Via Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo e Sentiero Attrezzato del Cacciatore

Punto di partenza/arrivo: Cant del Gal, 1160 m

Dislivello: 1350 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Cant del Gal-attacco Ferrata Buzzati (2,05 h) ; attacco Ferrata Buzzati-Cimerlo (1,30 h) ; Cimerlo-Sentiero del Cacciatore (55 min) ; Sentiero del Cacciatore-sentiero n° 709 (2,50 h)

Difficoltà: EEA, mediamente difficile/difficile (B/C) la Via Ferrata Dino Buzzati ; EE+ l’ascesa finale al Cimerlo ; EEA, mediamente difficile (B), il tratto dallo Spallone Orientale del Cimerlo al Sentiero del Cacciatore ; EEA facile/poco difficile (A/B) il Sentiero Attrezzato del Cacciatore ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si imbocca la SS 347 per il Passo Cereda. Dopo alcuni ripidi tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante destrorso, si
prende a sinistra la strada della Val Canali. La si segue fino a raggiungere l’albergo/ristorante Cant del Gal. Il parcheggio è a pagamento (6 € per l’intera giornata)

Descrizione dell’itinerario 

Grandioso e impegnativo anello che permette la conoscenza di una delle aree più suggestive delle Pale di San Martino. La Via Ferrata Dino Buzzati, completamente rifatta in questi ultimi anni, è di media difficoltà, ma con un’uscita – che differisce rispetto a quella originale – verticale e parecchio esposta. L’ascesa finale al Cimerlo non presenta difficoltà tecniche ma richiede comunque attenzione. La discesa lungo il Sentiero del Cacciatore (le cui attrezzature sono state completamente sostituite), al di là della lunghezza, non pone problemi e si rivela alquanto suggestiva. Discorso differente va fatto per il tratto successivo alla cengia con cui termina il suddetto sentiero attrezzato. A causa di un distacco dalla parete del Sass Maor, avvenuto nel maggio del 2021, il sentiero che attraversava il ghiaione basale è stato cancellato da una vasta fiumana detritica. Perciò si deve, per un tratto rilevante, procedere su terreno alquanto franoso orientandosi con ometti e segnavia non sempre visibili. Questa è la situazione che l’autore della relazione ha incontrato nel luglio del 2021, ma nei prossimi anni il percorso verrà sicuramente migliorato. L’itinerario proposto richiede un ottimo grado di allenamento e una consolidata esperienza di montagna. 

