Lo scivolo nord del Monte Matto, Il Monte Paitino e la Rocca di Pumacciolo (invernale)

Lo scivolo nord del Monte Matto: la linea rossa evidenzia la salita qui relazionata; le due linee colore arancio indicano altre salite già descritte nel presente blog

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m 

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-inizio scivolo nord del Monte Matto (1,45 h) ; scivolo nord del Monte Matto-Monte Paitino (1,10 h) ; Monte Paitino-Rocca di Pumacciolo-Lagoni (1,30 h) ; Lagoni-Cancelli (1 h)

Difficoltà: PD- lo scivolo nord del Monte Matto ; F il tratto Lago del Bicchiere-inizio ascesa al Monte Paitino ; F+ la breve ascesa al Monte Paitino ; F il tratto Monte Paitino-Sella del Pumacciolo ; EAI-EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da salite su neve per lo scivolo nord del Monte Matto ; ordinaria da escursionismo invernale per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: marzo 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli 

Descrizione dell’itinerario

Grandiosa proposta invernale che implica la risalita di un ripido scivolo nevoso e il raggiungimento della vetta del Monte Paitino e della Rocca di Pumacciolo. Il percorso suggerito, se affrontato senza attrezzatura specifica da alpinismo invernale, richiede un’ottima pratica alle ascese con piccozza e ramponi. Va da sé che un itinerario del genere esige neve assolutamente stabile e ottima visibilità.

Dalla località Cancelli si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni adibita nella stagione invernale a pista per lo sci da fondo e per le passeggiate su neve. Si procede inizialmente in lieve discesa, prima all’interno del bosco, poi all’aperto (notevoli visuali panoramiche), costeggiando il confine recintato della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Rientrati nel bosco, si oltrepassa mediante ponte il Torrente Parma delle Guadine (o di Francia) per poi iniziare a salire alla base di lastre rocciose soggette a distacchi nevosi. Compiuta una svolta a destra, si avanza ai piedi dell’ampio profilo settentrionale del Monte Roccabiasca e si continua ad assecondare il comodo tracciato che procede perlopiù in falsopiano/lieve salita. Ammirando la bellezza dell’ambiente in cui ci troviamo, si oltrepassa, più avanti, il suggestivo Torrente Parma di Badignana, fino a raggiungere il bivio con il percorso (n° 719) che conduce alla Capanne omonime. Imboccata a destra un’ampia traccia innevata, si procede inizialmente in leggera salita compiendo una curva a sinistra. Trascurato a sinistra il sentiero n° 719C per i Lagoni, si avanza per un tratto in lieve discesa parallelamente al Torrente Parma di Badignana. Oltre un ponte, il percorso inizia a guadagnare quota, mai ripidamente, effettuando diverse svolte, allontanandosi dal corso d’acqua di prima. Più in alto, si oltrepassa mediante ponte un suggestivo ramo del torrente principale, procedendo successivamente in direzione ovest. Poco dopo il ponte, è possibile accorciare il percorso di avvicinamento alla Piana della Antiche Pietre, salendo liberamente lungo il soprastante pendio boscoso, in alcuni tratti piuttosto ripido, fino a sbucare nel margine settentrionale della menzionata piana. La si attraversa puntando all’evidente parete nevosa con affioramenti rocciosi che notiamo a destra. La bastionata in questione digrada dalla dorsale che divide la conca in cui ci troviamo da quella dei Lagoni che attraverseremo in seguito. Il pendio che risaliremo è chiamato a livello convenzionale “scivolo nord del Monte Matto”, anche se in realtà non ha nulla da spartire con la menzionata montagna. Si procede dapprima in piano, poi in salita, ammirando stupende visuali sul roccioso Monte Scala situato alla nostra sinistra. Assecondando quella che sembrerebbe essere una dorsale, si raggiunge un ripiano/conca, in località Fontana del Vescovo, proprio alla base della parete nevosa su cui si sviluppa l’ascesa. Le linee di salita sono diverse e l’autore della relazione ne ha sperimentate due differenti. La prima si trova nell’estremità sinistra della bastionata, un poco a destra di un evidente scivolo/canale, mentre la seconda concerne lo scivolo nevoso più a destra che presenta un maggiore dislivello. In questa occasione è stata risalita una linea nella sezione centrale della parete dalla vaga forma di canale, appena a destra di un altro più evidente canale obliquo a sinistra alla cui base si trova uno spuntone roccioso. Si inizia l’ascesa su pendenze iniziali di poco conto, per poi divenire progressivamente più accentuate man mano che ci si avvicina alla bastionata principale. Con un’inclinazione media che si aggira sui 40°, si arriva all’inizio del canale (lo possiamo definire tale per il fatto che è delimitato ai lati da affioramenti rocciosi) e lo si risale su pendenze sostenute anche superiori ai 45°. Dopo questa sezione, si continua in ripida ma divertente salita su regolare pendio nevoso (45°) fino a sbucare nell’ampia dorsale che, poco più in alto, si salda nel crinale Parma/Massa tra il Monte Matto a sud-est e il Monte Brusà a nord-ovest. La nostra meta consiste, invece, nel conquistare la cima del Monte Paitino che costituisce il culmine della dorsale che chiude ad est, con andamento nord-sud, l’area dei Lagoni. A tal fine, si scende al vicino Lago del Bicchiere, posto al centro della magnifica conca ai piedi del roccioso versante settentrionale del Monte Matto, e lo si contorna a sinistra. Si inizia successivamente un lungo traverso in direzione dell’evidente dorsale del Paitino, che precipita, nella sua ultima parte, con pareti rocciose, mentre un ben evidente canalino, situato a sinistra delle menzionate pareti, si impone subito all’attenzione per essere la più logica linea di salita onde conquistare la cima della montagna. Per quello che concerne l’avvicinamento alla dorsale non esiste un percorso obbligato: l’autore della relazione, dopo il Lago del Bicchiere, si è mantenuto in quota per poi scendere un poco in direzione di una specie di ripiano. Più in basso si notano le Capanne di Lago Scuro sopra le quali si ergono alcuni solchi e avvallamenti di origine glaciale (in uno di questi si trova la famosa Buca della Neve) di cui noi attraverseremo le testate. Dal ripiano in questione si attraversa, mediante obliquo ascendente, la testata del primo avvallamento, fino a guadagnare il sommo della costa che delimita il canale e che costituisce la sua sponda destra orografica. Si continua attraversando altri avvallamenti e valicando ulteriori coste, fino a giungere alla base dell’erto pendio che precede l’altrettanto ripido canalino che adduce alla dorsale sommitale del Paitino. Risalito il pendio (35°/40°), si entra nel menzionato canale, delimitato a destra da muri d’arenaria, e lo si supera interamente su pendenze di 45°, con la concreta possibilità di incontrare, soprattutto a ridosso delle rocce, sezioni con ghiaccio vivo. Guadagnata la dorsale, la si asseconda facilmente a destra fino a conquistare, con sicura soddisfazione, la cima del Monte Paitino1815 m. Dopo una meritata sosta, si ritorna alla selletta al sommo del canalino risalito, e si continua verso la Rocca di Pumacciolo avendo come direttrice la dorsale che si dilunga verso sud. Si avanza facilmente tenendosi a destra del filo del crinale, spostandosi, nel momento in cui l’ampia dorsale forma una specie di conca/catino, a sinistra verso la menzionata cresta. Si asseconda quest’ultima avvicinandosi senza difficoltà alle balze rocciose che precedono la Rocca di Pumacciolo. Poco prima di esse, si volge a sinistra e, dopo aver perso qualche metro di quota, si effettua un traverso piuttosto delicato avanzando ai piedi dei risalti rocciosi (dovremmo in questo modo ricalcare il percorso estivo). Giunti in vista della selletta alberata che separa l’ultima balza rocciosa dalla cima della Rocca di Pumacciolo, viriamo a destra verso essa, affrontando, prima in obliquo ascendente, poi in salita diretta, alcuni metri piuttosto ripidi. Messo piede nella menzionata sella, si attraversa la piccola macchia boscosa, per poi affrontare l’ultima delicata salita assecondando il filo di cresta o mantenendosi appena alla sua destra. Prestando attenzione alla neve molle che è possibile incontrare a causa dell’esposizione a sud del pendio, si guadagna l’ariosa sommità della Rocca di Pumacciolo1713 m. Qualche minuto per contemplare il grandioso panorama e si inizia la discesa in direzione della sottostante Sella del Pumacciolo. Si perde quota per la dorsale settentrionale della montagna che, sebbene piuttosto ripida, risulta facile e divertente. Dopo una fascia boscosa, si approda nella menzionata sella, 1630 m, posta ai piedi dello spigolo sud della Rocca di Pumaccioletto. Da qui si scende a sinistra piuttosto ripidamente puntando alla sottostante conca, raggiunta la quale la si attraversa in direzione nord-ovest. Ammirando notevoli visuali sulle pareti d’arenaria della Rocca di Pumaccioletto, si procede in direzione del limite della faggeta, recuperando, al suo interno, i segnavia del percorso n° 711. Si avanza inizialmente in salita compiendo un paio di tornanti, tenendo sempre d’occhio i ben posizionati segni bianco-rossi. Valicata una costa si perde quota lungo una specie di avvallamento, fino ad uscire dal bosco e attraversare in modo discendente un pendio sormontato da fasce d’arenaria soggette a distacchi nevosi. Puntando ad un’evidente selletta delimitata a sinistra da un poggio, si effettua una contropendenza e, valicata la sella, si riprende a perdere quota nella bella faggeta. Assecondando i segnavia sugli alberi, si volge presto a sinistra onde raggiungere il fondo di un avvallamento. Lo si segue a sinistra per un tratto, piegando poi a destra (segnavia) avanzando per una breve sezione in obliquo ascendente. Compiuta una svolta, si procede a mezza costa e dopo una discesa si giunge nei pressi di un punto panoramico. Valicata una costa (sulla destra si ergono fasce rocciose), ci si cala per ben ripido pendio boscoso che richiede attenzione. Messo piede in un ripiano all’interno della splendida faggeta, si continua comodamente in direzione del Rifugio Lagoni assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Ammirando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi, si raggiunge infine la località Lagoni in corrispondenza della sponda settentrionale del Lago Gemio Inferiore1329 m. Da qui si ritorna ai Cancelli percorrendo, come del resto abbiamo fatto all’andata fino al bivio con il tracciato per Badignana, la comoda strada d’accesso.

