Via Ferrata Nico Gusella – Cima di Ball (Cresta Nord e Via Normale) – Cima Val di Roda – Via Ferrata della Vecchia

La Cima di Ball con evidenziati, in modo assolutamente ipotetico e senza alcuna pretesa di esattezza, i percorsi della Via Normale (a sinistra) e della Cresta Nord (a destra). Il tracciato della Via Normale, dal punto in cui è stata scattata la foto, ossia dalla Cima Immink, è nella sua parte centrale/finale non visibile in quanto coperto dal Campanile Pradidali

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1330 m ca.

Durata complessiva: 8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Passo di Ball (2,30 h) ; Passo di Ball-Ferrata Gusella-Cima di Ball (1,30 h) ; Cima di Ball-Cima Val di Roda (35 min) ; Cima Val di Roda-bivio sentiero per Ferrata della Vecchia (1,10 h) ; bivio sentiero per Ferrata della Vecchia-sentiero n° 721 (45 min) ; sentiero n° 721-parcheggio Col Verde (1,30 h)

Difficoltà: EEA, media difficoltà (B, con passaggi leggermente più impegnativi: B+), le ferrate Gusella e della Vecchia ; PD- la combinazione Cresta Nord e Via Normale alla Cima di Ball ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata e d’arrampicata (se si percorre la variante della Cresta Nord)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

Stralcio della mappa Kompass proveniente dal sito: www.ferrate365.it

Descrizione dell’itinerario 

Quello proposto è certamente uno dei giri più grandiosi delle Pale di San Martino, implicante l’ascesa a due cime di sicura soddisfazione, soprattutto la prestigiosa Cima di Ball. Ricalcando le tracce del pioniere dell’alpinismo dolomitico John Ball, la menzionata cima si conquista mediante una via normale ottimamente contrassegnata da ometti e bolli rossi nonché attrezzata in alcuni punti con fittoni resinati (di questi ultimi si poteva forse fare a meno). A metà percorso è possibile cimentarsi con una variante più alpinistica che ha come direttrice la cresta nord della montagna. Optando per questa possibilità, si dovranno superare tratti di II° e (quasi) III° abbondantemente assicurati da fittoni resinati. Itinerario memorabile ed estremamente completo che richiede una consolidata esperienza di montagna e un ottimo grado di allenamento.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Il percorso avanza in questa sezione pressoché in quota, per poi riprendere a salire fino a trasformarsi in sentiero attrezzato. Si percorre inizialmente un’ariosa cengia al termine della quale si attraversa il canale che scende dal Vallon di Ball. Continuando per il percorso attrezzato, si ascende con andamento in obliquo su facili roccette ai piedi del basamento roccioso/ghiaioso sopra il quale si ergono le cime Immink e Pradidali. Raggiunto lo spettacolare Passo di Ball, 2443 m, racchiuso fra la Torre e il Campanile Pradidali, prendiamo a destra (indicazioni) il sentiero d’avvicinamento alla Ferrata Nico Gusella. Trascurata poco dopo una traccia a sinistra, si procede ai piedi delle pareti del Campanile Pradidali, entrando in questo modo nel canalone che scende dalla Forcella Stephen. Dopo una faticosa salita in cui si varca un franoso solco e una ripida sequenza di tornanti, si raggiunge l’attacco della ferrata. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)    