Dal parcheggio di Cant del Gal si continua lungo la strada asfaltata che dopo aver attraversato il Rio Pradidali si dirige verso i Prati di Fosne. Procedendo inizialmente in salita, poi in modo pianeggiante con alcune svolte, si raggiungere un bivio (indicazioni) da cui si stacca a destra il percorso n° 719 (chiuso nel luglio del 2021). Si continua per lo stradello asfaltato e al bivio successivo (indicazioni), situato appena dopo quello precedente, si prosegue per il tracciato di destra. Giunti in località Prati di Fosne1370 m, si prende a destra (indicazioni) il sentiero n° 731 il cui imbocco è situato in corrispondenza di una malga. Il percorso, delimitato da muretti a secco, inizia a guadagnare quota e conduce, poco più in alto, ad alcune baite collocate in splendida posizione. Si continua per carraia che sale costeggiando il margine di bucolici pascoli, immettendosi poco dopo in un’altra carrareccia (indicazioni) in corrispondenza di un suo tornante. Si asseconda questo percorso effettuando alcune svolte e compiendo un tornante sinistrorso. Appena dopo un bivio con carraia, abbandoniamo l’ampio tracciato e imbocchiamo a destra (indicazione) il sentiero n° 747 diretto alla Ferrata Buzzati e al Rifugio Velo della Madonna. Si procede fin da subito in ripida salita all’interno di un interessante ambiente boschivo (che purtroppo porta i segni della Tempesta Vaia), costeggiando poco più in alto un grande masso. Immessosi in un altro sentiero (indicazione), lo si asseconda a destra andando ad attraversare un pendio detritico con vegetazione. Giunti in corrispondenza di una panchina, al bivio che si presenta (indicazioni), si prosegue a sinistra in salita (percorso n° 747). Si asseconda un sentiero che guadagna quota per pendio costantemente ripido, incontrando più in alto tronchi di conifere divelte dalla Tempesta Vaia. Si continua la faticosa salita effettuando piccole svolte e tornanti, prestando attenzione, ad un bivio che si incontra a poca distanza da un’area ammantata da pini mughi, a prendere la traccia di destra che risale inizialmente una balza formata da roccette. Giunti ai piedi di un gendarme, si volge a destra e si sale su ghiaie costeggiando la base delle pareti rocciose della torre. Dopo una svolta a sinistra, ci si dirige verso un canalone compreso tra il gendarme appena aggirato e un altro pinnacolo a destra. Si risale il canale in ripida e faticosa salita assecondando gli ottimamente posizionati segnavia rossi, volgendo più in alto a destra verso un altro spettacolare gendarme. Valicata una selletta, si sale costeggiando strapiombanti pareti per poi piegare a destra e aggirare, volgendo a sinistra, una conformazione rocciosa. Si guadagna quota su pendio ghiaioso con pini mughi costeggiando le pareti della torre appena aggirata e del successivo gendarme. Continuando per il faticoso percorso, si risale più avanti un canale detritico affiancato da spettacolari pinnacoli. Ammirando le incredibili torri che ci affiancano e consumando preziose energie a causa della pendenza sostenuta del pendio, si arriva alla base di un’articolata parete dove inizia la Ferrata Dino Buzzati

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)  