Monte Matto: scivolo nord (invernale)

Lo scivolo nord del Monte Matto con le due linee di salita effettuate dall’autore della relazione nel 2019 (giallo) e 2021 (rosso)

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m 

Dislivello: 650 m ca. 

Durata complessiva: 5,15/5,45 h 

Tempi parziali: Cancelli-bivio per Badignana (1 h) ; bivio per Badignana-inizio scivolo nord Monte Matto (1 h) ; inizio scivolo nord Monte Matto-sommità Monte Matto (50 min/1,15 h) ; sommità Monte Matto-Capanne di Lago Scuro (40 min) ; Capanne di Lago Scuro-Lagoni (40 min) ; Lagoni-Cancelli (1 h) 

Difficoltà: PD lo scivolo nord del Monte Matto (se con l’uscita descritta in relazione) ; F+ il breve crinale NW del Monte Matto ; F la discesa dal Monte Matto alle Capanne di Lago Scuro ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario 

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale per lo scivolo nord del Monte Matto ; ordinaria da escursionismo invernale per la restante parte dell’itinerario 

Ultima verifica: marzo 2021 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli 

Descrizione dell’itinerario   

Notevole proposta escursionistico/alpinistica in una delle aree più spettacolari dell’Alta Val Parma. Si tratta di conquistare la vetta del Monte Matto risalendo quello che qualcuno definisce lo “scivolo nord” della suddetta montagna. Riguardo l’esposizione del pendio, se una singola sezione, quella che precede il crinale Parma-Massa, è effettivamente rivolta a nord, la bastionata principale è invece esposta più a nord-ovest. Inoltre la parete in questione non ha nulla a che fare con il Monte Matto, ben più spostato a sud-est rispetto all’area in cui siamo. L’autore della relazione ha tuttavia preferito mantenere questa denominazione convenzionale. La “variante d’uscita” presenta pendenze sostenute e andrebbe affrontata solo con attrezzatura da alpinismo invernale.   

Dall’ampio parcheggio della località Cancelli si imbocca a sinistra la carrozzabile d’accesso ai Lagoni in inverno adibita a pista per lo sci da fondo e per le passeggiate su neve. Nella prima parte si perde quota all’interno del bosco, per poi uscirne e iniziare a costeggiare il confine recintato della Riserva naturale Guadine-Pradaccio. Rientrati nel bosco e oltrepassato mediante ponte il Torrente Parma di Francia, si incomincia a salire progredendo alla base di lastre rocciose soggette a distacchi nevosi. Il tracciato, dopo una svolta a destra, procede ai piedi del versante settentrionale del Monte Roccabiasca, avanzando in lieve salita all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si prosegue lungamente per questo percorso, sempre comodo e piacevole, fino ad attraversare, mediante ponte, il Torrente Parma di Badignana. Al bivio che si presenta poco più avanti, si abbandona l’ampia traccia d’accesso ai Lagoni, imboccando a destra il percorso per le Capanne di Badignana (n° 719). Dopo l’iniziale salita e una curva a sinistra, in corrispondenza della successiva svolta a destra si trascura a sinistra il sentiero ° 719 C per i Lagoni. Si procede in lieve discesa parallelamente al corso del torrente, ammirando la straordinaria bellezza (in tutte le stagioni) dell’ambiente che ci attornia. Dopo un ponte, il tracciato inizia a salire compiendo numerose svolte. Attraversato un suggestivo ramo del Torrente Parma di Badignana, il percorso volge a destra e procede un po’ più ripidamente in direzione ovest, conducendo ad un panoramico pulpito che costituisce il sommo della sponda destra orografica del ramo principale del menzionato torrente. Appena dopo si incontra un bivio (indicazioni), a poca distanza dalle Capanne di Badignana, da cui si prende a sinistra il sentiero n° 715. Dopo il tratto iniziale in cui si procede in lieve salita tra sparuti arbusti, una volta rientrati nel bosco si inizia a guadagnare quota piuttosto ripidamente. Al termine della salita si sbuca improvvisamente nel limite nord-occidentale di un ampio pianoro (una torbiera) chiamato Piana delle Antiche Pietre. Il ripiano è chiuso a sinistra dalla spettacolare parete ovest del Monte Scala e a destra dallo scivolo nevoso che digrada dalla dorsale che separa la conca in cui ci troviamo da quella in cui è situato il Lago del Bicchiere. Ci si dirige quindi verso lo scivolo nevoso, risalendo verso destra un pendio che si rivela essere una specie di dorsale. Raggiunto il pianoro alla base dello scivolo nevoso (ci troviamo nei presi della Fontana del Vescovo), iniziamo l’ascesa puntando all’estremità destra della parete e, nello specifico, alla sezione che presenta maggiore dislivello. Man mano che si progredisce la pendenza aumenta, oltrepassando i 40° nel momento in cui si sale costeggiando dei massi. Si prosegue in divertente salita su pendenze moderate (dai 35° ai 40°), puntando alla sezione finale che risulta sensibilmente più ripida. Qui è possibile continuare diritto/destra su pendenze che dovrebbero aggirarsi intorno ai 45°, mentre tenendosi più a sinistra, proprio a ridosso di alcune rocce e blocchi d’arenaria, il pendio è decisamente più ripido ma allo stesso tempo più interessante. Quindi, optando per quest’ultima soluzione, si prosegue su pendenze accentuate e abbastanza sostenute (50°), su neve che potrebbe presentarsi ghiacciata (come è capitato di incontrare al sottoscritto). Dopo gli ultimi metri meno ripidi, si approda al culmine del pendio, ossia sul filo dell’ampia dorsale la cui continuazione verso sud è costituita dal Monte Scala. Andando a destra ci si immette nel crinale spartiacque Parma/Massa e lo si percorre a sinistra in direzione del vicino Monte Matto. Giunti alla base del ripido e parzialmente roccioso appicco finale, si inizia la sua risalita progredendo, nei primi metri, su neve mista a rocce affioranti. Poi si deve superare in leggero obliquo verso destra un erto pendio nevoso (40°) al termine del quale ci si sposta a sinistra verso il filo del crinale. Virando a destra si raggiunge una sella e, appena dopo, la splendida e panoramicissima cima del Monte Matto, 1837 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo la dorsale sud-est della montagna in direzione del Monte Paitino. Giunti, senza alcuna difficoltà, nei pressi di una conchetta, situata poco più in basso a sinistra (il crinale prosegue con la prima delle alture e gendarmi che precedono il Monte Paitino), si abbandona la dorsale spartiacque. Costeggiata la menzionata conchetta con massi, ci si trova al sommo di un regolare pendio, dalla pendenza costante, che digrada verso il pianoro dove si trovano le Capanne di Lago Scuro. Lo si discende senza via obbligata e senza difficoltà rilevanti, fino ad approdare in una sorta di ripiano. Da qui ci si sposta a destra in direzione di un evidente avvallamento nei pressi del quale si perde quota assecondando la costa che costituisce il sommo della sua sponda sinistra orografica. Giunti in prossimità del limite del bosco, si entra nel fondo del solco, piuttosto ripido, e lo si discende fino al termine. Approdati nello splendido ripiano delle Capanne di Lago Scuro1537 m, lo si attraversa verso nord, trascurando, ad un bivio (indicazioni), il sentiero n° 711. Si prosegue diritto/sinistra all’interno di un avvallamento che si percorre interamente fino al bivio successivo. Ignorato a sinistra il sentiero n° 715 (poco sopra al punto in cui siamo si trova il Lago Scuro), si continua a destra in direzione dei Lagoni (percorso n° 711). Assecondando i segnavia e la traccia nella neve, si piega subito a sinistra oltrepassando un solco formato da un ruscello, perdendo poi quota parallelamente a quest’ultimo. Virando ancora a sinistra si attraversa mediante ponticello il Torrente Parma dei Lagoni, e si continua a scendere per l’evidente percorso ottimamente contrassegnato. Poco più in basso si sbuca nel margine sinistro di un suggestivo ripiano che offre notevoli visuali, soprattutto sul crinale Paitino-Pumacciolo. Dopo una contropendenza all’interno del bosco, si giunge nei pressi di una dorsale formata da rocce montonate, mentre alla nostra sinistra si ergono delle lastre rocciose ricoperte da neve alquanto instabile. Montati sulla menzionata dorsale, si perde quota per un breve tratto assecondandola, fino a volgere a sinistra e rientrare nel bosco nell’ambito di una sorta di solco/avvallamento. Nella successiva sezione, in caso di abbondante innevamento, i segnavia non sono particolarmente evidenti: si deve scendere costeggiando le menzionate placche/lastre d’arenaria che precipitano con verticali e strapiombanti muri. Prestando la massima attenzione ai possibili distacchi (la zona in cui ci troviamo, per le sue caratteristiche morfologiche, è particolarmente soggetta ad eventi di questo genere), si deve, più in basso, attraversare un pendio aperto piuttosto ripido e delicato. Rientrati nella faggeta, in caso di spesso manto nevoso, è possibile non rinvenire i segnavia del percorso estivo: nell’eventualità, occorre scendere in obliquo senza tuttavia perdere eccessivamente di quota, cercando di intuire l’incavo dell’ampio sentiero. Rinvenendo in seguito i segnavia bianco-rossi, li si asseconda attentamente, costeggiando/attraversando, più in basso, alcuni ruscelli. Trascurati a sinistra i segnavia del percorso n° 719 C, si approda, appena dopo, nella sponda settentrionale del Lago Gemio Inferiore1329 m. Si rientra ai Cancelli seguendo la strada d’accesso percorsa all’andata. 

