Via Ferrata Nico Gusella – Cima di Ball (Cresta Nord e Via Normale) – Cima Val di Roda – Via Ferrata della Vecchia

La Cima di Ball con evidenziati, in modo assolutamente ipotetico e senza alcuna pretesa di esattezza, i percorsi della Via Normale (a sinistra) e della Cresta Nord (a destra). Il tracciato della Via Normale, dal punto in cui è stata scattata la foto, ossia dalla Cima Immink, è nella sua parte centrale/finale non visibile in quanto coperto dal Campanile Pradidali

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1330 m ca.

Durata complessiva: 8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Passo di Ball (2,30 h) ; Passo di Ball-Ferrata Gusella-Cima di Ball (1,30 h) ; Cima di Ball-Cima Val di Roda (35 min) ; Cima Val di Roda-bivio sentiero per Ferrata della Vecchia (1,10 h) ; bivio sentiero per Ferrata della Vecchia-sentiero n° 721 (45 min) ; sentiero n° 721-parcheggio Col Verde (1,30 h)

Difficoltà: EEA, media difficoltà (B, con passaggi leggermente più impegnativi: B+), le ferrate Gusella e della Vecchia ; PD- la combinazione Cresta Nord e Via Normale alla Cima di Ball ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata e d’arrampicata (se si percorre la variante della Cresta Nord)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

Stralcio della mappa Kompass proveniente dal sito: www.ferrate365.it

Descrizione dell’itinerario 

Quello proposto è certamente uno dei giri più grandiosi delle Pale di San Martino, implicante l’ascesa a due cime di sicura soddisfazione, soprattutto la prestigiosa Cima di Ball. Ricalcando le tracce del pioniere dell’alpinismo dolomitico John Ball, la menzionata cima si conquista mediante una via normale ottimamente contrassegnata da ometti e bolli rossi nonché attrezzata in alcuni punti con fittoni resinati (di questi ultimi si poteva forse fare a meno). A metà percorso è possibile cimentarsi con una variante più alpinistica che ha come direttrice la cresta nord della montagna. Optando per questa possibilità, si dovranno superare tratti di II° e (quasi) III° abbondantemente assicurati da fittoni resinati. Itinerario memorabile ed estremamente completo che richiede una consolidata esperienza di montagna e un ottimo grado di allenamento.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Il percorso avanza in questa sezione pressoché in quota, per poi riprendere a salire fino a trasformarsi in sentiero attrezzato. Si percorre inizialmente un’ariosa cengia al termine della quale si attraversa il canale che scende dal Vallon di Ball. Continuando per il percorso attrezzato, si ascende con andamento in obliquo su facili roccette ai piedi del basamento roccioso/ghiaioso sopra il quale si ergono le cime Immink e Pradidali. Raggiunto lo spettacolare Passo di Ball, 2443 m, racchiuso fra la Torre e il Campanile Pradidali, prendiamo a destra (indicazioni) il sentiero d’avvicinamento alla Ferrata Nico Gusella. Trascurata poco dopo una traccia a sinistra, si procede ai piedi delle pareti del Campanile Pradidali, entrando in questo modo nel canalone che scende dalla Forcella Stephen. Dopo una faticosa salita in cui si varca un franoso solco e una ripida sequenza di tornanti, si raggiunge l’attacco della ferrata. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)    

Si inizia l’ascesa scalando facili rocce e una rampa inclinata (A/A+), volgendo poi a destra e superando un più ripido muretto facilitato da staffe metalliche (A/B). Effettuato un breve ma esposto traverso (B), si scala una placca sfruttando ottimi appoggi (A/B), spostandosi poi ulteriormente a destra verso il fondo del canalone che scende dalla Forcella Stephen. Superata una più impegnativa placca (B/B+), si effettua un traversino a destra piuttosto esposto, scalando poi in obliquo delle belle e divertenti placche facilitate nei punti più lisci da staffe metalliche (B). Compiuto un traverso anche discendente verso il fondo del canalone, si affronta a sinistra una ripida, quasi verticale paretina che costituisce la faccia sinistra di un diedro. Si supera il passaggio sfruttando, oltre l’iniziale staffa, ottimi appoggi naturali (B+), impegnandosi successivamente con una placca facilitata da tre staffe (B). Arrivati alla base di una strapiombante parete, si volge a destra e si affronta un non facile passaggio (B+), spostandosi poi verso il fondo del canale. Si prosegue in obliquo per facili e divertenti placchette (A/B) e, dopo un brevissimo traverso a destra, si supera una liscia placca sfruttando, nei primi metri, due staffe metalliche (B). Effettuato un obliquo/traverso a destra su placche (A/B), si affronta un ripido diedrino di pochi metri (A/B) che adduce ad un canalino/rampa. Quest’ultimo (A/B) deposita su una cengia che, seguita a destra, conduce a poca distanza dal fondo del canalone dove passava il vecchio percorso attrezzato. Una bella placca (B), un ripido muretto (B) e facili rocce precedono il filo della cresta settentrionale della Cima di Ball e la Forcella Stephen, 2705 m. Abbandonato il percorso segnato che inizia a scendere, si continua lungo l’agevole cresta in direzione della Cima di Ball (ometti), scavalcando per traccia un risalto ed incontrando più avanti dei bolli rossi. Assecondandoli, ci si tiene per un tratto leggermente a sinistra (Pradidali) del filo di cresta e, superato un gradino nei pressi di una specie di nicchia, si rimette piede sul crinale roccioso. Giunti alla base di un verticale gendarme, si volge a sinistra (ometti e bolli rossi) procedendo a mezza costa per traccia aerea, fino a doppiare, mediante breve traverso esposto, lo spigolo (fittone resinato) di una spalla rocciosa. Raggiunto il soprastante bivio, spostandosi a destra è possibile cimentarsi con la più alpinistica variante della Cresta Nord (scritta con freccia). Orientandosi con i bolli rossi e i fittoni resinati, si scalano, con andamento in leggero obliquo verso desta, rocce ripide ma ben articolate (II°). Superata una paretina più impegnativa (II°+), si traversa a destra per cengia in direzione di un vistoso ometto, affrontando poi un muro e una placca (fittoni) di ottima roccia (II°+/III°-). Guadagnato il filo di cresta, lo si asseconda in direzione della Cima di Ball, aggirando a destra alcuni spuntoni. Raggiunta una catena di calata, si scende per rocce articolate (I°/I°+) in versante Cismon puntando ad un ben visibile bollo rosso. Oltre quest’ultimo, si discendono rocce un po’ più ripide (II°-) parallelamente ad un canalino. Raggiunto un cordone posto nella parete che delimita a sinistra il menzionato canalino, si effettua un traverso a destra (faccia a monte) piuttosto aereo (II°) e, dopo un tratto su rocce rotte, si penetra in un incassato canale. A destra si nota un bollo rosso alla base della non breve e verticale parete d’uscita, che dal punto in cui siamo impressiona non poco, soprattutto se non si è assicurati (come si dovrebbe essere per affrontare in totale sicurezza questa variante). Ci si dirige verso il bollo e si inizia la gratificante ascesa finale, che avviene su rocce – come già espresso – verticali ma ben appigliate e abbondantemente attrezzate con fittoni resinati (II°/II°+, forse III°- in qualche breve passaggio). Guadagnata con sicura soddisfazione l’ampia e superlativa Cima di Ball, 2807 m, senza attardarsi eccessivamente nonostante la grandiosità del panorama che ci attornia, si incomincia la discesa per la Via Normale. Percorsa per poco la dorsale sommitale verso sud-est, si inizia a perdere quota in versante Pradidali prima per traccia (ometti), poi per agevoli rocce, piuttosto rotte, seguendo una sorta di costa (passi di I°). Più in basso, assecondando attentamente gli ometti, si volge a sinistra (faccia a valle) attraversando il ghiaioso catino sospeso che caratterizza il versante est della montagna. Ci si dirige verso l’evidente spalla rocciosa (ometto) dalla quale, durante l’ascesa, abbiamo abbandonato la Via Normale per seguire la variante della Cresta Nord. Arrivati alla base della parete della spalla, si effettua un traverso/ascesa su rocce ripide ma solide (II°, fittoni resinati), fino a ritornare al bivio con la variante. Rientrati per lo stesso percorso alla Forcella Stephen, prima di riprendere il Sentiero Attrezzato Nico Gusella in direzione della Forcella del Porton, è altamente consigliabile conquistare la Cima Val di Roda. Assecondando un’evidente traccia che sale a serpentine, si guadagna la spettacolare vetta, 2791 m, per poi tornare nuovamente alla Forcella Stephen. Ripreso il percorso segnato, si inizia a perdere quota in versante Cismon incontrando un paio di facili tratti attrezzati. Segue un lungo traverso discendente per roccette in direzione sud e sud-ovest, in cui occorre tenere d’occhio i segnavia bianco-rossi. Giunti a ridosso delle pareti della Cima di Ball, si perde più marcatamente quota per roccette, discendendo anche un breve muretto facilitato da staffe. Dopo alcune placche (staffa), si continua per traccia che procede ai piedi della parete occidentale della Cima di Ball. Risalita un’altra placca attrezzata e il successivo canale (B), si riprende a scendere costeggiando la base di verticali pareti. Utilizzando le attrezzature presenti, si effettua in seguito un traverso che precede una disarrampicata su ripida paretina (B). Penetrati in un canalone delimitato a destra da un gendarme, lo si risale interamente valicano la forcella che costituisce il suo sommo. Dopo una ripida discesa inizialmente per canale, si volge a sinistra procedendo a saliscendi, attraversando un altro solco. Valicata una panoramica dorsale, si perde quota per canale erboso/ghiaioso abbandonandolo nel momento in cui si approfondisce. Doppiato, con un passaggio piuttosto esposto, uno spigolo, si scende a tornanti lungo una sorta di pala erbosa. Svoltati più in basso a sinistra, si riprende a salire in direzione della soprastante Forcella del Porton, che tuttavia non si raggiunge. Si continua infatti per sentiero in discesa (n° 739) verso il Rifugio Velo della Madonna, fino a raggiungere un bivio (non sono presenti indicazioni) situato a ridosso di una parete. Qui si abbandona il percorso che conduce all’attacco della Ferrata del Velo e si scende a destra per ottimo sentiero (n° 739B) verso sud-ovest in ambiente spettacolare. Più in basso si perde quota parallelamente ad un solco e, attraversatolo, se ne varca poco dopo un secondo. Entrati in un terzo solco, lo si abbandona quasi subito assecondando la dorsale che lo delimita a destra. Dopo aver attraversato, più in basso, il canale in questione, si scende a serpentine fino a raggiungere l’attacco – o fine – della Ferrata della Vecchia. Discesa una prima liscia placca facilitata da numerose staffe, si volge a destra (faccia a monte) e ci si cala per rocce abbastanza ripide ma agevolate dalle abbondanti attrezzature (B). Dopo un muretto verticale, si traversa a sinistra (faccia a monte) per poi discendere una placca “addomesticata” da staffe (B). Segue un esposto traverso, anche discendente, verso destra, inizialmente assecondando una cengia (A/B). Un altro arioso traverso precede l’ultima discesa, intervallata da un esposto spostamento a sinistra (faccia a monte), su parete verticale, piuttosto impressionante ma non difficile grazie alle abbondanti attrezzature (B). Dalla fine/attacco della ferrata, situato in corrispondenza di un verticale gendarme, si scende per traccia e roccette all’interno di un canale, fino ad immettersi nel sentiero n° 721 diretto al Rifugio Velo della Madonna. Lo assecondiamo nella direzione opposta, ossia verso San Martino, procedendo per un lungo tratto a mezza costa alla base di verticali pareti, ammirando in diversi punti notevoli visuali panoramiche (durante il cammino si aggira una piccola sezione franata e si attraversa un solco in cui è presente una corda). Valicata molto più avanti una costa ammantata da pini mughi, si inizia a perdere marcatamente quota fino a raggiungere e valicare una selletta delimitata a sinistra da un poderoso gendarme. Dopo un tratto a mezza costa pianeggiante in cui si tagliano i pendii ghiaiosi con pini mughi digradanti dalla base della parete nord-ovest della Cima Val di Roda, si riprende a scendere mediante qualche svolta, fino ad oltrepassare una fiumana detritica. Effettuati altri tornanti, si discende per poco un canale, perdendo poi quota parallelamente ad esso. Varcato più in basso il solco ghiaioso, si scende avendolo a destra e, in corrispondenza di un masso, si volge a sinistra entrando nel bosco. Dopo una comoda discesa, ci si innesta in una forestale che si asseconda a destra attraversando una grande fiumana detritica. Continuando a destra al bivio che si presenta poco più avanti, si segue con defatigante camminata una bella carraia che conduce al bivio incontrato nella parte iniziale dell’escursione. Da qui, mediante lo stesso percorso, si ritorna al punto di partenza. 