Si scalano inizialmente rocce facili (A) per poi superare una breve balza verticale addomesticata da staffe metalliche (B). Volgendo a destra, ci si impegna con una rampa/diedro e un canalino ottimamente attrezzati (B/B+). Risalito un pendio erboso, si asseconda a sinistra una cengia (A) e, dopo un piccolo muretto reso agevole da due staffe (A +), si effettua un breve traverso lievemente esposto (A/B). Si volge poi a destra e si risalgono agevoli roccette e un facile canale (A). Oltre quest’ultimo, si attraversa un solco e, risalita una sezione ghiaioso/rocciosa (A), si guadagna il filo di una panoramica cresta (ambiente spettacolare). Valicatala, si procede per traccia a mezza costa e in discesa in direzione di un grande canalone ghiaioso. Raggiunto il fondo di quest’ultimo, si resta nella sua sponda destra orografica e si risalgono friabili roccette inizialmente non attrezzate. Riprese le attrezzature, si scalano rocce agevoli ma rotte, superando poi una balza più ripida ma ottimamente appigliata (A/B). Il percorso volge poco dopo a destra e attraversa, su terreno piuttosto franoso, il sommo del canalone ghiaioso, dirigendosi verso una verticale torre, incisa da fessure, che dal punto in cui siamo impressiona non poco. Arrivati alla base delle rocce, si effettua inizialmente un breve obliquo verso destra, scalando poi una verticale paretina addomesticata da staffe metalliche (B). Si continua successivamente per rocce meno ripide e dopo un traverso a destra si asseconda una facile rampa (A/A+). Effettuato un ulteriore breve spostamento a destra, si risale un canale (A+) in direzione della strapiombante fessura d’uscita. Scartata la profonda fenditura del percorso originario (si nota al suo interno un arrugginito cavo), si scalano rocce ripide ma dotate di ottimi appoggi (B), iniziando subito dopo la risalita della fessura strapiombante. Si sfruttano per la progressione staffe metalliche posizionate dapprima nella parete sinistra, poi sullo spigolo che delimita a destra la fessura (C). Infine, nell’ultima sezione, le attrezzature risalgono una parete alquanto esposta e verticale, ma tutto sommato non particolarmente impegnativa poiché molto (forse eccessivamente) addomesticata (B+). Terminata la ferrata, si volge a sinistra passando inizialmente nei pressi dell’uscita della stretta fenditura dove passava il vecchio percorso, per poi iniziare la risalita di un erto pendio erboso. Si guadagna faticosamente quota effettuando diversi tornanti, ammirando visuali davvero grandiose. Raggiunta una dorsale erbosa, si volge a sinistra e la si asseconda in direzione di gendarmi rocciosi. In corrispondenza di uno di essi, si piega a destra e dopo un’ulteriore salita si guadagna lo Spallone Orientale del Cimerlo. Da qui il percorso segnato inizia a scendere, mentre noi, desiderosi di coronare l’ascesa con una cima, ci spostiamo a sinistra. Assecondando per traccia la dorsale dello spallone, si raggiunge una selletta da cui, anziché scendere subito a sinistra, si può proseguire diritto lungo la direttrice costituita dall’esposta cresta al fine di conquistare una delle tre quote più elevate del Cimerlo. A tal fine, occorre tenersi un poco a destra del filo di cresta e poi superare il facile ma esposto risalto che precede la sommità. Ritornati alla selletta, ci si cala per poco nel lato opposto, volgendo subito a destra verso una caratteristica fenditura. Attraversatala, si piega a sinistra e, procedendo obliquamente su labile traccia, si doppia una cresta (ometti). Guadagnata la sella che divide le due cime più elevate del Cimerlo, ci dirigiamo verso quella meridionale e la raggiungiamo percorrendo una breve e facile cresta oltrepassando inizialmente una piccola fenditura. Da quella che dovrebbe essere la quota più elevata del Cimerlo2504 m, è possibile conquistare l’elevazione maggiormente spostata verso Fiera di Primiero. A tal fine occorre continuare lungo la cresta sommitale che, dopo il primo tratto in cui scende, diviene più esposta. Aggirando dei blocchi rocciosi e superandone altri, si guadagna la sommità di quest’ulteriore quota (possibilità solo parzialmente verificata). Dalla vetta principale del Cimerlo, si ritorna alla sella tra le due cime e si conquista l’atra quota disposta più a nord rispetto a quella principale. Dopo una meritata sosta (panorama grandioso), si recupera il percorso segnato e si inizia a perdere quota in direzione del Rifugio Velo della Madonna. Si discende un canalino parzialmente attrezzato per poi assecondare una friabile rampa in direzione di una forcella delimitata da un gendarme (A/A+). Dall’intaglio ci si deve calare per non facile camino sfruttando inizialmente delle staffe disposte nella sua parete destra, mentre più in basso si discendono le verticali rocce della sua parete sinistra (B+). Si prosegue poi per facile cengia/rampa volgendo successivamente a destra. Dopo aver disceso un ripido gradino (B), si attraversa un canale e, assecondata per poco la sua sponda destra orografica, si valica una forcellina dominata dall’impressionante Torre Leo Moser. Ci si cala poi per facili rocce attrezzate discendendo anche una