Via Ferrata Masarè, Roda di Vaèl e Testone del Vajolon

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Paolina, 2125 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Rifugio Paolina-Rifugio Roda di Vaèl (40 min) ; Rifugio Roda di Vaèl-attacco Ferrata Masarè (35 min) ; attacco Ferrata Masarè-fine Ferrata Masarè (1,15/1,30 h) ; fine Ferrata Masarè-Roda di Vaèl (1,10 h) ; Roda di Vaèl-Testone del Vajolon (1,15/1,30 h) ; Testone del Vajolon-Rifugio Roda di Vaèl (1 h) ; Rifugio Roda di Vaèl-Rifugio Paolina (30 min)

Difficoltà: EEA, mediamente difficile con alcuni passaggi difficili (B/C) la Via Ferrata Masarè ; EEA, da mediamente difficile a difficile (B/C) il tratto Torre Finestra-Sforcela da le Rode ; EEA facile/poco difficile (A/A+), l’ascesa alla cima della Roda di Vaèl e la discesa per la cresta nord ; EE il Testone del Vajolon (ascesa/discesa) ; E (con qualche tratto E+) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Vigo di Fassa si segue la SS 241 fino a raggiungere e oltrepassare il Passo di Costalunga. Si parcheggia l’auto in corrispondenza dell’abitato di Carezza nell’ampio parcheggio adiacente alla stazione di partenza della Seggiovia Paolina

{La linea in colore rosso indica il tracciato della Ferrata Mesaré e della traversata sud-nord della Roda di Vaèl; quella in colore arancio – che ha una valenza puramente indicativa – indica l’ascesa/discesa del Testone del Vajolon}

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa e classica traversata per cresta mediante un percorso attrezzato – la Ferrata Masarè – molto frequentato e spesso sottovalutato. Sono infatti presenti diversi passaggi non banali e piuttosto esposti sia lungo la ferrata vera e propria quanto nel tratto successivo al catino compreso fra il Croz di Santa Giuliana e la Roda del Diavolo in direzione della cima della Roda di Vaèl. L’autore della relazione ha percorso la ferrata nel senso opposto rispetto a quello consigliato, in quanto ha voluto inserire l’ascesa alla sommità del Testone del Vajolon dopo la traversata sud-nord della Roda di Vaèl. Il motivo principale non è certamente strategico ma puramente personale. 

Dal Rifugio Paolina si imbocca il frequentato sentiero n° 539 per il Rifugio Roda di Vaèl, procedendo nella prima parte in salita moderata ed effettuando un paio di tornanti. Più in alto il percorso scema di pendenza ed avanza ai piedi di pareti rocciose nel margine superiore di ripidi pendii prativi che regalano ampie visuali panoramiche. Avanzando comodamente tra pini mughi e massi si raggiunge il bivio con il sentiero n° 549 che, staccandosi a sinistra, conduce al Passo del Vajolon. Appena dopo, si transita a fianco di un masso sporgente su cui è installata la caratteristica aquila di bronzo che costituisce il monumento a Theodor Cristomannos (nell’alta stagione estiva, a partire dalla tarda mattinata, sono generalmente presenti – e ingombranti il percorso – code di “escursionisti” in attesa di immortalare sé stessi e i propri cari con foto e selfie). Si prosegue per il magnifico e ampio sentiero procedendo perlopiù in lieve discesa e in modo pianeggiante, notando sopra di noi pareti e gendarmi rocciosi ed ammirando superlative visuali sui monti della Val di Fassa. Il percorso volge progressivamente in direzione nord ed avanza in splendido ambiente caratterizzato da pendii prativi cosparsi da grossi massi. Ci si avvicina sempre più al ben visibile Rifugio Roda di Vaèl, poco prima del quale si stacca a destra il sentiero che conduce all’adiacente Baita Marino Pederiva. Da rifugio, 2283 m, (indicazioni per la Ferrata Masarè e per la Torre Finestra) si prende a sinistra una ripida traccia che conduce in breve nel magnifico ripiano con massi di Pian de Majarè. Da qui si trascura il sentiero che proseguendo