Le Rocce della Nave, il Monte Pennino e il Monte Penna

Punto di partenza/arrivo: Passo del Chiodo, 1452 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Passo del Chiodo-cima principale delle Rocce della Nave (40 min.) ; cima principale delle Rocce della Nave-Monte Pennino-Monte Penna (1,40 h) ; Monte Penna-Lago del Penna (45 min.) ; Lago del Penna-Passo del Chiodo (1 h)

Difficoltà: EE/EE+ la cresta delle Rocce della Nave ; EE+/F la brevissima scalata dello spigolo del Pennino ; E+EE la salita dalla Forcella del Pennino al Monte Penna ; E+ il tratto Lago del Penna-sentiero n° 831 ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: Giugno 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo. Imboccata poco sotto il valico la SP 75, la si segue fino a raggiungere il Passo del Chiodo

N.B.: il colore arancio indica sezioni in cui il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Stupenda proposta escursionistica che permette la conoscenza di un’area montuosa di grande pregio ambientale, geologico e naturalistico. Si tratta innanzitutto di raggiungere e percorrere la lunga cresta delle Rocce della Nave, toponimo che si riferisce ad un insieme di gendarmi, spuntoni e pareti di roccia ofiolitica che precipitano verso la conca denominata La Nave. La dorsale in questione è stata in questi ultimi anni segnata con frecce (attualmente piuttosto scolorite) che indicano il percorso migliore, o comunque quello più comodo e meno impegnativo. Una volta guadagnata la Forcella del Pennino, l’autore della relazione ha conquistato l’omonima cima risalendo il suo spigolo meridionale, superando qualche bel passaggio d’arrampicata piuttosto aereo. Dopo la traversata NE-SW del Monte Penna e raggiunto il grazioso Lago del Penna, si ritorna alla Nave mediante un percorso segnato ma piuttosto impervio. Per le sue caratteristiche, l’itinerario proposto è riservato a escursionisti molto esperti. 

