Torre Nord del Vajolet: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Rifugi Preuss e Vajolet (30 min) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Torre Nord del Vajolet (2 h) ; Torre Nord del Vajolet-Rifugi Preuss e Vajolet (1,45 h) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Ciampedie (1 h)

Difficoltà: PD-/PD la Via Normale alla Torre Nord del Vajolet

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare diversi cordini e qualche chiodo)

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e, in circa 3,5 km di strada, si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

La Torre Nord del Vajolet non è certamente la più “gettonata” tra le celebri torri di questo settore del Gruppo del Catinaccio, ma il raggiungimento della sua cima, mediante la via dei primi salitori, è di sicura soddisfazione, soprattuto per chi non guarda solo al grado di difficoltà ma è ancora animato dal senso romantico dell'”andar per croda”. Personalemte considero questa salita più impegnativa rispetto alla valutazione che ne è stata data fino a questo momento. E’ alpinistica (e non un’escursione impegnativa come è stata banalmente e incoscientemente classificata da qualche parte) ed esige ottima esperienza di montagna. Già l’avvicinamento lungo il “Gran Cengione” richiede molta prudenza, sia per la presenza di passaggi esposti, scoscesi e piuttosto scabrosi, quanto per la concreta possibilità di trovare neve dura fino a stagione avanzata, soprattutto nell’attraversamento del primo canale. Riguardo infine la tempistica, l’autore della relazione non ha utilizzato alcuna attrezzatura specifica, di conseguenza i tempi indicati sono relativi alla modalita in cui è stata affrontata sia la salita quanto la discesa.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni) si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546), passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per il Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia, iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Dai due Rifugi Preuss e Vajolet, 2243 m, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, si continua lungo il percorso n° 584 diretto al Rifugio e Passo Principe. Si avanza per comodo e altamente panoramico sentiero, ammirando alla nostra sinistra le verticali pareti che scendono dal “Gran Cengione”, il quale costituisce il “grimaldello” al fine di raggiungere il punto di attacco della “normale” alla Torre Nord del Vajolet. Dopo circa 15/20 minuti di cammino dai rifugi si giunge in corrispondenza di una costa erbosa con ometti (guardando in alto si nota la stretta forcella del Passo del Vajolet). Si abbandona quindi il percorso segnato e si asseconda la menzionata costa, spostandosi poco dopo a destra onde risalire il soprastante ripido ghiaione. Seguendo una labile traccia si guadagna quota effettuando diversi tornanti, fino a portarsi sotto il Passo del Vajolet e, virando a sinistra, raggiungere l’inizio del “Gran Cengione” ai piedi delle strapiombanti pareti della Torre Marcia. Si segue la franosa cengia/rampa (ometti) e, raggiunto un pulpito, si aggira uno spigolo, iniziando appena dopo un traverso discendente scosceso e delicato. Raggiunto il fondo del primo dei tre canali che dovremo attraversare (come già specificato nell’introduzione qui è possibile incontrare neve dura fino alla metà di luglio), lo si varca e si continua per cengia piuttosto franosa. Segue una seconda rientranza che non pone problemi, mentre la terza presenta un tratto piuttosto delicato e scosceso prima di raggiungere il fondo dell’ultimo canale da attraversare. Dopo questo tratto, che pur non presentando difficoltà tecniche richiede la massima attenzione, si continua per ampia bancata ghiaiosa dirigendosi verso la gola delimitata a sinistra dalla Torre Est e a destra dalla Torre Nord del Vajolet. La gola in questione, pur costituendo la nostra direttrice al fine di guadagnare la Forcella Nord, non verrà quasi mai seguita direttamente, ma si risaliranno le paretine e i canalini alla sua destra, con un’ascesa apparentemente semplice, che in realtà richiede molta attenzione sia a reperire il giusto percorso quanto alla presenza di singoli passaggi da non sottovalutare, soprattutto se si affronta la salita in assetto escursionistico. Si continua quindi per la bancata ghiaiosa oltrepassando un paio di franosi solchi, giungendo dopo breve risalita alla base delle rocce, dove si rinvengono due ometti, di cui quello di sinistra contraddistinto da un bastone. Da qui inizia la parte alpinistica. Dal punto di attacco, spostandosi un poco a destra, ci si inserisce in un levigato colatoio che si risale con divertente arrampicata (I°+/II°-), raggiungendo poco più in alto una cengia. La si segue a sinistra (ometti), portandosi in questo modo in corrispondenza del bordo della gola: da qui si notano diversi spuntoni e costole rocciose che, assecondando attentamente gli ometti, opportunemente aggireremo. Quindi, dal punto in cui siamo, si sale per rocce facili avendo a sinistra il fondo della gola e a destra degli spuntoni. Si scalano successivamente ripide ma appigliate rocce e un canalino sulla destra di costole rocciose (tenere sempre d’occhio gli ometti), fino a giungere sotto un giallo e strapiombante spuntone. Lo si aggira a sinistra effettuando uno scosceso traverso a perpendicolo sul fondo della gola, fino ad imboccare a destra un canalino che conduce ad una forcella con ometto. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina di ottima roccia (II°), continuando poi più facilmente spostandosi verso il fondo della gola. Si procede aggirando a destra un costola fino a penetrare nella gola, seguendola solo per un breve tratto. Si continua (ometti evidenti) aggirando a destra delle rocce, giungendo più avanti alla base di un più impegnativo risalto caratterizzato da una striatura nera, dove il percorso non è ben chiaro. Si effettua un delicato traverso a destra (II°) sotto verticali pareti rocciose, portandosi in questo modo nei pressi del margine destro della balza, scalando poi in obliquo a sinistra delle rocce più facili ma piuttosto friabili e con detriti (II°-). Ritornati nel fondo della gola si sale per costole a canalini appena alla sua destra, fino a quando questa diviene più impervia in quanto ostruita da grossi massi. Si piega allora a destra per cengia (ometto), arrivando appena dopo alla base di un canale/camino con masso incastrato nella sua parte superiore. Si inizia la risalita del solco scalando, nella prima parte, un rampa di ottima roccia nella faccia destra del camino (II°). Si continua successivamente per esso, che diviene più ripido e stretto (II°+), fino a sottopassare il masso incastrato con un passaggio scomodo ma non difficile (II°). Si prosegue poi per canale e costola rocciosa, fino a mettere piede nella spettacolare Forcella Nord2740 m, situata tra la Torre Nord del Vajolet a destra e le Torri Est Principale a sinistra. Si valica la forcella (incredibile e impressionante visuale) e si continua per cengia solo per poco: infatti, individuato un ampio canale a destra, si abbandona la cengia e, dopo aver superato una ripida paretina (II°-), ci si immette in esso. Lo si segue inizialmente senza alcuna difficoltà, poi su rocce di I°+/II°-, restando sempre nel suo fondo. Ad un certo punto occorre abbandonare il canale seguendo a destra una cengia/rampa piuttosto esposta e, raggiunto un pulpito, si scala un piccolo muretto che precede un’altra cengia/rampa. Quest’ultima riconduce nel fondo del canale che si segue direttamente senza soverchie difficoltà, fino alla base di una parete verticale che lo sbarra. Virando a destra si prende una ripida fessura (II°-, soprattutto all’inizio) che conduce ai blocchi sommitali. Da qui, seguendo a sinistra una esposta e friabile crestina (attenzione), si guadagna con sicura soddisfazione l’esclusiva sommità della Torre Nord del Vajolet, 2810 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda e senza attardarsi troppo in quanto la discesa è lunga e in caso di nebbia risulterebbe decisamente complessa, si scende lungo lo stesso percorso effettuanto in salita. Ricordarsi che: 1) non esistono ancoraggi già predisposti per eventuali corde doppie; 2) è vivamente consigliabile ricalcare gli stessi passaggi effettuati durante l’ascesa.

