L’Alta Val Bratica e il Monte Navert

Punto di partenza/arrivo: Casarola, 996 m

Dislivello: 690 m ca.

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Casarola-Monte Navert (2 h) ; Monte Navert-Passo della Sisa (1,30 h) ; Passo della Sisa-Casarola (1,15 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 e si attraversano i paesi di Sivizzo, Grammatica e Riana. Appena dopo quest’ultimo si raggiunge Casarola. Si può parcheggiare l’auto in alcuni spiazzi a sinistra della carreggiata prima di entrare nel centro del paese

Descrizione dell’itinerario 

Quella che verrà descritta costituisce una delle più complete e interessanti escursioni della Val Bratica implicanti l’ascesa al Monte Navert. Il sentiero n° 737, nel tratto che precede il raggiungimento del Passo di Riana, è in disuso, ostruito da vegetazione invadente e con segnaletica ormai del tutto assente in quanto non più ripristinata. Si tratta in realtà di un accesso che meriterebbe di essere rivalutato. 

Dalla SP 75 nel centro di Casarola, si imbocca a destra Via Attilio Bertolucci assecondando i segnavia bianco-rossi del Percorso Cultura. Attraversata la parte alta dello splendido nucleo e transitati a fianco della “Casa del Poeta” (proprietà della famiglia Bertolucci), si continua a guadagnare quota per stradello /carraia che volge a sinistra varcando un corso d’acqua. Al bivio che si presenta subito dopo, si prosegue diritto/sinistra per mulattiera che procede in piano/lieve salita offrendo belle visuali panoramiche sul Groppo Sovrano. Si avanza costeggiando prati e campi delimitati da muretti a secco, incontrando, poco più avanti, una suggestiva edicola priva del bassorilievo che originariamente ospitava. Immessosi in una carraia in corrispondenza di una sua svolta, la seguiamo a destra in salita (pannello esplicativo a destra), oltrepassando subito un rudimentale cancello per il bestiame. Si prosegue per il percorso principale guadagnando quota in moderata pendenza a fianco di panoramici campi, continuando a destra al bivio che si presenta poco più in alto. Trascurata in quest’ultima direzione una traccia che conduce ad un campo, si incontra più avanti una singolare edicola con figura orante. Raggiunto un bivio, si prende a destra una carraia che avanza inizialmente a saliscendi oltrepassando un paio di ruscelli. Sottopassata una linea elettrica (vecchio segnavia del percorso CAI n° 737), si procede in lieve salita tra belle radure con cavalli al pascolo. Rientrati nel bosco, si inizia a perdere quota svoltando a destra e sottopassando una seconda linea elettrica. Dopo un tratto in piano in cui si costeggia un pendio con arbusti, si volge nettamente a destra procedendo in discesa. Il percorso è affiancato a sinistra da una recinzione: qui dobbiamo prestare attenzione ad una vecchia falciatrice e, appena dopo quest’ultima, ad un rudimentale cancello che permette di oltrepassare il recinto a filo spinato. Abbandonata proprio in questo punto la carraia (che continua a scendere verso Casarola), si prosegue lungo l’ormai dimenticato percorso CAI n° 737 alla volta del Passo di Riana. Varcato subito un piccolo ruscello, si trascurano un paio di tracce a sinistra, puntando invece alla soprastante radura/pendio prativo. Lo si risale nel suo margine sinistro costeggiando il limite del bosco, procedendo parallelamente ad una vecchia mulattiera in questo tratto inglobata dalla vegetazione. Poco più in alto si trascura una traccia a sinistra e si continua diritto inoltrandosi nel bosco. Si procede in moderata pendenza per sentiero abbastanza evidente, guadagnando, oltre un cancello e una svolta a sinistra, una panoramica selletta, caratterizzata da rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Da questo punto fino al Passo di Riana dovremo fare i conti con vegetazione molto invadente e molteplici tracce che tendono a confondere. Dalla selletta si