Monte Fregasoga e Pala delle Buse da Brusago

Punto di partenza/arrivo: Brusago, 1104 m

Dislivello: 1400 m ca.

Durata complessiva: 6,40/7 h

Tempi parziali: Brusago-Malga Fregasoga (1,20 h) ; Malga Fregasoga-Passo Fregasoga (1,10 h) ; Passo Fragasoga-Monte Fregasoga (40 min) ; Monte Fregasoga-Pala delle Buse-Passo Mirafiori (1,20 h) ; Passo Mirafiori-Brusago (2,10 h)

Difficoltà: E+/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Trento si segue la SS 47 in direzione di Padova per poi continuare lungo SP 83 verso Baselga di Pinè. Costeggiati i Laghi Serraia e delle Piazze, si raggiunge e attraversa il paese di Bedollo Centrale. Entrati in Brusago, si parcheggia l’auto nei pressi della chiesa (nella stagione estiva scarse possibilità di parcheggio), oppure, poco più in basso, in corrispondenza del cimitero

Descrizione dell’itinerario 

Impegnativa proposta escursionistica che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino e suggestione. Sia nella salita alla cima del Monte Fregasoga dal passo omonimo, quanto nella discesa della dorsale nord-ovest della Pala delle Buse, si percorrono sentieri poco frequentati dove ci si orienta con sbiaditissimi segnavia e ometti ben posizionati. 

