieve salita e in piano, costeggiando più avanti delle radure. Raggiunto un incrocio, si prosegue diritto per carraia che avanza in lieve discesa curvando a sinistra. Costeggiando dei campi recintati situati alla nostra destra e notando un caratteristico roccione alla nostra sinistra, ci si dirige verso il vicino paese di Vairo Superiore. Dopo una svolta a destra ed essere passati a fianco di un capannone agricolo, si entra nel suggestivo borgo, 840 m. Oltre una bella fontana con bassorilievo, si prende a sinistra un viottolo (indicazione per le MTB) sottopassando una caratteristica volta. Usciti dal nucleo più antico, in corrispondenza di un tornante sinistrorso dello stradello, si prosegue a destra per stradina che procede in discesa. Dopo essere transitati a fianco di alcune case, giunti nei pressi di un capannone agricolo e nel momento in cui la strada effettua tornante destrorso, si imbocca a sinistra una carraia. Il percorso avanza in salita piuttosto ripida costeggiando dei prati recintati, fino a svoltare a sinistra. Al bivio che si presenta poco più avanti (indicazione del Cammino dei Linari) si continua diritto, mentre in quello che si incontra in seguito (indicazione a terra) si trascura una traccia a destra. Si perde quota tra siepi costeggiando dei prati recintati, riprendendo successivamente a salire. All’ennesimo bivio che si incontra (nessuna indicazione), si prosegue a destra avanzando in piano, costeggiando un campo situato alla nostra sinistra. Più avanti si riprende a guadagnare quota fino a valicare una dorsale, cambiando, oltre quest’ultima, direzione. Avanzando perlopiù in discesa, si procede ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Fageto trascurando tracce che si staccano ai lati. Continuando ad assecondare, senza possibilità di errore, il percorso principale, si esce in seguito dal bosco dirigendosi verso un capannone agricolo. Dopo un tratto in cui il tracciato risulta cementato, ci si inserisce nella provinciale per Vairo e Valcieca che si segue a sinistra in direzione di Palanzano

Il Monte Sillara da Valditacca (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Valditacca, 1000 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 5,20/5,45 h

Tempi parziali: Valditacca-bivio sentieri n° 709/709A (1,10 h) ; bivio sentiero n° 709/709A-Passo di Compione (1,20 h) ; Passo di Compione-Monte Sillara (30 min.) ; Monte Sillara-Lago Inferiore di Compione (30 min.) ; Lago Inferiore di Compione-Valditacca (1,50 h)

Difficoltà: EAI il tratto Valditacca-bivio sentieri n° 709/709A ; EEAI il tratto bivio sentieri n° 709/709A-Lago Inferiore di Compione ; F il tratto Lago Inferiore di Compione-cima del Sillara ; EEAI la discesa dalla cima del Sillara al Lago Inferiore di Compione

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (oltre le racchette, necessarie soprattutto per l’avvicinamento al lago Inferiore di Compione in caso di innevamento abbondante, portare obbligatoriamente piccozza e ramponi)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località si prosegue lungo la Massese ancora per poco. In corrispondenza della località Trincera, si prende a destra la strada per Pianadetto e Valditacca, compiendo inizialmente alcuni tornanti. Entrati in Valditacca, si abbandona l’auto in un parcheggio situato appena dopo il bivio con la carrozzabile per il Passo della Colla

Descrizione dell’itinerario 

Notevole e impegnativa escursione su neve che richiede esperienza e un certo grado di allenamento. Il percorso n° 709 presenta, oltre un guado non semplice, alcune difficoltà di individuazione, questo soprattutto con neve abbondante. La salita dal Lago Inferiore di Compione all’omonimo passo è piuttosto ripida, mentre il crinale che si estende dalla cima del Monte Losanna (Nuda di Iera) verso il Monte Sillara è delicato ed esposto. Detto questo, in considerazione degli incidenti – purtroppo anche mortali – verificatesi in Appennino nel mese di febbraio del 2021, vorrei dilungarmi in alcune considerazioni che valgono sia per il percorso che mi accingo a descrivere, quanto per tutti gli altri, di questa tipologia, relazionati nel presente blog. Le ascese appenniniche in ambiente innevato richiedono una costante attenzione, preparazione e capacità personale di valutazione delle condizioni del manto nevoso. Come è ben noto, la neve in Appennino cambia repentinamente di caratteristiche, alternando tratti in cui si sprofonda ad altri durissimi e ghiacciati. Inoltre, sui crinali possono sovente presentarsi delle cornici che esigono la massima prudenza. Infine, va tenuta in debita considerazione la valangosità di alcune aree, in particolare, per quel che riguarda la montagna parmense, il versante nord-ovest del Torricella. Quindi, sintetizzando al massimo, mai prendere alla leggera le salite su neve in Appennino! 

