Monte Navert da Sesta Inferiore

Punto di partenza/arrivo: Sesta Inferiore, 923 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Sesta Inferiore-sella a quota 1529 m (2,15 h) ; sella a quota 1529 m-Pian del Freddo-Monte Navert (1 h) ; Monte Navert-Passo della Cola (30 min) ; Passo della Colla-Sesta Inferiore (1,30 h)

Difficoltà: E+/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-SP 116 per Bosco di Corniglio. Prima di raggiungere quest’ultima località, nel momento in cui ci si innesta nella SP 40 proveniente da Corniglio, la si segue a sinistra e compiuto subito un tornante destrorso la si abbandona per stradina a destra (indicazioni per Sesta). Si parcheggia l’auto in un campo a destra della carreggiata, poco prima del nucleo di Sesta Inferiore

www.openstreetmap.org

{Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Splendida e completa escursione che permette un’esaustiva conoscenza del versante Parma del Monte Navert. Nel percorso è previsto uno sconfinamento in ambito Bratica al fine di visitare la località Pian del Freddo e di attraversare, mediante vecchio sentiero, la testata della valle poco sotto la “prua” del Navert. 

Dal parcheggio si entra nel suggestivo borgo di Sesta Inferiore e lo si attraversa interamente ammirando i murales del pittore Madoi. Transitati nei pressi della Chiesa di San Rocco, il cui interno riporta affreschi sempre di Madoi, si raggiunge una splendida piazzetta con fontana da cui si volge a sinistra. Imboccata a destra una vecchia mulattiera (percorso tematico “Madoi vita di Sesta”), si esce dal nucleo abitato penetrando nel bosco e varcando un corso d’acqua. Lo storico tracciato (si incontrano diversi pannelli esplicativi dedicati a Madoi) avanza perlopiù in lieve salita e in alcuni tratti è affiancato da antichi muretti a secco. Immessosi nella carraia proveniente da Sesta, la si asseconda a destra avanzando in modo pianeggiante a fianco di belle radure. Ammirando notevoli visuali sui monti dell’Alta Val Parma, si procede più avanti alla base del boscoso profilo occidentale del Groppo dei Viei, interessante montagna caratterizzata da bianchi affioramenti rocciosi. Oltre una diramazione a sinistra che conduce in uno spiazzo, si nota un vecchio muretto a secco e un grosso masso. Subito dopo si esce dalla copertura boscosa e si procede costeggiando un magnifico ripiano parzialmente coltivato e recintato, fino a giungere nei pressi di una graziosa casetta. Trascurata, proprio in corrispondenza della casa, una carraia che si stacca a sinistra, si continua per il tracciato principale diretto alla carrozzabile per il Passo della Colla, rientrando presto nel bosco (interessante muretto a secco). Dopo un tratto in lieve discesa, un rio che si varca e una breve risalita, proprio nel momento in cui il percorso riprende a scendere lo si abbandona imboccando a sinistra una carraia. Si avanza in moderata pendenza immersi in un ambiente boschivo di rara bellezza, notando vecchi muretti a secco e trascurando ai lati tracce secondarie. Usciti in un’area disboscata, la si contorna lungo il suo margine inferiore ignorando una carraia d’esbosco, rientrando poi nella copertura boscosa. Si guadagna successivamente quota nella sponda destra (sinistra orografica) di una valletta, volgendo più in alto a destra ed uscendo in un’altra area disboscata. La si attraversa per traccia decisamente invasa dalla vegetazione nonché dissestata, notando in seguito resti di muretti a secco, preziosa testimonianza della storicità del percorso. Insistendo lungo il solitario tracciato, si lambisce più avanti una radura e, varcato un rio, si sale per un tratto parallelamente ad esso. Attraversato un fosso, si esce in un’area di rado bosco che regala belle visuali panoramiche sul crinale dell’Alta Val Parma. Il percorso rientra successivamente nella più fitta copertura boscosa e varca un corso d’acqua, procedendo per un tratto in lieve discesa. Guidati da segnavia gialli, si attraversa in seguito la valletta formata da un rio asciutto, giungendo appena dopo nei pressi di un suggestivo ripiano con spettacolari faggi e grande masso erratico. Dopo un tratto in lieve discesa e successiva risalita, si incontra un bivio da cui i segnavia inducono ad imboccare il percorso di sinistra. Si avanza in lieve salita e in piano costeggiando un fosso, per poi attraversarlo e raggiungere il margine sinistro di una radura. Notando a sinistra una freccia, continuiamo per il suggestivo percorso che diviene successivamente meno evidente ma ottimamente contrassegnato. Volgendo in seguito a sinistra, si