 

 

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Gran Cront: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Gran Cront (1,30 h) ; Gran Cront-Passo delle Scalette (1,20 h) ; Passo delle Scalette-Ciampedie (2,20 h)

Difficoltà: EE/EEA (facile) il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD la Via Nornale al Gran Cront ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (ramponi ad inizio stagione e per buona parte del mese di luglio) per la Via Normale al Gran Cront

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia

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Descrizione dell’itinerario

Il Gran Cront senza alcun dubbio è una delle più belle e selvagge cime di tutto il Gruppo del Catinaccio. Per accedervi si percorre una “normale” non difficile tecnicamente ma piuttosto impegnativa a livello globale. L’estrema franosità del canalone iniziale e della successiva cengia, la friabilità di alcune sezioni rocciose, l’assenza di qualsiasi ancoraggio per effettuare corde doppie, l’esposizione del tratto finale, l’isolamento dell’area in cui ci si trova…tutto ciò rende la salita decisamente alpinistica, seria e da non prendere alla leggera. L’impegno complessivo è però ripagato dalla grandiosità di un ambiente allo stato originario, dalle incredibili visuali che si ammirano durante la salita, e dalla sicura soddisfazione di aver conquistato una cima veramente esclusiva e raramente visitata.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco), con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica dove si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito una grande fiumana detritica, ammirando impressionanti visuali sulle soprastanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, oltre il quale si costeggia una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Appena dopo il sentiero incomincia a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza, uscendo in seguito dalla vegetazione, ammirando qui una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia, in alcuni punti scoscesa, un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti si raggiunge un bivio (indicazione), da cui si prosegue a sinistra in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale con ghiaie e massi dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e, seguendo i segnavia, si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, con salita in obliquo, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette, piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo), si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra per facili roccette, per poi virare a sinistra, superare altre roccette e mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della soprastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e, dopo una brevissima discesa, si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, dove si abbandona il percorso segnato. Dal passo ci si sposta a sinistra assecondando una specie di dorsale, per poi  virare a destra (ometti) e scendere in un ripiano erboso di impareggiabile bellezza. Si procede in direzione ovest all’interno della pianeggiante valle compresa a destra dal Cogolo del Larséc e a sinistra dai Cront. Volgendo lo sguardo verso questi ultimi, si nota innanzitutto il Gran Cront, che è la cima più elevata, mentre più in basso e parallela alla cresta sommitale della menzionata cima si estende una cengia/bancata ghiaiosa. Per accedere a quest’ultima è necessario risalire un canalone che, dal punto in cui siamo, non è direttamente visibile ma facilmente intuibile. Quindi dal fondo della valletta si procede costeggiando un costone situato alla nostra sinistra, fino al punto in cui ci si trova nella perpendicolare dell’imbocco del canalone (a destra dal canale principale si nota un profondo e franoso solco). Da qui si abbandona la traccia (che continua in direzione del Passo delle Pope) e si incomincia, armandosi di santa pazienza, a risalire il soprastante ghiaione. Con notevole fatica (ogni passo che si fa se ne arretra di un mezzo) si procede in direzione del punto in cui il ghiaione si spinge più in alto, penetrando infine nel canalone (indossare subito il casco!). Lo si risale tra ghiaie e blocchi, stando inizialmente nella sua parte sinistra, spostandosi poi al centro, avanzando successivamente lungo il suo margine destro a ridosso delle pareti rocciose (il tutto alquanto franoso e faticoso). Il canale, nella sua sezione superiore, è bipartito da un gendarme roccioso: il ramo di sinistra è più ripido e ghiaioso, mentre quello di destra è inizialmente meno ripido ma più roccioso nella parte superiore. Giunti in corrispondenza della biforcazione si sceglie – nonostante sia possibile trovare neve fino a stagione avanzata – il ramo di destra, in quanto la sua risalita risulta tutto sommato meno franosa rispetto l’altro ramo da cui scenderemo. Si avanza faticosamente lungo il solco fino a raggiungere alcuni blocchi rocciosi che si superano inizialmente da destra a sinistra, poi direttamente (qualche passo di ). Usciti dal canale ci si trova su un ripido pendio delimitato a sinistra dal gendarme roccioso (che è separato dal restante corpo della montagna da una selletta), mentre a destra è evidente la cengia che dovremo seguire. Ma prima di tutto si deve attraversare il menzionato pendio, che altro non è che lo sbocco del canale appena risalito, prestando la massima attenzione alla franosità del terreno. Superato questo passaggio, sicuramente sgradevole e oggettivamente pericoloso, si prosegue per cengia (si tratta in realtà di una bancata ghiaiosa) che, dopo l’aggiramento di uno spigolo, si trasforma in canale. Lo si risale faticosamente (possibilità di trovare neve anche a stagione avanzata), raggiungendo poco dopo una forcella, da cui si scala a destra un canalino roccioso (I°). Recuperata la cengia (è anche possibile attraversare il canale ghiaioso e risalire le roccette di destra fino a rimettere piede nella cengia) si prosegue, come prima, in direzione ovest, tenendosi costantemente a ridosso delle pareti rocciose, notando alla nostra destra uno spuntone giallastro dal vertice arrotondato. Approdati in una selletta alla base del menzionato spuntone, si scalano alcune rocce obliquando a sinistra, raggiungendo in questo modo la base di un ripido e angusto caminetto delimitato a sinistra dallo spuntone in questione. Si risale il camino di roccia non buona (II°/II°+), approdando, al suo vertice, su un ripiano situato lungo una crestina che scende perpendicolarmente dalla cresta sommitale. Si risale la crestina superando inizialmente un muretto pressoché verticale ma dotato di ottimi e solidi appigli (II°+), continuando poi molto più facilmente. Messo piede sulla cresta sommitale (memorizzare il punto esatto in cui si esce in quanto in discesa è facile sbagliarsi), la si segue a sinistra, raggiungendo inizialmente la sommità di una quota secondaria. Da qui appare l’evidentissima torre che costituisce la cima del Gran Cront, il cui raggiungimento, dal punto in cui siamo, potrebbe sembrare più difficile di quello che è in realtà. Dalla quota secondaria si scende per ripide roccette lungo il filo di cresta (I°), continuando poi ad avanzare verso la cima, aggirando poco dopo a sinistra degli spuntoni. Giunti in corrispondenza della forcella che separa la cuspide terminale dalla restante cresta, è necessario saltare una profonda fenditura (oppure aggirarla scendendo con attenzione nel canale a sinistra e risalendolo poi a destra), iniziando successivamente il superamento delle facili rocce finali. Ci si tiene a destra del filo dello spigolo (I°+), raggiungendo poco sopra un caratteristico foro nella roccia. Superate le ultime roccette, si guadagna infine, con grande soddisfazione, la stupenda ed aerea cima del Gran Cront2779 m, da cui (è inutile dirlo) si ammira un panorama assolutamente grandioso. Dall’esile vetta si scende lungo lo stesso percorso (non è presente alcun ancoraggio per eventuali corde doppie) fino a ritornare allo sbocco del ramo destro del canalone basale che abbiamo risalito. Non si scende per quest’ultimo ma, raggiunta una selletta con a sinistra la sommità del gendarme che bipartisce il canalone, la si valica calandosi nell’altro lato per ripido canalino di ghiaie marroni e nere (melafiro). Ci si inserisce in questo modo nel ramo sinistro (nel senso di salita) del canalone iniziale (che prosegue, trasformandosi in bancata ghiaiosa, verso il Cront di Mezzo e il Piccolo Cront) lungo il quale si scende, ritornando in breve alla biforcazione incontrata in salita. Seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata si rientra a Gardeccia e a Ciampedie.

