Cima d’Auta Orientale: Via Ferrata Paolin-Piccolin

Punto di partenza/arrivo: Colmean (Falcade), 1274 m

Dislivello: 1360 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Colmean-Baita dei Cacciatori (1 h) ; Baita dei Cacciatori-attacco ferrata (1 h) ; attacco ferrata-Cima d’Auta Orientale (1,10 h) ; Cima d’Auta Orientale-Baita dei Cacciatori (2 h) ; Baita dei Cacciatori-Colmean (50 min)

Difficoltà: EEA, da mediamente difficile a difficile (B/C) la Via Ferrata Paolin-Piccolin ; EEA, da facile a mediamente difficile (A/B) la Via Normale ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Falcale (BL) si entra nella frazione Caviola e si prosegue seguendo le indicazioni per Colmean. Il parcheggio è situato appena dopo il nucleo

Descrizione dell’itinerario 

L’ascesa alla Cima d’Auta Orientale mediante la Via Ferrata Paolin-Piccolin costituisce una delle più interessanti proposte escursionistiche delle Dolomiti occidentali. Nel complesso si tratta di un itinerario decisamente impegnativo, questo per l’assommarsi di una serie di fattori. In primo luogo il dislivello è considerevole, quindi è necessario un certo grado di allenamento. In secondo luogo la ferrata, seppur di media difficoltà, non va sottovalutata, in quanto presenta un passaggio tecnicamente impegnativo situato circa a metà percorso e si svolge in ambiente molto isolato. Infine, da non prendere sottogamba è la discesa lungo la Via Normale che risulta nel complesso ripida e faticosa, con un singolo tratto (il Sentiero Attrezzato Attilio Bortoli) franoso e malagevole. 

Dal parcheggio di Colmean (indicazioni), trascurato il percorso n° 21, ci si incammina per comoda carraia contrassegnata n° 689. Effettuata un’ampia svolta a destra, si può imboccare a sinistra un sentiero (all’unico bivio che si incontra si prosegue a sinistra) accorciando in questo modo il percorso principale che effettua un giro un po’ più lungo. Raggiunto, più in alto, un bivio in corrispondenza di un masso (indicazioni), l’itinerario d’accesso alla Baita dei Cacciatori, a cui siamo diretti, si sdoppia. Optando per il percorso di sinistra, si incontra appena dopo un altro bivio (indicazioni) dove il tracciato si divide ulteriormente. Lasciata a sinistra la variante “Costa Carboneta”, proseguiamo a destra per sentiero salendo inizialmente a fianco di una specie di baita. Una svolta a destra precede l’inizio di una lunga e ripida salita che avviene per traccia evidente ma non contrassegnata. Lambito il sommo della sponda sinistra orografica della valletta formata dal Torrente Caiada, il percorso volge a destra continuando a guadagnare quota in modo sostenuto. Dopo una faticosa salita tra folta vegetazione, si lambisce la carraia abbandonata in precedenza e, trascuratala, si continua a sinistra per sentiero che risale, inizialmente a serpentine, una dorsale erbosa. Immessosi più in alto nella carraia nei pressi di un suo tornante, la si asseconda procedendo in sostenuta salita, fino a raggiungere, per la seconda volta, il sommo della sponda sinistra orografica della valletta del Torrente Caiada. Al bivio che si incontra poco più avanti (indicazioni), in corrispondenza del punto di partenza di una teleferica, si opta per il tracciato di sinistra diretto alla Baita dei Cacciatori. Dopo una salita, si procede per un tratto in piano in bell’ambiente boschivo caratterizzato da grossi massi calcarei. Guadato il Torrente Caiada (sopra di noi è ben visibile la Cima d’Auta Orientale), si guadagna ripidamente quota procedendo parallelamente ad esso. Giunti nei pressi di un grosso masso con segnavia sbiadito (sopra di noi il torrente di divide in due rami), il percorso volge a sinistra e, rientrato nel bosco, sale in modo sostenuto (appena dopo una nicchia con presepe, si incontra una fonte). Sottopassata la teleferica, ci si inserisce in un altro percorso che si asseconda a sinistra procedendo prima in salita, poi in modo pianeggiante. Trascurato a sinistra l’arrivo di un sentiero (indicazione per Colmean), si raggiunge poco più avanti la Baita dei Cacciatori1745 m, collocata in splendida posizione. A fianco dell’edificio si imbocca il percorso di avvicinamento per la Ferrata Paolin-Piccolin e per la Via Normale alla Cima d’Auta Orientale, salendo inizialmente a zig-zag tra ghiaie e massi. Dopo aver costeggiato un grosso blocco roccioso, si risale un pendio di rado bosco effettuando diversi tornanti, per poi avanzare più comodamente all’interno di una più fitta copertura boscosa. Compiuti altri tornanti, non particolarmente ripidi, si giunge nei pressi della Baita Papa Giovanni Paolo I, 1900 m. Abbandonato a sinistra il segnavia n° 689 per la Forcella Col Bechèr, si prosegue a destra (indicazioni per la ferrata e per la “normale”) avanzando nella primissima sezione in piano/lieve discesa (fontana a destra). Dopo una svolta a sinistra incomincia una dura, faticosa e lunga salita per traccia non sempre evidente. Guadagnando inizialmente quota parallelamente ad un ruscello, si esce progressivamente dalla copertura boscosa avvicinandosi progressivamente alla Cima d’Auta Orientale che precipita con ciclopiche pareti. Progredendo a poca distanza dal limite del bosco, si volge in seguito a destra oltrepassando il piccolo corso d’acqua alla cui sinistra siamo saliti nella sezione precedente. Più in alto si sale prima tra colonie di pini mughi, poi per faticoso ghiaione effettuando diversi tornanti. Ad un certo punto il percorso volge a destra in direzione di una fascia boscosa che attraversa interamente. Dopo un’erta e sostenuta salita si raggiunge un bivio (indicazioni) dal quale si stacca a destra il percorso della Via Normale alla Cima d’Auta Orientale. Noi proseguiamo a sinistra alla volta della ferrata e della Forcella Col Bechér, ammirando le spettacolari pareti che ci sovrastano. Il sentiero, dopo un breve tratto in cui sale parallelamente ad un canale ghiaioso, lo attraversa (segnavia arancioni) dirigendosi verso una sorta di poggio. Lambita la sommità del dosso, si progredisce per traccia non evidente assecondando una specie di dorsale che progressivamente si amplia perdendo i suoi connotati. Risalito a serpentine un pendio erboso (ometti e segnavia bianco-rossi) e il successivo ghiaione, si giunge ai piedi delle impressionanti pareti e quinte rocciose del versante meridionale della Cima d’Auta Orientale. Qui il sentiero volge repentinamente a sinistra e procede costeggiando la base delle pareti in direzione del canalone che separa la cima orientale da quella occidentale. Giunti sotto il menzionato canale, si scorgono gli infissi della Ferrata Paolin-Piccolin, il cui attacco si raggiunge dopo un’ultima salita per ghiaie. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)  

