Il Cippo del Monte Fuso e i Prati Dolci

Punto di partenza/arrivo: bivio per la Pieve di Sasso, 670 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 3,45/4 h

Tempi parziali: bivio pieve romanica di Sasso-Monte Fuso (1 h) ; Monte Fuso-Rusino-Castello di Rusino (1 h) ; Castello di Rusino-bivio pieve romanica di Sasso (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2021

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso. Da quest’ultima località si continua per la SP 80 in direzione di Scurano effettuando inizialmente un tornante destrorso. Appena dopo una svolta a sinistra, si stacca in questa direzione la stradina d’accesso alla pieve romanica di Sasso. Parcheggiamo l’auto in corrispondenza del bivio

Descrizione dell’itinerario  

Giro completo e spettacolare che include quasi tutti i luoghi e i punti di maggiore interesse di questa importante montagna del medio Appennino parmense.  

Attraversata la strada per Scurano, si imbocca (indicazione del percorso CAI n° 763) una carraia che si asseconda solo per poco. Al primo bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra per sentiero che inizia a guadagnare ripidamente quota effettuando qualche svolta. In corrispondenza di una staccionata che delimita il tracciato, si trascura a sinistra un percorso secondario, continuando per quello principale che avanza in ripida salita. Dopo qualche tornante, ci si immette in una carraia che si segue a destra procedendo in lieve discesa. Il percorso volge successivamente a destra (si stacca in questa direzione un sentiero segnato con bolli blu) avanzando in modo pianeggiante. Appena dopo una sbarra, si incontra, a poca distanza dal nucleo di La Pietra, un bivio (indicazioni) da cui si prosegue a sinistra (n° 763) risalendo inizialmente, mediante ampia traccia, una ripida costa marnosa. Rientrati nel bosco, si raggiunge poco più in alto un cippo a ricordo dei partigiani. Un’area disboscata precede un’altra salita piuttosto ripida all’interno in un interessante ambiente boschivo. Il percorso, delimitato da notevoli esemplari di muretti a secco, compie successivamente un’ampia curva a destra, conducendo in versante Enza. All’incrocio che si presenta (indicazioni), si continua a destra per il sentiero segnato (n° 763) che procede inizialmente in lieve salita virando subito a sinistra. Raggiunto il margine di una panoramica radura, si sale in direzione del non lontano crinale del Monte Fuso. Rientrati nel bosco, si notano a terra degli interessanti affioramenti di arenaria tipo Bismantova (ne incontreremo altri) che caratterizzano questo versante della montagna. Volgendo a sinistra, si inizia ad assecondare la boscosa dorsale guadagnando comodamente quota. Più avanti si procede costeggiando il margine superiore di radure colonizzate da arbusti, affrontando successivamente una salita piuttosto ripida. Attraversata un’area di rado bosco, si incontra, in corrispondenza dei resti murari di una costruzione e di un piccolo cippo, il bivio con il percorso n° 761 che si stacca a sinistra. Si prosegue per il tracciato di crinale, attraversando più in alto un’altra area disboscata. Contornato il margine di una radura arbustiva (si innesta una traccia da sinistra), si rientra nel bosco guadagnando quota in moderata pendenza. Oltrepassato un percorso che si innesta da sinistra, il cui fondo è caratterizzato da spettacolari stratificazioni arenacee, si giunge nei pressi di uno straordinario balcone panoramico, punto di partenza per i voli con il parapendio. Rientrati nel bosco, si incontra subito un’area pic-nic con bacheca contenente la cartina dei sentieri della zona. Insistendo per il comodo tracciato di crinale, si guadagna infine la sommità del Monte Fuso1115 m, contraddistinta dall’omonimo cippo risalente al 1901. Dalla cima, un ottimo sentiero (n° 763), delimitato da una staccionata, scende verso sud-ovest all’interno del bosco. Al bivio che si incontra alla fine del pendio boscoso, si trascura a destra un’ampia traccia e si prosegue diritto assecondando la dorsale caratterizzata da radure. Progredendo in lieve salita all’interno del bosco, notando durante il cammino un muretto a secco che delimita un prato, si raggiunge un’evidente sella con bivio (indicazioni). Abbandonato il percorso di crinale, ci si dirige per comoda carraia (CAI n° 763A) verso Rusino. Appena dopo un’ampia traccia che si stacca a sinistra e in corrispondenza di un’altra che si innesta da destra, si esce in splendide radure che offrono impareggiabili visuali sulle montagne del reggiano. Si perde quota per il bel tracciato, trascurando, appena prima di una fascia boscosa, una carraia a sinistra in salita. Il percorso continua a scendere costeggiando degli orti recintati e, in corrispondenza di un’altra bella radura, piega a destra per poi svoltare subito a sinistra, presentandosi con il fondo ciottolato. Immessosi in una strada asfaltata nei pressi di un cippo a ricordo dei partigiani, la si segue a destra ammirando continue e magnifiche visuali dell’Alpe di Succiso. Dopo un monumento dedicato ai partigiani, si entra nella splendida frazione di Rusino1018 m, che si attraversa seguendo lo stradello di destra che permette di visitare la parte alta del nucleo passando a fianco della chiesetta. Rimesso piede nella strada asfaltata, la si asseconda verso Lagrimone, trascurando a destra un percorso che conduce sul crinale del Fuso a monte del Castello di Rusino a cui siamo diretti. In corrispondenza di una casa, si imbocca a destra un percorso (indicazione per il “Castello”) che procede costeggiando campi e radure. Ammirando i “soliti” muretti a secco che affiancano il tracciato, si volge in seguito a destra e si avanza all’interno di un interessante ambiente