penetra in una valletta varcando il rio che la forma, attraversando appena dopo un ramo asciutto dello stesso corso d’acqua. Dopo una piccola radura con folta vegetazione e un fosso (segnavia), si esce in un magnifico ripiano prativo. Si attraversa l’ampia radura tendendo verso destra, puntando alla fascia boscosa che la chiude verso sud. Superato il breve tratto di bosco, si attraversa un’altra radura assecondando una traccia questa volta più evidente. Ripiombati nella copertura boscosa, si varca subito un corso d’acqua e, assecondando la puntuale segnaletica, si scende per poco onde attraversare un suggestivo rio. Successivamente si devono abbandonare i segnavia gialli che si spostano a destra (indicazione per Grammatica), notando un cartello che invita a non percorrere con cavalli il sentiero su cui siamo. Si continua per il percorso principale sempre meno incavato ma contrassegnato da altri segnavia visibili solo nel senso di discesa. Il sentiero volge successivamente a sinistra e, salendo piuttosto ripidamente, conduce in un piccolo ripiano boscoso. Continuando poi in lieve salita e in piano per traccia più marcata, si esce poco più avanti in una delle più belle radure di tutto l’Appennino parmense. La si attraversa interamente tenendosi a poca distanza dal suo margine destro, ammirando alla nostra sinistra la dorsale del Navert. Poi, nei pressi di un secolare faggio, si rientra nella copertura boscosa (indicazione del “Sentiero dei Cavrones”) varcando subito un piccolo fosso. Ammirando altri spettacolari faggi, si volge successivamente a destra procedendo per sentiero abbastanza incavato, fino a raggiungere un ripiano boscoso. Più avanti si avanza parallelamente ad un suggestivo rio con massi, prendendo il ramo di sinistra nel momento in cui il tracciato si sdoppia. Giunti nei pressi del menzionato rio (frecce di vernice rossa), si volge nettamente a sinistra e si sale piuttosto ripidamente fino a mettere piede in un bel ripiano boscoso con massi. Attraversatolo, si continua a progredire ancora per un tratto in direzione nord, per poi volgere a destra e mettere piede in un altro ripiano boscoso caratterizzato da notevoli esemplari di faggio. Qui il tracciato si amplia trasformandosi in carraia: l’assecondiamo con andamento pianeggiante e poco dopo, appena prima di un suggestivo canale, incontriamo i segnavia del percorso CAI n° 720 (indicazioni). Si sale alla volta della sella chiamata Pian del Freddo (in realtà la vera e propria località Pian del Freddo, almeno secondo le informazioni desunte dall’autore della relazione, è situata più a sud-est) per traccia molto poco incavata ma ottimamente contrassegnata. Procedendo all’inizio parallelamente ad una sorta di ampio incavo di vecchia mulattiera, ci si innesta poi in quest’ultima volgendo a destra. Superato un breve ma ripido strappo, ci si avvicina ad un pendio caratterizzato da massi erratici, notando a terra una vecchia traversa per lo scolo dell’acqua (ne incontreremo altre), preziosa testimonianza della storicità del percorso in cui ci troviamo. Poi, volgendo a sinistra, si inizia la risalita del menzionato pendio boscoso mediante spettacolare sentiero che effettua alcuni tornanti. Ammirando la bellezza e preziosità dell’ambiente naturale in cui siamo immersi, si giunge nei pressi dell’ampia sella a quota 1529 m, situata sul crinale Parma/Bratica ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Navert. Volendo potremmo conquistarne la sommità seguendo il sentiero n° 739 che asseconda il menzionato profilo montuoso caratterizzato da spettacolari faggi e ampie radure. In questa sede si descrive invece un percorso alternativo che va a completare nel migliore dei modi l’escursione proposta. Messo piede nella sella/ripiano erboso, trascurata la continuazione del percorso n° 739 per Pian del Monte e Grammatica, si prende a destra un’ampia traccia, andando sempre a destra al bivio che si incontra subito dopo. Si avanza in salita in direzione nord-est/nord all’interno di una magnifica faggeta, attraversando più avanti una radura con cespugli di mirtillo. Appena prima di rientrare nella copertura boscosa, si abbandona a destra la prosecuzione della carraia e si continua a sinistra per poco attraente tracciato d’esbosco. Raggiunta un’altra radura cespugliosa, si notano i resti, seminascosti dalla vegetazione, di un’antica capanna di pastori. Dovremmo trovarci in località Pian del Freddo, il cui curioso nome deriva dal fatto che la neve, a causa dell’esposizione settentrionale, rimaneva – e dovrebbe rimanere – più a lungo (cfr. Canossini, pag. 