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Archivi categoria: Alpinismo

Il Monte Treggin (Sperone Sud) e il Monte Roccagrande

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Punto di partenza/arrivo: Barone 296 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Bargone-attacco sperone sud (20 min) ; attacco sperone sud-sommità Monte Treggin (1,45 h) ; sommtità Monte Treggin-Monte Roccagrande (1 h) ; Monte Roccagrande-Passo del Bocco di Bargone-Costa di Bargone-Bargone (2 h)

Difficoltà: PD- lo Sperone Sud del Monte Treggin ; EE (per un breve tratto) la cresta nord del Treggin in direzione del Monte Roccagrande ; E+ la salita al Monte Roccagrande e la discesa dal Passo del Bocco di Bargone a Costa di Bargone ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo) per lo Sperone Sud del Monte Treggin ; da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

map (1)Stralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario semplicemente stupendo e completo. Lo sperone meridionale del Monte Treggin offre una scalata facile ma su roccia che richiede costante attenzione, risultando tuttavia non così friabile come potrebbe sembrare a prima vista. Ho già relazionato questa salita e ho ritenuto opportuno offrirne una seconda e ulteriore descrizione, comprensiva di una “variante” iniziale che permette di evitare un passaggio di III°+. Come nella precedente uscita dell’aprile del 2017, ho effettuato la scalata senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, di conseguenza la tempistica è relativa alla modalità in cui ho affrontato la salita. In caso di progressione in cardata ovviamente i tempi si dilatano notevolmente. Il sentiero che dal Passo del Bocco di Bargone conduce a Costa di Bargone e a Bargone paese, nonostante una parziale sistemazione e risegnatura, risulta poco evidente e con segnaletica in molti punti latitante. Ciononostante si tratta di un percorso veramente suggestivo che permette di ammirare angoli selvaggi e stupende visuali.