 

Cima Nord delle Pope (Via Normale) e Cima Scalieret (traversata)

101_1637 (FILEminimizer)La Cima Nord delle Pope con il tracciato della Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Rifugi Vajolet/Preuss (30 min) ; Rifugi Vajolet/Preuss-Sentiero Don Guido-Passo delle Pope (1 h) ; Passo delle Pope-Cima Nord delle Pope-Passo delle Pope (40 min) ; Passo delle Pope-Cima Scalieret (25 min) ; Cima Scalieret-Passo di Scalieret-Rifugio Principe (1 h) ; Rifugio Principe-Ciampedie (1,50 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Don Guido ; F la Via Normale alla Cima Nord delle Pope ; E/E+ la salita dal Passo delle Pope alla Cima Scalieret ; EE (in un breve tratto EE+) la discesa lungo la cresta nord della Cima Scalieret ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per escursionisti con ottima esperienza di montagna, abituati a muoversi in totale autonomia su terreni rocciosi e capaci di superare passaggi di facile arrampicata senza l’ausilio di alcuna assicurazione

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e, in circa 3,5 km di strada, si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Combinazione del massimo interesse implicante la salita a due cime, appartenenti al Sottogruppo del Larséc, poco visitate e frequentate. La Cima Nord delle Pope presenta una “normale” tecnicamente facile, ma che richiede attenzione alla qualità della roccia, non sempre solida. La traversata della Cima Scalieret, eccetto un breve tratto piuttosto esposto nella cresta di discesa, non pone alcun problema ed è di carattere escursionistico.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni) si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il frequentatissimo Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546), passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti, ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia, iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Raggiunti i rifugi a quota 2243 m, al fine di imboccare il Sentiero Don Guido vi sono due possibilità: 1) dal Rifugio Vajolet si scende alla stazione di partenza della teleferica per il Rifugio Re Alberto, incontrando appena dopo un cartello indicante il sentiero in questione, che si dirige verso il fondo della valletta formata dal Rio de Sojal. 2) Dai Rifugi Preuss e Vajolet si prosegue lungo il sentiero n° 584 diretto al Passo e Rifugio Principe, ma, poco prima del bivio con il percorso n° 542 per il Rifugio Re Alberto, si prende a destra una labile traccia (freccia rossa su un sasso a terra) che, in discesa e in obliquo a sinistra, conduce al più marcato sentiero proveniente dalla stazione di partenza della teleferica. Dopo l’attraversamento del Rio de Sojal, si prosegue parallelamente al corso di quest’ultimo (frecce rosse e segnavia bianco-rossi), scorgendo a sinistra, su un masso, la targa dedicata a Don Guido Sansavini. Avanzando ancora in questa direzione (S/SE) si oltrepassa un solco, raggiungendo poco dopo un bivio dove occorre prendere la traccia che sale a sinistra. Si procede in direzione di pareti rocciose, alla base delle quali (segno rosso ben visibile dal basso) si vira a sinistra entrando in un canale. Si risale quest’ultimo assecondando una rampa nella sua sponda destra (sinistra orografica) a ridosso di verticali pareti, superando qualche facile passo di arrampicata. Si continua poi in direzione nord, tenendo d’occhio le ben posizionate frecce rosse, risalendo successivamente un pendio ghiaioso/erboso orientandosi con ben evidenti ometti. Ci si sposta in seguito a destra, compiendo poco dopo un tornante sinistrorso, guadagnando successivamente quota in direzione di una costa. Raggiunta quest’ultima si sale per roccette (frecce rosse), piegando poi a sinistra verso un evidente solco che costituirà per un tratto la nostra direttrice. Si sale parallelamente e sulla destra del menzionato canale, orientandosi con le frecce rosse, superando anche una fascia di facili rocce che oppongono qualche passo di . Sopra di noi si erge la Cima Nord delle Pope, mentre il Passo delle Pope, che dovremo raggiungere, non è ancora visibile dal punto in cui siamo. Si continua a guadagnar quota per ripida traccia ghiaiosa, svoltando prima a destra, virando subito dopo a sinistra. Si avanza in faticosa salita effettuando altri tornanti, spostandosi poi a sinistra verso il centro di un ampio canale ghiaioso. Si deve innanzitutto attraversare un solco e un ripido e franoso pendio per traccia decisamente scoscesa. Poi, entrati nel canale in questione, si sale molto ripidamente, spostandosi in seguito a sinistra verso una costola rocciosa. Si risale quest’ultima seguendo le frecce rosse, continuando successivamente per delicato e franoso pendio, raggiungendo infine il selvaggio Passo delle Pope2617 m, compreso dalla Cima Scalieret a NE e dalla Cima Nord delle Pope a SW. Dal valico ci si dirige verso quest’ultima, seguendo a destra una labile traccia che, lasciando a destra il filo della dorsale, scende in obliquo ad una sella. Si prosegue attraversando appena dopo un’altra forcella, oltre la quale ci si trova sotto le strapiombanti pareti che caratterizzano questa sezione del versante est della Cima Nord delle Pope. Assecondando i ben visibili ometti, si segue una cengia rasentando le pareti rocciose, fino a raggiungere una costa. Sopra di noi si ergono gradoni rocciosi con a destra un canale, delimitato a destra dal pilastro verticale e strapiombante alla cui base siamo transitati. Orientandosi con gli ometti, inizialmente non molto evidenti, si scalano facili muretti di roccia discreta, arrivando poco più in alto a lambire il menzionato canale. Da qui si sale in obliquo a sinistra dirigendosi verso un evidente ometto, prestando attenzione alla roccia piuttosto friabile e ai detriti. Poi, con breve salita finale per sfaciumi, si raggiunge l’esclusiva, magnifica sommità della Cima Nord delle Pope2780 m. Dalla vetta, seguendo a ritroso lo stesso percorso, si ritorna al Passo delle Pope, dal quale si inizia la risalita della dorsale SW della Cima Scalieret. Per ottima traccia, contrassegnata da ometti e frecce rosse, si guadagna rapidamente quota, godendo, man mano che si sale, visuali sempre più vaste e grandiose. Poco prima della sommità si presenta un bivio dal quale si può scegliere indifferentemente una delle due tracce segnate. Dalla Cima Scalieret, che con i suoi 2889 m risulta la più elevata del Sottogruppo del Larséc, si prosegue lungo il crinale settentrionale alla volta del Passo di Scalieret e del Passo d’Antermoia. Si supera, proprio sul filo, un primo tratto di cresta piuttosto esposto e con un passo finale di , per poi continuare per comodo sentiero che si mantiene nei pressi o asseconda l’ampia e panoramica dorsale. In seguito la traccia aggira a destra delle rocce, riprendendo poi il filo del crinale che piega in direzione est. Tenendo alla nostra sinistra delle rocce si scende al vicino Passo di Scalieret, 2789 m, che separa l’omonima cima dalla Punta del Larséc. Dalla selletta – delimitata a destra da uno spuntone che precipita nell’altro lato con rocce verticali su una forcella parallela alla nostra – ci si cala subito a sinistra per ripido e scomodo canalino. Messo piede nei ghiaioni sottostanti, si prosegue per per evidente traccia che procede pianeggiando tenendosi a poca distanza dalle rocce che costituiscono il versante orientale della Punta del Larséc. Giunti poco sotto il menzionato passo, si può salire a destra per ghiaie e sfaciumi fino a raggiungerlo, oppure proseguire a sinistra per traccia, in alcuni punti scoscesa, che conduce sul sentiero n° 584 proprio alla base delle strapiombanti pareti del Catinaccio d’Antermoia. Messo piede nel frequentato percorso, lo si segue a sinistra, costeggiando inizialmente le suddette pareti, raggiungendo in seguito una panoramica spalla. Poi si perde quota per ripida e in alcuni punti malagevole traccia, ammirando continue e suggestive visuali sulle pareti del versante SW del Catinaccio d’Antermoia. Costeggiando altre verticali pareti si raggiunge infine, a quota 2600 m, il Passo e il Rifugio Principe. Per il comodo e frequentatissimo sentiero n° 584, effettuando nella prima parte alcuni tornanti e svolte, procedendo in modo lineare nella seconda, nonché ammirando durante il cammino straordinarie visuali, si fa ritorno ai Rifugi Vajolet Preuss. Da qui, seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Ciampedie

