Groppo di Gora e Monte Carameto da Bardi

Punto di partenza/arrivo: Bardi, 625 m

Dislivello: 980 m ca.

Durata complessiva: 7 h

Tempi parziali: Bardi-Groppo di Gora (2,30 h) ; Groppo di Gora-Passo Pellizzone (1 h) ; Passo Pellizzone-Monte Carameto (1 h) ; Monte Carameto-S. Giovanni (1 h) ; S. Giovanni-Bardi (1,30 h) 

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2022

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Ampio e splendido anello implicante l’ascesa a due cime di grande interesse ambientale e paesaggistico.  

Dalla SP 359 nel centro di Bardi, si imbocca Via Montello che sale ripidamente nella parte alta del paese. Oltre le ultime abitazioni, si continua per carraia e sentiero fino ad innestarsi in una stradina (indicazione per Pianelli, Crodolo e il Monte Lama) nei pressi di una casa. Mediante carraia si riprende a salire volgendo subito a destra, svoltando più avanti a sinistra. Si guadagna quota costeggiando prati e radure al cui sommo sono ben visibili le case disabitate di Pianelli. Approdati su una sorta di crinale, si volge a destra e si costeggia il suggestivo nucleo abbandonato, continuando poi per ampia traccia. Al bivio che si presenta, si prosegue per il percorso di sinistra (sbiadito segnavia), avanzando nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Per sentiero sempre più invaso dalla vegetazione si raggiunge il corso d’acqua e, varcatolo, si attraversa una sezione di terreno franato. Oltrepassata una staccionata, si volge subito a destra assecondando un sentiero inizialmente poco evidente in quanto invaso dalla vegetazione. Raggiunto il suggestivo nucleo abbandonato di Boioni, si continua per il tracciato d’accesso attraversando panoramiche radure. Sottopassata scomodamente una recinzione a filo spinato, ci si innesta in una carraia contrassegnata CAI n° 803. Si asseconda questo percorso all’interno di un magnifico ambiente boschivo, proseguendo diritto (indicazione) all’incrocio che si incontra nell’ambito di un’area disboscata. La mulattiera continua a guadagnare quota in moderata pendenza presentando interessanti stratificazioni. Raggiunto un bivio, occorre prendere il percorso di destra (Via degli Abati), scendendo per un breve tratto e attraversando un’area di rado bosco. Varcato un ruscello asciutto, si procede in lieve/moderata pendenza per poi pianeggiare svoltando a sinistra. Innestatosi in una carrareccia, si costeggia il margine di un’area disboscata e, raggiunto un incrocio, si continua a sinistra (segnavia). Si avanza per sentiero tra folta vegetazione, confluendo poco più avanti in una carraia, forse quella abbandonata poco prima. Rientrati nella copertura boscosa, al bivio che si presenta si prosegue a sinistra (segnavia), avanzando per un tratto in piano/lieve salita. Attraversata un’ampia area orribilmente disboscata, al bivio che si incontra dopo una svolta si continua a sinistra. Trascurata a destra una traccia, finalmente si rientra nella copertura boscosa, aggirando per sentiero una sezione impercorribile del tracciato (il passaggio di pesanti mezzi di esbosco determina la devastazione di carrarecce e a volte di vecchie mulattiere. In alcuni casi, come quello in questione, si creano delle pozzanghere di tali dimensioni da assumere le fattezze di veri e propri laghetti!). Continuando diritto ad un incrocio, si raggiunge successivamente un ripiano con gabbiotto (indicazioni), innestandosi qui in un’ampia carrareccia. Proseguiamo lungo il percorso n° 803, attraversando la carraia contrassegnata n° 801A e imboccando un’ampia traccia che riprende a salire volgendo subito a destra. Si guadagna faticosamente quota prima nell’ambito di un’area disboscata, poi all’interno del bosco, andando a destra al bivio che si incontra. Sbucati nell’ennesima area disboscata, se ne costeggia il margine procedendo per un tratto in piano, riprendendo successivamente a salire. Dopo un faticoso strappo, si avanza meno ripidamente tagliando un pendio boscoso con affioramenti rocciosi. Al bivio che si presenta in seguito, si trascura a destra un percorso contrassegnato da vecchi segnavia, andando successivamente ad attraversare un’ulteriore area di rado bosco. Continuando diritto/destra all’ennesimo bivio che si incontra (segnavia), si raggiunge più avanti un ripiano erboso con cespugli. Dopo una discesa e la successiva risalita, si valica una panoramica dorsale (bel colpo d’occhio sulle pareti del Groppo di Gora), notando alla nostra destra un’interessante crestina ofiolitica. Si asseconda a saliscendi un crinale contornando un’area disboscata, fino a raggiungere il margine destro di un bel ripiano prativo. Qui, trascurato il percorso che costeggia il limite del bosco, occorre assecondare la traccia di sinistra che attraversa il ripiano (paletto/segnavia). Si riprende successivamente a salire attraversando poco più avanti una radura, rientrando oltre quest’ultima nella copertura boscosa (interessanti esemplari di faggio). Tagliata una carraia insolcata, si avanza perlopiù in piano per sentiero