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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Bratica

Monte Navert: anello da Casarola

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Punto di partenza/arrivo: Casarola 996 m

Dislivello: 687 m ca.

Tempi parziali: Casarola-sella quota 1251 m (50 min) ; sella quota 1251 m-Monte Navert (1,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (40 min) ; Pian del Monte-Grammatica (1,30 h) ; Grammatica-Casarola (50 min)

Durata complessiva: 5/5,15 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Riana-Grammatica-Casarola

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente una delle più interessanti e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. In questo percorso si ha la possibilità di visitare luoghi di impareggiabile bellezza e preziosità, come il pianoro prativo di Pian del Monte e il Bosco delle Fate (splendido castagneto ai piedi del Groppo Sovrano). La segnaletica CAI lascia molto a desiderare, tuttavia l’itinerario nel suo complesso non pone problemi di individuazione del giusto percorso.

Da Casarola si imbocca uno stradello (Via Attilio Bertolucci) che sale a fianco di una casa ed effettua poco sopra una netta svolta a destra. Ignorato a sinistra un viottolo di accesso ad un’altra casa, si prosegue diritto compiendo una curva a sinistra. Al successivo bivio si continua a destra per bella carraia pianeggiante che si segue tralasciando a sinistra una traccia in salita (cartelli in legno del Sentiero Natura e Cultura). Più avanti il percorso costeggia spettacolari pareti di arenaria stratificata (a destra si stacca il Sentiero Natura) per poi iniziare a guadagnare quota in moderata pendenza con qualche strappo un po’ più ripido. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi di una bella radura con fonte-abbeveratoio, incontrando poco più avanti un bivio dove da sinistra si innesta una carraia, proveniente dal Passo di Riana, contrassegnata n° 737 (è il segnavia che ci accompagnerà fino in cima al Navert). Appena dopo il bivio si affronta una ripida salita raggiungendo in breve un altro bivio dove si prosegue diritto/sinistra (cartelli). Si avanza comodamente con alcuni saliscendi ammirando, nell’altro lato della valle, una spettacolare parete di arenaria che ricorda in piccolo il Groppo Sovrano. Quando l’ampia traccia piega nettamente a sinistra, noi la seguiamo ignorando una mulattiera inerbita che prosegue diritto. Dopo una breve salita per carraia alquanto dissestata all’interno di un’area disboscata, si approda ad una selletta sulla dorsale Bratica/Cedra a quota 1251 m. Dal passo si prosegue a destra lungo il sentiero di crinale in direzione della sommità del Monte Navert. Inizialmente il percorso asseconda il filo della boscosa dorsale spartiacque, per poi avanzare in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale, dal quale spostandosi brevemente a destra (cartello) si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente), avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso, alla nostra sinistra, una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale ovest del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso, attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide bancate arenacee che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si attraversa in direzione NW tutto il magnifico pianoro sommitale, assecondando la traccia del percorso n° 739. Rientrati nel bosco si avanza tenendosi nei pressi della dosale Parma/Bratica, attraversando poco più avanti una bella radura. Oltre quest’ultima, una volta rientrati definitivamente nella vegetazione, si transita a fianco di straordinari esemplari di faggio dalle singolari forme contorte. Poi il sentiero piega leggermente a destra e poco più in basso a sinistra (attenzione ai segnavia), riportando nei pressi dell’ampio dorso del crinale. Dopo un’ultima discesa si approda ad una selletta a quota 1529 m da cui si prosegue diritto. Mediante ampio ed evidente sentiero si avanza in leggera salita all’interno di una faggeta che ha pochi eguali in fatto di bellezza. Effettuando anche alcune svolte e restando quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque, si esce dalla vegetazione approdando in magnifiche radure. Siamo nel ripiano prativo conosciuto come Pian del Monte1578 m, luogo di una certa importanza per i valligiani: sembra che un tempo vi si tenesse un mercato estivo. Dopo un’eventuale sosta ad un piccolo rifugio/bivacco situato poco più in basso e a destra rispetto il tracciato che stiamo seguendo, si continua attraversando il ripiano prativo fino ad un bivio non segnato da cui si abbandona a destra un’ampia traccia che scende verso Riana. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra per ottimo sentiero che rientra nel bosco uscendone poco più avanti. Ora il percorso segnato piega nettamente a sinistra verso la cima del poggio erboso chiamato Groppo Fosco1585 m, da cui è possibile ammirare una notevole visuale dell’Alta Val Parma con il suo circondario di montagne. Dalla sommità la traccia, non particolarmente marcata, piega leggermente a destra procedendo in direzione NW verso il vicino limite del bosco. Raggiunto quest’ultimo, si effettua una netta svolta a destra immettendosi in un’ampia mulattiera che si segue a destra scendendo inizialmente verso E/NE, poi N. Il percorso (si tratta dell’antico accesso ai pascoli di Pian del Monte) procede in modo lineare (ad un bivio segnato si lascia a destra una traccia per Pian del Monte) tenendosi in prossimità dell’ampia dorsale spartiacque. Più avanti il tracciato avanza sulla destra rispetto il dorso del crinale divisorio, aggirando in questo modo la boscosa sommità del Monte Quadro. La mulattiera/carraia raggiunge più avanti il limite superiore di un’area disboscata ed effettua, oltre quest’ultima, una svolta a sinistra conducendo nei pressi di una radura dove da sinistra si innesta un sentiero proveniente dal Passo della Sisa. Noi proseguiamo diritto lungo l’antica direttrice, compiendo più in basso una svolta a sinistra ed approdando ad un bivio dal quale si ignora a sinistra un’ampia mulattiera per il Passo della Sisa. Seguiamo la carraia principale perdendo quota in direzione NE, prima all’interno del bosco, poi assecondando una panoramica costa. Dopo alcuni tornanti si raggiunge la caratteristica chiesa di Grammatica1008 m, mettendo piede nella provinciale Corniglio-Monchio che si segue a destra. Si effettua subito una netta svolta a destra costeggiando successivamente verticali pareti arenacee. Poco dopo si transita alla base di un singolare poggio parzialmente roccioso (il Groppo Torsello) varcando poi, mediante ponte, il Rio Acquabella. Oltre quest’ultimo si continua lungo la provinciale ancora per poco: infatti, dopo una maestà situata alla nostra sinistra, si scorge in lontananza un cartello. Qui giunti si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una mulattiera in discesa. Si tratta di un antico tracciato ancora ben conservato all’interno di un castagneto che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Poco più avanti si transita nelle vicinanze di un essiccatoio diroccato e si continua comodamente lungo la mulattiera (guardando in alto a destra è possibile scorgere altre costruzioni in pietra). Dopo essere passati a fianco di un secondo essiccatoio si giunge ad un bivio da cui, ignorata a sinistra una traccia con cartello di divieto d’accesso, si prosegue diritto/destra. Una breve discesa conduce al magnifico Bosco delle Fate: si tratta di un ripiano boscoso punteggiato da diversi essiccatoi (pannelli esplicativi riportano poesie di Attilio Bertolucci) e da massi erratici. Dopo una consigliabile perlustrazione si prosegue per l’antica mulattiera, fiancheggiata da muretti a secco, passando a fianco dell’ennesima costruzione in sasso ancora ben conservata. Il tracciato, delimitato a sinistra da una staccionata, piega poi a destra e conduce ad un solco che si attraversa. Appena dopo si transita a fianco di una casa (il Molino di Riana) e si oltrepassa mediante ponte in legno un ramo del Torrente Bratica. Al successivo bivio si prende la traccia di sinistra giungendo nei pressi di alcune abitazioni. Oltrepassato anche il torrente principale, si procede per carraia che sale in direzione di Casarola. Dopo pochi minuti ci si innesta in uno stradello che si segue a destra in salita, piegando poi a sinistra onde entrare nel borgo antico di Casarola. lo si attraversa ammirando angoli suggestivi ed imboccando, nei pressi delle ultime case, una stradina in salita. Seguendo quest’ultima si raggiunge la chiesa del paese e, poco più in alto, la provinciale per Monchio.

