L’Alta Val Manubiola e il Termine del Gatto

Punto di partenza/arrivo: Valbona, 612 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,40 h

Tempi parziali: Valbona-Casa Findone (50 min) ; Casa Findone-Le Fratte (1,10 h) ; Le Fratte-Termine del Gatto (1,30 h) ; Termine del Gatto-Le Fratte-Casa Findone (1,20 h) ; Casa Findone-Valbona (50 min)

Difficoltà: EE il sentiero n° 835 (Le Fratte-dorsale del Molinatico) ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2021

Accesso stradale: dall’uscita di Berceto dell’A15, si scende a destra per stretta stradina al vicino nucleo di Valbona. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della chiesa

Descrizione dell’itinerario  

Stupenda escursione che si svolge in luoghi di notevole interesse naturalistico, paesaggistico e storico. Il sentiero n° 835, che collega la dorsale del Groppo dell’Asino con quella del Molinatico, è attualmente (ottobre 2021) in stato di totale abbandono, spesso poco evidente e con diverse sezioni franate.  

Dalla chiesa di Valbona, un’antica mulattiera, che si diparte sulla destra degli edifici, scende all’interno di uno splendido castagneto. Messo piede nello stradello d’accesso, lo si segue in discesa e all’incrocio successivo si continua diritto (indicazioni del percorso n° 835). Transitando inizialmente a fianco di un interessante cippo con bassorilievo, si raggiunge poco più avanti la parte più antica del paese (tabella esplicativa del “Sentiero dei Saggi”). Imboccato a sinistra un viottolo, al bivio che si presenta appena dopo, in corrispondenza di una fontanella, si prosegue a sinistra. Avanzando inizialmente al sommo di panoramici declivi prativi, si inizia poi a perdere quota nella sponda destra orografica della valletta formata dal Torrente Manubiola di Valbona. Si asseconda una bella e antica mulattiera, ancora mirabilmente selciata e delimitata da muretti a secco, all’interno di un interessante ambiente boschivo. Poco prima di raggiungere il fondo della valle, si stacca a sinistra un sentiero che conduce ad una vecchia e diroccata costruzione e continua ulteriormente risalendo il pendio boscoso soprastante. Arrivati ad un’area pic-nic con bacheca esplicativa, si ignora la traccia che prosegue diritto e si volge a destra attraversando il Manubiola mediante simpatico ponticello pedonale. Subito dopo il segnavia n° 835 si sdoppia: a sinistra un magnifico percorso – da cui torneremo – conduce a Casa Findone facendo un giro più lungo, mentre a destra si diparte il sentiero più diretto (l’ampia traccia che procede parallelamente al torrente conduce ad un tavolo con panche e ad una fontana). Si guadagna ripidamente quota per vecchia mulattiera immersi in un ambiente boschivo di grade pregio, attraversando più in alto un rio. Il percorso è molto piacevole e non presenta bivi implicanti un’opzione: solo nella parte superiore si trascura un più labile sentiero che si stacca a destra. Più in alto si volge a sinistra e si avanza in direzione sud-ovest in modo pianeggiante affiancati da suggestivi muretti a secco. Valicata, mediante svolta a destra, la dorsale che divide le due valli formate dal Manubiola, si raggiungono poco più avanti i resti murari di Casa Findone766 m. Alla nostra destra si inserisce un’ampia traccia proveniente da Corchia, mentre a sinistra si stacca una mulattiera (è il percorso che seguiremo al ritorno) che scende nella valle del Manubiola di Valbona. Noi proseguiamo in salita per piacevole carraia (n° 835) e al bivio che si presenta poco più avanti possiamo scegliere indifferentemente uno dei due percorsi. Trascurata più in alto, dopo che i due tracciati si sono ricongiunti, una carraia che staccandosi a sinistra sale ripida, si avanza in modo pianeggiante all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Ammirando bellissimi castagni centenari, si raggiunge più avanti, in corrispondenza di un ripiano boscoso con tavolo e panche, un bivio (indicazioni del CAI a sinistra e “simpatico” cartello della TEP – linea n° 22 – a destra). Qui si può scegliere se prendere la variante n° 835C per Piana del Faggeto o continuare a sinistra per il n° 835. Optando per la prima possibilità, si avanza lungamente in piano/lieve salita per ampia traccia percorsa da fuoristrada e cingolati, attraversando alcune aree disboscate. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un tavolo con panche, andando a diritto/destra si arriverebbe ad una fontana (possibile digressione), mentre il percorso principale svolta nettamente a sinistra. Attraversata una radura (altro tavolo con panche), si rientra nella copertura boscosa andando diritto/sinistra al bivio che si presenta. Usciti poco più avanti in un’area disboscata, ci si innesta in una carraia mediante la quale si guadagna quota in direzione del non lontano crinale. Progredendo in salita sempre più ripida e poco stimolante a causa della vegetazione invadente, ci si immette nel più battuto sentiero n° 835 che asseconda la dorsale del Groppo dell’Asino. Ci dirigiamo verso quest’ultimo avanzando ancora per un tratto in salita piuttosto sostenuta, costeggiando il margine superiore dell’area disboscata. Rientrati nell’autoctona copertura boscosa, il percorso scema di pendenza e riprende le sue fattezze originarie di mulattiera. Poco dopo il ben incavato tracciato di crinale riprende a salire ripidamente nel contesto di un ambiente boschivo di notevole interesse. Più in alto inizia un lungo tratto in cui si procede a saliscendi alternando sezioni prative a macchie boscose. Assecondando il filo della dorsale spesso al culmine di panoramici pendii prativi recintati e oltrepassando l’impercettibile sommità del Groppo dell’Asino, si raggiunge, dopo una discesa all’interno di una macchia boscosa, la località Le Fratte dove a sinistra si diparte il percorso n° 835 per il Passo della Cisa (indicazione a terra poco visibile). Imboccato questo sentiero ormai in disuso, si inizia a perdere quota verso sud-ovest per tracciolina seminascosta dall’erba alta e ostacolata da arbusti. Rientrati nel bosco, il percorso diviene più incavato ma allo stesso tempo infrascato, con rami a terra, nonché occluso da un cespuglio (ostacolo da aggirare a destra). Compiuto un tornante sinistrorso, si perde ripidamente quota e appena prima di un altro tornante si deve aggirare un ostacolo costituito da rami. Poco più in basso si raggiunge il suggestivo fondo di una selvaggia valletta formata da un rio affluente del Manubiola. Attraversato il corso d’acqua ai piedi di un interessante risalto, si continua a mezza costa nella sponda destra della valletta per sentiero incavato ma piuttosto scosceso. Il percorso, successivamente più ampio e comodo, volge a destra (si notano dei resti murari) divenendo molto labile. Procedendo in quota, si aggira il margine di una sezione di terreno franato, incontrando appena dopo uno sbiadito segnavia che ci rassicura di essere nel giusto sentiero. Si continua pianeggiando per traccia quasi inesistente fino ad arrivare in vista di un solco devastato da alluvioni e frane. Poco più in basso rispetto alla nostra posizione si nota un segnavia bianco-rosso, che tuttavia non raggiungiamo in quanto da quel punto sarebbe complesso l’attraversamento del canale. Quindi, senza perdere quota si varca il solco per poi contornare delicatamente, nella sponda opposta della valletta, il margine superiore di una sezione di terreno franato. Scorgendo su un ramo monco un vecchio segnavia, ci si impegna quasi subito con un secondo traverso scosceso e delicato per tracciolina esigua. Discesa una breve balza terrosa, ci si dirige verso un segnavia appena prima del quale, cercando di intuire l’incavo del sentiero, si