Monte Caio: anello da Caneto

Punto di partenza/arrivo: Caneto, 571 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Caneto-Monte Caio (2,30 h) ; Monte Caio-San Matteo (30 min) ; San
Matteo-Sommogroppo (1 h) ; Sommogroppo-Caneto (40 min)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la SS 665 ancora per poco abbandonandola per stradello in discesa. Oltrepassato il ponte sul Torrente Cedra, si raggiunge la frazione di Caneto

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Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande suggestione in luoghi solitari ricchi di fascino e valore ambientale. La segnaletica allo stato attuale (maggio 2021) risulta in molte sezioni assente o alquanto vetusta. Tuttavia il percorso si svolge quasi sempre su sentieri e carraie evidenti che non pongono problemi di orientamento. Il dislivello complessivo non è da sottovalutare. 

Parcheggiata l’auto nella parte bassa del paese, nei pressi della chiesa, si sale lungo il viottolo principale trascurando a sinistra, appena dopo una maestà, lo stradello per Corniana. Lasciatosi alle spalle le ultime case della parte alta del nucleo, si guadagna quota per carraia all’interno del bosco compiendo una netta curva a sinistra, ammirando, in corrispondenza della curva, una ben conservata maestà. Si penetra in questo modo nella selvaggia valle formata dal Rio di Veronco che andremo a guadare molto più in alto. Trascurati due percorsi che si staccano a destra, si continua per bella carraia che avanza in moderata pendenza. Raggiunta una costa con stratificazioni del Flysch, il percorso compie alcune svolte varcando un rio che poco più in basso forma una cascatella. Trascurata, in corrispondenza di un tornante destrorso, una carraia a sinistra, si insiste per il solitario tracciato effettuando altre svolte e varcando il corso d’acqua guadato in precedenza. Si esce in seguito in un’area caratterizzata da radure arbustive che si attraversa procedendo in lieve e moderata pendenza nonché ignorando percorsi (uno di questi conduce ad una fontana) che si staccano ai lati. Compiendo diverse svolte (in corrispondenza di una curva a sinistra si ammira una bella visuale sulla selvaggia valle formata dal Rio di Veronco) si rientra progressivamente nella copertura boscosa. Trascurata a sinistra una carraia, si contorna il margine superiore di un’area disboscata fino a compiere una netta svolta a destra. Ignorata, al bivio che si incontra appena dopo la curva, un’ulteriore carraia a sinistra, si prosegue a destra per il percorso “segnato” (n° 751), trascurando l’ennesima ampia traccia che si stacca a destra. All’importante bivio che si presenta poco più avanti (sul ramo di un albero indicazione con scritto “Monte di Botta”), si abbandona il tracciato seguito fino a questo punto (il quale continua verso il Rifugio Bestianel o Bastianelli) imboccando a destra un evidente sentiero non contrassegnato. Varcato inizialmente un fosso asciutto, si oltrepassa, dopo un breve tratto in lieve discesa, un cancello. Compiuta una svolta a sinistra, si giunge in corrispondenza del suggestivo Rio di Veronco, caratterizzato da marne e formante cascatelle. Guadatolo, si prosegue per il bellissimo percorso (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera) incominciando a guadagnare quota in modo deciso all’interno di un variegato ambiente boschivo. Attraversato un solco asciutto, si continua a progredire in direzione est fino a compiere un tornante sinistrorso. Si prosegue lungamente per lo spettacolare sentiero compiendo diversi tornanti e non incontrando mai bivi implicanti un’opzione. Si progredisce perlopiù in moderata e non faticosa salita fino ad effettuare uno splendido traverso a mezza costa in direzione est, dove è possibile ammirare notevoli visuali sulla Val Cedra e l’Alpe di Succiso. Immessosi nel sentiero n° 736 proveniente dalla Croce del Cardinale, lo si asseconda a sinistra inserendosi appena dopo in una carraia in corrispondenza di un suo tornante. Si segue questo percorso – che poco dopo si restringe a sentiero – a sinistra, avendo come direttrice la dorsale Cedra/Parmossa. Più avanti si esce in splendidi pendii prativi che si risalgono per evidente tracciato contrassegnato dai paletti/segnavia del percorso CAI n° 736. Ci si alza di quota in lineare salita costeggiando il limite del bosco e gruppi di alberi, mentre il panorama, man mano che si ascende, diventa sempre più vasto e spettacolare. Procedendo costantemente nel versante Parmossa del crinale, si raggiunge un bivio dove il percorso contrassegnato n° 736, staccandosi a destra, scende verso Capriglio. Noi proseguiamo diritto assecondando il segnavia n° 