Cima Silvano: Via Normale Nord

Punto di partenza/arrivo: parcheggio sotto Malga Venegia, 1750 m ca.

Dislivello: 810 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: punto di partenza-attacco Via Normale Cima Silvano (1 h) ; attacco-sommità Cima Silvano (1,30/1,45 h) ; sommità Cima Silvano-punto di partenza (2,15 h)

Difficoltà: F+ la Via Normale Nord alla Cima Silvano

Attrezzatura: escursionisti molto esperti, abituati a muoversi con disinvoltura su terreni impervi, avvezzi a salite di stampo pionieristico, possono affrontare l’ascesa senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica (portare comunque il casco e, dipendentemente dalle condizioni stagionali, piccozza e ramponi)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: da Predazzo si sale a Bellamonte e si continua verso Paneveggio. Superata quest’ultima località, si prende la SP 81 in direzione del Passo Valles. Dopo pochi chilometri, prima che la strada effettui un tornante, si imbocca a destra la carrozzabile (a pagamento) della Val Venegia. Si parcheggia l’auto poco prima di Malga Venegia

www.openstreetmap.org

{Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Cima remota e selvaggia a cui si accede mediante una Normale friabile ed oggettivamente pericolosa. I pochissimi ometti presenti richiedono un’ottima capacità di scelta autonoma del percorso migliore da seguire. Da non sottovalutare la sezione iniziale (e finale nel senso di discesa) della via, in quanto implica passaggi d’arrampicata fino al II°+, alcuni dei quali discretamente esposti. La risalita del vallone che scende dalla Busa dei Camosci potrebbe richiedere, dipendentemente dalle condizioni stagionali, l’uso di piccozza e ramponi. Ascensione di stampo assolutamente pionieristico, di sicura soddisfazione per chi, come il sottoscritto, ama i silenzi, la solitudine e le emozioni indicibili che solo salite di questa tipologia possono regalare.   

Dal parcheggio situato sotto Malga Venegia, si procede lungo la comoda sterrata che percorre il fondovalle, ammirando superlative visuali sul Mulaz e sulle altre cime che chiudono la valle in cui ci troviamo. Avanzando in modo pianeggiate o tuttalpiù in lieve salita tra splendidi alpeggi e con andamento parallelo al Torrente Travignolo, si raggiunge in circa 25 minuti Malga Venegiota, 1824 m. Continuando ulteriormente per il comodo tracciato in direzione di Baita Segantini, si incontra poco più avanti il bivio con i percorsi n° 749 e n° 710 (quest’ultimo conduce al Passo Mulaz e al Rifugio Volpi al Mulaz). Una volta usciti dal bosco nell’ambito di una grande fiumana detritica, si abbandona il percorso per Baita Segantini e si inizia la risalita del soprastante ghiaione verso l’evidentissima Cima Silvano. Quest’ultima precipita verso est con verticali pareti sulle quali sono state tracciate diverse vie d’arrampicata di un certo livello. L’ascesa più agevole alla sommità avviene da nord, risalendo l’ampio ampio vallone digradante dalla sella che separa la nostra cima dal Campanile del Travignolo. L’accesso al menzionato vallone è però sbarrato da un basamento roccioso costituito da strapiombanti pareti di rocce nere con acqua di fusione. Per superare questa sezione occorre rimontare un avancorpo staccato dalla parete del basamento, per poi spostarsi a sinistra e superare infide rocce miste a ghiaie. Iniziamo quindi la risalita del ghiaione tagliando un sentiero trasversale e faticando discretamente nella parte superiore a causa della ripidezza del pendio. Si punta all’estremità destra dell’avancorpo roccioso separato dalla parete grigio/nera da un angusto canale con scorrimento idrico. Dopo una franosa salita alla base delle pareti dell’avancorpo, si arriva ai piedi delle strapiombanti rocce del basamento e all’inizio del menzionato canale la cui risalita sarebbe in parte possibile ma scomoda e particolarmente scivolosa. Preferiamo stare a sinistra del canale e scalare le rocce grigie dell’avancorpo scegliendo i punti più deboli. Messo piede, verso sinistra, su un terrazzino, si scala subito un corto diedro/canale (II°) e la successiva rampa (II°/II°+) di ottima roccia. Dopo un brevissimo ma delicato traverso a sinistra, lambita la parte alta di un canale/camino, si rimontano delle insidiose rocce miste ad erba (I°+), guadagnando in questo modo la cima dell’avancorpo. Notando un ometto e un chiodo con cordino a destra, si attraversa l’ampia sommità fino ad oltrepassare, mediante ponte naturale, un orrido solco. Scalato un brevissimo ma verticale muretto (II°, esposto), si asseconda per poco un’ariosa cengia fino ad un vecchio fittone con anello. Superato un breve risalto (II°-), si ascende in obliquo a sinistra su pendio delicato con qualche balza rocciosa, prestando molta attenzione al percorso seguito in quanto lo dovremo ricalcare in discesa. Poco più in alto si esce alla base di una rampa erbosa con abete parallela ad un canale roccioso. La si risale interamente continuando poi su terreno roccioso nella sponda destra orografica del vallone che scende dalla Busa dei Camosci. Varcati un paio di ruscelli, giunti più o meno al centro del selvaggio vallone, si risalgono liberamente facili placchette e balze rocciose (I°) progredendo parallelamente ad un altro corso d’acqua. Terminata l’appagante sezione rocciosa, si deve giocoforza guadagnare quota per pendio formato da ghiaie, zolle erbose e grossi massi, assecondando più in alto il filo della dorsale delimitante il canale formato dal menzionato corso d’acqua. Dopo una salita particolarmente ripida e franosa, si arriva a lambire il nevaio della Busa dei Camosci. L’ambiente in cui ci troviamo ha pochi eguali in fatto di maestosità, suggestione ed impatto (impressionanti le visuali sulla Cima dei Bureloni e sul Campanile del Travignolo). Da qui occorre scendere a destra per franoso pendio onde attraversare l’avvallamento alla cui sinistra abbiamo progredito, iniziando subito dopo una micidiale salita per dorsale (la morena del ghiacciaio) particolarmente ripida, faticosa e friabilissima. Con progressione in seguito più comoda, sempre assecondando il ghiaioso crinale, si guadagna un’evidente sella (ometto) ai piedi delle pareti del Campanile del Travignolo (qui arriva il percorso della Normale Sud che, partendo dai ghiaioni sottostanti il Ghiacciaio del Travignolo, asseconda una cengia aerea e per niente invitante). La Cima Silvano è evidentissima e per conquistarla occorre risalire un poco attraente pendio caratterizzato da ghiaie e balze rocciose. Dalla sella non si asseconda direttamente l’esposto filo di cresta che si dilunga verso Cima Silvano, ma, aggirato uno spuntone, si procede parallelamente al crinale per pendio ghiaioso che digrada verso un valloncello. Nel momento migliore si inizia l’ascesa finale alla volta della sommità della montagna, affrontando passaggi scomodi e friabili su pendio instabile che richiede molta attenzione. Qui è necessario mettere in pratica l’esperienza accumulata che si manifesta concretamente nella scelta dei passaggi migliori e meno franosi (in questi contesti ciò che conta è l’intuito personale e non il GPS!). Tenendosi costantemente a destra del filo della cresta sud-est della montagna, si risalgono più in alto facili rocce, muretti e balze. Assecondando infine un canalino /rampa, si conquista l’appuntita e ariosa sommità di Cima Silvano, 2559 m. Soddisfatti di aver conquistato una vetta raramente visitata, ci attardiamo in antica solitudine avvolti da un profondo e armonico silenzio non disturbato da schiamazzanti comitive. Iniziamo poi l’impegnativa discesa che avviene necessariamente lungo la stessa via di salita, senza lasciarsi tentare, una volta ritornati alla sella sotto il Campanile del Travignolo, dall’altra Via Normale (come già espresso, quest’ultima asseconda una vertiginosa cengia forse in più punti franata). Nella parte bassa, dopo aver varcato i due ruscelli e disceso la rampa erbosa, occorre prestare la massima attenzione nel recuperare il punto esatto in cui in salita siamo usciti dall’iniziale sezione rocciosa. Il tratto successivo di discesa fino alla sommità dell’avancorpo è particolarmente delicato e rischioso, mentre la disarrampicata di II°/II°+ dalla cima dell’avancorpo alla base richiede molta cautela e concentrazione (un passo falso avrebbe – com’è ovvio – conseguenze esiziali).

Cima Immink: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1340 m ca.

Durata complessiva: 7,50/8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Val di Roda-sentiero n° 715 (2 h) ; sentiero n° 715-attacco Via Normale Cima Immink (1,10 h) ; attacco Via Normale Cima Immink- sommità Cima Immink-attacco Via Normale Cima Immink (1,40 h) ; attacco Via Normale Cima Immink-parcheggio Col Verde (3 h) 

Difficoltà: PD- la Via Normale alla Cima Immink; EE/EE+/F (a seconda del percorso scelto) il tratto sentiero n° 702 attacco Via Normale Cima Immimk; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: per la Via Normale alla Cima Immink è altamente consigliabile dotarsi di un minimo di attrezzatura alpinistica

