Il Monte Roccabiasca dal Ponte del Cogno

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno, 983 m

Dislivello: 760 m ca.

Durata complessiva: 4,40 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Monte Roccabiasca (1,20 h) ; Monte Roccabiasca-Ponte del Cogno (2 h)

Difficoltà: EE la risalita della dorsale nord del Monte Roccabiasca ; E la restante parte dell’itineriario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa due km parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno

www.openstreetmap.org {Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Escursione di grande interesse che permette un’approfondita conoscenza del versante settentrionale del Monte Roccabiasca. Per l’ascesa, l’autore della relazione descrive, in modo generico e senza alcuna pretesa di esattezza nell’indicare le principali sezioni e punti attraversati, il percorso che lui stesso ha seguito “inventandoselo” in occasione della verifica. La salita, di stampo assolutamente esplorativo, ha avuto lo scopo di percorrere l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Roccabiasca. La progressione si è rivelata scomoda e faticosa ma nel contempo interessante sia da un punto di vista naturalistico, quanto più specificamente escursionistico. Infatti, un’ascesa del genere è molto utile per affinare l’intuito e la capacità personale di scelta del percorso migliore da seguire, doti sempre più rare e in via di estinzione. 

Dal punto di partenza (indicazioni) ci si incammina per carraia che procede in lieve discesa verso est passando inizialmente a fianco di una vecchia croce di pietra con iscrizione. Trascurata la variante dell’acquedotto che si stacca dal nostro percorso in direzione sud, si effettua subito una netta svolta a destra passando a fianco di una bella casa in sasso. Si avanza per il magnifico e comodo tracciato costeggiando le radure e i campi coltivati della Piana del Cogno. Ammirando splendide visuali sul dirimpettaio Monte Roccabiasca e sulla dorsale Parma/Bratica, ci si avvicina progressivamente alla valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine. Nel momento in cui il percorso inizia a salire lievemente, si nota a sinistra, in una radura, un interessante cippo contenente un bassorilievo in marmo. Raggiunto il fondo della valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine (la carraia che prosegue diritta e che seguiremo al ritorno conduce a degli impianti dell’ENEL), si volge a sinistra attraversando il corso d’acqua mediante il “nuovo” Ponte del Prolo (lo sguardo non può che posarsi sull’ antico manufatto, ancora ottimamente conservato, che affianca la più anonima e “recente” costruzione). Si inizia quindi a guadagnare quota ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Vidice, andando diritto/destra all’evidente bivio che si incontra poco più in alto. Penetrati nella valle formata dal Torrente Parma delle Guadine, si sale piuttosto ripidamente fino a raggiungere un secondo bivio (indicazioni) dove si abbandona a destra il percorso n° 721. Si continua diritto/sinistra per bella forestale (n° 720) che procede in solitario e splendido ambiente boschivo. Trascurato un percorso inerbito che si stacca a destra, non si incontreranno altri bivi implicanti un’opzione, permettendo di gustare al meglio il tracciato su cui stiamo camminando (peraltro recentemente segnato), sicuramente tra i più suggestivi dell’intera montagna parmense, ideale anche come semplice passeggiata pomeridiana. Procedendo spesso in piano e con qualche saliscendi, ammirando in più occasioni esemplari di faggio di particolare pregio, si esce molto più avanti in un’area disboscata che certamente non entusiasma l’escursionista abituato a gustare le preziosità di un ambiente boschivo integro e di grande valore naturalistico. Rientrati, dopo una svolta a destra, nella copertura boscosa, si varca un rio e si continua per il solitario percorso avvicinandosi progressivamente al letto del Torrente Parma delle Guadine nella cui sponda sinistra orografica ci troviamo. Dopo aver costeggiato una radura colonizzata da arbusti, si incontra una sbarra con cartello di divieto d’accesso a poca distanza dall’alveo del torrente. Appena di prima della sbarra si dovrebbe notare a destra (con un certo sforzo di intuizione) l’imbocco di un sentiero: ci immettiamo in esso oltrepassando subito due rami di un ruscello asciutto. Quello che stiamo seguendo è un vecchio percorso, tracciato negli anni ’20 del secolo scorso dalle guardie forestali che presidiavano quest’area dell’Alta Val Parma, che ci condurrà in località Borello dello Sbirro e, sopra quest’ultima, nella carrozzabile Cancelli-Lagoni. Il sentiero man mano che si procede si presenta più incavato nel terreno ed avanza in direzione sud tagliando una ripida sponda boscosa caratterizzata da massi arenacei. Notando alcune traverse in pietra sistemate dai forestali, si guadagna successivamente quota mediante una sequenza di quattro tornanti ben delineati. Oltre questi ultimi, la traccia continua effettuando altre svolte un po’ meno marcate rispetto alla sezione precedente. Man mano che si progredisce, il pendio boscoso scema di pendenza, mentre il sentiero si fa sempre più labile, richiedendo