Il Monte Palerà da Palanzano

Punto di partenza/arrivo: Palanzano, 691 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6,30/6,45 h

Tempi parziali: Palanzano-“Grande Faggio” (50 min) ; “Grande Faggio”-Monte Fageto (45 min) ; Monte Fageto-Monte Matalla (50 min) ; Monte Matalla-Monte Palerà (1,10 h) ; Monte Palerà-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Vairo Superiore (1,15 h) ; Vairo Superiore-Palanzano (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Entrati in paese, si parcheggia l’auto nella parte alta nei pressi del Comune

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa escursione alla scoperta di angoli remoti ma ricchi di fascino. Il Monte Palerà, facendo da spartiacque tra le valli Cedra ed Enza, chiude ad est il territorio montuoso parmense. Chi vuole effettuare un’escursione più breve e rilassante può partire dal paese di Valcieca e seguire il percorso n° 735. In questa sede si descrive invece l’attraversamento quasi completo della dorsale divisoria Cedra/Enza da nord-est a sud-ovest. L’autore della relazione ha riscontrato una segnaletica estremamente carente nel tratto Palanzano-Monte Fageto, mentre nella sezione Monte Ronco Bora-Monte Palerà i segnavia sono stati ripristinati di recente. Il rientro a Palanzano avviene lungo il Cammino dei Linari, storica arteria che deve il suo nome all’abbazia situata nelle vicinanze del Passo del Lagastrello. 

Dalla parte alta di Palanzano si segue Strada dei Cavalieri effettuando un tornante sinistrorso. Oltre quest’ultimo, in corrispondenza di un’edicola con bassorilievo, si prende a destra Via Torrente Cedra. Notando a sinistra, appena dopo il bivio, una vecchia tabella con indicazione del percorso n° 735, si prosegue per stradina asfaltata transitando nei pressi di una casa. Successivamente il tracciato diventa sterrato ed avanza in salita a fianco di panoramici campi. Dopo un tratto in cui il percorso è affiancato da un vecchio muretto a secco, si incontra un bivio dove si prende la carraia di sinistra (segnavia assenti). Si guadagna quota per l’ampia traccia in moderata pendenza costeggiando dei prati, trascurando percorsi secondari che si staccano ai lati. Penetrando progressivamente nel bosco, si volge a destra continuando ad assecondare il tracciato principale che si presenta dissestato. In seguito, svoltando a sinistra, si inizia a costeggiare una radura, e al bivio che si presenta poco sopra si prende il percorso di destra (palina con freccia di colore arancione e indicazione con scritto “Grande Faggio”). L’ampia traccia svolta subito a destra ed avanza contornando il margine superiore della radura costeggiata prima del bivio. Si continua per il percorso principale, che si presenta decisamente infrascato e inerbito, procedendo successivamente in piano. Oltrepassato un restringimento causato da una frana, si prosegue per la mulattiera/carraia all’interno del bosco con andamento verso sud-ovest, notando la trascuratezza del tracciato su cui stiamo camminando. Il percorso effettua in seguito un tornante sinistrorso oltre il quale diventa più ripido, conducendo, più in alto, ad un bivio con indicazione per il “Grande Faggio”. Abbandonato temporaneamente il tracciato principale, si prende a destra un sentiero che procede in ripida salita. Effettuata una svolta a sinistra, si taglia una traccia e si continua a progredire ripidamente orientandosi con le frecce segnaletiche ottimamente collocate. Virando ulteriormente a sinistra, si prosegue per il pochissimo evidente sentiero e nel momento in cui la traccia si perde del tutto guardando in alto a destra dovremmo scorgere il “Grande Faggio”. Dopo una breve ma ripida salita, si raggiunge lo splendido, centenario esemplare di faggio, certamente tra i più interessanti dell’Appennino parmense. Facendo attenzione a non imboccare una tracciolina trasversale situata poco sotto il “Grande Faggio”, si ritorna nel percorso abbandonato