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

www.openstreetmap.org

{Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa ascesa di stampo pionieristico. La Via Normale alla Cima Immink presenta belle sezioni di arrampicata su roccia perlopiù ottima. L’orientamento, salvo in caso di nebbia, non è complesso, in quanto la linea di salita è semplice e logica. L’avvicinamento al Vallon di Ball implica qualche roccetta di I° e la possibilità di un’ascesa più diretta staccandosi dal sentiero (attrezzato) n° 715 poco dopo l’attraversamento del canale che scende dal menzionato vallone.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Procedendo a mezza costa in modo pressoché pianeggiante in ambiente spettacolare e selvaggio, si riprendere più avanti a salire per un breve tratto. Inizia poi una sezione attrezzata in cui si asseconda una bella cengia, piuttosto aerea, servita dal cavo d’acciaio a da inutili staffe. Attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, si continua per il sentiero attrezzato che progressivamente, procedendo in obliquo ascendente, si avvicina al Passo di Ball. L’autore della relazione, dopo l’attraversamento del menzionato canale, ha abbandonato il percorso segnato e ha liberamente risalito il soprastante pendio, caratterizzato da facili fasce rocciose, in direzione del citato Vallon di Ball, racchiuso tra la Cima Immink a sinistra e la Cima Pradidali a destra. Optando per questa possibilità, si ascende senza via obbligata superando qualche passaggio di I°/I°+ (prestare la massima attenzione a non scaricare sassi sul sottostante sentiero attrezzato), inserendosi infine nella traccia (ometti) proveniente dai pressi del Passo di Ball. Si asseconda il sentierino a sinistra oltrepassando il sommo di un canale, risalendo poi verso destra, guidati dagli ometti, facili roccette (passi di ). Più in alto si lambisce il margine della sponda sinistra orografica del canale che scende dal soprastante vallone, avanzando per roccette e traccia ben contrassegnata da ometti. Risalita una specie di rampa, si scende per qualche metro (sbiadita freccia di vernice rossa a destra, utile come orientamento in discesa) approdando al sommo del solco che più in basso si approfondisce notevolmente. Da qui si comincia la risalita del solitario Vallon di Ball, inizialmente ai piedi della parete nord di Cima Pradidali. Nel lato opposto della conca si ergono le pareti meridionali di Cima Immink, dove si snoda la Via Normale. Quest’ultima segue inizialmente un sistema di cenge, con andamento da sinistra a destra, per poi assecondare il terzo canale a destra di quelli che si vedono a partire dal gendarme conosciuto come Campanile Giovanna. Per raggiungere l’inizio delle suddette cenge, occorre risalire un angusto solco (non visibile dalla parte bassa del vallone ma intuibile) digradante da una stretta forcella delimitata dal menzionato Campanile Giovanna. Assecondando una traccia, si sale più meno al centro del vallone puntando al suo sommo, prima del quale si volge a sinistra dirigendosi verso il citato canale che appare nella primissima sezione come una stretta fenditura racchiusa da un grosso masso. L’autore della relazione, onde aggirare una ripida lingua di neve dura, ha preferito spostarsi subito a sinistra e, risalendo liberamente facili roccette e pendii ghiaiosi, si è portato alla base del canale. Si inizia quindi la risalita del solco che, come già espresso poco prima, risulta all’inizio molto stretto in quanto strozzato da un grosso masso (I°/I°+). Si continua poi per canale più largo in direzione della soprastante forcella, superando un’altra strozzatura implicante qualche metro di II° (cordino con moschettone di calata al termine del caminetto). Guadagnata la spettacolare forcella alla base delle strapiombati pareti del Campanile Giovanna, si incomincia l’ascesa verso Cima Immink. Si scala subito un breve ma ripido muretto di ottima roccia (II°-), per poi assecondare una cengia/rampa e transitare alla base di un primo solco. Evitando di alzarsi di quota per le invitanti rocce che ci sovrastano, si continua in traverso/obliquo doppiando uno spuntone, varcando poi un secondo canale/colatoio che sopra al punto in cui siamo si raddrizza e approfondisce divenendo camino. Si procede ancora per un tratto in traverso incontrando un ometto, fino a raggiungere una costa che delimita un profondo canale/camino. Da qui si scalano le soprastanti rocce, ripide ma appigliate e solide, con bella arrampicata (II°), rinvenendo un cordino su clessidra con moschettone di calata. Raggiunto un evidente ometto, si prosegue diritto su facili rocce (I°+/II°-) progredendo parallelamente al menzionato canale, entrando in esso in corrispondenza di un cordino azzurro. Si risale il solco incontrando poco più in alto una biforcazione alla base di una balza più impegnativa (cordino su grossa clessidra). Preso il ramo di destra, si scala il muretto con bella arrampicata tenendosi nei pressi della sua terminazione sinistra (cordino per eventuale calata alla fine; II°+). Si continua per il canale, ripido ma agevole, scalando un’altra balza più facile di quella precedente (II°-). Nel momento in cui, dopo la balza, il solco si bipartisce, un vistoso cordino rosso nel ramo di sinistra indica la giusta direzione. Si prosegue per il canale, ora più rotto e friabile, delimitato da spuntoni, fino uscirne (memorizzare il punto esatto dello sbocco/imbocco del solco, in quanto in discesa è molto facile sbagliarsi) alla base dei pendii ghiaiosi che precedono la cresta sommitale. Si risale il ghiaione (diverse tracce) e verso sinistra si conquista quella che dovrebbe costituire la sommità principale (ometto) di Cima Immink  – 2855 m – ma non necessariamente la quota più elevata. L’autore della relazione ha percorso interamente la cresta sommitale verso est (Pradidali), ammirando incredibili visuali sulla Pala di San Martino e tenendosi costantemente sulla destra dell’esposto filo. Si ritorna al Vallon di Ball ripercorrendo lo stesso itinerario, prestando la massima attenzione sia ai diversi tratti di disarrampicata (se si dispone di corda è possibile effettuare alcune doppie), quanto all’orientamento che potrebbe risultare complesso in caso di nebbia. Dopo la discesa lungo il vallone e le sottostanti roccette, si continua a sinistra assecondando una traccia e degli ometti fino ad immettersi nel sentiero n° 715 poco sotto il Passo di Ball (come già espresso, l’autore della relazione ha optato per un avvicinamento più diretto, staccandosi dal sentiero n° 715 poco dopo aver attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, innestandosi nella traccia proveniente dai pressi del Passo di Ball dopo aver risalito un pendio ghiaioso con qualche facile balza rocciosa). Si rientra a San Martino lungo lo stesso percorso effettuato in salita.

Cima dell’Orsa: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Canta del Gal, 1160 m; parcheggio sotto Malga Canali, 1302 m

Dislivello: 1312 m ; 1170 m

Durata complessiva: 6,50/7 h

Tempi parziali: parcheggio sotto Malga Canali-Rifugio Treviso (45 min) ; Rifugio Treviso-Forcella dell’Orsa (1,45 h) ; Forcella dell’Orsa-Cima dell’Orsa (1 h) ; Cima dell’Orsa-Forcella dell’Orsa (50 min) ; Forcella dell’Orsa-parcheggio sotto Malga Canali (2,30 h)

Difficoltà: PD- la Via Normale alla Cima dell’Orsa ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo su roccia (corda da 60 m)

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si imbocca la SS 347 per il Passo Cereda. Dopo alcuni ripidi tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante destrorso, si
prende a sinistra la strada della Val Canali. La si segue fino a raggiungere l’albergo/ristorante Cant del Gal. Il parcheggio è a pagamento (6 € per l’intera giornata)
. Eventualmente si può proseguire per stretta stradina in direzione di Malga Canali e parcheggiare l’auto in uno slargo prima di una sbarra (nell’alta stagione estiva il parcheggio si riempie in fretta)

Descrizione dell’itinerario 

La Cima dell’Orsa è una delle vette che, assieme alla Cima dell’Alberghetto e alla più nota Cima del Coro, chiudono a nord/nord-est la Val Canali. La si conquista mediante una Via Normale facile che tuttavia non va sottovalutata nonché sottogradata come capita spesso con le salite alpinistiche di stampo pionieristico. In primo luogo implica un iniziale tiro su camino di II° e III° e un altro passaggio intorno al III°. In secondo luogo la roccia si presenta non sempre buona e in alcuni punti piuttosto rotta. A questo si aggiunge un avvicinamento molto lungo e faticoso, anche se spettacolare. 

Dal parcheggio sotto Malga Canali, raggiungibile a piedi in circa venti minuti da Cant del Gal, ci si incammina per comoda carraia che procede parallelamente al Torrente Canali. Superato un tratto cementato, si attraversa mediante ponticello il torrente e si continua per sentiero. Al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a sinistra (n° 707) in direzione del Rifugio Treviso. Si procede per comoda traccia immettendosi poco più avanti in una forestale che avanza in modo pianeggiante. Andando a destra ai due bivi che si incontrano, si prosegue per sentiero procedendo ancora per un tratto parallelamente al Torrente Canali. Trascurata a sinistra una carraia chiusa da una sbarra, si attraversa una fascia boscosa per poi varcare un solco con detriti. Penetrati nella copertura boscosa, si trascura il percorso n° 711A per il Bivacco Minazio e si inizia una lunga sequenza di tornanti, mai particolarmente ripidi, fino a raggiungere un bivio nei pressi del Rifugio Treviso, 1630 m. Si continua a sinistra lungo il sentiero n° 707 in direzione del Passo Canali, perdendo inizialmente quota per un breve tratto. Attraversato un panoramico ripiano che costituisce il punto di atterraggio degli elicotteri, si rientra nel bosco e dopo una sezione in cui si procede perlopiù in piano si riprende a guadagnare quota. Usciti dalla copertura boscosa alla base del canalone che divide la Pala del Rifugio dalla Cima Sant’Anna, ci si dirige verso una costa che precipita con verticali pareti. Giunti alla base di queste ultime, si sale ripidamente in mezzo ai pini mughi, fino a guadagnare il sommo di questa sezione. Attraversato, prestando attenzione ai segnavia, il letto di un rio, si risale una dorsale erbosa ai piedi delle strapiombanti pareti della Cima Sant’Anna. Trascurato più avanti il Sentiero dei Vani Alti, si prosegue per il n° 707 valicando una costa ed attraversando un paio di solchi. Tralasciato a destra il sentiero di avvicinamento alla Ferrata Fiamme Gialle, si continua verso il Passo Canali effettuando qualche svolta, risalendo il ghiaione che scende dalla base pareti della Cima dell’Alberghetto. La Cima dell’Orsa – nostra meta giornaliera – è situata a sinistra di quest’ultima e a destra del Colle Canali. La Via Nomale risale la sua cresta nord-ovest il cui inizio è situato in corrispondenza della Forcella dell’Orsa. Per raggiungerla è necessario continuare ancora per un tratto lungo il frequentato sentiero n° 707 diretto al Passo Canali. Nel momento in cui il percorso procede tra dossi rocciosi, si nota su un masso l’indicazione per la Forcella dell’Orsa. Si abbandona quindi il segnavia n° 707 e si asseconda una labile traccia che risale un ripido ghiaione conducendo alla base di una caratteristica parete di rocce nere. La si costeggia per un tratto e doppiato uno spigolo si entra nel ripido e ghiaioso canale che scende dalla Forcella dell’Orsa. Lo si risale faticosamente tenendosi prima a sinistra, poi a destra e quindi al centro, fino a guadagnare la spettacolare forcella, 2330 m, al sommo della Val d’Angheraz. Da qui, trascurato il sentiero che scende verso quest’ultima, si punta all’evidente parete di rocce gialle, incisa da camini, che ci sovrasta e che costituisce il salto iniziale della cresta nord-ovest della Cima dell’Orsa. Aggirati in versante Angheraz alcuni spuntoni di cresta, si arriva alla base del camino situato più a destra (vecchio chiodo). Lo si scala interamente, superando nella prima sezione un passo di III° e prestando attenzione, nella parte successiva, alla presenza di blocchi instabili (II°+). Raggiunto uno spuntone con cordini e anello di calata, si prosegue in versante Canali effettuando un delicato traverso su cengetta ghiaiosa, puntando ad un piccolo forcellino. Appena prima di quest’ultimo, si scala a sinistra una specie canalino (II°) e, superata una breve sezione di rocce rotte e friabili, si guadagna il filo di cresta in corrispondenza di un cordino su spuntone. Si asseconda l’esposta cresta giungendo alla base di un quasi verticale gendarme che va superato direttamente. Scalato il primo muro (III°-), si continua più facilmente (II°), conquistando in questo modo la sommità del risalto dove si rinviene un cordino su spuntone. Da qui si prosegue lungo l’ampia dorsale aggirando o superando, tenendosi nella sua parte sinistra, un ulteriore risalto, continuando poi facilmente su roccette e ghiaie fino a guadagnare la splendida ed esclusiva Cima dell’Orsa, 2472 m. Dopo una meritata sosta, si incomincia la discesa effettuando un’eventuale corda doppia di circa 15 m lungo il verticale gendarme di cresta e un’altra di 25/28 m lungo il camino iniziale (controllare l’affidabilità dei cordini ed eventualmente sostituirli). Ritornati a Forcella dell’Orsa, si rientra al punto di partenza lungo lo stesso percorso effettuato all’andata. 

Monte Maddalena: Sentiero Alpinistico Jean e Sentiero Alpinistico Marina

Punto di partenza/arrivo: Caionvico, 150 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Caionvico- attacco Sentiero Alpinistico Jean (25 min) ; attacco Sentiero Alpinistico Jean-sentiero n° 1 (30 min) ; sentiero n° 1-attacco Sentiero Alpinistico Marina (1 h) ; attacco Sentiero Alpinistico Marina-sentiero n° 1 (30 min) ; sentiero n° 1-Caionvico (1 h) 

Difficoltà: F il Sentiero Alpinistico Jean ; F/F+ il Sentiero Alpinistico Marina ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per chi ha esperienza di salite su roccia

Ultima verifica: febbraio 2022

Accesso stradale: dall’uscita dell’A21 di Brescia Centro si imbocca la tangenziale in direzione di Verona, abbandonandola all’uscita 10 (indicazione per S. Eufemia). Oltrepassata la ferrovia, si abbandona Via Serenissima (indicazioni per il Lago di Garda e Rezzato) immettendosi in Viale S. Eufemia. Alla prima rotonda si prende a sinistra Via della Musia che conduce nella parte bassa del paese di Caionvico. Si può parcheggiare l’auto nei pressi della Chiesa di S. Massimiliano Maria Kolbe

Descrizione dell’itinerario 

Il Monte Maddalena è un vero paradiso per gli escursionisti. Sono presenti numerosi percorsi che permettono diverse combinazioni sempre di grande interesse. In particolare esistono dei sentieri alpinistici – come quelli proposti – molto piacevoli, che si svolgono su rocce calcaree eccezionalmente ricche di appigli. 

