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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Cedra

La Rocca Pianaccia e il Monte Sillara dal ponte sul Torrente Cedra

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Cedra della Colla, 1041 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: ponte sul Torrente Cedra-Rocca Pianaccia (1,50 h) ; Rocca Pianaccia-Monte Sillara (30 min) ; Monte Sillara-Lago Inferiore di Compione (25 min) ; Lago Inferiore di Compione-ponte sul Torrente Cedra (1, 30 h)

Difficoltà: EE la salita alla Rocca Pianaccia dall’omonima forcella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località, il cui centro vero e proprio non si raggiunge, si prosegue lungo la Massese (S.P. 665R), abbandonandola poco dopo in corrispondenza della frazione di Trincera. Qui si imbocca a destra la strada per Pianadetto e Valditacca che sale effettuando alcuni tornanti. Lasciata a destra la prima località e senza entrare nel centro vero e proprio della seconda, si continua prendendo a destra una stretta stradina asfaltata in direzione del Passo della Colla e dei Lagoni. Appena prima di una netta svolta a destra, si abbandona la strada asfaltata, imboccando a sinistra una carraia in discesa (indicazione del percorso n° 709). Si parcheggia l’auto appena prima del ponte sul Torrente Cedra della Colla.

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse ambientale e panoramico. Il raggiungimento della cima della Rocca Pianaccia dalla sella omonima avviene senza una vera e propria traccia da seguire, implicando anche il superamento (facoltativo) di alcune roccette. Il Lago Inferiore di Compione e la valle di origine glaciale del Rio Frasconi sono tra i luoghi più suggestivi di tutto l’Appennino parmense e probabilmente emiliano.

Attraversato il ponte sul Torrente Cedra della Colla, si sale per carraia (percorso CAI n° 709) che effettua subito una netta svolta a destra, ignorando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia che si stacca a sinistra. Si guadagna quota in lieve salita, compiendo poi un tornante sinistrorso e proseguendo per un tratto in direzione SE. Fa seguito una sequenza di tornanti, alcuni dei quali, soprattutto nella parte superiore, possono essere opportunamente tagliati per vecchio sentiero/mulattiera. Si continua poi in direzione SE, procedendo in falsopiano/lieve salita, oltrepassando in seguito un rio. Dopo una svolta a destra si sale un po’ più ripidamente in bell’ambiente boschivo, passando a fianco di alcuni caratteristici massi e avanzando parallelamente al rio di prima. Raggiunto e superato un casotto in lamiera, si presenta un bivio (paletto con cartelli a sinistra non molto visibile), da cui si abbandona la comoda carraia seguita fino a questo punto, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 709). Si procede in lieve/moderata pendenza per bella mulattiera, costeggiando un’area disboscata ed effettuando una curva a destra. Raggiunto un bivio (cartelli), si trascura a sinistra il percorso n° 709B per il Lago Ballano e si prosegue diritto. Dopo aver valicato un’ampia insellatura, si incontra un altro bivio, dal quale si ignora a sinistra il sentiero n° 709A per il Lago Verde. Si prosegue a destra alla volta del Rio Frasconi (nella cui valle ci troviamo), avanzando per mulattiera con andamento parallelo ad un crinale boscoso. Poco dopo, mediante curva a destra, si valica quest’ultimo, proseguendo assecondandone il dorso per un breve tratto. Si continua lungo il tracciato principale, che si restringe man mano che si procede, guadagnando quota mediante alcuni tornanti, tenendosi sempre nei pressi della costa di prima. Dopo un breve tratto in discesa e una svolta a sinistra in cui si costeggia un grosso masso, si approda in un ripiano boscoso. Si attraversa quest’ultimo orientandosi con i segnavia, piegando poi a destra, raggiungendo poco più avanti un rio che si varca. Giunti alla base di un ripido fianco boscoso con massi, si procede inizialmente in obliquo ascendente verso nord, per poi effettuare un tornante sinistrorso. Si prosegue lungo lo spettacolare sentiero ai piedi di strapiombanti bancate d’arenaria e, continuando in questa direzione, si raggiunge la base di una pietraia. Mediante tornante destrorso si attraversa quest’ultima, effettuando appena dopo un altro tornante, transitando, oltre quest’ultimo, a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Successivamente si raggiunge una costa che costituisce la sponda sinistra orografica di un rio incassato tra spettacolari lastre d’arenaria. Poco più in alto si attraversa il menzionato rio, oltre il quale si svolta a destra, piegando poi a sinistra. Appena dopo si raggiunge il sommo della sponda sinistra orografica del Rio Frasconi e, proseguendo per il percorso principale, si arriva ad un evidente bivio (paletto con cartelli), situato sotto una pietraia. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 709 – da cui torneremo – e si continua diritto lungo il sentiero n° 711 per la Sella Pumacciolo, avanzando inizialmente all’interno di una valletta. Poco dopo, però, occorre prestare attenzione a svoltare nettamente a destra e risalire, effettuando anche due piccoli tornanti, un pendio, fino a guadagnare il dorso di una costa. Si asseconda quest’ultima inizialmente fuori dal bosco, per poi ritornare al suo interno ed avanzare prestando attenzione ai segnavia. Si continua per il percorso principale, avendo come direttrice la costa di prima, attraversando in seguito una piccola radura con cespugli di mirtillo. Raggiunto appena dopo un solco, si sale tra grossi massi in direzione di un’evidente pietraia, che poi il sentiero evita sulla sinistra all’interno del bosco. Si attraversa successivamente un rio asciutto, oltre il quale si ritorna nei pressi della costa di prima, dove il tracciato inizia a farsi piuttosto incerto. Dopo aver varcato il ruscello si vira a destra e si sale parallelamente al solco da esso formato, uscendo poi dal bosco, risalendo quindi la prima di numerose lastre d’arenaria che incontreremo lungo il tragitto. Fa seguito una seconda lastra