Imboccata la carrozzabile per il Passo della Colla, la si segue comodamente uscendo dal paese di Valditacca. Al bivio che si presenta in seguito (fin qui è possibile arrivare in auto) si prosegue diritto per strada innevata adibita a pista per le passeggiate su neve o per lo sci escursionismo. Avanzando in piano/lieve salita si raggiunge un evidente bivio (indicazione del percorso CAI n° 709) da cui, abbandonato il tracciato che sale al Passo della Colla, si prende a sinistra un percorso che scendendo per un breve tratto conduce al ponte sul Torrente Colla. Oltrepassato il corso d’acqua, al bivio che si presenta quasi subito si svolta a destra trascurando a sinistra una strada forestale. Il percorso guadagna quota in lieve pendenza compiendo diverse svolte e tornanti alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati. Dopo un tratto in cui si procede in direzione sud-est e l’attraversamento di un corso d’acqua, il tracciato piega a destra e sale parallelamente a quest’ultimo. Raggiunto e oltrepassato un prefabbricato in lamiera, si prende a sinistra (indicazioni visibili anche con neve abbondante) la continuazione del percorso n° 709. Si sale effettuando qualche svolta nella sponda sinistra di una specie di avvallamento/conca, fino a piegare nettamente a destra. Ignorato, ad un bivio, il percorso n°709B per il Lago Ballano, si raggiunge e valica un’evidente sella situata lungo una dorsale boscosa che costituirà per un tratto la nostra direttrice. Qui si incontra un bivio (indicazioni) da cui, lasciato a sinistra il percorso n° 709A per il Lago Verde, si prosegue a destra (n°709) avanzando parallelamente alla menzionata dorsale. Valicatala, si procede alla sua destra per poi raggiungerla nuovamente e risalirla compiendo alcuni tornanti (in questa sezione, in caso di innevamento abbondante, la segnaletica non è particolarmente evidente). Costeggiata ancora per un breve tratto la dorsale, si procede in lieve discesa svoltando a sinistra, transitando a fianco di un grosso masso. Messo piede in un ripiano boscoso, lo si attraversa orientandosi con i puntuali segnavia sugli alberi. Poco dopo occorre piegare a destra giungendo nei pressi del solco formato da un rio, avanzando per un breve tratto parallelamente ad esso. Virando a destra si attraversa il solco e si doppia la successiva costa, giungendo alla base di un ripido pendio sovrastato da fasce rocciose. Effettuato poco dopo un tornante sinistrorso, si avanza ai piedi delle strapiombanti rocce tagliando delicatamente un ripido pendio. Giunti alla base di quella che in estate è una pietraia, guardando in alto si nota un evidente faggio. Da qui, con abbondante innevamento, è consigliabile salire direttamente verso il menzionato faggio, e più o meno alla sua altezza volgere a sinistra transitando a suo fianco. Dopo aver tagliato con attenzione il ripido pendio, raggiunto il margine superiore della sponda sinistra orografica di un rio, si avanza per un tratto parallelamente a quest’ultimo (segnavia abbastanza evidenti). Varcato il rio in questione (segnavia non visibili in caso di spesso manto nevoso) si procede compiendo alcune piccole svolte. Dopo aver lambito il sommo della sponda sinistra orografica del Rio dei Frasconi, si mette piede in un ripiano (qui si trova il bivio con il segnavia n° 711) delimitato da una costa, dove occorre virare a sinistra. Poco più avanti fino si raggiunge il Rio dei Frasconi il cui guado, dipendentemente dallo spessore del manto nevoso, potrebbe risultare non semplice. Varcato il corso d’acqua, si deve piegare nettamente a destra procedendo perlopiù in piano parallelamente al rio. Lambito quest’ultimo, si deve volgere a sinistra e procedere parallelamente ad un solco, fino ad attraversarlo. Raggiunto poco più avanti un ripiano nevoso dove si trovano dei ruderi, lo si attraversa e varcato un ruscello si risale un ripido avvallamento. Usciti dal bosco, si deve procedere in obliquo a sinistra fino a guadagnare, in corrispondenza di alcuni arbusti, il dorso di una costa. Siamo esattamente nella sponda sinistra orografica di una superlativa valle di origine glaciale tra le più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Qui, l’autore della relazione, sfruttando condizioni nevose ottimali (neve ghiacciata), ha risalito il regolare pendio (caratterizzato, nella stagione estiva, da erba e lastre montonate) con costante andamento verso nord – ossia in obliquo ascendente verso destra – raggiungendo direttamente la conca in cui si trova il Lago Inferiore di Compione, 1681 m. Dopo una sosta per ammirare la straordinaria bellezza di questo luogo, ci si rimette in cammino iniziando la parte più tecnica ed impegnativa dell’ascesa. Guardando il crinale si nota a destra il Monte Losanna (Nuda di Iera), mentre a sinistra di quest’ultimo si trova la sella – il Passo di Compione che dobbiamo raggiugere. Lasciatosi alle spalle il lago ghiacciato, si avanza per poco in direzione dei Laghi del Sillara assecondando il sommo della morena che chiude lo specchio d’acqua. Ad un certo punto occorre volgere a sinistra scendendo per pochi metri, iniziando appena dopo l’ascesa del soprastante scivolo nevoso. La prima parte è poco ripida, ma via via che si guadagna quota la pendenza aumenta. Se poi, come ha fatto l’autore della relazione, ci si tiene un poco a destra di un piccolo avvallamento, si risale un bellissimo e piuttosto ripido pendio di 35° guadagnando in questo modo il Passo di Compione, 1794 m. Dal valico di crinale volgiano a nord-ovest in direzione della vicina sommità del Monte Losanna. Dalla cima, 1840 m, il crinale diviene più impegnativo ed esposto, richiedendo un’attenta valutazione delle condizioni nevose e, preferibilmente, assenza di forti venti. Si procede verso il Sillara assecondando il filo del crinale, prestando la massima attenzione alle nevose cornici che precipitano in versante Cedra. Segue un tratto in cui, avanzando per il sottile filo di cresta, si scavalcano alcuni poggi con progressione delicata ma allo stesso tempo molto suggestiva. Dall’ultimo dosso occorre calarsi a destra (Cedra) per ripido pendio (possibile ghiaccio vivo) in direzione della sottostante selletta. Da qui si prosegue per il bellissimo crinale, piuttosto sottile ma facile, verso l’evidente e ripido profilo sud-est del Monte Sillara. Raggiunta un’aerea selletta, si inizia la risalita del menzionato profilo su pendenze che si aggirano intorno ai 30/35°, facendo attenzione, poco prima di guadagnare la croce di vetta, a tenersi sulla destra di un intaglio che precipita nel versante lunense. Dalla cima del Sillara, che con i suoi 1861 m è la vetta più alta dell’Appennino parmense/lunense, si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dopo una sosta d’obbligo, ci si rimette in cammino percorrendo brevemente la cresta sommitale, iniziando poi la discesa in versante Cedra avendo come direttrice l’ampia dorsale nord. Si perde agevolmente quota fino a raggiungere un’evidente sella da cui si piega repentinamente a destra. Ci si dirige, tenendosi nella sponda sinistra dell’avvallamento in cui ci troviamo, verso i sottostanti Laghi del Sillara, lambendo quello più occidentale dopo una discesa piuttosto ripida. Da qui possiamo costeggiare il margine settentrionale dei laghi, oppure tenersi poco più in basso e a sinistra rispetto la costa (la morena) che delimita la conca in cui si trovano gli specchi d’acqua. Con percorso intuitivo, assecondando anche un’ampia costa, si ritorna in prossimità del Lago Inferiore di Compione. Si rientra al punto di partenza per lo stesso percorso effettuato all’andata (poco prima del paese, prendendo la strada di destra – Borgo del Roncaccio – è possibile tornare al parcheggio iniziale attraversando interamente la parte più vecchia di Valditacca, ammirando angoli veramente suggestivi).

