RSS

Archivi categoria: Alpinismo

Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

100_6703 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di alcuni ruderi, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si scala un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella, da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma appena dopo ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94, che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli rispetto alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo uno scomodo e ripido obliquo discendente a destra, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto in questione (Giogo di Vendaso-S.S. 63), di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di antichi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

Annunci
 

Tag: , , , ,

Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

100_3651 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord-est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord-est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, il cui muro si costeggia per un tratto. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica piagando a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta attestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida: se superata nella parte sinistra oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , ,

Punta Buffanaro: placche nord-est (Via “Diretta Nord”)

100_8941 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 950 m ca

Durata complessiva: 5,30/6,45 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Diretta Nord” (45 min) ; Via “Diretta Nord”-sommità Punta Buffanaro (1,30/2,30 h) ; Punta Buffanaro ; Punta Buffanaro-Sella Buffanaro (25 min) ; Sella Buffanaro-Sella di Monte Acuto (45 min) ; Sella di Monte Acuto-Lago di Monte Acuto-Ghiaccioni (1 h) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Diretta Nord” dal sentiero n° 659 ; PD/PD+ La Via “Diretta Nord” ; EE la discesa dalla Punta Buffanaro alla sella omonima ; EE/EEA (tratti attrezzati facili con un passaggio di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena in direzione della Sella di Monte Acuto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (la chiodatura è del tutto assente, portare quindi un assortimento di chiodi per attrezzare le soste e qualche nuts e friends)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La Via “Diretta Nord”, aperta da A. Piazza F. Rossetti nell’ottobre del 2012, è un’interessante arrampicata di stampo prettamente alpinistico il cui attacco è in comune con la Via “Ti Vedo Tentennare”. Leggermente più impegnativa di quest’ultima, nella prima parte si sviluppa lungo una successione di placche e lastre che richiedono attenzione per la presenza di diversi blocchi instabili. Nella seconda sezione si supera invece, con un passaggio molto bello, un’evidente cintura strapiombante tenendosi nel suo margine destro. L’autore della relazione ha effettuato questa ascesa in solitaria seguendo una linea che solo in pochi punti ricalca fedelmente il tracciato dei primi salitori. D’altronde la struttura della parete è tale da prestarsi a innumerevoli varianti. La scalata non verrà descritta tiro dopo tiro ma fornendo solo indicazioni di massima.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito in comune con la Via “Ti Vedo Tentennare”). Dal punto di attacco si scala la soprastante bella lama rocciosa di 10 metri circa (II°+), continuando poi lungo una sequenza di placchette (40 metri ca. di II° e III°). Messo piede su una rampa obliqua da sinistra a destra, si avanza in obliquo a sinistra per placche e lame rocciose (60 metri ca. di II° e II°+ ; attenzione alla presenza di blocchi instabili) intervallate da strisce erbose. In questo tratto l’orientamento è dato due piastroni, situati più in alto a sinistra rispetto la nostra posizione, sovrastati da una cintura rocciosa. Giunti poco sotto quest’ultima, si traversa a sinistra sfruttando una cengetta erbosa e, una volta oltrepassato il margine sinistro del muro, si scala la soprastante liscia placca in obliquo a sinistra (8 metri ca. di III°/III°+). Poi si supera una svasatura con erba e si continua diritto ancora per poco (III°). Giunti sotto una piccola cintura rocciosa, si effettua un delicato traverso a sinistra di pochi metri per liscia placca (III°) onde portarsi sullo spigolo che costituisce la terminazione sinistra della placconata. Dallo spigolo si scende per pochi metri (II°) mettendo