compie un tornante sinistrorso. Effettuato quasi subito un secondo tornante, si riprende la direzione di prima e si avanza verso una costa. Notando un’inservibile corda ancorata a dei malconci paletti di legno, si compie un traverso scosceso che richiede attenzione in quanto sotto di noi il pendio precipita con una scarpata. Doppiata la costa, si procede in direzione del Torrente Manubiola effettuando, nell’ambito della sponda sinistra orografica della valletta formata da quest’ultimo, un paio di tornanti. Per traccia sempre più labile si arriva a lambire il torrente e, volgendo a sinistra, si procede parallelamente ad esso. Immersi in un ambiente veramente selvaggio e di grande suggestione, si avanza senza sentiero costeggiando il corso d’acqua fino a quando la sua sponda destra diviene meno ripida e scoscesa. Rinvenuta, con grande sforzo di intuizione, la continuazione del percorso, si guada il corso d’acqua e messo piede su una sorta di sentiero lo si asseconda scomodamente in quanto stretto e scosceso. Si continua poi su traccia più incavata incontrando un segnavia che ci rassicura di non essere andati fuori via, avanzando in piano e in lieve salita. Dopo una svolta a destra, si entra in un’area di rado bosco e si procede per ampia traccia molto invasa dalla vegetazione. Trascurato a sinistra un percorso che scende, ci si immette poco più avanti in una carraia che si asseconda a destra. Si guadagna quota compiendo diverse svolte e tornanti, trascurando ai lati percorsi secondari ed incontrando, affisse sui tronchi degli alberi, delle placchette di colore giallo a forma di rombo. Più in alto, dopo una svolta a destra, si raggiunge un ripiano delimitato da qualche conifera e ricoperto da folta vegetazione. Si riprende poi a salire effettuando un tornante sinistrorso, fino ad innestarsi nel percorso E1 che asseconda la dorsale nord-est del Molinatico. La carraia procede in lieve/moderata pendenza conducendo in un’area disboscata, effettuando qui un tornante sinistrorso. Rientrati nella copertura boscosa, si volge a destra costeggiando inizialmente una caratteristica pietraia con massi ricoperti di muschio. Dopo aver contornato il margine sinistro di un’altra area disboscata, ci si impegna con una ben ripida salita che precede una costa. Doppiata quest’ultima, si abbandona la carraia dirigendosi verso un rifugio forestale appena dopo il quale si trova un tavolo con panche. Si continua per il sentiero segnato che procede in lieve salita all’interno di uno splendido e solitario ambiente boschivo. Superato un ripido strappo, si piega a sinistra e si avanza meno ripidamente andando a varcare alcuni ruscelli. Attraversato un suggestivo rio asciutto e transitati sotto un caratteristico masso, si raggiunge un importante bivio (indicazioni). Abbandonato il sentiero E1 per la cima del Molinatico, prendiamo a destra il percorso 00 che conduce al Termine del Gatto. Si avanza per bella mulattiera pianeggiante ammirando un ambiente naturale tra i più suggestivi in assoluto, caratterizzato da splendidi faggi e massi ricoperti di muschio. Si procede perlopiù in piano e nel momento in cui il tracciato comincia a scendere verso una sella, guardando a sinistra si dovrebbe notare un cippo in mezzo al bosco. Si tratta del famoso Termine del Gatto1315 m, segnante il confine tra il territorio di Berceto e quello di Borgo Val di Taro. La curiosa denominazione deriva, secondo alcune interpretazioni, da un brigante originario di Corchia soprannominato “al gat” che si rifugiava in questi luoghi, ma un’ipotesi forse più plausibile fa risalire il nome in questione al simbolo della famiglia dei Rossi. Dopo una sosta, seguendo i segnavia bianco-rossi si arriva in breve alla menzionata sella di crinale, importante crocevia di percorsi. Si continua a destra lungo il sentiero n° 835 per Corchia e