Anello della Val Toncina

Punto di partenza/arrivo: spiazzo nei pressi del ponte sul Torrente Toncina, 515 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: punto di partenza-Case Scapini-Cereseto (1 h) ; Cereseto-Farfanaro-Passo della Colla (1,40 h) ; Passo della Colla-Dugara (50 min) ; Dugara-punto di partenza (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Bardi. Appena dopo quest’ultima località si imbocca la SP 66 mediante la quale si scende verso il fondo della Val Ceno. Attraversato il ponte sul Torrente Ceno, si continua lungo la provinciale per Compiano ancora per pochi chilometri, abbandonandola per stradello che si stacca a sinistra (indicazione per Sidolo). Dopo un tratto alquanto sconnesso, giunti nei pressi del ponte sul Torrente Toncina, si parcheggia l’auto in uno spiazzo in corrispondenza dell’inizio di una sterrata 

www.openstreetmap.org {Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Il Torrente Toncina costituisce uno degli affluenti del Fiume Ceno e forma una valle di particolare interesse e suggestione. L’anello proposto permette la conoscenza di paesi fantasma (tra cui il famoso Case Scapini), vecchie mulattiere e angoli remoti. La segnaletica è per ora assente (non si escludono infatti futuri interventi da parte del CAI) ma l’itinerario, svolgendosi su carraie e mulattiere sempre evidenti e ben tracciate, non pone problemi di individuazione. 

Dal punto di partenza ci si incammina per pianeggiante sterrata transitando inizialmente a fianco di alcuni impianti recintati. Il comodo tracciato prosegue costantemente in direzione sud-ovest avanzando parallelamente al Torrente Toncina. Varcato mediante ponticello un affluente di quest’ultimo, si costeggiano delle belle radure con carraia che sale in direzione est. Rientrati nella copertura boscosa, si incontra il bivio con il sentiero/mulattiera che ci condurrà al paese di Cereseto. Proseguendo invece per la carrareccia, si esce presto in un ripiano dove sono situati i ruderi di Case Scapini. Si tratta di uno dei più rinomati paesi fantasma non solo della montagna parmense, ma di tutto l’arco appenninico settentrionale. Non mi dilungo riguardo alcune leggende secondo le quali si udirebbero urla strazianti di bambini (il nome Scapini potrebbe derivare da un termine dialettale indicante scarpe piccole calzate da bambini), preferendo invece soffermarmi sull’atmosfera sospesa che è possibile percepire, sia qui quanto in altri paesi abbandonati dell’Appennino, capace di instaurare nel visitatore un senso di pace e di “antica” quiete. Dopo un’esaustiva perlustrazione effettuata con le dovute precauzioni (a partire dalla tarda primavera è possibile incontrare vipere) del luogo in cui ci troviamo, si ritorna al bivio con il sentiero menzionato in precedenza. Dopo la prima curva a sinistra, il percorso si ampia a mulattiera iniziando a guadagnare quota piuttosto ripidamente. Effettuate un paio di svolte, il tracciato procede in modo meno erto ed è affiancato da vecchi muretti a secco, chiaro segno della sua storicità e utilizzo da parte dei valligiani. Si prosegue con grande piacere per questo splendido percorso non segnato ma evidente e ben incavato, procedendo all’interno di un interessante ambiente boschivo. Più in alto, la mulattiera – sempre molto comoda nonché delimitata da resti di muretti a secco – costeggia delle bucoliche radure continuando ancora per un tratto a procedere in lieve salita. In seguito il percorso si presenta più erto e presenta strappi decisamente ripidi e faticosi, ma allo stesso tempo è assolutamente evidente e non presenta bivi (eccetto un’inerbita traccia che si stacca a destra in corrispondenza di un tornante sinistrorso) implicanti una vera e propria opzione. Dopo diverse svolte e tornanti, nel momento in cui il pendio scema di pendenza e il bosco si dirada notevolmente, si nota a sinistra una