Cima di Valbona – Cima del Feudo – Primo e Secondo Pizzo dei Muss

Punto di partenza/arrivo: Alpe di Pampeago, 1750 m

Dislivello: 1200 m ca.

Durata complessiva: 7,20 h

Tempi parziali: Pampeago-Baita Passo Feudo (1 h) ; Baita Passo Feudo-Cima di Valbona (1 h) ; Cima di Valbona-Cima del Feudo (1 h) ; Cima del Feudo-Primo Pizzo dei Muss (45 min) ; Primo Pizzo dei Muss-Secondo Pizzo dei Muss (1 h) ; Secondo Pizzo dei Muss-Passo Feudo (1,45 h) ; Passo Feudo-Pampeago (50 min)

Difficoltà: EE+ la brevissima ascesa alla Cima di Valbona ; EE/EE+ la traversata della Cima del Feudo ; F il Primo Pizzo dei Muss (ascesa/discesa) ; EE l’avvicinamento al secondo Pizzo dei Muss ; F il Secondo Pizzo dei Muss (ascesa/discesa) ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (portare il casco)

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Tesero seguendo la SP 215 si raggiunge in circa 8 km l’Alpe di Pampeago

www.openstreetmap.org {Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Straordinaria combinazione di ben quattro cime in una delle più selvagge aree del Gruppo del Latemar. L’ascesa/discesa dei due Pizzi dei Muss richiede una consolidata esperienza di montagna. 