Dalla chiesa di Brusago si attraversa la SP 83 imboccando Via Monte Croce che sale nella parte alta del paese. Al bivio che si presenta poco dopo (indicazioni SAT), si continua a sinistra per Via Salare transitando sopra una segheria. Proseguendo diritto al trivio che si incontra, si costeggiano delle opere idrauliche e si inizia a guadagnare quota lungo la carrozzabile, attraversando mediante ponte il Torrente Sprugio. Si continua ad assecondare ancora per un tratto lo stradello, abbandonandolo in corrispondenza di un tornante destrorso. Imboccata una carraia (indicazione del percorso n° 407), la si segue in lieve salita avanzando parallelamente al Torrente Fregasoga, compiendo in seguito un paio di tornanti. Dopo il secondo, si incontra un bivio (indicazione per Malga Fregasoga e per il Passo Scalet) dove si prosegue a destra per ampia traccia che compie subito un tornate sinistrorso. Dopo altri due tornanti, il tracciato si restringe a sentiero ed avanza in direzione nord-est parallelamente al corso d’acqua di prima. Dopo una svolta a destra si giunge in corrispondenza di una briglia di cemento e, volgendo ulteriormente a destra, si attraversa un’area piuttosto umida con folta vegetazione e massi. Piegando poi a sinistra, si sale per sentierino che guadagna ripidamente quota compiendo una netta svolta a destra. Ripiombati nel bosco di conifere, ci si immette in un’ampia mulattiera sassosa che si asseconda a sinistra. Usciti in un’area disboscata, la si attraversa in salita trascurando a destra un percorso secondario. Immessosi nella carrareccia per Malga Fregasoga, la si segue a sinistra ignorando a destra una mulattiera che procede parallelamente al nostro percorso. Avanzando in lieve salita, si volge successivamente a sinistra onde attraversare, mediante il Ponte dei Vasoni, il Torrente Fregasoga. Al bivio che si presenta subito dopo, si prosegue a destra verso Malga Fregasoga, tenendo lo stesso segnavia di prima (n° 407). Poco più avanti si attraversa il ponte sul Rio Vasoni e si guadagna quota nel contesto di un’area di rado bosco, avvicinandosi nuovamente al Torrente Fregasoga. Nel momento in cui il percorso compie un tornante sinistrorso, si prende a destra (indicazione) una scorciatoia, progredendo dapprima per sentiero, poi per carraia nell’ambito di un’area disboscata. Il tracciato avanza in direzione sud parallelamente al Fregasosa per poi volgere a sinistra (si ignora a destra un sentiero che porta ad un ponticello) immettendosi nella carrareccia di prima in corrispondenza di un tornante e di un bivio. Trascurata la strada per Malga Fregasoga, si continua a destra per carraia (n° 407) che all’inizio sale in modo piuttosto sostenuto parallelamente al corso d’acqua di prima. Poco più in alto si passa a fianco di opere idrauliche oltre le quali il percorso si restringe a sentiero. Si procede all’interno di un solitario ambiente boschivo varcando mediante ponticello il Torrente Fregasoga. Sbucati nuovamente nella carrareccia abbandonata in precedenza, la si attraversa continuando a progredire in direzione di Malga Fregasoga. Immessosi nuovamente nella carrozzabile, la si asseconda solo per poco, abbandonandola in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si prosegue per il sentiero segnato all’interno di un ambiente boschivo che porta ancora i segni della Tempesta Vaia, avendo come direttrice il corso del Torrente Fregasoga. Lambita ancora una volta la carrozzabile di prima nel momento in cui effettua un tornante, si continua diritto (segnavia sempre presenti e ottimamente collocati). Successivamente, mediante ponticello formato da tre tronchi, si attraversa per l’ennesima volta il suggestivo corso d’acqua, procedendo poi parallelamente ad esso tra folta vegetazione. Il percorso esce progressivamente dalla copertura boscosa e conduce, dopo una svolta a sinistra e una salita, nella carraia per Malga Freagasoga a poca distanza da quest’ultima (raggiungibile con breve deviazione a sinistra). Si asseconda il tracciato a destra e poco prima del torrente (indicazioni) si prende a sinistra la continuazione del percorso n° 407 che per un tratto coincide con il n° 468. Si guadagna ripidamente quota per ampia traccia erbosa che poi effettua una netta svolta a destra e procede in più moderata pendenza. Raggiunto un crocifisso con panchina, si presenta un bivio (indicazioni) da cui si trascura a sinistra la continuazione del segnavia n° 468. Proseguiamo diritto verso il Passo Scalet e Malga Caserine, avanzando in lineare e costante salita nella sponda destra orografica della selvaggia valle formata dal Torrente Fregasoga. Giunti in corrispondenza del corso d’acqua, all’importante bivio