di rocce montonate, che si risale in obliquo verso destra, approdando al suo sommo in una specie di pianoro ammantato da cespugli di mirtillo. Il sentiero attraversa questa sezione in lieve salita, virando poco dopo a destra, scendendo verso un avvallamento ai piedi dei ripidi pendii meridionali, caratterizzati da bancate d’arenaria, della Rocca Pianaccia. Si asseconda l’avvallamento solo per poco, spostandosi poi a sinistra (attenzione ai segnavia) e appena dopo a destra, risalendo successivamente altre magnifiche lastre modellate dai ghiacci. Poi si sale lungo un suggestivo avvallamento, delimitato a destra da una cintura rocciosa, raggiungendo poco più in alto una piccola torbiera, a poca distanza dalla Sella di Rocca Pianaccia1712 m. Da questo punto si incomincia subito la risalita della dorsale meridionale dell’omonima rocca, guadagnando per labilissima traccia, oppure direttamente, il sommo del primo cespuglioso dosso. Oltre quest’ultimo si scende in un avvallamento e si continua in direzione di verticali bancate rocciose, che si evitano a sinistra. Si attraversa una pietraia (ometto) e ci si dirige verso un’evidente cengia/rampa obliqua da sinistra a destra. Seguendo quest’ultima si recupera il filo della dorsale e lo si asseconda in direzione delle roccette terminali, che si possono superare direttamente oppure evitare a destra. Dalla cima della Rocca Pianaccia1764 m, (notevole panorama), si aggirano ad est le ripide roccette finali, ritornando, mediante il percorso seguito in salita, alla Sella di Rocca Pianaccia. Lasciata a destra la continuazione del percorso n° 711, si prosegue diritto lungo un sentiero segnato ma non numerato che, avanzando piuttosto ripidamente, si mantiene sulla sinistra della dorsale che divide il vallone (di origine glaciale) di Pumacciolo da quello del Sillara, al cui centro si trovano gli omonimi laghi. Orientandosi con paletti in legno e qualche ometto, si raggiunge poi il filo del costone che si segue a sinistra, ammirando straordinarie visuali. Raggiunto un bivio, si tralascia a sinistra un sentiero proveniente dai Laghi del Sillara e si prosegue diritto per evidente traccia che guadagna quota sulla sinistra della dorsale settentrionale del Monte Sillara. Lambito il suo filo, la traccia sale poi in obliquo verso sinistra, conducendo, non senza fatica, sul crinale sommitale a poca distanza dalla cima, situata alla nostra sinistra. Dalla vetta del Monte Sillara, che con i suoi 1861 m risulta la più elevata del crinale Parma/Massa, si ammira un impareggiabile panorama: nelle giornate terse è possibile scorgere la sagoma dell’Isola d’Elba. Dopo una meritata sosta si riprende il cammino, iniziando a perdere quota assecondando il ripido ma spettacolare crinale SE della montagna. Dopo l’erto tratto iniziale si prosegue molto comodamente, avanzando poi sulla sinistra del crinale divisorio. Recuperato quest’ultimo si sale fino a raggiungere la sommità del Monte Nuda di Iera1840 m, nominato in alcune mappe come Monte Losanna. Dalla cima di quest’ultimo si scende in direzione della sottostante ampia insellatura, dove si incontra il Passo di Compione, 1794 m. Dal valico di crinale si prende a sinistra il percorso n° 709 – diretto al sottostante e ben visibile Lago Inferiore di Compione – che inizialmente scende in obliquo verso sinistra, oltrepassando poco dopo un solco. Si continua poi a perdere quota per il poco evidente tracciato, transitando a fianco di pietraie e, più in basso, di caratteristiche rocce montonate. Raggiunto uno stagno, lo si contorna a destra, raggiungendo appena dopo un bivio situato sul dorso di una costa. Andando a destra ed assecondata la menzionata costa, che non è altro che la morena che chiude a NE il Lago Inferiore di Compione 1681 m, si giunge in corrispondenza di quest’ultimo, certamente uno dei più spettacolari specchi d’acqua di tutto l’Appennino parmense. Dopo una sosta d’obbligo per ammirare l’impareggiabile bellezza del luogo, si continua per il sentiero raggiungendo quasi subito un bivio (grosso ometto e segnavia). Si prende a sinistra un’incerta traccia (percorso CAI n° 709) che conduce poco più in basso nei pressi di un piccolo stagno. Qui il percorso svolta a sinistra, conducendo ad un ruscello e oltrepassandolo, virando subito dopo a destra. Si continua a scendere per sentierino tra cespugli di mirtillo, notando più in basso delle lastre rocciose con segnavia bianco-rosso. Raggiunte le rocce montonate, il percorso svolta a destra, perdendo quota per esse, per poi piegare a sinistra e procedere verso NW nella sponda sinistra orografica della selvaggia valle di origine glaciale del Rio Frasconi. Avanzando parallelamente a quest’ultimo e ammirando sotto di noi altre interessanti rocce montonate, si raggiunge infine il limite della vegetazione. Piegando a sinistra si attraversa una prima brevissima fascia boscosa, effettuando poco dopo una svolta a destra, perdendo quota sulla destra del limite del bosco. Ci si inoltra poi nella faggeta, scendendo per ampio sentiero sassoso (in alcuni punti il percorso sembra assecondare un ruscello) non ben incavato nel terreno, perciò poco evidente (prestare attenzione ai puntuali segnavia). Dopo una curva a destra e la successiva svolta a sinistra, si sbuca in una radura con folta vegetazione. Si attraversa quest’ultima transitando a fianco di suggestivi ruderi, svoltando, in corrispondenza di essi, a destra. Lambito il Rio Frasconi, si rientra nella faggeta continuando per il percorso principale, fino ad attraversare il letto del menzionato rio (in questo tratto asciutto), oltre il quale la traccia si fa piuttosto incerta. Tenendo d’occhio i segni bianco-rossi, si prosegue per un tratto avendo il rio a sinistra, piegando poi a destra. Lambito nuovamente il corso d’acqua, il poco evidente percorso vira a destra, fino ad effettuare una netta svolta a sinistra. Guadato il Rio Frasconi, si continua lungo il bel sentiero, ritornando in breve al bivio con il percorso n° 711 per la Sella di Rocca Pianaccia. Si rientra al ponte sul Torrente Cedra seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