La Rocca Pianaccia e il Monte Sillara dal ponte sul Torrente Cedra

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Cedra della Colla, 1041 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: ponte sul Torrente Cedra-Rocca Pianaccia (1,50 h) ; Rocca Pianaccia-Monte Sillara (30 min) ; Monte Sillara-Lago Inferiore di Compione (25 min) ; Lago Inferiore di Compione-ponte sul Torrente Cedra (1,30 h)

Difficoltà: EE la salita alla Rocca Pianaccia dall’omonima sella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località, il cui centro vero e proprio non si raggiunge, si prosegue lungo la Massese (S.P. 665R), abbandonandola poco dopo in corrispondenza della frazione di Trincera. Qui si imbocca a destra la strada per Pianadetto e Valditacca che sale effettuando alcuni tornanti. Lasciata a destra la prima località e senza entrare nel centro vero e proprio della seconda, si prende a destra una stretta stradina asfaltata in direzione del Passo della Colla e dei Lagoni. Appena prima di una netta svolta a destra, si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una carraia in discesa (indicazione del percorso n° 709). Si parcheggia l’auto appena prima del ponte sul Torrente Cedra della Colla 

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Descrizione dell’itinerario 

Escursione di grande interesse ambientale e panoramico. Il raggiungimento della cima della Rocca Pianaccia dalla sella omonima avviene senza una vera e propria traccia da seguire, implicando anche il superamento (facoltativo) di alcune roccette. Il Lago Inferiore di Compione e la valle di origine glaciale formata dal Rio Grotta, sono tra i luoghi più suggestivi di tutto l’Appennino parmense e probabilmente emiliano. 

Attraversato il ponte sul Torrente Cedra della Colla, si sale per carraia (percorso CAI n° 709) effettuando subito una netta svolta a destra, ignorando in corrispondenza di quest’ultima un percorso a sinistra. Si guadagna quota in lieve pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso, proseguendo per un tratto in direzione SE. Fa seguito una sequenza di altri tornanti alcuni dei quali, soprattutto nella parte superiore, possono essere opportunamente tagliati per vecchio sentiero/mulattiera. Si continua poi in direzione SE procedendo in leggera discesa e in lieve salita, oltrepassando più avanti un rio. Dopo una svolta a destra si sale un po’ più ripidamente in bell’ambiente boschivo transitando a fianco di alcuni caratteristici massi ed avanzando parallelamente al rio di prima. Raggiunto e superato un prefabbricato in lamiera, si presenta un bivio (paletto con cartelli) da cui si abbandona la comoda carraia seguita fino a questo punto, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 709). Si procede in lieve/moderata pendenza per bella mulattiera costeggiando una specie di avvallamento ed effettuando, poco sopra, una curva a destra. Raggiunto un bivio (cartelli), si trascura a sinistra il percorso n° 709B per il Lago Ballano e si prosegue diritto. Dopo aver valicato un’ampia insellatura, si incontra un altro bivio dal quale si ignora a sinistra il sentiero n° 709A per il Lago Verde. Si prosegue a destra alla volta del Rio Frasconi (nella cui valle ci troviamo), avanzando per mulattiera con andamento parallelo ad un crinale boscoso. Poco dopo, mediante curva a destra, si valica quest’ultimo e si prosegue assecondandone il dorso per un breve tratto. Si continua lungo il tracciato principale guadagnando quota mediante alcuni tornanti, tenendosi sempre nei pressi della costa di prima. Dopo una breve discesa e una svolta a sinistra in cui si costeggia un grosso masso, si approda in un bel ripiano boscoso. Si attraversa quest’ultimo orientandosi con i segnavia, lambendo poco più avanti un rio che si varca. Giunti alla base di un ripido fianco boscoso con massi, si procede inizialmente in obliquo ascendente per poi effettuare un tornante sinistrorso. Si prosegue lungo lo spettacolare sentiero ai piedi di strapiombanti blocchi d’arenaria e, continuando in questa direzione, si giunge nei pressi di una pietraia. Attraversata la base di quest’ultima, si compie un tornante sinistrorso oltre il quale si transita a fianco di un faggio centenario. Successivamente si raggiunge una costa che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica di un rio caratterizzato da spettacolari lastre d’arenaria. Poco più in alto si attraversa il menzionato rio oltre il quale si svolta a destra e subito dopo a sinistra. Lambito il sommo della sponda sinistra orografica del Rio Frasconi, si raggiunge poco più avanti un evidente bivio (paletto con cartelli) situato nei pressi di una costa. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 709 – da cui torneremo – e si continua diritto lungo il sentiero n° 711 per Sella Pumacciolo, avanzando inizialmente all’interno di una valletta. Poco dopo occorre prestare attenzione a svoltare nettamente a destra e risalire un pendio fino a guadagnare il dorso della menzionata costa. Si asseconda quest’ultima inizialmente fuori dal bosco per poi ritornare al suo interno ed avanzare orientandosi con i segnavia. Il sentiero continua a progredire avendo come direttrice la costa di prima, conducendo in seguito in una piccola radura con cespugli di mirtillo. Raggiunto appena dopo un solco, si sale tra grossi massi in direzione di un’evidente pietraia che il sentiero evita virando a sinistra. Dopo aver varcato un ruscello, si volge a destra e si sale parallelamente al solco da esso formato, uscendo poi dal bosco e risalendo la prima di numerose lastre d’arenaria che incontreremo lungo il tragitto. Risalita in obliquo verso destra una seconda lastra di rocce montonate, si approda