freccia rossa su un sasso e appena dopo un sentiero/mulattiera che si innesta nostro percorso. Si continua per il tracciato principale – che nel frattempo si è allargato a carraia – avanzando ai lati di splendide radure che offrono notevoli visuali sul Monte Pelpi e sull’alta Val Toncina. Si entra infine nel suggestivo borgo di Cereseto751 m, che si attraversa in direzione della chiesa di San Giacomo Maggiore. In corrispondenza dell’edificio, si prende a sinistra un viottolo che, procedendo in lieve discesa, attraversa la parte meridionale dello splendido borgo (bella fontana/lavatoio). Appena dopo una svolta a destra si imbocca a sinistra una carraia mediante la quale si esce dal nucleo abitato. Avanzando per il comodo tracciato, si transita inizialmente a fianco di un capanno, costeggiando successivamente dei prati frequentati da cavalli. Dopo una breve salita si passa a fianco di una maestà e si insiste per il vecchio percorso molto poco battuto come denota la vegetazione che lo invade. Notando alla nostra destra vecchi muretti a secco, si costeggiano campi e radure per poi iniziare a perdere quota sottopassando una linea elettrica. Oltrepassato un affluente del Toncina, si incontra a sinistra una recinzione e, poco più in basso, si nota l’edificio del Molino di Farfanaro. Si sale per poco svoltando subito a sinistra, trascurando il percorso che staccandosi a destra procede in più decisa salita. Dopo un tratto in direzione est, si compie una netta curva a destra, ignorando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia che scende. Avanzando in lieve salita all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza, si sottopassa per una seconda volta la linea elettrica di prima per poi volgere a sinistra (da destra si innesta un altro percorso). Si continua a guadagnare quota per il vecchio tracciato, affiancato da muretti a secco, fino a lambire la SP 66 a poca distanza da Farfanaro. Ignorato l’asfalto, proseguiamo diritto per mulattiera inerbita in lieve discesa che transita inizialmente a fianco di un casotto ed è delimitata dai “soliti” muretti a secco. Costeggiando ampie radure che offrono notevoli visuali sull’altro lato della Val Toncina, si incontra un bivio dove si trascura a destra un percorso che conduce ad un campo. Immessosi più avanti in una carraia, la si asseconda a sinistra procedendo parallelamente alla SP 66. Guadagnando quota per carrareccia e stradello asfaltato, si entra infine nella parte bassa del nucleo di Farfanaro810 m. Dal centro del paese si volge a destra verso la provinciale e, attraversatala, si sale per viottolo. Da una fontana con formella si prende a destra una carraia che, abbandonando il nucleo abitato, procede tra prati recintati. Penetrati nel bosco, appena dopo un tratto in cui il percorso si presenta infossato, si incontra un crocicchio in corrispondenza di un corso d’acqua. Optiamo per il tracciato di sinistra trascurando l’inerbita carraia che si stacca in quest’ultima direzione appena dopo l’incrocio. Si guadagna quota in moderata pendenza parallelamente al menzionato ruscello, incontrando anche una suggestiva cascatella. Più in alto si procede in lieve salita a fianco di splendide radure avanzando parallelamente al corso d’acqua di prima. Proseguendo diritto al bivio che si presenta, si riprende a guadagnare quota in modo più sostenuto ma mai eccessivamente faticoso. Più avanti si avanza nel contesto di un’area di bosco più rado e nel momento in cui il tracciato pianeggia si trascura a destra un altro percorso. Varcato un ruscello, la carraia riprende a guadagnare quota in moderata pendenza conducendo ad un altro più suggestivo corso d’acqua con presa dell’acquedotto. All’importante bivio che si presenta poco dopo, si prende l’ampia traccia di destra che si presenta fin da subito alquanto dissestata. Dopo la prima salita si attraversa un ruscello