 

 

 

 

 

 

 

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Il Monte Aguzzo da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 2,15/2,30 h

Tempi parziali: Grammatica-bivio quota 1238 m (30 min) ; bivio quota 1238 m-Passo della Sisa-Monte Aguzzo (45 min) ; Monte Aguzzo-Passo della Sisa-Grammatica (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Ultima verifica: maggio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Stupendo anello alla scoperta di luoghi ormai dimenticati che in passato ebbero una certa importanza per i valligiani. Nell’introduzione di una relazione relativa ad un altro percorso in Val Bratica, mi è capitato di scrivere che in queste zone il tempo è come se si fosse fermato. Ebbene, la stessa magnifica sensazione la si prova nel percorre questo itinerario. In Val Bratica – così come in poche altre aree montuose – è possibile percepire il “senso” più profondo della montagna appenninica. La perla che arricchisce l’escursione proposta è una mulattiera che dal Passo della Sisa conduce a Grammatica. Si tratta di un antico tracciato che veniva utilizzato dai valligiani per raggiungere il crinale Bratica/Parma, e da qui spingersi fino alla dorsale prativa chiamata Pian del Monte, luogo di un antico mercato che si teneva nella stagione estiva. Consiglio a quei pochi interessati ad un simile itinerario di gustarselo metro dopo metro senza fretta, immergendosi in un’atmosfera dilatata dove il passato è una dimensione realmente percepibile.

Parcheggiata l’auto nella parte finale di Grammatica in direzione di Riana, ci si incammina imboccando una stradina (percorso CAI n° 739) che parte sulla destra della caratteristica chiesa del paese. Si guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando alcune svolte, assecondando in seguito il panoramico dorso di una costa (ad un bivio si prosegue a destra in salita). Più avanti si penetra nel bosco e si continua lungamente per la bella carraia, raggiungendo infine un bivio a quota 1238 m (segnavia su un sasso a terra). Qui si abbandona il percorso segnato imboccando a destra un’ampia traccia che procede prima in piano poi in discesa. Oltrepassato un solco si effettua una netta svolta a destra e si avanza costeggiando dall’alto una radura il cui margine nord-occidentale si raggiunge in breve. Questo ripiano erboso ospitava in passato una coltivazione a cereali invernali come il grano marzaiolo, da cui deriva il nome del luogo: Marzolare (cfr. Canossini). Continuando per l’ampia mulattiera si varca poco dopo un ruscello e si costeggia il margine inferiore un’altra splendida radura. Appena dopo si confluisce in un’ampia traccia che si segue a destra raggiungendo in breve il Passo della Sisa1211 m (poco prima si stacca a destra una mulattiera proveniente da Grammatica), storico valico di crinale e incrocio di diversi percorsi. Noi proseguiamo alla volta della sommità del Monte Aguzzo, imboccando il ripido sentiero che abbiamo di fronte. Dopo il primo strappo, la traccia, non segnata ma evidente, avanza assecondando il boscoso dorso del crinale spartiacque Bratica/Parma. Procedendo perlopiù in piano e leggera discesa, si esce poi dal bosco in corrispondenza di una magnifica costa marnosa (panorama stupendo). Qui il sentiero piega a destra e sale ripido ancora per un breve tratto all’interno del bosco, per poi uscirne ed effettuare un obliquo ascendente verso sinistra tagliando un ripido e friabile pendio di marne. Si prosegue lungo la traccia affrontando l’ultimo faticoso strappo che precede la sommità del Monte Aguzzo1324 m, caratterizzata da un palo in ferro residuo di una stazione radio risalente alla Seconda Guerra Mondiale (cfr. Canossini). Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla cima di questo monte, si ritorna al Passo della Sisa seguendo lo stesso percorso effettuato in salita. Dal valico si rientra a Grammatica percorrendo con immenso piacere una delle poche mulattiere storiche rimaste ancora intatte, scampata miracolosamente dalla distruzione ed invadenza operata da moto da cross, mountain bike, cartacce e pattume vario abbandonato da escursionisti cialtroni. Dal passo si prende quindi la traccia di sinistra procedendo in piano verso N/NE al sommo di radure arbustive. Poi il percorso svolta repentinamente a destra e perde quota in leggera discesa all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Poco dopo si esce in una piccola radura con affioramenti argillosi che si attraversa lungo il suo margine destro (guardando a destra si nota un notevole esemplare di antico muretto a secco). Rientrati nel bosco si continua a scendere per la splendida mulattiera inizialmente larga e molto incavata, poi più stretta ma sempre evidente (in alcuni punti è possibile notare ciò che rimane del selciato originario). Più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa che costituisce il sommo della sponda sinistra (orografica) della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo la mulattiera raggiungendo in breve la strada provinciale della Val Bratica appena prima del paese di Grammatica. Si attraversa tutto lo splendido e antico nucleo fino alla chiesa del paese nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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Tra Bratica e Cedra