Dalla parte bassa del paese di Caionvico, si attraversa in salita tutto il suggestivo borgo fino a raggiungerne il suo sommo dove è situata la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita con annesso il cimitero. Da qui si prende a sinistra (indicazione del percorso n° 514) uno stradello inizialmente asfaltato, poi sterrato, che conduce alla Cappella del Viandante. Dopo una salita a fianco di vigneti, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si prende il percorso di sinistra. Si procede per bel sentiero costeggiando un vigneto con ulivi, proseguendo a destra al bivio che si presenta poco dopo. Si sale piuttosto ripidamente per ottimo sentiero (n° 545) con andamento verso sud, per poi volgere a sinistra ed inerpicarsi tra massi calcarei in direzione di un’evidente croce. Ignorata a destra una traccia che conduce a dei settori d’arrampicata e sottopassata una linea elettrica, si presenta un bivio da cui si volge repentinamente a sinistra (indicazioni dei sentieri alpinistici). Si avanza per sentierino utilizzando anche una piccola pedana, fino a raggiungere l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina. Continuando ulteriormente per traccia in discesa, si iniziano poco dopo a costeggiare le rocce dove si sviluppa il Sentiero Alpinistico Jean. Attraversata una malconcia passarella, si incontra l’attacco della via alpinistica. Si scalano inizialmente delle divertenti placchette sfruttando ottimi appoggi (II°) fino ad arrivare alla base di un muro verticale che presenta due possibilità di uscita. Proseguendo direttamente, si scala una verticale ma facile fessura (II°+), uscendo appena dopo in una zona di roccette gradinate. Superata eventualmente una placchetta a sinistra di pochi metri, si continua facilmente assecondando i bolli blu, volgendo poco più in alto a destra (appena prima di virare a destra, si può scalare a sinistra un brevissimo ma liscio muretto di II°+). Si effettua un traverso che precede un breve tratto discendente per canale/diedro (I°+). Arrivati alla base di una bella placca fessurata, la si scala interamente con divertentissima arrampicata su roccia meravigliosa (II°), volgendo poi a destra per pochi metri. Superata un’altra simpatica placchetta (II°), si avanza in obliquo a destra su roccette assecondando la segnaletica blu. Inseritosi nel Sentiero Alpinistico Marina, lo si abbandona quasi subito piegando a sinistra. Ci si inerpica tra massi e roccette fino ad arrivare alla base di un’altra sezione rocciosa. Si scala inizialmente un breve fessura tenendosi all’esterno (II°-) e, messo piede su un uno spuntone, si supera un facile anche se ripido muretto (II°). Terminate le difficoltà alpinistiche, si sale su caratteristico pendio formato da sassi e blocchi calcarei, lambendo la segnaletica del Sentiero Alpinistico Marina. Ci si congiunge infine con esso nel momento in cui si penetra nel bosco. Seguendo un sentiero in lieve discesa ci si innesta poco più avanti nel percorso n° 1. Lo si asseconda a destra transitando a fianco di un’area recintata, uscendo presto dalla copertura boscosa. Al bivio che si presenta, si imbocca a destra un sentiero che procede perlopiù in piano/lieve discesa in bell’ambente boschivo. Raggiunto un incrocio, si prende il percorso di destra (n° 15) che perde quota piuttosto ripidamente tra arbusti e rado bosco. Penetrati nella più fitta copertura boscosa, si volge repentinamente a destra transitando poco più avanti a fianco di alcuni pozzi e baratri. Trascurato a destra il sentiero per la Grotta Tampa, si prosegue per il percorso principale compiendo in seguito un tornante sinistrorso. Immessosi in un’ampia traccia, la si asseconda a destra trascurando subito il percorso d’accesso ad una palestra di roccia. Effettuati quattro tornanti (dopo i primi due si stacca a destra il sentiero n° 544 che, al fine di raggiungere l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina, potrebbe costituire una scorciatoia), si procede in direzione sud oltrepassando un cancello costituito da funi d’acciaio. Dopo una discesa a fianco di una proprietà recintata, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione poco sopra la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita. Da qui, ripercorrendo lo stesso percorso d’avvicinamento, si raggiunge l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina. Si scala subito un muretto verticale (II°/II°+) e, dopo facili rocce, si aggira a sinistra un’impegnativa fenditura. Si arriva poi alla base di una bella sezione rocciosa incisa inizialmente da una fessura. La si supera (II°) per poi scalare un brevissimo muretto abbastanza liscio implicante un movimento di III°-. Segue una successione di magnifiche placche che si scalano (II°) con divertentissima arrampicata su roccia stupenda anche se già leggermente lisciata. Dopo un brevissimo traverso a destra lievemente esposto (si nota uno spuntone con spit e catena di calata), si scala una sorta di diedro dotato di ottimi appigli (II°). Dopo un muretto, si continua facilmente fino a raggiungere, non prima di aver scalato una brevissima balza, una specie di spaccatura orizzontale. Da qui si supera, con arrampicata in obliquo a destra, un liscio muretto (II°+) che anticipa una placchetta fessurata (II°/II°+). Segue una sezione in cui si procede tra blocchi calcarei notando inizialmente i bolli blu del Sentiero Alpinistico Jean. Progredendo su roccette e ghiaie, si arriva alla base di una bella sezione rocciosa che il percorso supera direttamente. Dopo le prime facili rocce, si scala una ripida rampa obliqua a sinistra e la successiva placca piuttosto esposta (II°). Si continua poi tra blocchi e sassi assecondando i bolli rossi, trascurando ad un bivio il sentiero di rientro contrassegnato da sbiaditi segnavia. Si oltrepassa più in alto un piccolo gruppo di alberi e, progredendo sempre su ghiaie e blocchi calcarei, si raggiunge il limite della vegetazione arborea dove il Sentiero Alpinistico Marina si congiunge con il Sentiero Alpinistico Jean. Messo piede nel sentiero n° 1, questa volta lo si asseconda a sinistra costeggiando quasi subito un bel ripiano erboso. Poi il percorso, tenendosi più o meno sul filo del boscoso crinale sud del Monte Maddalena, oltrepassa la sommità denominata Le Grappe, 455 m, contraddistinta da una piramide di sassi. Il sentiero continua ad assecondare il crinale molto bello e panoramico, conducendo più avanti ad una Madonnina collocata in splendida posizione. Dopo un tratto in cui si procede a destra del filo della dorsale, si scavalca la cima del Monte Mascheda, 440 m, continuando ulteriormente per il sentiero di crinale. Segue una sezione molto bella in cui si cammina su particolari rocce calcaree, oltre la quale, al bivio che si incontra, si prende a sinistra (bollo arancione e segnavia bianco-rosso) un sentiero piuttosto labile ma ben contrassegnato. Il percorso si sviluppa inizialmente tra massi e vegetazione spinosa per poi scendere ripidamente su panoramico pendio erboso/ghiaioso con alcune roccette. Sottopassato un palo dell’alta tensione, si volge repentinamente a sinistra procedendo in direzione nord-est, alternando macchie di bosco (cipressi) a ghiaioni. Dopo un’area di roccette affioranti in cui è presente un cordone e una breve contropendenza, si volge a destra raggiungendo una lastra rocciosa con la scritta “sentiero per escursionisti esperti”. Il percorso segnato conduce poco dopo a Casina Sella e, procedendo in piano/lieve discesa in direzione nord-est, riporta al secondo bivio incontrato all’inizio dell’escursione a poca distanza dalla Chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Caionvico.  

Cima di Valbona – Cima del Feudo – Primo e Secondo Pizzo dei Muss

Punto di partenza/arrivo: Alpe di Pampeago, 1750 m

Dislivello: 1200 m ca.

Durata complessiva: 7,20 h

Tempi parziali: Pampeago-Baita Passo Feudo (1 h) ; Baita Passo Feudo-Cima di Valbona (1 h) ; Cima di Valbona-Cima del Feudo (1 h) ; Cima del Feudo-Primo Pizzo dei Muss (45 min) ; Primo Pizzo dei Muss-Secondo Pizzo dei Muss (1 h) ; Secondo Pizzo dei Muss-Passo Feudo (1,45 h) ; Passo Feudo-Pampeago (50 min)

Difficoltà: EE+ la brevissima ascesa alla Cima di Valbona ; EE/EE+ la traversata della Cima del Feudo ; F il Primo Pizzo dei Muss (ascesa/discesa) ; EE l’avvicinamento al secondo Pizzo dei Muss ; F il Secondo Pizzo dei Muss (ascesa/discesa) ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (portare il casco)

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Tesero seguendo la SP 215 si raggiunge in circa 8 km l’Alpe di Pampeago

www.openstreetmap.org {Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Straordinaria combinazione di ben quattro cime in una delle più selvagge aree del Gruppo del Latemar. L’ascesa/discesa dei due Pizzi dei Muss richiede una consolidata esperienza di montagna. 