734, avanzando ancora per prati e attraversando una piccola fascia boscosa. Progredendo in più ripida salita, il tracciato compie una svolta a sinistra conducendo all’interno di un rimboschimento a conifere. Si guadagna quota per ampia traccia infrascata nonché dissestata, per poi volgere a destra e proseguire in direzione del crinale. Lo si asseconda tra rado bosco e arbusti, avanzando successivamente nel contesto di una fascia boscosa con qualche conifera non autoctona. Dopo un breve tratto in discesa in cui si svolta a destra, si presenta un bivio dove si prende il percorso di sinistra. Raggiunto in breve un altro bivio, si prosegue a sinistra lungo il segnavia n° 734 guadagnando quota per ampia traccia nel contesto di pendii prativi punteggiati da macchie boscose. Dopo un’ultima salita un po’ più ripida, si recupera il filo del crinale a poca distanza dalla cima del Corno di Caneto (indicazione) situata alla nostra sinistra. Appena dopo, verso destra, si raggiunge un’area pic-nic dove arriva il percorso n° 737 che sale da Schia. Si prosegue diritto assecondando quest’ultimo tracciato che si tiene costantemente sul panoramicissimo crinale in direzione di Costa Grande. Dopo una macchia boscosa, si procede costeggiando il limite di un rimboschimento a conifere situato alla nostra destra, mentre una recinzione delimita a sinistra l’ampia traccia su cui stiamo camminando. Si avanza in modo pianeggiante gustando straordinarie visuali, notando a sinistra un sentiero, contrassegnato da segnavia blu, proveniente dalla valle del Rio del Borello. Dopo una faticosa salita per carraia, si raggiunge la sommità di Costa Grande alquanto deturpata dagli impianti di risalita del comprensorio Schia-Monte Caio. Messo piede in un ripiano in corrispondenza dell’arrivo di uno skilift, si nota una targa e un sentiero che prosegue diritto. Assecondiamo quest’ultimo affrontando subito una breve salita per poi procedere a saliscendi assecondando il filo del crinale che regala splendide visuali sui dirupi del Flysch digradanti in versante Cedra. Procedendo parallelamente ad una carrozzabile si raggiunge uno spiazzo in località Costa del Dragolare. Da qui, trascurata la spettacolare continuazione del percorso n° 737 che procede a mezza costa alla base di pareti del Flysch, si continua lungo il sentiero n° 732A il cui imbocco è situato nel lato opposto dello spiazzo in cui ci troviamo. Il percorso volge subito a sinistra penetrando in buio rimboschimento a conifere, procedendo in lieve salita con alcuni brevi strappi decisamente ripidi. Si avanza in questa sezione sulla destra del filo del crinale est del Caio, recuperandolo in corrispondenza di una lapide. Lasciatosi alle spalle la non autoctona copertura a conifere, si guadagna quota, talvolta ripidamente, sulla destra della dorsale spartiacque fino a penetrare in un più piccolo rimboschimento. Oltre quest’ultimo si avanza avendo a destra dei caratteristici affioramenti del Flysch, trascurando in questa direzione, al bivio che si incontra, il percorso n° 732. Superato un ultimo faticoso strappo, si mette piede nella splendida dorsale sommitale che si asseconda a sinistra. Ammirando i suggestivi dirupi del Flysch che precipitano in versante Parmossa appena prima della vetta del Caio, si conquista quest’ultima, 1583 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un cannocchiale. Dopo una sosta al fine di gustare il magnifico panorama che ci attornia, si ripercorre il breve tratto di dorsale e nel momento in cui il percorso da cui siamo saliti volge a destra, si svolta repentinamente a sinistra lungo il sentiero n° 737B. Si perde inizialmente quota in versante Parma parallelamente al crinale nord della Punta Bocchialini. Penetrati nel bosco, si scende ripidamente per una breve sezione, fino ad incontrare il bivio (indicazioni) con il percorso n° 737A proveniente da Agna. Noi proseguiamo diritto assecondando il crinale sud/sud-ovest della montagna, raggiungendo, poco più in basso, un panoramico poggetto roccioso. Da qui si discende a sinistra una balza in cui è necessario aiutarsi con le mani, per poi volgere subito a destra onde recuperare il filo della dorsale. Aggirata a sinistra un’altra balza del Flysch, si mette piede in una carraia la cui continuazione a sinistra è costituita dallo spettacolare sentiero che abbiamo tralasciato una volta raggiunta la località Costa del Dragolare. Si prosegue diritto assecondando il tracciato di crinale, ma nel momento in cui la carraia effettua una netta svolta a destra la si abbandona per sentiero che scende ben ripido al sommo di spettacolari dirupi. Ricongiuntisi nel percorso di prima in corrispondenza di una sella, si