Dal Passo del Chiodo si imbocca il percorso n° 831 assecondando un’ampia traccia che procede in lieve salita all’interno di una splendida faggeta. Dopo un paio di tornanti si prosegue avendo come direttrice un crinale boscoso, progredendo in piano parallelamente ad un solco. Valicata una selletta boscosa, si procede in lieve discesa notando alla nostra sinistra un’area con spettacolari faggi e massi. Poco dopo occorre abbandonare l’ampia traccia al fine di raggiungere l’avvallamento situato alla nostra sinistra alla base delle pareti delle Rocce della Nave. Messo piede in una suggestiva pietraia – che a sua volta costituisce il fondo del menzionato avvallamento – guardando a destra si dovrebbe intuire il canale che divide la cima principale della cresta, a sinistra, da una quota secondaria a destra. Ci si dirige quindi verso il canale in questione salendo ripidamente in obliquo verso destra senza traccia, fino a raggiungere la base delle pareti rocciose. Traversando verso destra, si entra nel fondo della valletta che poco più in alto si restringe a gola/canale. Assecondando anche una tracciolina si arriva alla base di un restringimento del canale dove possiamo notare delle frecce di vernice rossa che indicano il percorso da seguire. Entrati nello stretto canalino, si scala con un bel passaggio la placchetta di sinistra (II°), continuando poi in obliquo per labile traccia. Poco dopo si piega a destra al fine di ritornare nel fondo del canale, che si risale ripidamente incontrando altre frecce direzionali. Dopo l’erta balza finale formata da erba e roccette, si approda in una spettacolare forcella di crinale delimitata a destra da uno spuntone roccioso. Da qui ci si dirige a sinistra alla volta della cima principale, notando uno spit con maglia rapida totalmente inutile e fuori luogo in un percorso di questo tipo. Possiamo proseguire diritto scalando belle placchette di roccia solida (I°+ all’inizio) avendo a destra un canalino erboso. Dopo questa sezione si vira a destra (frecce direzionali) e aggirata la più compatta fascia rocciosa terminale, si piega a sinistra fino a guadagnare la stupenda dorsale sommitale. Dalla superlativa cima vogliamo raggiungere la quota disposta più a nord della lunga dorsale, assecondando una tracciolina che si tiene sulla destra dell’esposto filo di cresta. Dopo una ripida discesa si approda in una boscosa selletta sotto le rocce della cima in questione. Aggirate le pareti a sinistra, ci si immette in un canalone con massi che si risale raggiungendo la forcella che separa la cima principale a destra da uno spuntone a sinistra. Dalla forcella si sale ripidamente in obliquo verso sinistra e raggiunte le rocce sommitali si asseconda una specie di rampa. Dall’esclusiva sommità, si può scendere alla selletta boscosa di prima calandosi piuttosto ripidamente verso sud. riguadagnata la cima principale delle Rocce della Nave e ritornati alla forcella che costituisce lo sbocco del canalone di salita, si continua lungo il percorso segnato con frecce rosse, aggirando a sinistra, nel bosco, delle rocce. Dopo un ripido e piuttosto esposto obliquo ascendente per pendio prativo, la traccia procede in piano scartando in questo modo la sommità dell’altra più rilevante quota della lunga dorsale. Noi, invece, salendo liberamente per erti pendii prativi, conquistiamo la menzionata cima, da cui si ammira un notevole colpo d’occhio sulla sommità principale. Ritornati nel percorso segnato, si rientra nel bosco scendendo in un avvallamento e, guidati dai puntuali segnavia, si arriva sotto un’altra quota rocciosa. Aggirate le rocce sulla destra, si raggiunge una forcella delimitata a destra da spuntoni e a sinistra dalla cima in questione. Anche in questo caso il percorso segnato non contempla il raggiungimento della sommità di quest’ulteriore quota, ma noi vogliamo ugualmente conquistarla. A tal fine si prende a sinistra un canale e poi a destra un altro solco, guadagnando in questo modo la cima del gendarme. Ritornati alla forcella, si prosegue per il percorso principale scendendo ripidamente per qualche metro, avanzando successivamente a ridosso delle rocce del groppo roccioso. Raggiunta un’area caratterizzata da grossi massi, si prosegue orientandosi con le frecce, spostandosi a destra e scendendo ripidamente nel bosco. Si vira poi a sinistra e risalito un canalino si guadagna una forcella che si valica. Si prosegue sulla sinistra (versante Ceno) del crinale divisorio fino a valicare una seconda boscosa selletta. Dopo quest’ultima si vira a destra perdendo quota all’interno del bosco, riguadagnando successivamente il filo della dorsale. Scavalcata un’altura e aggirato uno spuntone, si arriva in prossimità di un altro groppo roccioso che si scarta a sinistra. Ripreso il crinale in corrispondenza di una selletta, si doppia uno spigolo effettuando appena dopo un traverso su placchetta assistiti da un cordino. Scartato a sinistra uno spuntone (freccia), si discende un ripido canalino, oltre il quale, spostandosi a destra a ridosso di un altro spuntone (bollo rosso su un albero), si attraversa una stretta fenditura. Si continua a perdere quota per canale fino a rientrare nel bosco dove il pendio si fa meno ripido. Ripresa la salita, si avanza a sinistra e nei pressi dell’ampia dorsale, raggiungendo in seguito una selletta con a sinistra uno spuntone. Si continua lungo il pianeggiante crinale boscoso, fino a valicare una costa ed entrare in un avvallamento (ometto) che si asseconda per un tratto. Si prosegue all’interno del bosco orientandosi con i segnavia (bolli e frecce rosse), svoltando in seguito a sinistra. Al poco evidente bivio che si presenta poco dopo (due frecce direzionali), prendiamo il percorso di destra che ci conduce ad una selletta. Oltre quest’ultima si perde quota orientandosi sempre con le frecce rosse (in questo tratto piuttosto sbiadite), notando a sinistra delle pareti rocciose. Dopo un tratto in piano ci si immette nel percorso n° 831 che seguiamo a sinistra verso la Forcella del Penninno. Trascurato subito a destra il sentiero che scende verso il Rifugio Casermette del Penna, si inizia una ripida salita all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Guadagnata la dorsale spartiacque, ci si innesta nel percorso n° 871 che si segue a destra verso il Monte Penna e il Passo dell’Incisa. Si avanza lambendo il crinale divisorio per poi piegare a sinistra quando il bosco lascia il posto alle rocce del Pennino. Usciti dalla faggeta, si sale piuttosto ripidamente fino a guadagnare la Forcella del Penninno1655 m, delimitata a destra dallo spigolo dell’omonima cima. Per conquistare quest’ultima possiamo scalare questa naturale direttrice, prestando attenzione all’esposizione, soprattutto nella più impegnativa parte finale. Tenendosi leggermente a destra del filo, si raggiunge la più consistente sezione rocciosa terminale e la si supera spostandosi a destra, superando muretti e placchette con qualche bel passaggio di II° su roccia solida. Dalla stupenda sommità si ritorna alla sottostante forcella scendendo per ripido canale con roccette nella parte inferiore. Si continua la salita alla volta della sommità del Penna, assecondando l’evidente cengia/rampa che taglia tutto il versante NE della montagna. Superando facili passaggi rocciosi attrezzati con catene, utili soprattutto come corrimano, ci si sposta verso la terminazione occidentale della “parete”. Dopo qualche tornante si arriva alla base di una breve placchetta attrezzata con catena, superata la quale si mette piede in una bella cengia. La si asseconda a sinistra e continuando per sentiero si guadagna la frequentata cima del Monte Penna1735 m. Ci troviamo in una delle più importanti e sacre montagne dell’Appennino settentrionale, identificata dalle popolazioni celtico/liguri con il “dio Pen”. La sommità è caratterizzata, oltre che dal vastissimo panorama, da una statua in bronzo raffigurante una Madonna e da una cappellina. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa percorrendo la boscosa dorsale SW della montagna, assecondando un sentiero (segnavia bianco-rossi ; croce e quadrato gialli) generalmente molto battuto da comitive di escursionisti/turisti. Dopo la prima parte, si penetra nella splendida faggeta perdendo comodamente quota per tracciato evidente ma in alcuni tratti ricoperto da uno spesso strato di foglie. Raggiunta un’ampia sella, il percorso si sposta un po’ a sinistra rispetto il filo della dorsale, che si valica più in basso nei pressi di una radura. Dopo un’ultima discesa, si approda al Passo dell’Incisa1468 m, immettendosi nella carrareccia d’accesso aperta alle auto. Si segue la carrozzabile a destra perdendo lievemente quota, transitando più in basso a fianco della segheria. Al bivio che si presenta poco più avanti, in corrispondenza di una svolta a sinistra del tracciato, si abbandona la carrareccia principale imboccando a destra un’altra carraia (nessuna indicazione). Nel momento in cui il percorso effettua un tornante verso sinistra, si prende a destra un sentiero contrassegnato da bolli di vernice gialla. La traccia sale inizialmente a fianco di un corso d’acqua per poi virare a sinistra, conducendo ad un bivio da cui si prende a destra un altro sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente lungo il dorso di una costa, fino a giungere in corrispondenza di una recinzione e nei pressi di un rio. Guadato quest’ultimo si prosegue parallelamente ad esso, raggiungendo in breve il suggestivo Lago del Penna1470 m, di origine glaciale. Dallo specchio d’acqua, al fine di ritornare nel sentiero n° 831, seguiremo un percorso contrassegnato con bolli e frecce di vernice rossa che ci permetterà di gustare angoli remoti della foresta del Monte Penna. Dopo aver contornato la sponda settentrionale e orientale del lago, giunti in un’area di grossi massi, si rinvengono i menzionati segnavia rossi, seguendo i quali si riprende a salire. Tenendo d’occhio i contrassegni, si effettuano successivamente un paio di svolte, gustando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi. Dopo uno spostamento a destra, si esce dal bosco in corrispondenza della grande pietraia sottostante il canale che scende dalla Forcella del Pennino. Attraversata quest’area e rientrati nella faggeta, si inizia una ripida ascesa senza traccia in cui ci si orienta con le frecce rosse ben disposte. Giunti a poca distanza da blocchi rocciosi, il percorso procede in discesa in direzione di un avvallamento. Attraversato quest’ultimo, si raggiunge un ripiano boscoso con grosso masso, immettendosi poco dopo nel sentiero segnato proveniente dal Rifugio Casermette del Penna in prossimità del bivio con il percorso n° 831. Seguiamo quest’ultimo a sinistra, oltrepassando il punto in cui ci siamo immessi in salita dopo aver attraversato la dorsale della Rocce della Nave. Trascurato a sinistra un altro sentiero contrassegnato con particolari segnavia a forma di cuore e valicato un crinaletto boscoso, si inizia a perdere ripidamente quota. Virando successivamente a sinistra, si scende parallelamente ad un avvallamento, avvicinandosi progressivamente alla Nave. Nel momento in cui il percorso segnato inizia a contornare il margine sinistro della conca, noi scendiamo al suo interno, incontrando, proprio in corrispondenza della “prua” della Nave, un altare con crocifisso. Si attraversa tutta la conca e dopo una salita ci si ricongiunge con il percorso segnato a poca distanza dal punto in cui, all’andata, lo abbiamo abbandonato al fine di avvicinarsi alle Rocce della Nave. Per lo stesso tracciato si rientra al Passo del Chiodo