Da Pampeago si prosegue per stradina asfaltata (nel primo tratto percorribile con le auto, poi chiusa al traffico) raggiungendo in circa 40 minuti Malga Zischgalm, situata a poca distanza dal Passo di Pampeago. Da qui si imbocca a destra (indicazione per il Passo Feudo) un’ampia traccia, prima ghiaiosa e poi erbosa, che conduce in un altro percorso (n° 504/521). Lo si asseconda a destra tagliando ripidi pendii erbosi e ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una poco stimolante salita su pista da sci, si giunge nei pressi di Baita Passo Feudo a poca distanza dal valico in questione. Si prosegue in direzione del Rifugio Torre di Pisa salendo per sentiero nell’ambito di pendii erbosi molto panoramici. Assecondando in seguito una dorsale caratterizzata da grandi e artistici ometti, si penetra poco più avanti in una bella conchetta delimitata da un groppo roccioso. Andando a destra al bivio che si incontra, si risale il soprastante valloncello effettuando alcuni tornanti. Valicata una dorsale, si raggiunge e attraversa una suggestiva valletta delimitata dalle verticali pareti della Cima di Valbona. Dopo una faticosa salita per pendio ghiaioso, raggiunta la base delle menzionate pareti, si volge a destra e si sale ripidamente scartando a sinistra un canalino. Si asseconda invece una caratteristica rampa formata da rocce vulcaniche cui fa seguito un’erta salita per sentiero a tornanti. Giunti nel valloncello compreso tra la Cima di Valbona a sinistra e la Cima Cavignon (nei cui pressi si trova il Rifugio Torre di Pisa) a destra, lo si risale prestando attenzione ai segnavia. Più in alto, abbandonato a destra il sentiero segnato, si continua a progredire all’interno dell’avvallamento caratterizzato da grossi massi puntando alla sella che rappresenta il suo culmine. Ci troviamo alla base della breve parete orientale della Cima di Valbona incisa da un’evidente spaccatura. Ci dirigiamo vero quest’ultima (è consigliabile lasciare lo zaino alla sella) e la risaliamo scomodamente affrontando un singolo passaggio di II° in opposizione. Conquistata la croce di vetta della Cima di Valbona, 2660 m, si inizia la discesa che avviene nel versante sud/sud-est della montagna. Si asseconda inizialmente un ripido canalino terroso con rocce vulcaniche, volgendo successivamente a sinistra per traccia. Ritornati nel valloncello racchiuso tra la Cima di Valbona e la Cima Cavignon, lo si risale fino a rimettere piede nella sella di prima e da qui continuare in direzione di un groppo. Aggiratone a destra la sommità, ci si reinserisce nel sentiero segnato abbandonato in precedenza. Dopo aver risalito un piccolo canale e alcune roccette gradinate, si raggiunge l’arrivo di una teleferica nei pressi del Rifugio Torre di Pisa, 2676 m. Da qui, abbandonato il percorso che conduce alla Forcella Campanili del Latemar, si prosegue in direzione della Cima del Feudo assecondando un sentiero, contrassegnato da sbiaditi segnavia rossi e verdi, che ha come direttrice la Cresta del Cavignon. Giunti sotto una specie di groppo roccioso, lo si aggira a sinistra per poi penetrare in un valloncello delimitato da spuntoni. Aggirato, mediante svolta a sinistra, un gendarme, si asseconda successivamente una cengetta che riporta sul filo di cresta. Lo si segue aggirando un ulteriore spuntone, scendendo per cengia/rampa ad una selletta caratterizzata da rocce vulcaniche. Scartato l’ennesimo spuntone, si riprende e valica la cresta proseguendo parallelamente e nei pressi di essa per traccia. Dopo aver disceso una breve ma stretta fenditura, si rimette piede sul filo del crinale raggiungendo un inestetico ripetitore. Si continua lungo il magnifico percorso di cresta assecondando una cengia che corre parallela al suo filo. Messo piede in una panoramica sella (notevole visuale sul Cimon del Latemar), si prosegue lungo la dorsale e alla sua destra. Successivamente il sentiero avanza a mezza costa tagliando pendii ghiaiosi, conducendo al sommo di una stretta fenditura. Discesa scomodamente quest’ultima, si continua a progredire a mezza costa per traccia segnata in direzione della croce posta sull’anticima meridionale della Cima del Feudo. Conquistata questa prima quota, 2565 m, occorre risalire una facile dorsale raggiungendo poco più in alto una specie di ripiano. Ignorata temporaneamente una traccia che si stacca a destra, si continua a progredire in direzione della sommità principale avendo sempre come direttrice il suo profilo meridionale. Conquistata la Cima del Feudo, 2632 m, dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ripercorre il tratto finale di dorsale fino ad imboccare a sinistra un’esigua traccia. Assecondandola (si nota più in basso un altro percorso con cui ci si congiunge poco dopo), si guadagna inizialmente una quota erbosa oltre la quale la cresta diviene più rocciosa e severa. La si discende assecondando in alcuni punti il suo esposto filo, prestando attenzione alla friabilità della roccia nei pochi passi di disarrampicata che si incontrano. Al termine di questa sezione si arriva al sommo di un primo canalone che digrada verso nord e che si trascura. Continuando per vaga traccia su pendii prativi, si raggiunge poco dopo il sommo di un secondo canalone parallelo a quello precedente. Lo si discende tenendosi nel suo margine destro dove le ghiaie più fini permettono di calarsi in modo rapido e divertente. Al temine dal canale si deve iniziare un faticoso e disagevole traverso in direzione nord-est/est (Pizzi dei Muss) tagliando un ripido e franoso ghiaione senza alcuna traccia. Giunti a poca distanza dalle pareti del Primo Pizzo dei Muss, si risale con progressione faticosa un ampio canale che digrada dalla cresta che unisce il citato Pizzo con la Cima del Feudo. Il canale nella parte superiore si divide in due rami: noi puntiamo a quello di destra che risaliamo faticosamente tenendosi a ridosso della parete che lo delimita a sinistra. Approdati in una spettacolare selletta (sotto di noi si erge l’incredibile Guglia del Faraone), si volge a sinistra aggirando uno spuntone, recuperando poco sopra il filo di cresta alla base delle rocce del versante occidentale del Primo Pizzo dei Muss. Puntando ad un evidente canale, si risale inizialmente un ripido ghiaione ed inseritosi nel solco si scalano inizialmente alcune rocce di I°+. Nel momento in cui il canale si rinserra assumendo le fattezze di una stretta fenditura, possiamo continuare scomodamente per essa, oppure, scalata a sinistra una breve fessura di II°, procedere lungo il bordo dell’angusto solco. Giunti ad un ometto, si risalgono gli ultimi metri di ripido e friabile pendio fino a conquistare la straordinaria e ampia cima del Primo Pizzo dei Muss, 2492 m. Dopo una sosta al fine di gustare il panorama grandioso che ci circonda, ripercorriamo la stessa via ritornando alla selletta nei pressi della Guglia del Faraone. Da qui ci si cala verso sud per divertente ghiaione, transitando inizialmente a fianco dello straordinario monolito. Si perde quota molto rapidamente e prima di giungere ai sottostanti pascoli di Pian della Paura si deve volgere a sinistra. Si avanza a mezza costa per pendio formato da zolle erbose attraversando anche una breve fascia ghiaiosa, innestandosi più avanti in una traccia che procede costeggiando le rocce del Primo Pizzo dei Muss. Si asseconda questo sentiero avvicinandosi ad un caratteristico spuntone oltre il quale si attraversa un solco. Il percorso avanza successivamente in obliquo ascendente implicando il superamento di una breve placchetta. Attraversato un ghiaione, si guadagna quota per ripidi pendii prativi e, doppiata una costa, si inizia a risalire il canale che digrada dalla sella tra i due Pizzi dei Muss. Procedendo faticosamente tra zolle erbose e compiendo qualche svolta per traccia sempre più labile, si guadagna infine la selvaggia sella all’inizio della cresta occidentale del Secondo Pizzo dei Muss. Di seguito viene descritto il percorso effettuato dall’autore della relazione il quale, nella sezione iniziale, ha optato per una variante leggermente più impegnativa rispetto alla linea della Via Normale al Secondo Pizzo dei Muss. Ignorato un franoso canale/colatoio a destra (dove passa il percorso principale), si risale verso sinistra un più netto canale erboso che adduce ad un esposto intaglio sul filo di cresta. Da qui si deve scalare una rampa e il successivo muretto piuttosto friabili (II°), continuando poi per franosa dorsale. Recuperato il percorso più tradizionale, si conquista un’anticima dalla quale si scende verso destra assecondando una fenditura. Notando, alla fine di quest’ultima, una caratteristica finestra rocciosa, si continua aggirando a destra degli spuntoni di cresta, raggiungendo una prima selletta al sommo di un profondo canale. Scavalcato un dosso, si conquista una seconda selletta da cui si deve aggirare a sinistra un giallo spuntone oltre il quale precipita un’impressionante fenditura. Risalito un breve ma ripido canalino ghiaioso, si mette piede in una sella situata sulla cresta sommitale e verso sinistra si raggiunge subito l’ometto di vetta. In realtà la quota più elevata, 2200 m, sembrerebbe essere quella di destra, raggiungibile con breve ma friabile digressione. Si ritorna alla sella tra i due Pizzi dei Muss lungo la stessa via, ma anziché discendere la paretina e la rampa di II°, si opta per il percorso più tradizionale. Prima che la dorsale divenga più ripida, la si abbandona calandosi liberamente a sinistra, avvicinandosi, con andamento verso destra, al sommo di una sezione dirupata caratterizzata dal quel colatoio friabile che in salita l’autore della relazione ha preferito evitare. Assecondata per poco una sorta di crestina, si discende verso destra (faccia a valle) una rampa e alcune roccette friabili (tratto molto insidioso, attenzione). Ritornati alla sella tra i due Pizzi dei Muss, si ripercorre lo stesso sentiero d’accesso ma nel momento in cui quest’ultimo taglia un ghiaione, prima di ricondurre al caratteristico spuntone incontrato all’andata, ci si cala agevolmente e rapidamente in direzione della sottostante conca erbosa. Da qui, valicata una dorsale prativa, si discendono liberamente, con andamento in obliquo verso destra, i sottostanti declivi fino ad inserirsi in una verde valletta che costituisce la continuazione del canale ghiaioso che digrada dalla sella della Guglia del Faraone. Approdati in un ripiano di impareggiabile bellezza caratterizzato da grandi massi, ci si inserisce nel sentiero n° 50 che si asseconda a destra in direzione del Passo Feudo. Trascurato più avanti un sentiero che scende a Baita Gardonè, si prosegue per il percorso principale tagliando, con andamento a mezza costa, ripidi pendii. Transitando in seguito ai piedi di pareti rocciose, attraversando degli avvallamenti e sottopassando infine la seggiovia proveniente da Baita Gardoné, ci si immette in una carraia in corrispondenza del Passo Feudo, 2118 m. Da qui si prosegue a destra per ampio sentiero (n° 504) il quale si inserisce nel tracciato seguito in salita per raggiungere Baita Passo Feudo. Si rientra a Pampeago lungo lo stesso percorso dell’andata. 

Cima Principale dei Mugoni: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Valate (Passo di Costalunga) 1752 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: Valate-Rifugio Roda di Vaèl (1 h) ; Rifugio Roda di Vaèl-Cima Principale dei Mugoni (2 h) ; Cima Principale dei Mugoni-Valate (2,45 h)

Difficoltà: F+/PD- la Via Normale alla Cima Principale dei Mugoni ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: escursionisti veramente esperti di montagna selvaggia, abituati a muoversi con totale disinvoltura su rocce friabili e talvolta esposte, possono affrontare l’ascesa senza l’ausilio della normale dotazione alpinistica

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Vigo di Fassa, seguendo la SS 241, ci si dirige verso il Passo di Costalunga. Poco prima del valico, si abbandona l’auto in un grande spiazzo in località Valate

 

Descrizione dell’itinerario

Interessante proposta escursionistico/alpinistica che implica l’ascesa ad una cima raramente visitata. Il percorso suggerito richiede molta attenzione alla friabilità della roccia, soprattutto nella parte finale dopo essersi staccati dalla Via Normale alla Cima Sud, e una consolidata esperienza di montagna. È ovvia la raccomandazione a non intraprendere questo itinerario con tempo instabile e scarsa visibilità. Inoltre, in considerazione del fatto che bisogna obbligatoriamente attraversare un canale, è necessario prestare attenzione alla possibile presenza di neve compatta ad inizio stagione. 

Dal punto di partenza si imbocca una carraia (indicazioni del percorso n° 548 per il Rifugio Roda di Vaèl) iniziando a guadagnare quota mediante alcuni tornanti. Al bivio che si presenta in seguito (indicazioni), si continua a destra progredendo per ampio tracciato che sale in moderata pendenza. Poco dopo si contorna il margine di un ripiano sovrastato da caratteristici dirupi, transitando a fianco di un grosso masso. Si riprende poi a guadagnare quota in modo piuttosto sostenuto, avanzando in seguito pressoché in piano alla base di pendii detritici sovrastati da altri dirupi dalle caratteristiche rocce rossastre. Attraversata una valletta, si raggiunge una bella baita (fontana a sinistra) oltre la quale si progredisce in ripida salita per stradello in parte cementato. Oltrepassato un cancello per il bestiame, si avanza meno ripidamente ammirando belle visuali panoramiche, ricominciando poi a guadagnare in modo piuttosto erto e faticoso. Transitati a fianco di una seconda baita, si sbuca poco sopra nei magnifici pascoli di Malga Soler. Giunti nei pressi di quest’ultima, si riprende a salire per sentiero sassoso, rientrando più in alto nel bosco. Si avanza il lieve salita e in piano per il piacevole percorso in bellissimo ambiente boschivo, fino a sbucare in un ripiano con massi. Il sentiero volge successivamente a sinistra e procede nell’ambito della sponda destra orografica di un avvallamento. Effettuati alcuni tornanti, si esce definitivamente dal bosco procedendo in spettacolare ambiente caratterizzato da grossi massi calcarei. Dopo altri tornanti, ci si innesta nel percorso n° 549, proveniente dal Rifugio Paolina, che si asseconda a destra verso il vicino Rifugio Roda di Vaèl. Raggiunto quest’ultimo, 2280 m, si continua per il sentiero n° 541 diretto al Passo delle Cigolade, procedendo perlopiù in piano a mezza costa sovrastati dalle pareti del Croz di Santa Giuliana e della Roda di Vaèl. Costeggiando grossi massi e ammirando straordinarie visuali, si raggiunge il pianoro di Paèl (indicazioni) dove si abbandona il percorso per il Passo delle Cigolade. Si prende a sinistra un sentiero che sale in obliquo tagliando pendii ghiaiosi, costeggiando più in alto delle pareti rocciose. Entrati in un canale, lo si risale assecondando gli ottimamente posizionati segnavia rossi, guadagnando al suo sommo una selletta panoramica nei pressi della Gran Busa di Vaèl. Da qui, abbandonato il percorso che conduce al Passo del Vajolon, si prende a destra una traccia che deposita nel sottostante avvallamento. Dalla Gran Busa di Vaèl – che assomiglia al letto di un torrente – si volge a destra aggirando delle rocce, iniziando poi ad avvicinarsi alla base della parete occidentale della Punta (o Cima) Sud dei Mugoni. Si procede scomodamente per ghiaie in obliquo a sinistra fino a giungere all’inizio delle rocce. Dopo essersi spostati brevemente a sinistra, si rinviene, poco più in alto a destra, un ometto. Raggiuntolo, si continua per agevoli roccette e canalino, fino ad uscire in un pendio ghiaioso. Seguendo gli ometti, si volge prima a sinistra, poi a destra e poi ancora a sinistra. Si effettua un traverso in questa direzione e prima di uno spuntone (ometti) si sale in obliquo per rampa. Volgendo successivamente a destra, si scala un facile canalino (I°+), delimitato a destra da uno spuntone, fino a raggiungere un ulteriore ometto. Da qui si risalgono, dapprima in obliquo a sinistra e poi verso destra, delle rocce un po’ più ripide (II°), incontrando, alla fine della sezione, un ometto che ci conferma di non essere andati fuori via. Approdati in un pendio ghiaioso, si procede in obliquo/traverso a sinistra (ometti), fino ad arrivare nei pressi della base di una parete rocciosa. Da qui si volge repentinamente a destra e giunti nel margine di un catino ghiaioso si sale in obliquo a sinistra su terreno instabile puntando ad uno spuntone con ometto. Si continua ad ascendere per traccia assecondando una dorsale, incontrando diversi ometti. La cresta in cui ci troviamo costituisce il sommo della sponda di un canale che a sua volta divide la Cima Sud dei Mugoni (in cui ci troviamo) da quella Principale (a cui siamo diretti). Giunti a poca distanza da un risalto di cresta, occorre calarsi per friabilissime roccette onde mettere piede nel sottostante canale. L’autore della relazione, anziché risalire il ripido e franoso solco, lo ha attraversato e mediante friabile canalino ha raggiunto una crestina. Assecondando quest’ultima e aggirato a destra lo spuntone terminale, è approdato in una forcella. Risalito un canalino franoso e altre insidiose rocce di I°/I°+, l’autore della relazione ha infine guadagnato il filo della cresta proveniente dalla forcella che divide la Cima Principale dei Mugoni da quella Sud. Si asseconda la friabile crestina aggirando a sinistra lo spuntone terminale, prendendo successivamente una rampa obliqua da destra a sinistra alla base della parete terminale. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di un giallo spuntone a forma di fungo che divide due canali paralleli. Trascurato quello di destra, si risalgono le facili rocce a sinistra dello spuntone (I°+) per poi continuare su ghiaie e roccette alquanto friabili. Guadagnata la cresta sommitale, spostandosi a destra, si conquista subito, con sicura soddisfazione, l’esclusiva Cima Principale dei Mugoni2764 m. Si scende per lo stesso percorso seguito in salita fino alla crestina proviene dalla forcella che divide le due cime dei Mugoni. Da qui, anziché ritornare sui propri passi, si scende al sottostante intaglio e ci si cala per il ripido e franoso canale (che in salita il sottoscritto ha attraversato). Scalate le friabilissime rocce della sua sponda sinistra orografica, ci si innesta nuovamente nella Normale alla Punta Sud dei Mugoni. Nella discesa occorre prestare la massima attenzione a non smarrire gli ometti, in diversi tratti poco visibili, soprattutto nella parte mediana – dopo il catino – e bassa. 