La prima sezione del percorso attrezzato si presenta verticale ma ottimamente attrezzata. Risalita l’iniziale scaletta (A), si effettua un traverso a sinistra dapprima facile, poi più impegnativo ed esposto (B). Giunti alla base di un verticale camino, lo si scala sfruttando alcune staffe disposte prima al centro, poi sulla parete destra (B+). Dopo un brevissimo ma esposto traverso a destra, si scala un gradino leggermente strapiombante (B/C), continuando poi più facilmente. Superata mediante scala una balza verticale/strapiombante (A/B), si esce da questa prima e sostenuta sezione di ferrata. Nella parte successiva, dopo una specie di rampa roccioso/ghiaiosa (A), il percorso si sviluppa costantemente nella sponda sinistra (destra orografica) del selvaggio canalone che separa la Cima d’Auta Occidentale da quella Orientale. Questa seconda sezione del percorso, piuttosto monotona e faticosa, è costituita da un’alternanza di brevi e facili salti attrezzati (una balza verticale di pochi metri si supera agevolmente grazie ad una scaletta) e sezioni in cui si cammina (A/B). Più in alto si giunge alla base di un verticale e umido diedro/camino che rappresenta il passaggio chiave della ferrata. Lo si scala all’inizio abbastanza agevolmente grazie alla presenza di alcune staffe (B), mentre il tratto successivo, che avviene lungo la parete destra del camino, risulta verticale e faticoso (C). Dopo un traverso a destra per cengia, si doppia lo spigolo di un gendarme per poi scalare in obliquo delle rocce ripide ma ottimamente appigliate (B+). Più in alto si prosegue avendo come direttrice una sorta di crestina, superando anche una breve ma ripida balza (A/B). Si continua successivamente per rocce rotte e ghiaie fino a guadagnare la Forcella del Medil2470 m, che costituisce il sommo del canalone che separa le due Cime d’Auta. Attraversata l’ampia insellatura, ci si dirige alla volta della cima orientale progredendo inizialmente per traccia. Più in alto il percorso riprende le caratteristiche di sentiero attrezzato e procede superando facili rocce ed assecondando cengette (A). Raggiunta una forcella con a destra due curiosi denti rocciosi, si prosegue per traccia guadagnando quota a serpentine, fino ad arrivare alla base di una sezione rocciosa più impegnativa. Qui ha inizio la terza parte della ferrata. Si asseconda per poco una rampa obliqua verso destra per poi scalare direttamente una liscia placca addomesticata da una scaletta e da alcune staffe (B/B+). Si prosegue successivamente per placche meno impegnative che si risalgono con divertente arrampicata (A/B) fino a compiere un bel traverso a destra su cengia. Giunti sotto un verticale spigolo, si effettua un secondo traverso, questa volta a sinistra, che deposita alla base di una bella placconata. La si scala direttamente con arrampicata molto interessante nonché divertente (B), iniziando, alla fine della sezione, un ulteriore, lungo traverso a sinistra su cengia. Giunti nel versante settentrionale della montagna, ormai a poca distanza dalla vetta, si incontra il bivio con la Via Normale, anch’essa attrezzata, che scende a sinistra. Assecondando a destra una facile rampa e risaliti per traccia gli ultimi metri di pendio, si conquista la straordinaria vetta della Cima d’Auta Orientale2623 m, che regala un panorama vastissimo e inebriante. Sulla cima trovasi, dentro apposito contenitore cilindrico, il libro delle firme, mentre la croce di vetta è spostata poco più in basso rispetto alla nostra posizione. Volendo raggiungerla, occorre calarsi per ripido canalino e da un forcellino montare sul vertiginoso pulpito dove è collocata la croce. Dalla sommità è innanzitutto necessario ritornare al bivio con la Via Normale che costituisce il nostro interessante