in precedenza e lo si asseconda progredendo in direzione est. Avanzando in piano/lieve salita, si esce in un’area di rado bosco dove il percorso si presenta molto invaso dalla vegetazione nonché fangoso. Immessosi in una carraia nei pressi di una sua biforcazione (appena prima si nota – o meglio si intuisce – uno sbiaditissimo segnavia del CAI), la si segue a destra andando in quest’ultima direzione al bivio che si presenta subito dopo. Si guadagna quota costeggiando il margine superiore dell’area disboscata attraversata in precedenza, per poi volgere nettamente a sinistra. Si procede in ripida salita per tracciato dissestato e con sterpaglie, costeggiando il margine di un’altra area di rado bosco. Effettuata una svolta a sinistra, si incontra (finalmente!) il primo evidente segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per l’ampia traccia continuando a contornare l’area disboscata di prima, svoltando poi a destra. Assecondando il percorso principale, si continua a progredire faticosamente compiendo alcune svolte, fino ad uscire dal bosco nell’ambito delle splendide radure arbustive del Monte Fageto. Ammirando notevoli visuali panoramiche, nonché tutta l’estensione del crinale Cedra-Enza il cui culmine è il Monte Palerà, si attraversano i prati con andamento verso sud. Al bivio che si presenta, è possibile continuare diritto/destra e raggiungere il crinale spartiacque accorciando il percorso, oppure andare a sinistra onde conquistare la prima vetta della giornata, ossia il Monte Fageto. Il sentiero, assecondando una dorsale prativa, sale ripidamente, conducendo prima ad un panoramico ripiano, poi alla sommità della montagna, 1281 m. Dalla cima del Monte Fageto, purtroppo deturpata da un’antenna, si continua per traccia erbosa che, assecondando l’andamento della dorsale, volge repentinamente a destra. Si perde quota in lieve discesa alternando macchie di bosco (con qualche interessante esemplare di faggio) a radure, incontrando anche qualche sbiadito segnavia CAI. Dopo una ripida discesa all’interno del bosco, si trascura una traccia che si stacca a sinistra e, proseguendo diritto, si effettua una breve contropendenza. Si continua ad assecondare la dorsale sud della montagna e, rientrati nel bosco, dopo una svolta a sinistra ci si immette in una carraia nei pressi di un notevole esemplare di faggio (palina segnaletica). La si segue a destra (indicazione per il Monte di Vairo) trascurando subito un’ampia traccia che scende in quest’ultima direzione. Avanzando in lieve salita e in piano, si esce nel margine inferiore di un’area disboscata che si contorna. Si prosegue poi all’interno di una bellissima faggeta progredendo in modo perlopiù pianeggiante, fino ad incontrare un cartello con scritto Monte di Vairo1236 m (in realtà non ci troviamo sulla cima di una montagna). Qui il percorso volge nettamente a destra e perde quota nell’ambito di un’area di rado bosco, virando più in basso a sinistra. Rientrati nel bosco, si procede per carraia alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, effettuando qualche svolta. Si raggiunge in seguito un bel ripiano boscoso caratterizzato da suggestivi esemplari di faggio e, più in basso rispetto alla nostra posizione, da una casupola. Dopo una breve discesa, immessosi e attraversata una carraia, si prosegue per sentiero all’interno della faggeta. Inseritosi in un’altra traccia, si transita a fianco di una struttura in legno, notando a sinistra un segnavia posto sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Tagliato un percorso secondario, si raggiunge l’Oratorio di Santa Maria della Neve, eretto sul crinale Cedra/Enza all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Costeggiato a sinistra l’edificio, si continua lungo la dorsale spartiacque incontrando qualche segnavia del percorso n° 735. Tagliata, poco dopo, un’ampia traccia, si prosegue diritto per il sentiero di crinale senza