fino ad uscire in un’area disboscata. La si attraversa assecondando il percorso principale che anche in questo tratto si presenta alquanto dissestato da fenomeni di erosione. Immessosi in una più battuta carraia in corrispondenza di un crocicchio, la si segue a destra guadagnando quota nel contesto di un’area di rado bosco. Al primo bivio che si presenta, si prosegue per il tracciato di sinistra avanzando in modo pianeggiante e rientrando presto nella copertura boscosa. Si asseconda lungamente questo percorso – diretto alla dorsale est del Monte Pelpi – procedendo in leggera salita, in piano e, in alcuni tratti, in lieve discesa per carraia che si presenta spesso fangosa a causa del transito di mezzi di esbosco. Senza possibilità di errore, grazie all’assenza di bivi implicanti un’opzione (ad un certo punto si immette nel nostro tracciato un altro da sinistra), si varcano quattro rii e si attraversano/costeggiano aree disboscate. Immessosi nella carraia proveniente dal Passo della Colla, la si asseconda in discesa in direzione dell’appena menzionata località. Perdendo quota per l’ampio tracciato, che inizialmente effettua alcuni tornanti, si mette piede nella SP 66 a poca distanza dal valico. Si asseconda la strada a sinistra e appena prima del Passo della Colla1000 m, si imbocca a destra la sterrata carrozzabile per Dugara. Il percorso in questione, dopo il primo tratto in cui procede in piano e in lieve salita valicando la dorsale che fa da spartiacque tra le Valli Taro e Toncina (quindi Ceno essendo quest’ultimo un suo affluente), costeggia un’area prativa recintata cui fa seguito una fascia boscosa, anch’essa recintata, formata da faggi. Trascurati percorsi laterali secondari, si prosegue per un buon tratto procedendo in modo pressoché pianeggiante, fino ad iniziare a perdere quota mediante diversi tornanti. Senza possibilità di errore si raggiunge lo splendido nucleo di Dugara che risulta perlopiù disabitato. Dopo una visita approfondita del paese (alla nostra sinistra si nota una chiesetta/oratorio), appena prima di una sbarra che delimita una proprietà privata (si tratta di alcune case ristrutturate e stagionalmente abitate), si imbocca a destra un’ampia mulattiera alquanto inerbita. Il percorso, una volta rientrato nel bosco, diviene più evidente e transita a fianco di una specie di cappella. Dopo un tratto in piano/lieve discesa, si varca un rio oltre il quale il tracciato si presenta ancora piuttosto invaso dalla vegetazione. Svoltati a destra e attraversato un secondo rio, si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra. Il percorso, perdendo quota piuttosto ripidamente, conduce nella valletta formata da un terzo corso d’acqua. Varcatolo, si avanza in salita fino ad assecondare il filo di un panoramico crinale che altro non è che il sommo della sponda destra orografica del rio appena attraversato. Rientrati nel bosco, si scende abbastanza ripidamente volgendo a destra, andando in questo modo a guadare un quarto corso d’acqua molto suggestivo. Oltre quest’ultimo si procede in salita costeggiando dei panoramici prati, fino a giungere in corrispondenza di una casa isolata, collocata in splendida posizione, chiamata La Burrona. Da qui non resta altro che seguire la panoramica e piacevole stradina d’accesso transitando più avanti nei pressi di una frazione abitata. Proseguendo per lo stradello, appena dopo un cippo a ricordo di alcuni preti uccisi nel 1944, si incontra un bivio nei pressi della chiesa di S. Ambrogio. Andando a destra si entra nel nucleo agricolo di Sidolo (meritevole di una visita), mentre proseguendo a sinistra in discesa ci si dirige verso il fondo della Val Toncina. Con piacevole passeggiata, trascurando più in basso a destra la stradina che sale verso Casagrassa e Castellaccio, si raggiunge il ponte sul Toncina, punto di partenza della nostra splendida escursione.