211). Da qui, trascurata a sinistra una carraia d’esbosco, si continua a destra per ampio sentiero che scende nella copertura boscosa. Usciti più in basso in una panoramica dorsale erbosa, la si asseconda verso sinistra costeggiando il limite del bosco, fino a mettere piede in una selletta situata poco sotto un dosso. Da qui si scende a destra per traccia inizialmente piuttosto esigua che volgendo ulteriormente a destra procede parallelamente alla dorsale di prima. Avanzando in direzione sud, si rientra nella faggeta e si asseconda un sentiero poco incavato tra rocce scagliose. Varcato un primo fosso, si sale ripidamente per un singolo tratto, per poi avanzare pressoché in quota su traccia abbastanza evidente. Attraversato un secondo fosso con particolari stratificazioni dell’Unità di Canetolo (cfr. Canossini), si esce dalla copertura boscosa ai piedi degli splendidi pendii settentrionali del Monte Navert. Si avanza per magnifico e comodo sentiero a mezza costa, fino a giungere nei pressi di una fonte che sgorga dalla roccia a quota 1553 m. Trascurata una traccia che sale a destra, si continua per l’evidente percorso che pianeggiando conduce verso una macchia boscosa. Attraversata quest’ultima per sentiero poco evidente, si esce in un altro spettacolare pendio erboso che si taglia per traccia ben incavata. In questa sezione si ammirano visuali veramente notevoli: in particolare è possibile osservare l’effettiva morfologia della montagna e il motivo per cui essa è chiamata “Navert”. Subito dopo alcuni alberi, si presenta un bivio da cui si opta per il sentiero di destra che, procedendo a mezza costa, si dirige verso il vicino crinale Bratica/Cedra. Innestatosi qui nel percorso n° 737, lo si asseconda a destra risalendo inizialmente una dorsale erbosa. Attraversata una suggestiva macchia boscosa formata da particolari faggi, si arriva piedi del ripido profilo terminale del Monte Navert (notevole colpo d’occhio sui friabili dirupi del Flysch che caratterizzano il versante meridionale della montagna). Trascurato il sentiero segnato che si sposta a destra, si risale il suddetto profilo per traccia sempre più labile, conquistando, non senza fatica, la vetta della montagna (croce) a quota 1653 m. Dopo una meritata sosta su una delle più importanti cime del territorio montuoso parmense, si inizia la discesa in versante Valditacca lungo l’ormai abbandonato sentiero n° 737. A tal fine, ci si sposta verso il limite ovest del pianoro sommitale, iniziando poi a perdere quota per crinaletto erboso avendo a destra delle conifere. Dopo una ben ripida e disagevole discesa per traccia in cui affiorano stratificazioni del Flysch, si penetra in una macchia boscosa che si attraversa aggirando a sinistra un masso. Si discende poi un erto profilo erboso costeggiando il limite del bosco, trascurando più in basso un sentiero a sinistra. Perdendo successivamente quota per dorsale boscosa caratterizzata da notevoli esemplari di faggio, si approda poco sotto al Passo della Colla1466 m. Dal valico si asseconda una carrozzabile in direzione dei Lagoni (destra), raggiungendo in circa 15 minuti il bivio con la Strada Forestale dei Chiosi (CAI n° 720). Perdendo quota per il bel percorso, si varca più in basso un rio cui fa seguito il Torrente Parma della Colletta. Transitati nei pressi di una sorta di rifugio forestale, si inizia a scendere lungo la sponda destra orografica della solitaria valle formata dal Rio dello Stagnone. Ammirando la bellezza dell’ambiente boschivo (costituito da faggi e conifere) in cui siamo immersi, si raggiunge più in basso un bivio da cui il percorso n° 720 si sposta a sinistra e scende verso il fondovalle. Noi invece proseguiamo diritto per forestale, attraversando mediante ponte un corso d’acqua e progredendo per un tratto in salita. Il tracciato riprende poi a scendere e conduce, con lunga ma defatigante camminata, al bivio incontrato all’andata dopo il ripiano recintato con casa. Per ritornare a Sesta, una volta raggiunto il bivio con la mulattiera (“Madoi vita di Sesta”) seguita nella parte iniziale dell’escursione, proseguiamo diritto lungo la carraia incontrando poco dopo una fonte/abbeveratoio. Il percorso costeggia successivamente una suggestiva pietraia similare ad alcune che si trovano in Val Bratica, conducendo più avanti in panoramiche radure e campi coltivati. Ammirando su un masso alla nostra destra la Maestà Madonna dei Quercioli (bassorilievo del 1844), ci si immette infine nella strada asfaltata che unisce Sesta Inferiore a Sesta Superiore poco sopra la prima località.