Cresta dei Molignon: Via Ferrata Laurenzi

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Micheluzzi, 1848 m – Campitello di Fassa, 1448 m

Dislivello: 1100 m ca. (dal Rifugio Micheluzzi)

Durata complessiva: 6,30/7 h

Tempi parziali: Rifugio Micheluzzi-Rifugio Antermoia (1,40 h) ; Rifugio Antermoia-attacco Ferrata Laurenzi (30 min) ; attacco Ferrata Laurenzi-Molignon di Fuori (1,40 h) ; Molignon di Fuori-Rifugio Alpe di Tires (1 h) ; Rifugio Alpe di Tires-Rifugio Micheluzzi (1,40 h) 

Difficoltà: EEA, difficile (C), la Ferrata Laurenzi; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: Campitello di Fassa, raggiungibile seguendo la SS 48, dista 37 km da Cavalese e 16 km da Moena. Si consiglia di abbandonare l’auto nell’ampio parcheggio (gratuito) della Funivia Col Rodella. A piedi si raggiunge poi il punto di partenza delle navette della Val Duron, situato all’imbocco di quest’ultima, esattamente in Strèda de Salin. Il servizio è attivo a partire dalle ore 7

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Splendida traversata per cresta mediante una ferrata da affrontare solo con adeguata preparazione e allenamento. Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2018. 

Dal Rifugio Micheluzzi si segue la pianeggiante carraia della Val Duron in direzione del Rifugio Alpe di Tires, raggiungendo in circa 20 minuti il bivio con il sentiero n° 578 per il Rifugio Antermoia. Attraversato mediante ponte il Rio Duron, si avanza in lieve/moderata pendenza tra sparute conifere, andando a sinistra al bivio che si presenta poco più avanti. Si inizia poi a guadagnare quota più ripidamente, penetrando in una valletta e risalendo la sua sponda sinistra orografica. Volgendo in seguito a destra, ci si inserisce in un avvallamento e dopo un ripido strappo si raggiungono splendidi pascoli (sulla destra si nota la teleferica del Rifugio Antermoia). Tendendo verso sinistra, si risalgono i pendii prativi per poi effettuare un obliquo ascendente tagliando la sponda destra del vallone in cui ci troviamo. Al sommo di quest’ultimo, si raggiunge il Passo Ciaregole, 2282 m, da cui si prosegue diritto verso il Passo di Dona e il Rifugio Antermoia. Si procede all’interno di una splendida conca/avvallamento e al bivio che si presenta più avanti si continua diritto (n°580). Messo piede in un magnifico e lunare ripiano, si volge a destra incominciando la salita finale alla volta del Passo di Dona. Giunti ai piedi delle strapiombanti pareti del Sasso di Dona, il sentiero svolta a sinistra e procede in obliquo in moderata pendenza. Attraversato un avvallamento, il percorso si sposta a sinistra e dopo un tornante destrorso conduce alla stazione della teleferica del Rifugio Antermoia. Poco più avanti si raggiunge il Passo di Dona, 2516 m, valicato il quale si perde quota verso il ben visibile Rifugio Antermoia. Avanzando più in basso in modo pianeggiante ai piedi delle pareti meridionali del Sasso di Dona, si raggiunge l’accogliente rifugio a quota 2496 m. Dopo un’eventuale sosta, si continua ad assecondare il sentiero n° 580 in direzione del Passo Antermoia, contornando la sponda settentrionale del pittoresco Lago di Antermoia. Lasciatosi alle spalle lo specchio d’acqua, si attraversa un ampio pianoro in ambiente quasi lunare (Valon de Antermoa), fino a raggiungere un bivio (indicazioni) a quota 2530 m, da cui si imbocca a destra il sentiero d’avvicinamento alla Ferrata Laurenzi. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si guadagna ripidamente quota verso un canalone e, immessosi in esso, si sale in direzione di un gendarme che lo bipartisce. Si opta per il ramo di sinistra, procedendo inizialmente a ridosso delle strapiombanti pareti del gendarme, per poi attraversare il canale ed avanzare faticosamente su ghiaie e terreno instabile. Insistendo per il franoso solco – che man mano che si sale si amplia – ci si avvicina ad uno spuntone e risalito un ultimo canalino si raggiunge l’attacco della Ferrata Laurenzi

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)    