diritto si dirige verso il catino – che noi raggiungeremo dopo aver attraversato la Cresta del Masarè – compreso tra la Torre Finestra e la Roda del Diavolo. Si prende invece a sinistra la traccia che sale verso la Punta del Masarè poco sotto la quale è situato l’attacco dell’omonima ferrata. Procedendo in lieve salita in direzione sud-ovest, si raggiunge e attraversa, prestando attenzione ai segnavia piuttosto sbiaditi, un’area caratterizzata da grossi massi ai piedi delle torri del Masarè. Successivamente si guadagna quota in moderata pendenza portandosi su un’ampia dorsale che si risale effettuando diversi tornanti. Guadagnata la Cresta del Masarè, si aggira a sinistra un gendarme roccioso raggiungendo appena dopo l’attacco della ferrata. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

La prima sezione del percorso si svolge in versante Carezza. Dopo il primo facile traverso (A), si discende un breve canalino piuttosto ripido (A/B) per poi assecondare in modo discendente una cengia/rampa (A). Ci si cala successivamente per breve ma ripido caminetto (A/B) oltre il quale si prosegue per traccia incontrando un altro facile tratto attrezzato. Per sentiero si sale poi in direzione di una forcella di cresta appena prima della quale si incontra a sinistra, in corrispondenza di un camino, l’inizio di un interessante tratto di ferrata. Sfruttando ottimi appoggi naturali e qualche aiuto artificiale (pioli e una staffa) si scala il camino inizialmente al suo interno (B+) spostandosi poi sullo spigolo che lo delimita a destra. Lo si risale per un breve tratto e rientrati nel camino lo si scala direttamente per pochi metri (B/B+). Assecondando come prima lo spigolo di destra, si supera, aiutati da un appoggio artificiale, una breve balza verticale (B+), fino ad uscire da questa soddisfacente sezione di ferrata. Rimesso piede sulla cresta, si procede in versante Vaèl effettuando un breve ma interessante traverso attrezzato (A/B). Giunti alla base di una parete piuttosto ripida, la si scala assecondando un bel canalino che offre inizialmente ottimi appoggi naturali (B). Più in alto l’ascesa diviene più verticale ma è facilitata da fittoni/scalini che aiutano notevolmente la progressione (B+). Terminato questo tratto, si prosegue facilmente per cresta lambendo la sommità della Seconda Torre del Masarè. Attraversata una caratteristica fenditura (fittone), ci si cala per camino inizialmente non difficile (B), successivamente, nella parte inferiore, alquanto stretto e strapiombante. Lo si discende scomodamente (attenzione a non incastrarsi con lo zaino) sfruttando, oltre la corda d’acciaio, diversi fittoni/scalini come appoggio per i piedi (C). Messo piede nella sottostante forcella, si sale verso la strapiombante parete della Torre del Rifugio per poi volgere a destra e scalare un caminetto di pochi metri (A/B). Appena dopo si discende, in versante Vaèl, una ripida fessura/camino tenendosi inizialmente nella sua parete destra (faccia a valle) dove abbondano gli appoggi (B). Successivamente, nel momento in cui la fessura diviene strapiombante, compaiono i soliti scalini di ferro che aiutano notevolmente la discesa (B+). Aggirando in versante Vaèl la Quinta Torre del Masarè, si procede ancora per un tratto in discesa per poi riguadagnare quota lungo il sentiero attrezzato. Si scalano facili rocce (A) e, lambito il filo di cresta, si continua in direzione della sommità della Sesta Torre del Masarè. Appena prima di quest’ultima, il percorso si sposta in versante Vaèl effettuando subito un breve traverso discendente (A). Dopo essersi calati per ripido canalino (B/B+), si asseconda una cengia prima discendente e poi ascendente (A), avvicinandosi ad un forcellino che si raggiunge dopo un breve passaggio (un traverso e una discesa su