che si presenta, si abbandona il segnavia n° 407 per il Passo Scalet, imboccando a sinistra il n° 423 per il Passo Fregasoga. Per labile traccia si attraversa inizialmente un’area caratterizzata da folta vegetazione che intralcia non poco il cammino. Oltre una presa dell’acquedotto, il sentiero diviene più marcato e conduce (paletto/segnavia) in un bel ripiano prativo dove più in alto si scorgono i ruderi di Malga Caserine. Trascurato a sinistra il percorso n° 468A per Malga Vasoni Alta, proseguiamo diritto riprendendo presto a guadagnare quota assecondando i paletti/segnavia. Dopo una ripida salita tra erba alta e folta vegetazione, si volge a destra doppiando una costa boscosa. Si continua per il bel sentiero che procede in moderata pendenza tra cespugli di rododendro, ammirando notevoli visuali sulla sottostante valle dominata dal crinale che unisce il Monte Croce al Monte Rujoch. Si effettuano alcune svolte passando a fianco di un evidente ometto e di una piccola pietraia, gustando la bellezza e l’integrità dell’ambiente in cui ci troviamo. Il percorso procede poi all’interno di un selvaggio vallone e, volgendo successivamente a sinistra (indicazione), attraversa una pietraia. Progredendo nella sponda destra del vallone (ometti e segnavia), si avanza in direzione nord-ovest tagliando un’ampia pietraia. Ammirando grandiose visuali, si volge in seguito a destra valicando una dorsale, procedendo poi mezza costa in direzione nord. Poco dopo, nel momento in cui il sentiero si sdoppia, si continua per il ramo di destra. Raggiunto il Passo Fregasoga2219 m, si trascura il percorso che scende a destra e si prosegue verso nord iniziando l’aggiramento, in versante Cadino, dei Crozi e della Pala della Busona. Si avanza a mezza costa per traccia contrassegnata da evidenti ometti e sbiaditi segnavia bianco-rossi, felici di poter gustare, in perfetta e contemplativa solitudine, le peculiarità di un ambiente montano di grande suggestione. In alcuni punti il sentiero sembra sdoppiarsi, per cui occorre prestare costante attenzione ai contrassegni presenti. Raggiunta una costa erbosa con massi, il percorso volge a sinistra doppiando la dorsale, procedendo poi in obliquo ascendente. Assecondando il sentiero ben incavato e contrassegnato, si guadagna quota verso l’evidente crinale spartiacque. Giunti in corrispondenza di uno spuntone con segnavia, si trascura a sinistra una ripida traccia, continuando invece a destra per il percorso principale. Come nella sezione precedente, si procede a mezza costa tra cespugli di rododendri e pietraie, incontrando più avanti un paletto/segnavia. Giunti in corrispondenza di un ometto, si compie un tornante sinistrorso che precede uno destrorso (altro ometto). Guadagnata la cresta sommitale, la si asseconda a destra conquistando in breve la superlativa cima del Monte Fregasoga2447 m, caratterizzata da un blocco formato da sassi sopra il quale è collocata una scultura lignea (forse un crocifisso stilizzato). Dalla vetta si continua assecondando il crinale divisorio in direzione della dirimpettaia Pala delle Buse, scavalcando inizialmente una quota secondaria. Si inizia poi a perdere ripidamente quota tenendosi nei pressi del filo della dorsale, fino a mettere piede nella sella che congiunge il crinale nord del Monte Fregasoga con quello sud della Pala delle Buse. Assecondando un’ottima traccia, si risale la magnifica dorsale, conquistando, dopo un breve ma ripido strappo, una sorta di anticima. Infine, continuando per cresta, si guadagna la cima principale, contraddistinta da una croce, della Pala delle Buse2412 m. Dopo una meritata sosta, si incomincia la discesa che avviene lungo la dorsale nord-ovest della montagna. Raggiunta quasi subito la sommità di un dosso, si volge a destra scendendo per traccia che effettua piccole svolte nell’ambito di una pietraia (sbiadito segnavia bianco-rosso su uno spuntone a sinistra). Messo piede in una sella, si scavalca un secondo dosso e si continua assecondando il crinale per traccia piuttosto incerta. Quest’ultima poco dopo si sposta a sinistra rispetto il filo della dorsale e scende effettuando piccoli tornanti. Poco più in basso si volge nettamente a sinistra verso un’evidente selletta delimitata da un groppo roccioso. Da qui si scende destra per breve ma ripido canalino, effettuando poi un traverso piuttosto esposto in cui si taglia la sponda sinistra orografica di un solco. Raggiunto un evidente ometto, si prosegue per arioso crinale formato da blocchi di porfido. Oltre questa sezione, si insiste ancora per un tratto lungo il filo della dorsale caratterizzato da piccole conifere, per poi abbandonarlo volgendo nettamente a sinistra. Con