Roda del Diavolo: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Passo di Costalunga, 1745 m 

Dislivello: 990 m ca. 

Durata complessiva: 4,15 h 

Tempi parziali: Passo di Costalunga-Rifugio Roda di Vaèl (1,10 h) ; Rifugio Roda di Vaèl-Roda del Diavolo (1 h) ; Roda del Diavolo-Passo di Costalunga (2 h) 

Difficoltà: EEA, media difficoltà (B) il tratto di ferrata che conduce al catino tra il Croz di Santa Giuliana e la Roda del Diavolo ; EE+/F la Via Normale alla Roda del Diavolo ; E la restante parte dell’itinerario 

Attrezzatura: ordinaria da ferrata 

Ultima verifica: luglio 2021 

Accesso stradale: da Vigo di Fassa si segue la SS 241 raggiungendo in circa dieci chilometri il Passo di Costalunga 

www.openstreetmap.org {Nella sezione evidenziata in colore arancio – che corrisponde al tracciato della Via Normale alla Roda del Diavolo – il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario  

Proposta di notevole interesse e completezza. La Via Normale alla Roda del Diavolo è di carattere escursionistico e presenta solo pochi passaggi superiori al I°.  

Dal Passo di Costalunga si imbocca (indicazioni) il percorso n° 548 diretto al Rifugio Roda di Vaèl, assecondando inizialmente una stradina asfaltata. Costeggiata Villa Tamion, si continua per carraia in mezzo a bucolici prati fino a raggiungere un bivio (indicazioni). Si prosegue a destra per buon sentiero che avanza in direzione ovest penetrando progressivamente in un bosco di conifere. Giunti sotto una sorta di dosso, si presenta un bivio non segnato da cui si continua per il percorso di sinistra. Si sale ripidamente passando a fianco di alberi divelti dalla Tempesta Vaia, fino a guadagnare il sommo dell’altura. Qui Il sentiero volge a sinistra e, perdendo quota per un breve tratto, conduce in una carraia proveniente dalla strada per il Costalunga il cui imbocco è situato poco prima del valico. Assecondando il tracciato a sinistra, si incontra poco più in alto un bivio (indicazioni) da cui si prosegue a destra. Si procede per comoda carraia con andamento verso ovest, contornando, più avanti, un ripiano sovrastato da particolari dirupi. Progredendo in moderata salita, si raggiunge e attraversa una panoramica area caratterizzata da pendii ghiaiosi che digradano da altri dirupi della stessa tipologia di quelli precedenti. Oltre un avvallamento, si transita a fianco di una bella baita (tavolo con panche e fontana) e si prosegue per il lineare percorso che, procedendo sempre in direzione ovest, inizia a salire con maggiore decisione. Dopo un faticoso strappo per tracciato cementato, si stacca a sinistra un sentiero che conduce al monumento dedicato a Theodor Christomannos. Si prosegue per il percorso principale continuando a guadagnare quota in ripida salita, oltrepassando un cancello per il bestiame e transitando a fianco di una seconda baita situata alla nostra sinistra. Usciti dal bosco, si avanza in lieve discesa e in piano nell’ambito di splendidi pascoli recintati, fino a giungere nei pressi di Marga Soler collocata in magnifica posizione. Si continua per il sentiero segnato che riprende a guadagnare quota tagliando in obliquo i pendii prativi sovrastanti la malga. Avanzando successivamente in lieve salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, si esce in seguito nel margine di un ripiano con massi. Il percorso volge progressivamente a sinistra salendo tra rado bosco nella sponda destra di una verde valletta. Ci si alza di quota compiendo alcuni comodi tornanti, progredendo, nella parte superiore, a fianco di grossi massi rocciosi. Immessosi nel sentiero n° 549 a poca distanza dal Rifugio Roda di Vaèl, lo si asseconda verso quest’ultimo, incontrando, appena prima, il sentiero che staccandosi a destra conduce alla Baita Marino Pederiva. Dal rifugio, 2283 m, si prende a sinistra una traccia (indicazione per la Torre Finestra o Croz di Santa Giuliana), raggiungendo, dopo l’iniziale ripida salita, un magnifico ripiano. Trascurato a sinistra il percorso segnato che conduce all’attacco della Ferrata Masarè, situato nei pressi dell’omonima punta, si continua diritto (indicazione). Il sentiero inizia presto a guadagnare quota in ripida salita mediante alcuni tornanti avendo come direttrice una sorta di dorsale prativa. Giunti alla base di un gendarme roccioso, lo si aggira a destra e si continua a salire faticosamente costeggiando altri gendarmi e spuntoni. Più in alto il percorso si sposta un po’ a destra conducendo alla base della parete orientale, incisa da diedri, della Torre Finestra. Effettuati altri tornanti, si giunge all’attacco della breve ferrata che conduce nel catino compreso tra il Croz di Santa Giuliana e la Roda del Diavolo.  

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)  

Si risale inizialmente un canalino/rampa piuttosto ripido e con roccia particolarmente lisciata dagli innumerevoli passaggi (B). Dopo un traverso a sinistra non propriamente facile (B), si giunge alla base di un canale/diedro che si risale sfruttando ottimi appoggi (A/B), mentre il soprastante masso si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo, dei fittoni (B/B+). Segue il passaggio più spettacolare di questa sezione del percorso: un angusto camino formato da una quinta rocciosa. Lo si scala sfruttando inizialmente alcuni fittoni, successivamente una scaletta (B). Dopo un ultimo passaggetto che richiede attenzione (B), si raggiunge un pulpito e, poco più in alto, il bivio (indicazioni) dal quale verso sinistra si raggiungerebbe l’inizio o la fine (dipende dal senso in cui la si percorre) della Ferrata Masarè. Noi, invece, dobbiamo proseguire a destra salendo in direzione del sommo del catino racchiuso tra la spettacolare Torre Finestra e le pareti orientali della Roda del Diavolo. Si procede assecondando una dorsale la cui continuazione è costituita dallo spigolo meridionale della più volte menzionata Torre Finestra o Croz di Santa Giuliana. Arrivati alla base del gendarme che precede lo spigolo vero e proprio, si volge a sinistra avanzando ai piedi della parete sud-occidentale della torre dove sale la sua Via Normale. Compiuta una svolta a sinistra, assecondando in questo modo il sommo del catino, si raggiunge una sella (indicazioni) dalla quale si abbandona il percorso segnato, diretto alla Roda di Vaèl, proprio in corrispondenza dell’inizio di un impegnativo tratto di ferrata. Noi proseguiamo diritto insistendo per la dorsale verso le prime rocce della cresta nord-est della Roda del Diavolo (attacco della Via Normale). Si sale inizialmente a serpentine per traccia e roccette facili assecondando gli ottimamente posizionati ometti. Ad un certo punto si piega nettamente a sinistra e, puntando ad un ben visibile ometto, si procede in obliquo ascendente su facile placca (qualche passo di I°). Messo piede in un ripiano, si procede ulteriormente in obliquo ascendente verso sinistra per roccette. Raggiunto un ulteriore ometto, si volge a destra e si sale direttamente per agevoli rocce con percorso intuitivo e comunque ben guidato dai consueti segnavia naturali. In corrispondenza di una crepa con spuntone a sinistra, si prosegue per traccia che presto volge in quest’ultima direzione per poi piegare a destra. Ci troviamo alla base di una facile paretina che precede la cresta terminale: la possiamo superare direttamente con una breve e divertente arrampicata di I°+, oppure aggirare a destra. Messo piede sulla cresta dell’anticima, la si segue a sinistra in direzione della sommità principale, spostandosi, dopo i primi metri, alla sinistra del filo vero e proprio. Raggiunta la forcella tra anticima e cima, si scala direttamente un caminetto di pochi metri (I°+) e, proseguendo per facile dorsale, si conquista in breve la superlativa vetta della Roda del Diavolo2727 m. Si ritorna al punto di partenza lungo lo stesso percorso. 

Sasso delle Lede: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Cant del Gal, 1160 m

Dislivello: 1500 m ca.

Durata complessiva: 6,30/7 h

Tempi parziali: Cant del Gal-Forcella delle Sedole (2,30 h) ; Forcella delle Sedole-Sasso delle Lede-Forcella delle Sedole (1,15/1,45 h) ; Forcella delle Sedole-Sentiero Riccardo Simon-sentiero n° 711 (1,50 h) ; sentiero n° 711-Cant del Gal (1 h)

Difficoltà: F+ la Via Normale al Sasso delle Lede ; EE+,EEA (tratti di ferrata mediamente difficili con un passaggio difficile ; B/C) la discesa lungo il Sentiero Riccardo Simon ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: escursionisti dotati di ottima esperienza di montagna e autonomi nel superare brevi passaggi d’arrampicata (sia in salita quanto in discesa) in totale sicurezza psicologica, possono affrontare l’ascesa al Sasso delle Lede senza attrezzatura alpinistica. Per la discesa lungo il Sentiero Riccardo Simon (faticosa e non banale) è meglio essere dotati di materiale per l’autoassicurazione

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si imbocca la SS 347 per il Passo Cereda. Dopo aver effettuato alcuni ripidi tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante destrorso, si prende a sinistra la strada della Val Canali. Si parcheggia l’auto nei pressi dell’albergo/ristorante Cant del Gal (il parcheggio è a pagamento: 6 euro per l’intera giornata)

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa proposta escursionistico/alpinistica implicante la salita ad una cima – il Sasso delle Lede – situata in una delle aree più interessanti e selvagge delle Pale di San Martino. Dopo un lungo e faticoso avvicinamento, si deve percorrere una “normale” facile tecnicamente, che tuttavia presenta un paio di passaggi che richiedono attenzione, soprattutto in discesa. Il rientro avviene per il Sentiero Riccardo Simon, attrezzato in diversi punti, che si presenta costantemente ripido e alquanto faticoso. Questo percorso richiede la massima attenzione e concentrazione, sia per notevole franosità del terreno, quanto per la presenza di passaggi non banali. Sarebbe più conveniente percorrere il sentiero in questione in salita, tuttavia questo implicherebbe maggiore tempo e fatica per l’avvicinamento alla Forcella delle Sedole, con la concreta possibilità di dover affrontare l’ascesa al Sasso delle Lede in condizioni atmosferiche non ottimali (nebbia). La via d’accesso alla cima è comunque contrassegnata da ometti ottimamente posizionati. L’itinerario, nel suo complesso, è riservato solo ad escursionisti di consolidata esperienza e ottimamente allenati! 