piede nel sottostante scivolo formato da placche e zolle erbose, delimitato a sinistra da un canale e a destra dal muro che abbiamo doppiato. Ci troviamo esattamente sotto la perpendicolare di una vistosa cintura verticale/strapiombante che supereremo nel suo margine destro. Dal punto in cui siamo si sale direttamente sfruttando una serie di placchette che si superano con divertente arrampicata (70 metri ca. di II° e III°-). Ci si porta così sotto la cintura rocciosa e, in obliquo a destra per placca lavorata, si raggiunge la base di un’ evidente fessura verticale nei pressi del limite destro del muro. Si scala la fessura con bella arrampicata (6 o 7 metri di III°/III°+) oltre la quale si supera verso destra il successivo brevissimo muretto verticale (II°+). Da questo punto si scala senza via obbligata una sequenza di facili placchette (100 metri ca. di I° e II°) oltrepassando più in alto una cengia/ripiano. Dopo aver superato l’ultima facile lastra (50 metri ca. di II°-) si raggiunge la crestina sommitale che si segue a sinistra. In breve ci si congiunge con il sentiero 00 mediante il quale si guadagna la vicina sommità della Punta Buffanaro1879 m. Dalla cima si scende in direzione della Sella Buffanaro seguendo il sentiero 00. Quest’ultimo si sviluppa per un buon tratto nel versante lunense del crinale presentando diversi passaggi ripidi ed esposti. Più in basso si scende ripidamente assecondando il filo della dorsale spartiacque fino ad approdare alla Sella Buffanaro1752 m. Dal valico di crinale si continua in direzione della Sella di Monte Acuto, iniziando ad ascendere verso una cima secondaria mediante il Sentiero Attrezzato dei Groppo di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Tenendosi sull’esposto filo di cresta si rimontano facili placche (A) che precedono una breve discesa (A+) e un tratto di crinale aereo. Giunti sotto un ripido risalto, lo si supera direttamente sfruttando un diedro (B), cui fa seguito un’ esposta crestina (A). Si discende un brevissimo muretto verticale (B), per poi avvicinarsi ad un altro risalto che si supera agevolmente assecondando un canalino (A). Continuando lungo il filo di cresta, si rimontano in obliquo facili e gradinate placchette e si effettuano brevi traversi (A/A+). Superata una breve balza (A), si giunge al termine della prima sezione del percorso attrezzato. Una traccia conduce velocemente alla sommità di una panoramica cima da cui si discende nel lato opposto mantenendosi nei pressi del crinale divisorio. Raggiunta una selletta situata sotto un ripido groppo, si procede in obliquo ascendente effettuando successivamente un traverso (A+) con il quale si aggira il profilo dell’altura. Appena dopo ha termine (o inizio, dipende dal senso in cui lo si percorre) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si continua per traccia piuttosto labile, raggiungendo in breve la sommità di un’altra quota del lungo crinale, da cui si continua in piano alla volta della ben visibile Sella di Monte Acuto1721 m (poco prima di quest’ultima, sulla cima di un dosso erboso disposto alla nostra sinistra, è collocato un interessante cippo confinario risalente la 1828). Raggiunto il valico di crinale (cartelli) si scende a destra in direzione del Lago di Monte Acuto seguendo il sentiero n° 657. Inizialmente si perde quota per ripido pendio, poi si scende all’interno della faggeta. Dopo una breve contropendenza e un tratto a mezza costa, si raggiunge il limite orientale del Lago di Monte Acuto (cartelli) da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 659. Si procede per un tratto a saliscendi lambendo l’estremità di un lago in estate asciutto, per poi attraversare una pietraia dapprima in falsopiano passando di blocco in blocco e successivamente in leggera discesa. Rientrati nel bosco si procede a mezza costa, in un tratto piuttosto ripidamente, raggiungendo poco più avanti un bivio (paletto con cartelli) collocato sul dorso di una costa. Ignorato a destra il sentiero n° 657A per la Sella di Punta Buffanaro, si continua lungo il percorso n° 659 che inizia a scendere verso la conca dei Ghiaccioni. Si perde quota per ripida traccia che, dopo un tratto in direzione SW, effettua diversi tornanti tenendosi più in basso alla sinistra di una pietraia. Dopo uno spostamento a destra, si scende a fianco di un rio asciutto che si attraversa poco più in basso. Proprio qui ci si ricongiunge con il percorso effettuato in salita mediante il quale si fa ritorno a Succiso Nuovo.