di conseguenza un certo sforzo di individuazione. In ogni modo si raggiunge una sorta di ripiano boscoso che presenta le fattezze di un’ampia dorsale delimitata a destra da un rio e digradante a sinistra nel fondo della valletta formata dal Canal Secco. Per traccia alquanto labile si procede in direzione ovest compiendo alcune svolte, avendo come validi “contrassegni” le menzionate traverse in pietra, preziosa testimonianza di interventi umani realizzati in perfetta simbiosi con l’ambiente. Senza mai perdere di vista, come concreto punto di riferimento, il rio situato alla nostra destra, ci si avvicina progressivamente ad un’area boscosa ripida e insolcata. Gustando la bellezza e l’integrità dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo, impreziosito dalla presenza di caratteristici massi (uno dei quali, situato alla nostra destra, si contraddistingue per sua curiosa conformazione appuntita che lo rende somigliante ad un becco), per traccia più incavata si sale parallelamente al rio di destra fino a giungere sotto ad un impluvio costituito da due solchi. Dirigendosi verso quello di destra, si volge quasi subito a sinistra oltrepassando il secondo solco. Per sentiero bello e incavato, si doppia una costa mediante svolta a destra, penetrando in questo modo nella valletta formata dal Canal Secco dove si incontrano i segnavia del “neonato” percorso CAI n° 721B, il quale scende a sinistra onde attraversare il menzionato corso d’acqua. Noi avanziamo diritto lungo il vecchio sentiero dei forestali (si notano altre traverse con pietre incastonate nel terreno) fino ad effettuare una netta svolta a destra, trascurando un tratto inagibile, in quanto franato, della vecchia mulattiera per i Lagoni. Procedendo comodamente lungo il percorso segnato, ci si immette poco dopo in un’orribile carraia d’esbosco che sostituisce la mulattiera utilizzata dai forestali (l’autore della relazione, nel giugno del 2015, ha avuto la fortuna di percorrere questo tracciato prima della sciagurata operazione di esbosco. Oltre che la vecchia mulattiera, in alcuni punti poco riconoscibile ma intuibile, erano presenti diverse piazzole di carbonaie, preziose testimonianze di un passato importante da salvaguardare e non distruggere come è stato fatto). Si asseconda questo percorso, invero poco riconoscibile, procedendo a saliscendi, fino ad effettuare una netta svolta a destra e scendere per un breve tratto. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, in quanto la traccia in questo tratto non è evidente, si volge a sinistra rientrando nella più fitta copertura boscosa. Varcato poco dopo un ruscello asciutto, il sentiero effettua subito due piccole svolte per poi ampliarsi e procedere parallelamente ad un solco formato da un corso d’acqua. Attraversato il suo ramo sinistro, si avanza costeggiando il margine di un rimboschimento a conifere all’interno del quale si trovava il rifugio forestale noto con il nome di Borello dello Sbirro1207 m. Dal mucchio di macerie che è ciò che rimane dell’originaria struttura, si sale a sinistra per ampio sentiero fino a guadagnare una selletta. Da qui, continuando a sinistra per carraia, si raggiunge in breve la carrozzabile Cancelli-Lagoni. Attraversatala, si scorge a sinistra la continuazione del sentiero n° 721 per la cima del Monte Roccabiasca, alle cui pendici ci troviamo. Nella prima sezione si sale piuttosto ripidamente compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi al confine della Riserva naturale Guadine-Pradaccio. Raggiunto un vistoso cartello relativo a quest’ultima, situato proprio sul bordo del profilo settentrionale della montagna, si abbandona il sentiero segnato che si sposta appena dopo a sinistra. Il nostro intento – come già specificato nella nota introduttiva – consiste nel conquistare la sommità del Roccabiasca avendo come direttrice questa specie di dorsale, progredendo “a vista” e affrontando diversi tratti ripidi e faticosi, ma in ambiente assolutamente integro e affascinante. Avendo come “segnavia” il filo spinato segnante il confine della menzionata riserva, si raggiungono presto alcuni blocchi d’arenaria che si superano direttamente o si aggirano a sinistra (poco più in basso si nota il sentiero segnato). Si continua lungo il bordo della dorsale procedendo in ripida salita, aggirando a sinistra un poggetto. Successivamente, assecondando sempre l’andamento del filo spinato onde non sconfinare nell’area adibita a riserva, ci si sposta un poco a sinistra rispetto la direttrice costituita dal limite occidentale del profilo boscoso che stiamo risalendo. Più in alto il pendio diviene meno ripido e perde i suoi connotati di dorsale: lo risaliamo liberamente notando, all’inizio della sezione, dei paletti di legno segnanti il confine della riserva. Giunti a poca distanza da alcuni massi situati alla nostra sinistra, si volge a destra verso altri blocchi arenacei dove si rinviene la continuazione della “via spinata”. Costeggiati a sinistra i menzionati massi, si prosegue per pendio boscoso piuttosto ripido che riprende le fattezze di una dorsale. Più in alto, assecondando la linea del filo spinato, si attraversa una piccola pietraia e, rientrati nella copertura