Il Monte Treggin (Sperone Sud) e il Monte Roccagrande

101_0114 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Bargone 296 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Bargone-attacco sperone sud (20 min) ; attacco sperone sud-sommità Monte Treggin (1,45 h) ; sommità Monte Treggin-Monte Roccagrande (1 h) ; Monte Roccagrande-Passo del Bocco di Bargone-Costa di Bargone-Bargone (2 h)

Difficoltà: PD- lo Sperone Sud del Monte Treggin ; EE (per un breve tratto) la cresta nord del Treggin in direzione del Monte Roccagrande ; E+ la salita al Monte Roccagrande e la discesa dal Passo del Bocco di Bargone a Costa di Bargone ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo) per lo Sperone Sud del Monte Treggin ; da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

map (1) www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario semplicemente stupendo e completo. Lo sperone meridionale del Monte Treggin offre una scalata facile ma su roccia che richiede costante attenzione, risultando tuttavia non così friabile come potrebbe sembrare a prima vista. Ho già relazionato questa salita e ho ritenuto opportuno offrirne una seconda e ulteriore descrizione, comprensiva di una “variante” iniziale che permette di evitare un passaggio di III°+. Come nella precedente uscita dell’aprile del 2017, ho effettuato la scalata senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, di conseguenza la tempistica è relativa alla modalità in cui ho affrontato la salita. In caso di progressione in cardata ovviamente i tempi si dilatano notevolmente. Il sentiero che dal Passo del Bocco di Bargone conduce a Costa di Bargone e a Bargone paese, nonostante una parziale sistemazione e risegnatura, risulta poco evidente e con segnaletica in molti punti latitante. Ciononostante si tratta di un percorso veramente suggestivo che permette di ammirare angoli selvaggi e stupende visuali.