continua per sentiero abbastanza evidente avanzando in lieve discesa, trascurando un più incavato percorso a destra e assecondando una traccia erbosa nel contesto di una radura con arbusti. Inoltratosi in una fitta boscaglia, si procede per sentiero infrascato e ostacolato da vegetazione invadente, proseguendo diritto al bivio che si presenta. Appena dopo si nota a sinistra una traccia che procede parallelamente alla nostra: la imbocchiamo al fine di aggirare un tratto in cui il percorso è letteralmente inglobato da arbusti spinosi. Ricongiuntisi poco più avanti con quello che dovrebbe essere il sentiero principale – anche se non abbiamo contrassegni per esserne sicuri – si attraversa una radura arbustiva assecondando una tracciolina appena accennata. Rientrati nella fitta boscaglia, si progredisce scomodamente tra arbusti spinosi, piegando infine a destra verso una radura. Qui giunti, si sale per poco e si volge a sinistra avanzando nell’ambito di un ripiano con felci. Virando a destra, si attraversa la sezione ricoperta da felci puntando alla macchia boscosa situata alla nostra sinistra. Si penetra in essa non mediante la prima traccia che si incontra, ostruita dalla vegetazione, ma imboccando la seconda. Inoltratosi nel bosco è finalmente possibile camminare su un sentiero libero da vegetazione invadente, passando a fianco di due caratteristici massi dove si rinviene, in quello di sinistra, un raro “esemplare” di segnavia bianco-rosso. Usciti dalla macchia boscosa, si prosegue per traccia ancora incerta ma dall’orientamento tutto sommato meno complesso di prima. Ci troviamo infatti in prossimità del filo della dorsale Bratica/Cedra caratterizzata da una recinzione a filo spinato e da un rimboschimento a conifere che digrada nel versante opposto rispetto al nostro. Facendosi largo tra vegetazione e arbusti, si punta ad un poggetto arenaceo situato un poco a destra rispetto alla nostra posizione. Dai pressi della sommità del poggio (notevole visuale sull’Alta Val Bratica), si continua per poco evidente sentiero trascurandone un altro che scende a destra, avanzando invece parallelamente alla dorsale. Dopo un’altra breve sezione con vegetazione fastidiosa e attraversato una sorta di avvallamento che digrada da una sella di crinale, ci si inoltra necessariamente nell’ultima macchia di fitto bosco. Superato questo un tratto in cui la progressione è piuttosto sgradevole a causa degli arbusti spinosi e oltrepassata una recinzione a filo spinato, si mette piede in una carraia in corrispondenza del Passo di Riana1171 m. Si asseconda il tracciato a destra, incontrando a sinistra, poco più avanti, una fontana, avanzando in lieve salita al sommo di panoramici pendii prativi. Rientrati nel bosco, si inizia a perdere quota trascurando a sinistra un sentiero, raggiungendo infine una radura. Qui ci si immette in un altro percorso, proveniente da Casarola, che si segue a sinistra affrontando subito una ripida e faticosa salita. Si procede successivamente in piano e in lieve discesa, trascurando, ad un bivio, il “Sentiero Natura” che continua a destra verso il letto del Torrente Bratica. Assecondando il percorso principale, si avanza a saliscendi, ammirando, nell’altro lato della valle, una notevole parete d’arenaria che digrada dalla Costa della Berlalunga. Raggiunto un bivio non particolarmente evidente, ignorato il tracciato che prosegue diritto, si compie un tornante sinistrorso. Guadagnando quota mediante svolte nell’ambito di un’area disboscata, si mette piede in una sella di crinale a quota 1251 m. Dal valico si continua a destra lungo il percorso n° 737 alla volta del Monte Navert, procedendo inizialmente in leggera salita per ampio sentiero. Si prosegue per l’ottimo percorso avendo sempre come direttrice la dorsale Cedra/Bratica, assecondandola o restando nei sui pressi. Raggiunto un bivio, si trascura a sinistra una prima