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Archivi categoria: Appennino ligure

Monte Treggin: Sperone Sud

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Punto di partenza/arrivo: Bargone 296 m

Dislivello: 574 m

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: Bargone-attacco Sperone Sud (20/25 min) ; attacco Sperone Sud-sommità Monte Treggin (1,30-2,30 h) ; sommità Monte Treggin-Colle Lencisa-Bargone (1,30 h)

Difficoltà: PD (II° e passi di III°; tratto iniziale di III°+ evitabile)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo, numerosi cordini e fettucce)

Ultima verifica: aprile 2017

Riferimento bibliografico: Giovanni Pastine-Michele Picco “I Monti del Mare-escursioni, arrampicate e ferrate in Liguria” Tamari Montagna Edizioni, 1999

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

mapStralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario superlativo e unico nel suo genere. Lo sperone meridionale del Monte Treggin rappresenta, infatti, uno dei pochi esemplari di percorso alpinistico su roccia di stampo pionieristico che sia possibile effettuare nell’Appennino settentrionale. “Forse uno fra gli itinerari rocciosi di maggior sviluppo della Liguria, oggi è guardato con sufficienza dagli alpinisti più esigenti e ignorato dagli arrampicatori moderni”. Questa affermazione, desunta dalla guida di Pastine-Picco, sintetizza il carattere particolare dell’ascensione e il suo “inevitabile” disinteresse da parte dello pseudo-alpinismo “sportivistico” e dell'”arrampicatorismo palestristico”. Ormai, solo i pochi superstiti dal “virus” dell’arrampicata sportiva, a sua volta direttamente responsabile della morte dell’autentico alpinismo, possono apprezzare un simile itinerario.

Alcune precisazioni:

  1. Data la particolare tipologia dell’ascensione, quest’ultima non è relazionata tiro dopo tiro.
  2. La roccia è generalmente mediocre, ma non del tutto scadente, soprattutto nei tratti più “impegnativi”.
  3. La tempistica della scalata è molto ampia e ciò dipende dal come la si affronta: di conserva per la maggior parte o tiro dopo tiro nei tratti più ripidi.
  4. Lungo lo sperone si trovano in tutto 3 vecchi chiodi. Ci si protegge utilizzando ancoraggi naturali: spuntoni e alberi.
  5. Si tratta di un itinerario alpinistico di vecchio stampo dove gioca un ruolo fondamentale la capacità personale di ricerca del percorso da seguire, questo in relazione a tutta una serie di fattori, di cui, in primis, l’esperienza che si possiede.
  6. Considerando la particolare tipologia della roccia, si raccomanda di effettuare l’ascesa solo con l’asciutto, altrimenti molti tratti, anche a causa della presenza di muschio, risulterebbero scivolosi.