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo do Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m (40 min.) ; sella quota 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

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Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti una magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che richiede tuttavia di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale a mezza costa procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo un’ultima salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e, a volte, assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco, tenendosi in questo modo sulla sinistra del crinale. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi e poco sotto il limite del bosco. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo nella vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano.

 

 

 

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Monte Aguzzo: anello da Sivizzo

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Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 564 m

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Sivizzo-crinale Bratica/Parma (45 min/1 h) ; crinale Bratica/Parma-Monte Aguzzo (40 min) ; Monte Aguzzo-Passo della Sisa (30 min) ; Passo della Sisa-Grammatica (4o min) ; Grammatica-fondo Val Bratica-Sivizzo (1,10 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Interessante e completo anello in un settore della Val Bratica poco conosciuto e scarsamente valorizzato a livello escursionistico. Benché i segnavia del CAI, nel tratto Sivizzo-Passo della Sisa, siano quasi del tutto assenti, l’orientamento (di per se non complesso) è facilitato da segni giallo-arancioni impressi in occasione di una recente gara di corsa a piedi in montagna. Anche il tratto Grammatica-fondo Val Bratica-Sivizzo presenta una segnaletica realizzata (forse) in relazione alla menzionata gara.

Poco prima di uscire dall’abitato di Sivizzo, procedendo in direzione di Grammatica, si imbocca a destra uno stradello cementato che sale verso NW. La pendenza si fa subito molto sostenuta e una volta usciti dal nucleo abitato si incontra un primo bivio dove si prende la carraia di sinistra. Seguiamo l’ampia traccia che presto entra nel bosco, incontrando poco dopo un secondo bivio dove si ignora a sinistra una carraia in discesa. Dopo una fontana collocata alla nostra sinistra, si presenta un ulteriore bivio dove occorre prendere la carraia di sinistra. Si continua con percorso lineare, sempre in direzione NW, giungendo ad un quarto bivio: si ignora l’ampia traccia che procede a sinistra, imboccando a destra una carraia che effettua presto una curva verso destra. Dopo una svolta a sinistra, ad un ulteriore bivio, si procede diritto lasciando a destra una traccia un po inerbita. Presto giungiamo alla base di un ripido pendio con bosco molto diradato che si risale effettuando diversi tornanti. Faticosamente, a causa della pendenza molto sostenuta del tracciato, mettiamo infine piede sul crinale Bratica/Parma. Appena giunti su di esso, spostandosi sulla destra per qualche metro, si arriva al culmine di un ciclopico pendio franato che degrada verso il fondo della Val Parma: si tratta della grande frana di Corniglio. Continuiamo a sinistra lungo il percorso di crinale che obbliga all’inizio al superamento di un ben ripido e faticoso strappo. Dopo aver oltrepassato un traliccio dell’alta tensione, il sentiero entra nel bosco e procede in leggera salita con qualche tratto un po più ripido. In seguito ci si sposta sulla destra del crinale boscoso, procedendo a mezza costa, per poi ritornare a seguire la dorsale approdando su un poggio dove è ben visibile la sommità del Monte Aguzzo. Un breve tratto in discesa conduce ad una selletta dove si svolta a destra per pochi metri, per poi riprendere a salire a sinistra lungo il pendio boscoso. Si risale un solco e, con progressivo spostamento verso destra, si esce dal bosco a pochi metri dalla soprastante cima del Monte Aguzzo, 1325 m, caratterizzata da un alto palo in ferro residuo di una stazione radio risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Dalla sommità si ammira un panorama vastissimo che si estende dai monti del reggiano fino alla dorsale Parma/Baganza. Si scende per l’evidente sentiero che più in basso piega a sinistra tagliando obliquamente un ripido pendio marnoso. Si rientra successivamente nel bosco giungendo poco dopo a lambire un costa marnosa che offre una notevole visuale verso l’Alta Val Parma. Il tracciato si sposta poi verso sinistra riportandoci sulla boscosa dorsale Bratica/Parma che seguiamo lungamente in leggera salita e poi in piano. Una breve discesa conduce infine al Passo della Sisa 1211 m, importante crocevia di sentieri. Proseguiamo diritto ignorando a destra un’ampia traccia proveniente da Mossale Alto e a sinistra una bella e antica mulattiera proveniente da Grammatica. Dopo aver oltrepassato una recinzione si tralascia a sinistra un’ampia traccia che scende verso Grammatica. Poco dopo, invece, si abbandona a destra il percorso che seguiamo (diretto a Pian del Monte) continuando lungo una bella ed evidente mulattiera non segnata che procede a mezza costa affiancata a destra da una bellissima radura. Dopo una svolta verso destra giungiamo nei pressi di un’altra radura: si tratta del Marzolare, vasto campo che un tempo ospitava coltivazioni a cereali invernali. La mulattiera-carraia procede a destra della radura in moderata salita confluendo, dopo una svolta verso sinistra, nell’ampia traccia contrassegnata CAI n° 739. La seguiamo in discesa in direzione E/NE uscendo presto dal bosco e ammirando notevoli visuali panoramiche verso il Caio, la Val Bratica e l’Alpe di Succiso sullo sfondo. Il tracciato conduce infine nei pressi della chiesa di Grammatica, caratterizzata da due campanili, a poca distanza dalla provinciale Corniglio-Monchio. Attraversiamo l’asfalto e imbocchiamo nel lato opposto uno stradello sterrato che in leggera discesa conduce al cimitero. Lasciato quest’ultimo a sinistra, si continua per bella mulattiera che scende verso il fondo della Val Bratica. Il tracciato compie diverse svolte e tornanti ed è contrassegnato da strisce e bolli di vernice gialla fosforescente. Giunti nel fondo della valle, si procede in direzione nord prendendo ad un bivio la traccia di destra. Poco dopo si arriva a lambire la sponda sinistra orografica del Torrente Bratica e si continua per l’antica mulattiera che procede in modo lineare a mezza costa in un magnifico ambiente boscoso. Il guado di un rio e un’ultimo tratto a mezza costa precedono un bivio evidente: la mulattiera confluisce in una carraia che si segue a sinistra in piano e poi in leggera salita. Si oltrepassa una recente frana e si continua lungamente per la carraia che procede a saliscendi. Dopo l’attraversamento di due rii, il tracciato compie una netta svolta a destra cui fa seguito un’altra verso sinistra. Si effettua un’ultima ripida e faticosa risalita approdando nei pressi del cimitero di Sivizzo, collocato in un panoramico ripiano. Uno stradello conduce nel centro del paese e, poco sopra, nella provinciale proprio di fronte alla fontana.

