Cima delle Stellune da Ponte delle Stue

Punto di partenza/arrivo: Ponte delle Stue, 1240 m

Dislivello: 1370 m ca.

Durata complessiva: 6/6,10 h

Tempi parziali: Ponte delle Stue-Malga Cazzorga (1,15 h) ; Malga Cazzorga-Forcella di Valsorda (50 min.) ; Forcella di Valsorda-Cima delle Stellune (1,20 h) ; Cima delle Stellune-Forcella di Val Moena (40 min.) ; Forcella di Val Moena-Ponte delle Sue (2 h)

Difficoltà: EE+/F l’ascesa alla Cima delle Stellune per la cresta sud/sud-est ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventualmente portare il casco)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: da Molina di Fiemme si imbocca la SP 31 per il Passo Manghen per più di 7 km. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra appena prima del Ponte delle Stue

www.openstreetmap.org

{Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario

Proposta escursionistica di notevole interesse e di sicura soddisfazione. Il percorso, se effettuato come da relazione, risulta impegnativo in quanto implicante un’ascesa particolarmente impervia lungo una sorta di cresta che permette di conquistare Cima delle Stellune scavalcando la sommità quotata 2550 m. Quest’ultima si trova nel versante meridionale della montagna ed è separata dalla cima principale da una sella da cui digradano, verso nord e sud, due erti canaloni che certamente non attraggono l’escursionista al fine di una loro risalita. La menzionata ascesa per la cresta sud della cima quotata 2550 m richiede grande attenzione e ottima esperienza di montagna selvaggia. Innanzitutto, fino alla quota 2550 m, non esiste alcun contrassegno che faciliti l’orientamento, in particolare nella prima sezione in cui occorre risalire, con percorso da cercarsi in proprio, un pendio caratterizzato da erti canali erbosi tra impegnative fasce rocciose. In secondo luogo, durante la quasi scalata della cresta occorre affrontare singoli passaggi d’arrampicata su blocchi alquanto instabili. A ciò si aggiunge un’ascesa finale, quella che avviene dopo aver raggiunto la sella che separa la quota 2550 dalla Cima delle Stellune, piuttosto delicata ed esposta, ma per fortuna guidata da ometti ottimamente posizionati. Chi non è avvezzo a salite di questo genere (dove gioca un ruolo fondamentale la personale capacità di valutazione dei passaggi migliori) è invitato a conquistare Cima delle Stellune seguendo il percorso tradizionale.   