 

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Monte Malpasso: scivolo nord-ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada per Pratospilla

Dislivello: 500 m ca. (140 m ca. lo scivolo nevoso)

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-base scivolo nord/ovest Monte Malpasso (1,15 h) ; scivolo nord/ovest-sommità Malpasso (40 min/1,30 h) ; sommità Malpasso-Passo Sasseda (40 min) ; Passo Sasseda-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-/PD (in base alle condizioni) lo scivolo nord-ovest del Malpasso ; EEAI/F la discesa al Passo Sasseda ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Lo scivolo nord/occidentale del Monte Malpasso offre una bella e piuttosto ripida salita su neve che, a seconda delle condizioni del manto nevoso e a causa dell’esposizione, potrebbe presentare passaggi di misto nella parte iniziale e tratti con ghiaccio vivo. Personalmente ritengo questa ascesa più impegnativa rispetto alla classificazione che ne è stata data e da affrontare con attrezzatura da alpinismo invernale.

Dal punto di partenza ci si incammina per ampia traccia (percorso CAI n° 701) che guadagna quota in moderata pendenza con qualche strappo piuttosto ripido, effettuando in seguito alcune svolte. Dopo una salita in direzione W, si approda sul dorso di una costa da cui, delle tre tracce che si presentano, si imbocca quella al centro (segnavia). Con andamento in piano/leggera discesa si raggiunge e costeggia una vasca di raccolta dell’acqua. Dopo quest’ultima il percorso svolta a sinistra, avanzando successivamente e per un breve tratto all’interno di un’area disboscata. Procedendo in moderata pendenza si effettua poi una curva a destra nella quale si ignorano a sinistra un paio di tracce. Dopo una salita in direzione SW/W si sbuca nei pressi della diga che chiude ad occidente il Lago Verdarolo1395 m (paletto con cartelli). Si prosegue a destra scendendo a guadare il sottostante rio per poi risalire per alcuni metri e attraversare a mezza costa la sponda boscosa che chiude a settentrione il lago. Giunti nei pressi di un’area picnic si svolta a destra e subito dopo a sinistra, raggiungendo successivamente un bivio in località Lago Scaliccia (il lago in questione è visibile sulla nostra sinistra poco prima del bivio). Da qui imbocchiamo a sinistra il percorso n° 703B che dopo un tratto in leggera salita conduce in un’area disboscata. Si prosegue con maggiore pendenza effettuando successivamente alcuni tornanti ed attraversando un rio. Si guadagna poi quota alla sinistra di quest’ultimo e, raggiuntolo nuovamente, si svolta nettamente a sinistra. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia sugli alberi si sale perlopiù in obliquo a sinistra, fino ad attraversare un solco e raggiungere il dorso di una costa. Da qui si piega a destra scendendo nella sottostante valletta che si segue passando a fianco di un grosso masso. Appena dopo si esce alla base del severo versante nord/occidentale del Malpasso, caratterizzato da un evidente canale (il “Canalino dei Mirtilli”) alla destra del quale si ergono fasce rocciose. Noi risaliamo liberamente il vallone in direzione di queste ultime, individuano, in corrispondenza della loro terminazione destra, un regolare scivolo nevoso la cui base è costituita da blocchi e affioramenti arenacei. Si inizia quindi l’ascensione superando la menzionata sezione formata da blocchi rocciosi: il primo muro lo si aggira a destra e con ripido passaggio ci si sposta subito a sinistra. Si continua poi direttamente superando altri passaggi ripidi e delicati, fino all’inizio vero e proprio dello scivolo nevoso. Questa parte risulta nel complesso non banale, anche per la presenza di ghiaccio vivo che rende la salita decisamente alpinistica. Si risale quindi il regolare scivolo nevoso la cui inclinazione è inizialmente di 40°, per poi aumentare ed assestarsi su pendenze tra i 45° e i 50°. Finita la parte più ripida, non resta altro che dirigersi e raggiungere la dorsale Parma/Massa che, seguita a sinistra, conduce alla vicina vetta del Monte Malpasso1714 m. Dopo una meritata sosta si inizia la discesa lungo il crinale orientale della montagna in direzione della sua terminazione. Si scavalca inizialmente una quota secondaria, continuando poi ad assecondare la panoramica dorsale spartiacque che proprio in questa sezione forma, in versante Parma, un avvallamento. Poco più avanti il percorso vira repentinamente a sinistra iniziando la discesa lungo il boscoso profilo N/NE della montagna. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia (segnaletica rifatta di recente) si discende la sezione più ripida effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si esce al sommo di un aperto e ripido pendio nevoso che si discende puntando ad un segnavia, raggiunto il quale si piega a destra. Dopo un tornante sinistrorso si mette piede in un boscoso crinale approdando al vicino Passo Sasseda1479 m. Dal valico (paletto con cartelli) ci si dirige verso il non lontano Lago Scuro di Rigoso, avanzando a mezza costa e discendendo in obliquo la sponda boscosa che lo delimita ad oriente. Giunti nei pressi di una costa si vira a sinistra, scendendo poi al sottostante, magnifico specchio d’acqua, 1387 m, in corrispondenza della sua sponda N/NE. Da qui il percorso procede in lieve salita, allargandosi, una volta lasciatosi il lago alle spalle, ad ampia traccia. Giunti nei pressi del Lago Verdarolo, percorrendo a ritroso il tracciato seguito in salita, si ritorna al punto di partenza.

 

 

 

 

 

 

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Cima Canuti Occidentale: scivolo nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1351 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: Pratospillla-Lago Palo-Cima Canuti Occidentale (2 h) ; Cima Canuti Occidentale-Cima Canuti Orientale-Pratospilla (1,10 h)

Difficoltà: F+/PD- lo scivolo nord della Cima Canuti Occidentale ; F il crinale di collegamento tra la Cima Canuti Occidentale e quella orientale ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due picozze

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

