Alla scoperta di borghi e cascate tra le valli Lecca e Ceno

Punto di partenza/arrivo: Passo dei Morti, 1104 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Passo dei Morti-Vosina (1,10 h) ; Vosina-Cascata dell’Aquila-Roncole (1 h) ; Roncole-Illica (1,20 h) ; Illica-Monte Bello (1,15 h) ; Monte Bello-Passo dei Morti (50 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2020

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Bedonia-Montevaccà-Ponteceno. Da quest’ultima località si imbocca la strada per Fontanachiosa, Casamurata e Santa Giustina. Attraversata la prima località, si prosegue per la comunale in alcuni punti dissestata, fino a raggiungere l’ampia insellatura del Passo dei Morti, situato lungo la dorsale Ceno/Lecca (spiazzi ai lati della carreggiata)

Descrizione dell’itinerario 

L’escursione proposta costituisce senza alcun dubbio uno degli anelli più sorprendenti che sia possibile effettuate nell’ambito dell’Appennino parmense. Il percorso si sviluppa tra le valli Lecca e Ceno, nell’area più occidentale del territorio montuoso che gravita sotto la provincia di Parma. Una prima attrazione di questa avvincente uscita consiste nella visita al borgo abbandonato di Vosina. Si tratta di una delle più note “ghost town” della montagna parmense (il nome è già un programma!) a cui sono legate le “solite” suggestive vicende dal carattere orrorifico. Altra notevole attrazione è la Cascata dell’Aquila, certamente uno dei più spettacolari salti d’acqua di tutto l’Appennino settentrionale (è presente un’altra magnifica cascata, avente lo stesso nome, alle pendici del Monte Camulara). Infine, di grande interesse sono i borghi di Roncole, Illica e Sane (o I Sane), tutti meritevoli di un’attenta perlustrazione. 