Monte Braiola: Canale Ovest (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1,05 h) ; Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro (25 min) ; Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale-Canale Ovest-Monta Braiola (1/1,30 h) ; Monte Braiola-Lagdei (1 h)

Difficoltà: EEAI/F il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro ; F il tratto Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale-conca ovest del Braiola ; PD il Canale Ovest del Braiola ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: marzo 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

Descrizione dell’itinerario

Notevole salita su neve in ambiente grandioso e severo. Il tratto successivo a Capanna Braiola non è banale e richiede un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso, sia per raggiungere Bocchetta dell’Orsaro (nella relazione è descritto a grandi linee un percorso alternativo rispetto quello tradizionale), quanto per la successiva discesa. Tenere in considerazione che l’area denominata Borra del Sale è soggetta a distacchi nevosi che precipitano dalla parete sud-ovest dell’Orsaro. Riguardo, invece, la parte propriamente alpinistica, la risalita del canale costituisce in realtà solo la prima sezione dell’ascesa. La seconda presenta ulteriori tratti ripidi che richiedono grande attenzione. Obbligatoria l’attrezzatura da alpinismo invernale. 

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n° 723/727, diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello, un rio. Attraversato un ripiano ammantato da conifere, si inizia a guadagnare quota per pendio boscoso progressivamente più ripido. Assecondando la traccia nevosa molto battuta (come già espresso in altre occasioni, è necessario affrontare questa salita con i ramponi), si effettua una sequenza di tornanti. Spostandosi successivamente a destra, si continua a salire ancora piuttosto ripidamente, fino ad approdare in una specie di ripiano boscoso. Al bivio che si presenta (palina segnaletica), abbandoniamo il percorso d’accesso a Lago Santo e, verso destra, ci dirigiamo alla volta di Capanna Braiola (CAI n° 727). Dopo una breve discesa occorre, in prossimità di Ponte Rotto1395 m (il distrutto manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), guadare il Rio di Monte Orsaro. Proseguendo diritto/sinistra al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si avanza in falsopiano/lieve salita spostandosi a sinistra verso il corso d’acqua appena guadato. Dopo aver costeggiato una fascia rocciosa, si risale, mediante tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio. Più in alto, spostandosi a destra, si asseconda una poco marcata costa ammantata da conifere, fino a perdere lievemente quota per un breve tratto. Varcato nuovamente il Rio di Monte Orsaro, si risale un pendio boscoso compiendo alcuni tornanti. Raggiunto il bivio (non visibile in caso di spessa copertura nevosa) con il percorso n° 727a (che staccandosi a destra attraversa il solco formato dal corso d’acqua), proseguiamo a sinistra effettuando un traverso su pendio più erto. Compiendo poi un tornante destrorso, oppure tagliando quest’ultimo mediante ripida salita, si ritorna nei pressi del Rio di Monte Orsaro, esattamente al sommo della sua sponda destra orografica. Si continua per il percorso segnato (segnavia visibili anche in caso di abbondante innevamento) progredendo parallelamente al solco formato dal corso d’acqua, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso. Avanzando ancora parallelamente al Rio di Monte Orsaro, attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge il bivio con il percorso n° 729 che si stacca a sinistra. Noi, invece, ci dirigiamo verso la vicina Capanna Braiola (Schiaffino), piegando, poco dopo il bivio, a destra e attraversando per la terza volta il Rio di Monte Orsaro. Ammirando lo splendido ambiente in cui ci troviamo, raggiungiamo in breve l’edificio, 1627 m, situato ai piedi dei pendii nord-orientali del Monte Braiola. Da qui guardando in alto a destra si nota un paletto posto sul dorso di una costa che digrada dalla sommità della menzionata montagna. Si tratta di un segnavia del percorso estivo che conduce alla Bocchetta dell’Orsaro, sella di crinale, a cui siamo diretti, che separa il MontBraiola dal Monte Orsaro. Tuttavia il suddetto percorso nella stagione invernale risulta non semplice e, in talune condizioni (neve molle e cedevole), piuttosto pericoloso. In questa sede si descrive una possibilità alternativa per raggiungere la menzionata sella. La costa che digrada dalla cima del Braiola, poco sotto il paletto con segnavia, diviene boscosa. Dal bivacco si punta quindi alla fascia di bosco che cinge il dorso della costa e, valicatala, si attraversa un pendio abbastanza ripido ma che non pone grandi problemi. Si prosegue pressoché in quota, penetrando in seguito all’interno di un’altra e più fitta fascia boscosa, fino a doppiare una costa. Oltre quest’ultima, si scende nell’avvallamento che digrada dalla Bocchetta dell’Orsaro, e lo si risale al centro su pendenze moderate ammirando le fasce d’arenaria che caratterizzano il versante sud-orientale del Monte Orsaro. Dalla caratteristica selletta si scende ripidamente nel versante toscano, tenendosi nella prima parte, procedendo ai piedi della parete sud-ovest dell’Orsaro, nella sponda destra della conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale (la zona in cui siamo è soggetta a distacchi nevosi). Poi, liberamente, ci si cala al centro della conca, esattamente all’inizio del nevoso scivolo nord-ovest del Braiola. Si punta al margine occidentale della Borra del Sale, dove una cresta rocciosa separa un vallone di origine glaciale da quello del Rio Terchio. Per raggiungere l’attacco del Canale Ovest dobbiamo scendere all’interno di quest’ultimo, senza tuttavia ricalcare il sentiero segnato (n° 132), in quanto discende un pendio che può risultare sguarnito di neve, ma spostandosi a sinistra assecondando il bordo del catino. Individuato un regolare scivolo nevoso, delimitato a sinistra da fasce d’arenaria, lo si discende puntando al fondo del vallone. Non lo si raggiunge, ma, appena possibile, ci si sposta a sinistra e si inizia un obliquo ascendente in direzione della cresta ovest del Braiola. Il canale che dobbiamo risalire incide la bastionata che ci sovrasta nella sua terminazione destra, a poca distanza dalla menzionata cresta. Giunti in vista dell’imbocco del Canale Ovest del Braiola, si risale il pendio basale che progressivamente diviene più ripido, presentando, soprattutto nell’ultima parte, pendenze non trascurabili (35°/40°). Entrati nel canale, l’inclinazione aumenta assestandosi sui 45° decisamente continui. Con salita molto interessante e non banale, sia per l’ambiente severo in cui ci si trova, quanto per la concreta possibilità di trovare neve ghiacciata, si esce dal canale vero e proprio. Si continua ad ascendere per pendio nevoso un po’ meno erto puntando alla soprastante costa, affrontando, poco prima di quest’ultima, soprattutto se ci si tiene a sinistra, un passaggio piuttosto ripido (40°). Oltre la costa, si inizia l’attraversamento/risalita di un pendio che dalle rocce della cresta ovest della montagna, alla cui sinistra ci troviamo, digrada verso la sottostante Borra del Sale. Il pendio in questione, inizialmente poco ripido, presenta, nella breve parte terminale, pendenze non trascurabili (35°/40°) e la possibilità – come è capitato all’autore della relazione – di incontrare ghiaccio. Dal culmine del pendio, si risale a sinistra una piccola dorsale nevosa, all’inizio su pendenze accentuate (45°) poi progressivamente più moderate. Approdati in una bella conchetta nevosa, si risale l’ultimo breve pendio (40° circa) fino a guadagnare con soddisfazione la superlativa cima del Monte Braiola1821 m. Dopo una sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama a 360°, si inizia la discesa assecondando il frequentato percorso che si svolge lungo il crinale sud-est della montagna. Discesa direttamente, o aggirata a sinistra, una sezione piuttosto ripida, si perde comodamente quota ammirando visuali grandiose. Raggiunta l’ampia Sella del Braiola1715 m, punto di inizio del crinale nord-ovest del Marmagna, si abbandona la dorsale Parma/Massa e, con divertente discesa, ci si dirige verso il centro della sottostante conca. Tornati al bivio con il percorso n° 729, si rientra a Lagdei seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita. 