map1Stralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario invernale di grande interesse che implica la risalita di uno scivolo nevoso che, seppur breve, risulta, nella sua parte mediana e superiore, costantemente ripido. Bellissimo – e in un breve passaggio decisamente delicato – il crinale di collegamento tra le due Cime Canuti.

Dall’ampio parcheggio antistante l’albergo di Pratospilla ci si dirige verso gli impianti sciistici iniziando la risalita della soprastante pista di sci. Tenendosi nel suo margine sinistro si incontra dopo alcuni minuti il bivio (paletto con cartelli) con percorso n° 703B che conduce al Lago Palo. Lo si imbocca effettuando subito una svolta a sinistra seguita da un tornante destrorso, sottopassando in questo modo i cavi della seggiovia. Penetrati nella faggeta si risale il soprastante pendio boscoso effettuando una sequenza di tornanti, orientandosi (l’incavo del sentiero risulta evidente anche con discreta copertura nevosa) con i segni bianco-rossi sugli alberi e ulteriori segni rossi. Più in alto si raggiunge e attraversa un ripiano e, oltrepassato un solco, si sale per poco fino a approdare nei pressi del limite settentrionale del magnifico Lago Palo1511 m. Si contorna la sua sponda occidentale, svoltando successivamente a destra, raggiungendo, dopo breve salita e un ruscello che si oltrepassa, un bel ripiano nevoso (si tratta di una torbiera). Lo si attraversa tenendosi nei pressi del suo margine sinistro e al suo termine si penetra nuovamente nella faggeta (segnavia presenti e ben visibili). Dopo una salita in moderata pendenza si approda nel suggestivo vallone dominato dagli scivoli nevosi della Cima Canuti Orientale, notando, poco sopra al punto in cui ci troviamo, una fascia rocciosa. Qui giunti svoltiamo nettamente a destra costeggiando inizialmente il limite della vegetazione, procedendo successivamente senza una vera e propria via obbligata. Dobbiamo puntare ai ripidi pendii nevosi dell’altra Cima Canuti, quella orientale, che costituisce la nostra meta (le due Cime Canuti sono separate da un’evidente selletta). Avanzando in lieve salita in ambiente di rara bellezza (alla nostra sinistra si nota un avvallamento), si raggiunge una poco marcata dorsale, proprio dirimpetto allo scivolo nevoso che andremo a risalire (tutto questo tratto richiede, ovviamente, ottime condizioni di visibilità). Si perde quota per alcuni metri e si inizia la diretta risalita del pendio nevoso che presenta nella sua sezione iniziale un’inclinazione modesta. Man mano che si guadagna quota la pendenza aumenta, fino ad assestarsi attorno ai 40°/45 ° (con brevi passaggi forse un po più ripidi) sostenuti nella parte finale dello scivolo. Si esce infine in cresta nei pressi della sommità della Cima Canuti Occidentale1736 m, situata alla nostra destra. Dopo una meritata sosta si scende per il crinale est in direzione dell’evidente Cima Canuti Orientale, prestando attenzione alla presenza di cornici di neve. Raggiunta la selletta tra le due cime, si inizia la risalita del magnifico crinale ovest della vetta orientale, fino a raggiungere la sommità di una quota o anticima. La vetta della Cima Canuti Orientale è davanti a noi, ma per raggiungerla occorre scendere per poco ed attraversare un forcellino per crinale stretto ed esposto, soprattutto in presenza di cornici di neve (passaggio delicato che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso e alla possibile presenza di raffiche di vento). Dopo aver superato alcuni blocchi d’arenaria ricoperti di neve e/o ghiaccio, si approda sulla sommità della Cima Canuti Orientale1743 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dalla vetta ci si cala lungo il crinale est in direzione del Monte Malpasso solo per poco: infatti, appena possibile, si devia a sinistra iniziando un obliquo discendente verso destra per regolare pendio nevoso, puntando ad un’evidente dorsale che degrada verso nord e che separa la conca del Monte Malpasso da quella del Lago Palo. Messo piede sulla menzionata dorsale la si segue comodamente e, nel momento in cui si restringe notevolmente, si procede alla sua destra. Raggiunta una forcella (paletto con cartelli), non si scende a sinistra verso il Lago Palo, ma si vira a destra lungo il percorso n° 703B. Orientandosi inizialmente con un paletto con segnavia, si perde quota rasentando il limite del bosco, fino a raggiungere il fondo della bellissima conca dominata dai pendii nord/occidentali del Monte Malpasso (al centro è visibile l’estetico “Canalino dei Mirtilli” e, alla sua sinistra, un altro ampio canale obliquo). Dal fondo del vallone si continua a scendere ancora per poco, svoltando poi a sinistra, entrando in questo modo in una valletta (segnavia piuttosto scarsi). Dal fondo di quest’ultima si sale verso sinistra per pochi metri raggiungendo il dorso di una costa, da cui si piega a destra assecondando i puntuali segni bianco-rossi. Dopo aver oltrepassato un solco, si perde quota perlopiù in obliquo verso N/NW, fino lambire un rio. Da qui si vira a destra scendendo sulla destra del corso d’acqua, poi, con una svolta a sinistra, lo si varca. Si continua a perdere quota effettuando alcuni tornanti e dopo una discesa si raggiunge un’area di bosco rado. Seguendo i segnavia si approda in breve in località Lago Scaliccia1418 m, da cui si volta a sinistra lungo il percorso n° 703. Si procede inizialmente per ampia traccia (ben visibile anche con neve abbondante), oltrepassando un paio di ruscelli, avanzando poi a mezza costa tagliando ripidi pendii boscosi (tenere d’occhio i segnavia). Dopo un tratto a fianco di una staccionata si raggiunge il dorso di una costa da cui il tracciato vira a sinistra verso un’evidente pietraia. Si attraversa quest’ultima, che precipita verso la sottostante strada asfaltata, con percorso tutto sommato intuitivo (notevoli visuali panoramiche). Rientrati nel bosco si avanza in leggera salita prestando attenzione ai segnavia e, dopo un altro tratto in cui si è affiancati da una staccionata, si raggiunge un pendio aperto. Lo si attraversa puntando e passando a fianco di alcune conifere di reimpianto (segnavia), e con andamento in piano e poi in discesa si giunge in breve nei pressi della strada d’accesso a Pratospilla. Per quest’ultima o seguendo la strada a sinistra che effettua un’ampia curva a destra, si ritorna al parcheggio antistante l’albergo.