Si inizia l’ascesa scalando facili rocce e una rampa inclinata (A/A+), volgendo poi a destra e superando un più ripido muretto facilitato da staffe metalliche (A/B). Effettuato un breve ma esposto traverso (B), si scala una placca sfruttando ottimi appoggi (A/B), spostandosi poi ulteriormente a destra verso il fondo del canalone che scende dalla Forcella Stephen. Superata una più impegnativa placca (B/B+), si effettua un traversino a destra piuttosto esposto, scalando poi in obliquo delle belle e divertenti placche facilitate nei punti più lisci da staffe metalliche (B). Compiuto un traverso anche discendente verso il fondo del canalone, si affronta a sinistra una ripida, quasi verticale paretina che costituisce la faccia sinistra di un diedro. Si supera il passaggio sfruttando, oltre l’iniziale staffa, ottimi appoggi naturali (B+), impegnandosi successivamente con una placca facilitata da tre staffe (B). Arrivati alla base di una strapiombante parete, si volge a destra e si affronta un non facile passaggio (B+), spostandosi poi verso il fondo del canale. Si prosegue in obliquo per facili e divertenti placchette (A/B) e, dopo un brevissimo traverso a destra, si supera una liscia placca sfruttando, nei primi metri, due staffe metalliche (B). Effettuato un obliquo/traverso a destra su placche (A/B), si affronta un ripido diedrino di pochi metri (A/B) che adduce ad un canalino/rampa. Quest’ultimo (A/B) deposita su una cengia che, seguita a destra, conduce a poca distanza dal fondo del canalone dove passava il vecchio percorso attrezzato. Una bella placca (B), un ripido muretto (B) e facili rocce precedono il filo della cresta settentrionale della Cima di Ball e la Forcella Stephen, 2705 m. Abbandonato il percorso segnato che inizia a scendere, si continua lungo l’agevole cresta in direzione della Cima di Ball (ometti), scavalcando per traccia un risalto ed incontrando più avanti dei bolli rossi. Assecondandoli, ci si tiene per un tratto leggermente a sinistra (Pradidali) del filo di cresta e, superato un gradino nei pressi di una specie di nicchia, si rimette piede sul crinale roccioso. Giunti alla base di un verticale gendarme, si volge a sinistra (ometti e bolli rossi) procedendo a mezza costa per traccia aerea, fino a doppiare, mediante breve traverso esposto, lo spigolo (fittone resinato) di una spalla rocciosa. Raggiunto il soprastante bivio, spostandosi a destra è possibile cimentarsi con la più alpinistica variante della Cresta Nord (scritta con freccia). Orientandosi con i bolli rossi e i fittoni resinati, si scalano, con andamento in leggero obliquo verso desta, rocce ripide ma ben articolate (II°). Superata una paretina più impegnativa (II°+), si traversa a destra per cengia in direzione di un vistoso ometto, affrontando poi un muro e una placca (fittoni) di ottima roccia (II°+/III°-). Guadagnato il filo di cresta, lo si asseconda in direzione della Cima di Ball, aggirando a destra alcuni spuntoni. Raggiunta una catena di calata, si scende per rocce articolate (I°/I°+) in versante Cismon puntando ad un ben visibile bollo rosso. Oltre quest’ultimo, si discendono rocce un po’ più ripide (II°-) parallelamente ad un canalino. Raggiunto un cordone posto nella parete che delimita a sinistra il menzionato canalino, si effettua un traverso a destra (faccia a monte) piuttosto aereo (II°) e, dopo un tratto su rocce rotte, si penetra in un incassato canale. A destra si nota un bollo rosso alla base della non breve e verticale parete d’uscita, che dal punto in cui siamo impressiona non poco, soprattutto se non si è assicurati (come si dovrebbe essere per affrontare in totale sicurezza questa variante). Ci si dirige verso il bollo e si inizia la gratificante ascesa finale, che avviene su rocce – come già espresso – verticali ma ben appigliate e abbondantemente attrezzate con fittoni resinati (II°/II°+, forse III°- in qualche breve passaggio). Guadagnata con sicura soddisfazione l’ampia e superlativa Cima di Ball, 2807 m, senza attardarsi eccessivamente nonostante la grandiosità del panorama che ci attornia, si incomincia la discesa per la Via Normale. Percorsa per poco la dorsale sommitale verso sud-est, si inizia a perdere quota in versante Pradidali prima per traccia (ometti), poi per agevoli rocce, piuttosto rotte, seguendo una sorta di costa (passi di I°). Più in basso, assecondando attentamente gli ometti, si volge a sinistra (faccia a valle) attraversando il ghiaioso catino sospeso che caratterizza il versante est della montagna. Ci si dirige verso l’evidente spalla rocciosa (ometto) dalla quale, durante l’ascesa, abbiamo abbandonato la Via Normale per seguire la variante della Cresta Nord. Arrivati alla base della parete della spalla, si effettua un traverso/ascesa su rocce ripide ma solide (II°, fittoni