Valbona, il quale, dopo il primo breve tratto in cui procede in piano, inizia a perdere quota assecondando le linee di massima pendenza del terreno. La traccia non è evidente, quindi ci si orienta con i pochi segnavia presenti, puntando inizialmente ad uno splendido esemplare di faggio sul cui tronco è affissa una placchetta a forma di rombo. Si continua a perdere ripidamente quota attraversando una piccola radura, incontrando dopo quest’ultima un altro bell’esemplare di faggio con segnavia. Più in basso il tracciato attraversa in discesa altre radure arbustive e, rientrato nella più fitta copertura boscosa, oltrepassa un solco. Dopo quest’ultimo, il sentiero riprende a scendere ripidamente presentandosi anche infossato, conducendo ad un ulteriore, meraviglioso faggio centenario. Da qui, per traccia poco incavata, occorre scendere in obliquo a sinistra attraversando nuovamente il solco oltrepassato in precedenza. Si avanza poi più comodamente in direzione nord fino a volgere a destra e attraversare l’ennesima radura. Rientrati nel bosco, dopo una singola discesa scomoda e ripida, si procede molto più piacevolmente assecondando il crinale del Groppo dell’Asino. Alterando tratti all’interno della faggeta ad altri in cui si avanza per dorsale erbosa e panoramica, si giunge al bivio, incontrato all’andata, in località La Fratte. Seguendo lo stesso percorso, si ritorna al punto da cui siamo sbucati con la variante della Piana del Faggeto e si prosegue per il tracciato di crinale fino a raggiungere una sella. Da qui si volge a sinistra perdendo ripidamente quota per ampia mulattiera che compie alcune svolte, transitando più avanti a fianco di una costruzione diroccata (potrebbe trattarsi di un metato). Continuando per il bel percorso all’interno di uno splendido castagneto, si raggiunge infine il bivio tra i segnavia n° 835 e 835C. Ritornati a Casa Findone, si può scegliere se ripercorrere lo stesso sentiero dell’andata, oppure seguire una variante più lunga (n° 835B) ma estremamente suggestiva. A destra di un bel sentiero delimitato da muretti a secco che procede pianeggiando in direzione nord-est/est, si imbocca un’ampia mulattiera che scende verso est. Il percorso, delimitato nella parte iniziale da un vecchio muretto a secco, perde quota parallelamente ad un rio asciutto, oltrepassandolo poco più in basso. Si continua per il vecchio tracciato procedendo perlopiù in piano con qualche breve contropendenza, avanzando con progressivo spostamento da sud-est a sud. Transitati a fianco di un essiccatoio e attraversati alcuni avvallamenti, si valica una costa continuando a sinistra al bivio che si presenta. Segue un tratto molto suggestivo in cui è possibile ammirare splendidi castagni secolari e un altro essiccatoio (tavolo con panche appena dopo). Il percorso volge poi nettamente a sinistra iniziando ad avanzare a mezza costa nella sponda sinistra della valle formata dal Manubiola di Valbona. Si procede in modo perlopiù pianeggiante per piacevolissimo sentiero, gustando la bellezza dell’ambiente in cui siamo immersi, impreziosito da castagni secolari e metati. Molto più avanti il percorso riprende a scendere riassumendo le fattezze di una mulattiera in alcuni punti lastricata. Ripresa, dopo un paio di tornanti, la direzione di prima, si arriva a lambire il sommo della sponda della valletta formata da un rio e, volgendo repentinamente a destra, si raggiunge un ulteriore essiccatoio con splendido esemplare di castagno. Qui Il percorso vira a sinistra e mediante simpatico ponticello attraversa il menzionato rio affluente del Manubiola. Dopo una brevissima contropendenza, il sentiero riprende a scendere transitando a fianco dell’ennesimo metato, riconducendo in breve al ponte sul Manubiola di Valbona. Per lo stesso percorso seguito all’andata si ritorna in breve al punto di partenza.