in una specie di pianoro ammantato da cespugli di mirtillo. Il sentiero attraversa questa sezione in lieve salita e, virando poco dopo a destra, conduce in un avvallamento ai piedi dei ripidi pendii meridionali, caratterizzati da fasce d’arenaria, della Rocca Pianaccia. Si asseconda l’avvallamento solo per poco, spostandosi poi a sinistra (attenzione ai segnavia) e appena dopo a destra, risalendo successivamente altre magnifiche lastre modellate dai ghiacci. Poi si sale lungo un suggestivo avvallamento delimitato a destra da una cintura rocciosa, raggiungendo poco più in alto una piccola torbiera a poca distanza dalla Sella di Rocca Pianaccia, 1712 m. Da qui si incomincia la risalita della dorsale meridionale della menzionata Rocca, guadagnando, mediante labilissima traccia, oppure direttamente, il sommo del primo cespuglioso dosso. Oltre quest’ultimo si scende in un avvallamento e si continua in direzione di verticali fasce rocciose che si evitano a sinistra. Attraversata una pietraia (ometto), ci si dirige verso un’evidente cengia/rampa obliqua da sinistra a destra. Seguendo quest’ultima si recupera il filo della dorsale e lo si asseconda in direzione delle roccette terminali che si possono superare direttamente oppure evitare a destra. Dalla cima della Rocca Pianaccia, 1764 m (la vetta più elevata della montagna parmense), aggirate ad E le ripide roccette finali, si ritorna mediante lo stesso percorso all’omonima sella. Lasciata a destra la continuazione del segnavia n° 711, si prosegue diritto per sentiero segnato ma non numerato che avanzando piuttosto ripidamente si mantiene sulla sinistra della dorsale che divide il vallone (di origine glaciale) di Pumacciolo da quello del Sillara, al cui centro si trovano gli omonimi laghi. Orientandosi con paletti di legno e con qualche ometto, si mette piede sul filo del costone che si asseconda ammirando straordinarie visuali. Raggiunto un bivio, si tralascia a sinistra un sentiero proveniente dai Laghi del Sillara e si prosegue diritto per evidente traccia che guadagna quota sulla sinistra della dorsale settentrionale del Monte Sillara. Risalito con una certa fatica il panoramico profilo, si guadagna il crinale sommitale a poca distanza dalla cima del Monte Sillara, 1861 m. Una prolungata sosta sul “tetto” dell’Appennino parmense/lunense è d’obbligo, se non altro per ammirare il vastissimo panorama a 360° che offre: nelle giornate terse è possibile scorgere la sagoma dell’Isola d’Elba. Ripreso il cammino, si inizia a discendere il ripido ma spettacolare profilo SE della montagna, notando, poco sotto la cima, un profondo canale/fenditura che precipita nel versante lunense. Si prosegue poi molto più comodamente avanzando sulla sinistra del dorsale divisoria, ammirando suggestive visuali sui sottostanti Laghi del Sillara. Recuperato il filo del crinale, si riprende a salire fino a raggiungere la sommità del Monte Nuda di Iera, 1840 m, nominato in alcune mappe come Monte Losanna. Dalla panoramica cima si scende facilmente verso la sottostante ampia insellatura del Passo di Compione, 1794 m. Dal valico si prende a sinistra il percorso n° 709 (diretto al sottostante e ben visibile Lago Inferiore di Compione) che inizialmente scende in obliquo verso sinistra oltrepassando un solco. Si continua a perdere quota per il poco evidente tracciato transitando a fianco di pietraie e, più in basso, di caratteristiche rocce montonate. Costeggiato il bordo di un laghetto, si sale per poco raggiungendo un bivio situato su una costa. Andando a destra ed assecondando il sommo della morena che chiude a NE il Lago Inferiore di Compione, 1681 m, si giunge in corrispondenza di quest’ultimo, certamente uno dei più spettacolari specchi d’acqua di tutto l’Appennino parmense. Dopo una sosta d’obbligo per ammirare l’impareggiabile bellezza del luogo, si continua per il sentiero raggiungendo quasi subito un bivio (grosso ometto e segnavia). Si prende a sinistra un’incerta traccia (percorso CAI n° 709) che conduce poco più in basso nei pressi di un piccolo stagno. Qui il percorso svolta a sinistra fino a varcare un ruscello, volgendo subito dopo a destra. Si continua a scendere per sentierino tra cespugli di mirtillo, notando più in basso delle lastre rocciose con segnavia bianco-rosso. Raggiunte le rocce montonate si svolta a destra perdendo quota per esse, volgendo poi a sinistra e procedendo a mezza costa nella sponda sinistra orografica della selvaggia valle formata dal Rio Grotta. Avanzando parallelamente a quest’ultimo e ammirando sotto di noi altre interessanti rocce montonate, si raggiunge il limite della vegetazione. Attraversata una piccola fascia boscosa, si svolta a destra avvicinandosi al margine del bosco. Inoltratosi nella faggeta si scende per ampio sentiero sassoso non ben incavato nel terreno, perciò poco evidente (prestare attenzione ai puntuali segnavia). Dopo una curva a destra e la successiva svolta a sinistra si sbuca in una radura caratterizzata da folta vegetazione. Si attraversa quest’ultima transitando a fianco dei resti murari di una costruzione un tempo utilizzata dai pastori come ricovero. Rientrati nella faggeta, si prosegue per ampia traccia attraversando poco dopo il Rio Grotta. Tenendo d’occhio i segni bianco-rossi, si procede per un tratto parallelamente ad esso, volgendo successivamente a destra. Lambito il Rio Frasconi, il percorso vira a destra ed avanza per un tratto in piano all’interno di una splendida faggeta, conducendo, dopo una svolta a sinistra, ad un bivio (palina segnaletica). Guadato il Rio Frasconi, si ritorna al bivio incontrato all’andata e si rientra al ponte sul Torrente Cedra seguendo a ritroso lo stesso percorso. 

VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Monte Malpasso: scivolo nord-ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada per Pratospilla

Dislivello: 500 m ca. (140 m ca. lo scivolo nevoso)

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-base scivolo nord/ovest Monte Malpasso (1,15 h) ; scivolo nord/ovest-sommità Malpasso (40 min/1,30 h) ; sommità Malpasso-Passo Sasseda (40 min) ; Passo Sasseda-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-/PD (in base alle condizioni) lo scivolo nord-ovest del Malpasso ; EEAI/F la discesa al Passo Sasseda ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

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Descrizione dell’itinerario

Lo scivolo nord/occidentale del Monte Malpasso offre una bella e ripida salita su neve che, a seconda delle condizioni del manto nevoso e a causa dell’esposizione, potrebbe presentare passaggi di misto nella parte iniziale e tratti con ghiaccio vivo. Salita da affrontare in assetto alpinistico.

Dal punto di partenza ci si incammina per ampia traccia (percorso CAI n° 701) che guadagna quota in moderata pendenza con qualche strappo piuttosto ripido, effettuando in seguito alcune svolte. Dopo una salita in direzione W, si approda sul dorso di una costa da cui, delle tre tracce che si presentano, si imbocca quella al centro (segnavia). Con andamento in piano/leggera discesa si raggiunge e costeggia una vasca di raccolta dell’acqua. Dopo quest’ultima il percorso svolta a sinistra, avanzando successivamente e per un breve tratto all’interno di un’area disboscata. Procedendo in moderata pendenza si effettua poi una curva a destra nella quale si ignorano a sinistra un paio di tracce. Dopo una salita in direzione SW/W si sbuca nei pressi della diga che chiude ad occidente il Lago Verdarolo1395 m (paletto con cartelli). Si prosegue a destra scendendo a guadare il sottostante rio per poi risalire per alcuni metri e attraversare a mezza costa la sponda boscosa che chiude a settentrione il lago. Giunti nei pressi di un’area pic nic si svolta a destra e subito dopo a sinistra, raggiungendo successivamente un bivio in località Lago Scaliccia (il lago in questione è visibile sulla nostra sinistra poco prima del bivio). Da qui imbocchiamo a sinistra il percorso n° 703B che dopo un tratto in leggera salita conduce in un’area disboscata. Si prosegue con maggiore pendenza effettuando successivamente alcuni tornanti ed attraversando un rio. Si guadagna poi quota alla sinistra di quest’ultimo e, raggiuntolo nuovamente, si svolta nettamente a sinistra. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia sugli alberi si sale perlopiù in obliquo a sinistra, fino ad attraversare un solco e raggiungere il dorso di una costa. Da qui si piega a destra scendendo nella sottostante valletta che si segue passando a fianco di un grosso masso. Appena dopo si esce alla base del severo versante nord/occidentale del Malpasso, caratterizzato da un evidente canale (il “Canalino dei Mirtilli”) alla destra del quale si ergono fasce rocciose. Noi risaliamo liberamente il vallone in direzione di queste ultime, individuano, in corrispondenza della loro terminazione destra, un regolare scivolo nevoso la cui base è costituita da blocchi e affioramenti arenacei. Si inizia quindi l’ascensione superando la menzionata sezione formata da blocchi rocciosi: il primo muro lo si aggira a destra e con ripido passaggio ci si sposta subito a sinistra. Si continua poi direttamente superando altri passaggi ripidi e delicati, fino all’inizio vero e proprio dello scivolo nevoso. Questa parte risulta nel complesso non banale, anche per la presenza di ghiaccio vivo che rende la salita decisamente alpinistica. Si risale quindi il regolare scivolo nevoso la cui inclinazione è inizialmente di 40°, per poi aumentare ed assestarsi su pendenze tra i 45° e i 50°. Finita la parte più ripida, non resta altro che dirigersi e raggiungere la dorsale Parma/Massa che, seguita a sinistra, conduce alla vicina vetta del Monte Malpasso1714 m. Dopo una meritata sosta si inizia la discesa lungo il crinale orientale della montagna in direzione della sua terminazione. Si scavalca inizialmente una quota secondaria, continuando poi ad assecondare la panoramica dorsale spartiacque che proprio in questa sezione forma, in versante Parma, un avvallamento. Poco più avanti il percorso vira repentinamente a sinistra iniziando la discesa lungo il boscoso profilo N/NE della montagna. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia (segnaletica rifatta di recente) si discende la sezione più ripida effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si esce al sommo di un aperto e ripido pendio nevoso che si discende puntando ad un segnavia, raggiunto il quale si piega a destra. Dopo un tornante sinistrorso si mette piede in un boscoso crinale approdando al vicino Passo Sasseda1479 m. Dal valico (paletto con cartelli) ci si dirige verso il non lontano Lago Scuro di Rigoso, avanzando a mezza costa e discendendo in obliquo la sponda boscosa che lo delimita ad oriente. Giunti nei pressi di una costa si vira a sinistra, scendendo poi al sottostante, magnifico specchio d’acqua, 1387 m, in corrispondenza della sua sponda N/NE. Da qui il percorso procede in lieve salita, allargandosi, una volta lasciatosi il lago alle spalle, ad ampia traccia. Giunti nei pressi del Lago Verdarolo, percorrendo a ritroso il tracciato seguito in salita, si ritorna al punto di partenza.

Cima Canuti Occidentale: scivolo nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1351 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: Pratospillla-Lago Palo-Cima Canuti Occidentale (2 h) ; Cima Canuti Occidentale-Cima Canuti Orientale-Pratospilla (1,10 h)

Difficoltà: F+/PD- lo scivolo nord della Cima Canuti Occidentale ; F il crinale di collegamento tra la Cima Canuti Occidentale e quella orientale ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

map1Stralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario invernale di grande interesse che implica la risalita di uno scivolo nevoso che, seppur breve, risulta, nella sua parte mediana e superiore, costantemente ripido. Bellissimo – e in un breve passaggio decisamente delicato – il crinale di collegamento tra le due Cime Canuti.