 

 

Pala della Ghiaccia (Via Normale) e Spiz dello Scarpello (Via Normale)

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Pala della Ghiaccia-sentiero n° 583 (1,20 h) ; sentiero n° 583-Valle di Lausa-Spiz dello Scarpello-Valle di Lausa (1,15 h) ; Valle di Lausa-Rifugio Gardeccia-Ciampedie (2,30 h)

Difficoltà: EE/EEA, A/B il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD- la Via Normale alla Pala della Ghiaccia ; EE/EE+ la Via Normale allo Spiz dello Scarpello ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la Via Normale alla Pala della Ghiaccia (portare numerosi cordini e fettucce per gli spuntoni) ; da escursionismo (eventualmente cordino da ferrata per le due brevi e facili sezioni attrezzate del Sentiero delle Scalette) per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nella stagione estiva si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

Grandiosa combinazione di due appartate cime nel contesto di una delle più selvagge aree del Gruppo del Catinaccio: i Dirupi di Larséc. La Via Normale alla Pala della Ghiaccia non va sottovalutata e andrebbe affrontata solo con attrezzatura alpinistica. La linea di salita è costituita da un’evidente ed estetica cresta che tuttavia seguiremo nel suo filo – o quasi – solo nella parte terminale, poco prima di raggiungere la vetta. Gli ometti sono presenti nella prima parte del percorso, mentre in seguito diventano latitanti o del tutto assenti. La seconda cima proposta, situata poco più a nord rispetto la Pala della Ghiaccia, è lo Spiz dello Scarpello, appuntita montagna che si lascia salire abbastanza facilmente lungo la sua ampia e ghiaiosa dorsale settentrionale. L’isolamento ed esclusività delle cime visitate, nonché l’impareggiabile bellezza dei luoghi in cui ci troviamo, rendono questa proposta escursionistico/alpinistica di grandissimo interesse e valore.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco), con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica dove si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il celebre Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito una grande fiumana detritica, ammirando impressionanti visuali sulle soprastanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, oltre il quale si costeggia una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Appena dopo il sentiero incomincia a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza, uscendo in seguito dalla vegetazione, ammirando qui una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia, in alcuni punti scoscesa, un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti si raggiunge un bivio (indicazione), da cui si prosegue a sinistra in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale ghiaioso dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e, seguendo i segnavia, si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, con salita in obliquo, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette, piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo), si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra per facili roccette, per poi virare a sinistra, superare altre roccette e mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della soprastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e, dopo una brevissima discesa, si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, da cui appare evidentissima la cresta nord della Pala della Ghiaccia, che costituisce la nostra direttrice al fine di guadagnarne la sommità. Dal passo si scende al sottostante Lago Secco (splendido colpo d’occhio sul Cogolo del Larséc) che si contorna a destra oltrepassando una profonda fenditura. Poi si risale una fascia rocciosa in obliquo e attraversando a sinistra (I°), guadagnando in questo modo una dorsale secondaria dove si abbandona il percorso segnato. Si segue l’ampio crinale a destra, iniziando presto a scendere in direzione della Pala della Ghiaccia e, più nello specifico, verso un evidente spuntone chiamato Guglia Margherita. Raggiunta la base di quest’ultima, ci si cala a sinistra per ripido pendio prativo con affioramenti rocciosi, in direzione del sottostante intaglio da cui precipita una profonda e impressionante gola. Appena dopo la forcella si risalgono verso destra, senza percorso obbligato, alcune roccette, per poi iniziare un traverso verso sinistra parallelamente alla cresta della montagna, che pur costituendo la nostra direttrice, in questa prima sezione non seguiremo. Si avanza assecondando la linea indicata dagli ometti, notando e ignorando un canale/camino che sale in obliquo verso sinistra in direzione della cresta. Dopo un tratto in lieve discesa (ometti), si deve effettuare un traverso su rocce piuttosto ripide sopra un ripiano e un canale obliquo verso sinistra, la cui continuazione è costituita da un rampa erbosa. Effettuato con attenzione il traverso (I°+), si mette piede nella menzionata rampa che si risale verso la forcella che separa la punta sud, a sinistra, da quella principale, a destra, della Pala della Ghiaccia. Nel momento in cui la rampa si trasforma in canale ghiaioso, a poca distanza dalla menzionata forcella, prendiamo a destra una bancata erbosa inclinata, aggirando verticali pareti e uno spigolo. Poi si risalgono in obliquo a destra ripide ma appigliate rocce (II°), giungendo nei pressi della cresta e salendo parallelamente ad essa (II°). Poco più in alto si scala un tratto più ripido quasi sul filo di cresta (II°+ ; esposto), superando infine gli ultimi gradini che precedono la magnifica sommità della Pala della Ghiaccia2423 m. Dalla cima ritorniamo esattamente sui nostri passi, prestando la massima attenzione sia all’esposizione del tratto iniziale (nel senso di discesa) della cresta, sia a virare a destra (faccia a valle) nel punto giusto (ometti assenti) al fine di recuperare la bancata inclinata che riconduce alla rampa d’accesso. Rimesso piede nel sentiero n° 583 lo si segue a destra in direzione del Passo di Lausa, raggiungendo in circa dieci minuti il magnifico ripiano erboso della Valle di Lausa, delimitato ad ovest dal Cogolo del Larséc. Alla nostra destra si ergono le pareti e i gradoni del versante occidentale dello Spiz dello Scarpello, alla cui sommità giungeremo risalendo il suo evidente profilo settentrionale. Perciò dalla Valle di Lausa si abbandona i sentiero n° 583 e si risale a destra un ghiaione, arrivando in questo modo ai piedi del menzionato profilo/dorsale, delimitato a sinistra da un friabile canalone. Aggirate le poco invitanti rocce basali del profilo si entra nel canale e, in obliquo verso destra, si scalano più solide placchette (I°+), superando in questo modo la piccola cintura rocciosa che fa da basamento alla dorsale della montagna. Si sale liberamente nonché faticosamente per essa, cercando il percorso migliore, quello verosimilmente meno franoso. Più in alto la dorsale si restringe e, dopo essere passati a fianco di uno spuntone e superata l’ultima balza, si guadagna il punto culminante della dorsale, 2625 m. Da qui, con grande attenzione a causa della notevole esposizione e della roccia franosa, si continua per cresta, restando a destra del suo espostissimo filo, in direzione dello spuntone che dovrebbe costituire la cima vera e propria. Dalla vetta, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna nuovamente alla Valle di Lausa, facendo poi rientro a Gardeccia e a Ciampedie ripercorrendo lo stesso tragitto seguito all’andata.