Da Cant del Gal si imbocca una stradina asfaltata in direzione di Malga Canali, raggiungendo in circa venti minuti di cammino il parcheggio per auto al termine dell’asfalto. Si prosegue per comoda carraia che avanza in lieve salita parallelamente al Torrente Canali. In corrispondenza di un ponte si abbandona a destra il percorso per il Rifugio Treviso (n° 707) e si continua ancora per un tratto ad assecondare l’ampia traccia. Giunti a Pian delle Lede (tavolo con panche), si prende a sinistra il sentiero n° 711 per il Bivacco Minazio. Si procede inizialmente in moderata pendenza per traccia ottimamente segnata (segnavia rifatti di recente), avanzando successivamente in più ripida salita. Compiuta una curva a destra, si attraversa un solco asciutto, cui fa seguito, dopo una salita in moderata pendenza, un secondo corso d’acqua. Giunti nei pressi del letto di un altro rio asciutto, si sale piuttosto ripidamente parallelamente a quest’ultimo, per poi attraversalo dopo un tratto attrezzato in cui si doppia uno spigolo. Si guadagna quota mediante tornanti, fino ad arrivare al bivio (indicazioni) in cui il percorso n° 711 si congiunge con l’Alta Via delle Dolomiti n° 2 proveniente dal Rifugio Treviso. Si prosegue in direzione del Bivacco Minazio, procedendo ripidamente con svolte e tornanti, virando più in alto a sinistra e attraversando un piccolo solco. Si continua a progredire ripidamente avvicinandosi ad una cintura rocciosa e giuntone nei pressi la si costeggia per un breve tratto. Guadagnando quota mediante svolte e tornanti nella sponda sinistra orografica del Vallone delle Lede, si esce progressivamente dal bosco. Si sale in modo piuttosto sostenuto tra colonie di pini mughi, avvicinandosi ad una parete rocciosa. Dopo una salita alla base di quest’ultima (facile tratto su roccette), si piega a sinistra attraversando una specie di solco. Virando poi a destra, si sale parallelamente ad un altro solco superando anche una placchetta. Attraversato il solco, si continua per il percorso segnato oltrepassando una fascia boscosa, effettuando successivamente alcuni tornanti. La progressione continua ad essere ripida e faticosa, implicando anche il superamento di alcune roccette, mentre l’ambiente in cui ci troviamo ha pochi eguali in fatto di maestosità. Più in alto si inizia ad assecondare il dorso di una costa – che a sua volta costituisce la sponda sinistra orografica di una canale – fino ad arrivare ad un bivio (indicazione) dove si abbandona il percorso per il Bivacco Minazio. Si prende a sinistra una traccia (Sentiero Riccardo Simon) scendendo subito all’interno del canale alla cui destra siamo saliti. Attraversatolo, si sale per poco, continuando poi per comoda traccia in ambiente spettacolare. Oltrepassato un secondo solco, si riprende a salire per un singolo tratto, ma poco dopo si procede ancora in piano. Il sentiero attraversa in seguito un colatoio per poi salire costeggiando un masso, volgendo successivamente a destra (ometto). Si asseconda per un breve tratto una specie di costa, effettuando poi un paio di svolte che precedono una salita su pendio prativo (davanti a noi troneggia il Sasso delle Lede, nostra meta giornaliera). Svoltando ancora a sinistra (segnavia evidenti), si attraversa un piccolo colatoio cui fa seguito un canale detritico. Dopo aver attraversato un secondo canale (segni rossi e ometti), si asseconda una dorsale erbosa passando a fianco di un masso, spostandosi poi leggermente a sinistra. Si avanza in seguito nella sponda sinistra orografica di un canale e, varcatolo, si riprende la direzione di prima (sud-ovest). Attraversato un ghiaione, si sale verso uno spuntone con segnavia, aggirandolo poi a sinistra. Si avanza in direzione della Cima delle Sedole e del Campanile d’Ostio, fino a compiere una netta svolta a destra, progredendo, oltre quest’ultima, in direzione ovest/nord-ovest. Risalito un avvallamento, si continua per il percorso segnato guadagnando in breve la Forcella delle Sedole, 2300 m. Alla nostra destra, oltre un avvallamento con grossi massi e il ghiaione basale, si erge la parete meridionale del Sasso delle Lede, incisa da canaloni detritici. Dal punto in cui siamo è consigliabile uno studio preliminare del percorso che andremo ad intraprendere, anche se alcune sezioni di esso non sono pienamente visibili. La Via Normale, nella sua prima parte, asseconda un evidentissimo canale che incide al centro la parete della montagna. Il primo canale, anch’esso in parte percorribile, è bipartito da una costola in due rami, mentre il canale più a destra si spegne in una bancata erbosa che raggiungeremo. Dai pressi della Forcella delle Sedole, si scende nel fondo del sottostante avvallamento e lo si attraversa passando a fianco di grandi massi. Si inizia appena dopo la risalita del ghiaione basale che avviene in obliquo a destra puntando all’evidentissimo sbocco del canalone centrale. Entrati nel solco – che tende poco sopra a rinserrarsi in modo considerevole – ci si tiene nel suo lato sinistro, fino ad arrivare alla base di una strozzatura costituita da un masso incastrato sul quale è sovrapposto, nel lato destro, un altro masso. Si supera il breve ostacolo a destra (II°+) evitando di aggrapparsi al menzionato masso, oppure a sinistra (II°/II°+). Subito dopo si scala una seconda strozzatura di due o tre metri (II°-) e si continua lungo lo stretto e franoso solco ancora per poco (fortunatamente!). Infatti, nel momento in cui si incontrano un paio di ometti (uno più grosso e l’altro di dimensioni più ridotte), si scala a destra una balza caratterizzata da un bel diedro di roccia solida (II°/II°+). Messo piede in una cengetta, ci si sposta brevemente a sinistra in direzione di un ometto, per poi piegare a destra assecondando una specie di canale/rampa. Raggiunto un altro ometto posto su di uno spuntone, si prosegue a ridosso di pareti rocciose per cengia/bancata in direzione di un forcellino. Oltre quest’ultimo, si continua per cengia al di sopra di un canale, per poi calarsi all’interno di un altro canale e attraversarlo. Sbucati in un pendio prativo, lo si risale verso sinistra mirando ad un grosso masso sul quale si trova un ometto (non visibile dal basso). Da qui, si punta ad una rampa erbosa e, risalitala, si incontra, a ridosso di una balza, un ometto. Si scala a destra, mediante canalino, la balza in questione (ometto), cui fa seguito una rampa. Al termine di quest’ultima ci si trova all’interno di un canalone piuttosto franoso, che si risale tenendosi nel suo lato destro. Superata facilmente, per canalino a destra (I°), una prima balza, si continua a progredire scomodamente all’interno del canale, fino ad arrivare alla base di una seconda e più rilevante balza. Si scala un gradinato canalino (I°) nella terminazione destra del risalto, proseguendo poi per facili rocce assecondando la linea fornita degli ometti. Si risale in questo modo il catino che digrada dalla cresta sommitale, progredendo al suo centro in direzione di quest’ultima (diversi ometti). Messo piede sulla cresta, la si segue a sinistra prestando attenzione all’esposizione, raggiungendo prima il libro di vetta collocato dentro un contenitore di plastica e contraddistinto da un manufatto in cemento (forse un cippo trigonometrico), poi la sommità vera e propria del Sasso delle Lede2580 m. Una sosta sull’esclusiva cima di questa splendida montagna è d’obbligo, in quanto il panorama che ci attornia è semplicemente grandioso (al centro del vallone opposto rispetto a quello da cui siamo saliti si nota il Bivacco Minazio). Dalla vetta si ritorna alla Forcella delle Sedole percorrendo a ritroso lo stesso itinerario, prestando particolare attenzione alla franosità del canale che digrada dalla cresta sommitale, nonché ai due non banali tratti di disarrampicata nella parte inferiore (il masso incastrato di II°/II°+ è più conveniente discenderlo tenendosi nel margine destro orografico del canale e non – come forse abbiamo fatto in salita – in quello sinistro). Dalla forcella si inizia la lunga, faticosa, ma allo stesso tempo suggestiva discesa per il Sentiero (attrezzato/alpinistico) Riccardo Simon

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Valicata un’altra sella erbosa, si incomincia a perdere quota per canale, raggiungendo un’ulteriore forcella. Si scende nel lato opposto lungo il percorso attrezzato con corda d’acciaio (A/B), mettendo successivamente piede in una cengia. Discesa per un breve tratto una crestina, ci si cala, aiutati dalla corda e da alcune staffe, per rampa/fessura (B). Lambita nuovamente la crestina, la si lascia a sinistra continuando la discesa lungo il canalone. Si perde quota nel lato sinistro orografico di esso, discendendo rampe e gradini attrezzati (A/B), fino a raggiungerne il fondo. Attraversatolo, si scende nel lato destro orografico incontrando altre attrezzature, lambendo più in basso un pulpito. Oltre quest’ultimo, si scende per canalino e per le successive facili rocce sempre nel lato destro della gola. Ci si dirige verso uno spuntone, discendendo più avanti una rampetta e il successivo diedrino attrezzati (A/B). Dopo un altro tratto di facile ferrata, si perde scomodamente quota per il franoso canale, fino a prendere una fune d’acciaio nel lato sinistro della gola. Si discendono canalini e paretine (A/B) e superato un passaggio finale piuttosto liscio (B) si rimette piede nel fondo del canale. Si perde quota per esso, prendendo, nel momento in cui la gola si bipartisce in due rami, quello di destra. Dopo una ripida e scomoda discesa in cui bisogna prestare attenzione a non smuovere sassi, si raggiunge una grande, magnifica bancata erbosa dominata da ciclopiche pareti. Si prosegue per sentiero che avanza nel primo tratto in discesa per poi iniziare a salire. La traccia attraversa alcuni canali detritici ed offre continue e grandiose visuali sulla sottostante vallata e il suo circondario di montagne. Dopo aver doppiato una costa ed aver oltrepassato un ghiaione, si entra in un profondo canale che si attraversa sopra a dei massi incastrati. Risalito il franoso pendio della sponda destra orografica del solco, si continua a progredire in salita fino a raggiungere una selletta delimitata da uno spuntone. Qui riprende il percorso attrezzato che scende lungo il lato sinistro orografico della sottostante gola. Nella prima sezione si sfruttano, oltre la corda d’acciaio, alcune malconce travi di legno, per poi discendere, aiutati da staffe, un ripido diedrino e un muretto (B). Si prosegue la discesa lungo il franoso e ben ripido canalone, sfruttando più in basso una costola rocciosa. Dopo qualche passo di disarrampicata, si riprende a scendere lungo il fondo della gola spostandosi a destra, prestando attenzione agli scarsi segnavia. Dopo una discesa alquanto faticosa, si incontra un breve tratto di ferrata con corda d’acciaio ancorata sotto un masso. Segue una pessima, ripidissima e oggettivamente pericolosa discesa, oltre la quale si afferra, nella parete sinistra del canale, una corda d’acciaio. Si effettua subito un breve ma impegnativo traverso su rocce lisce e verticali (C) e dopo aver disceso un canalino ripido e bagnato, si perde quota per rocce ricoperte da fastidioso ghiaino. Terminato il tratto attrezzato, si continua a scendere per il canale prestando attenzione ai pochi segnavia presenti e affrontando brevi disarrampicate su balze e massi. Messo piede nel sentiero n° 711 per il Rifugio Pradidali, lo si segue a sinistra verso Cant del Gal. Effettuati alcuni tornanti, si attraversa un colatoio levigato, compiendo appena dopo un ulteriore tornante sinistrorso. Assistiti da fune d’acciaio, si discende per poco una dorsale, svoltando poi a sinistra onde assecondare una cengia. Si continua per il sentiero attrezzato mediante il quale si discendono a zig-zag, sfruttando i punti più deboli, balze formate da rocce levigate. Segue una sequenza di tornanti al termine della quale si incontra un ulteriore tratto attrezzato con corda d’acciaio utile come corrimano. Giunti nei pressi del Rio Pradidali, l’ottimo sentiero conduce progressivamente all’interno del bosco. Al bivio che si incontra in località Portela (indicazioni), si prosegue a sinistra per il percorso n° 709 diretto a Cant del Gal. Si perde comodamente quota all’interno del bosco varcando un paio di rii, giungendo nei pressi del greto del Rio Pradidali dove si interseca una carraia. Trascurato a sinistra, al bivio che si incontra in seguito, un sentiero per Malga Canali, si attraversa l’ampio letto del più volte menzionato Rio Pradidali. Dopo un breve tratto in cui il tracciato si sdoppia, si perde quota per carraia parallelamente al corso d’acqua di prima. Più in basso, mediante ponte, lo si oltrepassa, giungendo poco più avanti nei pressi della Baita Don Bosco. Dopo un’ultima discesa per stradina asfaltata, si ritorna al ristorante/albergo Cant del Gal