Dall’ampio parcheggio antistante l’albergo di Pratospilla ci si dirige verso gli impianti sciistici iniziando la risalita della soprastante pista di sci. Tenendosi nel suo margine sinistro, si incontra dopo alcuni minuti il bivio (paletto con cartelli) con percorso n° 703B che conduce al Lago Palo. Lo si imbocca effettuando subito una svolta a sinistra seguita da un tornante destrorso, sottopassando in questo modo i cavi della seggiovia. Penetrati nella faggeta si risale il soprastante pendio boscoso effettuando una sequenza di tornanti, orientandosi (l’incavo del sentiero risulta evidente anche con discreta copertura nevosa) con i segni bianco-rossi sugli alberi e ulteriori segni rossi. Più in alto si raggiunge e attraversa un ripiano e, oltrepassato un solco, si sale per poco fino a approdare nei pressi del limite settentrionale del magnifico Lago Palo1511 m. Si contorna la sua sponda occidentale, svoltando successivamente a destra, raggiungendo, dopo una breve salita e un ruscello che si oltrepassa, un bel ripiano nevoso (si tratta di una torbiera). Lo si attraversa tenendosi nei pressi del suo margine sinistro e, al suo termine, si penetra nuovamente nella faggeta (segnavia presenti e ben visibili). Dopo una salita in moderata pendenza si approda nel suggestivo vallone dominato dagli scivoli nevosi della Cima Canuti Orientale, notando, poco sopra al punto in cui ci troviamo, una fascia rocciosa. Qui giunti svoltiamo nettamente a destra costeggiando inizialmente il limite della vegetazione, procedendo successivamente senza una vera e propria via obbligata. Dobbiamo puntare ai ripidi pendii nevosi dell’altra Cima Canuti, quella orientale, che costituisce la nostra meta (le due Cime Canuti sono separate da un’evidente selletta). Avanzando in lieve salita in ambiente di rara bellezza (alla nostra sinistra si nota un avvallamento), si raggiunge una poco marcata dorsale, proprio dirimpetto allo scivolo nevoso che andremo a risalire (tutto questo tratto richiede, ovviamente, ottime condizioni di visibilità). Si perde quota per alcuni metri e si inizia la diretta risalita del pendio nevoso che presenta nella sua sezione iniziale un’inclinazione modesta. Man mano che si guadagna quota la pendenza aumenta, fino ad assestarsi attorno ai 40°/45 ° (con brevi passaggi forse un po’ più ripidi) sostenuti nella parte finale dello scivolo. Si esce infine in cresta nei pressi della sommità della Cima Canuti Occidentale1736 m, situata alla nostra destra. Dopo una meritata sosta si scende per il crinale est in direzione dell’evidente Cima Canuti Orientale, prestando attenzione alla presenza di cornici di neve. Raggiunta la selletta tra le due cime, si inizia la risalita del magnifico crinale ovest della vetta orientale, fino a raggiungere la sommità di una quota o anticima. La vetta della Cima Canuti Orientale è davanti a noi, ma per raggiungerla occorre scendere per poco ed attraversare un forcellino per crinale stretto, esposto e dalicato, soprattutto in presenza di cornici di neve (passaggio che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso e alla possibile presenza di raffiche di vento). Dopo aver superato alcuni blocchi d’arenaria ricoperti di neve e/o ghiaccio, si approda sulla sommità della Cima Canuti Orientale1743 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dalla vetta ci si cala lungo il crinale est in direzione del Monte Malpasso solo per poco: infatti, appena possibile, si devia a sinistra iniziando un obliquo discendente verso destra per regolare pendio nevoso, puntando ad un’evidente dorsale che degrada verso nord e che separa la conca del Monte Malpasso da quella del Lago Palo. Messo piede sulla menzionata dorsale la si segue comodamente e, nel momento in cui si restringe notevolmente, si procede alla sua destra. Raggiunta una forcella (paletto con cartelli), non si scende a sinistra verso il Lago Palo, ma si vira a destra lungo il percorso n° 703B. Orientandosi inizialmente con un paletto con segnavia, si perde quota rasentando il limite del bosco, fino a raggiungere il fondo della bellissima conca dominata dai pendii nord/occidentali del Monte Malpasso (al centro è visibile l’estetico “Canalino dei Mirtilli” e, alla sua sinistra, un altro ampio canale obliquo). Dal fondo del vallone si continua a scendere ancora per poco, svoltando poi a sinistra, entrando in questo modo in una valletta (segnavia piuttosto scarsi). Dal fondo di quest’ultima si sale verso sinistra per pochi metri raggiungendo il dorso di una costa, da cui si piega quasi subito a destra assecondando i puntuali segni bianco-rossi. Dopo aver oltrepassato un solco, si perde quota perlopiù in obliquo verso N/NW, fino lambire un rio. Da qui si vira a destra scendendo sulla destra del corso d’acqua, poi, con una svolta a sinistra, lo si varca. Si continua a perdere quota effettuando alcuni tornanti e, dopo una discesa, si raggiunge un’area di bosco rado. Seguendo i segnavia si approda in breve in località Lago Scaliccia1418 m, da cui si volta a sinistra lungo il percorso n° 703. Si procede inizialmente per ampia traccia (ben visibile anche con neve abbondante), oltrepassando un paio di ruscelli, avanzando poi a mezza costa per ripidi pendii boscosi (tenere d’occhio i segnavia). Dopo un tratto a fianco di una staccionata si raggiunge il dorso di una costa da cui il tracciato vira a sinistra verso un’evidente pietraia. Si attraversa quest’ultima, che precipita verso la sottostante strada asfaltata, con percorso tutto sommato intuitivo (notevoli visuali panoramiche). Rientrati nel bosco si avanza in leggera salita prestando attenzione ai segnavia e, dopo un altro tratto in cui si è affiancati da una staccionata, si raggiunge un pendio aperto. Lo si attraversa puntando e passando a fianco di alcune conifere di reimpianto (segnavia) e, con andamento in piano e poi in discesa, si giunge in breve nei pressi della strada d’accesso a Pratospilla. Per quest’ultima o seguendo la strada a sinistra che effettua un’ampia curva a destra, si ritorna al parcheggio antistante l’albergo.