 

 

 

 

Punta Sud dei Mugoni: Via Normale

101_1259 (FILEminimizer)A titolo puramente indicativo e senza alcuna pretesa di esattezza, il percorso evidenziato in colore rosso indica la via seguita dall’autore della relazione al fine di raggiungere la cresta/dorsale W/NW della Punta Sud dei Mugoni, mentre quello evidenziato in colore giallo indica la linea di discesa

 

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Paolina, 2125 m, raggiungibile con seggiovia la cui partenza è situata sotto il Passo di Costalunga, in direzione del Lago Carezza

Dislivello: 610 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15

Tempi parziali: Rifugio Paolina-Rifugio Roda di Vaèl-Gran Busa di Vaèl (1,10 h) ; Gran Busa di Vaèl-Punta Sud dei Mugoni (1 h) ; Punta Sud dei Mugoni-Gran Busa di Vaèl (1 h) ; Gran Busa di Vaèl-Rifugio Paolina (1 h)

Difficoltà: F la Via Normale alla Cima Sud dei Mugoni ; E (in un tratto E+/EE) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo e casco per escursionisti con buona esperienza di montagna e autonomia nel superare passaggi rocciosi senza alcuna assicurazione. Ordinaria da arrampicata per chi è alle prime armi

Ultima verifica: luglio 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: da Vigo di Fassa si imbocca la S.S. 241 raggiungendo in circa 9 km il Passo di Costalunga. Dal valico si continua oltre in direzione del Lago Carezza, parcheggiando l’auto nel piazzale adiacente al punto di partenza della seggiovia per il Rifugio Paolina, in corrispondenza della località Carezza

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La “normale” alla Punta Sud dei Mugoni rappresenta un facile salita collocabile, come classificazione complessiva, in quella “terra di nessuno” che gravita tra l’escursionismo molto evoluto e l’alpinismo facile. Ho percorso questo itinerario senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica, “inventandomi” un percorso alternativo per l’ascesa, una volta resomi conto che gli ometti, disposti strategicamente al fine di indicare la giusta direzione, sarebbero stati utili per questo scopo solo durante discesa. Quindi nella relazione ho riportato, a grandi linee e in modo molto sommario, il percorso che personalmente ho effettuato, il quale non corrisponde – eccetto al tratto finale relativo all’aggiramento a destra dell’ultima sezione rocciosa e il successivo raggiungimento della cresta ovest-nord/ovest della punta sud che conduce alla sommità di quest’ultima – al tracciato vero e proprio della via normale. Comunque si tratta di una salita veramente suggestiva e raramente percorsa, se non come discesa da parte degli alpinisti che ripetono il “Diedro Vinatzer” o altre impegnative vie. Questa salita è raccomandabile solo con buona visibilità!

Dal Rifugio Paolina si imbocca il frequentato sentiero n° 539 in direzione del Rifugio Roda di Vaèl, avanzando inizialmente in moderata pendenza. Dopo un paio di tornanti si procede a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi e godendo di straordinarie visuali sul gruppo del Latemar. Appena prima dell’aquila in bronzo che costituisce il monumento a Theodor Christomannos (1854 -1911), ai piedi delle rocce che rappresentano il limite meridionale della Cresta del Masarè, si stacca a sinistra (cartelli) il percorso n° 549 che si ignora. Sempre per comodo e altamente panoramico sentiero si effettua un’ampia curva a sinistra, avanzando successivamente verso nord in direzione del non lontano Rifugio Roda di Vaèl2280 m. Raggiunto quest’ultimo si prosegue lungo il sentiero n° 541 alla volta del Passo delle Zigolade, procedendo per un buon tratto perlopiù in piano a mezza costa, ammirando stupende visuali, soprattutto sulla soprastante parete orientale della Roda di Vaèl. La Punta Sud dei Mugoni è evidentissima ed è caratterizzata da uno strapiombante pilastro, a destra del quale si innalza il classico “Diedro Vinatzer”, intuibile ma non visibile dal punto in cui ci troviamo. Approdati nel magnifico pianoro di Pael2330 m, si prende a sinistra la traccia contrassegnata n° 551, avanzando inizialmente in obliquo per ripidi ghiaioni. Raggiunta la base di pareti rocciose, si procede in direzione di un ripido canalone, raggiunto il quale lo si segue in ripida e malagevole salita. In questo tratto occorre assecondare in modo preciso i ben posizionati segnavia che indicano il percorso migliore. Approdati ad una sella, ci si trova nei pressi della Gran Busa di Vaèl, sopra la quale si erge il costone di rocce lavorate nel quale si svolge la “normale” per la Cima Sud dei Mugoni, quest’ultima situata molto più a destra rispetto il menzionato costone. Prima di scendere nella sottostante valletta consiglio di studiare preventivamente il percorso che si dovrà, o meglio, che si vorrà seguire (infatti, come già espresso nell’introduzione, gli ometti sono disposti per l’orientamento solo per la discesa, perciò, data la conformità della “parete”, sono possibili innumerevoli varianti più o meno dirette) per risalire il costone, caratterizzato da alcune fasce rocciose più compatte intervallate da roccette e ghiaie, e un’ultima sezione rocciosa che si aggirerà a destra per cengia. Quindi si abbandona il percorso segnato scendendo per vaga traccia nel sottostante fondo della Gran Busa, aggirando poi verso destra delle rocce. Si continua successivamente in direzione della prima fascia rocciosa, puntando al suo margine sinistro, individuando e mirando nella parte alta uno spuntone giallo dalla vaga forma di becco, alla cui destra si nota un più evidente pilastro. Raggiunta la base delle rocce (ometto), il tracciato della “normale” continua a sinistra, aggirando in questo modo la soprastante sezione rocciosa, per poi piegare a destra. Noi invece risaliamo un facile canale leggermente obliquo a sinistra, transitando, nella parte superiore, a fianco del menzionato spuntone, situato alla nostra destra (I° e II°-). Al termine della fascia rocciosa si individua un ometto, scorgendo anche una vaga traccia che si dirige a destra, ma noi pieghiamo poco dopo a sinistra in direzione di un’altra sezione rocciosa. In obliquo a sinistra si risalgono facili rocce per poi traversare a sinistra per un paio di metri e superare un paretina un po’ più ripida (II°+), oltre la quale si continua per canale (queste vaghe indicazioni sono relative alla linea seguita dal sottoscritto che in questo tratto, come nel precedente, non ricalca il tracciato della via normale, la quale procede ulteriormente a destra per poi salire in obliquo a sinistra). Al termine di quest’altra sezione rocciosa si incontra un ometto e si prosegue per roccette e ghiaie in obliquo a sinistra incontrando altri ometti. Ci troviamo ai piedi di una terza sezione rocciosa che si può risalire in diversi punti, fermo restando che la linea della “normale”, che supera questa sezione in obliquo verso destra, non è visibile in quanto, come già più volte affermato, gli ometti sono visibili solo nel senso di discesa. Quindi si può risalire, come ha fatto il sottoscritto, un canale roccioso (passi di II°) e le successive facili rocce senza percorso obbligato, fino ad arrivare in vista dell’ultima più ripida fascia rocciosa che precede la cresta/dorsale W/NW della Punta Sud dei Mugoni. Si aggira a destra per cengia (ometti) questa sezione, arrivando poi in vista di un ampio catino di rocce e ghiaie, in prossimità del quale si scorgono, più in alto e a sinistra rispetto al punto in cui siamo, degli ometti. Si sale scomodamente per ghiaie e roccette, guadagnando in questo modo l’ampio filo della cresta occidentale della punta sud che si segue a destra in direzione di una quota che precede la cima vera a propria. Facilmente si arriva a poca distanza dalla forcella, situata alla nostra sinistra, che divide la menzionata quota dalla Cima Principale dei Mugoni (la forcella in questione costituisce il punto di arrivo del “Diedro Vinatzer”). Si risalgono friabili roccette fino a guadagnare la sommità della quota, dalla quale si continua per bella cresta, restando spesso alla destra del suo esposto filo, fino ad approdare con soddisfazione sulla sommità della Punta Sud dei Mugoni, 2734 m. Per la discesa si ripercorre lo stesso tragitto effettuato in salita fin nei pressi del catino e, oltre quest’ultimo, aggirando a destra (faccia a valle) la sezione rocciosa. Da qui si seguono gli evidenti (solo nel senso di salita) ometti, discendendo in obliquo verso destra (faccia a valle) ripidi gradini (passi di I°+/II°-). Si continua poi a perdere quota per ghiaie e roccette, questa volta in obliquo a sinistra (faccia a valle), tenendo sempre d’occhio gli ometti, in questo tratto non particolarmente evidenti. Poi verso destra (faccia a valle) e in seguito in discesa verso sinistra per roccette e ghiaie, si aggira l’ultima sezione rocciosa, quella che in salita abbiamo superato direttamente nel suo limite sinistro (faccia a monte). Complessivamente la discesa, se con buona visibilità, non pone grandi problemi di identificazione del giusto percorso. Ritornati alla Gran Busa di Vaèl, si rientra al Rifugio Paolina seguendo a ritroso lo stesso itinerario effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

La Cima Valdritta per il Canale Est (Vajo Valdritta)

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Punto di partenza/arrivo: parcheggio lungo la Strada Provinciale Monte Baldo (S.P. 8 e 3) a quota 1550 m ca.