 

 

 

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Val Bratica: anello da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana 1015 m

Dislivello: 370 m ca

Durata complessiva: 3,15/3,45 h

Tempi parziali: Riana-Costa (1,15 h) ; Costa-guado Torrente Bratica (30/40 min) ; guado Torrente Bratica-sentiero 737-Passo di Riana (30 min) ; Passo di Riana-carraia Ticchiano/Casarola (25 min) ; carraia Ticchiano/Casarola-Casarola (paese)-Riana (40/45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2016

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Riana.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto La Traversa-carraia per Pian del Freddo è puramente indicativo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

In Val Bratica il tempo è come se si fosse fermato. Qui è possibile vivere sensazioni ed emozioni sempre più rare, soprattutto nell’attuale contesto di sfruttamento (o rivalutazione, dipende dai punti di vista) della montagna, non solo in ambito alpino, ma anche appenninico. La percezione che si prova camminando con lentezza, curiosità e stupore in questi luoghi, scaturisce dal contatto con una dimensione temporale distesa, dilatata, dove il passato è in perfetta simbiosi con il presente conferendogli la sua portata spirituale. Itinerario di breve durata ma di notevole interesse: un vero compendio delle peculiarità ambientali della Val Bratica. La segnaletica è perlopiù assente e quei pochi segnavia presenti sono alquanto sbiaditi. Particolarmente problematica è la sezione del percorso (segnavia CAI n° 737) che dal Passo di Riana, attraversando le pendici del Poggio Maslini, conduce alla carraia Ticchiano-Casarola. Si tratta di un sentiero totalmente in disuso e perciò difficile da reperire, anche a causa della vegetazione molto invadente che in diversi punti tende a coprire la traccia. Sul discorso del globale disinteresse riguardo una possibile e autentica rivalutazione della montagna appenninica (che non è quella attualmente in atto), più volte mi sono soffermato.