Dalla piazzetta di Bargone si imbocca Via delle Fragole (segnavia X rossa) seguendola fino ad un tornante destrorso, continuando successivamente a sinistra per scalinata e sentiero. Avanzando affiancati da ulivi e suggestivi muretti a secco, si penetra dopo qualche minuto nel bosco dove si attraversa un ruscello. Si continua brevemente lungo il sentiero principale fino ad un bivio da cui si prende a destra un’evidente traccia non segnata ma inconfondibile. Il percorso svolta quasi subito a destra conducendo al ruscello di prima che si attraversa per una seconda volta. Il solco formato dal corso d’acqua costituisce la nostra direttrice al fine di raggiungere la base delle rocce, ma nella sua prima parte risulta impercorribile a causa della vegetazione spinosa che lo ostruisce. Si sale quindi per il pendio boscoso a destra del solco, notando inizialmente dei piccoli muretti, progredendo scomodamente a causa della vegetazione invadente. Appena possibile si mette piede nel solco che si risale aggirando, preferibilmente nel lato destro, alcuni ostacoli (muretti e massi). Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera direttamente, approdando subito dopo alla base delle rocce dello sperone. Andando a sinistra si raggiunge l’ingresso di una caratteristica grotta alla cui destra si nota un verticale diedro. Quest’ultimo rappresenta una prima possibilità di salita, anche se oppone un passaggio non banale (III+), “fuori standard” rispetto al resto dell’ascesa. Il diedro è delimitato a destra da una costola rocciosa, a sua volta formante un canale parzialmente ostruito dalla vegetazione. Come possibilità alternativa al diedro di III°+ si possono scalare le rocce a destra del menzionato canale, superando inizialmente, tendendo leggermente a destra, un placchetta rossastra e la successiva ripida paretina, cui segue un vago spigoletto/speroncino (15/20 m II° e III°-). Dopo questa prima sezione più ripida si prosegue in obliquo verso sinistra superando placchette e muretti, con percorso non obbligato e dall’orientamento non complesso. Tenendo a sinistra rocce più ripide si prosegue poi tra arbusti e, sempre verso sinistra, si mette piede in un’area crestina che si segue verso il ripido profilo dello sperone. Aggirati a destra alcuni spuntoni e superate facili roccette si arriva sotto un evidente gendarme a forma di becco alla cui base si nota un canale/rampa obliquo da sinistra a destra. Si scalano ripide rocce con ottimi appigli (II°) immettendosi nel canale/rampa, uscendone dopo pochi metri a sinistra. Si continua direttamente per belle placchette mirando ad alcuni alberi, raggiunti i quali si segue per pochissimi metri una rampa obliqua a destra. Abbandonata la rampa si scalano verso sinistra un paio di muretti (II°/II°+) intervallati da cornici/rampe. Raggiunto il sommo di questa prima ripida sezione, si prosegue agevolmente mirando ad un piccola macchia di bosco sovrastata sulla destra da particolari gradoni stratificati. Dagli alberi si aggira a sinistra il primo muretto, scalando appena dopo una liscia e delicata placchetta di pochi metri (II°+), rasentando il suo bordo sinistro (si tratta della faccia destra di un diedro). Il successivo brevissimo muretto lo si può superare direttamente (II°) oppure aggirare a destra. Si prosegue poi facilmente puntando ad altri alberi sopra i quali la cresta dello sperone si restringe divenendo anche più ripida e di roccia piuttosto rotta. Dagli alberi si prosegue direttamente per alcuni metri, obliquando successivamente verso destra, assecondando l’andamento di una rampa. Si mette poi piede su quest’ultima e si continua ad attraversare per cengia, scalando quindi verso sinistra facili muretti di roccia rotta (attenzione!) in direzione del vicino filo di cresta. Si raggiunge quest’ultimo (esposto) appena prima di un terrazzino sovrastato da un verticale risalto rossastro inciso