Dalla piazzetta di Bargone si imbocca Via delle Fragole (segnavia X rossa) seguendola fino ad un tornante destrorso, continuando successivamente a sinistra per scalinata e sentiero. Avanzando affiancati da ulivi e suggestivi muretti a secco, si penetra dopo qualche minuto nel bosco dove si attraversa un ruscello. Si continua brevemente lungo il sentiero principale fino ad un bivio da cui si prende a destra un’evidente traccia non segnata ma inconfondibile. Il percorso svolta quasi subito a destra conducendo al ruscello di prima che si attraversa per una seconda volta. Il solco formato dal corso d’acqua costituisce la nostra direttrice al fine di raggiungere la base delle rocce, ma nella sua prima parte risulta impercorribile a causa della vegetazione spinosa che lo ostruisce. Si sale quindi per il pendio boscoso a destra del solco, notando inizialmente dei piccoli muretti, progredendo scomodamente a causa della vegetazione invadente. Appena possibile si mette piede nel solco che si risale aggirando, preferibilmente nel lato destro, alcuni ostacoli (muretti e massi). Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera direttamente, approdando subito dopo alla base delle rocce dello sperone. Andando a sinistra si raggiunge l’ingresso di una caratteristica grotta alla cui destra si nota un verticale diedro. Quest’ultimo rappresenta una prima possibilità di salita, anche se oppone un passaggio non banale (III+), “fuori standard” rispetto al resto dell’ascesa. Il diedro è delimitato a destra da una costola rocciosa, a sua volta formante un canale parzialmente ostruito dalla vegetazione. Come possibilità alternativa al diedro di III°+ si possono scalare le rocce a destra del menzionato canale, superando inizialmente, tendendo leggermente a destra, un placchetta rossastra e la successiva ripida paretina, cui segue un vago spigoletto/speroncino (15/20 m II° e III°-). Dopo questa prima sezione più ripida, si prosegue in obliquo verso sinistra superando placchette e muretti, con percorso non obbligato e dall’orientamento non complesso. Tenendo a sinistra rocce più ripide, si prosegue poi tra arbusti e, sempre verso sinistra, si mette piede in un’area crestina che si segue verso il ripido profilo dello sperone. Aggirati a destra alcuni spuntoni e superate facili roccette, si arriva sotto un evidente gendarme a forma di becco alla cui base si nota un canale/rampa obliquo da sinistra a destra. Si scalano ripide rocce con ottimi appigli (II°) immettendosi nel canale/rampa, uscendone dopo pochi metri a sinistra. Si continua direttamente per belle placchette mirando ad alcuni alberi, raggiunti i quali si segue per pochissimi metri una rampa obliqua a destra. Abbandonata quest’ultima, si scalano verso sinistra un paio di muretti (II°/II°+) intervallati da cornici/rampe. Raggiunto il sommo di questa prima ripida sezione, si prosegue agevolmente mirando ad un piccola macchia di bosco sovrastata sulla destra da particolari gradoni stratificati. Dagli alberi si aggira a sinistra il primo muretto, scalando appena dopo una liscia e delicata placchetta di pochi metri (II°+), rasentando il suo bordo sinistro (si tratta della faccia destra di un diedro). Il successivo brevissimo muretto lo si può superare direttamente (II°) oppure aggirare a destra. Si prosegue poi facilmente puntando ad altri alberi sopra i quali la cresta dello sperone si restringe divenendo anche più ripida e di roccia piuttosto rotta. Dagli alberi si prosegue direttamente per alcuni metri, obliquando successivamente verso destra assecondando l’andamento di una rampa. Si mette poi piede su quest’ultima e si continua ad attraversare per cengia, scalando quindi verso sinistra facili muretti di roccia rotta (attenzione!) in direzione del vicino filo di cresta. Si raggiunge quest’ultimo (esposto) appena prima di un terrazzino sovrastato da un verticale risalto rossastro inciso da un diedrino. Scaliamo il diedro (III°-/III°, due chiodi) cui fa seguito un muretto, oltre il quale le difficoltà cessano totalmente. Si avanza lungo il filo di cresta puntando ad un altro risalto situato a destra e formante una crestina parallela rispetto a quella in cui siamo. Aggirata a sinistra, tramite cengia con arbusti,  la prima sezione del risalto, si giunge alla base di un evidentissimo diedro di rocce rossastre e si scala la bellissima placca che ne costituisce la faccia destra (II°+). Si prosegue poi lungo il panoramico crinale oltrepassando, tenendosi a sinistra, un suggestiva forcellina, scalando direttamente, o aggirandolo a sinistra, il successivo facile risalto. Si continua per l’ampio profilo notando un esteso pendio caratterizzato da arbusti e rocce, mentre, sotto quest’ultimo, spostata a destra rispetto al punto in cui siamo, si nota un sezione rocciosa formata da rampe e placchette. Raggiuntone la base, a sinistra di una rampa rossastra si individua una bella placchetta di roccia più compatta: si scala quest’ultima (I°+) per poi proseguire lungo il rotto filo di cresta (tratto evitabile a sinistra). Approdati alla base dell’esteso pendio con cespugli, arbusti e rocce, lo si risale in obliquo a destra (orientamento molto difficoltoso in caso di nubi basse) fino a raggiungere il limite orientale del profilo della montagna. Si prosegue lungo il panoramico crinale avvicinandosi alla vetta principale, immettendosi poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Guadagnata la splendida cima del Monte Treggin870 m (panorama incantevole)si prosegue in direzione del Monte Roccagrande seguendo gli ottimamente posizionati segnavia (X rossa) che indicano il percorso migliore. Tenendosi a sinistra rispetto al filo della cresta settentrionale della montagna, si raggiunge poco dopo la sommità di una quota secondaria (una specie d’anticima), da cui ci si cala verso destra (segnavia) per ripide roccette. Messo piede in un canale, lo si discende per pochi metri, piegando poi nettamente a sinistra fino a ricongiungersi con il crinale in corrispondenza di caratteristici spuntoni. Si prosegue lungo la dorsale per un breve tratto, abbandonandola successivamente verso destra, avanzando poi per ottimo sentiero a mezza costa che conduce all’interno bosco. Raggiunta un selletta boscosa (Colle Aietta o Passo di Roccagrande, 795 m), si prosegue in salita fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Procedendo in lieve pendenza, si incontra più avanti un bivio dal quale, andando a sinistra, si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Treggin-Roccagande850 m. Continuando per la carraia, ci si avvicina sempre più al crinale Monte Roccagrande- Monte Bocco e, una volta giunti ai piedi dei pendii orientali del primo (cartelli, segnavia X rossa), si abbandona temporaneamente l’ampio tracciato. Si prende a sinistra un sentiero che procede in salita per pendii cespugliosi tenendo costantemente d’occhio i segnavia e gli ometti, ignorando, in corrispondenza di un pino isolato, una traccia a sinistra. Con andamento leggermente verso destra, passando successivamente a fianco di alcuni massi, si punta alla sezione rocciosa terminale, che si aggira a destra. Dopo un paio di tornanti, si mette piede nella cresta orientale del Monte Roccagrande, guadagnandone in breve la panoramica sommità, 970 m. Ritornati sulla carraia di prima, la si segue verso il Passo del Bocco di Bargone (segnavia tre cerchi rossi pieni), giungendo nei pressi di un’area picnic con tabella esplicativa (ambiente di rara bellezza), dove il percorso vira repentinamente a destra. Dopo un paio di tornanti, si procede in lieve salita costeggiando dall’alto il suggestivo Lago di Bargone, continuando lungamente per il tracciato principale con andamento in falsopiano/leggera salita ai piedi del versante meridionale del Monte Bocco. Ammirando visuali veramente stupende, si giunge al Passo del Bocco di Bargone908 m, appena sotto il quale inizia il percorso di discesa segnato con triangolo rosso pieno. Si tratta di un sentiero poco evidente, soprattutto nella prima parte, e con segnavia latitanti, nonostante un parziale rifacimento della segnaletica fatto di recente. Si perde quota per traccia fino ad attraversare un ruscello, oltre il quale non si prende la traccia di destra che sale verso una costa, ma si prosegue (ometto sulla destra) a fianco del corso d’acqua situato alla nostra destra. Orientandosi con i segnavia e con nastri di plastica rosso-bianchi, si costeggiano e attraversano macchie di fitta vegetazione. Giunti all’interno di un boschetto, si guada un ruscello (quello alla cui sinistra siamo scesi in precedenza), proseguendo poi per traccia piuttosto infrascata (rovi), notando alla nostra sinistra una vasca (segnavia). Oltrepassato un altro ruscello, si prosegue per un brevissimo tratto in salita, riprendendo poi a scendere per traccia evidente ma con segnavia latitanti. Più avanti si perde quota nella sponda sinistra di una valletta, andando ad attraversare, mediante svolta a destra, il ruscello che la forma. Si prosegue per sentiero evidente (in basso a destra è ben visibile una piana con case) che successivamente compie un tornante sinistrorso conducendo all’interno di un boschetto. Si effettua appena dopo un tornante destrorso (interessanti muretti a secco) e si prosegue per l’evidente traccia che esce temporaneamente dal bosco, rientrandovi poi nuovamente (sbiadito segnavia su un masso) dopo una svolta a sinistra. Poco dopo si raggiunge un bivio – o meglio ci si immette in un altro sentiero – da cui andando a sinistra si confluisce nella strada cementata Bargone-Passo del Bocco. La si segue a destra per poco, abbandonandola nel momento in cui il cemento lascia il posto allo sterrato, imboccando a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso segnato con triangolo rosso pieno. Si prosegue per traccia, all’inizio ben evidente poi più infrascata, che perde quota sulla destra di un rio e conduce, dopo una svolta a destra, ad un altro ruscello appena prima della sua confluenza nel corso d’acqua principale. Dopo il guado si prosegue alla destra del rio e a sinistra di muretti a secco che delimitano un ampio campo, svoltando successivamente a destra e raggiungendo una casa. Si prende lo stradello d’accesso abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (segnavia) che nei primi metri procede in salita. Si prosegue per traccia evidente fino ad attraversare la carraia Bargone-Passo del Bocco, immettendosi nuovamente in essa poco più in basso. Si segue la strada cementata a destra per pochissimo, abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso, imboccando un evidente sentiero che nei primi metri scende piuttosto ripidamente. Poco dopo si perde quota effettuando una sequenza di tornanti, mettendo successivamente piede su un’ampia traccia che si segue a destra varcando subito un ruscello. Giunti a poca distanza da una costruzione (una presa dell’acquedotto), si prende a sinistra una traccia (segnavia), immettendosi poco dopo in un altro sentiero che si segue a destra. Dopo un punto panoramico, si penetra in un buio boschetto, sbucando più avanti in un’area con vegetazione piuttosto fitta (bella visuale sul paese di Costa di Bargone). Rientrati nel bosco, si attraversa una valletta (tratto di sentiero parzialmente franato) e, dopo una svolta a destra, si avanza costeggiando un bel muretto a secco. Al successivo bivio, situato poco prima del nucleo di Costa di Bargone, si va a sinistra verso quest’ultimo, attraversandolo interamente seguendo i segnavia, ammirando angoli veramente suggestivi. Usciti dal paese, si scende per bella mulattiera fino a mettere piede in una strada asfaltata, proveniente da Bargone, che si segue a destra verso quest’ultima località.