Dal Passo dei Morti ci si incammina in direzione nord-est per carraia (CAI n° 841) trascurando, subito dopo l’imbocco, un altro percorso che si stacca a destra. Attraversata un’area disboscata, si continua per l’ampia traccia alquanto rovinata dal passaggio di jeep e mezzi di esbosco. Al primo bivio si trascura a destra un percorso in discesa e si prosegue diritto/sinistra per il comodo tracciato di crinale. Più avanti si esce in una bella radura che offre suggestive visuali sull’ofiolitica dorsale – che costituisce il limite ovest del territorio montuoso parmense – del Monte Ragola. Si prosegue per il percorso principale incontrando sbiaditi segnavia bianco-rossi, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Procedendo in lieve discesa, si attraversa una prima area soggetta ad operazioni di esbosco sottopassando una linea elettrica. Ripiombati nella copertura boscosa, si insiste per l’ampia e rovinata taccia, ignorando più avanti un percorso che si stacca a destra (segnavia rossi e bianco-rossi). Avendo sempre come direttrice la dorsale Ceno-Lecca, assecondandola o rimanendo nei suoi pressi, si attraversa, dopo una svolta a destra e una discesa, una seconda area disboscata. Si oltrepassa successivamente un’ulteriore area soggetta ad operazioni di esbosco con traccia che si stacca a destra. Avanzando in lieve salita, in modo pianeggiante e in leggera discesa, si raggiunge una selletta con crocicchio. A destra una traccia marcata, che percorreremo al ritorno, scende in versante Ceno, mentre un sentiero piuttosto labile prosegue diritto verso la sommità denominata Monte Bello (digressione che effettueremo una volta completato l’anello). Noi imbocchiamo a sinistra una traccia ampia ma molto infrascata (percorso CAI n° 841a) che perde quota in versante Lecca. Assecondando quella che ipoteticamente potrebbe essere una vecchia mulattiera, si effettua più in basso una svolta a destra, sottopassando, oltre quest’ultima, una linea elettrica. In corrispondenza di una curva a sinistra si trascura una traccia a destra e si continua per il percorso principale, alquanto infossato, che compie appena dopo una svolta a destra. Attraversato un ripiano boscoso dove il sentiero risulta decisamente labile, si riprende a scendere aggirando a destra un tratto in cui il percorso è molto deteriorato. Piegando successivamente a sinistra, si incontra finalmente un segnavia che ci conferma di essere nel giusto tracciato. Si continua per ampio sentiero ancora molto infrascato e con acqua di scorrimento, fino ad approdare in un ripiano boscoso dove il percorso tende a scomparire. Attraversatolo, il tracciato, maggiormente definito, vira a destra e perde quota presentandosi ancora infossato. Poco più avanti una vecchia scatoletta di “Tonno Napoleon” e il successivo segnavia bianco-rosso ci rassicurano di non aver sbagliato percorso. Costeggiata un’area umida, il tracciato rientra nel bosco e piega a destra (segnavia rosso a sinistra) oltrepassando un ruscello. Il corso d’acqua in questione per un tratto invade il percorso per poi spostarsi a sinistra. Appena dopo ci si immette in una carraia che si asseconda verso il fondo della Val Lecca. Si perde quota in un’area di rado bosco compiendo un tornante sinistrorso, varcando per una seconda volta il ruscello di prima. Rientrati nel bosco, si trascura a sinistra, nel momento in cui la carraia compie un tornante destrorso, una traccia inerbita. Si continua a scendere per il percorso principale effettuando altre svolte, uscendo in seguito in un’area di basso bosco dove è possibile ammirare una bella visuale sul paese di Frassineto situato nell’altro lato della valle. Dopo un ulteriore tornante, raggiunto in fondo della Val Lecca, ci si immette in un’altra carraia che seguiamo a destra. Procedendo in piano/lieve salita parallelamente al corso del Torrente Lecca, si arriva all’ingresso dell’abbandonato nucleo di Vosina. Appena prima di una ripida salita, abbandoniamo la carrareccia (segnavia) entrando a sinistra nel centro vero e proprio del paese fantasma, facendosi largo tra vegetazione invadente. Orientandosi con i segnavia, puntuali anche se sbiaditi, si attraversa il suggestivo nucleo fino a rimettere piede nella carraia abbandonata in precedenza. La si segue a sinistra per poco e nel momento in cui compie una netta svolta a destra si prende a sinistra un sentiero (n° 841a, nessun segnavia). Attraversata una radura arbustiva, una volta rientrati nel bosco (segnavia) il percorso piega a sinistra e asseconda una specie di dorsale. Il sentiero, piuttosto invaso dalla vegetazione, inizia successivamente a perdere quota offrendo belle visuali sul borgo di Vosina e sulla Val Lecca. Dopo un tratto in cui il percorso risulta ostruito da rovi, si volge a destra e, trascurata una labile traccia a sinistra, si continua per il sentiero principale ancora molto invaso dalla vegetazione. Il percorso diviene poi più evidente e libero, inoltrandosi in un piacevole ambiente boschivo (a destra si notano vecchi muretti a secco). Si effettua prima una svolta a sinistra per poi volgere subito a destra: in corrispondenza della curva si incontra la prima delle frecce segnaletiche relative al percorso che conduce alla Cascata dell’Aquila. Si continua a perdere quota per sentiero con affioramenti rocciosi nell’ambito di una radura arbustiva, incontrando subito dopo un bivio (indicazioni) da cui si prende a sinistra la traccia che conduce alla menzionata cascata. Orientandosi con le puntuali frecce direzionali e con bolli arancioni, si perde ripidamente quota e virando a destra si varca un ruscello. Dopo un tratto a mezza costa, si volge a destra e si scende verso l’ormai vicina cascata (come denota il fragore dell’acqua). Approdati su una specie di poggio da cui si ammira un notevole colpo d’occhio sulla Cascata dell’Aquila, con attenzione ci si cala nel letto del Torrente Lecca proprio ai piedi della straordinaria opera d’arte naturale. Ritornati sul sentiero n° 841a, si continua a scendere in direzione di Santa Giustina, incontrando un ostacolo, costituito da un albero caduto, da aggirare a sinistra per traccia. Si prosegue per bella mulattiera all’interno di un interessante ambiente boschivo, avanzando parallelamente al Torrente Lecca nella sua sponda destra orografica. Dopo una discesa e qualche svolta, si sbuca nella stradina asfaltata che unisce Santa Giustina a Roncole. Noi la dobbiamo seguire a destra in direzione della seconda località, tuttavia è consigliabile andare a sinistra verso il vicino torrente al fine di dare