Da Pampeago si prosegue per stradina asfaltata (nel primo tratto percorribile con le auto, poi chiusa al traffico) raggiungendo in circa 40 minuti Malga Zischgalm, situata a poca distanza dal Passo di Pampeago. Da qui si imbocca a destra (indicazione per il Passo Feudo) un’ampia traccia, prima ghiaiosa e poi erbosa, che conduce in un altro percorso (n° 504/521). Lo si asseconda a destra tagliando ripidi pendii erbosi e ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una poco stimolante salita su pista da sci, si giunge nei pressi di Baita Passo Feudo a poca distanza dal valico in questione. Si prosegue in direzione del Rifugio Torre di Pisa salendo per sentiero nell’ambito di pendii erbosi molto panoramici. Assecondando in seguito una dorsale caratterizzata da grandi e artistici ometti, si penetra poco più avanti in una bella conchetta delimitata da un groppo roccioso. Andando a destra al bivio che si incontra, si risale il soprastante valloncello effettuando alcuni tornanti. Valicata una dorsale, si raggiunge e attraversa una suggestiva valletta delimitata dalle verticali pareti della Cima di Valbona. Dopo una faticosa salita per pendio ghiaioso, raggiunta la base delle menzionate pareti, si volge a destra e si sale ripidamente scartando a sinistra un canalino. Si asseconda invece una caratteristica rampa formata da rocce vulcaniche cui fa seguito un’erta salita per sentiero a tornanti. Giunti nel valloncello compreso tra la Cima di Valbona a sinistra e la Cima Cavignon (nei cui pressi si trova il Rifugio Torre di Pisa) a destra, lo si risale prestando attenzione ai segnavia. Più in alto, abbandonato a destra il sentiero segnato, si continua a progredire all’interno dell’avvallamento caratterizzato da grossi massi puntando alla sella che rappresenta il suo culmine. Ci troviamo alla base della breve parete orientale della Cima di Valbona incisa da un’evidente spaccatura. Ci dirigiamo vero quest’ultima (è consigliabile lasciare lo zaino alla sella) e la risaliamo scomodamente affrontando un singolo passaggio di II° in opposizione. Conquistata la croce di vetta della Cima di Valbona, 2660 m, si inizia la discesa che avviene nel versante sud/sud-est della montagna. Si asseconda inizialmente un ripido canalino terroso con rocce vulcaniche, volgendo successivamente a sinistra per traccia. Ritornati nel valloncello racchiuso tra la Cima di Valbona e la Cima Cavignon, lo si risale fino a rimettere piede nella sella di prima e da qui continuare in direzione di un groppo. Aggiratone a destra la sommità, ci si reinserisce nel sentiero segnato abbandonato in precedenza. Dopo aver risalito un piccolo canale e alcune roccette gradinate, si raggiunge l’arrivo di una teleferica nei pressi del Rifugio Torre di Pisa, 2676 m. Da qui, abbandonato il percorso che conduce alla Forcella Campanili del Latemar, si prosegue in direzione della Cima del Feudo assecondando un sentiero, contrassegnato da sbiaditi segnavia rossi e verdi, che ha come direttrice la Cresta del Cavignon. Giunti sotto una specie di groppo roccioso, lo si aggira a sinistra per poi penetrare in un valloncello delimitato da spuntoni. Aggirato, mediante svolta a sinistra, un gendarme, si asseconda successivamente una cengetta che riporta sul filo di cresta. Lo si segue aggirando un ulteriore spuntone, scendendo per cengia/rampa ad una selletta caratterizzata da rocce vulcaniche. Scartato l’ennesimo spuntone, si riprende e valica la cresta proseguendo parallelamente e nei pressi di essa per traccia. Dopo aver disceso una breve ma stretta fenditura, si rimette piede sul filo del crinale raggiungendo un inestetico ripetitore. Si continua lungo il magnifico percorso di cresta assecondando una cengia che corre parallela al suo filo. Messo piede in una panoramica sella (notevole visuale sul Cimon del Latemar), si prosegue lungo la dorsale e alla sua destra. Successivamente il sentiero avanza a mezza costa tagliando pendii ghiaiosi, conducendo al sommo di una stretta fenditura. Discesa scomodamente quest’ultima, si continua a progredire a mezza costa per traccia segnata in direzione della croce posta sull’anticima meridionale della Cima del Feudo. Conquistata questa prima quota, 2565 m, occorre risalire una facile dorsale raggiungendo poco più in alto una specie di ripiano. Ignorata temporaneamente una traccia che si stacca a destra, si continua a progredire in direzione della sommità principale avendo sempre come direttrice il suo profilo meridionale. Conquistata la Cima del Feudo, 2632 m, dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ripercorre il tratto finale di dorsale fino ad imboccare a sinistra un’esigua traccia. Assecondandola (si nota più in basso un altro percorso con cui ci si congiunge poco dopo), si guadagna inizialmente una quota erbosa oltre la quale la cresta diviene più rocciosa e severa. La si discende assecondando in alcuni punti il suo esposto filo, prestando attenzione alla friabilità della roccia nei pochi passi di disarrampicata che si incontrano. Al termine di questa sezione si arriva al sommo di un primo canalone che digrada verso nord e che si trascura. Continuando per vaga traccia su pendii prativi, si raggiunge poco dopo il sommo di un secondo canalone parallelo a quello precedente. Lo si discende tenendosi nel suo margine destro dove le ghiaie più fini permettono di calarsi in modo rapido e divertente. Al temine dal canale si deve iniziare un faticoso e disagevole traverso in direzione nord-est/est (Pizzi dei Muss) tagliando un ripido e franoso ghiaione senza alcuna traccia. Giunti a poca