Dalla chiesa di Riana si imbocca a sinistra uno stradello, prima asfaltato e poi cementato, che presto inizia a salire ripidamente. Una netta svolta verso destra e un ripido strappo precedono un bivio dove si abbandona a destra la continuazione dello stradello. Si procede invece diritto per ampia carraia all’interno del bosco (a destra, appena dopo il bivio, possiamo ammirare un antico e alto muro formato da massi arenacei). Si continua per l’ampia traccia in leggera salita oltrepassando una fontana e giungendo appena dopo ad un bivio evidente. Si abbandona a destra la carraia, diretta a Pian del Monte, proseguendo a sinistra per ampia mulattiera. Dopo pochi minuti si esce dal bosco e si taglia un pendio caratterizzato da un caotico ammasso di grossi blocchi arenacei che ricorda la pietraia sottostante le pareti del Groppo Sovrano. Siamo in località La Traversa: di notevole interesse paesaggistico, questo luogo ebbe in passato una certa importanza per i valligiani, in quanto utilizzato come cava naturale per l’estrazione di pietre da costruzione (cfr. Canossini). Si continua per la mulattiera-carraia (in un tratto appare il selciato originario) che presto conduce ad un bivio: si ignora a sinistra un’ampia traccia inerbita e si prosegue a destra in salita. Il percorso è ora affiancato a destra da stratificazioni argillose e a sinistra da radure e campi. Dopo un tratto in moderata pendenza, si lambisce il margine superiore di questi ultimi, conosciuti come I Cornioli (notevoli visuali panoramiche verso il Caio e la sottostante Val Bratica). La carraia effettua poi un tornante verso destra procedendo in ripida salita e, nei pressi di un rimboschimento a conifere, svolta nettamente a sinistra. Poco dopo, ad un bivio, si continua diritto, lasciando a destra un’ampia carraia. Si attraversa un ruscello e si procede per bella mulattiera delimitata a sinistra da un antico muretto a secco. In breve si esce dal bosco approdando su un arioso poggio (1300 m), dove il percorso svolta nettamente a destra. Ci troviamo su una panoramica costa al culmine di ripide pareti di arenaria, ben visibili dal lato opposto della valle, simili in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. Si continua per l’evidente carraia che procede in leggera salita tenendo, ai diversi bivi, il percorso più evidente. Dopo una svolta verso sinistra e l’attraversamento di un rio, ci si immette in un’altra carraia proveniente da Riana. La seguiamo a sinistra approdando in breve nella magnifica radura della Costa, 1363 m: il luogo è stupendo, tra i più belli di tutta la Val Bratica, ideale per una sosta ristoratrice. L’ampia traccia attraversa in direzione ovest tutta la radura rientrando presto nel bosco. Si guada un primo rio cui fa seguito un secondo quasi sempre asciutto. Una breve risalita conduce al sommo di un’altra bella radura, dove il tracciato svolta nettamente a sinistra iniziando a scendere. Seguiamo l’ampia ed evidente traccia fino a raggiungere il margine inferiore dei prati. Rientrati nel bosco si procede in piano e in leggera discesa, ignorando un’ampia traccia che si stracca a destra. Poco più avanti si guada il Rio del Freddo sbucando, dopo una breve risalita, in un’ampia carraia diretta a Pian del Freddo (tavolo con panche a destra) che seguiamo a sinistra in discesa. Dopo una svolta verso destra, il percorso continua lungamente in leggera discesa attraversando un’ampia sezione di bosco diradato. Si guada un ruscello e poco dopo ci si immette in un’altra carraia che si segue a sinistra. Dopo un paio di tornanti si giunge a lambire la sponda sinistra orografica del Torrente Bratica, che si guada poco più avanti (attenzione in caso di piena). Dopo il guado si continua per l’ampia traccia che procede nel lato opposto della valle, confluendo dopo circa 10/15 minuti nel percorso contrassegnato n° 737 che seguiamo a sinistra per un breve tratto. Infatti, dopo una ripida discesa, abbandoniamo la carraia (che ci condurrebbe ugualmente a Casarola) per imboccare a destra un’ampia traccia diretta al Passo di Riana (segnavia sbiadito su un masso con muschio appena prima del bivio). La seguiamo in moderata salita godendo di visuali sempre più ampie. Prima di giungere al passo, sulla destra troviamo un fonte-abbeveratoio. Dal Passo di Riana la continuazione del percorso pone particolari problemi di identificazione, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di tracce