boscosa, ci si impegna in una malagevole salita su ripido pendio. Si ascende con notevole fatica per un tratto non breve, tenendosi sulla sinistra del bordo della dorsale. Lo si raggiunge più in alto (notevole visuale sul Lago Pradaccio e sulla Cresta dello Sterpara) per poi rientrare nel bosco e proseguire meno faticosamente aggirando a sinistra un poggio. Percorso un tratto di dorsale pianeggiante, si riprende a salire fino ad incontrare un’area caratterizzata da cespugli di mirtillo. Appena dopo, spostandosi a destra, si esce in una panoramica pietraia che si risale fino al lambire il limite del bosco. Segue un tratto in cui si guadagna quota molto scomodamente costeggiando il margine della vegetazione arborea. Giunti grosso modo a metà del ripido profilo terminale, lo si risale direttamente scegliendo, in base al proprio intuito, il percorso migliore e comunque aggirando a sinistra le rocce che caratterizzano la sua sezione superiore. Poi, assecondando il bordo della dorsale, si volge a sinistra montando su un poggio, innestandosi poco più avanti nel sentiero n° 721. Mediante quest’ultimo si conquista la splendida cima del Monte Roccabiasca1731 m, che risulta essere la seconda vetta più elevata (la prima è la Rocca Pianaccia) del territorio montuoso unicamente parmense. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il panorama che ci attornia, si inizia la discesa che avviene integralmente lungo il percorso n° 721. Svoltando a destra ed avanzando per un tratto in direzione est, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si volge a sinistra trascurando a destra il sentiero per le Capanne di Badignana. Nella prima sezione si procede attraversando fasce boscose e zone cespugliose, fino ad approdare in un bel ripiano ammantato da cespugli di mirtillo. Qui il sentiero volge repentinamente a destra penetrando nella più fitta copertura boscosa, perdendo quota mediante un tornante sinistrorso. Usciti dalla faggeta, il percorso compie altri due tornanti per poi procedere parallelamente ad una fascia rocciosa. Dopo una discesa tra cespugli di mirtillo, si piega bruscamente a sinistra (indicazione) avanzando in piano poco sopra il limite superiore del bosco. Penetrati in esso, si continua a procede nella stessa direzione per poi volgere a destra e perdere quota lungo una sorta di dorsale. Più in basso si piega a sinistra raggiungendo un ripiano boscoso che si attraversa assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Procedendo in lieve discesa, si varca un ruscello asciutto continuando per un tratto parallelamente ad esso. Effettuati alcuni tornanti, si ritorna a procedere nella stessa direzione di prima (nord-ovest) attraversando un secondo rio asciutto. Continuando per il bel sentiero, si varca un terzo ruscello asciutto e, poco più avanti, una piazzola di carbonaia. Dopo un ripiano boscoso, il percorso riprende a scendere effettuando inizialmente delle piccole svolte, contornando successivamente il sommo di una lastra rocciosa ricoperta di muschio. Poco più in basso si raggiunge il cartello indicante il confine della Riserva Guadine-Pradaccio incontrato all’andata, che costituisce il punto in cui abbiamo abbandonato il percorso n° 721. Assecondando quest’ultimo si ritorna al Borello dello Sbirro da cui, anziché ripercorrere il n° 721B, si insiste lungo lo stesso segnavia (n° 721). Valicata una selletta, si perde quota compiendo alcuni tornanti (in corrispondenza del primo si trascura a sinistra un labile sentiero) fino a raggiungere una bella radura. Attraversatala interamente, si avanza per ampia traccia, in alcuni punti piuttosto inerbita, che procede perlopiù in lieve discesa. Il percorso, nel momento in cui lambisce una dorsale, compie una netta svolta a destra determinando un brusco cambio di direzione, ma la successiva curva a sinistra riporta a procedere verso nord. Poco dopo, prima di attraversare una piccola radura, uno splendido esemplare di faggio stimola una sosta contemplatrice. Si continua per il rilassante percorso all’interno di un ambiente boschivo tra i più suggestivi, ricongiungendosi infine con il tracciato seguito all’andata. Una volta oltrepassato il Torrente Parma delle Guadine, è possibile compiere una remunerativa digressione. Appena dopo il Ponte del Prolo, si prende a sinistra una carraia che, salendo parallelamente al corso d’acqua. conduce a degli impianti dell’ENEL. Ci troviamo all’interno di una gola molto suggestiva, luogo ideale per una sosta ristoratrice. Trascurato temporaneamente il percorso di destra, si continua diritto per sentiero che procede in lieve salita tra folta vegetazione. Il percorso volge poi a sinistra e conduce, dopo una breve discesa, nel letto del torrente in un punto altamente spettacolare (si nota, nella sponda opposta, una grotta da cui, in alcune occasioni, esce dell’acqua formando una suggestiva cascatella). Ritornati agli impianti dell’ENEL, si prosegue a sinistra lungo il sentiero d’acquedotto (temporaneamente chiuso a causa di una sezione franata), da poco tempo ripulito e adibito a percorso per le MTB. Lo si asseconda procedendo quasi sempre in piano, fino ad immettersi nella carraia per la Piana del Cogno a poca distanza dal ponte omonimo.