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , , ,

Monte Malpasso: Canalino dei Mirtilli (invernale)

100_3406 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 500 m 

Durata complassiva: 4 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo-La Scaliccia (45 min) ; La Scaliccia-inizio Canalino dei Mirtilli (30 min) ; inizio Canalino dei Mirtilli-sommità Monte Malpasso (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Malpasso-crinale est-Passo Sasseda (45 min) ; Passo Sasseda-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella salita su neve in un angolo molto suggestivo e selvaggio della parte più orientale del crinale Parma/Massa.

Dalla strada per Pratospilla si imbocca una carraia (percorso CAI n° 701) in direzione del Lago Verdarolo. Dopo un primo tratto in lieve salita si guadagna quota con maggiore pendenza effettuando alcuni tornanti. Approdati su una costa, si prende la traccia di destra che procede in leggera discesa, transitando poco più avanti a fianco di una vasca di raccolta dell’acqua. Appena dopo, ad un bivio, si piega a sinistra per mulattiera che procede in moderata salita. In corrispondenza di una netta svolta a destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra. Dopo un ulteriore tratto in leggera/moderata pendenza, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo1395 m. Da qui (bivio con palina segnaletica) si piega a destra effettuando subito una breve discesa seguita da una salita, per poi costeggiare dall’alto la sponda settentrionale del lago. Giunti nei pressi di un’area pic-nic, si piega a destra e subito dopo a sinistra, continuando per l’ampia mulattiera fino a un bivio situato in località Lago Scaliccia1418 m (cartelli). Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 703B che inizialmente asseconda in lieve pendenza l’ampio dorso di una costa boscosa. Giunti in un’area di bosco rado, si continua in più ripida e lineare salita (raramente sono presenti tracce di passaggio nella neve), per poi effettuare alcuni tornanti. Varcato un rio, si avanza per un tratto avendo il solco alla nostra destra, svoltando poi nettamente a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale tenendo d’occhio i puntuali segnavia sugli alberi, compiendo in seguito una svolta a sinistra onde attraversare un altro solco. Dopo aver valicato una costa boscosa, si approda in una suggestiva valletta che si segue in lieve salita. In breve si giunge ai piedi del ripido versante nord/occidentale del Monte Malpasso: la parete è incisa a sinistra da un ampio canale e a destra da uno più stretto che taglia in modo lineare le bancate di arenaria. Ci si dirige verso il canale di destra e, giunti sotto la sua direttrice, si incomincia a risalire il ripido pendio che lo precede. Una volta entrati nel canale vero e proprio, lo si risale con pendenza costante (40/45°; sia a destra quanto a sinistra sono presenti rocce dove poter attrezzare delle soste). Più in alto si raggiunge uno spuntone roccioso oltre il quale si affronta il ripido pendio di uscita. Approdati sul crinale divisorio, spostandosi a sinistra si raggiunge subito la cima del Monte Malpasso1707 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Per la discesa si asseconda dapprima il crinale orientale (percorso n° 00), poi ci si cala lungo la dorsale settentrionale della montagna. Dalla sommità si segue quindi il panoramico crinale oltrepassando appena dopo una quota secondaria. Si continua comodamente lungo la dorsale spartiacque fino a penetrare, mediante netta svolta a sinistra, nella fitta faggeta. Ora si deve discendere il boscoso profilo settentrionale del Malpasso, cercando di rinvenire i segnavia bianco/rossi piuttosto latitanti e per di più, in alcuni casi, cancellati da pennellate di vernice grigia. Si perde quota lungo l’ampia dorsale puntando alla sottostante sella, prestando attenzione alla ripidezza di alcuni tratti, soprattutto nella parte iniziale della discesa. Più in basso si perde quota, tendendo leggermente verso destra, per erto pendio temporaneamente fuori dal bosco. Rientrati nella vegetazione si approda in breve al Passo Sasseda1479 m, dal quale si seguono a sinistra i segnavia del sentiero n° 703. Avanzando inizialmente a mezza costa, si lambisce poco più avanti il dorso di una costa boscosa, effettuando poi una netta svolta a sinistra. Dopo pochi minuti di discesa si approda nei pressi del suggestivo e appartato Lago Scuro di Rigoso1525 m. Dopo aver contornato la sponda nord-orientale del lago, si continua per ampia traccia dapprima in lieve salita, poi in leggera discesa. In breve si arriva al bivio situato nei pressi del Lago Verdarolo da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna al punto iniziale.