Monte Braiola (scivolo nord-ovest) e canale/scivolo nord-ovest del Monte Marmagna (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1h) ; Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro (30 min) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Braiola (30 min) ; Monte Braiola-Sella del Braiola-dorsale nord-est del Marmagna (35 min) ; dorsale nord-est del Marmagna-Lagdei (1h)

Difficoltà: F il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale ; F+ lo scivolo nord-ovest del Braiola ; F+ l’ascesa alla dorsale nord-est del Marmagna per lo scivolo nord-ovest ; F la discesa lungo la dorsale nord-est del Marmagna in direzione di Capanna Braiola ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze (per chi è alle prime armi attrezzatura alpinistica da salite su neve)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

www.openstreetmap.org {Nelle parti evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione invernale che richiede attenzione e ottime condizioni del manto nevoso. Il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro si presenta delicato, mentre lo scivolo nord-ovest del Braiola, nonostante che la pendenza non sia mai accentuata, va considerato come una vera e propria ascensione dal carattere alpinistico. E’ proposta inoltre la risalita dello scivolo nevoso nord-occidentale del Marmagna, che, seppur breve, presenta, soprattutto nella sezione finale, pendenze da non sottovalutare.

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n° 723/727, diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello, un rio. Attraversato un ripiano ammantato da conifere, si inizia a guadagnare quota per pendio boscoso progressivamente più ripido. Assecondando la traccia nevosa molto battuta (come già espresso in altre occasioni, è necessario affrontare questa salita con i ramponi), si effettua una sequenza di tornanti. Spostandosi successivamente a destra, si continua a salire ancora piuttosto ripidamente, fino ad approdare in una specie di ripiano boscoso. Al bivio che si presenta (palina segnaletica), abbandoniamo il percorso d’accesso a Lago Santo e, verso destra, ci dirigiamo alla volta di Capanna Braiola (CAI n° 727). Dopo una breve discesa occorre, in prossimità di Ponte Rotto, 1395 m (il distrutto manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), guadare il Rio di Monte Orsaro. Proseguendo diritto/sinistra al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si avanza in falsopiano/lieve salita spostandosi a sinistra verso il corso d’acqua appena guadato. Dopo aver costeggiato una fascia rocciosa, si risale, mediante tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio. Più in alto, spostandosi a destra, si asseconda una poco marcata costa ammantata da conifere, fino a perdere lievemente quota per un breve tratto. Varcato nuovamente il Rio di Monte Orsaro, si risale un pendio boscoso compiendo alcuni tornanti. Raggiunto il bivio (non visibile in caso di spessa copertura nevosa) con il percorso n° 727a (che staccandosi a destra attraversa il solco formato dal corso d’acqua), proseguiamo a sinistra effettuando un traverso su pendio più erto. Compiendo poi un tornante destrorso, oppure tagliando quest’ultimo mediante ripida salita, si ritorna nei pressi del Rio di Monte Orsaro, esattamente al sommo della sua sponda destra orografica. Si continua per il percorso segnato (segnavia visibili anche in caso di abbondante innevamento) progredendo parallelamente al solco formato dal corso d’acqua, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso. Avanzando ancora parallelamente al Rio di Monte Orsaro, attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge il bivio con il percorso n° 729 che si stacca a sinistra. Noi, invece, ci dirigiamo verso la vicina Capanna Braiola (Schiaffino), piegando, poco dopo il bivio, a destra e attraversando per la terza volta il Rio di Monte Orsaro. Ammirando lo splendido ambiente in cui ci troviamo, raggiungiamo in breve l’edificio, 1627 m. La nostra prossima meta è la Bocchetta dell’Orsaro, che guadagneremo lungo un percorso piuttosto impegnativo, sia per la ripidezza del pendio terminale che occorre attraversare, quanto per la neve poco stabile che è possibile incontrare appena dopo abbondanti nevicate (in queste ultime condizioni è assolutamente sconsigliabile proseguire!). Da Capanna Braiola, guardando in alto a destra si nota una costa con paletto in legno che funge da segnavia. Ci dirigiamo verso quest’ultimo, progredendo in obliquo ascendente verso destra, risalendo un pendio nevoso progressivamente più ripido. Superata la sezione finale la cui inclinazione raggiunge i 35°, si mette piede sulla costa che digrada dalla vetta del Braiola. Da qui occorre salire assecondando per poco il dorso di quest’ultima, e, virando successivamente a destra, progredire prima in obliquo, poi in traverso puntando ad un’altra costa con massi. Il pendio nevoso, pur richiedendo la massima attenzione, in questo tratto è poco ripido, ma, dopo aver doppiato la citata costa, diviene decisamente erto. Si inizia, quindi, un delicato traverso, in direzione dell’evidente Bocchetta dell’Orsaro, che, in caso di neve ghiacciata, risulta impegnativo a livello tecnico, mentre con neve molle decisamente pericoloso. In caso che nel crinale sia presente una spessa cornice, al fine di guadagnare la selletta, occorre abbassarsi qualche metro a destra e risalire il pendio nevoso che, digradando dalla forcella, forma una sorta di avvallamento. Guadagnata la Bocchetta dell’Orsaro, 1724 m, situata ai piedi della rocciosa cresta meridionale dell’omonimo monte, si inizia a perdere ripidamente quota nel versante toscano. Ci troviamo esattamente nel lato destro della splendida conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale, delimitata dal severo versante sud-ovest dell’Orsaro e da quello nord-ovest del Monte Braiola. Lo scivolo nevoso che risaliremo digrada dalla dorsale nord-est della montagna fino al fondo della conca. Abbassandoci a sinistra verso quest’ultima, senza raggiungerne propriamente il fondo, si inizia la risalita del pendio nevoso. Le possibilità sono diverse: l’autore della relazione è salito tendendo leggermente verso destra in direzione della cima, ma nulla vieta di progredire verso sinistra ed approdare sul crinale nord/nord-est del Braiola. La pendenza, man mano che si sale, aumenta, mentre la neve, trattandosi di un versante nord-occidentale esposto ai forti venti, potrebbe presentarsi ghiacciata, rendendo la salita molto interessante. Progredendo, appunto, verso destra, si punta alla sezione del pendio più ripida, e la si risale su pendenze che oltrepassano i 35°, raggiungendo forse i 40°. Dopo questa parte, ormai a poca distanza dalla vetta, si può raggiungere subito il filo della dorsale nord-est della montagna, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, spostarsi a destra verso una bella conchetta nevosa alla base del ripido ma breve pendio finale. Risalito quest’ultimo (dai 35° ai 40°), si guadagna con soddisfazione la panoramicissima cima del Monte Braiola, 1821 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna, generalmente poco ripido, eccetto un breve tratto poco sotto la sommità, e con traccia nella neve. Messo piede nella suggestiva Sella del Braiola, 1715 m, si scende liberamente nel sottostante vallone puntando al suo centro. Se si desidera tornare subito a Lagdei, è sufficiente ripercorre lo stesso tragitto effettuato all’andata, oppure completare splendidamente l’escursione con la risalita dello scivolo nord-ovest del Marmagna. A sinistra dell’evidente “canalino” che incide la rocciosa bastionata nord-occidentale della montagna e prima di un’altra fascia di rocce, si nota un breve scivolo nevoso che solo nella parte superiore prende le sembianze di un canale. Lo scivolo in questione – come del resto il “canalino” – digrada dalla dorsale nord-est del Marmagna che percorreremo in discesa onde ritornare a Capanna Braiola. Dal centro della conca ci si dirige a destra verso l’evidente scivolo nevoso, e, raggiuntone la base, si inizia la sua risalita. Come avviene solitamente, la parte iniziale è poco ripida, mentre la pendenza aumenta progressivamente. Nel momento in cui il pendio assume le sembianze di un canale, l’inclinazione diventa decisamente più interessante a livello tecnico, assestandosi intorno ai 45°. Approdati sulla dorsale nord-est del Marmagna, chi desidera può raggiungerne la sommità assecondando la cresta, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, scendere lungo la naturale direttrice. Aggirate a destra alcune balze rocciose, si riprende il filo della dorsale in corrispondenza del limite del bosco. Tenendo quest’ultimo a destra, si avanza comodamente per un tratto, iniziando successivamente una ripida discesa. Si perde quota per regolare scivolo nevoso, che tuttavia non va disceso completamente fino al fondo del sottostante avvallamento. Ad un certo punto, più o meno all’altezza di un groppo roccioso situato alla nostra destra lungo la linea della dorsale, separato da quest’ultima da una sella, occorre piegare a sinistra ed effettuare un ripido e delicato traverso su neve che potrebbe presentarsi ghiacciata, oppure cedevole. Si continua successivamente a saliscendi valicando delle coste, fino a giungere nei pressi di un poggetto nevoso situato alla nostra destra (siamo nel percorso CAI n° 729, tuttavia i segnavia bianco-rossi, in caso di spesso manto nevoso, non sono visibili, inoltre non sempre è presente una traccia nella neve). Svoltando a sinistra si attraversa una fascia boscosa, ritornando in questo modo al bivio nei pressi di Capanna Braiola. Si rientra a Lagdei per lo stesso percorso effettuato all’andata.