da un diedrino. Scaliamo il diedro (III°-/III°, due chiodi), cui fa seguito un muretto, oltre il quale le difficoltà cessano totalmente. Si avanza lungo il filo di cresta puntando ad un altro risalto situato a destra e formante una crestina parallela rispetto a quella in cui siamo. Aggirata a sinistra, tramite cengia con arbusti,  la prima sezione del risalto, si giunge alla base di un evidentissimo diedro di rocce rossastre e si scala la bellissima placca che ne costituisce la faccia destra (II°+). Si prosegue lungo il panoramico crinale oltrepassando, tenendosi a sinistra, un suggestiva forcellina, scalando direttamente, o aggirandolo a sinistra, il successivo facile risalto. Si continua lungo l’ampio profilo notando un esteso pendio con arbusti e rocce e, sotto quest’ultimo, spostata a destra rispetto al punto in cui siamo, un sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette. Raggiuntone la base si nota una rampa rossastra a sinistra della quale si individua una bella placchetta con roccia più compatta: si scala quest’ultima (I°+) per poi proseguire lungo il rotto filo di cresta (tratto evitabile a sinistra). Approdati alla base dell’esteso pendio con cespugli, arbusti e rocce, lo si risale in obliquo a destra (orientamento molto difficoltoso in caso di nubi basse) fino a raggiungere il limite orientale del profilo della montagna. Si prosegue lungo il panoramico crinale avvicinandosi alla vetta principale, immettendosi poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Guadagnata la splendida cima del Monte Treggin870 m (panorama incantevole)si prosegue in direzione del Monte Roccagrande, seguendo gli ottimamente posizionati segnavia (X rossa) che indicano il percorso migliore. Tenendosi a sinistra rispetto al filo della cresta settentrionale della montagna, si raggiunge poco dopo la sommità di una quota secondaria (una specie d’anticima), da cui ci si cala verso destra (segnavia) per ripide roccette. Messo piede in un canale, lo si discende per pochi metri, piegando poi nettamente a sinistra fino a ricongiungersi con il crinale in corrispondenza di caratteristici spuntoni. Si prosegue lungo la dorsale per un breve tratto abbandonandola successivamente verso destra, avanzando poi per ottimo sentiero a mezza costa che conduce all’interno bosco. Raggiunta un selletta boscosa (Colle Aietta o Passo di Roccagrande, 795 m), si prosegue in salita fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Procedendo in lieve pendenza si incontra più avanti un bivio dal quale, andando a sinistra, si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Treggin-Roccagande850 m. Continuando per la carraia ci si avvicina sempre più al crinale Monte Roccagrande- Monte Bocco e, una volta giunti ai piedi dei pendii orientali del primo (cartelli, segnavia X rossa), si abbandona temporaneamente l’ampio tracciato. Si prende a sinistra un sentiero che procede in salita per pendii cespugliosi tenendo costantemente d’occhio i segnavia e gli ometti, ignorando in corrispondenza di un pino isolato una traccia a sinistra. Con andamento leggermente verso destra, passando successivamente a fianco di alcuni massi, si punta alla sezione rocciosa terminale che si aggira a destra. Dopo un paio di tornanti si mette piede nella cresta orientale del Monte Roccagrande, guadagnandone in breve la panoramica sommità, 970 m. Ritornati sulla carraia di prima, la si segue verso il Passo del Bocco di Bargone (segnavia tre cerchi rossi pieni), giungendo nei pressi di un’area picnic con tabella esplicativa (ambiente di rara bellezza), dove il percorso vira repentinamente a destra. Dopo un paio di tornanti si procede in lieve salita costeggiando d’alto il suggestivo Lago di Bargone, continuando lungamente per il tracciato principale con andamento in falsopiano/leggera salita ai piedi del versante meridionale del Monte Bocco. Ammirando visuali veramente