rocce ripide ma ben gradinate) non propriamente facile (B+). Dalla forcella ci si cala in versante Vaèl per caminetto (A/B), iniziando poi un traverso abbastanza esposto lungo la parete sinistra del solco (B). Doppiato uno spigolo, si discendono rocce facili (A/B) incontrando anche un breve canale/camino un po’ più impegnativo (B). Segue un traverso discendente (A/B) e una agevole disarrampicata su rocce piuttosto ripide ma ottimamente gradinate (A/B). Dopo una brevissima balza facilitata da un appoggio artificiale (B) e una rampa, si volge a destra onde discendere un’ulteriore balza (B). Messo piede su una cengia, ci si dirige verso un canalone il cui fondo si raggiunge dopo aver disceso un piccolo solco (A/B). Attraversato il canale, si effettua un bel traverso su rocce ripide ma con ottimi appoggi (B), fino a doppiare uno spigolo. Discese le ultime facili rocce (A/A+), si arriva al termine (o inizio) della Ferrata Masarè. Per sentiero si attraversa il catino compreso tra la Roda del Diavolo e la Torre Finestra raggiungendo in breve un bivio (indicazioni) da cui un percorso – inizialmente attrezzato – scende verso il Rifugio Roda di Vaèl. Noi proseguiamo a sinistra in direzione della Roda di Vaèl, assecondando, mediante ripido sentiero, il crinale che chiude ad oriente il menzionato catino. Raggiunta la base di un gendarme che precede lo spigolo sud della Torre Finestra, il percorso volge a sinistra e procede tagliando il ghiaione digradante dalle verticali pareti della spettacolare torre. Assecondando verso sinistra il crinale/insellatura che separa la Torre Finestra dalla Roda del Diavolo, si raggiunge un paletto con indicazioni che segna l’inizio di un impegnativo tratto di ferrata. Discesa una ripida fessura (B), si inizia un traverso molto esposto in cui, doppiato uno spigolo, si taglia la faccia sinistra di un diedro utilizzando come appoggio due fittoni (B/C). Poi si discende una specie di rampa sfruttando inizialmente buoni appoggi naturali, poi, nel punto più liscio, due fittoni e una staffa (B/C). Un ulteriore traverso notevolmente facilitato dagli appoggi artificiali, che avviene su parete leggermente strapiombante (B+), precede il termine di questa sezione di ferrata. Discese brevemente delle rocce scagliose, si raggiunge una forcella da cui si scala un muretto leggermente strapiombante addomesticato da un piolo e una staffa (B/B+). La successiva cengia conduce in località Sforcela da le Rode (qui arriva un vecchio sentiero attrezzato ormai in disuso) oltre la quale, doppiato uno spigolo, si entra in un canale. Lo si risale inizialmente su rocce facili (A/A+) per poi superare, mediante comoda scaletta, una singola sezione ripida e stretta (A). Al termine di quest’ultima ci si sposta a destra onde iniziare un’agevole scalata a zig-zag su rocce gradinate e rampe (A/A+). Terminata la ferrata, si prosegue per ripida traccia che avanza sulla destra del filo della dorsale meridionale della Roda di Vaèl. Assecondando infine il panoramico crinale, si conquista la prestigiosa e frequentatissima cima, 2806 m, da cui – è inutile specificarlo – si ammira un panorama incredibile. Purtroppo la presenza di comitive schiamazzanti non permette di percepire quell’inebriante senso di solitudine che contraddistingue molte vette dolomitiche, per cui, dopo essersi ristorati, si inizia la discesa che avviene lungo un facile nonché gremito di escursionisti (spesso turisti privi della benché minima esperienza di montagna) percorso attrezzato. Dopo aver disceso un canale, si lambisce, inizialmente per traccia, la cresta settentrionale della montagna che costituisce la nostra direttrice al fine di raggiungere il Passo del Vajolon. Si segue lungamente il percorso attrezzato discendendo facili rocce, placchette e muretti, assecondando