non particolarmente incavato, uscendo nel margine di una radura con arbusti. Raggiunta un’altra radura, si trascura il più evidente percorso che sale a sinistra, continuando invece per il sentiero di destra. Si avanza in bell’ambiente boschivo e oltrepassato un fosso si esce in un magnifico ripiano prativo (palina segnaletica). Si continua in direzione del non lontano Colle del Castellaccio, avanzando per ampia traccia terrosa e attraversando una carraia. Alternando macchie boscose a radure e trascurando percorsi laterali, si guadagna infine un’erbosa sella di crinale, 1272 m, ai piedi dell’ofiolitico Colle Castellaccio. Si continua in direzione E (segnavia n° 907) salendo verso un’altura boscosa, trascurando, in corrispondenza della sommità di quest’ultima, un percorso segnato (A10) che si stacca a sinistra. Si inizia poi a perdere quota alternando tratti all’interno del bosco a radure, avvicinandosi sempre più all’ofiolitico Groppo di Gora. Giunti nei pressi delle sue spettacolari placche occidentali, si volge a sinistra per poi salire faticosamente nell’ambito di erti pendii prativi. Guadagnato l’ampio plateau sommitale del Groppo di Gora, 1302 m, si nota su un pulpito che precipita in versante Ceno una particolare nicchia con madonnina. Assecondando i segnavia impressi sulle rocce ofiolitiche, si inizia successivamente a perdere quota, impegnandosi, dopo il primo tratto in lieve pendenza, con una discesa alquanto ripida, faticosa e malagevole. Rientrati nella copertura boscosa, si raggiunge una selletta dove si trascura a sinistra un sentiero segnato. Ignorato poco più avanti, in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, un altro percorso che staccandosi a sinistra conduce a Teruzzi, si prosegue per il sentiero di crinale in direzione del Passo Pellizzone. Scavalcata un’altura boscosa, si approda in una sella in cui si taglia un’ampia traccia proveniente da Bardi (n° 801A). Si continua lungamente per il percorso di crinale, avanzando in piano/lieve discesa e in leggera salita, attraversando aree disboscate e trascurando carraie che si staccano ai lati. Tagliata la pista di un metanodotto, si prosegue per carrareccia e al bivio che si incontra poco dopo si ignora un percorso che si stacca a sinistra. Continuando lungamente per il comodo tracciato, si raggiunge infine il Passo Pelizzone, 1029 m, situato lungo il crinale Ceno/Arda. Da qui si continua alla volta del Monte Carameto, assecondando il percorso n° 801 che svolta quasi subito a sinistra costeggiando il margine di una radura. Si prosegue poi in lieve salita in bell’ambiente boschivo e al primo bivio si opta per l’ampia e ripida traccia di sinistra. Effettuate un paio di svolte, giunti in corrispondenza di un cippo, si volge a sinistra e si guadagna quota verso N ammirando belle stratificazioni. Ripresa la direzione E, si contorna una radura per poi rientrare nella copertura boscosa formata da faggi con qualche sparuta conifera. Usciti in un ripiano prativo, si continua per ampia traccia terrosa e rientrati nel bosco si riprende a salire piuttosto ripidamente. Dopo questa sezione, si prosegue per un tratto con andamento pressoché pianeggiante e nel momento in cui l’ampia traccia su cui stiamo comminando volge a sinistra si continua diritto per sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente compiendo un paio di svolte, recuperando poco più in alto il crinale divisorio. Dopo una breve discesa, si entra in un’area disboscata e all’incrocio che si presenta si continua diritto. Effettuata una ripida salita, che può avvenire sia all’interno del bosco seguendo il percorso segnato, quanto alla sua destra, si esce in splendidi pendii prativi a poca distanza dalla cima del Carameto. Assecondando il crinale divisorio e salendo piuttosto ripidamente nell’ultimo tratto, si guadagna la magnifica cima del Monte Carameto, 1318 m. Dopo una meritata sosta in uno dei più suggestivi balconi panoramici di tutto l’Appennino parmense, si incomincia la discesa che avviene nella prima sezione lungo il crinale orientale della montagna. Il tratto iniziale, molto ripido, può essere disceso sia per ampia traccia, oppure per il sentiero segnato alla sua destra. Approdati in un’insellatura erbosa, si continua per il percorso di crinale aggirando a sinistra un’altura boscosa. Il sentiero volge presto a destra e presenta particolari affioramenti di rocce bianche. Ripreso il filo della dorsale, lo si asseconda comodamente oltrepassando un cancello per il bestiame, ammirando altre interessanti stratificazioni. Raggiunto un bivio (indicazioni) in corrispondenza di una sella, si abbandona il crinale divisorio e si scende in versante Ceno per ampia traccia. Il percorso volge successivamente a destra dirigendosi verso un evidente poggio boscoso, presentando suggestivi affioramenti rocciosi. Poco prima del dosso, si svolta a destra per poi virare subito a sinistra (prefabbricato in lamiera a destra), continuando per il percorso principale sempre molto comodo e piacevole. Dopo alcuni tornanti, si