stupende si giunge al Passo del Bocco di Bargone908 m, appena sotto il quale inizia il percorso di discesa segnato con triangolo rosso pieno. Si tratta di un sentiero poco evidente, soprattutto nella prima parte, e con segnavia latitanti, nonostante un parziale rifacimento della segnaletica fatto di recente. Si perde quota per traccia fino ad attraversare un ruscello, oltre il quale non si prende la traccia di destra che sale verso una costa, ma si prosegue (ometto sulla destra) a fianco del corso d’acqua situato alla nostra destra. Orientandosi con i segnavia e con nastri di plastica rosso-bianchi, si costeggiano e attraversano macchie di fitta vegetazione. Giunti all’interno di un boschetto si guada un ruscello (quello alla cui sinistra siamo scesi in precedenza), proseguendo poi per traccia piuttosto infrascata (rovi), notando alla nostra sinistra una vasca (segnavia). Oltrepassato un altro ruscello, si prosegue per un brevissimo tratto in salita, riprendendo poi a scendere per traccia evidente ma con segnavia latitanti. Più avanti si perde quota nella sponda sinistra di una valletta, andando ad attraversare, mediante svolta a destra, il ruscello che la forma. Si prosegue per sentiero evidente (in basso a destra è ben visibile una piana con case) che successivamente compie un tornante sinistrorso conducendo all’interno di un boschetto. Si effettua appena dopo un tornante destrorso (interessanti muretti a secco) e si prosegue per l’evidente traccia che esce temporaneamente dal bosco, rientrandovi nuovamente (sbiadito segnavia su un masso) dopo una svolta a sinistra. Poco dopo si raggiunge un bivio, o meglio ci si immette in un’altro sentiero, da cui andando a sinistra si confluisce nella strada cementata Bargone-Passo del Bocco. La si segue a destra per poco, abbandonandola nel momento in cui il cemento lascia il posto allo sterrato, imboccando a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso segnato con triangolo rosso pieno. Si prosegue per traccia, all’inizio ben evidente poi più infrascata, che perde quota sulla destra di un rio e conduce, dopo una svolta a destra, ad un altro ruscello appena prima della sua confluenza nel corso d’acqua principale. Dopo il guado si prosegue alla destra del rio e a sinistra di muretti a secco che delimitano un ampio campo, svoltando successivamente a destra e raggiungendo una casa. Si prende lo stradello d’accesso abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (segnavia) che nei primi metri procede in salita. Si prosegue per traccia evidente fino ad attraversare la carraia Bargone-Passo del Bocco, immettendosi nuovamente in essa poco più in basso. Si segue la strada cementata a destra per pochissimo abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso, imboccando un evidente sentiero che nei primi metri scende piuttosto ripidamente. Poco dopo si perde quota effettuando una sequenza di tornanti, mettendo successivamente piede su un’ampia traccia che si segue a destra varcando subito un ruscello. Giunti a poca distanza da una costruzione (una presa dell’acquedotto) si prende a sinistra una traccia (segnavia), immettendosi poco dopo in un altro sentiero che si segue a destra. Dopo un punto panoramico si penetra in un buio boschetto, sbucando più avanti in un’area con vegetazione piuttosto fitta (bella visuale sul paese di Costa di Bargone). Rientrati nel bosco si attraversa una valletta (tratto di sentiero parzialmente franato) e dopo una svolta a destra si avanza costeggiando un bel muretto a secco. Al successivo bivio, situato poco prima del nucleo di Costa di Bargone, si va a sinistra verso quest’ultimo, attraversandolo interamente seguendo i segnavia, ammirando angoli veramente suggestivi. Usciti dal paese si scende per bella mulattiera fino a mette piede in una strada asfaltata, proveniente da Bargone, che si segue a destra verso quest’ultima località.