Croda della Pala: spigolo sud-est

Punto di partenza/arrivo: spiazzo nei pressi di un tornante della SS 50 San Martino di Castrozza-Passo Rolle

Dislivello: 1200 m ca. complessivi (150 m ca. lo spigolo sud-est della Croda della Pala)

Durata complessiva: 5,40 h

Tempi parziali: punto di partenza-Col Verde (50 min) ; Col Verde-Passo Bettega (1,40 h) ; Passo Bettega-Croda della Pala (1 h) ; Croda della Pala-sentiero n° 716 (1 h) ; sentiero n° 716-punto di partenza (2,10 h)

Difficoltà: EE+ il tratto sentiero n° 701-Passo Bettega ; PD+ lo spigolo sud-est della Croda della Pala ; F+ la discesa lungo la Via Normale ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata (utili nuts e friends medi) per lo spigolo sud-est della Croda della Pala

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da San Martino di Castrozza si sale verso il Passo Rolle compiendo inizialmente alcuni tornanti. Proprio al termine della seconda sequenza di tornanti, appena dopo uno sinistrorso, si parcheggia l’auto in uno spiazzo a destra della carreggiata (è presente anche un altro spiazzo a sinistra della stessa)

www.openstreetmap.org

{Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario  

Lo spigolo sud-est della Croda della Pala, scalato per la prima volta da Gabriele Franceschini e Bruno Ferrario il 12 agosto del 1956, offre una facile e remunerativa arrampicata su rocce molto solide. Lungo la via è presente qualche vecchio chiodo e innumerevoli sono le possibilità di assicurazione sfruttando spuntoni e clessidre. L’autore della relazione ha ripetuto la via in solitaria senza l’ausilio di alcuna assicurazione (in qualche foto si vedrà una corda: si tratta di uno spezzone da 30 m che l’autore ha portato con sé ma che non ha mai ancorato), di conseguenza la tempistica risente della modalità con cui l’ascesa è stata effettuata. Nella prima parte della scalata, il sottoscritto è salito per circa quaranta metri fuori dal percorso originale dei primi salitori, recuperandolo in corrispondenza di un’esposta cengia sovrastata da rocce strapiombanti. La discesa lungo la Via Normale richiede attenzione, non solo per la presenza di diversi passi d’arrampicata, ma per il fatto che l’orientamento, nella parte bassa del percorso, risulta problematico per la totale assenza di ometti. Infine, per l’avvicinamento, l’autore della relazione ha scelto di non utilizzare alcun mezzo di risalita, ed è partito dalla SS 50 percorrendo il Sentiero del Cacciatore fino a Malga Pala e Col Verde. Come già espresso, la scalata è avvenuta in solitaria senza l’utilizzo di alcun mezzo di assicurazione. Si tratta di una scelta personale da parte del sottoscritto, perfettamente consapevole delle conseguenze mortali di un’eventuale caduta!  

Proprio in corrispondenza del tornante della statale (indicazioni), si imbocca il Sentiero del Cacciatore avanzando inizialmente in piano/lieve discesa. Varcato il Rio Marmor, si incomincia a guadagnare quota e, dopo aver doppiato una costa, si attraversa un secondo rio. Si procede successivamente in bell’ambiente boschivo avanzando in lieve/moderata pendenza. Valicata una costa boscosa (panchina a destra), si inizia a perdere marcatamente quota effettuando diversi tornanti, fino ad uscire temporaneamente dal bosco. Si procede attraversando i pendii sottostanti i dirupi delle Crode Rosse e al bivio che si presenta si prosegue diritto. Rientrati nel bosco, si riprende a salire effettuando alcuni tornanti, avanzando in seguito a mezza costa (in un tratto il sentiero è affiancato da una staccionata). Varcato un rio, si incontra un bivio (indicazioni) dove si prende a sinistra il sentiero n° 21 per Malga Pala e Col Verde. Dopo una salita tra rado bosco e un tornante sinistrorso, si sbuca in una carraia nei pressi di Malga Pala1900 m, collocata in splendida posizione. Da qui si prosegue a destra e, al primo bivio, si continua diritto avanzando in piano per ampia traccia erbosa. Immessosi in una pista da sci, la si segue in salita fino ad arrivare a Col Verde1965 m. Dalla stazione di partenza della funivia, si prende il sentiero n° 701 per il Rifugio Rosetta, iniziando una lunga sequenza di comodi tornanti e valicando più in alto una costa. Immessosi nel sentiero n° 701 alla base di pareti rocciose, lo si segue a destra doppiando subito uno spigolo. Dopo una salita per canale a ridosso di pareti strapiombanti, si inizia ad attraversare – anche in modo discendente – un’area interessata da una frana. Giunti ad un bivio, si prende a sinistra un sentiero segnato ma non numerato, che presenta, soprattutto nella parte superiore, dei passaggi alpinistici. Risalita una costa perlopiù erbosa, si raggiunge la base di un risalto roccioso caratterizzato da un diedro/canale. Lo si scala direttamente aiutandosi eventualmente con una vecchia e poco sicura corda d’acciaio (II°/II°+ senza l’utilizzo della corda). Dopo un brevissimo traverso a destra in cui ci si aiuta con uno spuntone di ferro, si svolta a sinistra e si guadagna ripidamente quota al sommo della sponda destra orografica di un canale. Raggiunto il fondo di quest’ultimo e superata una brevissima balza molto umida, ci si immette in un’esposta cengia. La si asseconda scomodamente a causa delle iniziali rocce spioventi che obbligano a procedere a carponi (è presente una vecchia, arrugginita e sfilacciata corda ormai inservibile). Si continua successivamente per rampa fino a raggiungere un’area caratterizzata da lastre rocciose dove il percorso vira a sinistra (prestare attenzione ai segnavia bianco-rossi e agli ometti). Progredendo in obliquo verso sinistra, ci si porta nei pressi di un canale/colatoio avanzando al sommo della sua sponda sinistra orografica. Attraversato il canale, si risale una delicata rampa formata da umide lastre rocciose. Ci si tiene costantemente a ridosso di una cintura rocciosa, incontrando e attraversando una nicchia, fino a spostarsi a destra verso la base di un canalino con acqua di scolo. Lo si risale con attenzione, magari sfruttando la più asciutta costola di destra (I°), spostandosi successivamente a sinistra. Si rimonta poi, o interamente o in parte, un diedrino sfruttando la sua faccia sinistra (I°). Superato quest’ultimo ostacolo, si prosegue per traccia risalendo una dorsale che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica di un profondo solco. Dopo aver superato delle roccette, ci si immette nel sentiero n° 716 proveniente dal Rifugio Pedrotti e diretto al Passo Bettega. Lo si segue in direzione di quest’ultimo penetrando nella splendida conca racchiusa a nord-est dalla Cima Corona – ai piedi della quale ci troviamo – e a sud-ovest dalla Croda della Pala/Punta Ferrario. Qui giunti, è consigliabile studiare preventivamente la sezione di “parete” lungo cui si sviluppa la seconda e più rilevante parte dalla Normale alla Croda della Pala. Puntando all’evidentissimo canalone che divide la nostra cima dalla Punta Ferrario, la linea di discesa si sviluppa a destra del solco (sinistra nel senso di discesa), evitando tuttavia di discendere le più ripide e impegnative rocce iniziali (finali nel senso di discesa). Consiglio di effettuare questa osservazione in quanto durante la discesa incontreremo solo pochissimi ometti, perciò in caso di nebbia l’orientamento potrebbe risultare alquanto problematico. Assecondando il percorso segnato, tenendosi inizialmente nella parte destra della conca, poi affrontando una ripida salita, si guadagna infine il Passo Bettega2667 m. Dal valico si punta all’evidentissimo spigolo dell’anticima della Croda della Pala, che nella parte iniziale risulta verticale e impegnativo. Perciò si dovranno scalare le più agevoli rocce a destra dello stesso, con un percorso non evidente e da cercarsi in proprio. Importante, ai fini di ricalcare il più possibile la linea dei primi salitori (come già specificato nell’introduzione, l’autore della relazione è probabilmente andato fuori via per un tratto di circa quaranta metri), è il raggiungere una cengetta, situata proprio sul filo dello spigolo, sovrastata da rocce strapiombanti. Dalla base dello spigolo – e più precisamente all’inizio di una parete articolata di rocce grigie a destra del filo – si inizia la scalata. Superate direttamente queste facili rocce (II°), si continua a progredire in obliquo verso destra, sempre per rocce grigie ben appigliate e solide (II°/II°+), fino a raggiungere una sosta con chiodi e cordino (50 m ca. dalla base). Da qui si aggira a destra un muretto per poi salire brevemente verso sinistra e, obliquando ancora a destra, raggiungere uno spuntone con vecchio cordino (40 m ca. II°). Effettuato un delicato traverso a sinistra e superato un breve muretto (II°), si guadagna una stretta cengia sovrastata da una cintura rocciosa strapiombante. La si segue espostamente a sinistra fino a raggiungerne il termine alla base di un diedrino verticale/leggermente strapiombante (vecchio chiodo all’inizio del diedro e un altro chiodo rotto a sinistra). Lo si scala direttamente con arrampicata non banale e piuttosto faticosa (4 m di III°+/IV°-) fino ad uscire su rocce facili alla base di una sezione gialla e strapiombante dello spigolo. Si risalgono verso sinistra queste rocce per poi effettuare un esposto e delicato traverso (II°+), doppiando in questo modo lo spigolo. Si scalano poi rocce ripide ma ben appigliate (III°-) e, mediante breve diedrino verticale a destra (III°-), si riguadagna l’arioso filo dello spigolo (50 m ca. dalla cengia). Da qui non resta altro che scalare con divertente arrampicata il magnifico profilo formato da rocce solide ed appigliatissime (passi di II°-). Scavalcata una prima quota, si continua per cresta ora più rotta e ghiaiosa. Dal sommo di questa sezione, ossia da quella che dovrebbe essere l’anticima della Croda della Pala, si prosegue camminando in obliquo a sinistra onde portarsi sul bordo occidentale del profilo terminale della montagna. Immessosi nel percorso della Normale, si assecondano gli ometti guadagnando con soddisfazione la superlativa cima della Croda della Pala2960 m. Dopo una meritata sosta, si inizia di buona lena la discesa, ritornando sui propri passi, ma continuando ad assecondare la linea fornita dagli ometti, quindi spostandosi a destra verso l’intaglio che divide la Croda della Pala dalla Punta Ferrario. Non lo si raggiunge ma si iniziano a discendere le rocce a sinistra del canalone che divide le due cime e che digrada dal menzionato intaglio. Nella prima parte, orientandosi con gli ometti, si procede a zig-zig disarrampicando su rocce facili con passi di I°+/II°-. Si scende poi parallelamente al canalone, individuando altri ometti sempre più distanti e poco visibili. Ad un certo punto gli ometti scompaiono del tutto, perciò si dovrà cercare il percorso in proprio. L’autore della relazione ha continuato a scendere ancora per un tratto parallelamente al canale di prima, ma ad un certo punto si è spostato a sinistra (faccia a valle) attraversando un altro solco. Raggiunta una costa, si è poi calato per rocce più ripide tendendo leggermente a sinistra (faccia a valle), affrontando infine l’ultima e più impegnativa sezione di discesa. Disarrampicando per rocce decisamente ripide ma solide ed ottimamente appigliate, ha raggiunto il ghiaione basale (svariati passi di I°+ e II° ; l’ultima sezione è valutabile di II°/II°+). Da qui ci si dirige verso il centro della conca racchiusa a nord-est dalla Cima Corona e ad ovest dal Dente del Cimone, sfruttando un canalone e scendendo per ghiaie. Immessosi nel sentiero n° 716, si rientra al punto di partenza seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.