Corno di Caneto: anello da Trevignano

Punto di partenza/arrivo: Trevignano, 665 m

Dislivello: 850 m

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Trevignano-Fontana Fredda (1,45/2 h) ; Fontana Fredda-Corno di Caneto (1,15 h) ; Corno di Caneto-Caneto (1,30 h) ; Caneto-Trevignano (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si imbocca a destra una stretta stradina che conduce a Trevignano. Riguardo il parcheggio, le possibilità sono decisamente scarse. Sotto la chiesa è presente uno spiazzo in cui sarebbe possibile abbandonare l’auto, ma potrebbe trattarsi di una proprietà privata. Altrimenti, appena prima del paese, si prosegue a destra lungo lo stradello per Caneto attraversando il Rio del Borello. Subito dopo, nei pressi di una carraia che si stacca a sinistra, sono presenti sulla destra della carreggiata degli spiazzi in cui parcheggiare l’auto

Descrizione dell’itinerario 

Questo percorso, come altri relazionati dal sottoscritto in questi anni, è tratto da una preziosa guida dedicata al medio e alto Appennino parmense/lunense il cui autore è Daniele Canossini (vedi scheda iniziale). Uno degli itinerari più particolari ed interessanti presenti nella menzionata guida è quello che verrà qui relazionato. Ci troviamo nel versante sud-est del Monte Caio, caratterizzato da selvaggi valloni e dirupi del Flysch. L’anello in questione consiste nel raggiungere il crinale che unisce la deturpata cima di Costa Grande con il Corno di Caneto. Conquistata la sommità di quest’ultimo, assecondando il poco frequentato sentiero n° 751 si scende all’altura chiamata La Penna e al rifugio/bivacco Bestianel. Infine, per carraia con numerosi bivi si raggiunge Caneto, da cui, per comodo e panoramico stradello, si ritorna a Trevignano. La classificazione EE è dovuta alla notevole difficoltà di orientamento per quello che concerne l’accesso alla località Fontana Fredda. Il sottoscritto ha voluto ripetere il percorso seguito da Canossini in occasione della sua verifica avvenuta prima del 2002, essendo questo l’anno di pubblicazione della guida. L’appena citato autore ha descritto questo accesso come possibilità alternativa alla carraia che sale da Sommogroppo, in quegli anni franata e perciò impercorribile, ma attualmente riaperta e fruibile. L’itinerario proposto è raccomandato solo ad escursionisti avvezzi a salite che avvengono fuori dai sentieri segnati, dotati di quella particolare e sempre più rara virtù che è l’intuito. Si tratta di un’attitudine che si acquisisce solo dopo anni di frequentazione della vera montagna, ed è un qualcosa di unico e insostituibile in quanto legato alla dimensione personale e al proprio vissuto.  