 

 

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Il Monte Caio da Zibana

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Punto di partenza/arrivo: Zibana 755 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Zibana-Passo del Cozzanello (1,15 h) ; Passo del Cozzanello-Monte Caio (1,20 h) ; Monte Caio-San Matteo (40 min) ; San Matteo-Zibana (1, 30 h)

Difficoltà: E (E+/EE in due brevi tratti)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si continua ancora per un breve tratto lungo la S.P. 665R in direzione di Monchio delle Corti. Al primo bivio (indicazioni) si imbocca a destra una stradina che conduce dopo alcune svolte al pittoresco paese di Zibana. Si parcheggia l’auto nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta, la cui fondazione originaria risale al 1230.

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare e completo itinerario in ambiente solitario e suggestivo.

Dalla chiesa di Zibana, seguendo lo stradello di sinistra, si attraversa il suggestivo borgo, ignorando poco sopra la strada per S. Matteo che si stacca a destra. Si prosegue in direzione di Cozzanello, effettuando poco dopo un paio di tornanti, avanzando successivamente in salita. Giunti nei pressi di un paio di case, si continua per carraia che scende per un breve tratto per poi avanzare pressoché in piano. Si prosegue comodamente per il bellissimo tracciato aggirando più avanti una costa (belle visuali panoramiche), raggiungendo infine una casa isolata in località Case Solaroli. Procedendo per stradina asfaltata a fianco di panoramici campi, si giunge in corrispondenza di un rio da cui si stacca a destra una carraia. Imboccata quest’ultima si guadagna quota in moderata pendenza avendo a sinistra il rio in questione e a destra i campi alla cui base siamo transitati poco fa. Dopo una presa dell’acquedotto si affronta una ripida salita, oltre la quale in tracciato progressivamente piega a destra, allontanandosi in questo modo dal rio. Ritornati nei pressi di quest’ultimo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, notando in corrispondenza del bivio degli interessanti muretti a secco che delimitano a destra (orografica) il corso d’acqua. Trascurata un’altra traccia a destra si guadagna quota piuttosto ripidamente, avendo sempre a sinistra e più in basso rispetto al nostro livello il più volte menzionato rio. Si contorna poi il margine sinistro di un’area di bosco diradato, raggiungendo più avanti un bivio con due carraie nei pressi di un solco formato dal corso d’acqua più volte incontrato. Noi prendiamo la traccia di sinistra, attraversando subito il menzionato solco ed avanzando successivamente in direzione ovest, avendo a destra il corso d’acqua e un’area disboscata (appena dopo il bivio si notano a sinistra dei suggestivi ruderi). Guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto, si piega in seguito a destra, continuando ad avanzare in ripida salita. Per carraia meno ripida (più in basso alla nostra sinistra si nota un rio) si raggiunge un bivio dove si tralascia a destra un carrareccia per S. Matteo. Appena dopo, al successivo bivio, si deve prendere la traccia di sinistra, guadando in questo modo il rio alla cui destra siamo saliti nell’ultimo tratto. Poco più avanti si esce in un’area parzialmente disboscata avanzando in moderata pendenza, approdando infine in una panoramica costa dove il tracciato volge repentinamente a destra. Si prosegue per bella carraia in direzione del non lontano crinale Cedra/Bratica, contornando inizialmente il margine superiore di una radura arbustiva. Rientrati nel bosco si incontra un bivio da cui si tralascia a destra un’ampia traccia e si prosegue per il percorso principale che conduce senza possibilità di errore sulla dorsale meridionale del Monte Caio in corrispondenza del Passo del Cozzanello (proprio qui il 20 novembre del 1944 furono uccisi i partigiani Ottavio Ricci e Rubens Guatelli). Messo piede sull’ampia traccia di crinale la si segue a destra, tralasciando subito a sinistra una carraia che scende in direzione di Ballone. Dopo una svolta a sinistra si continua in moderata pendenza per poi procedere in leggera salita e in piano sulla sinistra del crinale spartiacque. Raggiunto il Passo di Zibana, 1252 m, notiamo a destra un cippo con Madonnina ai piedi di un bell’esemplare di faggio e una traccia che scende in versante Cedra. Si prosegue lungo il percorso di crinale sottopassando più avanti una linea elettrica ed iniziando successivamente, in versante Parma, l’aggiramento del Groppo Cardello, la cui sommità è deturpata da antenne. In seguito si recupera il filo della dorsale e lo si valica procedendo in moderata pendenza in versante Cedra. Poco più avanti si rimette piede sul crinale spartiacque in un punto altamente panoramico, procedendo successivamente tenendosi leggermente a destra del filo della dorsale. Mediante netta svolta a sinistra si valica nuovamente il crinale, avanzando per un breve tratto in versante Parma (notevoli stratificazioni del Flysch del Monte Caio). Dopo una breve discesa si continua assecondando il crinale divisorio al sommo di bellissime radure, delimitate da una recinzione con filo spinato, che degradano nel versante Parma. Dopo essere transitati nei pressi della sommità della Punta Fegni si incomincia a perdere marcatamente quota effettuando un tornante sinistrorso. Raggiunta una sella in località Fornace, 1434 m, si stacca a sinistra una carraia proveniente da Ballone che si tralascia, continuando per il percorso principale che avanza, temporaneamente fuori dal bosco, appena a destra del filo della dorsale (notevoli visuali panoramiche). Ignorata a destra la carraia che scende a S. Matteo, si prosegue lungo il tracciato di crinale in leggera salita, scavalcando successivamente un poggio. Dopo una discesa nella quale si passa a fianco di arenarie e di una lapide, si mette piede in una panoramica sella dove a destra si stacca la traccia (nel primo tratto franata) che seguiremo al ritorno per raggiungere S. Matteo. Appena dopo si abbandona la carraia prendendo a destra un sentiero che inizialmente procede in piano/leggera discesa. Successivamente la traccia si impenna notevolmente e risale un ripido profilo offrendo notevoli visuali sui friabili pendii che degradano in versante Cedra. Rimesso piede nella carraia di prima, la si segue verso la non lontana sommità del Caio, incontrando più avanti un bivio in corrispondenza di un bel crinaletto ghiaioso/roccioso. Da qui si prende il sentiero di sinistra che asseconda il menzionato crinale, aggirando a destra un primo muretto, superando invece, nel punto più debole, un secondo risalto in cui è necessario aiutarsi con le mani (breve passaggio classificabile EE). Sempre assecondando la dorsale si raggiunge poco dopo un bivio da cui si tralascia a sinistra il percorso n° 737A proveniente da Agna. Proseguendo diritto (percorso n° 732B) si sale ripidamente per poi tagliare in obliquo ascendente i pendii degradanti dalla “Punta Bocchialini”. Guadagnata la splendida dorsale sommitale, volgendo a destra ci si dirige verso la cima del Monte Caio, 1580 m, che si raggiunge in breve. La sommità è caratterizzata da un cippo a ricordo dell’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, percorrendo a ritroso il tragitto effettuato in salita si ritorna alla panoramica sella con traccia che si stacca a sinistra nel senso di salita. Come già detto, quest’ultima risulta franata appena dopo il bivio, per cui è necessario continuare per la carraia fin quasi al sommo della salita. Poi ci si deve calare lungo il ripido pendio boscoso (attenzione) recuperando il sentiero appena dopo il breve tratto franato. Si segue la traccia all’inizio evidente, effettuando poco più avanti un tornante sinistrorso cui segue uno destrorso (l’orientamento è facilitato da nastri di plastica bianco/rossi). Dopo altri due tornanti si riprende la direzione SW, aggirando mediante curva a destra un costa, giungendo poco dopo nei pressi di pendii detritici dominati da friabili dirupi. Approdati nella magnifica radura sottostante gli edifici di S.Matteo, la si contorna sulla destra e dopo breve risalita si raggiunge la chiesetta omonima (la cui fondazione è antecedente al XII secolo) con l’annesso oratorio ricostruito da Fabio Bocchialini. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo magnifico e carico di storia (una traccia erbosa in discesa, che si stacca a sinistra nei pressi dei tavoli con panche, conduce ad un’antica fonte), si mette piede nella carrareccia d’accesso proveniente da Zibana, che costituisce la nostra comoda via di discesa. Ignorato subito a sinistra il sentiero proveniente da Sommogroppo, si procede per l’ampia traccia attraversando due vallette formate da due rii (nella prima si trova una fonte), avanzando successivamente in salita. Aggirata una costa si incomincia a perdere progressivamente quota inizialmente fuori dal bosco (notevoli visuali panoramiche). Rientrati in quest’ultimo si attraversa un’altra valletta, procedendo successivamente per un tratto in piano/lieve salita, per poi riprendere a scendere costeggiando il margine superiore di un’ampia area disboscata. Continuando lungamente per la comoda carrareccia, si raggiunge più avanti una costa dove a sinistra si nota panchina e una lapide. Dopo una discesa si approda nelle splendide radure della località Lago Maggiore (si tratta di uno stagno stagionale) che si attraversano avanzando in lieve salita. Congiuntisi con un’altra traccia che a destra sale verso il crinale del Caio, si svolta a sinistra costeggiando un ampio campo con capanno in legno (a destra si trova una fonte). Si prosegue lungo l’evidente tracciato e nel momento in cui curva a destra lo si abbandona continuando diritto per ampia mulattiera. Dopo qualche minuto si rimette piede nella carraia di prima che si segue in direzione di Zibana, perdendo quota in lieve discesa. Effettuando diverse svolte e tornanti e costeggiando splendide e panoramiche radure, si giunge in corrispondenza della recinzione dell’area di addestramento cani S.Matteo, dove a sinistra si stacca una traccia che conduce a Sommogroppo. Proseguendo per il percorso principale, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, si transita in corrispondenza dell’ingresso della menzionata area di addestramento cani. Poco più avanti si raggiungono le prime case di Zibana (bella fontana sulla destra) e per stradello si scende alla chiesa.

 

 

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Il Monte Sillara e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 620 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Verde (45 min) ; Lago Verde-Capanna Cagnin (25 min) ; Capanna Cagnin-Laghi del Sillara (40 min) ; Laghi del Sillara-Monte Sillara (20 min) ; Monte Sillara-Monte Bragalata-Passo Giovarello (50 min) ; Passo Giovarello-Pratospilla (1 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Da quest’ultima località si continua lungo la Massese in direzione di Rigoso e del Passo del Lagastrello. Raggiunto un bivio sotto il Monte Bastia, si svolta a destra raggiungendo in circa 2 km di strada il grande parcheggio antistante l’albergo Pratospilla

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione di media lunghezza che permette di visitare alcuni dei più pittoreschi laghi di tutto l’Appennino parmense.