traccia che scende, tralasciandone poco dopo una seconda in questa stessa direzione (segnavia presenti). Dopo un tratto piuttosto ripido e faticoso in cui si procede in versante Bratica, ma restando sempre nei pressi del boscoso crinale, mediante svolta a sinistra lo si valica. Sconfinati in ambito Cedra, si procede in salita ancora piuttosto sostenuta, e al poco evidente bivio che si presenta si deve proseguire a destra in direzione del vicino crinale. Lo si recupera in corrispondenza del margine superiore di panoramici pendii prativi: sulla destra è presente un dosso erboso che regala una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si continua per la boscosa dorsale procedendo per un tratto in piano/lieve salita per traccia non particolarmente evidente. Inseritosi in un percorso più incavato, lo si segue a destra volgendo subito a sinistra, continuando ad assecondare l’andamento del crinale spartiacque. Trascurata a destra una traccia, si avanza in salita in mezzo a stratificazioni arenacee fino a mettere piede sul filo della dorsale divisoria. Si continua per il sentiero di crinale tenendosi dapprima in versante Cedra, poi in quello Bratica, trascurando più avanti una traccia a destra. Dopo una salita un po’ più ripida, si valica nuovamente la dorsale e si avanza in versante Cedra al sommo di un pendio che costituisce la sponda sinistra orografica di una valletta, ammirando visuali davvero grandiose. Ci si dirige verso il crinale est del Navert dove è presente un bivio con palina segnaletica, che tuttavia non si raggiunge, in quanto poco prima di esso si prosegue a destra per sentiero che si inoltra in una fascia boscosa. Oltre quest’ultima si guadagna quota per pendio erboso con arbusti fino a raggiungere un incrocio (indicazioni) da cui si prosegue diritto lungo la dorsale. Attraversata un’altra fascia boscosa caratterizzata da interessati esemplari di faggio, si mette piede sullo spettacolare filo del crinale est del Monte Navert, ammirando i friabili dirupi che precipitano in versante Cedra/Valditacca. Proprio alla base del ripido pendio finale della montagna si presentano due opzioni: 1) assecondare l’erto e faticoso profilo fino a raggiungere la cima; 2) prendere a destra una traccia che taglia a mezza costa i ripidi pendii erbosi che costituiscono la “prua” del Navert. Poi, raggiunto il dorso di una costa, il percorso svolta a sinistra e sale piuttosto ripidamente (paletti/segnavia) conducendo nei pressi di una bella conchetta con stagno e, poco più in alto, alla croce di vetta del Monte Navert1653 m. Una meritata sosta sulla sommità di una delle più importanti montagne del territorio prettamente parmense è d’obbligo, soprattutto per ammirare il vastissimo panorama che l’attornia. Ripreso il cammino, si percorre il pianoro sommitale in direzione nord-ovest dirigendosi, mediante il percorso n° 739, verso il vicino limite del bosco. Inoltratosi in esso, si asseconda il filo della dorsale Parma/Bratica ammirando a sinistra un solitario faggio che sembra in perenne contemplazione del luogo in cui si trova. Usciti in un’ampia radura delimitata a sinistra da conifere certamente non autoctone, la si attraversa interamente, rientrando in seguito nell’autoctono bosco di faggio. Dopo una breve sosta fotografica al fine di ammirare e immortalare una colonia di faggi dai particolari rami ricurvi, si prosegue per il percorso segnato che perde quota, talvolta ripidamente, assecondando o restando nelle vicinanze del filo della dorsale nord della montagna. Messo piede in una selletta a quota 1529 m, si prosegue diritto lungo il percorso n° 739 alla volta di Pian del Monte. Si procede inizialmente in salita, sempre leggera e piacevole, immersi in un’ambiente boschivo di impareggiabile bellezza, avendo come direttrice il crinale Parma/Bratica. Poi ci si sposta un po’ più a destra di quest’ultimo, recuperandolo