possibilità di errore, contornando più avanti un’area di rado bosco che digrada in versante Cedra. Si continua assecondando la dorsale spartiacque, o mentendosi nei sui pressi, fino a valicarla ed avanzare in versante Enza (il sentiero è in un punto ostruito da rami). Entrati in un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si riscontra una certa difficoltà nel reperire il giusto percorso: si deve procedere avendo a destra il crinale, orientandosi con bolli di vernice gialla. Immessosi in un’ampia traccia (indicazioni), la si segue a destra in direzione del Monte Matalla e del Monte Ronco Bora. Il percorso, che si presenta infangato e con sterpaglie, svolta successivamente a sinistra conducendo ad un bivio da cui si trascura a destra un percorso. Approdati, appena dopo, in un ripiano delimitato a destra da un poggetto erboso/boscoso, delle due tracce che si presentano si prende quella di sinistra (segnavia gialli per le MTB). Si prosegue per sentiero piuttosto incerto che guadagna quota assecondando la dorsale spartiacque tra rado bosco. Rientrati in esso, il percorso ritorna ad essere evidente e procede sulla sinistra del crinale. Valicato quest’ultimo, si avanza parallelamente ad un solco/avvallamento situato alla nostra destra, incontrando anche uno sbiaditissimo segnavia del CAI che ci conferma di essere nel giusto percorso. Ricongiuntosi con la boscosa dorsale, si oltrepassa l’impercettibile sommità del Monte Matalla1242 m, perdendo successivamente quota. Messo piede in una specie di insellatura, si avanza in piano sulla sinistra del crinale e, dopo un’altra breve discesa, ci si ricongiunge con esso. Si riprende a salire tenendosi nei pressi della dorsale spartiacque, fino a guadagnare la sommità di un’altura in corrispondenza della quale il percorso si fa poco evidente. Orientandosi con gli sbiaditi segnavia del CAI, si avanza assecondando il crinale, dapprima ampio e poco accennato, poi più delineato. Senza possibilità di errore si raggiunge il Passo Scandellari, da cui si prosegue diritto in direzione del Monte Ronco Bora. Si procede inizialmente in salita attraversando un’area disboscata, poi in piano/lieve discesa lungo il filo della dorsale. Si riprende successivamente a salire in direzione di un poggio (forse la cima del Monte Ronco Bora) la cui sommità si trascura, attraversando, in corrispondenza o appena dopo il menzionato poggio, un tratto invaso da felci. Dopo una discesa, si raggiunge una marcata selletta, caratterizzata da rocce arenacee, da cui, trascurato a sinistra e a destra un percorso, si prosegue diritto. Superato un ripido strappo, si mette piede su una specie di poggetto erboso, continuando poi più comodamente lungo il crinale. Dopo aver attraversato un fosso, effettuata una faticosa salita, si guadagna la sommità di un panoramico poggio conosciuto come il Castellaro1170 m. Qui possiamo notare i basamenti murari di una rocca, risalente al XIII secolo, eretta a scopo difensivo dalla famiglia Vallisneri. Una ripida discesa per rocce scagliose precede una selletta boscosa, oltre la quale si riprende a salire per traccia abbastanza evidente e con segnaletica ripristinata. Ad un certo punto il percorso si sposta sulla destra del crinale (segnavia) per poi ricongiungersi con esso. Assecondando attentamente i segnavia, ci si sposta successivamente, per la seconda volta, sulla destra del crinale, procedendo parallelamente ad un solco. Giunti in corrispondenza di un paletto con indicazione, si volge repentinamente a sinistra onde riprendere il filo della dorsale. La si risale per sentiero non particolarmente evidente tra fitto bosco, fino ad arrivare ad una selletta da cui si trascura a destra una traccia più marcata. Noi proseguiamo diritto continuando ad assecondare l’ampia dorsale (segnavia), guadagnando quota piuttosto ripidamente. Più in alto si avanza al sommo di stratificazioni che digradano in versante Enza, ammirando, grazie