 

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Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di un rudere, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si inizia a scalare un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma dopo poche decine di metri ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94 che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere in lontananza un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, penetrando nella vegetazione e raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A, indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo, con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo una scomoda e ripida discesa in obliquo, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso in versante Mommio si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo ripidi pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, si deve prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto Giogo di Vendaso-S.S. 63, di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di vecchi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

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Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord-est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord-est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, il cui muro si costeggia per un tratto. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica piagando a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta attestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida: se superata nella parte sinistra oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Punta Buffanaro: placche nord-est (Via “Diretta Nord”)

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Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 950 m ca

Durata complessiva: 5,30/6,45 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Diretta Nord” (45 min) ; Via “Diretta Nord”-sommità Punta Buffanaro (1,30/2,30 h) ; Punta Buffanaro ; Punta Buffanaro-Sella Buffanaro (25 min) ; Sella Buffanaro-Sella di Monte Acuto (45 min) ; Sella di Monte Acuto-Lago di Monte Acuto-Ghiaccioni (1 h) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Diretta Nord” dal sentiero n° 659 ; PD/PD+ La Via “Diretta Nord” ; EE la discesa dalla Punta Buffanaro alla sella omonima ; EE/EEA (tratti attrezzati facili con un passaggio di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena in direzione della Sella di Monte Acuto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (la chiodatura è del tutto assente, portare quindi un assortimento di chiodi per attrezzare le soste e qualche nuts e friends)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La Via “Diretta Nord”, aperta da A. Piazza F. Rossetti nell’ottobre del 2012, è un’interessante arrampicata di stampo prettamente alpinistico il cui attacco è in comune con la Via “Ti Vedo Tentennare”. Leggermente più impegnativa di quest’ultima, nella prima parte si sviluppa lungo una successione di placche e lastre che richiedono attenzione per la presenza di diversi blocchi instabili. Nella seconda sezione si supera invece, con un passaggio molto bello, un’evidente cintura strapiombante tenendosi nel suo margine destro. L’autore della relazione ha effettuato questa ascesa in solitaria seguendo una linea che solo in pochi punti ricalca fedelmente il tracciato dei primi salitori. D’altronde la struttura della parete è tale da prestarsi a innumerevoli varianti. La scalata non verrà descritta tiro dopo tiro ma fornendo solo indicazioni di massima.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito in comune con la Via “Ti Vedo Tentennare”). Dal punto di attacco si scala la soprastante bella lama rocciosa di 10 metri circa (II°+), continuando poi lungo una sequenza di placchette (40 metri ca. di II° e III°). Messo piede su una rampa obliqua da sinistra a destra, si avanza in obliquo a sinistra per placche e lame rocciose (60 metri ca. di II° e II°+ ; attenzione alla presenza di blocchi instabili) intervallate da strisce erbose. In questo tratto l’orientamento è dato due piastroni, situati più in alto a sinistra rispetto la nostra posizione, sovrastati da una cintura rocciosa. Giunti poco sotto quest’ultima, si traversa a sinistra sfruttando una cengetta erbosa e, una volta oltrepassato il margine sinistro del muro, si scala la soprastante liscia placca in obliquo a sinistra (8 metri ca. di III°/III°+). Poi si supera una svasatura con erba e si continua diritto ancora per poco (III°). Giunti sotto una piccola cintura rocciosa, si effettua un delicato traverso a sinistra di pochi metri per liscia