Il Monte Caio da Zibana

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Punto di partenza/arrivo: Zibana 755 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Zibana-Passo del Cozzanello (1,15 h) ; Passo del Cozzanello-Monte Caio (1,20 h) ; Monte Caio-San Matteo (40 min) ; San Matteo-Zibana (1, 30 h)

Difficoltà: E (E+/EE in due brevi tratti)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si continua ancora per un breve tratto lungo la S.P. 665R in direzione di Monchio delle Corti. Al primo bivio (indicazioni) si imbocca a destra una stradina che conduce dopo alcune svolte al pittoresco paese di Zibana. Si parcheggia l’auto nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta, la cui fondazione originaria risale al 1230.

map www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

Spettacolare e completo itinerario in luoghi solitari e ricchi di fascino. 

Dalla chiesa di Zibana, seguendo lo stradello di sinistra, si attraversa il suggestivo borgo, ignorando poco sopra il percorso tradizionale per S. Matteo che si stacca a destra. Si prosegue per stradina asfaltata in direzione di Cozzanello effettuando inizialmente un paio di tornanti. Giunti nei pressi di alcune di case, si continua lungo una carraia che scende per un breve tratto per poi avanzare pressoché in piano. Si prosegue comodamente per il bellissimo tracciato aggirando più avanti una costa (belle visuali panoramiche), raggiungendo infine una casa isolata in località Case Solaroli. Si insiste per il comodo tracciato, ora asfaltato, procedendo a fianco di panoramici campi, fino a giungere in corrispondenza di un rio. Qui si imbocca a destra una carraia che guadagna quota avendo a sinistra il rio in questione e a destra i campi alla cui base siamo transitati poco prima. Dopo una presa dell’acquedotto si affronta una ripida salita oltre la quale in tracciato piega progressivamente a destra, allontanandosi in questo modo dal rio. Ritornati nei pressi di quest’ultimo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, notando, in corrispondenza del bivio, degli interessanti muretti a secco che delimitano il corso d’acqua. Trascurata un’altra traccia a destra, si guadagna quota piuttosto ripidamente avendo sempre a sinistra e più in basso il rio. Si contorna poi il margine sinistro di un’area di bosco diradato, raggiungendo più avanti un bivio con due carraie nei pressi di un solco formato dal corso d’acqua di prima. Noi prendiamo la traccia di sinistra, attraversando subito il menzionato solco ed avanzando successivamente in direzione ovest, avendo a destra il corso d’acqua e un’area disboscata (appena dopo il bivio si notano a sinistra dei suggestivi ruderi). Segue un tatto in cui si guadagna quota in ripida e sostenuta salita compiendo una curva a destra. Per carraia successivamente meno ripida (più in basso a sinistra si nota un rio) si raggiunge un bivio dove si tralascia a destra una carrareccia per S. Matteo. Al successivo bivio si deve prendere la traccia di sinistra, guadando in questo modo il rio alla cui destra siamo saliti nell’ultimo tratto. Sbucati in un’area parzialmente disboscata, si avanza in moderata pendenza fino ad approdare su una panoramica costa dove il tracciato volge repentinamente a destra. Si prosegue per bella carraia in direzione del non lontano crinale Cedra/Bratica, contornando inizialmente il margine superiore di una radura arbustiva. Rientrati nel bosco, si incontra un bivio da cui si tralascia a destra un’ampia traccia e, proseguendo per il percorso principale, si approda senza possibilità di errore sulla dorsale meridionale del Monte Caio, in corrispondenza del Passo del Cozzanello (proprio qui il 20 novembre del 1944 furono uccisi i partigiani Ottavio Ricci e Rubens Guatelli). Messo piede sull’ampia traccia di crinale, la si segue a destra tralasciando subito, a sinistra, una carraia che scende in direzione di Ballone. Dopo una svolta a sinistra si continua in moderata pendenza, per poi procedere in leggera salita e in piano sulla sinistra del crinale spartiacque. Raggiunto il Passo di Zibana1252 m, notiamo a destra un cippo con Madonna ai piedi di un bell’esemplare di faggio e una traccia che scende in versante Cedra. Si prosegue lungo il percorso di crinale sottopassando, più avanti, una linea elettrica ed iniziando successivamente, in versante Parma, l’aggiramento del Groppo Cardello, la cui sommità è deturpata da antenne. In seguito si recupera il filo della dorsale e lo si valica procedendo in moderata pendenza in versante Cedra. Poco più avanti si rimette piede sul crinale spartiacque in un punto altamente panoramico, procedendo successivamente tenendosi leggermente a destra del filo della dorsale. Mediante netta svolta a sinistra si valica nuovamente il crinale, avanzando per un breve tratto in versante Parma (notevoli stratificazioni del Flysch del Monte Caio). Dopo una breve discesa si continua assecondando il crinale divisorio al sommo di bellissime radure, delimitate da una recinzione con filo spinato, che digradano in versante Parma. Dopo essere transitati nei pressi della sommità della Punta Fegni, si incomincia a perdere marcatamente quota effettuando un tornante sinistrorso. Raggiunta una sella in località Fornace1434 m (qui si trascura a sinistra una carraia che conduce a Ballone), si continua per il percorso principale che avanza appena a destra del filo della dorsale temporaneamente fuori dal bosco (notevoli visuali panoramiche). Ignorata a destra la carraia che scende a S. Matteo, si prosegue lungo il tracciato di crinale in leggera salita, scavalcando successivamente un poggio. Dopo una discesa nella quale si passa a fianco di affioramenti del Flysch e di una lapide, si mette piede in una panoramica sella dove a destra si stacca la traccia (nel primo tratto franata) che seguiremo al ritorno per raggiungere S. Matteo. Appena dopo si abbandona la carraia prendendo a destra un sentiero che inizialmente procede in piano/leggera discesa. Successivamente la traccia si impenna notevolmente e risale un ripido profilo da cui si ammirano notevoli visuali sui friabili dirupi che digradano in versante Cedra. Rimesso piede nella carraia di prima, la si segue verso la non lontana sommità del Caio, incontrando più avanti un bivio in corrispondenza di un bel crinaletto ghiaioso/roccioso. Da qui si prende il sentiero di sinistra che asseconda il menzionato crinale, aggirando a destra un primo muretto, superando invece, nel punto più debole, un secondo risalto in cui è necessario aiutarsi con le mani (breve passaggio classificabile EE). Sempre assecondando la dorsale, si raggiunge poco dopo un bivio da cui si tralascia a sinistra il percorso n° 737A proveniente da Agna. Proseguendo diritto (percorso n° 732B) si sale ripidamente per poi tagliare in obliquo ascendente i pendii digradanti dalla “Punta Bocchialini”. Guadagnata la splendida dorsale sommitale, volgendo a destra ci si dirige verso la cima del Monte Caio1580 m, che si raggiunge in breve. La sommità è caratterizzata da un cippo a ricordo dell’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, percorrendo a ritroso il tragitto effettuato in salita si ritorna alla panoramica sella con traccia che si stacca a sinistra (a destra nell’altro senso). Come già detto, quest’ultima risulta franata appena dopo il bivio, per cui è necessario continuare per la carraia fin quasi al sommo della salita. Poi ci si cala per ripido pendio boscoso (passaggio classificabile EE), recuperando in questo modo il sentiero appena oltre il breve tratto franato. Si segue la traccia abbastanza evidente, effettuando poco più avanti un tornante sinistrorso cui segue uno destrorso (l’orientamento è facilitato da nastri di plastica bianco/rossi). Dopo altri due tornanti si riprende la direzione SW, aggirando, mediante curva a destra, una costa, giungendo poco dopo nei pressi di pendii con detriti dominati da friabili dirupi. Approdati nella magnifica radura sottostante gli edifici di S.Matteo, la si contorna sulla destra e dopo una breve salita si raggiunge la chiesetta omonima (la cui fondazione è antecedente al XII secolo) con l’annesso oratorio ricostruito da Fabio Bocchialini. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo magnifico e carico di storia (una traccia erbosa in discesa, che si stacca a sinistra nei pressi dei tavoli con panche, conduce ad un’antica fonte), si mette piede nella carrareccia d’accesso proveniente da Zibana, che costituisce la nostra comoda via di discesa. Ignorato subito a sinistra il sentiero proveniente da Sommogroppo, si procede per l’ampia traccia attraversando due vallette formate da rii (nella prima si trova una fonte), avanzando successivamente in salita. Aggirata una costa, si incomincia a perdere progressivamente quota inizialmente fuori dal bosco (notevoli visuali panoramiche). Rientrati in quest’ultimo e attraversata un’altra valletta, si procede ancora per un tratto in piano/lieve salita, per poi riprendere a scendere costeggiando il margine superiore di un’ampia area disboscata. Continuando lungamente per la comoda carrareccia, si raggiunge più avanti una costa dove a sinistra si nota panchina e una lapide. Dopo una discesa si approda nelle splendide radure della località Lago Maggiore (si tratta di uno stagno stagionale) che si attraversano avanzando in lieve salita. Congiuntisi con un’altra traccia che a destra sale verso il crinale del Caio, si volta a sinistra costeggiando un ampio campo con capanno in legno (a destra si trova una fonte). Si prosegue lungo l’evidente tracciato e nel momento in cui curva a destra lo si abbandona continuando diritto per ampia mulattiera. Dopo qualche minuto si rimette piede nella carraia di prima che si segue in direzione di Zibana. Effettuando diversi tornanti e costeggiando splendide e panoramiche radure, si giunge in corrispondenza della recinzione dell’area di addestramento cani S. Matteo, dove a sinistra si stacca una traccia che conduce a Sommogroppo. Proseguendo per il percorso principale, si transita, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, in corrispondenza dell’ingresso della menzionata area. Poco più avanti si raggiungono le prime case di Zibana (bella fontana sulla destra) e per stradello si scende alla chiesa. 

