Il Monte del Lago da Valditacca

Punto di partenza/arrivo: Valditacca, 1000 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Valditacca-Lago Verde (2,15 h) ; Lago Verde-Monte del Lago (50 min) ; Monte del Lago-Pietra Ginocchiera (1 h) ; Pietra Ginocchiera-Valditacca (50 min)

Difficoltà: F + la cresta sud del Monte del Lago ; E+/EE la discesa lungo la dorsale nord/nord-est del Monte del Lago ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: per una ripetizione in sicurezza della cresta sud del Monte del Lago è necessario avere con sé l’attrezzatura alpinistica basilare (l’autore della relazione ha compiuto l’ascesa in tenuta escursionistica)

Ultima verifica: ottobre 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località si prosegue lungo la Massese ancora per poco. In corrispondenza dell’abitato di Trincera, si prende a destra la strada per Pianadetto e Valditacca, compiendo inizialmente alcuni tornanti. Entrati in Valditacca, si abbandona l’auto in un parcheggio situato appena dopo il bivio con la carrozzabile per il Passo della Colla 

Descrizione dell’itinerario  

Il Monte del Lago è il punto più elevato della dorsale che chiude ad ovest il Lago Ballano. L’autore della relazione propone la sua traversata integrale mediante un percorso “inventato” in loco. La cresta meridionale implica alcuni brevi tratti di facile arrampicata che tuttavia richiedono attenzione. Il sottoscritto, come specificato nella scheda iniziale, non ha utilizzato alcun tipo di attrezzatura per un’eventuale autoassicurazione. Quindi, quei pochi interessati ad un’ascesa così anomala ma allo stesso tempo interessante e in ambiente vergine, sono invitati a dotarsi di un minimo di attrezzatura alpinistica. Infine, chi vuole abbreviare l’itinerario nel suo complesso, può imboccare, una volta raggiunta la località Pietra Ginocchiera Superiore, il percorso n° 709A che conduce direttamente a Lago Verde.  