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , , , ,

Il Monte Orsaro per lo scivolo est e il Monte Fosco (invernale)

Immagine (FILEminimizer)Il versante est del Monte Orsaro con evidenziato il percorso effettuato dall’autore della relazione

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 670 m ca

Durata complessiva: 4,40/5 h

Tempi parziali: I Cancelli-Rifugio Lagdei-Ponte Rotto (45 min) ; Ponte Rotto-inizio Scivolo Est dell’Orsaro (50 min) ; inizio Scivolo Est dell’Orsaro-sommità Orsaro (45 min/ 1h) ; sommità Orsaro-Foce del Fosco (30 min) ; Foce del Fosco-Monte Fosco-Bocchetta del Tavola (40 min) ; Bocchetta del Tavola-Lagdei-I Cancelli (50 min/1 h)

Difficoltà: F+ lo Scivolo Est dell’Orsaro ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: picozza e ramponi

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-I Cancelli

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella e panoramica salita invernale al Monte Orsaro che, a causa della sua esposizione, necessita di neve ben assestata.

Dalla località Cancelli, seguendo un’ampia carrareccia percorribile alle auto, si raggiunge in 15 minuti circa il Rifugio Lagdei1251 m. Appena a destra dell’edificio si imbocca il sentiero n° 727/723 diretto a Lago Santo. Inizialmente si procede in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, poi si incomincia a risalire il soprastante pendio boscoso effettuando numerosi tornanti per traccia nella neve molto evidente (a causa della ripidezza del tracciato e della compattezza del fondo nevoso, è necessario procedere fin da subito con i ramponi ai piedi). In circa 25 minuti si guadagna il sommo del pendio dove si incontra un bivio: si abbandona a sinistra il percorso per il Lago Santo, imboccando a destra il sentiero n° 727 diretto a Capanna Schiaffino. Dopo una breve discesa si raggiunge la località Ponte Rotto, dove si guada un rio (si tratta di un ramo del Torrente Parma). Appena dopo si incontra un bivio da cui si continua diritto per sentiero che avanza in leggera salita. Poco più avanti si risale mediante alcuni tornanti una sponda boscosa, approdando infine in un ripiano. Successivamente si attraversa il rio di prima e si riprende a salire compiendo altri tornanti (il percorso, anche in assenza di tracce nella neve, risulta ben evidente grazie all’ottima segnaletica CAI). Raggiunto un bivio (cartelli), si abbandona il segnavia n° 727, imboccando a destra il sentiero n° 727A diretto alla Foce del Fosco. Si varca il rio già incontrato in precedenza e si continua lungo questo percorso solo per poco: infatti, nel momento in cui esso piega a destra in leggera discesa, noi lo abbandoniamo salendo per il pendio boscoso alla nostra sinistra, avendo come punto di riferimento un solco situato un poco a destra. Più in alto si sale tenendo sulla destra una cintura rocciosa, uscendo poi in un pendio più aperto (si tratta di un’area di bosco divelto). Di fronte a noi e alla nostra destra si ergono verticali bancate rocciose: dobbiamo salire in direzione di esse per poi piegare a destra aggirando la base di un risalto. Appena dopo si individua a destra un altro solco che si segue in salita, piuttosto ripida nella parte finale. Si esce così all’aperto e si incomincia la risalita dello spettacolare Scivolo Est dell’Orsaro. Individuato al centro un evidente ampio canale nevoso, lo si raggiunge e risale con pendenze che aumentano progressivamente, attestandosi comunque intorno ai 40°. Poi si continua senza via obbligata fino a raggiungere la cresta sommitale: in questa sezione è possibile salire diritto/leggermente a sinistra per magnifico e regolare pendio (max 35°), oppure diritto/destra per pendio leggermente più ripido che, a seconda delle condizioni del manto nevoso, risulta meno uniforme e con maggiori probabilità di trovare chiazze erbose. Messo piede sul crinale divisorio, lo si segue a destra raggiungendo in breve la panoramica cima del Monte Orsaro. La vetta offre un panorama grandioso ed è caratterizzata da una stilizzata madonnina in bronzo. Dalla sommità scendiamo per la dorsale N/NE, perdendo inizialmente quota per ripido pendio che potrebbe risultare ghiacciato. Approdati alla sottostante