distanza dalle pareti del Primo Pizzo dei Muss, si risale con progressione faticosa un ampio canale che digrada dalla cresta che unisce il citato Pizzo con la Cima del Feudo. Il canale nella parte superiore si divide in due rami: noi puntiamo a quello di destra che risaliamo faticosamente tenendosi a ridosso della parete che lo delimita a sinistra. Approdati in una spettacolare selletta (sotto di noi si erge l’incredibile Guglia del Faraone), si volge a sinistra aggirando uno spuntone, recuperando poco sopra il filo di cresta alla base delle rocce del versante occidentale del Primo Pizzo dei Muss. Puntando ad un evidente canale, si risale inizialmente un ripido ghiaione ed inseritosi nel solco si scalano inizialmente alcune rocce di I°+. Nel momento in cui il canale si rinserra assumendo le fattezze di una stretta fenditura, possiamo continuare scomodamente per essa, oppure, scalata a sinistra una breve fessura di II°, procedere lungo il bordo dell’angusto solco. Giunti ad un ometto, si risalgono gli ultimi metri di ripido e friabile pendio fino a conquistare la straordinaria e ampia cima del Primo Pizzo dei Muss, 2492 m. Dopo una sosta al fine di gustare il panorama grandioso che ci circonda, ripercorriamo la stessa via ritornando alla selletta nei pressi della Guglia del Faraone. Da qui ci si cala verso sud per divertente ghiaione, transitando inizialmente a fianco dello straordinario monolito. Si perde quota molto rapidamente e prima di giungere ai sottostanti pascoli di Pian della Paura si deve volgere a sinistra. Si avanza a mezza costa per pendio formato da zolle erbose attraversando anche una breve fascia ghiaiosa, innestandosi più avanti in una traccia che procede costeggiando le rocce del Primo Pizzo dei Muss. Si asseconda questo sentiero avvicinandosi ad un caratteristico spuntone oltre il quale si attraversa un solco. Il percorso avanza successivamente in obliquo ascendente implicando il superamento di una breve placchetta. Attraversato un ghiaione, si guadagna quota per ripidi pendii prativi e, doppiata una costa, si inizia a risalire il canale che digrada dalla sella tra i due Pizzi dei Muss. Procedendo faticosamente tra zolle erbose e compiendo qualche svolta per traccia sempre più labile, si guadagna infine la selvaggia sella all’inizio della cresta occidentale del Secondo Pizzo dei Muss. Di seguito viene descritto il percorso effettuato dall’autore della relazione il quale, nella sezione iniziale, ha optato per una variante leggermente più impegnativa rispetto alla linea della Via Normale al Secondo Pizzo dei Muss. Ignorato un franoso canale/colatoio a destra (dove passa il percorso principale), si risale verso sinistra un più netto canale erboso che adduce ad un esposto intaglio sul filo di cresta. Da qui si deve scalare una rampa e il successivo muretto piuttosto friabili (II°), continuando poi per franosa dorsale. Recuperato il percorso più tradizionale, si conquista un’anticima dalla quale si scende verso destra assecondando una fenditura. Notando, alla fine di quest’ultima, una caratteristica finestra rocciosa, si continua aggirando a destra degli spuntoni di cresta, raggiungendo una prima selletta al sommo di un profondo canale. Scavalcato un dosso, si conquista una seconda selletta da cui si deve aggirare a sinistra un giallo spuntone oltre il quale precipita un’impressionante fenditura. Risalito un breve ma ripido canalino ghiaioso, si mette piede in una sella situata sulla cresta sommitale e verso sinistra si raggiunge subito l’ometto di vetta. In realtà la quota più elevata, 2200 m, sembrerebbe essere quella di destra, raggiungibile con breve ma friabile digressione. Si ritorna alla sella tra i due Pizzi dei Muss lungo la stessa via, ma anziché discendere la paretina e la rampa di II°, si opta per il percorso più tradizionale. Prima che la dorsale divenga più ripida, la si abbandona calandosi liberamente a sinistra, avvicinandosi, con andamento verso destra, al sommo di una sezione dirupata caratterizzata dal quel colatoio friabile che in salita l’autore della relazione ha preferito evitare. Assecondata per poco una sorta di crestina, si discende verso destra (faccia a valle) una rampa e alcune roccette friabili (tratto molto insidioso, attenzione). Ritornati alla sella tra i due Pizzi dei Muss, si ripercorre lo stesso sentiero d’accesso ma nel momento in cui quest’ultimo taglia un ghiaione, prima di ricondurre al caratteristico spuntone incontrato all’andata, ci si cala agevolmente e rapidamente in direzione della sottostante conca erbosa. Da qui, valicata una dorsale prativa, si discendono liberamente, con andamento in obliquo verso destra, i sottostanti declivi fino ad inserirsi in una verde valletta che costituisce la continuazione del canale ghiaioso che digrada dalla sella della Guglia del Faraone. Approdati in un ripiano di impareggiabile bellezza caratterizzato da grandi massi, ci si inserisce nel sentiero n° 50 che si asseconda a destra in direzione del Passo Feudo. Trascurato più avanti un sentiero che scende a Baita Gardonè, si prosegue per il percorso principale tagliando, con andamento a mezza costa, ripidi pendii. Transitando in seguito ai piedi di pareti rocciose, attraversando degli avvallamenti e sottopassando infine la seggiovia proveniente da Baita Gardoné, ci si immette in una carraia in corrispondenza del Passo Feudo, 2118 m. Da qui si prosegue a destra per ampio sentiero (n° 504) il quale si inserisce nel tracciato seguito in salita per raggiungere Baita Passo Feudo. Si rientra a Pampeago lungo lo stesso percorso dell’andata.