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: S.P. 3-Vajo Valdritta-Cima Valdritta (1,45 h) ; Cima Valdritta-S.P. 3 (1,35 h)

Difficoltà: F

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo e casco per escursionisti con esperienza di roccia. Ordinaria da arrampicata per chi è alle prime armi e/o non se la sente di superare passaggi di II° e III°-, non esposti, senza alcuna assicurazione

Ultima verifica: luglio 2019

Riferimento bibliografico: Eugenio Cipriani – Facile è bello (antologia di itinerari di arrampicata dal II al IV grado dalle Alpi Giulie al Lago di Garda) – Edizioni Cip 2003

Accesso stradale: da Affi ci si dirige verso Caprino Veronese, oltre il quale si continua lungo la S.P. 8 in direzione di Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo. Da quest’ultima località si prosegue verso Cavallo di Novezza, salendo per strada asfaltata in certi punti ripida e con diversi tornanti. Si transita prima nei pressi del Rifugio Novezzina, oltrepassando successivamente altri rifugi e, più in alto, il passo Cavallo di Novezza. Si prosegue per stretta e ripida stradina, effettuando poi una svolta a sinistra che precede una seconda a destra. Oltre quest’ultima si parcheggia l’auto in uno spiazzo in corrispondenza dell’inizio del sentiero n°652

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: il tratto evidenziato color arancio, che corrisponde al Vajo Valdritta, è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare itinerario lungo un solco che presenta diversi risalti rocciosi alcuni dei quali oppongono difficoltà alpinistiche. La roccia, pur presentandosi franosa in molte sezioni del canale, nei tratti in cui si arrampicata risulta sostanzialmente buona.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per la panoramica stradina raggiungendo presto una prima rientranza, oltrepassando qui l’imbocco del Vajo Paradiso. Si continua lungo la provinciale fino a penetrare nella valletta formata dal canale orientale della Valdritta, che rappresenta la nostra direttrice di salita. Appena dopo l’attraversamento del solco si prende una traccia a sinistra che deposita nel fondo del canale, che si risale inizialmente per ghiaie e sterpaglie. Si prosegue poi per roccette, superando un primo breve e facile restringimento, aggirando a sinistra o a destra il successivo masso. Si continua per il canale, che per un breve tratto vira a sinistra per poi riprendere la direzione di prima, superando anche un breve muretto, progredendo poi tra grossi massi in direzione del primo vero ostacolo della salita: una parete a placche delimitata a destra da un diedro/fessura. Giunti alla base, si supera direttamente il primo brevissimo muretto (II°) che precede una seconda sezione in cui ci si arrampica, tenendosi nei pressi del limite sinistro della parete, per ripide ma facili rocce (II°-). Dal successivo terrazzino si rimontano in obliquo verso destra (II°-) facili placche, passando sotto un cespuglio, scalando poi direttamente le più ripide rocce finali del risalto (II°+). Si continua affrontando altre due facili balze a placche (I°/I°+), proseguendo poi per il suggestivo solco senza alcuna difficoltà tecnica. Più in alto si nota a sinistra una traccia con ometto, mentre poco dopo si passa a fianco dell’ingresso, coperto da una tettoia in legno, di un buco dal nome “Solferino”. Si guadagna quota per il canale fino ad arrivare in vista della prima evidente biforcazione, da cui si prende il ramo di destra. Superato un facile restringimento, si prosegue per il suggestivo e incassato solco progredendo tra massi e rocce piuttosto friabili. Dopo una paretina, un grosso masso da aggirare e facili placchette si incontra una seconda biforcazione: a destra si nota un’evidente fessura/camino, mentre a sinistra si innalza un altro ramo del canale occluso da un grosso masso. Ci si dirige quindi verso il risalto inciso dalla fessura/camino, iniziandone la risalita. Dopo le prime facili rocce, si penetra nello stretto e quasi verticale caminetto che si scala restando al suo interno, sfruttando ottimi appigli (II°+/III°-). Si prosegue poi più facilmente, affrontando appena dopo una sequenza di quattro brevi balze a placche, intervallate da piccoli terrazzini (passi di I°/II°-). Si continua a progredire per il solco, incassato tra cespugli di pini mughi, senza alcuna difficoltà tecnica, superando anche un facile gradino. Quando il canale si restringe si deve superare un breve ma ripido caminetto con tecnica d’opposizione (II°-), cui fa seguito un altro restringimento di rocce facili ma levigate. Poco dopo si affronta una paretina di rocce compatte che si scala direttamente con bella arrampicata, sfruttando buoni ma non numerosi appoggi (II°/II°+). Oltre quest’ultimo ostacolo il solco si biforca: noi proseguiamo per il ramo di sinistra, più roccioso, che si risale facilmente superando roccette, gradini e una balza costituita da placche levigate. Raggiunto un ulteriore bivio/biforcazione si prende il ramo di sinistra, avanzando in direzione di un grosso masso ammantato da pini mughi. Si costeggia il menzionato masso, situato alla nostra destra, superando poi un facile restringimento, continuando successivamente per il canale che si amplia. Si guadagna quota faticosamente per ghiaie, puntando alla soprastante strozzatura del solco con masso incastrato. Oltre questo ostacolo, alla successiva biforcazione si prende il canale di destra, progredendo senza difficoltà tecniche, oltrepassando una strozzatura formata da un masso. Siamo ormai vicini al sentiero n° 651 (la mulattiera delle creste): guardando in alto dovremmo notare un segnavia bianco-rosso. Poco prima di sfociare nel percorso segnato il solco presenta un’ultima biforcazione, dove possiamo scegliere indifferentemente uno dei due rami. Messo piede sul sentiero lo si segue a sinistra, attraversando quasi subito un solco, oltre il quale la traccia sale assecondando il dorso della costa che ne costituisce la sponda destra orografica. Poi il sentiero vira a sinistra avanzando in obliquo ascendente, attraversando successivamente un canale ramificato. Valicata una costa si prosegue per il tracciato fino a raggiungerne un’altra: qui si incontra il bivio con il percorso che, staccandosi a destra, conduce alla Cima Valdritta. Si segue il sentiero che avanza inizialmente verso SW tra cespugli di pini mughi, effettuando poi una netta curva a destra in cui si aggira il crinale meridionale della cima. Ammirando incredibili visuali sul sottostante vallone, si continua per l’ottima traccia che procede perlopiù sulla sinistra del filo del crinale, raggiungendolo e assecondandolo per alcuni brevissimi tratti. In seguito si valica la dorsale spartiacque e si procede nel versante orientale, fino a raggiungere una cresta. Qui si abbandona il sentiero, il quale procede a mezza costa in direzione di una galleria, e si risale la cresta, inizialmente lungo il suo filo poi alla sua destra, fino a guadagnare la vicina sommità della Cima Valdritta2218 m (la quota dove è posta la croce non è la più elevata). Dopo una meritata sosta si ritorna sul sentiero n° 652 che si continua a seguire verso sud aggirando inizialmente un curioso gendarme roccioso. Successivamente, procedendo a mezza costa, si tagliano belle lastronate rocciose, incominciando in questo modo l’attraversamento del versante orientale della Cima del Prà della Baziva. Si avanza per il magnifico e altamente panoramico sentiero valicando quattro coste, fino a raggiungere un bivio evidente (paletto con cartelli), da cui si prende a sinistra il percorso n° 66 per il Cavallo della Novezza. La traccia scende inizialmente in obliquo verso il crinale della costa in precedenza valicata, raggiunto il quale lo si discende effettuando piccoli tornanti. Più in basso si perde quota in mezzo ai pini mughi, avendo sempre come direttrice la costa di prima, procedendo in direzione di un evidente poggetto. Giunti in corrispondenza di quest’ultimo il percorso vira repentinamente a destra, scendendo per un tratto in direzione SE/S, continuando poi a perdere quota mediante alcuni tornanti. Ripresa la direzione di prima, si incontra un bivio dove si prende la traccia di sinistra (si tratta di una scorciatoia), che scende piuttosto ripidamente. Dopo un tornante sinistrorso e un tratto in direzione N/NE ci ricongiunge con il percorso di prima che si segue perdendo quota, anche ripidamente, ancora verso N/NE. Poi si effettuano diversi tornanti in mezzo a cespugli di pini mughi, fino ad immettersi nel percorso n° 652 (paletto con cartelli) che si segue a sinistra. Ignorato subito dopo a destra il sentiero n° 652 (variante) per Malga Novezza, si prosegue diritto penetrando in una fascia boscosa, avanzando successivamente tra rado bosco. Con andamento parallelo alla S.P. 3 si attraversano ripidi pendii prativi, oltrepassando successivamente un’altra fascia boscosa. Si prosegue per bel sentiero tra vegetazione molto varia, inoltrandosi poi all’interno del bosco, aggirando in seguito una costa. Oltre quest’ultima si esce dal bosco e, varcato un solco, si scende alla sottostante strada, proprio in corrispondenza degli spiazzi dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Il Monte Treggin (Sperone Sud) e il Monte Roccagrande