Parcheggiata l’auto, si attraversa interamente il suggestivo nucleo di Trevignano per stradello che sale a fianco della chiesa e passa sotto ad una caratteristica volta. Inseritosi nella strada d’accesso a Sommogroppo, la si asseconda solo per poco, imboccando una carraia che si stacca a destra e procede in salita con andamento verso sud-est. Il percorso effettua presto una netta svolta a sinistra (in corrispondenza della curva si trascura una traccia che conduce ad un campo) e sale piuttosto ripidamente assecondando una sorta di dorsale. Virando successivamente a destra, giunti in corrispondenza di una costa con affioramenti del Flysch, si compie un tornante sinistrorso. Si continua per l’evidente tracciato effettuando altre svolte e valicando una selletta. Trascurata più avanti un’inerbita traccia a sinistra (possibile scorciatoia), si prosegue costeggiando delle stratificazioni e il limite di un bosco di conifere, compiendo un’ampia curva a sinistra. Dopo una ripida salita, oltrepassato un pino divelto, si effettua, in corrispondenza di un poggio con ometto, una netta svolta a destra. Il tratto successivo è uno dei più suggestivi in quanto il percorso, affiancato da vecchi muretti a secco, mostra il suo assetto originario di mulattiera un tempo utilizzata dai valligiani. Trascurata una traccia che si innesta da destra, si prosegue per lo storico tracciato salendo in modo piuttosto sostenuto. Notando a sinistra un muretto a secco e un vecchio sentiero parallelo al nostro, si compie poco più in alto una svolta a sinistra, giungendo a poca distanza dalla carrareccia che sale da Sommogroppo in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Ignoratala, si insiste per la mulattiera meno battuta rispetto alla sezione precedente, che guadagna quota presentandosi invasa da vegetazione e infrascata. Progredendo anche in questo caso parallelamente ad un vecchio percorso, si giunge a lambire per una seconda volta la carraia di prima in corrispondenza di un secondo tornante. Continuando per la mulattiera, ormai ridotta a esiguo sentierino, si svolta a destra e si avanza in direzione di un bel poggio del Flysch. Aggiratolo a destra, mediante curva a semicerchio se ne raggiunge il sommo (panorama notevole) a poca distanza dalla carrareccia proveniente da Sommogroppo ed in vista di suggestivi affioramenti del Flysch. Immessosi in questo percorso, lo si asseconda a destra attraversando un cancello e transitando a fianco, nel momento in cui si effettua una svolta a sinistra, di un caratteristico blocco del Flysch. La carraia su cui stiamo camminando ci condurrebbe senza problemi al sentiero (segnato, ma non dal CAI) che sale verso il crinale di Costa Grande. L’autore della relazione ha cercato invece di ricalcare il percorso descritto da Daniele Canossini che porta in località Fontana Fredda, riscontrando notevoli difficoltà di individuazione. Le molteplici tracce incontrate, i continui cambi di direzione, le diverse sezioni in cui l’autore è stato costretto ad indietreggiare per sbagli veri o presunti, l’insieme di questi fattori costituisce di fatto un serio impedimento al fine di stilare una relazione dettagliata. D’altronde si tratta di assecondare vecchi sentieri abbandonati da decenni, frequentati da animali selvatici più che da umani, senza alcun tipo di segnavia che funga minimamente da punto di riferimento per la scelta del percorso negli innumerevoli bivi che si incontrano. La descrizione che segue è solo un’annotazione – basata anche sulle preziose informazioni fornite da Canossini – che può servire da promemoria, ma nulla di più. L’invito è quello di cercarsi il percorso in proprio, confidando nell’esperienza accumulata e stimolando la personale capacità di “lettura” del sentiero tenendo conto delle caratteristiche morfologiche del terreno. Quindi, continuando ad assecondare la carraia, si inizia a costeggiare un’area disboscata, situata alla nostra sinistra, notando e trascurando in questa direzione una carraia. Poco prima del termine dell’area in questione, nel momento in cui la carrareccia effettua una curva a destra, si rinviene una seconda ampia traccia che si stacca a sinistra. La si imbocca salendo ripidamente in direzione sud-ovest, proseguendo, al bivio che si presenta poco sopra, a destra. Penetrati nel bosco il percorso progressivamente si restringe divenendo anche più labile ma comunque intuibile. Nei pressi di una costa, il sentiero volge a destra iniziando ad effettuare alcuni tornanti tra affioramenti del Flysch. Si guadagna quota, a volte ripidamente, per l’incerto percorso che si fa sempre meno incavato, richiedendo un costante sforzo di individuazione. Ma al di là di questo, l’ambiente in cui ci troviamo è di grande pregio, interesse e integrità, tra i più suggestivi a livello appenninico.  

Perdendo e ritrovando tracce di passaggio fino a quota 1090 m…” è quello che si legge a pag. 193 del libro di Canossini, e rappresenta sinteticamente ciò che ci aspetta in questa sezione di salita. Il sottoscritto, dopo aver effettuato i suddetti tornanti, ad un bivio poco evidente ha continuato a progredire verso nord-est. Preso atto che il sentiero, invero molto labile, cominciava a perdere quota in modo significativo, ha pensato di ritornare sui suoi passi fino al bivio di prima. Optando per l’altra traccia, si è spostato verso ovest per poi volgere a destra (nord) e salire all’interno del bosco per vago e ripido sentiero – se così si può definire – creato dai passaggi degli animali selvatici. Virando in un punto imprecisato a destra, ha iniziato ad attraversare pendii prativi punteggiati da arbusti e gruppi di alberi, rientrando successivamente nel bosco. Dopo un tratto in direzione nord-est, assecondando vaghe e confuse tracce, l’autore ha svoltato a sinistra e, facendosi largo tra vegetazione in alcuni punti invadente, si è immesso in un sentiero ben più marcato. Pensando fosse quello giusto, lo ha assecondato verso sinistra – mentre la direzione giusta per Fontana Fredda era a destra – volgendo progressivamente in direzione sud-ovest e sbucando nello stesso pendio prativo con arbusti di prima, ma ad una quota più elevata rispetto a quella precedente (non avendo con sé l’altimetro, il sottoscritto non ha potuto verificare se si trovava alla quota menzionata da Canossini). L’ostinazione di recuperare il vecchio percorso ha spinto l’autore a continuare lungo questo sentiero, ma senza successo. Infatti, una volta rientrato nel bosco, ha constatato con dispiacere che la traccia si perdeva, o meglio si ramificava in altre pseudo-tracce. Dopo quest’ulteriore verifica, il sottoscritto – abbastanza affaticato per i continui saliscendi – è indietreggiato per il sentiero in questione, che risulta piuttosto labile nel contesto del pendio prativo con arbusti, ma evidente all’interno del bosco. Valicando la poco delineata costa/dorsale sud-est del Monte Cornata, avanzando con andamento verso nord-est (cfr. Canossini), l’autore ha finalmente raggiunto la fonte/abbeveratoio della località Fontana Fredda1110 m.  