Dal parcheggio di Valditacca si attraversa interamente il suggestivo borgo ammirando belle fontane e sottopassando caratteristiche volte. Lasciatosi alle spalle il nucleo abitato, si procede per stradina asfaltata che conduce nella carrozzabile per il Passo della Colla. La si asseconda comodamente avanzando in piano/falsopiano, abbandonandola appena prima di una netta svolta a destra. Imboccata a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 709) una carraia, si scende al ponte sul Torrente Cedra di Valditacca, molto suggestivo in questo tratto. Si inizia poi a guadagnare quota effettuando subito una netta svolta a destra, trascurando, in corrispondenza di quest’ultima, un percorso a sinistra. Si asseconda lungamente la forestale immersi in un ambiente boschivo di grande interesse caratterizzato da faggi e massi di arenaria. Si effettuano numerose svolte e tornanti (in più punti vi è la possibilità di abbreviare il percorso tramite sezioni di vecchia mulattiera), trascurando ai lati delle carraie secondarie e procedendo quasi sempre in lieve salita. Più in alto il percorso tende a pianeggiare ed avanza in direzione sud-est oltrepassando un rio. Dopo una svolta a destra e una salita in cui si transita a fianco di un caratteristico masso, si raggiunge una baracca in lamiera. Al bivio che si incontra appena dopo (indicazioni), si prosegue a sinistra procedendo per ampia e sassosa mulattiera in lieve salita tenendosi nel margine sinistro di una specie di depressione. Compiuta una svolta a destra, si trascura a sinistra il percorso n° 709B (da cui torneremo) e, attraversato un bel ripiano boscoso (una sorta di larga insellatura), si raggiunge un ulteriore bivio in località Pietra Ginocchiera Superiore, 1315 m. Tralasciato a sinistra il percorso n° 709A, si continua per ampio sentiero (n° 709) che procede in lieve salita parallelamente ad una boscosa dorsale. Avendo poi quest’ultima come direttrice, si approda un piccolo ripiano oltre il quale il percorso si riduce a traccia non molto incavata ma ottimamente contrassegnata. Si guadagna quota a tornanti continuando ad assecondare la direttrice di prima che diviene sempre più ampia e perciò meno riconoscibile come dorsale. Dopo una discesa e una svolta a sinistra in cui si transita a fianco di un grosso masso, si approda in un bel ripiano boscoso. Lo si attraversa orientandosi con i segnavia, giungendo poco più avanti nei pressi di un rio. Si procede parallelamente ad esso per poi svoltare a destra e varcarlo. Doppiata una costa, ci si trova ai piedi di un ripido pendio con pietraia sovrastato da una fascia rocciosa. Compiuto un tornante sinistrorso, si procede sotto le strapiombanti rocce fino a giungere alla base di una seconda pietraia. Qui si volge a destra per poi effettuare un tornante nella direzione opposta e transitare a fianco di un faggio centenario purtroppo quasi del tutto morto. Giunti al sommo della sponda sinistra di un suggestivo rio, si volge a destra avanzando parallelamente ad esso. Guadatolo, si procede per traccia sassosa, poco evidente ma ottimamente contrassegnata. Il percorso svolta a destra riconducendo nei pressi del rio di prima, volgendo subito a sinistra. Lambito il sommo della sponda sinistra del Rio Frasconi, il sentiero piega a destra conducendo in un ripiano boscoso delimitato da una dorsale con affioramenti rocciosi. Immessosi nel segnavia n° 711, lo si segue a sinistra andando a guadare il Rio Frasconi. Subito dopo il guado, in corrispondenza di un bel ripiano boscoso, si presenta un bivio da cui, abbandonato a destra il percorso n° 709 per i Laghi e il Passo Compione, si continua a sinistra in direzione di Lago Verde (segnavia n° 711). Dopo il primo tratto in cui si procede parallelamente al corso d’acqua appena guadato, si volge a destra e si avanza assecondando per poco un ruscello asciutto. Giungi in prossimità di una specie di torbiera, il sentiero piega a destra per poi compiere subito una svolta a sinistra e condurre in un panoramico pendio. Si procede costantemente nonché comodamente in direzione sud-est tra basso bosco, fino ad uscire in un altro pendio aperto che offre notevoli visuali sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. Avanzando tra arbusti e cespugli di mirtillo, si effettuano in seguito un paio di tornanti per poi costeggiare una piccola radura. Rientrati nella copertura boscosa, si procede per ampio sentiero fino a varcare uno spettacolare rio. Si continua ancora in direzione sud-est in lieve salita e in piano, uscendo più avanti in un ulteriore pendio aperto che offre una notevole visuale sul Monte del Lago con la sua parzialmente rocciosa cresta meridionale. Ripiombati nella faggeta, si inizia a perdere quota per ottimo sentiero che conduce in una magnifica torbiera. Si procede lungo il margine destro del pianoro fino a rientrare nella copertura boscosa. Si perde quota volgendo poco dopo a destra, assecondando una traccia non particolarmente incavata. Usciti da bosco, si scende ancora per un tratto fino a raggiungere l’inizio della diga che chiude a settentrione il Lago Verde1507 m. Da qui occorre perdere ulteriormente quota avvicinandosi alla sponda del lago, volgendo poco dopo a sinistra e salendo per ampia traccia. Raggiunto l’altro lato della diga, si continua per il percorso principale passando a fianco di una costruzione diroccata, trascurando a sinistra il sentiero n° 709A. Rientrati nella faggeta, si prosegue in lieve salita per ampia traccia sassosa, ignorando a destra il percorso