Monte Treggin: Sperone Sud

100_7794

Punto di partenza/arrivo: Bargone 296 m

Dislivello: 574 m

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: Bargone-attacco Sperone Sud (20/25 min) ; attacco Sperone Sud-sommità Monte Treggin (1,30-2,30 h) ; sommità Monte Treggin-Colle Lencisa-Bargone (1,30 h)

Difficoltà: PD (II° e passi di III°; tratto iniziale di III°+ evitabile)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo, numerosi cordini e fettucce)

Ultima verifica: febbraio 2019 (foto: aprile 2017)

Riferimento bibliografico: Giovanni Pastine-Michele Picco “I Monti del Mare-escursioni, arrampicate e ferrate in Liguria” Tamari Montagna Edizioni, 1999

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località, si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario superlativo e unico nel suo genere. Lo sperone meridionale del Monte Treggin rappresenta infatti uno dei pochi esemplari di percorso alpinistico su roccia di stampo pionieristico che sia possibile effettuare nell’Appennino settentrionale. “Forse uno fra gli itinerari rocciosi di maggior sviluppo della Liguria, oggi è guardato con sufficienza dagli alpinisti più esigenti e ignorato dagli arrampicatori moderni”. Questa affermazione, desunta dalla guida di Pastine-Picco, sintetizza il carattere particolare dell’ascensione e il suo inevitabile disinteresse da parte dell’alpinismo “sportivistico” tanto in voga attualmente.

Alcune precisazioni:

  1. Data la particolare tipologia dell’ascensione, quest’ultima non è relazionata tiro dopo tiro.
  2. La roccia è generalmente mediocre, ma non del tutto scadente, soprattutto nei tratti più “impegnativi”.
  3. La tempistica della scalata è molto ampia e ciò dipende da come la si affronta: di conserva per la maggior parte o tiro dopo tiro nei tratti più ripidi.
  4. Lungo lo sperone si trovano in tutto 3 vecchi chiodi. Ci si protegge utilizzando spuntoni e alberi.
  5. Si tratta di un itinerario alpinistico di vecchio stampo dove gioca un ruolo fondamentale la capacità personale di ricerca del percorso da seguire.
  6. Considerando la particolare tipologia della roccia, si raccomanda di effettuare l’ascesa solo con tempo asciutto, altrimenti molti tratti, anche a causa della presenza di muschio, risulterebbero scivolosi.