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Punto di partenza/arrivo: Barone 296 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Bargone-attacco sperone sud (20 min) ; attacco sperone sud-sommità Monte Treggin (1,45 h) ; sommtità Monte Treggin-Monte Roccagrande (1 h) ; Monte Roccagrande-Passo del Bocco di Bargone-Costa di Bargone-Bargone (2 h)

Difficoltà: PD- lo Sperone Sud del Monte Treggin ; EE (per un breve tratto) la cresta nord del Treggin in direzione del Monte Roccagrande ; E+ la salita al Monte Roccagrande e la discesa dal Passo del Bocco di Bargone a Costa di Bargone ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo) per lo Sperone Sud del Monte Treggin ; da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

map (1)Stralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario semplicemente stupendo e completo. Lo sperone meridionale del Monte Treggin offre una scalata facile ma su roccia che richiede costante attenzione, risultando tuttavia non così friabile come potrebbe sembrare a prima vista. Ho già relazionato questa salita e ho ritenuto opportuno offrirne una seconda e ulteriore descrizione, comprensiva di una “variante” iniziale che permette di evitare un passaggio di III°+. Come nella precedente uscita dell’aprile del 2017, ho effettuato la scalata senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, di conseguenza la tempistica è relativa alla modalità in cui ho affrontato la salita. In caso di progressione in cardata ovviamente i tempi si dilatano notevolmente. Il sentiero che dal Passo del Bocco di Bargone conduce a Costa di Bargone e a Bargone paese, nonostante una parziale sistemazione e risegnatura, risulta poco evidente e con segnaletica in molti punti latitante. Ciononostante si tratta di un percorso veramente suggestivo che permette di ammirare angoli selvaggi e stupende visuali.