Monte Malpasso: scivolo nord-ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada per Pratospilla

Dislivello: 500 m ca. (140 m ca. lo scivolo nevoso)

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-base scivolo nord/ovest Monte Malpasso (1,15 h) ; scivolo nord/ovest-sommità Malpasso (40 min/1,30 h) ; sommità Malpasso-Passo Sasseda (40 min) ; Passo Sasseda-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-/PD (in base alle condizioni) lo scivolo nord-ovest del Malpasso ; EEAI/F la discesa al Passo Sasseda ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Lo scivolo nord/occidentale del Monte Malpasso offre una bella e ripida salita su neve che, a seconda delle condizioni del manto nevoso e a causa dell’esposizione, potrebbe presentare passaggi di misto nella parte iniziale e tratti con ghiaccio vivo. Salita da affrontare in assetto alpinistico.

Dal punto di partenza ci si incammina per ampia traccia (percorso CAI n° 701) che guadagna quota in moderata pendenza con qualche strappo piuttosto ripido, effettuando in seguito alcune svolte. Dopo una salita in direzione W, si approda sul dorso di una costa da cui, delle tre tracce che si presentano, si imbocca quella al centro (segnavia). Con andamento in piano/leggera discesa si raggiunge e costeggia una vasca di raccolta dell’acqua. Dopo quest’ultima il percorso svolta a sinistra, avanzando successivamente e per un breve tratto all’interno di un’area disboscata. Procedendo in moderata pendenza si effettua poi una curva a destra nella quale si ignorano a sinistra un paio di tracce. Dopo una salita in direzione SW/W si sbuca nei pressi della diga che chiude ad occidente il Lago Verdarolo1395 m (paletto con cartelli). Si prosegue a destra scendendo a guadare il sottostante rio per poi risalire per alcuni metri e attraversare a mezza costa la sponda boscosa che chiude a settentrione il lago. Giunti nei pressi di un’area pic nic si svolta a destra e subito dopo a sinistra, raggiungendo successivamente un bivio in località Lago Scaliccia (il lago in questione è visibile sulla nostra sinistra poco prima del bivio). Da qui imbocchiamo a sinistra il percorso n° 703B che dopo un tratto in leggera salita conduce in un’area disboscata. Si prosegue con maggiore pendenza effettuando successivamente alcuni tornanti ed attraversando un rio. Si guadagna poi quota alla sinistra di quest’ultimo e, raggiuntolo nuovamente, si svolta nettamente a sinistra. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia sugli alberi si sale perlopiù in obliquo a sinistra, fino ad attraversare un solco e raggiungere il dorso di una costa. Da qui si piega a destra scendendo nella sottostante valletta che si segue passando a fianco di un grosso masso. Appena dopo si esce alla base del severo versante nord/occidentale del Malpasso, caratterizzato da un evidente canale (il “Canalino dei Mirtilli”) alla destra del quale si ergono fasce rocciose. Noi risaliamo liberamente il vallone in direzione di queste ultime, individuano, in corrispondenza della loro terminazione destra, un regolare scivolo nevoso la cui base è costituita da blocchi e affioramenti arenacei. Si inizia quindi l’ascensione superando la menzionata sezione formata da blocchi rocciosi: il primo muro lo si aggira a destra e con ripido passaggio ci si sposta subito a sinistra. Si continua poi direttamente superando altri passaggi ripidi e delicati, fino all’inizio vero e proprio dello scivolo nevoso. Questa parte risulta nel complesso non banale, anche per la presenza di ghiaccio vivo che rende la salita decisamente alpinistica. Si risale quindi il regolare scivolo nevoso la cui inclinazione è inizialmente di 40°, per poi aumentare ed assestarsi su pendenze tra i 45° e i 50°. Finita la parte più ripida, non resta altro che dirigersi e raggiungere la dorsale Parma/Massa che, seguita a sinistra, conduce alla vicina vetta del Monte Malpasso1714 m. Dopo una meritata sosta si inizia la discesa lungo il crinale orientale della montagna in direzione della sua terminazione. Si scavalca inizialmente una quota secondaria, continuando poi ad assecondare la panoramica dorsale spartiacque che proprio in questa sezione forma, in versante Parma, un avvallamento. Poco più avanti il percorso vira repentinamente a sinistra iniziando la discesa lungo il boscoso profilo N/NE della montagna. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia (segnaletica rifatta di recente) si discende la sezione più ripida effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si esce al sommo di un aperto e ripido pendio nevoso che si discende puntando ad un segnavia, raggiunto il quale si piega a destra. Dopo un tornante sinistrorso si mette piede in un boscoso crinale approdando al vicino Passo Sasseda1479 m. Dal valico (paletto con cartelli) ci si dirige verso il non lontano Lago Scuro di Rigoso, avanzando a mezza costa e discendendo in obliquo la sponda boscosa che lo delimita ad oriente. Giunti nei pressi di una costa si vira a sinistra, scendendo poi al sottostante, magnifico specchio d’acqua, 1387 m, in corrispondenza della sua sponda N/NE. Da qui il percorso procede in lieve salita, allargandosi, una volta lasciatosi il lago alle spalle, ad ampia traccia. Giunti nei pressi del Lago Verdarolo, percorrendo a ritroso il tracciato seguito in salita, si ritorna al punto di partenza.