Parcheggiata l’auto nella piazzetta di Bargone, si imbocca Via delle Fragole (in basso a sinistra tabella indicante i percorsi escursionistici del Monte Treggin) seguendola in salita fino a quando effettua un tornante destrorso. Dopo una breve scalinata, si continua per sentiero (X rossa) passando a fianco di alcuni terrazzamenti con olivi (interessanti esemplari di muretti a secco alla nostra destra), penetrando poi nel bosco. Si attraversa un ruscello oltre il quale si segue il percorso segnato solo per poco: infatti, giunti ad un bivio evidente, si prende a destra una traccia ben incavata nel terreno che compie subito dopo una netta svolta a destra. Si ritorna nei pressi del ruscello di prima il cui solco rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la base dello sperone roccioso. A tal fine, si abbandona la traccia e si risale il pendio boscoso alla destra del canale (quest’ultimo per un tratto risulta impercorribile a causa dei rovi che l’ostruiscono). Destreggiandosi tra vegetazione invadente, si entra nel solco e lo si risale aggirando alcuni brevissimi muretti. Superata una placchetta ricoperta di muschio, raggiunta la base delle rocce dello sperone, ci si sposta brevemente a sinistra verso un’evidente grotta. Da qui ha inizio la parte alpinistica. Appena a destra della menzionata grotta si trova un diedro verticale parallelo ad un canale/diedro più abbattuto e parzialmente ostruito dalla vegetazione. Optiamo per la prima e più interessante soluzione: scaliamo il diedrino di 8/10 metri con bella e non banale arrampicata (III°+). Si continua poi per roccette con andamento obliquo a sinistra, scegliendo autonomamente il percorso che si ritiene migliore, progredendo in direzione del filo di cresta alla cui destra ci troviamo. Dopo aver oltrepassato un breve tratto di vegetazione piuttosto invadente, si mette piede sul crinaletto roccioso e lo si segue in direzione della sovrastante sezione rocciosa dello sperone. Giunti alla base sotto ad un caratteristico spuntone a forma di becco, si scalano in obliquo a sinistra alcune ripide rocce onde inserirsi in un canale/rampa ascendente verso destra. Lo si segue per pochi metri e se ne esce a sinistra, giungendo alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata puntando ad alcuni alberi che ci sovrastano (passi di I° e II°). Raggiuntili, si prende a destra un canale/rampa, abbandonandolo quasi subito per scalare in leggero obliquo a sinistra alcuni muretti intervallati da cornici/rampe, rimontando in questo modo sul dorso dello sperone proprio al sommo della sezione rocciosa più ripida (passi di II°/II°+ su roccia sostanzialmente accettabile). Si continua facilmente puntando ad una piccola macchia di bosco alla cui destra si notano dei gradoni dalla particolare stratificazione. Giunti nei pressi della menzionata macchia boscosa, si evita a sinistra il primo verticale gradino e si continua scalando una placchetta piuttosto delicata (II°+) cui fa seguito un brevissimo muretto. Si prosegue facilmente mirando ad alcuni alberi sopra i quali la cresta si raddrizza e assottiglia. Dagli alberi si avanza più o meno lungo il filo di cresta per alcuni metri, obliquando poi a destra assecondando l’andamento di una rampa. Messo piede su quest’ultima, che poi si trasforma in cengia, si continua ad attraversare a destra per alcuni metri, scalando poi verso sinistra alcuni facili muretti di roccia piuttosto rotta (diversi passi di I° e II° su roccia che richiede molta attenzione). Ritornati sul friabile filo di cresta (chiodo arrugginito), lo si segue espostamente approdando appena dopo su un piccolo ripiano alla base di un verticale risalto rossastro di pochi metri inciso da un diedrino. Si scala quest’ultimo e il successivo muretto (III°- ; roccia abbastanza solida, due chiodi), continuando poi per cresta aerea ma facile. Si avanza puntando ad un altro risalto più ripido, spostato più avanti e leggermente a destra rispetto al punto in cui siamo. Raggiuntone la base, lo si aggira a sinistra per cengia alberata, fin all’inizio di un’evidente placchetta rossastra di pochi metri che a sua volta costituisce la faccia destra di un diedro. Si scala la placca con bella ed elegante arrampicata su roccia solida (II°+), giungendo così al termine delle principali difficoltà alpinistiche. Da qui è sufficiente continuare lungo il filo dello sperone, oltrepassando, tenendosi a sinistra, una stretta forcellina, oltre la quale si scala direttamente o aggira a sinistra un altro risalto. Seguendo il crinale, sempre più ampio, si punta ad una sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette, situata a destra rispetto al punto in cui siamo, che si supera direttamente scegliendo il percorso che maggiormente ci aggrada (tratto evitabile a sinistra). Giunti alla base di un ampio pendio caratterizzato da numerosi cespugli, arbusti, rocce e massi, si procede in obliquo verso destra al fine di portarsi sul limite orientale del profilo della montagna (in caso di nebbia l’orientamento potrebbe risultare molto problematico). Seguendo il bellissimo crinale ed ammirando ampie visuali, si giunge in vista della sommità del Monte Treggin, confluendo poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Dalla cima, 870 m, è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. Dalla vetta del Treggin si scende per traccia non molto evidente puntando ad un albero, situato più in basso a destra, con affisse ai rami alcune bandierine. Il sentiero, successivamente più marcato, svolta bruscamente a destra per poi iniziare a discendere un pendio con vegetazione piuttosto fitta (segnavia x rossa e ometti). Più in basso si penetra verso sinistra in un boschetto e si prosegue per ottima traccia fino a giungere nei pressi di un ripiano roccioso, dove alcuni ometti, collocati alla nostra sinistra, potrebbero trarre in inganno. Occorre invece spostarsi a destra per sentiero all’inizio poco evidente poi più marcato. Orientandosi con gli ometti, si effettua, dopo uno spostamento verso destra, una netta svolta a sinistra, rientrando nel bosco. Raggiunto il Colle Lencisa, 647 m, si scende a sinistra verso Bargone per ottimo sentiero contrassegnato con una X e rombo rossi. Effettuando numerosi tornanti, si discende la sezione più ripida della suggestiva valle compresa tra il Monte Treggin e il Monte Incisa . Più in basso si procede parallelamente ad un ruscello, incontrando più avanti un trivio dove occorre prendere la traccia di sinistra. Dopo alcuni minuti si ritorna al bivio con il percorso di avvicinamento allo sperone e, mediante lo stesso sentiero percorso all’andata, si conclude l’escursione.

Monte Maggiorasca e Monte Nero: anello dal Passo del Tomarlo

100_3935

Punto di partenza/arrivo: Passo del Tomarlo 1482 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Passo del Tomarlo-Monte Croce di Martincano-Monte Maggiorasca (1/1,15 h) ; Monte Maggiorasca-Monte Bue (25 min) ; Monte Bue-Sella Costazza (20 min) ; Sella Costazza-Monte Nero (40/45 min) ; Monte Nero-Prato Grande (40/45 min) ; Prato Grande- Provinciale della Val Nure-Passo del Tomarlo (40 min)

Difficoltà: EE la breve digressione sul gendarme roccioso ; E+ la discesa dal crinale NE del Monte Nero verso Tana del Monte Nero e Prato Grande ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo

map-1www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello di notevole interesse ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica la salita alle più rinomate cime di quest’area appenninica situata al confine tra le provincie di Genova, Parma e Piacenza. 