Dalla piazzetta di Bargone si imbocca Via delle Fragole (segnavia X rossa) seguendola fino ad un tornante destrorso, continuando successivamente a sinistra per scalinata e sentiero. Avanzando affiancati da ulivi e suggestivi muretti a secco, si penetra dopo qualche minuto nel bosco dove si attraversa un ruscello. Si continua brevemente lungo il sentiero principale fino ad un bivio da cui si prende a destra un’evidente traccia non segnata ma inconfondibile. Il percorso svolta quasi subito a destra conducendo al ruscello di prima che si attraversa per una seconda volta. Il solco formato dal corso d’acqua costituisce la nostra direttrice al fine di raggiungere la base delle rocce, ma nella sua prima parte risulta impercorribile a causa della vegetazione spinosa che lo ostruisce. Si sale quindi per il pendio boscoso a destra del solco, notando inizialmente dei piccoli muretti, progredendo scomodamente a causa della vegetazione invadente. Appena possibile si mette piede nel solco che si risale aggirando, preferibilmente nel lato destro, alcuni ostacoli (muretti e massi). Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera direttamente, approdando subito dopo alla base delle rocce dello sperone. Andando a sinistra si raggiunge l’ingresso di una caratteristica grotta alla cui destra si nota un verticale diedro. Quest’ultimo rappresenta una prima possibilità di salita, anche se oppone un passaggio non banale (III+), “fuori standard” rispetto al resto dell’ascesa. Il diedro è delimitato a destra da una costola rocciosa, a sua volta formante un canale parzialmente ostruito dalla vegetazione. Come possibilità alternativa al diedro di III°+ si possono scalare le rocce a destra del menzionato canale, superando inizialmente, tendendo leggermente a destra, un placchetta rossastra e la successiva ripida paretina, cui segue un vago spigoletto/speroncino (15/20 m II° e III°-). Dopo questa prima sezione più ripida si prosegue in obliquo verso sinistra superando placchette e muretti, con percorso non obbligato e dall’orientamento non complesso. Tenendo a sinistra rocce più ripide si prosegue poi tra arbusti e, sempre verso sinistra, si mette piede in un’area crestina che si segue verso il ripido profilo dello sperone. Aggirati a destra alcuni spuntoni e superate facili roccette si arriva sotto un evidente gendarme a forma di becco alla cui base si nota un canale/rampa obliquo da sinistra a destra. Si scalano ripide rocce con ottimi appigli (II°) immettendosi nel canale/rampa, uscendone dopo pochi metri a sinistra. Si continua direttamente per belle placchette mirando ad alcuni alberi, raggiunti i quali si segue per pochissimi metri una rampa obliqua a destra. Abbandonata la rampa si scalano verso sinistra un paio di muretti (II°/II°+) intervallati da cornici/rampe. Raggiunto il sommo di questa prima ripida sezione, si prosegue agevolmente mirando ad un piccola macchia di bosco sovrastata sulla destra da particolari gradoni stratificati. Dagli alberi si aggira a sinistra il primo muretto, scalando appena dopo una liscia e delicata placchetta di pochi metri (II°+), rasentando il suo bordo sinistro (si tratta della faccia destra di un diedro). Il successivo brevissimo muretto lo si può superare direttamente (II°) oppure aggirare a destra. Si prosegue poi facilmente puntando ad altri alberi sopra i quali la cresta dello sperone si restringe divenendo anche più ripida e di roccia piuttosto rotta. Dagli alberi si prosegue direttamente per alcuni metri, obliquando successivamente verso destra, assecondando l’andamento di una rampa. Si mette poi piede su quest’ultima e si continua ad attraversare per cengia, scalando quindi verso sinistra facili muretti di roccia rotta (attenzione!) in direzione del vicino filo di cresta. Si raggiunge quest’ultimo (esposto) appena prima di un terrazzino sovrastato da un verticale risalto rossastro inciso da un diedrino. Scaliamo il diedro (III°-/III°, due chiodi), cui fa seguito un muretto, oltre il quale le difficoltà cessano totalmente. Si avanza lungo il filo di cresta puntando ad un altro risalto situato a destra e formante una crestina parallela rispetto a quella in cui siamo. Aggirata a sinistra, tramite cengia con arbusti,  la prima sezione del risalto, si giunge alla base di un evidentissimo diedro di rocce rossastre e si scala la bellissima placca che ne costituisce la faccia destra (II°+). Si prosegue lungo il panoramico crinale oltrepassando, tenendosi a sinistra, un suggestiva forcellina, scalando direttamente, o aggirandolo a sinistra, il successivo facile risalto. Si continua lungo l’ampio profilo notando un esteso pendio con arbusti e rocce e, sotto quest’ultimo, spostata a destra rispetto al punto in cui siamo, un sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette. Raggiuntone la base si nota una rampa rossastra a sinistra della quale si individua una bella placchetta con roccia più compatta: si scala quest’ultima (I°+) per poi proseguire lungo il rotto filo di cresta (tratto evitabile a sinistra). Approdati alla base dell’esteso pendio con cespugli, arbusti e rocce, lo si risale in obliquo a destra (orientamento molto difficoltoso in caso di nubi basse) fino a raggiungere il limite orientale del profilo della montagna. Si prosegue lungo il panoramico crinale avvicinandosi alla vetta principale, immettendosi poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Guadagnata la splendida cima del Monte Treggin870 m (panorama incantevole)si prosegue in direzione del Monte Roccagrande, seguendo gli ottimamente posizionati segnavia (X rossa) che indicano il percorso migliore. Tenendosi a sinistra rispetto al filo della cresta settentrionale della montagna, si raggiunge poco dopo la sommità di una quota secondaria (una specie d’anticima), da cui ci si cala verso destra (segnavia) per ripide roccette. Messo piede in un canale, lo si discende per pochi metri, piegando poi nettamente a sinistra fino a ricongiungersi con il crinale in corrispondenza di caratteristici spuntoni. Si prosegue lungo la dorsale per un breve tratto abbandonandola successivamente verso destra, avanzando poi per ottimo sentiero a mezza costa che conduce all’interno bosco. Raggiunta un selletta boscosa (Colle Aietta o Passo di Roccagrande, 795 m), si prosegue in salita fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Procedendo in lieve pendenza si incontra più avanti un bivio dal quale, andando a sinistra, si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Treggin-Roccagande850 m. Continuando per la carraia ci si avvicina sempre più al crinale Monte Roccagrande- Monte Bocco e, una volta giunti ai piedi dei pendii orientali del primo (cartelli, segnavia X rossa), si abbandona temporaneamente l’ampio tracciato. Si prende a sinistra un sentiero che procede in salita per pendii cespugliosi tenendo costantemente d’occhio i segnavia e gli ometti, ignorando in corrispondenza di un pino isolato una traccia a sinistra. Con andamento leggermente verso destra, passando successivamente a fianco di alcuni massi, si punta alla sezione rocciosa terminale che si aggira a destra. Dopo un paio di tornanti si mette piede nella cresta orientale del Monte Roccagrande, guadagnandone in breve la panoramica sommità, 970 m. Ritornati sulla carraia di prima, la si segue verso il Passo del Bocco di Bargone (segnavia tre cerchi rossi pieni), giungendo nei pressi di un’area picnic con tabella esplicativa (ambiente di rara bellezza), dove il percorso vira repentinamente a destra. Dopo un paio di tornanti si procede in lieve salita costeggiando d’alto il suggestivo Lago di Bargone, continuando lungamente per il tracciato principale con andamento in falsopiano/leggera salita ai piedi del versante meridionale del Monte Bocco. Ammirando visuali veramente stupende si giunge al Passo del Bocco di Bargone908 m, appena sotto il quale inizia il percorso di discesa segnato con triangolo rosso pieno. Si tratta di un sentiero poco evidente, soprattutto nella prima parte, e con segnavia latitanti, nonostante un parziale rifacimento della segnaletica fatto di recente. Si perde quota per traccia fino ad attraversare un ruscello, oltre il quale non si prende la traccia di destra che sale verso una costa, ma si prosegue (ometto sulla destra) a fianco del corso d’acqua situato alla nostra destra. Orientandosi con i segnavia e con nastri di plastica rosso-bianchi, si costeggiano e attraversano macchie di fitta vegetazione. Giunti all’interno di un boschetto si guada un ruscello (quello alla cui sinistra siamo scesi in precedenza), proseguendo poi per traccia piuttosto infrascata (rovi), notando alla nostra sinistra una vasca (segnavia). Oltrepassato un altro ruscello, si prosegue per un brevissimo tratto in salita, riprendendo poi a scendere per traccia evidente ma con segnavia latitanti. Più avanti si perde quota nella sponda sinistra di una valletta, andando ad attraversare, mediante svolta a destra, il ruscello che la forma. Si prosegue per sentiero evidente (in basso a destra è ben visibile una piana con case) che successivamente compie un tornante sinistrorso conducendo all’interno di un boschetto. Si effettua appena dopo un tornante destrorso (interessanti muretti a secco) e si prosegue per l’evidente traccia che esce temporaneamente dal bosco, rientrandovi nuovamente (sbiadito segnavia su un masso) dopo una svolta a sinistra. Poco dopo si raggiunge un bivio, o meglio ci si immette in un’altro sentiero, da cui andando a sinistra si confluisce nella strada cementata Bargone-Passo del Bocco. La si segue a destra per poco, abbandonandola nel momento in cui il cemento lascia il posto allo sterrato, imboccando a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso segnato con triangolo rosso pieno. Si prosegue per traccia, all’inizio ben evidente poi più infrascata, che perde quota sulla destra di un rio e conduce, dopo una svolta a destra, ad un altro ruscello appena prima della sua confluenza nel corso d’acqua principale. Dopo il guado si prosegue alla destra del rio e a sinistra di muretti a secco che delimitano un ampio campo, svoltando successivamente a destra e raggiungendo una casa. Si prende lo stradello d’accesso abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (segnavia) che nei primi metri procede in salita. Si prosegue per traccia evidente fino ad attraversare la carraia Bargone-Passo del Bocco, immettendosi nuovamente in essa poco più in basso. Si segue la strada cementata a destra per pochissimo abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso, imboccando un evidente sentiero che nei primi metri scende piuttosto ripidamente. Poco dopo si perde quota effettuando una sequenza di tornanti, mettendo successivamente piede su un’ampia traccia che si segue a destra varcando subito un ruscello. Giunti a poca distanza da una costruzione (una presa dell’acquedotto) si prende a sinistra una traccia (segnavia), immettendosi poco dopo in un altro sentiero che si segue a destra. Dopo un punto panoramico si penetra in un buio boschetto, sbucando più avanti in un’area con vegetazione piuttosto fitta (bella visuale sul paese di Costa di Bargone). Rientrati nel bosco si attraversa una valletta (tratto di sentiero parzialmente franato) e dopo una svolta a destra si avanza costeggiando un bel muretto a secco. Al successivo bivio, situato poco prima del nucleo di Costa di Bargone, si va a sinistra verso quest’ultimo, attraversandolo interamente seguendo i segnavia, ammirando angoli veramente suggestivi. Usciti dal paese si scende per bella mulattiera fino a mette piede in una strada asfaltata, proveniente da Bargone, che si segue a destra verso quest’ultima località.