Dal parcheggio di Pratospilla si imbocca sulla destra dell’albero un’ampia traccia (CAI n° 707) che dopo aver oltrepassato mediante ponte un emissario del Torrente Cedra conduce al parco avventura. Appena dopo il percorso vira a destra e varca un altro rio, per poi salire valicando una costa. Si prosegue comodamente per bella mulattiera raggiungendo in alcuni minuti un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 707A diretto a Lago Verde e Capanna Cagnin. Inizialmente si effettuano alcuni tornanti guadagnando quota lungo l’ampia dorsale nord/orientale del Monte Torricella. Poi il tracciato piega a destra avanzando, dopo una breve discesa, in direzione SW, con un bel tratto a mezza costa in cui si taglia un ripido pendio boscoso. Procedendo sempre in questa direzione si raggiunge più avanti una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali sul sottostante Lago Ballano, sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. In seguito il percorso piega a sinistra e risale il pendio boscoso effettuando comodi tornanti, conducendo sul dorso di una costa nei cui pressi si avanza. Appena dopo si mette piede in una selletta (Sella del Pizzo della Nonna) dove si confluisce nell’ampia traccia proveniente dal Lago Ballano. La seguiamo a sinistra in discesa effettuando alcuni tornanti (si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 707 per Capanna Cagnin), raggiungendo infine una casa diroccata (a destra si stacca il sentiero n° 709A che ignoriamo) e appena dopo la diga del Lago Verde. Per ampia traccia si scende verso quest’ultimo e si costeggia dall’alto la sua sponda orientale, ammirando visuali grandiose su tutto il vallone soprastante delimitato ad ovest dal Monte Torricella. In sentiero non segnato entra poi in un’umida valletta, che si risale lungo la sua sponda destra orografica, fino a ricongiungersi con il percorso n° 707. Seguendo quest’ultimo si avanza ai piedi dei ripidi pendii del versante nord/occidentale del Torricella, svoltando poco dopo a destra e procedendo all’interno della faggeta. Dopo qualche minuto di salita si piega a sinistra uscendo dalla vegetazione in corrispondenza di lisce lastre rocciose. Virando a destra il sentiero conduce infine alla Capanna Cagnin, 1589 m, collocata in splendida posizione. Dal rifugio/bivacco si continua lungo il sentiero segnato salendo all’interno della faggeta, per poi uscirne in prossimità di un muretto roccioso che si lascia a destra. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra attraversando il margine superiore di una bella lastra rocciosa. Dopo una svolta a destra (segnavia sbiaditi e poco evidenti) si sale lungo un solco e, nel momento in cui il percorso piega a sinistra, lo si abbandona prendendo a destra una traccia non segnata ma evidente. Al bivio successivo si prende il sentiero di sinistra (ometti), procedendo in obliquo ascendente per poi guadagnare quota sulla sinistra di un evidente costone. Poco dopo si piega a destra attraversando un bell’avvallamento, procedendo poi a mezza costa in direzione di un’evidente selletta. Valicata quest’ultima si scende in direzione dello spettacolare Lago di Compione, 1681 m, nei cui pressi di giunge dopo alcuni minuti di cammino. Per sentiero segnato si costeggia dall’alto la sponda nord/orientale dello splendido specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio dove si prosegue diritto lungo il percorso n° 711C. Si continua per traccia evidente salendo in direzione ovest, approdando infine nei pressi della sponda settentrionale del più orientale dei due meravigliosi Laghi del Sillara, 1730 m. Seguendo il sentiero si costeggia tutta la sponda nord/orientale del primo e del secondo lago gemello, effettuando poi un obliquo ascendente verso sinistra. Poco più in alto si transita nei pressi di uno stagno, raggiungendo infine una selletta nella dorsale nord-est del Monte Sillara. Assecondando quest’ultima in ripida salita per sentiero evidente si guadagna infine la sommità di quello che, con i suoi 1861 m, possiamo definire il “tetto” dell’Appennino parmense/lunense. Dalla cima del Sillara si segue la dorsale spartiacque in direzione del Monte Bragalata, perdendo inizialmente quota per crinale aereo e ripido. Una breve risalita precede il raggiungimento della cima di una quota secondaria, oltre la quale si scende verso il vicino Passo di Compione, 1793 m. Da qui si continua ad assecondare lo splendido crinale divisorio salendo verso la prima delle tre quote che costituiscono il Monte Bragalata. Dopo una bella salita proprio lungo il filo del crinale si guadagna la sommità della quota più elevata, 1856 m, e si prosegue scavalcando la seconda quota, 1855 m. Raggiunta la terza quota, 1835 m, si scende ripidamente, per poi avanzare a saliscendi. Approdati al Passo Giovarello, 1752 m, si abbandona il crinale Parma/Massa e si scende verso il vicino Lago Martini. Da quest’ultimo, 1715 m, si prosegue lungo il percorso segnato in direzione est, incontrando un bivio dove si prosegue diritto/destra. Si avanza verso un’evidente costa la cui continuazione verso nord è rappresentata dalla cresta sud del Monte Torricella. Ad un bivio si prosegue a destra approdando appena dopo sul dorso della menzionata costa, che si segue a sinistra rinvenendo una labile traccia. Orientandosi con alcuni ometti si perde quota lungo la panoramica dorsale caratterizzata da lastre rocciose. Raggiunta infine una selletta, ci si ricongiunge con il percorso segnato (n° 705) che si segue a destra verso Pratospilla. Dopo una prima discesa all’interno della splendida faggeta, si sbuca nei pressi di una torbiera e si prosegue costeggiando il limite del bosco. Si rientra in esso uscendone poco dopo in corrispondenza della pista di uno skilift che si attraversa. Dopo una breve contropendenza all’interno del bosco, si sbuca nei pressi di altre piste da sci, dove il percorso vira a sinistra e poco più avanti a destra. Assecondando i segni bianco-rossi si procede seguendo e attraversando altre piste da sci, perdendo poi quota per carraia sulla destra di un’ampia e inestetica pista. Poco dopo il tracciato piega a sinistra riconducendo nella pista di prima, che si segue fino al vicino albergo e al parcheggio antistante.

 

 

 

 

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Cime Canuti, Monte Bocco e Monte Torricella (cresta sud-versante nord/ovest)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 690 m ca

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Palo (25 min) ; Lago Palo-Cima Canuti Orientale (40 min) ; Cima Canuti Orientale-Monte Bocco (50 min) ; Monte Bocco-Monte Torricella (1 h) ; Monte Torricella-Capanna Cagnin ; Capanna Cagnin-Pratospilla (1,45 h)

Difficoltà: EE il crinale dalla Sella Canuti alla Foce Banciola ; F la cresta sud del Monte Torricella ; EE la discesa lungo il versante nord-occidentale del Monte Torricella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta sud del Torricella (va detto che le difficoltà alpinistiche si limitano ad un singolo breve tratto possibilmente aggirabile) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è forse una delle più complete uscite appenniniche presenti in questo blog. Già il crinale delle Cime Canuti è altamente spettacolare e con grande probabilità rappresenta una delle sezioni più interessanti e suggestive di tutta la dorsale spartiacque Parma/Massa. Se a ciò associamo l’attraversamento del Monte Bocco e la salita al Torricella seguendo integralmente la cresta sud e scendendo per l’erto versante nord/occidentale, ne risulta una combinazione di grande interesse e soddisfazione. Riguardo il percorso della cresta sud del Torricella vorrei esporre un paio di precisazioni/considerazioni: 1) si tratta di un itinerario seguito normalmente nella stagione invernale con picozza e ramponi. Proprio in queste occasioni il primo estetico gendarme roccioso, che costituisce la sezione più “tecnica” di tutta la cresta, viene normalmente evitato a destra per ripido canale-rampa. 2) L’ultima volta che ho percorso questo itinerario è stato nel settembre del 2012. In tutta l’estensione della cresta non era presente nessun chiodo né tanto meno spit. Con mio grande stupore, al fine di rendere più agevole l’assicurazione a corda durante le ascese nella stagione invernale, le poche e discontinue rocce della cresta sono state abbondantemente attrezzate con spit e fittoni con anello. Non è mia intenzione addentrarmi nel terreno paludoso della polemica sterile riguardo l’uso indiscriminato di spit e fix che caratterizza da un po’ di tempo il modus operandi degli appenninisti, tuttavia considero veramente eccessiva e fastidiosa l’attuale chiodatura della cresta sud del Torricella, anche se effettuata – come già detto – con lo scopo di rendere più sicure le salite invernali lungo essa.