Cima Canuti Occidentale: scivolo nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1351 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: Pratospillla-Lago Palo-Cima Canuti Occidentale (2 h) ; Cima Canuti Occidentale-Cima Canuti Orientale-Pratospilla (1,10 h)

Difficoltà: F+/PD- lo scivolo nord della Cima Canuti Occidentale ; F il crinale di collegamento tra la Cima Canuti Occidentale e quella orientale ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

map1Stralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario invernale di grande interesse che implica la risalita di uno scivolo nevoso che, seppur breve, risulta, nella sua parte mediana e superiore, costantemente ripido. Bellissimo – e in un breve passaggio decisamente delicato – il crinale di collegamento tra le due Cime Canuti.

Dall’ampio parcheggio antistante l’albergo di Pratospilla ci si dirige verso gli impianti sciistici iniziando la risalita della soprastante pista di sci. Tenendosi nel suo margine sinistro, si incontra dopo alcuni minuti il bivio (paletto con cartelli) con percorso n° 703B che conduce al Lago Palo. Lo si imbocca effettuando subito una svolta a sinistra seguita da un tornante destrorso, sottopassando in questo modo i cavi della seggiovia. Penetrati nella faggeta si risale il soprastante pendio boscoso effettuando una sequenza di tornanti, orientandosi (l’incavo del sentiero risulta evidente anche con discreta copertura nevosa) con i segni bianco-rossi sugli alberi e ulteriori segni rossi. Più in alto si raggiunge e attraversa un ripiano e, oltrepassato un solco, si sale per poco fino a approdare nei pressi del limite settentrionale del magnifico Lago Palo1511 m. Si contorna la sua sponda occidentale, svoltando successivamente a destra, raggiungendo, dopo una breve salita e un ruscello che si oltrepassa, un bel ripiano nevoso (si tratta di una torbiera). Lo si attraversa tenendosi nei pressi del suo margine sinistro e, al suo termine, si penetra nuovamente nella faggeta (segnavia presenti e ben visibili). Dopo una salita in moderata pendenza si approda nel suggestivo vallone dominato dagli scivoli nevosi della Cima Canuti Orientale, notando, poco sopra al punto in cui ci troviamo, una fascia rocciosa. Qui giunti svoltiamo nettamente a destra costeggiando inizialmente il limite della vegetazione, procedendo successivamente senza una vera e propria via obbligata. Dobbiamo puntare ai ripidi pendii nevosi dell’altra Cima Canuti, quella orientale, che costituisce la nostra meta (le due Cime Canuti sono separate da un’evidente selletta). Avanzando in lieve salita in ambiente di rara bellezza (alla nostra sinistra si nota un avvallamento), si raggiunge una poco marcata dorsale, proprio dirimpetto allo scivolo nevoso che andremo a risalire (tutto questo tratto richiede, ovviamente, ottime condizioni di visibilità). Si perde quota per alcuni metri e si inizia la diretta risalita del pendio nevoso che presenta nella sua sezione iniziale un’inclinazione modesta. Man mano che si guadagna quota la pendenza aumenta, fino ad assestarsi attorno ai 40°/45 ° (con brevi passaggi forse un po’ più ripidi) sostenuti nella parte finale dello scivolo. Si esce infine in cresta nei pressi della sommità della Cima Canuti Occidentale1736 m, situata alla nostra destra. Dopo una meritata sosta si scende per il crinale est in direzione dell’evidente Cima Canuti Orientale, prestando attenzione alla presenza di cornici di neve. Raggiunta la selletta tra le due cime, si inizia la risalita del magnifico crinale ovest della vetta orientale, fino a raggiungere la sommità di una quota o anticima. La vetta della Cima Canuti Orientale è davanti a noi, ma per raggiungerla occorre scendere per poco ed attraversare un forcellino per crinale stretto, esposto e dalicato, soprattutto in presenza di cornici di neve (passaggio che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso e alla possibile presenza di raffiche di vento). Dopo aver superato alcuni blocchi d’arenaria ricoperti di neve e/o ghiaccio, si approda sulla sommità della Cima Canuti Orientale1743 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dalla vetta ci si cala lungo il crinale est in direzione del Monte Malpasso solo per poco: infatti, appena possibile, si devia a sinistra iniziando un obliquo discendente verso destra per regolare pendio nevoso, puntando ad un’evidente dorsale che degrada verso nord e che separa la conca del Monte Malpasso da quella del Lago Palo. Messo piede sulla menzionata dorsale la si segue comodamente e, nel momento in cui si restringe notevolmente, si procede alla sua destra. Raggiunta una forcella (paletto con cartelli), non si scende a sinistra verso il Lago Palo, ma si vira a destra lungo il percorso n° 703B. Orientandosi inizialmente con un paletto con segnavia, si perde quota rasentando il limite del bosco, fino a raggiungere il fondo della bellissima conca dominata dai pendii nord/occidentali del Monte Malpasso (al centro è visibile l’estetico “Canalino dei Mirtilli” e, alla sua sinistra, un altro ampio canale obliquo). Dal fondo del vallone si continua a scendere ancora per poco, svoltando poi a sinistra, entrando in questo modo in una valletta (segnavia piuttosto scarsi). Dal fondo di quest’ultima si sale verso sinistra per pochi metri raggiungendo il dorso di una costa, da cui si piega quasi subito a destra assecondando i puntuali segni bianco-rossi. Dopo aver oltrepassato un solco, si perde quota perlopiù in obliquo verso N/NW, fino lambire un rio. Da qui si vira a destra scendendo sulla destra del corso d’acqua, poi, con una svolta a sinistra, lo si varca. Si continua a perdere quota effettuando alcuni tornanti e, dopo una discesa, si raggiunge un’area di bosco rado. Seguendo i segnavia si approda in breve in località Lago Scaliccia1418 m, da cui si volta a sinistra lungo il percorso n° 703. Si procede inizialmente per ampia traccia (ben visibile anche con neve abbondante), oltrepassando un paio di ruscelli, avanzando poi a mezza costa per ripidi pendii boscosi (tenere d’occhio i segnavia). Dopo un tratto a fianco di una staccionata si raggiunge il dorso di una costa da cui il tracciato vira a sinistra verso un’evidente pietraia. Si attraversa quest’ultima, che precipita verso la sottostante strada asfaltata, con percorso tutto sommato intuitivo (notevoli visuali panoramiche). Rientrati nel bosco si avanza in leggera salita prestando attenzione ai segnavia e, dopo un altro tratto in cui si è affiancati da una staccionata, si raggiunge un pendio aperto. Lo si attraversa puntando e passando a fianco di alcune conifere di reimpianto (segnavia) e, con andamento in piano e poi in discesa, si giunge in breve nei pressi della strada d’accesso a Pratospilla. Per quest’ultima o seguendo la strada a sinistra che effettua un’ampia curva a destra, si ritorna al parcheggio antistante l’albergo.

Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca. di canale)

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord/est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord/est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve salita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe in minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, e si prosegue costeggiandone il muro. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa, si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica, piegando poi a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso, fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta assestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida e, se superata nella parte sinistra, oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto pianeggiante (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente divenendo perciò poco definita, tuttavia l’orientamento con costituisce un problema: è sufficiente, infatti, tenersi nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui, in breve, si ritorna a Prato Spilla.

VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Monte Malpasso: Canalino dei Mirtilli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 500 m 

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo-La Scaliccia (45 min) ; La Scaliccia-inizio Canalino dei Mirtilli (30 min) ; inizio Canalino dei Mirtilli-sommità Monte Malpasso (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Malpasso-crinale est-Passo Sasseda (45 min) ; Passo Sasseda-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione di Pratospilla e la si segue fin oltre la località La Bastia. Si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (indicazioni del CAI) 

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Bella salita su neve in un angolo molto suggestivo e selvaggio nella parte più orientale del crinale Parma/Massa. 

Dalla strada per Pratospilla si imbocca una carraia (percorso CAI n° 701) in direzione del Lago Verdarolo. Dopo un primo tratto in lieve salita, si guadagna quota con maggiore pendenza effettuando alcuni tornanti. Approdati su una costa, si prende la traccia di destra che procede in leggera discesa, transitando poco più avanti a fianco di una vasca di raccolta dell’acqua. Appena dopo, ad un bivio, si piega a sinistra per mulattiera che procede in moderata salita. In corrispondenza di una netta svolta a destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra. Dopo un ulteriore tratto in leggera/moderata pendenza, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo1395 m. Da qui (bivio con palina segnaletica) si piega a destra effettuando subito una breve discesa seguita da una salita, per poi costeggiare dall’alto la sponda settentrionale del lago. Giunti nei pressi di un’area pic-nic, si piega a destra e subito dopo a sinistra, continuando per l’ampia mulattiera fino a un bivio situato in località Lago Scaliccia1418 m (cartelli). Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 703B che inizialmente asseconda in lieve pendenza l’ampio dorso di una costa boscosa. Giunti in un’area di bosco rado, si continua in più ripida e lineare salita (raramente sono presenti tracce di passaggio nella neve) per poi effettuare alcuni tornanti. Varcato un rio, si avanza per un tratto avendo il solco alla nostra destra, svoltando poi nettamente a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale tenendo d’occhio i puntuali segnavia sugli alberi, compiendo in seguito una svolta a sinistra onde attraversare un altro solco. Dopo aver valicato una costa boscosa, si approda in una suggestiva valletta che si segue in lieve salita. In breve si giunge ai piedi del ripido versante nord/occidentale del Monte Malpasso: la parete è incisa a sinistra da un ampio canale e a destra da uno più stretto che taglia in modo lineare fasce di arenaria. Ci si dirige verso il canale di destra e, giunti sotto la sua direttrice, si incomincia a risalire il ripido pendio che lo precede. Una volta entrati nel canale vero e proprio, lo si risale con pendenza costante (40/45°; sia a destra quanto a sinistra sono presenti rocce dove poter attrezzare delle soste). Più in alto si raggiunge uno spuntone roccioso oltre il quale si affronta il ripido pendio di uscita. Approdati sul crinale divisorio, spostandosi a sinistra si raggiunge la cima del Monte Malpasso1714 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Per la discesa si asseconda dapprima il crinale orientale (percorso n° 00), poi ci si cala lungo la dorsale settentrionale della montagna. Dalla sommità si segue il panoramico crinale oltrepassando subito una quota secondaria. Si continua comodamente lungo la dorsale spartiacque fino a penetrare, mediante netta svolta a sinistra, nella fitta faggeta. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si perde ripidamente quota effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si sbuca al sommo di un pendio aperto che si discende puntando ad un segnavia, in corrispondenza del quale si svolta a destra e subito dopo a sinistra. Messo piede su un crinale boscoso, si raggiunge in breve al Passo Sasseda1479 m, da cui si seguono a sinistra i segnavia del sentiero n° 703. Avanzando inizialmente a mezza costa e in obliquo discendente, si lambisce poco più avanti il dorso di una costa boscosa, effettuando poi una netta svolta a sinistra. Dopo pochi minuti di discesa si approda nei pressi del suggestivo e appartato Lago Scuro di Rigoso1387 m. Dopo aver contornato e lambito la sponda nord-orientale del lago, si continua per ampia traccia dapprima in lieve salita, poi in leggera discesa. In breve si arriva al bivio situato nei pressi del Lago Verdarolo, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna al punto iniziale. 

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Il Monte Orsaro per lo scivolo est e il Monte Fosco (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli, 1236 m 

Dislivello: 670 m ca 

Durata complessiva: 4,40/5 h 

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Ponte Rotto (45 min) ; Ponte Rotto-inizio scivolo est dell’Orsaro (50 min) ; inizio scivolo est dell’Orsaro-sommità Orsaro (45 min/ 1h) ; sommità Orsaro-Foce del Fosco (30 min) ; Foce del Fosco-Monte Fosco-Bocchetta del Tavola (40 min) ; Bocchetta del Tavola-Lagdei-Cancelli (50 min/1 h) 

Difficoltà: F+ lo scivolo est dell’Orsaro ; EEAI la restante parte dell’itinerario 

Attrezzatura: piccozza e ramponi 

Ultima verifica: gennaio 2018 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli 

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Bella e panoramica salita invernale al Monte Orsaro che, a causa della sua esposizione, necessita di neve ben assestata. 

Dalla località Cancelli, seguendo una carrozzabile quasi completamente asfaltata, si raggiunge in quindici minuti circa il Rifugio Lagdei1251 m. Appena a destra dell’edificio si imbocca il sentiero n° 727/723 diretto a Lago Santo. Inizialmente si procede in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, poi si incomincia a risalire il soprastante pendio boscoso effettuando numerosi tornanti per traccia nella neve molto evidente (a causa della ripidezza del tracciato e della compattezza del fondo nevoso, è necessario procedere fin da subito con i ramponi ai piedi). In circa venticinque minuti si guadagna il sommo del pendio dove si incontra un bivio: si abbandona a sinistra il percorso per il Lago Santo imboccando a destra il sentiero n° 727 diretto a Capanna Schiaffino. Dopo una breve discesa si raggiunge la località Ponte Rotto dove si guada un corso d’acqua (si tratta di un ramo del Torrente Parma conosciuto come Rio di Monte Orsaro). Appena dopo si incontra un bivio da cui si continua diritto per sentiero che avanza in leggera salita a fianco del corso d’acqua. Poco più avanti si risale mediante alcuni tornanti una sponda boscosa, approdando infine in un ripiano. Prestando attenzione ai segnavia sugli alberi, si scende per poco attraversando il rio di prima, riprendendo poi a guadagnare quota mediante altri tornanti. Raggiunto un bivio (cartelli), si abbandona il segnavia n° 727 imboccando a destra il sentiero n° 727A diretto alla Foce del Fosco. Si varca il rio di Monte Orsaro e si continua lungo questo percorso solo per poco: infatti, nel momento in cui esso piega a destra in leggera discesa, noi lo abbandoniamo salendo per il pendio boscoso alla nostra sinistra, avendo come punto di riferimento un solco situato un poco a destra. Più in alto si sale tenendo sulla destra una cintura rocciosa, uscendo poi in un pendio più aperto (si tratta di un’area di bosco divelto). Di fronte a noi e alla nostra destra si ergono verticali fasce rocciose: dobbiamo salire in direzione di esse per poi piegare a destra aggirandone la base. Appena dopo si individua a destra un altro solco che si segue in salita, piuttosto ripida nella parte finale. Si esce così all’aperto e si incomincia la risalita dello spettacolare scivolo est dell’Orsaro. Individuato al centro un evidente e ampio canale nevoso, lo si raggiunge e risale con pendenze che aumentano progressivamente, assestandosi intorno ai 40°. Poi si continua senza via obbligata fino a raggiungere la cresta sommitale: in questa sezione è possibile salire diritto/leggermente a sinistra per magnifico e regolare pendio (max 35°), oppure diritto/destra per pendio leggermente più ripido che, a seconda delle condizioni del manto nevoso, risulta meno uniforme e con maggiori probabilità di trovare chiazze erbose. Messo piede sull’aereo crinale divisorio, lo si asseconda a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Orsaro. La vetta offre un panorama grandioso ed è caratterizzata da una stilizzata madonnina in bronzo. Dalla sommità scendiamo per la dorsale N/NE perdendo inizialmente quota per ripido pendio che potrebbe risultare ghiacciato. Approdati alla sottostante conca, si segue il crinale di destra spostandosi poi a sinistra onde recuperare il filo della dorsale spartiacque. Si scende lungo quest’ultima appena a destra di un filare di conifere di reimpianto. Più in basso si entra nella faggeta e si perde quota mantenendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo una svolta a destra (segnavia) e una breve discesa ci si immette nel percorso n° 727A che si segue a sinistra. Procedendo a mezza costa sulla destra del crinale, si raggiunge poco dopo la Foce del Fosco1613 m. Dalla sella ci si dirige verso la non lontana cima del Monte Fosco, affrontando inizialmente una salita piuttosto ripida (raramente è presente una traccia nella neve). Dopo un ripiano boscoso, si risale il ripido pendio terminale tenendosi sulla sinistra dei blocchi arenacei che caratterizzano il profilo meridionale della montagna. Dalla sommità, 1680 m, si scende nel versante opposto penetrando subito nella faggeta. Si perde quota mantenendosi in prossimità dell’ampio crinale boscoso, effettuando qualche svolta nella parte bassa (l’orientamento risulta tutto sommato semplice grazie all’ottima segnaletica). Messo piede nel sentiero n° 725, lo si segue a sinistra raggiungendo subito la Bocchetta del Tavola1444 m. Da qui si piega a destra scendendo per ampia traccia (CAI n° 725) che poi si abbandona per sentiero a destra. Dopo essere scesi sulla sinistra di un ruscello, si confluisce in una carraia che si segue a destra. Più in basso, ad un bivio, si sceglie la traccia di sinistra (si può seguire anche quella di destra), giungendo infine in prossimità del ripiano prativo chiamato Roncobuono. Da qui si vira a destra per ampia mulattiera oltrepassando poco dopo un cancello, ignorando qui il sentiero n° 723 che si stacca a destra. Seguendo la bella e comoda carraia, si raggiunge in circa dieci minuti il Rifugio Lagdei. 