perde quota per panoramico pendio caratterizzato da cespugli di ginepro (notevoli visuali sulla sottostante Val Ceno). In corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere, si volge a destra e si scende costeggiandolo per un tratto. Si procede poi tra ginepri, prendendo la carraia di destra nel momento in cui il percorso si sdoppia. Dopo la ricongiunzione dei due tracciati, si avanza costeggiando belle radure e transitando nei pressi di un piccolo stagno. Al bivio che si presenta appena dopo, si continua per il percorso di destra che procede a fianco di radure delimitate da siepi. Immessosi più avanti in una carraia nei pressi di un ampio ripiano prativo, la si asseconda a sinistra per poco abbandonandola per traccia a destra. Si attraversa in questo modo il menzionato ripiano tra i più belli e panoramici di tutto l’Appennino parmense. Giunti nei pressi di una casa disabitata, si continua per carraia a fianco di bucoliche radure attraversando un ruscello e notando in una torretta elettrica un segnavia. Trascurata successivamente una carraia a sinistra, si prosegue costeggiando una siepe che delimita due ampie radure. Immessosi in un’altra carrareccia (indicazione per la Cappella di S. Giovanni), la si asseconda a destra e al primo bivio la si abbandona per ampia traccia a sinistra. Si procede costeggiando ed attraversando belle radure intervallate da una fascia boscosa. Oltrepassata una sbarra, si continua per rilassante percorso all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando in piano e in lieve discesa. Ad un certo punto, i segnavia inducono ad abbandonare la carraia onde raggiungere la vicina Cappella di S. Giovanni, 911 m. Dopo un meritata sosta (tavolo con panche), trascurato il percorso che si diparte proprio di fronte all’area in cui si trova la cappella, ci si inserisce in una carrareccia che si asseconda (indicazioni) a sinistra (n° 801A). Si perde quota costeggiando un campo e, dopo una svolta a destra, ci si immette in uno stradello inizialmente sterrato. Lo si segue a sinistra procedendo a fianco di bellissime radure, dirigendosi verso il nucleo agricolo di Arcisa. Poco prima di esso, si prende a destra una carraia avanzando nella primissima parte in lieve salita per poi riprendere a scendere. Assecondando un percorso talora trascurato, si attraversa un corso d’acqua e, dopo una salita, si transita nei pressi di una costruzione diroccata (Le Sorbe). Si continua costeggiando campi e radure, trascurando un paio di carraie che si staccano a destra. Guadato il Rio del Poggione, si ignora a destra un percorso e, continuando per quello principale, si avanza comodamente all’interno di un bell’ambiente boschivo. Varcato un altro corso d’acqua, si transita a fianco di alcuni resti murari, continuando diritto all’incrocio che si presenta. Si procede per bella mulattiera delimitata da vecchi muretti a secco, andando a guadare un ulteriore ruscello. Si avanza successivamente a fianco di bucolici prati e, insistendo per il comodo e piacevole tracciato, ci si inserisce in una stradina asfaltata poco sotto il nucleo di Zambello. Al bivio che si incontra più in basso, si prosegue a sinistra verso Cansaldi e dopo poche decine di metri si scorge a destra la continuazione del segnavia n° 801A. Si scende costeggiando dei campi fino a varcare un rio, inserendosi successivamente in una sterrata che si asseconda a sinistra in salita. Innestatosi in una stradina nei pressi del nucleo agricolo di Berlini, lo si attraversa trascurando a sinistra uno stradello che conduce ad una casa situata sotto ad un caratteristico poggio. Volgendo invece a destra, si guada il Rio Corsenna dei Berlini oltre il quale si prosegue per poco piacevole tratturo in salita a fianco di campi. Andando diritto all’incrocio che si incontra, si prende subito dopo a destra una traccia che costeggia il margine di un campo. Varcato l’ennesimo corso d’acqua, si procede in salita a fianco di una proprietà, notando alla nostra sinistra un caratteristico masso ofiolitico. Costeggiata una discarica, si prosegue per stradina mediante la quale ci si innesta nella SP 359R. La si asseconda a sinistra per poco, prendendo a destra uno stradello privato che conduce ad alcune villette di recente costruzione (località Galante). Oltre un cancello (che potrebbe trovarsi chiuso, essendo questa, come già specificato, una proprietà privata, ma il percorso n° 801A passa proprio qui), si costeggia una vecchia casa e, aggirato a sinistra un altro cancello, ci si innesta in una carraia proveniente anch’essa dalla strada per il Pellizzone. La si asseconda a sinistra superando una sezione infestata dai rovi, procedendo per un tratto in lieve salita. Poi si riprende a scendere e, dopo un’altra sezione in cui si avanza in salita a fianco di campi, ci si innesta in una stradina asfaltata. Raggiunto l’ingresso del cimitero di Bardi, si continua diritto per Via dei Cipressi (segno bianco-rosso della Via degli Abati), fino a confluire nella SP 359R a poca distanza dal centro del paese.