spesso il filo di cresta molto panoramico e mai eccessivamente esposto (A/A+). Raggiunta, più in basso, una forcella, si aggirano a destra alcuni spuntoni per poi riprendere a scendere per traccia e roccette. Si continua per il percorso attrezzato discendendo facili rocce fino a raggiungere il Passo del Vajolon2560 m. Da qui, trascurato il sentiero n° 551 (quest’ultimo, se imboccato a sinistra, riporta al Rifugio Paolina discendendo nella prima parte un ripido canalone, mentre se seguito a destra riconduce al Rifugio Roda di Vaèl), si inizia l’ascesa alla volta del Testone del Vajolon. Si sale per zolle erbose assecondando inizialmente una ripida traccia che diviene sempre più labile fino a scomparire del tutto. Da qui possiamo scegliere se continuare a risalire il ripido pendio erboso, oppure volgere a sinistra onde assecondare una dorsale ghiaiosa. Guadagnata la cresta sommitale del Testone del Vajolon a poca distanza da una punta rocciosa situata alla nostra sinistra (per conquistarla è necessario scalare una poco attraente crestina alquanto friabile e decisamente esposta), ci sposta a destra e, percorrendo la dorsale sommitale (ometti), si guadagna il suo punto più elevato, 2643 m. Qui finalmente possiamo ritemprarci e depurare l’anima dopo la confusione, le code, gli schiamazzi e una certa maleducazione che inevitabilmente caratterizza il turismo d’alta montagna. In caso di tempo stabile, una prolungata sosta in questo luogo di impareggiabile bellezza è d’obbligo. Rimessosi in cammino, si continua ad assecondare la cresta della montagna caratterizzata, in versante Vaèl, da pendii erbosi, mentre in quello Carezza precipita con pareti e friabili pinnacoli. Tenendosi a destra del filo della dorsale, si lambiscono quote secondarie e forcelle, dirigendosi verso la mole rocciosa della Sforcella. Raggiunta una selletta (ometto), si inizia ad attraversare un ghiaione digradante dalla base delle pareti e quinte rocciose del versante orientale della Sforcella. Assecondando una labile traccia, si oltrepassa un solco franoso e, procedendo piuttosto scomodamente, si lambiscono le menzionate pareti. Da qui si scende a destra seguendo inizialmente un solco per poi volgere a sinistra e continuare per traccia attraversando altre sezioni piuttosto franose. Ci si dirige verso un’evidente spalla erbosa, raggiunta la quale ci si immette nel sentiero segnato proveniente dal Passo del Vajolon. Il percorso continua ad assecondare la menzionata dorsale per poi volgere a sinistra e scendere in direzione della Gran Busa di Vaèl. Si perde comodamente quota per lo splendido sentiero, trascurando, in corrispondenza di un tornante destrorso e di un solco, una traccia a sinistra. Il percorso principale procede in direzione sud-est e sud tagliando a mezza costa la sponda destra orografica del selvaggio vallone della Gran Busa di Vaèl. Ammirando grandiose visuali sui Mugoni, si guadagna una selletta oltre la quale si inizia a discendere un ripido canalone. Assecondando gli ottimamente posizionati segni rossi, si perde ripidamente e scomodamente quota, fino a volgere nettamente a destra. Per sentiero ancora piuttosto ripido e con ghiaino, si costeggia la base di pareti rocciose, fino a discendere delle lingue ghiaiose e portarsi al centro dello straordinario pianoro di Paèl2330 m. Da qui (indicazioni), innestatosi nel percorso n° 541, lo si asseconda a destra procedendo perlopiù in piano a mezza costa, ammirando visuali grandiose sulle pareti della Roda di Vaèl e del Croz di Santa Giuliana. Aggirato un caratteristico roccione strapiombante, si avanza tra splendidi pendii prativi cosparsi di massi, dirigendosi verso il vicino Rifugio Roda di Vaèl gremito di turisti. Si rientra al Rifugio Paolina lungo lo stesso percorso seguito all’andata.