Cima Immink: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1340 m ca.

Durata complessiva: 7,50/8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Val di Roda-sentiero n° 715 (2 h) ; sentiero n° 715-attacco Via Normale Cima Immink (1,10 h) ; attacco Via Normale Cima Immink- sommità Cima Immink-attacco Via Normale Cima Immink (1,40 h) ; attacco Via Normale Cima Immink-parcheggio Col Verde (3 h) 

Difficoltà: PD- la Via Normale alla Cima Immink; EE/EE+/F (a seconda del percorso scelto) il tratto sentiero n° 702 attacco Via Normale Cima Immimk; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: per la Via Normale alla Cima Immink è altamente consigliabile dotarsi di un minimo di attrezzatura alpinistica

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

www.openstreetmap.org

{Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa ascesa di stampo pionieristico. La Via Normale alla Cima Immink presenta belle sezioni di arrampicata su roccia perlopiù ottima. L’orientamento, salvo in caso di nebbia, non è complesso, in quanto la linea di salita è semplice e logica. L’avvicinamento al Vallon di Ball implica qualche roccetta di I° e la possibilità di un’ascesa più diretta staccandosi dal sentiero (attrezzato) n° 715 poco dopo l’attraversamento del canale che scende dal menzionato vallone.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Procedendo a mezza costa in modo pressoché pianeggiante in ambiente spettacolare e selvaggio, si riprendere più avanti a salire per un breve tratto. Inizia poi una sezione attrezzata in cui si asseconda una bella cengia, piuttosto aerea, servita dal cavo d’acciaio a da inutili staffe. Attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, si continua per il sentiero attrezzato che progressivamente, procedendo in obliquo ascendente, si avvicina al Passo di Ball. L’autore della relazione, dopo l’attraversamento del menzionato canale, ha abbandonato il percorso segnato e ha liberamente risalito il soprastante pendio, caratterizzato da facili fasce rocciose, in direzione del citato Vallon di Ball, racchiuso tra la Cima Immink a sinistra e la Cima Pradidali a destra. Optando per questa possibilità, si ascende senza via obbligata superando qualche passaggio di I°/I°+ (prestare la massima attenzione a non scaricare sassi sul sottostante sentiero attrezzato), inserendosi infine nella traccia (ometti) proveniente dai pressi del Passo di Ball. Si asseconda il sentierino a sinistra oltrepassando il sommo di un canale, risalendo poi verso destra, guidati dagli ometti, facili roccette (passi di ). Più in alto si lambisce il margine della sponda sinistra orografica del canale che scende dal soprastante vallone, avanzando per roccette e traccia ben contrassegnata da ometti. Risalita una specie di rampa, si scende per qualche metro (sbiadita freccia di vernice rossa a destra, utile come orientamento in discesa) approdando al sommo del solco che più in basso si approfondisce notevolmente. Da qui si comincia la risalita del solitario Vallon di Ball, inizialmente ai piedi della parete nord di Cima Pradidali. Nel lato opposto della conca si ergono le pareti meridionali di Cima Immink, dove si snoda la Via Normale. Quest’ultima segue inizialmente un sistema di cenge, con andamento da sinistra a destra, per poi assecondare il terzo canale a destra di quelli che si vedono a partire dal gendarme conosciuto come Campanile Giovanna. Per raggiungere l’inizio delle suddette cenge, occorre risalire un angusto solco (non visibile dalla parte bassa del vallone ma intuibile) digradante da una stretta forcella delimitata dal menzionato Campanile Giovanna. Assecondando una traccia, si sale più meno al centro del vallone puntando al suo sommo, prima del quale si volge a sinistra dirigendosi verso il citato canale che appare nella primissima sezione come una stretta fenditura racchiusa da un grosso masso. L’autore della relazione, onde aggirare una ripida lingua di neve dura, ha preferito spostarsi subito a sinistra e, risalendo liberamente facili roccette e pendii ghiaiosi, si è portato alla base del canale. Si inizia quindi la risalita del solco che, come già espresso poco prima, risulta all’inizio molto stretto in quanto strozzato da un grosso masso (I°/I°+). Si continua poi per canale più largo in direzione della soprastante forcella, superando un’altra strozzatura implicante qualche metro di II° (cordino con moschettone di calata al termine del caminetto). Guadagnata la spettacolare forcella alla base delle strapiombati pareti del Campanile Giovanna, si incomincia l’ascesa verso Cima Immink. Si scala subito un breve ma ripido muretto di ottima roccia (II°-), per poi assecondare una cengia/rampa e transitare alla base di un primo solco. Evitando di alzarsi di quota per le invitanti rocce che ci sovrastano, si continua in traverso/obliquo doppiando uno spuntone, varcando poi un secondo canale/colatoio che sopra al punto in cui siamo si raddrizza e approfondisce divenendo camino. Si procede ancora per un tratto in traverso incontrando un ometto, fino a raggiungere una costa che delimita un profondo canale/camino. Da qui si scalano le soprastanti rocce, ripide ma appigliate e solide, con bella arrampicata (II°), rinvenendo un cordino su clessidra con moschettone di calata. Raggiunto un evidente ometto, si prosegue diritto su facili rocce (I°+/II°-) progredendo parallelamente al menzionato canale, entrando in esso in corrispondenza di un cordino azzurro. Si risale il solco incontrando poco più in alto una biforcazione alla base di una balza più impegnativa (cordino su grossa clessidra). Preso il ramo di destra, si scala il muretto con bella arrampicata tenendosi nei pressi della sua terminazione sinistra (cordino per eventuale calata alla fine; II°+). Si continua per il canale, ripido ma agevole, scalando un’altra balza più facile di quella precedente (II°-). Nel momento in cui, dopo la balza, il solco si bipartisce, un vistoso cordino rosso nel ramo di sinistra indica la giusta direzione. Si prosegue per il canale, ora più rotto e friabile, delimitato da spuntoni, fino uscirne (memorizzare il punto esatto dello sbocco/imbocco del solco, in quanto in discesa è molto facile sbagliarsi) alla base dei pendii ghiaiosi che precedono la cresta sommitale. Si risale il ghiaione (diverse tracce) e verso sinistra si conquista quella che dovrebbe costituire la sommità principale (ometto) di Cima Immink  – 2855 m – ma non necessariamente la quota più elevata. L’autore della relazione ha percorso interamente la cresta sommitale verso est (Pradidali), ammirando incredibili visuali sulla Pala di San Martino e tenendosi costantemente sulla destra dell’esposto filo. Si ritorna al Vallon di Ball ripercorrendo lo stesso itinerario, prestando la massima attenzione sia ai diversi tratti di disarrampicata (se si dispone di corda è possibile effettuare alcune doppie), quanto all’orientamento che potrebbe risultare complesso in caso di nebbia. Dopo la discesa lungo il vallone e le sottostanti roccette, si continua a sinistra assecondando una traccia e degli ometti fino ad immettersi nel sentiero n° 715 poco sotto il Passo di Ball (come già espresso, l’autore della relazione ha optato per un avvicinamento più diretto, staccandosi dal sentiero n° 715 poco dopo aver attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, innestandosi nella traccia proveniente dai pressi del Passo di Ball dopo aver risalito un pendio ghiaioso con qualche facile balza rocciosa). Si rientra a San Martino lungo lo stesso percorso effettuato in salita.