uno sguardo al vecchio ponte a schiena d’asino che si trova proprio a fianco di quello stradale. Assecondando la comoda stradina asfaltata, si entra nella suggestiva frazione di Roncole642 m, che si attraversa interamente ammirando case in sasso ottimamente ristrutturate. Incontrando una fontana e transitando nei pressi di una cappella, si esce dal nucleo proseguendo per carraia che sale lungo il margine superiore di panoramici prati. Oltrepassato un gruppo di case con maestà, si incontra un bivio da cui si prosegue a sinistra (indicazione per Illica del percorso n° 841a). Si avanza per comoda carraia varcando un paio di rii, costeggiando, appena dopo il secondo, una bella radura arbustiva. Al termine di quest’ultima si compie un tornante destrorso, ma poco dopo un altro sinistrorso riporta nella direzione di prima (est-nord/est). Si guadagna quota all’interno di un interessante ambiente boschivo, trascurando, dopo aver valicato una costa, una traccia in salita che si stacca a destra. Raggiunta un’area di rado bosco, si varca un ruscello e si prosegue per il percorso principale ignorando diramazioni a destra. Avanzando in lieve pendenza e in piano, si valica una costa caratterizzata da un affioramento roccioso oltre la quale si procede in leggera discesa. Nel momento in cui, mediante netta svolta a destra, si doppia un’altra costa, si trascura una traccia che si stacca a sinistra. Al bivio che si presenta poco più avanti si prosegue a destra (sbiaditissimo segnavia a sinistra appena dopo il bivio) e si continua per il comodo percorso attraversando alcuni ruscelli. Dopo una salita e una svolta a destra, si raggiunge un altro corso d’acqua appena prima del quale si stacca l’ennesimo percorso da trascurare. Si continua per il tracciato principale che riprende a scendere lievemente per poi ritornare a salire. Attraversata un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si doppia, mediante svolta a destra, l’ennesima costa. Si prosegue per il comodo percorso aggirando un’ulteriore costa e senza possibilità di errore, dopo una curva a destra, si sconfina in ambito Ceno. Avanzando in piano/lieve discesa si raggiunge, dopo aver varcato un rio, un bivio importante. Qui occorre prestare attenzione a non lasciarsi fuorviare da uno sbiadito segnavia posto su un masso a sinistra proprio in corrispondenza del bivio, in quanto non si deve prendere – come verrebbe spontaneo – il percorso di sinistra ma continuare a destra. Si avanza per ampia traccia che procedendo in lieve salita contorna il margine superiore di un’area disboscata. Il percorso si restringe poi a sentiero, sempre evidente ma non contrassegnato da segnavia, mentre tracce che si staccano ai lati vanno ignorate. Più avanti si attraversa un rio che forma una cascata molto suggestiva cui fa seguito un solco asciutto. Si continua senza possibilità di errore per il bellissimo tracciato (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera) che procede perlopiù in piano/lieve salita, doppiando in seguito una costa con affioramenti rocciosi. Dopo un tratto in cui si perde lievemente quota, si avanza in modo pianeggiante affiancati da suggestivi muretti a secco. Il percorso riprende poi a salire e varca un solco asciutto, immettendosi infine in una carraia appena prima di un suo tornante sinistrorso. La si asseconda a sinistra varcando subito un corso d’acqua, continuando per essa all’interno di un bell’ambiente boschivo. L’ampia traccia, che si rivela essere una vecchia mulattiera come denotano i vecchi muretti a secco che la delimitano, conduce senza possibilità di errore ad Illica. Dopo aver costeggiato una radura con casa situata alla nostra sinistra, si entra nel suggestivo nucleo, 880 m, che si attraversa interamente senza immettersi, alla prima possibilità, nella sottostante stradina asfaltata. Messo inevitabilmente piede su quest’ultima, la si abbandona quasi subito prendendo a destra un viottolo affiancato da muretti a secco, andando in questo modo a visitare il nucleo di Poggio dove si trova la Chiesa di San Giorgio Martire. Ritornati nella stradina di prima, la si segue verso Ponteceno, ammirando, dopo una svolta a destra, la terza delle suggestive cascate di questa escursione. Poco dopo si prende a destra lo stradello d’accesso alla frazione Sane (o I Sane) e la si attraversa per mulattiera che si tiene nella parte alta del borgo in corrispondenza delle ultime case in sasso. Immessosi in una carraia, la si asseconda a destra compiendo subito un tornante sinistrorso (segnavia su un palo elettrico) e al bivio che si presenta nei pressi di una casa si prosegue diritto/sinistra. Usciti definitivamente dalla frazione, si procede in lieve salita per ampia traccia (si tratta, forse, di una vecchia mulattiera) all’interno di un bell’ambiente boschivo caratterizzato da qualche non autoctona conifera. Ci si inserisce in seguito in un altro percorso appena prima di un bivio (sbiadito segnavia sul tronco di un pino) con traccia secondaria che si stacca a destra. Si inizia successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione fino ad incontrare, oltre una costa, un ulteriore bivio (segnavia assenti). Si continua a sinistra avanzando per un tratto in piano sottopassando una linea elettrica, riprendendo successivamente a salire. Senza possibilità di errore, sottopassando ancora per un paio di volte la linea elettrica di prima, si approda nella selletta di crinale con crocicchio incontrata all’andata. Qui giunti è consigliabile completare l’escursione con una visita alla sommità denominata Monte Bello. Al tal fine si segue una vaga traccia che, avanzando perlopiù in piano/lieve salita, asseconda la dorsale spartiacque. Scavalcata una specie di altura boscosa, si riprende a salire leggermente costeggiando un’area con felci, procedendo in seguito sulla sinistra dell’ampio crinale. Ripreso quest’ultimo, nel momento in cui il sentiero piega a sinistra e inizia a perdere quota, si deve proseguire diritto/destra avendo come direttrice la dorsale che si impenna notevolmente. Notando uno sbiadito segnavia, si sale ripidamente per traccia spesso poco evidente se non esigua, fino a guadagnare, dopo avere oltrepassato un fosso, la sommità del poggio chiamato Monte Bello in cui sorgeva un maniero. Il luogo dove ci troviamo è veramente interessante e invoglia una sosta ristoratrice (un’apertura nel bosco permette di ammirare una notevole visuale del Monte Pelpi). Ritornati alla selletta di prima, si rientra al Passo dei Morti seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.