nonché faticoso percorso di ritorno. Dopo le prime ripide rocce che si discendono in obliquo (B), si mette piede in una forcella e, oltre quest’ultima, si risale a sinistra un facile canale/camino. Si prosegue poi per cresta in direzione della sommità di un gendarme che si aggira a sinistra. Attraversata un’altra forcella, si continua lungo la dorsale est della montagna che costituisce la nostra direttrice di discesa. Dopo un breve tratto di sentiero, si discende una facile placchetta attrezzata per poi assecondare una rampa obliqua verso destra (A). Effettuato un breve traverso a sinistra su cengetta senza attrezzature, riprende il cavo d’acciaio sfruttando il quale si discendono facili rocce (A). Dopo questo breve tratto attrezzato, si prosegue per traccia che, effettuando diversi tornanti, perde quota lambendo due forcelle. Oltre la seconda si scende ripidamente assecondando una sorta di canale fino ad arrivare all’inizio di un nuovo tratto di ferrata. Si discendono, con andamento in obliquo verso destra, canalini, rampe e facili rocce, sfruttando anche cengette ghiaiose (A). Più in basso, volgendo a sinistra, ci si cala per canalini inframmezzati da una divertente paretina (A/A+), fino ad arrivare alla fine di questa sezione attrezzata. Da qui si scende verso sinistra assecondando inizialmente una rampa con ghiaino, continuando successivamente nella stessa direzione per traccia piuttosto scomoda. Effettuati alcuni piccoli tornanti, si piega a destra e, procedendo a mezza costa, si guadagna una suggestiva forcella dominata da un groppo di roccia vulcanica. Trascurata una traccia a sinistra, si prosegue diritto per il sentiero principale che asseconda in salita il filo della dorsale in direzione delle rocce del menzionato groppo. Messo piede in un’altra sella alla base di uno spettacolare gendarme, ci si sposta a destra avanzando a mezza costa ai piedi di suggestive pareti di roccia vulcanica. Attraversato un solco e un ghiaione, si trascura a sinistra una traccia in salita continuando invece diritto a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Attraversata in modo discendente una breve sezione di roccette, ci si dirige al sottostante bivio (indicazioni) da cui si prende a destra il Sentiero Attrezzato Attilio Bortoli (n° 696). A ridosso di verticali pareti, ci si cala per ripidissima rampa ghiaiosa e terrosa, prestando molta attenzione alle attrezzature malconce (fittoni disarcionati) e alla franosità del terreno (A/B). Terminato questo anomalo e oggettivamente pericoloso percorso attrezzato, si continua a perdere quota per traccia ripida e scomoda. Un tratto a mezza costa precede una faticosa discesa oltre la quale si riprende a procedere in piano attraversando, con un singolo passaggio che richiede attenzione, un piccolo colatoio. Avanzando ai piedi di verticali pareti, si effettua poco dopo un altro traverso piuttosto delicato su roccette, fino a raggiungere una nicchia con statuetta in bronzo. Poco più avanti, messo piede in una dorsale erbosa, la si asseconda in ripida discesa parallelamente ad un solco. Attraversato quest’ultimo, si prosegue per un breve tratto in piano riprendendo poi a perdere quota in direzione di un’altra dorsale erbosa. Si scende mediante ripidi e scomodi tornanti e, varcato un secondo solco, si continua per il percorso segnato che riprende ad avanzare a mezza costa. Ammirando straordinarie visuali sulle colossali pareti della Cima d’Auta Orientale, si attraversa in seguito un colatoio e, procedendo in piano, ci si dirige verso alcune lingue ghiaiose. Poco più avanti ci si innesta nel sentiero n° 689 seguito in salita per raggiungere l’attacco della Ferrata Paolin-Piccolin. Si ritorna al punto di partenza lungo lo stesso itinerario effettuato all’andata.