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Monte Marmagna: cresta nord-est (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 615 m

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Rifugio Mariotti al Lago Santo (1 h) ; Rifugio Mariotti-Lago Padre-sella/punto di partenza cresta NE (40 min) ; sella/punto di partenza cresta NE-Monte Marmagna (50 min/1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Rifugio Mariotti al Lago Santo (45 min) ; Rifugio Mariotti-“Le Carbonaie”-Cancelli (45 min/1 h)

Difficoltà: F la cresta nord-est del Marmagna ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (piccozza e ramponi)

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli (Lagdei)

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

La cresta NE del Monte Marmagna è molto panoramica e in veste invernale costituisce una valida alternativa al frequentato percorso del crinale SE. La salita è decisamente facile ma con un singolo passaggio (evitabile) che richiede attenzione. 

Dalla località Cancelli seguiamo la carrareccia di accesso a Lagdei per circa dieci minuti. Prima di raggiungere il pianoro dove è situato il rifugio, imbocchiamo a sinistra il percorso n° 723A in direzione di Lago Santo. La bella mulattiera risale inizialmente il dorso di una costa boscosa per poi piegare a destra. Da qui ha inizio un lineare obliquo ascendente (ad un bivio si lascia a sinistra il sentiero n° 723C per le “Carbonaie”) in cui si tagliano ripidi pendii boscosi. Più avanti si attraversa una prima pietraia oltre la quale si prosegue all’interno della faggeta per traccia un po’ più ripida. Attraversa una seconda pietraia e rientrati nella faggeta, si incontra il bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”) che seguiremo al ritorno. Dopo una breve discesa si esce dal bosco giungendo a lambire il limite orientale del Lago Santo. Qui il tracciato piega a destra contornando dall’alto la sponda NE del lago, conducendo, dopo il bivio con il percorso n° 723, al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua costeggiando la sponda NW e SW del lago oltrepassando mediante ponticello l’emissario. Giunti in corrispondenza della Peschiera, si volge a destra iniziando a risalire il pendio boscoso che chiude a meridione lo specchio d’acqua. Seguendo l’evidente traccia nella neve si guadagna quota effettuando alcuni tornanti all’interno di uno splendido ambiente boschivo. Più in alto si risale un breve ma ripido pendio temporaneamente fuori dal bosco, effettuando, una volta rientrati in esso, una netta svolta a destra. Dopo una salita a fianco di una caratteristica lastra rocciosa, si giunge ad un bivio (cartelli) dal quale si imbocca a destra il percorso n° 729 diretto a Capanna Schiaffino. Inizialmente si procede verso sinistra in leggera discesa all’interno di un rimboschimento a conifere, raggiungendo una piccola torbiera (“Padule della Capanna”). Si svolta poi a destra e si sale in obliquo tenendosi alla sinistra di un’area caratterizzata da grossi massi. Rientrati nella faggeta si effettuano alcune piccole svolte (non sempre è presente una traccia nella neve, perciò prestare attenzione ai segnavia posti sugli alberi) per poi piegare a sinistra penetrando in un altro rimboschimento a conifere. Dopo una breve discesa, si arriva nei pressi della torbiera conosciuta come Lago Padre1573 m, che si contorna lungo il suo limite sinistro. Rientrati nel bosco, si inizia a risalire il soprastante pendio effettuando diverse svolte e tornanti (attenzione ai segnavia sugli alberi), approdando in una sella che costituisce il naturale punto di inizio della cresta NE del Marmagna. Da qui si abbandona il percorso segnato e si incomincia a risalire la soprastante dorsale boscosa aggirando a destra un piccolo poggetto. Più in alto, spostandosi leggermente a destra, si esce dal bosco e si risale una rampa nevosa. Poco più avanti si nota a sinistra uno spuntone caratterizzato da una liscia lastra rocciosa solitamente ricoperta di ghiaccio nella stagione invernale. Ci si dirige verso il risalto e lo si scala con grande attenzione, scendendo poi delicatamente per ripide roccette (questo passaggio può essere evitato a sinistra). Si aggira a sinistra un altro piccolo spuntone per poi rimontare la bellissima e panoramica dorsale tenendosi a sinistra del suo bordo nord/occidentale. Più in alto si raggiunge lo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito) e si continua la risalita della ripida dorsale ammirando visuali davvero grandiose. Raggiunto il culmine della cresta, si avanza a saliscendi lungo un esposto crinale, per poi calarsi verso sinistra all’interno di una piccola conca. Da qui si risale il breve pendio finale, raggiungendo con soddisfazione la sommità del Monte Marmagna1851 m. Il panorama che possiamo ammirare dalla cima è impareggiabile: nelle terse giornate invernali è possibile scorgere in lontananza l’Isola d’Elba. Dalla vetta si scende lungo il frequentato crinale SE raggiungendo senza alcuna difficoltà la Sella del Marmagna1725 m. Da qui ci si cala nel sottostante vallone compreso tra il suggestivo versante NW del Monte Aquilotto e quello E del Marmagna. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poco dopo nella faggeta ed approdando in un ripiano (si tratta di una torbiera) con bivio (cartelli). Proseguendo diritto ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata che si segue fino al Rifugio Mariotti al Lago Santo e, oltre quest’ultimo, fino al bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”) che si imbocca. Nella stagione invernale non sempre è presente una traccia nella neve, di conseguenza il tratto iniziale del percorso risulta piuttosto delicato. Infatti si devono tagliare ripidi pendii che richiedono molta attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve fresca e non assestata è assolutamente sconsigliato proseguire. Inizialmente si procede in obliquo ascendente per ripido pendio che poi si attraversa delicatamente. Si continua a mezza costa attraversando il limite superiore di una pietraia, penetrando successivamente nella faggeta. Affrontando altri tratti delicati a causa della ripidezza del pendio ed avanzando perlopiù in salita, si effettua infine una netta svolta a destra. Il percorso inizia qui a perdere quota compiendo alcuni tornanti, penetrando più in basso in un rimboschimento a conifere. Approdati in una selletta con bivio (indicazioni), si volge bruscamente a destra avanzando in direzione E. Attraversato un primo ripiano boscoso (si tratta di una piazzola di carbonaia), si perde quota lungo una sorta di canale che anticipa una seconda piazzola. Si continua in questa direzione ancora per un breve tratto, svoltando poi repentinamente a sinistra. Si discende il pendio boscoso compiendo una curva a sinistra, approdando poco sotto in un ulteriore ripiano. Il percorso continua a perdere quota effettuando altre svolte, per poi allargarsi, dopo una discesa piuttosto ripida e una netta curva a sinistra, ad ampia mulattiera. La si segue procedendo a mezza costa parallelamente alla carrozzabile Cancelli-Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo. Dopo un’ultima breve ma ripida discesa per sentiero a tornanti, si approda in località Cancelli, punto di partenza della nostra escursione. 

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