Da qui in poi è possibile riprendere a stilare una relazione tradizionale. 

Dalle splendide radure in cui ci troviamo, si prosegue per percorso abbastanza evidente che avanza inizialmente verso nord per poi volgere in direzione nord-est (destra). Poco più avanti ci si innesta nella carrareccia proveniente da Sommogroppo in corrispondenza di uno splendido e secolare pero (lo stesso menzionato da Canossini nella sua relazione). Trascurata a destra un’altra carraia, si prosegue diritto/sinistra avanzando in salita ed effettuando alcuni tornanti nel contesto di un’area di rado bosco. Ignorato, in corrispondenza di un tornante destrorso, un sentiero che si stacca a sinistra, ci si inoltra nella copertura boscosa insistendo per il comodo percorso fino ad una piazzola dove esso termina (a terra si nota un paletto con indicazioni per le MTB). Da qui si continua per sentiero contrassegnato da segnavia blu, avanzando inizialmente in ripida salita. Giunti in un’area interessata da frane e smottamenti, il tracciato risulta molto poco incavato e confuso, ma questo non costituisce un problema in quanto ci si orienta con gli ottimamente posizionati segnavia (frecce di colore blu). Si attraversa in obliquo ascendente una sezione di terreno franato, continuando poi per sentiero che si presenta più evidente (indicazione per la fontana). Si tratta tuttavia di un singolo tratto, in quanto il percorso ritorna ad essere ben presto labile, ma anche in questo caso l’orientamento è notevolmente facilitato dai segnavia. Volgendo successivamente a destra, si effettua un ripido obliquo ascendente, incontrando più in alto una targhetta attaccata ad un tronchetto con scritto “posta Gino”. Raggiunta la soprastante fonte/abbeveratoio, si prosegue per il percorso principale che risulta piuttosto labile ma costantemente contrassegnato da frecce di colore blu. Si avanza successivamente a mezza costa per sentiero ben incavato, uscendo, appena dopo un fosso che si varca, in un’area disboscata. Effettuato un ripido obliquo ascendente per traccia ben incavata, si raggiunge un ripiano dove si oltrepassa un percorso trasversale. Immessosi in un’ampia traccia alla base di ripidi pendii prativi con arbusti, la assecondiamo a destra notando su un albero delle frecce direzionali. Si avanza poi per incavato ed evidente sentiero delimitato a destra, per un breve tratto, da una costa con affioramenti del Flysch. Continuando per il magnifico tracciato all’interno di un notevole ambiente boschivo, si raggiunge, appena dopo un nastro di plastica bianco-rosso e una freccia blu, un trivio. Trascurato il ripido percorso di sinistra, anch’esso contrassegnato da segnavia blu, e una più labile traccia che prosegue diritto, si prende il sentiero di destra. Ignorata in quest’ultima direzione un’altra traccia, si esce nell’ambito di belle radure che regalano ampie visuali panoramiche. Si avanza parallelamente al percorso di destra dirigendosi verso alcune conifere oltre le quali si sbuca in spettacolari pendii prativi. Si risalgono questi ultimi in obliquo verso destra puntando all’ormai vicina dorsale Costa Grande-Corno di Caneto. Oltrepassata una recinzione, ci si immette nell’ampio percorso di crinale (n° 737) che si asseconda a destra. Attraversata una macchia boscosa, si incontra, in corrispondenza di un’area pic-nic e dell’arrivo di una seggiovia, il bivio con il percorso che scende verso Schia (n° 737). Trascurato a sinistra il sentiero n° 734, si prosegue a destra per ampia traccia erbosa che, avanzando parallelamente alla dorsale spartiacque e assecondandola nel tratto finale, conduce alla sommità del Corno di Caneto1428 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna (percorso CAI n°751) in direzione dell’altura chiamata La Penna. All’inizio si perde ripidamente quota per sentiero ben incavato ed evidente, poi si procede in lieve discesa su traccia in alcuni punti non molto visibile. Al bivio che si incontra in seguito, si può proseguire diritto per il sentiero di crinale, oppure andare a sinistra, scendere per un beve tratto e raggiunto il sottostante ripiano spostarsi progressivamente a destra onde riprendere il filo della dorale. Guadagnata la sommità dell’altura denominata La Penna1319 m, si continua ad assecondare il crinale perdendo quota a fianco di interessanti affioramenti