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Il Monte Sillara e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 620 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Verde (45 min) ; Lago Verde-Capanna Cagnin (25 min) ; Capanna Cagnin-Laghi del Sillara (40 min) ; Laghi del Sillara-Monte Sillara (25 min) ; Monte Sillara-Monte Bragalata-Passo Giovarello (50 min) ; Passo Giovarello-Pratospilla (1 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Da quest’ultima località si continua lungo la Massese in direzione di Rigoso e del Passo del Lagastrello. Raggiunto un bivio sotto il Monte Bastia, si volta a destra raggiungendo in circa due chilometri di strada il grande parcheggio antistante l’albergo Pratospilla

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Descrizione dell’itinerario 

Magnifica escursione di media lunghezza che permette di visitare alcuni dei più pittoreschi laghi di tutto l’Appennino parmense. 

Dal parcheggio di Pratospilla si imbocca, sulla destra dell’albergo, un’ampia traccia (CAI n° 707) che dopo aver oltrepassato mediante ponte un ramo del Torrente Cedra conduce al parco avventura. Appena dopo il percorso vira a destra e varca un altro rio, per poi salire valicando una costa. Si prosegue comodamente per bella mulattiera raggiungendo dopo alcuni minuti un bivio (cartelli) dove si prende a sinistra il sentiero n° 707A diretto a Lago Verde e Capanna Cagnin. Inizialmente si effettuano alcuni tornanti guadagnando quota lungo l’ampia dorsale nord/orientale del Monte Torricella. Poi il tracciato piega a destra avanzando, dopo una breve discesa, in direzione SW, con un bel tratto a mezza costa in cui si taglia un ripido pendio boscoso. Procedendo sempre in questa direzione si raggiunge più avanti una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali sul sottostante Lago Ballano e sulla Val Cedra con il suo circondario di montagne. In seguito il percorso piega a sinistra e risale il pendio boscoso effettuando comodi tornanti, conducendo sul dorso di una costa nei cui pressi si avanza. Appena dopo si mette piede in una selletta (Sella del Pizzo della Nonna) dove si confluisce nell’ampia traccia proveniente dal Lago Ballano. La seguiamo a sinistra in discesa effettuando alcuni tornanti (si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 707 per Capanna Cagnin), raggiungendo infine una casa diroccata (a destra si stacca il sentiero n° 709A che ignoriamo) e appena dopo la diga del Lago Verde. Per ampia traccia si scende verso quest’ultimo e si costeggia dall’alto la sua sponda orientale, ammirando visuali grandiose su tutto il vallone soprastante delimitato ad ovest dal Monte Torricella. Il sentiero non segnato entra poi in un’umida valletta, che si risale lungo la sua sponda destra orografica, fino a ricongiungersi con il percorso n° 707. Seguendo quest’ultimo si avanza ai piedi dei ripidi pendii del versante nord/occidentale del Torricella, svoltando poco dopo a destra e procedendo all’interno della faggeta. Dopo qualche minuto di salita si piega a sinistra uscendo dalla vegetazione in corrispondenza di lisce lastre rocciose. Volgendo a destra si raggiunge in breve Capanna Cagnin1589 m, collocata in splendida posizione. Dal rifugio/bivacco si continua lungo il sentiero segnato salendo all’interno della faggeta, per poi uscirne in prossimità di una fascia rocciosa che si costeggia. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra attraversando il margine superiore di rocce montonate. Dopo una svolta a destra (segnavia sbiaditi e poco evidenti) si sale lungo un solco e, nel momento in cui il percorso piega a sinistra, lo si abbandona prendendo a destra una traccia non segnata ma evidente. Al bivio successivo si prende il sentiero di sinistra (ometti), procedendo in obliquo ascendente, per poi guadagnare quota sulla sinistra di un evidente costone. Poco dopo si piega a destra attraversando un bell’avvallamento, procedendo poi a mezza costa in direzione di un’evidente selletta. Valicata quest’ultima si scende in direzione dello spettacolare Lago Inferiore di Compione1681 m, nei cui pressi di giunge dopo alcuni minuti di cammino. Per sentiero segnato si costeggia dall’alto la sponda nord/orientale dello splendido specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio dove si prosegue diritto lungo il percorso n° 711C. Si continua per traccia evidente salendo in direzione ovest, approdando infine nei pressi della sponda settentrionale del più orientale dei due meravigliosi Laghi del Sillara1730 m. Seguendo il sentiero si costeggia tutta la sponda nord/orientale del primo e del secondo lago gemello, effettuando poi un obliquo ascendente verso sinistra. Poco più in alto si transita nei pressi di uno stagno, raggiungendo infine una selletta sulla dorsale nord-est del Monte Sillara. Assecondando quest’ultima in ripida salita per sentiero evidente si guadagna infine la sommità di quello che, con i suoi 1861 m, possiamo definire il “tetto” dell’Appennino parmense/lunense. Dalla cima del Sillara si segue la dorsale spartiacque in direzione del Monte Bragalata, perdendo inizialmente quota per crinale aereo e ripido. Una breve risalita precede il raggiungimento della cima di una quota secondaria (in alcune mappe chiamata Monte Losanna), oltre la quale si scende verso il vicino Passo di Compione, 1793 m. Da qui si continua ad assecondare lo splendido crinale divisorio salendo verso la prima delle tre quote che costituiscono il Monte Bragalata. Dopo una bella salita che avviene proprio sul filo del crinale, si guadagna la sommità della quota più elevata, 1856 m, e si prosegue scavalcando la seconda quota, 1855 m. Raggiunta la terza quota, 1835 m, si scende ripidamente per poi avanzare a saliscendi. Approdati al Passo Giovarello1752 m, si abbandona il crinale Parma/Massa e si scende verso il vicino Lago Martini. Da quest’ultimo, 1715 m, si prosegue lungo il percorso segnato in direzione est, incontrando un bivio dove si prosegue diritto/destra. Si avanza verso un’evidente costa la cui continuazione verso nord è rappresentata dalla cresta sud del Monte Torricella. Ad un bivio si prosegue a destra approdando appena dopo sul dorso della menzionata costa, che si segue a sinistra rinvenendo una labile traccia. Orientandosi con alcuni ometti si perde quota lungo la panoramica dorsale caratterizzata da lastre rocciose. Raggiunta una selletta, ci si ricongiunge con il percorso segnato (n° 705) che si segue a destra verso Pratospilla. Dopo una prima discesa all’interno della splendida faggeta, si sbuca nei pressi di una torbiera e si prosegue costeggiando il limite del bosco. Si rientra in esso uscendone poco dopo in corrispondenza di uno skilift che si attraversa. Dopo una breve contropendenza all’interno del bosco, sbucati nei pressi di piste da sci, il percorso vira a sinistra e poco più avanti a destra. Assecondando i segni bianco-rossi si procede seguendo e attraversando altre piste da sci, perdendo poi quota per carraia sulla destra di una di queste. Poco dopo il tracciato piega a sinistra riconducendo nella pista di prima che si segue fino al vicino albergo e al parcheggio antistante. 

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