prende a sinistra un sentiero non segnato che effettua un iniziale traverso in cui il tracciato risulta, in un breve tratto, decisamente scosceso (onde evitare questo passaggio, è possibile continuare per poco lungo la carraia che procede in salita e al sommo di quest’ultima scendere liberamente per ripido pendio boscoso, inserendosi in questo modo nel sentiero dopo la sezione scoscesa ed esposta). Il percorso, che si presenta ben incavato e contrassegnato da nastri di plastica bianco-rossi, perde poi quota in direzione sud all’interno del bosco, compiendo una sequenza di quattro tornanti. Doppiata, mediante svolta a destra, una costa, si continua a perdere quota fino ad arrivare alla base di pendii ghiaiosi con affioramenti del Flysch. Costeggiato il margine destro di uno splendido ripiano prativo, si raggiunge infine l’eremo di San Matteo1344 m, la cui fondazione risale al XII secolo e fu utilizzato come punto di appoggio dai pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. Oltre l’oratorio è presente una costruzione edificata nei primi decenni del novecento dall’agronomo Fabio Bocchialini. Dopo una sosta ad un’area pic-nic collocata in splendida posizione, si riprende il cammino assecondando solo per un brevissimo tratto la carrareccia d’accesso all’eremo proveniente da Zibana. Appena prima di una valletta, si prende a sinistra (nessuna indicazione) il percorso n° 753 per Sommogroppo che inizialmente procede in direzione nord-est. Effettuato presto un tornante destrorso, si avanza verso sud per sentiero non particolarmente incavato. Attraversato un solco, il percorso volge a sinistra divenendo più evidente, allargandosi successivamente, per un tratto, a carraia o ampia mulattiera. Varcato un rio, si prosegue per il solitario sentiero che procede in direzione sud-est/est. Svoltando in seguito a sinistra, si perde quota, talvolta ripidamente, per traccia abbastanza ampia ma infossata e con foglie che nascondono degli affioramenti rocciosi. Ripresa la direzione di prima, si scende ripidamente per un paio di tratti, avanzando successivamente in piano/lieve discesa. Si continua per il percorso principale che perde quota in modo meno erto rispetto alle sezioni precedenti, nel contesto di un ambiente boschivo di grande suggestione (ci troviamo esattamente nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio di Trevignano). Si riprende in seguito a perdere quota ripidamente per tracciato infossato e scomodo, fino a compiere una netta curva a sinistra. Al bivio che si presenta appena dopo la svolta, si deve prendere il percorso di destra che scende ripido, senza lasciarsi fuorviare da un segnavia collocato a sinistra. Il sentiero principale poco più in basso volge a destra e procede in mezzo a stratificazioni del Flysch. Si continua a perdere quota per il piacevole tracciato, evidente e senza bivi, procedendo, più in basso, parallelamente ad una sorta di solco. Dopo una netta svolta a sinistra e una ripida discesa tra altri affioramenti del Flysch, si raggiunge il Rio di Trevignano che si guada facilmente. Recuperata la continuazione del percorso, si volge subito a destra avanzando in lieve salita parallelamente al corso d’acqua, fino a transitare a fianco di un monumento dedicato ai partigiani. L’ampio tracciato perde quota alla base di pendii ghiaiosi ed affioramenti del Flysch in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense (si trascura percorso che staccandosi a destra conduce al Rio di Trevignano). Costeggiate più in basso delle pareti rocciose, il percorso rientra parzialmente nel bosco procedendo in lieve salita, fino ad immettersi in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante. Proseguendo diritto per questo tracciato, si raggiunge in breve l’isolata frazione di Sommogroppo740 m. Seguendo la strada d’accesso si scende al borgo di Trevignano che si attraversa interamente sottopassando una caratteristica volta. Giunti alla base della scalinata che conduce alla chiesa, ci si innesta appena dopo nella stradina che sale dal fondovalle. Da qui si imbocca, nel lato opposto, lo stradello per Caneto (nessuna indicazione) che potrebbe costituire una bellissima passeggiata, magari pomeridiana, a sé stante. Dopo il primo tratto in discesa, il comodo tracciato oltrepassa il Rio del Borello e conduce nei pressi del cimitero. Più avanti si deve abbandonare la stradina – che svoltando a destra conduce ad alcune case – continuando diritto per carraia. Si asseconda lungamente questo percorso costeggiando spesso panoramici campi e radure, trascurando a sinistra la carrareccia per Corniana. Ci si innesta infine nella stradina per Caneto appena prima del cimitero.