balza un po’ più ripida ma addomesticata da staffe metalliche (A/B). Volgendo successivamente a sinistra, si sale per facile rampa fino a giungere in corrispondenza di una nicchia. Dopo un traverso, si riprende a scendere per rocce agevoli, mentre il brevissimo gradino terminale risulta piuttosto ripido (A/A+/B). Guadagnata una sella di crinale, si prosegue per sentiero aggirando a destra un gendarme, ascendendo poi per breve canalino. Valicata una selletta, si incontra la tabella che indica la fine – o inizio – del percorso attrezzato. Si continua per un buon tratto assecondando o restando nei pressi del filo di una spettacolare dorsale, fino a raggiungere un canale. Attraversatolo, al bivio che si presenta (indicazioni), si abbandona a sinistra la continuazione del percorso che conduce al Rifugio Velo della Madonna e si inizia la discesa lungo il Sentiero del Cacciatore (n° 742). Si perde ripidamente quota per traccia che effettua alcune svolte, discendendo più in basso un canale/colatoio con qualche passaggio di facilissima disarrampicata su roccette. Si continua successivamente per sentiero che perde quota compiendo numerose serpentine parallelamente ad un canale. Più in basso inizia un tratto attrezzato mediante il quale si discendono un canalino e facili rocce (A). Ammirando la bellezza del vallone in cui ci troviamo, si volge in seguito a sinistra onde valicare una dorsale (straordinario colpo d’occhio sul Sass Maor). Si avanza in direzione nord alla base di ciclopiche pareti, iniziando più avanti ad attraversare la testata di un vallone. Trascurata una traccia non segnata a sinistra, si riprende a scendere su sentiero che effettua diversi tornanti. Più in basso riappaiono le attrezzature (cavo e numerose staffe) mediante le quali si discende una balza verticale assecondando un diedro (B). Dopo alcune roccette non attrezzate, si volge a sinistra dirigendosi verso una spettacolare gola. Attraversato il fondo di quest’ultima (piccolo corso d’acqua) sotto ciclopici massi, si inizia a percorrere un’aerea cengia inizialmente non attrezzata, poi protetta da cavo d’acciaio (A). Svoltati a sinistra, si procede per un tratto a mezza costa, fino ad incontrare un’altra sezione attrezzata. Calatosi per canalino e ripide roccette (A+), si approda ad una selletta oltre la quale occorre attraversare dei detriti di frana che interrompono per un singolo tratto il percorso. Poco dopo riappaiono le attrezzature (cavo e alcune staffe) mediante le quali si discendono facili rocce e si effettuano traversi su cengette. Raggiunta la targa dedicata a Giancarlo Biasin, si prosegue per sentiero in direzione del grande ammasso di detriti depositatosi sull’originario ghiaione a causa del crollo di una sezione rocciosa dalla parete del Sass Maor. Assecondando una bella cengia attrezzata (A), si raggiunge la fine (o inizio) del Sentiero del Cacciatore. Da qui si deve affrontare il tratto più sgradevole dell’intera escursione che ci impegnerà discretamente, in quanto dovremo fare i conti con un terreno estremamente franoso e soggetto a continue a scariche di sassi, per cui è necessario continuare ad indossare il caschetto. Assecondando i segnavia, saliamo per poco e svoltiamo a destra iniziando l’attraversamento dell’area detritica. Tenendo d’occhio gli ometti e i segni bianco-rossi poco visibili (questo nel luglio del 2021), si procede perlopiù in obliquo discendente verso sinistra, prestando la massima attenzione all’estrema franosità del terreno. Raggiunto il margine dell’area detritica, ci si dirige verso un cavo d’acciaio installato su una parete verticale. Si tratta di un traverso inizialmente non difficile, poi, a causa del crollo di una porzione di parete, molto impegnativo e strapiombante. L’autore della relazione ha evitato questa sezione e, disceso scomodamente un canale di ghiaie e detriti ai piedi della parete in cui si trovano le malconce attrezzature, ha recuperato il sentiero d’accesso. Mediante quest’ultimo si perde quota effettuando diverse serpentine, costeggiando verticali pareti. Raggiunta la località Pedemonte, 1627 m, ci si immette nel percorso n° 719 che si asseconda a sinistra andando ad attraversare, procedendo in lieve salita, il fondo del vallone formato dal Rio Pradidali. Confluiti nel sentiero n° 709, proveniente da Cant del Gal e diretto al Rifugio Pradidali, lo si segue verso la prima località. Si perde quota per il comodo percorso all’interno di un gradevole ambiente boschivo, avvicinandosi al greto del Rio Paradidali e oltrepassando un paio di solchi. Più in basso, dopo un tratto in cui si sottopassano alcuni tronchi di conifere, si procede parallelamente ad un altro corso d’acqua, proseguendo diritto al crocicchio che si incontra. Continuando sempre diritto al bivio successivo, si attraversa poco più avanti il letto del Rio Pradidali, proseguendo poi per carraia che dopo un tratto in piano riprende a scendere. Perdendo quota con andamento lineare, si oltrepassa più in basso, mediante ponte, il corso d’acqua, per poi procedere a fianco di alcune case e della Baita Don Bosco. Per stradina asfaltata si ritorna in breve a Cant del Gal