placca (III°) onde portarsi sullo spigolo che costituisce la terminazione sinistra della placconata. Dallo spigolo si scende per pochi metri (II°) mettendo piede nel sottostante scivolo formato da placche e zolle erbose, delimitato a sinistra da un canale e a destra dal muro che abbiamo doppiato. Ci troviamo esattamente sotto la perpendicolare di una vistosa cintura verticale/strapiombante che supereremo nel suo margine destro. Dal punto in cui siamo si sale direttamente sfruttando una serie di placchette che si superano con divertente arrampicata (70 metri ca. di II° e III°-). Ci si porta così sotto la cintura rocciosa e, in obliquo a destra per placca lavorata, si raggiunge la base di un’ evidente fessura verticale nei pressi del limite destro del muro. Si scala la fessura con bella arrampicata (6 o 7 metri di III°/III°+) oltre la quale si supera verso destra il successivo brevissimo muretto verticale (II°+). Da questo punto si scala senza via obbligata una sequenza di facili placchette (100 metri ca. di I° e II°) oltrepassando più in alto una cengia/ripiano. Dopo aver superato l’ultima facile lastra (50 metri ca. di II°-) si raggiunge la crestina sommitale che si segue a sinistra. In breve ci si congiunge con il sentiero 00 mediante il quale si guadagna la vicina sommità della Punta Buffanaro1879 m. Dalla cima si scende in direzione della Sella Buffanaro seguendo il sentiero 00. Quest’ultimo si sviluppa per un buon tratto nel versante lunense del crinale presentando diversi passaggi ripidi ed esposti. Più in basso si scende ripidamente assecondando il filo della dorsale spartiacque fino ad approdare alla Sella Buffanaro1752 m. Dal valico di crinale si continua in direzione della Sella di Monte Acuto, iniziando ad ascendere verso una cima secondaria mediante il Sentiero Attrezzato dei Groppo di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Tenendosi sull’esposto filo di cresta si rimontano facili placche (A) che precedono una breve discesa (A+) e un tratto di crinale aereo. Giunti sotto un ripido risalto, lo si supera direttamente sfruttando un diedro (B), cui fa seguito un’ esposta crestina (A). Si discende un brevissimo muretto verticale (B), per poi avvicinarsi ad un altro risalto che si supera agevolmente assecondando un canalino (A). Continuando lungo il filo di cresta, si rimontano in obliquo facili e gradinate placchette e si effettuano brevi traversi (A/A+). Superata una breve balza (A), si giunge al termine della prima sezione del percorso attrezzato. Una traccia conduce velocemente alla sommità di una panoramica cima da cui si discende nel lato opposto mantenendosi nei pressi del crinale divisorio. Raggiunta una selletta situata sotto un ripido groppo, si procede in obliquo ascendente effettuando successivamente un traverso (A+) con il quale si aggira il profilo dell’altura. Appena dopo ha termine (o inizio, dipende dal senso in cui lo si percorre) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si continua per traccia piuttosto labile, raggiungendo in breve la sommità di un’altra quota del lungo crinale, da cui si continua in piano alla volta della ben visibile Sella di Monte Acuto1721 m (poco prima di quest’ultima, sulla cima di un dosso erboso disposto alla nostra sinistra, è collocato un interessante cippo confinario risalente la 1828). Raggiunto il valico di crinale (cartelli) si scende a destra in direzione del Lago di Monte Acuto seguendo il sentiero n° 657. Inizialmente si perde quota per ripido pendio, poi si scende all’interno della faggeta. Dopo una breve contropendenza e un tratto a mezza costa, si raggiunge il limite orientale del Lago di Monte Acuto (cartelli) da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 659. Si procede per un tratto a saliscendi lambendo l’estremità di un lago in estate asciutto, per poi attraversare una pietraia dapprima in falsopiano passando di blocco in blocco e successivamente in leggera discesa. Rientrati nel bosco si procede a mezza costa, in un tratto piuttosto ripidamente, raggiungendo poco più avanti un bivio (paletto con cartelli) collocato sul dorso di una costa. Ignorato a destra il sentiero n° 657A per la Sella di Punta Buffanaro, si continua lungo il percorso n° 659 che inizia a scendere verso la conca dei Ghiaccioni. Si perde quota per ripida traccia che, dopo un tratto in direzione SW, effettua diversi tornanti tenendosi più in basso alla sinistra di una pietraia. Dopo uno spostamento a destra, si scende a fianco di un rio asciutto che si attraversa poco più in basso. Proprio qui ci si ricongiunge con il percorso effettuato in salita mediante il quale si fa ritorno a Succiso Nuovo.