Il percorso risale, nella sua prima sezione, un’impegnativa parete sfruttando i punti più deboli. Con progressione in obliquo a sinistra, si superano passaggi impegnativi, soprattutto all’inizio (C+) in cui ci si impegna con muro strapiombante. Dopo un altro passaggio impegnativo sempre in obliquo a sinistra (C) e un traverso più facile, si procede verticalmente per pochi metri (B/C), effettuando poi un esposto traverso a destra. Un altro passaggio verticale e impegnativo (C+) precede il termine di questa intensa, appagante sezione di ferrata. Si continua per divertenti rocce gradinate (B), spostandosi più in alto a destra e progredendo parallelamente ad un canale (A/B). Superata una paretina a sinistra di uno spuntone (B/B+), ci si impegna con un passaggio verticale ma breve (B/C). Raggiunta una specie di forcella, si scala un facile muretto, volgendo poi a sinistra. Dopo aver superato agevoli rocce, si guadagna una crestina parallela ad un profondo canale, dove terminano temporaneamente le attrezzature. Si asseconda la cresta scendendo ad una selletta al sommo del menzionato canale, oltre la quale ricomincia il percorso attrezzato. Si procede facilmente in direzione della sella che separa il Molignon di Dentro dalla Croda dei Cirmei, fino a cambiare direzione e risalire verso destra un facile canale (A). Dopo un’agevole rampa (A), si sale per traccia con ometti fino a raggiungere, spostandosi a sinistra, la stupenda cresta sommitale del Molignon di Dentro. Conquistata la cima a quota 2852 m, si continua per l’ampia e spettacolare dorsale caratterizzata da ghiaie di melafiro, fino al punto in cui essa assottigliandosi diviene più impegnativa ed esposta. Si segue il filo di cresta solo per poco e spostandosi alla sua sinistra si percorre una cengia attrezzata. Ripreso il filo (corda d’acciaio), lo si asseconda facilmente (A), discendendo una breve paretina abbastanza ripida (A/B). Oltrepassata l’impercettibile sommità del Molignon di Mezzo, occorre abbandonare la cresta e verso sinistra perdere quota per roccette e ghiaino (segni rossi) lungo una sorta di canale/rampa. Raggiunto il libro delle firme, inizia una nuova, interessante sezione di ferrata. Sfruttando una staffa, si supera agevolmente un gradino verticale (A/B), continuando poi in traverso/obliquo a sinistra (A). Penetrati in un angusto camino, lo si risale interamente superando un masso incastrato (A/B), fino a guadagnare una forcella delimitata da una verticale torre. Si incomincia la sua scalata sfruttano nella prima parte buoni appoggi (B/C), affrontando più in alto una placchetta abbastanza liscia (C). Superato verso destra un più agevole diedro/canale (B), si conquista la sommità del torrione dove terminano le principali difficoltà. Il percorso attrezzato continua ad assecondare la spettacolare cresta, scendendo per facili rocce gradinate (A+) e aggirando a destra, in modo discendente, uno spuntone (B). Attraversata una fenditura, si scala un ripido spigolo dapprima su rocce quasi verticali ma molto gradinate, poi per placca più coricata ma avara di appoggi (B/B+). Effettuato un breve traversino parallelamente al filo di cresta, si valica una forcella e si continua in traverso sempre lambendo la cresta (A/B). Valicatala, si compie un altro traverso piuttosto esposto su placca (A/B), fino a recuperare la cresta. La si asseconda facilmente e dopo un traverso a destra si raggiunge una forcella. Aggirato a destra uno spigolo, si effettua una breve discesa (A/B) e un traverso (B), impegnandosi poi con un tratto di ferrata quasi verticale ma agevole (B/B+). Superate facili rocce, si raggiunge il sommo di questa sezione a poca distanza dalla cima del Molignon di Fuori. Dalla sommità, 2780 m, si prosegue per ampia dorsale orientandosi con vistosi ometti, fino al punto in cui la cresta si assottiglia. Dopo un breve tratto attrezzato a sinistra del filo, si avanza alla sua destra per traccia. Recuperato il crinale, si continua assecondando i segnavia rossi, incontrando più avanti un altro breve e facile tratto di ferrata. Abbandonato il filo di cresta, si perde quota per traccia alla sua sinistra, discendendo poi un breve canalino. Messo piede in una crestina, si incomincia una divertente discesa attrezzata per rocce ben gradinate, piuttosto ripide nella parte finale (A/A+). Dal termine del percorso attrezzato (targa), si discende per traccia un ghiaione, fino a mettere piede in una selletta. A sinistra si raggiunge il vicino Passo Molignon, mentre a destra ci si dirige verso il Rifugio Alpe di Tires. Optiamo per la seconda possibilità e dopo una breve contropendenza guadagniamo una panoramica costa. Si perde successivamente quota lungo una valletta che, digradando verso il Rifugio Alpe di Tires, forma una gola. Raggiunta un dorsale molto panoramica, si volge a destra e, scendendo in ultimo per roccette attrezzate, si approda in un’ampia sella poco sotto il Rifugio Alpe di Tires, 2440 m. Immessosi nella carraia d’accesso, la si segue verso il fondo della Val Duron, ammirando belle visuali sulla Croda dell’Alpe. Al bivio che si presenta più in basso in corrispondenza di un cancello, si opta per il tracciato n° 594/E 532 che scende a destra. Si procede nella sponda sinistra orografica di una valletta fino a giungere nei pressi del Passo Duron, dove si continua per il percorso di destra (E 532). Si prosegue lungamente per comoda carraia discendendo la parte superiore della Val Duron, transitando a poca distanza da Malga Docoldaura. Raggiunto il fondo della Val Duron, si avanza in modo pianeggiante parallelamente al corso d’acqua, transitando a fianco di pittoresche baite. Ritornati al bivio con il sentiero n° 578 per il Rifugio Antermoia, si rientra al Micheluzzi seguendo lo stesso percorso dell’andata. Dal rifugio, anziché usufruire del servizio navetta, si può scendere a Campitello a piedi in circa 45 minuti.