del Flysch. Alla base di questi ultimi, il percorso si sdoppia: prendiamo il ramo di destra raggiungendo poco più in basso un poggetto. Qui il tracciato volge bruscamente a sinistra (cancello da oltrepassare) e continua a scendere presentandosi ben incavato ma con sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Successivamente si perde quota all’interno del bosco per sentiero che si presenta piuttosto labile, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale. Poco dopo il percorso volge a destra e risulta in un tratto interrotto da vegetazione e arbusti. Aggirato l’ostacolo a sinistra, si riprende, con spostamento a destra, il crinale divisorio. Il bel percorso continua ad assecondare la dorsale ancora per un tratto, per poi abbandonarla volgendo a sinistra. Svoltando poco dopo a destra, si inizia a costeggiare il margine superiore di un’area disboscata, per poi compiere, su ampio tracciato devastato dai mezzi motorizzati, un tornante sinistrorso. Immessosi in un’orripilante carraia di esbosco, la si segue a destra perdendo quota affiancati dall’area disboscata di prima. Svoltando successivamente a sinistra, si giunge in vista di una costruzione all’interno del bosco: si tratta del Rifugio Bestianel (o Bastianelli), 1170 m. Abbandonata temporaneamente la carraia, ci dirigiamo verso quest’ultimo nei pressi del quale si trova un’area pic-nic. Dopo un’eventuale sosta, ripreso il tracciato di prima, si effettuano alcune svolte rientrando presto nel bosco. Si continua a perdere quota per carraia più piacevole rispetto alla sezione precedente, trascurando a sinistra un paio di percorsi. Sbucati in un’area disboscata, la si attraversa e rientrati nel bosco si compie un tornante sinistrorso. Contornato il margine inferiore dell’area di prima, ripiombati nell’autoctona copertura boschiva si perde quota per un breve tratto parallelamente ad un fosso. Dopo aver attraversato il margine inferiore di un’altra area di rado bosco, si incontra un bivio con vecchio carretto dove si trascura a sinistra una traccia. Si continua a scendere compiendo altri tornanti e costeggiando un pendio con stratificazioni. Poco più in basso si trascura un sentiero (indicazione per il Monte di Botta) che si diparte a sinistra, poi altri percorsi secondari che si staccano a destra. La comoda carraia volge successivamente a sinistra, contorna il margine superiore dell’ennesima area disboscata e continua a perdere quota compiendo altre svolte. Più in basso si scende ai lati di belle radure con arbusti e, varcato un rio, si perde quota parallelamente ad esso all’interno del bosco. Nei pressi di una presa dell’acquedotto, il percorso compie un tornante sinistrorso, mentre a destra si stacca un’ampia traccia in salita. Imboccatala, si raggiunge un capanno e, sopra a quest’ultimo, il filo del crinale sud-est del Monte Castello. Assecondandolo a destra per poco, si arriva a lambire il margine delle spettacolari pareti del Flysch che fanno da alpestre sfondo al paese di Caneto (breve digressione altamente consigliata). Ritornati nella carraia principale, si guada per la seconda volta il rio di prima (che precipita a valle con una bella cascata), incontrando più in basso una ben conservata maestà. Dopo una svolta a destra e una discesa si entra nella suggestiva frazione di Caneto571 m, che si attraversa ignorando a destra lo stradello per Corniana (maestà in corrispondenza del bivio). Transitati nelle vicinanze della chiesa, si incontra, nei pressi del cimitero, una fontana. Appena dopo si prende a destra una sterrata che conduce in una valletta oltrepassandola. Si continua lungamente per questo percorso che procede perlopiù in leggera salita costeggiando spesso campi e radure che offrono belle visuali panoramiche. Eccetto una traccia che si stacca a sinistra, non si presentano altri bivi implicanti un’opzione. Immessosi in una stradina asfaltata in corrispondenza di un suo tornante, la si segue a destra (a sinistra porta ad un gruppo di case) in salita fino a giungere nei pressi del cimitero di Caneto. Si continua per lo stradello che conduce nella valletta formata dal Rio del Borello, notando, appena prima di quest’ultimo, una carraia che sale a destra. Oltrepassata la valletta, si prosegue ulteriormente per la piacevole stradina che in breve riporta a Trevignano