 

 

 

 

 

 

 

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Monte Malpasso: Canalino dei Mirtilli (invernale)

100_3406 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 500 m 

Durata complassiva: 4 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo-La Scaliccia (45 min) ; La Scaliccia-inizio Canalino dei Mirtilli (30 min) ; inizio Canalino dei Mirtilli-sommità Monte Malpasso (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Malpasso-crinale est-Passo Sasseda (45 min) ; Passo Sasseda-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella salita su neve in un angolo molto suggestivo e selvaggio della parte più orientale del crinale Parma/Massa.

Dalla strada per Pratospilla si imbocca una carraia (percorso CAI n° 701) in direzione del Lago Verdarolo. Dopo un primo tratto in lieve salita si guadagna quota con maggiore pendenza effettuando alcuni tornanti. Approdati su una costa, si prende la traccia di destra che procede in leggera discesa, transitando poco più avanti a fianco di una vasca di raccolta dell’acqua. Appena dopo, ad un bivio, si piega a sinistra per mulattiera che procede in moderata salita. In corrispondenza di una netta svolta a destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra. Dopo un ulteriore tratto in leggera/moderata pendenza, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo1395 m. Da qui (bivio con palina segnaletica) si piega a destra effettuando subito una breve discesa seguita da una salita, per poi costeggiare dall’alto la sponda settentrionale del lago. Giunti nei pressi di un’area pic-nic, si piega a destra e subito dopo a sinistra, continuando per l’ampia mulattiera fino a un bivio situato in località Lago Scaliccia1418 m (cartelli). Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 703B che inizialmente asseconda in lieve pendenza l’ampio dorso di una costa boscosa. Giunti in un’area di bosco rado, si continua in più ripida e lineare salita (raramente sono presenti tracce di passaggio nella neve), per poi effettuare alcuni tornanti. Varcato un rio, si avanza per un tratto avendo il solco alla nostra destra, svoltando poi nettamente a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale tenendo d’occhio i puntuali segnavia sugli alberi, compiendo in seguito una svolta a sinistra onde attraversare un altro solco. Dopo aver valicato una costa boscosa, si approda in una suggestiva valletta che si segue in lieve salita. In breve si giunge ai piedi del ripido versante nord/occidentale del Monte Malpasso: la parete è incisa a sinistra da un ampio canale e a destra da uno più stretto che taglia in modo lineare le bancate di arenaria. Ci si dirige verso il canale di destra e, giunti sotto la sua direttrice, si incomincia a risalire il ripido pendio che lo precede. Una volta entrati nel canale vero e proprio, lo si risale con pendenza costante (40/45°; sia a destra quanto a sinistra sono presenti rocce dove poter attrezzare delle soste). Più in alto si raggiunge uno spuntone roccioso oltre il quale si affronta il ripido pendio di uscita. Approdati sul crinale divisorio, spostandosi a sinistra si raggiunge subito la cima del Monte Malpasso1714 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Per la discesa si asseconda dapprima il crinale orientale (percorso n° 00), poi ci si cala lungo la dorsale settentrionale della montagna. Dalla sommità si segue quindi il panoramico crinale oltrepassando appena dopo una quota secondaria. Si continua comodamente lungo la dorsale spartiacque fino a penetrare, mediante netta svolta a sinistra, nella fitta faggeta. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si perde ripidamente quota effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si sbuca al sommo di un pendio aperto che si discende puntando ad un segnavia, dal quale si svolta a destra e subito dopo a sinistra. Messo piede su un crinale boscoso, si raggiunge in breve al Passo Sasseda1479 m, da cui si seguono a sinistra i segnavia del sentiero n° 703. Avanzando inizialmente a mezza costa e in obliquo discendente, si lambisce poco più avanti il dorso di una costa boscosa, effettuando poi una netta svolta a sinistra. Dopo pochi minuti di discesa si approda nei pressi del suggestivo e appartato Lago Scuro di Rigoso1387 m. Dopo aver contornato e lambito la sponda nord-orientale del lago, si continua per ampia traccia dapprima in lieve salita, poi in leggera discesa. In breve si arriva al bivio situato nei pressi del Lago Verdarolo da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna al punto iniziale.