in corrispondenza di un ripiano prativo tra i più belli. Poco più avanti si esce dal bosco in corrispondenza delle radure di Pian del Monte1580 m, notando più in basso a destra un simpatico rifugio sempre aperto. Si attraversa interamente l’idilliaco ripiano prativo sede di un antico mercato, ma ad un certo punto occorre abbandonare la carraia a destra proseguendo diritto per sentiero. Il percorso segnato si tiene ai margini della dorsale boscosa, per poi volgere a sinistra in direzione della vicina sommità del Groppo Fosco. Il vasto, ideale colpo d’occhio che regala la cima di questa montagna obbliga ad una sosta contemplatrice. Ripreso il cammino, si piega a destra e si discende un ampio profilo prativo in direzione del limite del bosco. Proprio in corrispondenza di quest’ultimo si prosegue a destra per ampia traccia perdendo quota piuttosto ripidamente, compiendo alcune svolte. Poi il tracciato avanza in lieve discesa e in piano assecondando l’ampio e poco riconoscibile crinale Parma/Bratica (a destra si stacca un percorso alternativo per Pian del Monte). Dopo un’insellatura e una contropendenza si esce nel margine superiore di panoramici pendii, rientrando successivamente nel bosco e procedendo sulla destra della dorsale spartiacque. La si recupera in corrispondenza di un’ampia sella erbosa dove si nota e trascura a sinistra un percorso. Il tracciato si inoltra successivamente in un riposante e solitario ambiente boschivo, procedendo in versante Bratica e scartando in questo modo la sommità del Monte Quadrio. Alternando tratti in piano a discese piuttosto ripide, giunti ad un bivio in corrispondenza di un’area disboscata si prosegue diritto. Si svolta dapprima a sinistra perdendo ulteriormente quota lungo il sentiero n° 739, ma appena dopo una netta curva a destra lo si abbandona (indicazioni per le MTB). Si attraversano inizialmente delle radure avanzando per un breve tratto in salita, volgendo poi a destra e perdendo quota per panoramico pendio prativo tenendosi a poca distanza dal margine del bosco. Il percorso vira successivamente a sinistra e dopo aver attraversato una breve fascia boscosa discende, sdoppiandosi, un ripido pendio prativo con arbusti. Nei pressi del sottostante limite del bosco, il tracciato volge a destra, conducendo, poco dopo, in un’altra bella radura. Oltre quest’ultima, rientrati nel bosco, si procede in discesa per ampia traccia contrassegnata da qualche sbiadito segno bianco-rosso. Nei pressi di un solco, il percorso vira nettamente a sinistra, perde quota piuttosto ripidamente e dopo due svolte si immette in un altro tracciato. Lo si asseconda a sinistra, trascurando a destra un’ampia traccia che scende verso Grammatica e oltrepassando un rudimentale cancello che precede un piccolo corso d’acqua. Appena dopo si sbuca in una radura in corrispondenza del Passo della Sisa1211 m, importante valico situato sul crinale Parma/Bratica. Da qui, trascurato il sentiero che sale verso il Monte Aguzzo, si procede in direzione nord/nord-est per vecchia mulattiera che inizialmente avanza in piano/lieve discesa costeggiando alcune radure. Inoltratosi in un solitario bosco di faggi, si riprende la discesa compiendo successivamente una brusca svolta a destra. Si continua a scendere per il suggestivo percorso, molto ben incavato ed evidente, assecondando per un tratto il dorso di una costa. Il tracciato si restringe poi a sentiero e conduce su una specie di costa con marne temporaneamente fuori dal bosco (muretto a secco a destra). Rientrati in quest’ultimo, si procede per l’antico tracciato che tende ad ampliarsi per poi restringersi nuovamente. La bella mulattiera (in diversi punti affiora il selciato originario) effettua in seguito alcune svolte conducendo sul dorso di una costa marnosa che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Si continua a perdere quota avendo come direttrice, per