Parcheggiata l’auto nella piazzetta di Bargone, si imbocca Via delle Fragole (in basso a sinistra tabella indicante i percorsi escursionistici del Monte Treggin) seguendola in salita fino a quando effettua un tornante destrorso. Dopo una breve scalinata, si continua per sentiero, contrassegnato con X e rombo rossi, passando a fianco di alcuni ulivi (interessanti esemplari di muretti a secco alla nostra destra) e penetrando nel bosco. Si attraversa un ruscello oltre il quale si segue il percorso segnato solo per poche decine di metri. Infatti, giunti ad un bivio evidente, si piega a destra per traccia ben incavata nel terreno che compie subito dopo una netta svolta a destra. Si ritorna nei pressi del ruscello poco sotto attraversato il cui solco rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la base dello sperone roccioso. A tal fine, si abbandona la traccia e si risale il pendio boscoso a destra del canale (quest’ultimo per un tratto risulta impercorribile a causa dei rovi che l’ostruiscono). Destreggiandosi tra vegetazione rigogliosa, si entra nel solco e lo si risale superando alcuni brevissimi muretti. Giunti sotto una placchetta ricoperta da muschio, la si supera (delicato), approdando in un ripiano alla base delle rocce dello sperone, dove alla nostra sinistra possiamo notare una grotta. Da qui ha inizio la parte alpinistica. Appena a destra della menzionata grotta si trova un diedro verticale alla cui destra è visibile un canale/diedro più abbattuto. Optiamo per la prima e più interessante soluzione: scaliamo il diedrino di 8 metri circa con bella e non banale arrampicata (III°+). Si continua per roccette con andamento obliquo a sinistra al fine di guadagnare il filo della cresta alla cui destra ci troviamo. Dopo aver oltrepassato un breve tratto di vegetazione piuttosto invadente, si mette piede sul crinaletto roccioso e lo si segue in direzione della soprastante ripida sezione rocciosa dello sperone. Giunti alla base, appena a destra di uno spuntone a forma di becco, si obliqua brevemente a sinistra onde inserirsi in un canalino ascendente verso destra. Lo si segue per pochi metri, obliquando poi a sinistra e giungendo alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata puntando ad alcuni alberi che ci sovrastano (passi di I° e II°). Raggiuntili, si piega a destra lungo un canale/rampa, abbandonandolo quasi subito per scalare in leggero obliquo a sinistra alcuni muretti, rimontando in questo modo sul dorso dello sperone proprio al sommo della sezione rocciosa più ripida (passi di II°/II°+ su roccia sostanzialmente accettabile). Si continua facilmente puntando ad una piccola macchia di bosco alla cui destra si notano dei gradoni dalla particolare stratificazione. Giunti nei pressi della menzionata macchia boscosa, si evita a sinistra il primo verticale gradino e si continua per facili rocce scalando poco sopra una placchetta piuttosto delicata (II°+) cui fa seguito un brevissimo muretto. Si continua facilmente mirando ad alcuni alberi sopra i quali la cresta si raddrizza e assottiglia. Dagli alberi si avanza tenendo il filo di cresta a sinistra, poi si traversa a destra per alcuni metri e si scalano verso sinistra alcuni facili muretti di roccia piuttosto rotta (diversi passi di I° e II° su roccia che richiede molta attenzione). Ritornati sul friabile filo della cresta (chiodo arrugginito) lo si segue espostamente, approdando poco dopo su un piccolo ripiano alla base di un verticale risalto di pochi metri inciso da un diedrino. Si scala quest’ultimo (II°+/III°- ; roccia abbastanza solida; due chiodi) continuando poi su rocce facili per cresta che progressivamente si abbatte. Si procede senza difficoltà, puntando ad un altro risalto più ripido spostato più avanti e leggermente a destra rispetto al punto in cui siamo. Raggiuntone la base, lo si aggira a sinistra, fino ad approdare all’inizio di un’evidente placchetta rossastra di pochi metri che a sua volta costituisce la faccia destra di un diedro. Si scala la placca con bella ed elegante arrampicata su roccia solida (II°+), giungendo così al termine delle principali difficoltà alpinistiche. Da qui è sufficiente continuare lungo il filo dello sperone oltrepassando, tenendosi a sinistra, una stretta forcellina. Da qui, senza percorso obbligato e in obliquo verso destra, si rimonta sul filo della dorsale. Si continua per essa fino ad approdare in un ampio pendio caratterizzato da numerosi cespugli e massi. Spostandosi verso destra, onde mantenersi nei pressi del filo del crinale, si continua a guadagnare quota avanzando verso la vicina sommità del Monte Treggin. Poco prima di essa si confluisce nel sentiero segnato (X e quadrato rossi), proveniente dal Colle Lencisa, tramite il quale si raggiunge con soddisfazione la magnifica cima. Dalla sommità, 870 m, è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. Dalla vetta del Treggin si scende per traccia non molto evidente puntando ad un albero, collocato più in basso a destra, con affisse ai rami alcune bandierine. Il sentiero, successivamente più marcato, svolta bruscamente a destra per poi iniziare a discendere un pendio con vegetazione piuttosto fitta (ci si orienta con alcuni ometti ben posizionati). Più in basso si penetra verso sinistra in un boschetto e si prosegue per ottima traccia fino a giungere nei pressi di un ripiano roccioso dove alcuni ometti, collocati alla nostra sinistra, potrebbero trarre in inganno. Occorre invece spostarsi a destra per sentiero all’inizio poco evidente poi più marcato. Orientandosi con gli ometti si effettua, dopo uno spostamento verso destra, una netta svolta a sinistra rientrando nel bosco. Dopo qualche minuto si giunge al Colle Lencisa 647 m da cui si scende a sinistra verso Bargone per ottimo sentiero contrassegnato con una X e rombo rossi. Effettuando numerosi tornanti, si discende la sezione più ripida della suggestiva valle compresa tra il Monte Treggin e il Monte Incisa . Più in basso si procede a sinistra di un ruscello, incontrando più avanti un trivio dove occorre prendere la traccia di sinistra. Dopo alcuni minuti si ritorna la bivio incontrato all’inizio dell’escursione, rientrando infine al magnifico paese di Bargone.

 

 

 

 

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Pubblicato da su 13 aprile 2017 in Alpinismo, Appennino ligure

 

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Monte Verruga e Monte Porcile

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta e al centro il canalone di discesa

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta sud-ovest ; al centro il canalone di discesa

Punto di partenza/arrivo: Passo del Biscia 885 m

Dislivello: 530 m

Durata complessiva : dalle 4 alle 5 h A/R

Tempi parziali: Passo del  Biscia-Fonte Sacrata (1-1,15 h) ; Fonte Sacrata- Monte Verruga-Fonte Sacrata (1,15-1,30 h) ; Fonte Sacrata-Monte Porcile-Fonte Sacrata (45 min-1 h) ; Fonte Sacrata-Passo del Biscia (1 h)

Difficoltà: complessivamente EE (escursionisti esperti) ; la breve cresta del Verruga presenta passi di I° e II°- ed è classificabile EE+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Periodo consigliato: tutto l’anno

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Passo Cento Croci-Varese Ligure-Passo del Biscia ; Chiavari-Graveglia-Reppia-Passo del Biscia