parallele che possono tratte in inganno. Si abbandona la carraia seguita fino a questo momento (che scende nel versante Cedra) e si piega a sinistra oltrepassando una recinzione. Il sentiero (segnavia n° 737) attraversa un primo tratto con vegetazione piuttosto invadente e, mantenendosi a sinistra del crinale Bratica/Cedra, sale in direzione di un poggio erboso con rocce affioranti. Da quest’ultimo ci si sposta a destra assecondando il filo della dorsale spartiacque dove arriva il limite superiore di un rimboschimento a conifere delimitato da una recinzione. Dopo pochi metri è necessario abbandonare il crinale e scendere verso sinistra, cercando di rintracciare una labile traccia (nessun segnavia). Poco dopo si entra nel bosco e il sentiero torna ad essere evidente. Si transita tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito a destra) per poi virare a sinistra (a destra il sentiero è ostruito dalla vegetazione), uscendo in questo modo dal bosco. Approdati in un ripiano erboso, si segue a destra una traccia evidente che tende a perdersi quasi subito nei pressi di un cespuglio di felci. Si attraversa quest’ultimo tendendo leggermente a sinistra, per poi piegare a sinistra scendendo per pochi metri. Verso destra si penetra nella folta vegetazione che si attraversa per traccia abbastanza marcata (segnavia assenti). Segue una radura arbustiva che precede un’altra fascia di vegetazione dove la traccia diviene più evidente (una placchetta di latta con il segnavia n° 737 ci conferma di essere nel giusto percorso). Poco dopo si sbuca in bucolici declivi prativi che si attraversano piegando leggermente a destra in leggera salita in direzione di una selletta marnosa ai piedi del Poggio Maslini. Dal valico si continua in discesa su sentiero evidente all’interno del bosco. Si oltrepassa una recinzione e al bivio successivo si volta a sinistra in discesa. Usciti dal bosco, si procede restando nei pressi del limite destro di un’ampia radura (a destra l’antica mulattiera è totalmente inglobata dalla vegetazione), fino al margine inferiore di essa. Si svolta a sinistra, lasciando a destra una traccia evidente, e subito dopo si piega a destra. Si attraversa un piccolo solco confluendo infine nella carraia Ticchiano-Casarola, cui mettiamo piede dopo aver oltrepassato, mediante rudimentale cancello, un’ennesima recinzione con filo spinato. Seguiamo la carraia, affiancata da campi e ampie radure, a sinistra in leggera discesa. Il percorso effettua inizialmente un svolta verso destra cui fa seguito un’altra a sinistra. Dopo 10 minuti di rilassante cammino ci si immette in un’altra carraia (la stessa che abbiamo abbandonato più in alto) che seguiamo a destra giungendo in vista del vicino paese di Casarola . Lo stradello termina nella provinciale per il Passo del Ticchiano, che si attraversa, per poi scendere nel centro del borgo antico, transitando nei pressi della chiesa di S.Donnino. Poco più in basso si volta a sinistra imboccando Via della Chiesa: qui possiamo ammirare l’antica fontana, vecchie case e angoli suggestivi, dove il passato è ancora una realtà viva, percepibile. Il paese di Casarola è segnato dall’indelebile memoria del poeta Attilio Bertolucci che tanto ha amato questa valle cogliendone l’intima essenza che traspare in molti suoi versi. Esiste una perfetta simbiosi tra l’architettura delle case, i castagneti con gli essicatoi, i massi erratici, le pareti di arenaria, l’insieme antropologico/ambientale della Val Bratica e l’animo poetico di Bertolucci. Usciti dal nucleo antico, al primo bivio si volta a destra scendendo lungo Via del Mulino, per poi abbandonarla dopo pochi metri svoltando repentinamente a sinistra. Seguiamo una comoda sterrata in leggera discesa, avvicinandoci progressivamente al fondo della valle (notevoli visuali verso il maestoso Groppo Sovrano), a cui giungiamo dopo una svolta verso destra. Tramite ponte si attraversa il Torrente Bratica transitando poco dopo nei pressi di alcune case. Raggiunto un bivio, svoltiamo a sinistra imboccando una bella mulattiera in salita che inizialmente procede alla sinistra di una villetta. Dopo un breve tratto in moderata pendenza, si attraversa una stradina asfaltata riprendendo nel lato opposto la mulattiera ora più inerbita, segno di una sua trascuratezza. Una breve ma ripida salita e una rampa di gradini ci separano dal paese di Riana, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 