Dall’albergo di Pratospilla si sale lungo la pista da sci per qualche minuto, fino a giungere al bivio con il sentiero n° 703B (cartelli), situato alla nostra sinistra, che si imbocca. Inizialmente si sottopassa una seggiovia e, una volta penetrati nella faggeta, si guadagna quota per ottimo sentiero che risale la sponda boscosa mediante alcuni tornanti. Si attraversa successivamente un ampio ripiano, sbucando infine in corrispondenza del limite settentrionale del Lago Palo 1511m. Si contorna la sponda occidentale del magnifico specchio d’acqua piegando poi a destra all’interno del bosco. Se ne esce poco dopo in corrispondenza di una torbiera che si attraversa penetrando nuovamente nella faggeta. Poco sopra si sbuca in un magnifico vallone ai piedi dei pendii settentrionali dalle Cime Canuti. Qui il sentiero vira repentinamente a sinistra guadagnando quota nei pressi e costeggiando il limite del bosco. Raggiunto il dorso di una costa la traccia piega a destra per poi svoltare a sinistra ed iniziare un obliquo ascendente. Dopo una breve ma ripida salita all’interno di un canalino si raggiunge una bella selletta situata su un crinale secondario degradante dalla Cima Canuti Orientale. Si asseconda il panoramico filo della dorsale piegando poi a sinistra ed effettuando uno scosceso traverso. Messo piede alla Sella Canuti1696 m, seguendo verso ovest il panoramico crinale si guadagna la sommità della Cima Canuti Orientale 1743 m. Si prosegue lungo il percorso di crinale scavalcando una cima secondaria, raggiungendo, dopo una discesa sul filo della dorsale e successiva risalita, la Cima Canuti Occidentale 1736 m. Dalla sommità si perde quota ripidamente continuando ad assecondare o restando nei pressi dell’esposto crinale divisorio, prestando attenzione ai segnavia in quanto in un tratto è necessario aggirare, mediante esposto traverso nel versante lunense, un roccione strapiombante. Raggiunta la successiva forcelletta, si può seguire il filo del crinale oppure aggirarlo a destra per traccia, mentre poco dopo è necessario aggirare a destra un verticale gendarme. Continuando ad assecondare il filo della dorsale si raggiunge infine, dopo aver aggirato a destra una quota secondaria, la Cima Pitturina 1740 m. Dalla sommità si scende ripidamente lungo il crinale evitando sulla sinistra uno spuntone, raggiungendo appena dopo la cima dell’ultima quota che precede la Foce Banciola. Dopo ripida discesa si mette piede nella menzionata foce, 1682 m, da cui si continua lungo il percorso 00 in direzione del Monte Bocco. Raggiunta la sommità di quest’ultimo, 1790 m, si prosegue lungo il crinale divisorio guadagnando, dopo una breve discesa e successiva risalita, la poco accennata cima del Monte Uomo Morto 1773 m. Continuando lungo il magnifico percorso di crinale (visuali mozzafiato) si raggiunge più avanti il sommo di una quota secondaria, scendendo poi alla sottostante selletta. Nel momento in cui il percorso ricomincia a salire, si prende a destra un evidente sentiero non segnato che scende verso la sottostante dorsale, la quale si dilunga verso nord formando la cresta sud del Torricella, che percorreremo interamente. Messo piede in una sella all’inizio della menzionata dorsale, si ignorano inizialmente un paio di tracce trasversali, proseguendo per sentierino poco evidente orientandosi con qualche ometto. Dopo qualche minuto si approda ad una selletta dove ci si congiunge con il sentiero n° 705 proveniente da Pratospilla. Noi invece continuiamo a seguire il filo della dorsale in direzione dell’evidente gendarme della cresta sud del Torricella. Dopo aver superato un ripido tratto con massi e qualche roccetta, si arriva alla base del quasi verticale spigolo del gendarme, notando subito una vistosa sosta servita da due spit con anelli. Si scala direttamente l’aereo spigolo (nessuna protezione intermedia), tenendosi nei primi metri leggermente alla sua destra, poi lungo il filo, approdando infine alla sommità del torrione dove si rinviene una sosta con spit (15 m ca. di II° e III°). Raggiunta con attenzione la sottostante forcellina, si prosegue risalendo un ampio profilo con facili roccette, rinvenendo altri inestetici spit, piantati per facilitare l’assicurazione a corda durante le salite invernali. Raggiunto il sommo di questa sezione, si prosegue lungo l’esposta cresta scavalcando una gobba, proseguendo poi in direzione dell’ultimo ripido risalto. Raggiunta una selletta, si sale ripidamente per roccette ed erba sulla destra di un muretto verticale, sfruttando ottimi appoggi (passo di I°, spit). Dopo un’ultima breve salita si raggiunge con soddisfazione la magnifica sommità del Monte Torricella 1728 m, da cui è possibile ammirare un panorama davvero grandioso. Dalla cima si scende lungo il filo dell’aereo crinaletto, fino a mettere piede in un’ampia sella che costituisce lo sbocco del “Canalone dei Ghiri”. Appena dopo si abbandona il filo della dorsale piegando a sinistra lungo un solco, continuando poi per tracciolina tra cespugli di mirtillo ed erba alta. Si perde quota in ripida discesa assecondando il dorso del costone nord/occidentale della montagna. Perdendo e ritrovando tracce si scende sempre molto ripidamente, raggiungendo un poggetto dove la traccia piega a destra e appena dopo a sinistra. Ripreso il filo della dorsale, si approda poco più in basso in un bel ripiano nei pressi del limite del bosco, dove la traccia piega repentinamente a sinistra, iniziando un lungo e suggestivo traverso a mezzacosta tagliando gli erti pendii del severo versante nord/ovest del Torricella. Poco più avanti si varca il “Canalone dei Ghiri”, proseguendo poi in piano/leggera discesa per sentierino esiguo seminascosto dall’erba alta. Dopo aver oltrepassato un altro canale si prosegue attraversando una pietraia, avanzando poi sempre in direzione SW intuendo tracce di passaggio lasciate da animali selvatici. Giunti nei pressi di una costa caratterizzata da lastre rocciose, ci si sposta a destra e si segue quest’ultima, mettendo successivamente piede su una traccia che a sua volta si immette nel percorso segnato (n° 707) che seguito a sinistra condurrebbe in pochi minuti alla Capanna Cagnin. Noi lo percorriamo in discesa verso il non lontano Lago Verde, scendendo inizialmente per liscia lastra rocciosa. Appena dopo si penetra nella faggeta e si prosegue lungo l’ottimo sentiero che piegando a destra riconduce alla base dei ripidi pendii del Monte Torricella. Al bivio successivo, appena prima che la traccia rientri nel bosco, si prende a sinistra un sentiero non segnato che scende tra folta vegetazione sulla destra di un rio (fontana). Poco dopo si approda in panoramici ripiani dove il sentiero prosegue tenendosi in alto rispetto la sponda orientale del Lago Verde (visuali stupende). Dopo breve risalita si giunge in corrispondenza della diga del lago, dove ci si innesta in una carraia che si segue transitando inizialmente a fianco di una costruzione diroccata ed ignorando qui il sentiero n° 709A che si stacca a sinistra. Si avanza in salita compiendo alcuni tornanti, fino ad approdare alla Sella Pizzo della Nonna da cui si imbocca a destra il sentiero n° 707A. Inizialmente si avanza nei pressi del dorso di una costa, per poi iniziare a perdere quota effettuando alcuni tornanti. Più in basso il percorso procede con direzione est conducendo in una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali panoramiche. Si prosegue comodamente sempre in questa direzione, effettuando più avanti un suggestivo traverso a mezza costa all’interno della faggeta ad alto fusto. Successivamente si avanza in salita, raggiungendo l’ampia dorsale NE del Torricella che si discende prima in obliquo a destra, poi compiendo alcuni tornanti. Messo piede nella mulattiera contrassegnata n° 707, la si segue a destra verso il non lontano Pratospilla. Si avanza comodamente a mezza costa, affrontando poco dopo una breve contropendenza onde valicare una costa che costituisce il limite orientale della boscosa dorsale NE del Torricella. Dopo una breve discesa si piega a destra varcando un rio, transitando appena tra le attrazioni del Parco Avventura. Dopo aver oltrepassato tramite ponte in legno un ramo del Torrente Cedra, si sale per poco fino a raggiungere l’ampio parcheggio antistante l’albergo Pratospilla.