conca, si segue il crinale di destra per poi spostarsi a sinistra onde recuperare il filo della dorsale spartiacque. Si scende lungo quest’ultima appena a destra di un filare di piccoli abeti. Più in basso si entra nella faggeta e si perde quota mantenendosi nei pressi del dorso del crinale. Poi si svolta a destra (segnavia e cartello venatorio) scendendo ad un bivio (cartelli), immettendosi qui nel percorso n° 727A che si segue a sinistra. Procedendo a mezza costa sulla destra del crinale boscoso, si raggiunge poco dopo la Foce del Fosco1613 m. Dalla sella ci si dirige verso la non lontana cima del Monte Fosco, affrontando inizialmente una salita piuttosto ripida (raramente è presente una traccia nella neve). Dopo un ripiano boscoso si affronta l’ultimo strappo dove si sale a sinistra di un ripido pendio erboso con blocchi rocciosi. Dalla sommità, 1680 m, si scende nel versante opposto entrando subito nella faggeta seguendo i numerosi e ben posizionati segnavia bianco-rossi. Si perde quota mantenendosi in prossimità dell’ampio crinale boscoso, effettuando qualche svolta nella parte bassa. Messo piede nel sentiero n° 725, lo si segue a sinistra raggiungendo subito la Bocchetta del Tavola1444 m. Da qui si piega a destra scendendo per ampia traccia (CAI n° 725) che poi si abbandona per sentiero a destra. Successivamente si perde quota a sinistra di un ruscello, fino a confluire in una carraia che si segue a destra in discesa. Più in basso, ad un bivio, si sceglie la traccia di sinistra (si può seguire anche quella di destra), giungendo infine in prossimità del ripiano prativo chiamato Roncobuono. Da qui si va a destra per ampia mulattiera oltrepassando un cancello e ignorando appena dopo il sentiero n° 723 che si stacca a destra. Seguendo la bella mulattiera/carraia, che avanza in piano e leggera salita, si raggiunge in circa 10 minuti il Rifugio Lagdei.

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , ,

La Punta Buffanaro per le placche NE (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta NE)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si risale integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. E’ ovvio che, considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo invece la discesa lungo la magnifica cresta NE del Monte Alto, aiutandosi con una corda d’acciaio si dovrà scavalcare un’esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Perciò dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00, mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia, per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo a sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la soprastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi appena dopo con una fune d’acciaio (A). Si continua superando un breve gradino con spaccatura e si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi a sinistra rispetto il filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone e, appena più in basso, si arriva alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, anche con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta: la si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B), per poi continuare per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto prima per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta dal quale si scende verso il vicino Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda infine al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante  NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , , , , ,

Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

100_0709 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad un gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°) mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripide rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di massi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi parecchio instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di , fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia quindi l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette infine nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).

 

 

 

 

Tag: , , , , , ,