boschivo. Un’ampia traccia conduce infine ad una sella (tavolo con panche) alla base del poggio su cui si erge il maniero. Preso il sentiero di sinistra delimitato da una staccionata, si conquista la sommità dell’altura dove si trova il Castello di Rusino o Rocca di Belvedere1038 m. Il maniero “fu roccaforte dei Terzi, potente famiglia feudale, cui fu contesa, conquistata e, per anni, posseduta dai Pallavicino durante il XV sec.” (Daniele Canossini, Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana, l’Escursionista editore 2002). Ritornati alla sottostante sella, si prosegue per il percorso di crinale affrontando inizialmente una faticosa salita per ripido profilo boscoso. Al culmine di questa sezione, giunti nei pressi di una radura, il sentiero si sdoppia. Preso il ramo di destra, si contorna il margine sinistro dei prati e, rientrati nel bosco, si continua ad assecondare il crinale della montagna. Immessosi in un altro percorso proveniente da Rusino, si effettua appena dopo una brusca svolta a destra trascurando una traccia che scende a sinistra. Dopo una lineare salita, si conquista quasi senza accorgersene (è presente una torretta di ferro) la quota più elevata del Monte Fuso, 1134 m. Si prosegue successivamente in piano per il bel percorso di crinale affiancato da resti di muretti a secco. Poco dopo si sbuca in splendidi declivi prativi, i Prati Dolci1103 m, che offrono superlative visuali sulle montagne del reggiano. Si avanza assecondando la dorsale spartiacque che costituisce il sommo dei pendii prativi, notando di tanto in tanto vecchi muretti a secco un tempo delimitanti proprietà. Raggiunto un ripiano panoramico con gabbiotto, al bivio che si presenta si continua per il tracciato di sinistra. Dopo una discesa in versante Campora, si incontra in bivio (indicazioni) da cui si stacca a sinistra il percorso n° 761 che conduce alla menzionata località. Si perde quota per ampia mulattiera compiendo diversi tornanti, attraversando più in basso un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Il tracciato diviene successivamente più ripido ed effettua altri tornanti: dopo uno destrorso, si nota un rudere e un cartello di legno indicante una fontana. Si continua a perdere quota compiendo un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si trascura a destra un percorso secondario. Dopo il successivo tornante destrorso e un’ulteriore svolta a sinistra, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si prende il sentiero di destra (n° 760) per Campora e Case Ruffaldi. Si avanza per il comodo tracciato in lieve discesa sottopassando degli alberi caduti a terra, procedendo poi in leggera salita verso una costa boscosa. Trascurata una traccia a sinistra, si doppia la menzionata costa e si prosegue per il comodo percorso fino ad immettersi in un altro sentiero. Doppiata una seconda costa, si abbandona l’ampia traccia che scende a sinistra e si continua per il sentiero di destra (segnavia su un sasso in basso a sinistra). Raggiunto un incrocio sul dorso di un’ulteriore costa, si prosegue diritto trascurando a sinistra il percorso per “la Capanna”. Si continua perlopiù in piano/lieve discesa (eccetto una breve risalita) fino ad incontrare una simpatica opera dal titolo “il Tronco Mangione”. Poco dopo quest’ultimo ci si inserisce in un’ampia traccia che si asseconda a destra (segnavia). Svoltati a destra e ignorato a sinistra un percorso inerbito, si prosegue diritto in ripida salita. Poco più in alto si volge a sinistra e si avanza più comodamente in direzione di un’ulteriore costa. Doppiata quest’ultima, si affronta una faticosa salita avendo come direttrice la dorsale, fino a raggiungere un bivio con evidente ometto. Trascurato a destra un percorso contrassegnato da segni bianchi, si volge a sinistra perdendo lievemente quota tra boscaglia e vegetazione rigogliosa. Giunti in corrispondenza di un ripiano con muretto a secco distrutto, si scende più ripidamente fino ad arrivare nei pressi di terrazzamenti prativi. Si continua a perdere quota passando nelle vicinanze di un’area pic-nic con fontana, trascurando a sinistra tracce secondarie. Effettuati successivamente un paio di tornanti (in corrispondenza del secondo si ignora una traccia a sinistra), ci si dirige verso l’ennesima costa. Qui il percorso segnato volge a sinistra scendendo verso Case Ruffaldi: noi l’abbandoniamo proseguendo a destra per ampio tracciato. Al bivio che si presenta poco dopo, si continua per l’erboso percorso di destra, delimitato da una staccionata, che procede in lieve salita. Sbucati in un’area prativa con spettacolari alberi di castagno (tavolo con panche e bacheca esplicativa più in basso a sinistra), la si attraversa assecondando il tracciato più evidente. Rientrati nel bosco, al bivio che si incontra appena prima di una presa dell’acquedotto, si prosegue per il più labile percorso di destra che avanza in salita, trascurando la maggiormente incavata traccia di sinistra che scende verso La Pietra (casa isolata situata nei pressi di un poggio arenaceo). Immessosi in un sentiero, lo si segue a sinistra avanzando a mezza costa, sbucando, dopo aver doppiato una costa, in un’area disboscata. Da qui possiamo proseguire diritto per percorso ostacolato da sterpaglie e vegetazione immettendosi nel tracciato contrassegnato n° 763 poco sopra il cippo a ricordo dei partigiani incontrato nella prima parte dell’escursione. Oppure si può scendere a sinistra per sentiero che, dopo aver raggiunto un ripiano, svolta bruscamente a destra. Appena dopo ci si immette nell’ampio percorso n° 763 proprio in corrispondenza del cippo dedicato ai partigiani. Percorrendo a ritroso lo stesso tragitto compiuto all’andata si rientra al punto di partenza.