Immagine (FILEminimizer)

Il percorso effettuato è evidenziato in blu. Alcune precisazioni: 1) Il segnavia FIE, visibile sulla cartina (rombo rosso vuoto), è attualmente inesistente. 2) Nell’itinerario relazionato la discesa dal Verruga avviene per un canale sulla sinistra della cima (faccia a monte) e sulla destra della cresta percorsa in salita. Dalla mappa si evince l’esistenza di un sentiero segnato (rombo rosso) che percorre per un breve tratto la dorsale meridionale, possibilità non verificata 3) Il segnavia FIE (3 cerchi) per il Monte Porcile, che teoricamente dovrebbe staccarsi sulla destra del sentiero principale prima di giungere alla Fonte Sacrata, sembra irreperibile o almeno molto poco evidente

Descrizione dell’itinerario

Dal Passo del Biscia si imbocca l’ampia carraia con sbarra metallica che inizia di fronte la cappella commemorativa dove si parcheggia l’auto. La carrareccia (segnavia 5T) sale molto dolcemente all’interno di un bosco di conifere per raggiungere, dopo 30/40 minuti di cammino, un rifugio forestale con panche e tavoli . Si continua lungo la comoda carraia lasciando a sinistra, ad un primo bivio appena dopo il rifugio, un’altra carrareccia. Poco dopo, ad un secondo bivio, proseguiamo diritto. La carraia che percorriamo svolta successivamente a sinistra: la seguiamo ancora per un breve tratto. Difatti, poco dopo la svolta, imbocchiamo un evidente sentiero in salita che si diparte sulla sinistra della carrareccia (appena prima, su un sasso, indicazione per il Monte Verruga). Lungo il sentiero non si trova alcun segnavia, ma non ne sentiamo la mancanza, in quanto il percorso è logico e lineare. La traccia, dopo un primo tratto in salita (si ignora a sinistra un sentiero), procede a mezzacosta all’interno di un bel ambiente boschivo alla base dei ripidi pendii prativi del Monte Porcile. Comodamente si raggiunge Fonte Sacrata 1046 m, ampia sella posta sul crinale Verruga-Porcile. La prima meta della nostra escursione è la salita al Verruga per la cresta sud/ovest (EE+). A tal fine, dalla sella si prosegue a sinistra imboccando un’evidente sentiero delimitato sulla destra da una recinzione. Si supera un primo dosso (che impedisce la vista sul Monte Verruga dalla Fonte Sacrata) e si procede seguendo il panoramico crinale. Giunti ad una selletta, lasciamo a sinistra un evidente sentiero e proseguiamo avvicinandosi sempre più alla cresta del Verruga, a cui giungiamo dopo aver superato un ripido stappo con vegetazione piuttosto invadente. Dalla dorsale seguiamo una traccia abbastanza evidente evitando sulla sinistra un risalto formato da un caratteristico dente roccioso. Dopo di esso, si inizia ad attraversare orizzontalmente, sempre a sinistra, per labile ed esposta traccia che conduce sul dorso dell’ampia e poco accennata cresta. [E’ altresì possibile attaccare la cresta un poco più in basso. A tal fine, dopo il dente roccioso, scendiamo in obliquo a sinistra per ripido e scosceso pendio erboso, giungendo alla base di un risalto roccioso. Lo scaliamo interamente (II° ; roccia non buona con erba e terra ; sconsigliato) ricongiungendosi poco sopra con il percorso di prima]. Si scala l’ampia cresta con divertente arrampicata su roccia che richiede attenzione (I°+/II°-). Dopo un tratto con erba, si supera un secondo ripido risalto (II°-) e poi la cresta si abbatte. Continuiamo lungo la dorsale lasciando a destra una traccia all’interno di un canale. Poco dopo approdiamo sulla bellissima sommità del Monte Verruga 1211 m, da cui si gode un panorama vastissimo. Ripercorriamo la dorsale fino alla menzionata traccia che seguiamo ripidamente a sinistra (ometto poco sotto). Giunti alla base delle rocce del monte, tagliamo sulla destra, seguendo una labile traccia, il pendio con vegetazione invadente e fastidiosa. Ritorniamo all’inizio della cresta e ripercorriamo il sentiero fatto all’andata fino alla Fonte Sacrata. Ora non resta che raggiungere la seconda meta dell’escursione: Il Monte Porcile 1249 m. Dalla sella percorriamo l’ampia dorsale seguendo, dopo un primo ripido strappo, un sentiero privo di segnavia. La salita non pone grandi problemi di orientamento ma è piuttosto faticosa. Il sentiero risale ripidamente tutta la dorsale prativa, si sposta a destra tagliando ripidi pendii e conduce alla croce della cima ovest. La seconda e più elevata sommità del monte, quella est, è posta sulla sinistra. Il panorama è notevole. Dalla vetta del Monte Porcile si fa ritorno alla Fonte Sacrata da cui, seguendo il percorso di andata, al Passo del Biscia.

 

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2015 in Appennino ligure, Escursionismo

 

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