segnato che conduce alla Capanna Cagnin. Si effettuano alcuni tornanti fino a raggiungere Sella Pizzo della Nonna, punto di inizio della dorsale meridionale del Monte del Lago. Da qui, spostandosi a sinistra, si incomincia ad assecondare il crinale nella prima parte boscoso, dimenticandosi i sentieri battuti e i segnavia bianco-rossi. Più avanti si rinviene una labile traccia che conduce in un bel ripiano cespuglioso caratterizzato dalla presenza di un magnifico esemplare di faggio e di un grande masso arenaceo. Ripiombati nella copertura boscosa, si perde quota avendo sempre come direttrice la dorsale della montagna, che in questa sezione si amplia perdendo i suoi connotati. Poco più in basso si approda in una selletta oltre la quale il crinale diviene più roccioso. Usciti dal bosco, si arriva alla base di un verticale spigolo che occorre aggirare a sinistra avanzando per pietraia. Costeggiando la base di pareti rocciose, si risale poi un ripido canale alberato che conduce alla selletta che separa il primo ostico risalto di cresta dal resto della dorsale. Scalato un brevissimo muretto (I°+), si abbandona temporaneamente il filo del crinale in quanto ammantato da arbusti e vegetazione che renderebbero la progressione complessa ed estremamente scomoda. Con grande attenzione, in quanto ci troviamo in un ripido pendio cespuglioso, si penetra verso destra nel bosco, superando inizialmente, con notevole fatica, un “muro” rappresentato da rami di faggio. Dopo avere perso qualche metro di quota, si deve risalire l’erto pendio boscoso onde recuperare la cresta alla base di un verticale spuntone. Doppiato a sinistra lo spigolo di quest’ultimo, si nota subito una specie di fessura che conduce ad un intaglio, mentre più a sinistra si individua un’altra fessura più agevole che permette di rimontare in cresta. Scalata la menzionata fessura e la successiva brevissima ma verticale balza (II° e forse III°-), si riguadagna il filo di cresta. Si asseconda quest’ultima, veramente spettacolare nonché ariosa, in direzione della vicina sommità della montagna. Procedendo per terreno erboso/cespuglioso ed aggirando blocchi arenacei, si arriva all’inizio di un’atra sezione non facile che occorre superare. La cresta infatti ritorna ad essere rocciosa assottigliandosi notevolmente, assumendo le sembianze di una lama affilata. L’autore della relazione ha effettuato un brevissimo traverso nel versante ovest (sinistra) della cresta, per poi scalare, con un passaggio molto interessante e piuttosto aereo (forse III°-), una bella e solida placca di pochi metri nel suo punto più debole. Recuperato l’esiguo filo di cresta, lo si asseconda scomodamente prestando la massima attenzione ai movimenti, dirigendosi verso l’ultima balza rocciosa che precede la sommità. Si scala il muro un poco a destra, sfruttando una quasi verticale fessura con ciuffi d’erba (forse II°+). Dopo un’ulteriore brevissima balza perlopiù erbosa, si guadagna con sicura soddisfazione la sommità del Monte del Lago1584 m. La discesa avviene lungo la dorsale nord/nord-est della montagna che si presenta totalmente boscosa e non percorsa – eccetto una labile traccia che si incontra in corrispondenza della cima e che si perde poco più in basso – da alcun sentiero. Il crinale si presenta inizialmente poco ripido e cosparso di blocchi arenacei da superare o aggirare, mentre più in basso diviene più erto. Ammirando straordinari esemplari di faggio, si perde quota lungo la direttrice rappresentata dal profilo boscoso sempre più ampio, quindi sempre meno riconoscibile come dorsale, formato da coste separate da avvallamenti. Tenendosi nel margine destro del pendio, si discende più in basso una scomoda sezione caratterizzata da massi. Dopo un tratto pianeggiante e in lieve salita, si riprende la discesa che avviene per dolce pendio ammantato parzialmente da conifere. Messo piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 709B, la si asseconda a sinistra attraversando inizialmente la sezione boscosa formata da conifere che abbiamo costeggiato nella parte finale della discesa lungo la dorsale. Poco più avanti, nel momento in cui il percorso effettua un tornante destrorso (palina segnaletica), si continua diritto per sentiero. Quest’ultimo compie quasi subito una netta svolta a sinistra e, procedendo prima in quota e poi in lieve discesa, conduce in un magnifico ripiano boscoso. Svoltati a destra, si continua per il percorso principale che piega ulteriormente verso nord per poi compiere un tornante sinistrorso. Il sentiero, non sempre ben intercettabile nel terreno ma ottimamente contrassegnato, varca successivamente un rio e perde quota mediante alcune svolte. Dopo una discesa all’interno di una faggeta ad alto fusto, ci si innesta in una carraia in corrispondenza di un ripiano. Assecondando il tracciato diritto/sinistra si raggiunge in breve un suggestivo rio che forma verso valle una spettacolare cascata. Varcato il corso d’acqua (guado che dipendentemente dalle condizioni stagionali potrebbe risultare complesso), si procede in piano e poi in salita, immettendosi in un altro percorso in corrispondenza di un suo tornante. Guadagnando quota per il comodo tracciato, si effettuano alcuni tornanti e si attraversano un paio di aree disboscate. Dopo una svolta a destra e un tratto in cui l’ampia traccia risulta invasa dalla vegetazione, ci si innesta nel segnavia n° 709 in corrispondenza della località Pietra Ginocchiera. Si rientra a Valditacca lungo lo stesso percorso dell’andata.