ad alcune aperture, notevoli visuali sull’Alpe di Succiso. Si affronta, poi, un tratto in cui si sale molto ripidamente avendo come direttrice il boscoso crinale, cui fa seguito un faticoso obliquo ascendente in versante Enza, dove il sentiero risulta piuttosto stretto e scosceso. Al culmine di questa sezione, raggiunto una sorta di poggetto erboso, si prosegue con andamento pianeggiate, tenendosi, come del resto prima, alla sinistra del filo della dorsale. Dopo un tratto in cui si avanza per pendii prativi all’interno di un piacevole ambiente boschivo, si guadagna un dosso erboso dove il percorso volge inaspettatamente a sinistra. Si perde marcatamente quota per dorsale prima erbosa e poi boscosa (segnavia), raggiungendo una panoramica sella che offre belle visuali sulla Val Cedra. Si continua per il comodo percorso di crinale costeggiando una recinzione a filo spinato, fino ad uscire dal bosco e risalire la dorsale ora erbosa. Dopo una fascia boscosa, scavalcata la recinzione, si avanza per il filo del crinale costeggiando il limite del bosco, guadagnando la sommità di un dosso ormai a poca distanza dalla duplice cima del Monte Palerà. Continuando ad assecondare il crinale, scavalcata l’anticima, si conquista la vetta vera e propria della montagna, 1316 m. La cima offre un notevole panorama, in particolare sui Groppi di Camporaghena e l’Alpe di Succiso, nonché sulla parte più orientale del crinale Parma/Massa. Ritornati, mediante lo stesso percorso, alla selletta situata dopo il Castellaro (prima nel senso di salita), si scende in versante Enza per sentiero. Quest’ultimo, poco sotto, si immette (frecce segnaletiche di colore giallo e blu) in una carraia che si segue a sinistra avanzando in lieve salita. Raggiunto un bivio evidente, ci si innesta nel percorso n° 735 (quest’ultimo si stacca dal crinale Enza/Cedra poco dopo aver oltrepassato il Monte Ronco Bora, prima della selletta con rocce arenacee) e lo si asseconda a destra in direzione di Valcieca. Si perde quota per comoda carraia svoltando più in basso a destra, trascurando, in corrispondenza della curva, un’altra traccia. Oltrepassato un solco, si effettua una brevissima contropendenza riprendendo successivamente a scendere in direzione sud-ovest. Trascurati percorsi laterali e varcato più in basso un rio, si esce in un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Inseritosi in un’altra carraia, la si asseconda a sinistra intersecando, più in basso, nel contesto di belle radure, un altro percorso. Dopo un tratto in lieve salita, si transita a fianco di una fontana e si continua per il comodo tracciato costeggiando dei prati. Immessosi in una carraia, la si segue a sinistra e dopo una curva a destra si perde quota piuttosto ripidamente costeggiando campi e radure. Al successivo bivio, si continua a sinistra avanzando per ampia traccia, in un tratto alquanto infossata, che virando a destra procede tra folta vegetazione parallelamente ad un fosso. Raggiunta una presa dell’acquedotto con bivio, si nota sulla sinistra un’antica maestà poco visibile a causa della vegetazione invadente. Si continua diritto per carraia costeggiando una casa, fino ad immettersi nella SP 68 in corrispondenza del paese di Valcieca893 m. Si attraversa il suggestivo nucleo e, lasciatosi il paese alle spalle, si continua ancora per un breve tratto lungo la provinciale in direzione di Vairo. In corrispondenza di una netta svolta a destra della strada, si imbocca a sinistra (indicazione del Cammino dei Linari) una carraia in salita che curva subito a destra. Avanzando sempre in salita a fianco di campi, si raggiunge un bivio dal quale si prosegue per il percorso di sinistra (freccia segnaletica di colore giallo). Si procede costeggiando prati e campi per poi virare a destra ed avanzare in salita transitando nei pressi di una baracca. Al bivio che si presenta poco più avanti, si continua a destra (segnaletica