resinati), fino a ritornare al bivio con la variante. Rientrati per lo stesso percorso alla Forcella Stephen, prima di riprendere il Sentiero Attrezzato Nico Gusella in direzione della Forcella del Porton, è altamente consigliabile conquistare la Cima Val di Roda. Assecondando un’evidente traccia che sale a serpentine, si guadagna la spettacolare vetta, 2791 m, per poi tornare nuovamente alla Forcella Stephen. Ripreso il percorso segnato, si inizia a perdere quota in versante Cismon incontrando un paio di facili tratti attrezzati. Segue un lungo traverso discendente per roccette in direzione sud e sud-ovest, in cui occorre tenere d’occhio i segnavia bianco-rossi. Giunti a ridosso delle pareti della Cima di Ball, si perde più marcatamente quota per roccette, discendendo anche un breve muretto facilitato da staffe. Dopo alcune placche (staffa), si continua per traccia che procede ai piedi della parete occidentale della Cima di Ball. Risalita un’altra placca attrezzata e il successivo canale (B), si riprende a scendere costeggiando la base di verticali pareti. Utilizzando le attrezzature presenti, si effettua in seguito un traverso che precede una disarrampicata su ripida paretina (B). Penetrati in un canalone delimitato a destra da un gendarme, lo si risale interamente valicano la forcella che costituisce il suo sommo. Dopo una ripida discesa inizialmente per canale, si volge a sinistra procedendo a saliscendi, attraversando un altro solco. Valicata una panoramica dorsale, si perde quota per canale erboso/ghiaioso abbandonandolo nel momento in cui si approfondisce. Doppiato, con un passaggio piuttosto esposto, uno spigolo, si scende a tornanti lungo una sorta di pala erbosa. Svoltati più in basso a sinistra, si riprende a salire in direzione della soprastante Forcella del Porton, che tuttavia non si raggiunge. Si continua infatti per sentiero in discesa (n° 739) verso il Rifugio Velo della Madonna, fino a raggiungere un bivio (non sono presenti indicazioni) situato a ridosso di una parete. Qui si abbandona il percorso che conduce all’attacco della Ferrata del Velo e si scende a destra per ottimo sentiero (n° 739B) verso sud-ovest in ambiente spettacolare. Più in basso si perde quota parallelamente ad un solco e, attraversatolo, se ne varca poco dopo un secondo. Entrati in un terzo solco, lo si abbandona quasi subito assecondando la dorsale che lo delimita a destra. Dopo aver attraversato, più in basso, il canale in questione, si scende a serpentine fino a raggiungere l’attacco – o fine – della Ferrata della Vecchia. Discesa una prima liscia placca facilitata da numerose staffe, si volge a destra (faccia a monte) e ci si cala per rocce abbastanza ripide ma agevolate dalle abbondanti attrezzature (B). Dopo un muretto verticale, si traversa a sinistra (faccia a monte) per poi discendere una placca “addomesticata” da staffe (B). Segue un esposto traverso, anche discendente, verso destra, inizialmente assecondando una cengia (A/B). Un altro arioso traverso precede l’ultima discesa, intervallata da un esposto spostamento a sinistra (faccia a monte), su parete verticale, piuttosto impressionante ma non difficile grazie alle abbondanti attrezzature (B). Dalla fine/attacco della ferrata, situato in corrispondenza di un verticale gendarme, si scende per traccia e roccette all’interno di un canale, fino ad immettersi nel sentiero n° 721 diretto al Rifugio Velo della Madonna. Lo assecondiamo nella direzione opposta, ossia verso San Martino, procedendo per un lungo tratto a mezza costa alla base di verticali pareti, ammirando in diversi punti notevoli visuali panoramiche (durante il cammino si aggira una piccola sezione franata e si attraversa un solco in cui è presente una corda). Valicata molto più avanti una costa ammantata da pini mughi, si inizia a perdere marcatamente quota fino a raggiungere e valicare una selletta delimitata a sinistra da un poderoso gendarme. Dopo un tratto a mezza costa pianeggiante in cui si tagliano i pendii ghiaiosi con pini mughi digradanti dalla base della parete nord-ovest della Cima Val di Roda, si riprende a scendere mediante qualche svolta, fino ad oltrepassare una fiumana detritica. Effettuati altri tornanti, si discende per poco un canale, perdendo poi quota parallelamente ad esso. Varcato più in basso il solco ghiaioso, si scende avendolo a destra e, in corrispondenza di un masso, si volge a sinistra entrando nel bosco. Dopo una comoda discesa, ci si innesta in una forestale che si asseconda a destra attraversando una grande fiumana detritica. Continuando a destra al bivio che si presenta poco più avanti, si segue con defatigante camminata una bella carraia che conduce al bivio incontrato nella parte iniziale dell’escursione. Da qui, mediante lo stesso percorso, si ritorna al punto di partenza.