grande attenzione, soprattutto in caso di terreno umido, ci si cala per ripido canale/diedro con ciuffi d’erba, aiutandosi eventualmente con un cordino. Al termine di quest’ultimo, si scende molto faticosamente per zolle erbose, fino a volgere nettamente a destra e doppiare uno spigolo. Ci si dirige verso un’evidente selletta dalla quale si sale ripidamente onde guadagnare la sommità di un dosso. Da qui in poi la dorsale si allarga notevolmente assumendo le fattezze di un ampio profilo erboso/parzialmente boscoso. Il sentiero ha come direttrice il limite sinistro della dorsale e man mano che perde quota risulta sempre meno evidente. Più in basso il percorso diviene più marcato e, tenendosi sempre in prossimità del margine del profilo, conduce ad una rudimentale croce. Oltre quest’ultima si perde quota a tornanti nell’ambito di un pendio erboso con piccole e sparute conifere, orientandosi per mezzo di ometti ottimamente posizionati. Sotto di noi è evidentissimo l’ampio ripiano, dominato dal profilo del Monte Cogne, del Passo Mirafiori, che raggiungeremo fra poco. Man mano che si scende, gli ometti, dapprima numerosi e ben visibili, divengono sempre più latitanti, inoltre sono presenti molteplici tracce che rischiano di confondere (dobbiamo sempre puntare al sottostante pianoro). Approdati al Passo Mirafiori (indicazioni), si prosegue in direzione sud-ovest assecondando il percorso n° 470 che penetra quasi subito nel bosco. Poco più avanti si attraversa un’area disboscata a causa di eventi naturali, per poi rientrare nella pineta e volgere progressivamente in direzione ovest. Avanzando in modo pianeggiante per il magnifico sentiero, si esce presto dalla copertura boscosa e, compiendo un tornante sinistrorso, si scende a Malga Vasoni Alta1975 m, collocata in splendida posizione. Si prosegue a destra lungo il percorso n° 468/470 fino a raggiungere un bivio (indicazioni) da cui, abbandonato il segnavia n° 468, si scende a sinistra per il n° 470. Si perde quota in direzione sud/sud-est passando sotto Malga Vasoni Alta, assecondando una traccia non molto evidente nel contesto di splendidi pendii prativi. Giunti in corrispondenza di una lapide, si compie una netta svolta a destra per poi volgere subito a sinistra e scendere piuttosto ripidamente su pendio erboso. Nei pressi del limite del bosco e di una recinzione per il bestiame, si piega a destra (segnavia su un masso) e, oltrepassato il filo della menzionata recinzione, si penetra nella copertura boscosa. Dopo alcune svolte, si sbuca in un’area disboscata che il percorso attraversa per un buon tratto (più in basso si nota una malga). Rientrati nella più fitta pineta/abetaia – che porta ancora i segni della Tempesta Vaia con diversi alberi divelti e tagliati al fine di permettere il passaggio – si varcano due ruscelli e al bivio che si incontra dopo il secondo si prosegue a sinistra (segnavia). Si perde quota compiendo una lunga sequenza di tornanti, varcando più in basso un corso d’acqua. Oltre quest’ultimo si scende piuttosto ripidamente per poi effettuare un’altra serie di tornanti. Immessosi in una carraia, la si asseconda sinistra rinvenendo quasi subito la continuazione del percorso n° 470 che scende a destra (la strada in questione conduce a Malga Vasoni Bassa1675 m, situata poco più avanti). Nei primi metri si perde ripidamente quota tra folta vegetazione, poi si rientra nel bosco e si procede più comodamente. Effettuati alcuni tornanti, si avanza parallelamente al Rio Vasoni attraversando mediante ponticello un rio. Più avanti, raggiunta una costa, si scende a tornanti passando a fianco di sezioni di conifere divelte dalla Tempesta Vaia. Il sentiero volge poi a destra oltrepassando un corso d’acqua, risalendo appena dopo una scarpata. Innestatosi in un altro percorso, si scopre che è quello principale (n° 470), perciò il breve tratto appena concluso costituisce una variante appositamente tracciata al fine di aggirare una sezione franata – o comunque impercorribile – del sentiero tradizionale. Si continua a mezza costa per traccia che procedendo al saliscendi taglia erti pendii. In seguito il sentiero scende lungo un ripido pendio ricoperto da vegetazione invadente, avvicinandosi sempre più al Rio Vasoni. Lambito quest’ultimo, il percorso si amplia a carraia e conduce a una presa dell’acquedotto. Continuando per comoda carrareccia, si effettuando un paio di tornanti e al bivio che si presenta dopo il secondo (indicazione per Brusago) si prende a sinistra un sentiero. Dopo una non ripida discesa, si rimette piede nel tracciato di prima che in breve riconduce al Ponte dei Vasoni. Si fa ritorno a Brusago lungo lo stesso percorso compiuto all’andata.