 

 

 

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Il Corno di Caneto

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Punto di partenza/arrivo: Caneto 571 m

Dislivello: 858 m

Durata complessiva: 4 h ca.

Tempi parziali: Caneto-Rifugio Bestianel (1,20 h) ; Rifugio Bestianel-Corno di Caneto (45 min) ; Corno di Caneto-Caneto (1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.S. 665 ancora per poco. Infatti la si abbandona prendendo a destra (indicazione) una stradina che dopo aver oltrepassato il Cedra conduce alla frazione di Caneto.

 

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e panoramico. Il sentiero n° 751, nel tratto Rifugio Bestianel-Corno di Caneto, nonostante la nulla frequentazione e una segnaletica ormai quasi inesistente per incuria e menefreghismo, non pone, eccetto per un breve tratto, problemi di individuazione del giusto percorso.

Abbandonata l’auto nei pressi della chiesa di Caneto, ci si incammina per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio dove si prosegue a destra. Si continua in salita attraversando tutta la parte alta del nucleo abitato, avanzando poi per carraia che effettua una netta svolta a sinistra (maestà sulla destra), entrando in questo modo nella valle formata dal Rio di Veronco. Al primo bivio si ignora un’ampia traccia che si stacca a destra e si prosegue per bella carraia che guadagna quota in moderata pendenza. Poco più avanti si transita nei pressi di una presa dell’acquedotto e si continua a salire effettuando alcuni tornanti. Più in alto si procede per un buon tratto a fianco di magnifiche radure arbustive, per poi piegare a sinistra rientrando progressivamente nel bosco. Raggiunto un bivio evidente (cartello), proseguiamo diritto in direzione del Rifugio Bestianel, ignorando a destra il sentiero per il Monte di Botta da cui torneremo. Seguendo il percorso principale si incontra un altro bivio, caratterizzato dalla presenza di un carretto arrugginito, dove si prosegue diritto/sinistra ignorando a destra un’ampia traccia in discesa. Si avanza in moderata pendenza effettuando alcune svolte, fino a raggiungere un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra. Appena dopo si incontra l’ennesimo bivio dove si prosegue diritto/sinistra (sbiadito segnavia sulla destra appena dopo il bivio). Poco più avanti si raggiunge un’area di bosco rado dove è possibile notare, più in alto a destra, il Rifugio Bestianel. Si prosegue lungo la carraia ancora per poco e poi la si abbandona temporaneamente spostandosi a destra verso il rifugio, 1163 m. Dopo un’eventuale sosta si rimette piede nell’ampia traccia di prima e la si segue effettuando una svolta a destra. Appena dopo il tracciato si restringe a sentiero che si asseconda compiendo una curva verso destra, contornando in questo modo il margine superiore dell’area disboscata. Alla successiva svolta a sinistra, sul tronco di un albero a destra, si nota uno sbiaditissimo segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Messo piede su una magnifica e panoramica dorsale, la si asseconda per sentiero ben incavato fino a raggiungere un punto dove la traccia sembra perdersi. Guardando a destra si nota la continuazione del sentiero che tuttavia è per un tratto inglobato da arbusti spinosi. Si aggira a destra questa breve interruzione e si riprende la traccia principale che, spostandosi leggermente a sinistra, riconduce nei pressi della dorsale. Dopo l’attraversamento di un cancello si raggiunge una panoramica apertura dove la traccia piega nettamente a destra. Si continua ad assecondare la dorsale, passando a fianco di interessanti affioramenti arenacei (sbiadito segnavia a destra), per sentiero sempre marcato ed evidente. Dopo alcuni minuti di cammino si approda sulla sommità del panoramico poggio denominato La Penna1351 m, che offre notevoli visuali sul versante meridionale del Caio. Il sentiero prosegue assecondando quasi sempre, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra, la dorsale in direzione del crinale del Caio. Si affronta quindi l’ultimo ripido e faticoso strappo guadagnando infine la sommità del Corno di Caneto1428 m, da cui si ammira un grandioso panorama, in particolare sulla Val Cedra e le montagne del reggiano. Dalla cima si prosegue verso NW raggiungendo in breve la dorsale del Caio da cui si piega a destra lungo il percorso n° 734. Mediante ampia traccia si scende tagliando panoramici pendii prativi per poi continuare per rado bosco. Raggiunto un bivio (cartelli), situato in prossimità di un rimboschimento a conifere, si prosegue a destra avanzando per un tratto in leggera salita. Poco dopo il bel sentiero riporta nei pressi del filo della dorsale che asseconda per un tratto, per poi effettuare una netta svolta a sinistra conducendo all’interno di un altro rimboschimento a conifere. Sbucati in magnifici declivi prativi, si piega a destra raggiungendo in breve un bivio da cui si prosegue diritto in direzione del Monte di Botta e la Croce del Cardinale. Procedendo in leggera discesa si attraversa il margine superiore di splendidi pendii prativi che regalano visuali grandiose, continuando poi all’interno del bosco per largo sentiero che scende tenendosi nei pressi del filo della dorsale. Si continua per l’ampia mulattiera ancora per poco: infatti, nei pressi di un tornante sinistrorso, la si abbandona imboccando a destra un sentiero (segnavia) che conduce appena dopo ad un bivio. Qui si abbandona il sentiero segnato (diretto alla Croce del Cardinale) imboccando a destra un’evidente traccia non segnata (si tratta di un’antica mulattiera rimasta ancora incredibilmente intatta). Il percorso è molto evidente e non presenta bivi che possono trarre in inganno. Inizialmente si procede a mezza costa verso ovest ammirando grandiose visuali sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Successivamente si perde quota effettuando diverse svolte e tornanti per sentiero sempre molto incavato ed evidente. Più in basso si riprende la direzione ovest e si varca un primo ruscello, per poi scendere a guadare il Rio di Veronco che proprio in questo punto presenta cascatelle e suggestive pozze. Oltre il guado si procede per un breve tratto in salita fino ad incontrare un solco asciutto che si attraversa. Appena dopo ci si ricongiunge con la carraia seguita all’andata tramite la quale si rientra a Caneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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