assente) procedendo dapprima in piano/falsopiano, riprendendo successivamente a salire. Si attraversa una valletta e si continua per il percorso principale, incontrando, in corrispondenza di un bivio con traccia che sale a sinistra, un’indicazione della Via dei Linari. Si prosegue diritto per carraia che, con andamento in lieve salita, volge successivamente a sinistra. Dopo un altro tratto in cui si procede in salita (si trascura a sinistra una traccia), si avanza in piano/lieve discesa. Si riprende poi a guadagnare quota curvando a destra e, giunti nei pressi di una dorsale, si effettua una netta svolta a sinistra. Incontrando un segnavia giallo disposto su un tronco monco, al bivio che si presenta appena dopo si deve proseguire a destra in discesa (segnaletica assente). Il percorso attraversa in seguito la valletta formata da un rio per poi volgere a sinistra e valicare una dorsale. Il tracciato vira successivamente a destra e procede in lieve discesa effettuando altre svolte. Attraversato il margine sinistro di un’area con folta vegetazione, si riprende per un breve tratto a salire piegando quasi subito a destra e oltrepassando un tubo. Dopo un saliscendi, ci si innesta in un’altra carraia che in breve conduce a  Perdera, situata nel contesto di splendide e panoramiche radure. Trascurato a destra lo stradello d’accesso, si costeggia tutta la suggestiva corte e si continua per comoda carraia affiancata inizialmente da vecchi muretti a secco. Si prosegue per il percorso che procede a saliscendi e in salita all’interno di un interessante ambiente boschivo. Attraversato il margine inferiore di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si incontra, nei pressi di una curva a sinistra, un’edicola votiva che un tempo ospitava un bassorilievo in marmo. Si continua per il percorso principale, talora un po’ monotono, con andamento in lieve salita e in piano, costeggiando più avanti delle radure. Raggiunto un incrocio, si prosegue diritto per carraia che avanza in lieve discesa curvando a sinistra. Costeggiando dei campi recintati situati alla nostra destra e notando un caratteristico roccione alla nostra sinistra, ci si dirige verso il vicino paese di Vairo Superiore. Dopo una svolta a destra ed essere passati a fianco di un capannone agricolo, si entra nel suggestivo borgo, 840 m. Oltre una bella fontana con bassorilievo, si prende a sinistra un viottolo (indicazione per le MTB) sottopassando una caratteristica volta. Usciti dal nucleo più antico, in corrispondenza di un tornante sinistrorso dello stradello, si prosegue a destra per stradina che procede in discesa. Dopo essere transitati a fianco di alcune case, giunti nei pressi di un capannone agricolo e nel momento in cui la strada effettua tornante destrorso, si imbocca a sinistra una carraia. Il percorso avanza in salita piuttosto ripida costeggiando dei prati recintati, fino a svoltare a sinistra. Al bivio che si presenta poco più avanti (indicazione del Cammino dei Linari) si continua diritto, mentre in quello che si incontra in seguito (indicazione a terra) si trascura una traccia a destra. Si perde quota tra siepi costeggiando dei prati recintati, riprendendo successivamente a salire. All’ennesimo bivio che si incontra (nessuna indicazione), si prosegue a destra avanzando in piano, costeggiando un campo situato alla nostra sinistra. Più avanti si riprende a guadagnare quota fino a valicare una dorsale, cambiando, oltre quest’ultima, direzione. Avanzando perlopiù in discesa, si procede ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Fageto trascurando tracce che si staccano ai lati. Continuando ad assecondare, senza possibilità di errore, il percorso principale, si esce in seguito dal bosco dirigendosi verso un capannone agricolo. Dopo un tratto in cui il tracciato risulta cementato, ci si inserisce nella provinciale per Vairo e Valcieca che si segue a sinistra in direzione di Palanzano