Dal Passo del Tomarlo si imbocca (paletto con cartelli) un evidente sentiero che risale inizialmente un ripido pendio erboso per poi entrare nella faggeta e procedere in lieve pendenza. Usciti temporaneamente dal bosco, guardando in alto a sinistra, si nota un bel gendarme roccioso la cui sommità raggiungeremo tra poco. Si continua per il marcato sentiero che in seguito risale un ripido pendio con folta vegetazione procedendo in direzione della dorsale del Monte Croce di Martincano, 1723 m. Se si vuole effettuare una piacevole digressione, una volta giunti a poca distanza da una costa con affioramenti rocciosi disposta alla nostra sinistra, ci si dirige verso essa. Mediante canalino erboso si mette piede sul dorso della costa, per poi avvicinarsi al già citato gendarme individuando un’evidente crestina che permette di guadagnarne la cima senza difficoltà di rilievo. Dalla sommità è possibile ammirare un panorama notevole, soprattutto verso il non lontano Monte Tomarlo. Rientrati nel sentiero principale, si continua a salire ripidamente prima per pendio con vegetazione, poi all’interno del bosco di faggio. Raggiunta una costa boscosa, si piega a sinistra affrontando un ripido strappo, per poi procedere in piano. Poco dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto verso il Monte Maggiorasca. Al bivio successivo, invece, si volta a sinistra in direzione del Monte Croce di Martincano. Il sentiero lambisce un crinale che precipita in versante Aveto con pareti rocciose, per poi procedere a destra di quest’ultimo all’interno del bosco. Usciti da esso, si risale una panoramica dorsale erbosa guadagnando in breve la sommità del Monte Croce di Martincano, 1723 m. Dalla cima lo sguardo si estende verso i Monti Trevine, Penna, Aiona, con la sottostante Val d’Aveto. Rimesso piede sul sentiero per il Maggiorasca, si continua per esso raggiungendo poco dopo un ulteriore bivio, dove si lascia a sinistra una traccia segnata (sentiero n° 194a) per la Rocca del Prete. Continuando invece per il sentiero contrassegnato con x gialla, si attraversa inizialmente una bella radura, per poi rientrare nel bosco procedendo in moderata pendenza su sentiero evidente ma privo di contrassegni. Usciti dalla vegetazione, si rimonta un ripido pendio erboso, giungendo su una panoramica dorsale che si segue in direzione della vicina sommità del Monte Maggiorasca1800 m. Da notare il fatto che la quota più elevata del monte non è quella dove è collocata la statua della Madonna di Guadalupe, ma la sommità deturpata da antenne e ripetitori. Dalla cima ci si dirige verso il non lontano Monte Bue per ampia traccia sassosa che presto entra nel bosco e scende ripida conducendo ad una sella. Da qui si risale faticosamente la sovrastante pista da sci, raggiungendo in breve la croce di vetta del Monte Bue1771 m. Il panorama è incantevole, attributo però che non concerne la sommità di questa montagna, notevolmente deturpata dagli impianti di risalita provenienti da Rocca d’Aveto. Dalla cima ci si dirige verso il vicino Rifugio Monte Bue, scendendo poi per ampia traccia. Poco dopo si imbocca a destra un sentiero che passa sotto i cavi di una sciovia in disuso proveniente da Prato Grande. Immessosi nel percorso n° 001, lo si segue a destra in discesa effettuando alcune svolte. Dopo qualche minuto si approda nell’ampia e magnifica Sella Costazza, 1677 m, crocevia di sentieri. Dal valico si continua lungo il sentiero n° 003 che percorre tutto il crinale sud-ovest del Monte Nero. Si risale inizialmente una dorsale erbosa con cespugli di pini mughi, cui fa seguito un tratto in cui si perde quota. Ci troviamo in un ambiente davvero unico: i rarissimi (in ambito appenninico) pini mughi autoctoni, i risalti di serpentinite e le straordinarie visuali verso il sottostante altipiano prativo di Prato Grande fanno del sentiero in questione uno dei più interessanti percorsi di tutto l’Appennino emiliano. La traccia sale ripida, tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta, conducendo faticosamente alla sommità della prima quota del lungo crinale montuoso. Una breve discesa precede una nuova salita in cui il percorso, tenendosi nel versante settentrionale, aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino). La traccia si sposta successivamente a destra ritornando sul filo del crinale, che si segue guadagnando in breve la sommità del Monte Nero1752 m. Dalla panoramica cima si percorre il crinale NE assecondando un evidente sentiero “intagliato” tra cespugli di pino mugo. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si abbandona il percorso n° 003 diretto al Passo dello Zovallo, per imboccare a destra il sentiero n° 821a verso Tana del Monte Nero Prato Grande. Una breve discesa precede un traverso a sinistra (segnavia) cui fa seguito una netta svolta a destra. Prestando attenzione a non smarrire la giusta traccia, orientandosi con i segnavia, si discende per qualche metro un ripido pendio erboso, per poi virare a sinistra. Oltrepassati alcuni massi (segnavia), si volge a destra e si continua per l’interessante percorso che perde quota effettuando alcune svolte. Raggiunto un magnifico ripiano prativo con cespugli di pini mughi (siamo in località Tana del Monte Nero), si deve puntare ad alcuni paletti in legno e rinvenuto un segnavia su uno di essi si prosegue verso destra. Si entra ben presto in un magnifico ambiente boschivo impreziosito dalla presenza di rarissimi esemplari di abeti bianchi autoctoni. Prestando attenzione ai segnavia, si piega successivamente verso sud per sentiero ora più evidente. La traccia volge poi in direzione sud-ovest e ovest, procedendo all’interno di uno splendido bosco di faggi (si trascura un sentiero che si stacca a destra). Sbucati nel grande altipiano prativo di Prato Grande, 1640 m, lo si attraversa in direzione sud/sud-ovest ammirando l’ineguagliabile bellezza di questo luogo, purtroppo deturpato da una sciovia ormai in disuso (la stessa che abbiamo sottopassato prima di mettere piede nel sentiero n° 001). Giunti nei pressi di un piccolo rifugio (paletto con cartelli), si prosegue in direzione della Provinciale della Val Nure puntando al vicino limite del bosco. Inoltratosi nella faggeta in corrispondenza di una costa, si continua per carraia che perde quota in direzione est. Dopo dieci minuti la si abbandona per scendere a destra (segnavia) su sentiero sassoso che conduce in breve alla strada provinciale. Messo piede su quest’ultima, la si segue a destra ritornando in circa quindici minuti al Passo del Tomarlo, punto di partenza della nostra escursione.

VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Monte Verruga e Monte Porcile

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta e al centro il canalone di discesa
Il Monte Verruga: a sinistra la cresta sud-ovest ; al centro il canalone di discesa

Punto di partenza/arrivo: Passo del Biscia 885 m

Dislivello: 530 m

Durata complessiva : dalle 4 alle 5 h A/R

Tempi parziali: Passo del  Biscia-Fonte Sacrata (1-1,15 h) ; Fonte Sacrata- Monte Verruga-Fonte Sacrata (1,15-1,30 h) ; Fonte Sacrata-Monte Porcile-Fonte Sacrata (45 min-1 h) ; Fonte Sacrata-Passo del Biscia (1 h)

Difficoltà: complessivamente EE (escursionisti esperti) ; la breve cresta del Verruga presenta passi di I° e II°- ed è classificabile EE+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Periodo consigliato: tutto l’anno

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Passo Cento Croci-Varese Ligure-Passo del Biscia ; Chiavari-Graveglia-Reppia-Passo del Biscia

Immagine (FILEminimizer)
Il percorso effettuato è evidenziato in blu. Alcune precisazioni: 1) Il segnavia FIE, visibile sulla cartina (rombo rosso vuoto), è attualmente inesistente. 2) Nell’itinerario relazionato la discesa dal Verruga avviene per un canale sulla sinistra della cima (faccia a monte) e sulla destra della cresta percorsa in salita. Dalla mappa si evince l’esistenza di un sentiero segnato (rombo rosso) che percorre per un breve tratto la dorsale meridionale, possibilità non verificata 3) Il segnavia FIE (3 cerchi) per il Monte Porcile, che teoricamente dovrebbe staccarsi sulla destra del sentiero principale prima di giungere alla Fonte Sacrata, sembra irreperibile o almeno molto poco evidente

Descrizione dell’itinerario

Dal Passo del Biscia si imbocca l’ampia carraia con sbarra metallica che inizia di fronte alla cappella commemorativa dove si parcheggia l’auto. La carrareccia (segnavia 5T) sale molto dolcemente all’interno di un bosco di conifere per raggiungere, dopo 30/40 minuti di cammino, un rifugio forestale con panche e tavoli. Si continua lungo la comoda carraia lasciando a sinistra, ad un primo bivio oltre il rifugio, un’altra carrareccia. Appena dopo, ad un secondo bivio, proseguiamo diritto. Si avanza lungo l’ampio tracciato svoltando successivamente a sinistra, continuando per esso ancora per un breve tratto. Infatti, poco dopo la svolta, imbocchiamo un evidente sentiero in salita che si diparte sulla sinistra della carrareccia (appena prima, su un sasso, indicazione per il Monte Verruga). Lungo il sentiero non si trova alcun segnavia, ma non ne sentiamo la mancanza, in quanto il percorso è logico e lineare. La traccia procede perlopiù in moderata/lieve pendenza all’interno di un bel ambiente boschivo (un sentiero che si stacca a sinistra è da ignorare), alla base dei ripidi pendii prativi del Monte Porcile. Comodamente si raggiunge Fonte Sacrata 1046 m, ampia sella posta sul crinale Verruga-Porcile. La prima meta della nostra escursione è la salita al Verruga per la cresta sud/ovest (EE+). A tal fine, dalla sella si prosegue a sinistra imboccando un evidente sentiero delimitato a destra da una recinzione. Si supera un primo dosso (che impedisce la vista sul Monte Verruga dalla Fonte Sacrata) e si procede seguendo il panoramico crinale. Giunti ad una selletta, lasciamo a sinistra un evidente sentiero e proseguiamo avvicinandosi sempre più alla dorsale del Verruga, a cui giungiamo dopo aver superato un ripido stappo con vegetazione piuttosto invadente. Messo piede sul crinale, seguiamo una traccia abbastanza evidente evitando sulla sinistra un risalto formato da un caratteristico dente roccioso. Dopo di esso si inizia ad attraversare orizzontalmente, sempre a sinistra, per labile ed esposta traccia che conduce sul dorso dell’ampia e poco accennata cresta. E’ altresì possibile attaccare la cresta un poco più in basso. A tal fine, dopo il dente roccioso, scendiamo in obliquo a sinistra per ripido e scosceso pendio erboso, giungendo alla base di un risalto roccioso. Lo scaliamo interamente (II° ; roccia non buona con erba e terra ; sconsigliato) ricongiungendosi poco sopra con il percorso di prima. Si scala l’ampia cresta con divertente arrampicata su roccia che richiede attenzione (I°+/II°-). Dopo un tratto con erba, si supera un secondo ripido risalto (II°-), poi la cresta si abbatte. Continuiamo lungo la dorsale lasciando a destra una traccia all’interno di un canale. Poco dopo approdiamo sulla bellissima sommità del Monte Verruga 1211 m, da cui si gode un panorama vastissimo. Ripercorriamo la dorsale fino alla menzionata traccia che seguiamo ripidamente e scomodamente (ometto poco sotto). Giunti alla base delle rocce del monte, tagliamo sulla destra, seguendo una labile traccia, un pendio con vegetazione invadente e fastidiosa. Ritorniamo all’inizio della cresta e ripercorriamo il sentiero fatto all’andata fino alla Fonte Sacrata. Ora non resta che raggiungere la seconda meta dell’escursione: il Monte Porcile, 1249 m. Dalla sella percorriamo l’ampia dorsale seguendo, dopo un primo ripido strappo, un sentiero privo di segnavia. La salita non pone grandi problemi di orientamento (eccetto che con nebbia) ma è piuttosto faticosa. Il sentiero risale ripidamente tutta la dorsale prativa, spostandosi in seguito a destra. Tagliando ripidi pendii per traccia evidente, si guadagna dapprima la cima ovest (1249 m). La seconda e più elevata sommità del monte, quella est, è posta sulla sinistra. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama, si fa ritorno alla Fonte Sacrata da cui, seguendo il percorso di andata, si rientra al Passo del Biscia.