un tratto, la menzionata costa, ammirando, dopo una sezione in cui il percorso si restringe a sentiero, altri affioramenti del lastricato originale. Usciti, poco dopo, su una costa marnosa dove sono già visibili le case di Grammatica, si prosegue per il piacevole tracciato, in un tratto infossato (vecchi muretti a secco ricoperti di muschio alla nostra destra), in direzione della menzionata località. Dopo aver costeggiato panoramici campi e prati, ci si immette nella SP 75 proprio all’ingresso del paese di Grammatica1019 m. Si segue l’asfalto a destra attraversando in questo modo tutto il suggestivo nucleo, facendo una visita alla Chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine, dal caratteristico doppio campanile, situata su un dosso in magnifica posizione. Oltre la chiesa, si esce dal paese e si continua per la provinciale procedendo in discesa ai piedi di spettacolari pareti arenacee, ammirando notevoli visuali sull’altro lato della Val Bratica dominato dal Monte Caio. La strada, molto piacevole da percorrere anche come passeggiata pomeridiana se ci si trova in zona, conduce successivamente ai piedi del caratteristico Groppo Torsello, per poi attraversare mediante ponte la valletta formata dal Rio Acquabella (appena dopo il ponte, si scorge a destra una madonnina posta su una lama di roccia a pochi metri da terra). Appena dopo un altro più piccolo corso d’acqua, si incontra, sulla sinistra della carreggiata, una Maestà, notando più avanti, in questa stessa direzione, l’imbocco di una carraia. Messo piede su quest’ultima, la si segue in discesa svoltando subito a destra, inoltrandosi in un uno dei più bei castagneti dell’Appenino parmense. Avanzando per l’antico tracciato si transita a fianco e nei pressi di essiccatoi in rovina, incontrando, dopo un saliscendi, il primo di altri metati ben tenuti. Oltre quest’ultimo si presenta un bivio dove proseguendo diritto si accorcerebbe il percorso, ma noi preferiamo seguire l’ampia traccia di sinistra che conduce in prossimità di un essiccatoio ristrutturato, effettuando proprio qui un tornante destrorso. Si prosegue per la magnifica mulattiera affiancata da muretti a secco e da altri suggestivi metati, fino a giungere in un ripiano boschivo di impareggiabile bellezza conosciuto come Bosco delle Fate. Si tratta di un luogo di grande pregio ambientale, caratterizzato da notevoli esemplari di castagno e da massi erratici, nonché di fondamentale importanza culturale. E’ proprio qui che il poeta Attilio Bertolucci amava passeggiare (sono presenti bacheche che riportano sue poesie), inoltre il figlio Bernardo ha girato nel luogo in questione una sequenza del film “La tragedia di un uomo ridicolo” nell’autunno del 1980. Dopo un’attenta perlustrazione della zona, caratterizzata da altri essiccatoi, si continua per la mulattiera, incontrando, dopo una breve salita, quello che è forse il più caratteristico metato tra tutti quelli visti in precedenza (l’edificio è infatti ancorato ad un grosso masso). Giunti su una specie di poggetto con massi, il tracciato volge a destra conducendo, dopo una breve discesa, ad un solco che si attraversa. Transitati a fianco di una graziosa casetta ristrutturata, si attraversa, mediante ponte in legno, un affluente del Bratica, raggiungendo subito dopo un bivio. A destra una mulattiera sale verso Riana, noi invece prendiamo il percorso di sinistra, inoltrandosi subito in una breve fascia boscosa. Transitati nei pressi di alcune villette, virando a sinistra si attraversa il ponte sul Torrente Bratica, procedendo successivamente in salita per carraia. Immessosi, poco più in alto, nello stradello che conduce al cimitero del paese di Casarola, lo seguiamo a destra ammirando un interessante bassorilievo in marmo. Al bivio che si presenta, si continua a sinistra attraversando tutto il borgo di Casarola, salendo infine per Via della Chiesa.