 

 

 

 

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Il Monte Orsaro per lo scivolo est e il Monte Fosco (invernale)

Immagine (FILEminimizer)Il versante est del Monte Orsaro con evidenziato il percorso effettuato dall’autore della relazione

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 670 m ca

Durata complessiva: 4,40/5 h

Tempi parziali: I Cancelli-Rifugio Lagdei-Ponte Rotto (45 min) ; Ponte Rotto-inizio Scivolo Est dell’Orsaro (50 min) ; inizio Scivolo Est dell’Orsaro-sommità Orsaro (45 min/ 1h) ; sommità Orsaro-Foce del Fosco (30 min) ; Foce del Fosco-Monte Fosco-Bocchetta del Tavola (40 min) ; Bocchetta del Tavola-Lagdei-I Cancelli (50 min/1 h)

Difficoltà: F+ lo Scivolo Est dell’Orsaro ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: picozza e ramponi

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-I Cancelli

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella e panoramica salita invernale al Monte Orsaro che, a causa della sua esposizione, necessita di neve ben assestata.

Dalla località Cancelli, seguendo un’ampia carrareccia percorribile dalle auto, si raggiunge in 15 minuti circa il Rifugio Lagdei1251 m. Appena a destra dell’edificio si imbocca il sentiero n° 727/723 diretto a Lago Santo. Inizialmente si procede in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, poi si incomincia a risalire il soprastante pendio boscoso effettuando numerosi tornanti per traccia nella neve molto evidente (a causa della ripidezza del tracciato e della compattezza del fondo nevoso, è necessario procedere fin da subito con i ramponi ai piedi). In circa 25 minuti si guadagna il sommo del pendio dove si incontra un bivio: si abbandona a sinistra il percorso per il Lago Santo, imboccando a destra il sentiero n° 727 diretto a Capanna Schiaffino. Dopo una breve discesa si raggiunge la località Ponte Rotto, dove si guada un rio (si tratta di un ramo del Torrente Parma). Appena dopo si incontra un bivio da cui si continua diritto per sentiero che avanza in leggera salita. Poco più avanti si risale mediante alcuni tornanti una sponda boscosa, approdando infine in un ripiano. Successivamente si attraversa il rio di prima e si riprende a salire compiendo altri tornanti (il percorso, anche in assenza di tracce nella neve, risulta ben evidente grazie all’ottima segnaletica CAI). Raggiunto un bivio (cartelli), si abbandona il segnavia n° 727, imboccando a destra il sentiero n° 727A diretto alla Foce del Fosco. Si varca il rio già incontrato in precedenza e si continua lungo questo percorso solo per poco: infatti, nel momento in cui esso piega a destra in leggera discesa, noi lo abbandoniamo salendo per il pendio boscoso alla nostra sinistra, avendo come punto di riferimento un solco situato un poco a destra. Più in alto si sale tenendo sulla destra una cintura rocciosa, uscendo poi in un pendio più aperto (si tratta di un’area di bosco divelto). Di fronte a noi e alla nostra destra si ergono verticali bancate rocciose: dobbiamo salire in direzione di esse per poi piegare a destra aggirando la base di un risalto. Appena dopo si individua a destra un altro solco che si segue in salita, piuttosto ripida nella parte finale. Si esce così all’aperto e si incomincia la risalita dello spettacolare scivolo est dell’Orsaro. Individuato al centro un evidente ampio canale nevoso, lo si raggiunge e risale con pendenze che aumentano progressivamente, attestandosi comunque intorno ai 40°. Poi si continua senza via obbligata fino a raggiungere la cresta sommitale: in questa sezione è possibile salire diritto/leggermente a sinistra per magnifico e regolare pendio (max 35°), oppure diritto/destra per pendio leggermente più ripido che, a seconda delle condizioni del manto nevoso, risulta meno uniforme e con maggiori probabilità di trovare chiazze erbose. Messo piede sul crinale divisorio, lo si segue a destra raggiungendo in breve la panoramica cima del Monte Orsaro. La vetta offre un panorama grandioso ed è caratterizzata da una stilizzata madonnina in bronzo. Dalla sommità scendiamo per la dorsale N/NE, perdendo inizialmente quota per ripido pendio che potrebbe risultare ghiacciato. Approdati alla sottostante conca, si segue il crinale di destra, per poi spostarsi a sinistra onde recuperare il filo della dorsale spartiacque. Si scende lungo quest’ultima appena a destra di un filare di conifere di reimpianto. Più in basso si entra nella faggeta e si perde quota mantenendosi nei pressi del dorso del crinale. Poi si svolta a destra (segnavia) scendendo ad un bivio (cartelli), immettendosi qui nel percorso n° 727A che si segue a sinistra. Procedendo a mezza costa sulla destra del crinale boscoso, si raggiunge poco dopo la Foce del Fosco1613 m. Dalla sella ci si dirige verso la non lontana cima del Monte Fosco, affrontando inizialmente una salita piuttosto ripida (raramente è presente una traccia nella neve). Dopo un ripiano boscoso si affronta l’ultimo strappo dove si sale a sinistra di un ripido pendio erboso con blocchi rocciosi. Dalla sommità, 1680 m, si scende nel versante opposto entrando subito nella faggeta, seguendo i numerosi e ben posizionati segnavia bianco-rossi. Si perde quota mantenendosi in prossimità dell’ampio crinale boscoso, effettuando qualche svolta nella parte bassa. Messo piede nel sentiero n° 725, lo si segue a sinistra raggiungendo subito la Bocchetta del Tavola1444 m. Da qui si piega a destra scendendo per ampia traccia (CAI n° 725) che poi si abbandona per sentiero a destra. Successivamente si perde quota a sinistra di un ruscello, fino a confluire in una carraia che si segue a destra in discesa. Più in basso, ad un bivio, si sceglie la traccia di sinistra (si può seguire anche quella di destra), giungendo infine in prossimità del ripiano prativo chiamato Roncobuono. Da qui si va a destra per ampia mulattiera oltrepassando un cancello, ignorando appena dopo il sentiero n° 723 che si stacca a destra. Seguendo la bella mulattiera/carraia, che avanza in piano e leggera salita, si raggiunge in circa 10 minuti il Rifugio Lagdei.

 

 

 

 

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La Punta Buffanaro per le placche NE (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta NE)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si risale integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. E’ ovvio che, considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo invece la discesa lungo la magnifica cresta NE del Monte Alto, aiutandosi con una corda d’acciaio si dovrà scavalcare un’esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Perciò dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00, mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia, per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo a sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la soprastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi appena dopo con una fune d’acciaio (A). Si continua superando un breve gradino con spaccatura e si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi a sinistra rispetto il filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone e, appena più in basso, si arriva alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, anche con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta: la si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B), per poi continuare per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto prima per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta dal quale si scende verso il vicino Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda infine al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante  NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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