Dal punto di partenza si imbocca una carrareccia (n° 318) che avanza perlopiù in lieve salita parallelamente al Rio delle Stue, conducendo in circa 40 minuti nei pressi di Malga della Stue Bassa, 1400 m. Insistendo per il comodo tracciato, si effettua una svolta a sinistra e al bivio che si presenta poco dopo si continua diritto/sinistra (indicazioni). Usciti più in alto dalla copertura boscosa, che purtroppo porta i segni della Tempesta Vaia, si sale più ripidamente fino a raggiungere Malga della Stue Alta, 1566 m. Avanzando in lieve salita nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio delle Stue, si esce più avanti alla base di una sezione di bosco completamente divelta dalla devastante tempesta dell’ottobre 2018. Dopo una salita tra splendidi pascoli, compiendo anche alcuni tornanti, si raggiunge Malga Cazzorga, 1837 m. Superati gli edifici, nel momento in cui la carraia effettua un tornante sinistrorso, si imbocca a destra un sentiero (n° 318) che conduce inizialmente ad un crocifisso. Guadagnando quota tra bucolici pascoli, si attraversa più avanti un’area di bosco divelto, per poi volgere a sinistra e salire per prati assecondando una costa che a sua volta costituisce il sommo della sponda destra della valletta formata da un rio. Trascurate tracce ai lati, si volge poco più in alto a destra onde varcare il menzionato rio. Il comodo percorso avanza in direzione est costeggiando il margine del bosco nonché il limite dello splendido avvallamento prativo in cui si trova l’abbandonata Malga delle Stellune. Procedendo quasi sempre in lieve salita tra rado bosco e magnifici pascoli, nell’ambito di una valle sempre più selvaggia e spettacolare, si giunge più avanti a poca distanza dal Lago delle Stellune, 2099 m, situato più in basso rispetto al punto in cui siamo. Dopo una possibile digressione per visitare il suggestivo specchio d’acqua (una traccia a destra conduce alla sua sponda nord-orientale), si prosegue per il percorso principale che assume le fattezze di una mulattiera di guerra. Giunti in un magnifico ripiano alla base delle pietraie e ghiaioni che digradano dalle pareti della Cima delle Stellune, si trascura a sinistra (indicazioni) il sentiero n° 321 che conduce a Forcella di Val Moena e si prosegue per il n° 318 verso la non lontana Forcella di Valsorda. Ignorato poco più avanti un altro percorso di guerra che si stacca a destra, si continua a progredire all’interno della selvaggia valletta racchiusa tra le verticali pareti sud-occidentali della Cima delle Stellune e i contrafforti del Monte Montalon. Raggiunta l’ampia e spettacolare insellatura di Forcella di Valsorda, 2256 m, si abbandona il percorso n° 318 che inizia a scendere verso i Laghi delle Buse Basse e a sinistra il n° 317 che conduce a Forcella di Val Moena, imboccando, a destra di quest’ultimo sentiero, una traccia di guerra non segnata. Il nostro intento consiste nel conquistare Cima delle Stellune risalendo la cresta meridionale della quota 2550 m separata dalla sommità principale da un canalone. Dovremo fare i conti con un’ascesa alquanto impervia e selvaggia che richiede costante attenzione ed esperienza. Assecondando il bel sentiero, si inizia poco più avanti ad attraversare la spettacolare pietraia che digrada dalle quinte rocciose della Cima delle Stellune, andando oltre la direttrice dell’evidente canale erboso che separa la quota 2550 dalla cima principale. Nel momento che si ritiene più opportuno, si inizia a risalire la pietraia con andamento in obliquo verso destra, puntando ai basamenti rocciosi della cresta meridionale della quota 2550 m. Più in alto, terminata la pietraia, si risalgono erti pendii prativi, fino ad arrivare alla base delle rocce che sbarrano l’accesso alla cresta. Messo piede su una labile traccia, la si asseconda a destra solo per poco, abbandonandola dopo aver aggirato la sezione rocciosa più impegnativa. Per guadagnare il filo della cresta sud/sud-est della montagna, si deve obbligatoriamente ascendere su ripidi canalini erbosi tra fasce rocciose, mediante una progressione molto delicata, faticosa e da cercarsi autonomamente affidandosi alla propria esperienza. Più in alto, assecondando a sinistra una sorta di cengia/bancata erbosa, ci si avvicina alla cresta rocciosa e la si guadagna dopo aver risalito, con andamento in obliquo verso destra, dei grossi blocchi (percorso improvvisato dall’autore della relazione; passi di I°/I°+). Ci si trova esattamente sotto un verticale gendarme che occorre aggirare a sinistra scendendo su blocchi instabili che richiedono la massima attenzione. Rimontati sul filo di cresta, lo si valica effettuando un delicato obliquo/traverso implicante un passaggio d’arrampicata scomodo e abbastanza scabroso (II°) su blocchi rocciosi decisamente instabili. Ripreso verso sinistra il filo di cresta, lo si risale agevolmente fino ad arrivare alla base di una più impegnativa sezione. La si supera direttamente scalando ripide ma gradinate rocce (I°+), risalendo subito dopo un poco piacevole canalino. Poi, tenendosi a sinistra del filo di cresta, si guadagna la selvaggia cima quotata 2550 m, contraddistinta da un ometto. Scesi ripidamente per sassosa dorsale alla sottostante sella dalla quale digradano due canali (di cui uno è quello alla cui base siamo transitati quando ci trovavamo nella pietraia), si inizia l’ascesa alla volta della sommità principale. Si risale inizialmente una vaga crestina formata da rocce non molto solide (I°/I°+), fino a raggiungere la base di una liscia placca. Qui si effettua un delicato ed esposto traverso a sinistra su cornice erbosa (ometto) per poi continuare sempre in traverso assecondando la linea fornita dai ben posizionati ometti. Risalita una ripida rampa erbosa, usciti nei pendii sottostanti la sommità, si volge a destra e, assecondando la cresta terminale, si conquista la stupenda Cima delle Stellune, 2605 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama, si inizia la discesa percorrendo inizialmente la splendida dorsale sommitale. Il percorso di guerra volge poi a destra (ometti evidenti) e verso sinistra conduce nei pressi di una postazione militare. Si continua a perdere quota a serpentine per spettacolare dorsale ghiaioso/sassosa, notando a sinistra un poggio contraddistinto da una piramide di sassi con croce. Attraversato un magnifico ripiano, si riprende a scendere ripidamente avendo sempre come direttrice la dorsale nord-ovest della montagna. Più in basso si perde quota per ripido pendio caratterizzato da blocchi rocciosi, compiendo diversi tornanti e sottopassando un roccione. Immessosi nel percorso n° 321, lo si asseconda a sinistra guadagnando in breve Forcella di Val Moena, 2294 m. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino dirigendosi verso i roccoli che caratterizzano la prima sezione del crinale est/sud-est del Cimon del Terzo, iniziando poi a perdere quota verso il sottostante pianoro del Vallone delle Stue. Effettuati diversi tornanti, si raggiunge più in basso un ripiano (si tratta di un’area umida) con massi dove il sentiero risulta poco evidente. Volgendo poi a destra e attraversati alcuni ruscelli, si rimette piede nel percorso n° 318 a poca distanza dalla Forcella di Valsorda. Mediante lo stesso percorso effettuato all’andata si ritorna a Ponte delle Stue