 

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Il Monte Navert dal Passo del Ticchiano

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1146 m

Dislivello: 530 m 

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (0,45/1 h) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m-Monte Navert (1,00/1,15 h) ; Monte Navert-Passo del Ticchiano (1,45/2,00 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2015 (il tratto Passo del Ticchiano-Passo di Riana-carraia proveniente da Casarola: ottobre 2017 ; carraia proveniente da Casarola-sommità Monte Navert: giugno 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Casarola-Passo del Ticchiano

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Descrizione dell’itinerario

Remunerativa escursione in luoghi solitari e poco frequentati. Il percorso n° 737 risente di una segnaletica in parte precaria. E’ necessario prestare attenzione al tratto di sentiero che transita sotto il Poggio Maslini, in quanto poco evidente e quasi del tutto sprovvisto di contrassegni.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione ed approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante guadagna quota all’interno di un’area disboscata. Messo piede su una selletta di crinale a quota 1251 m, si abbandona la mulattiera/carraia che scende nel versante Cedra e si imbocca a destra il sentiero contrassegnato n° 737. L’ottima traccia si inoltra subito nel bosco assecondando inizialmente il crinale divisorio, per poi avanzare alla sua destra in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo poi in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale, dal quale spostandosi brevemente a destra (cartello) si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente) ed avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso alla nostra sinistra una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale ovest del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso ed attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide bancate arenacee che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Il rientro al Passo del Ticchiano avviene per lo stesso percorso. E’ necessario prestare attenzione al reperimento della giusta traccia nel tratto Passo di Riana-carrareccia Casarola/Ticchiano.

 

 

 

 

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