Sasso delle Dodici, Sass Aut e Punta Valacia: Via Ferrata Franco Gadotti

Punto di partenza/arrivo: parcheggio nelle vicinanze del ristorante La Soldanella, 1450 m

Dislivello: 1200 m ca.

Durata complessiva: 6,30 h

Tempi parziali: parcheggio-Bivacco Zeni (1,20 h) ; Bivacco Zeni-Sasso delle Dodici (1 h) ; Sasso delle Dodici-Sass Aut (30 min) ; Sass Aut-Punta Valacia (1,15 h) ; Punta Valacia-Rifugio Vallaccia (40 min) ; Rifugio Vallaccia-Malga Monzoni (35 min) ; Malga Monzoni-Malga Crocifisso (35 min) ; Malga Crocifisso-parcheggio (20 min)

Difficoltà: EEA, media difficoltà ( – B – ) la Via Ferrata Franco Gadotti ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da Pozza di Fassa si imbocca la strada della Val San Nicolò che più avanti è chiusa al traffico. Si abbandona l’auto in un grande parcheggio (nell’estate 2020 gratuito) situato prima del ponte sul Rio San Nicolò e del ristorante La Soldanella

Descrizione dell’itinerario

Grandioso anello che implica la percorrenza di una ferrata (più che altro un sentiero attrezzato) tecnicamente facile ma con qualche passaggio – soprattutto in discesa – da non sottovalutare. La lunghezza complessiva e il forte dislivello richiedono un buon livello di allenamento.

Appena prima del ponte sul Rio San Nicolò, si imbocca una carraia (indicazione per la Malga Crocefisso, percorso n° 615) e la si segue procedendo parallelamente al corso d’acqua, avanzando dapprima in lieve salita, poi in moderata pendenza. Dopo un paio di tornanti, si attraversa un corso d’acqua sconvolto da alluvioni, proseguendo ancora per poco lungo la carraia. Giunti ad un bivio (palina segnaletica), si prende a destra il sentiero (n° 615) per il Bivacco Zeni. Si inizia fin da subito a guadagnare ripidamente quota all’interno del bosco, compiendo anche alcuni tornanti. Progredendo sempre in sostenuta salita, si raggiunge un bivio con palina segnaletica, dove si continua a destra lungo il percorso n° 615. Il sentiero, dopo un tornante sinistrorso, conduce in un’area disboscata a causa della Tempesta Vaia che offre notevoli visuali panoramiche. Poi, effettuando alcuni tornanti, il percorso risale un ripido fianco boscoso con molti tronchi di alberi divelti. Avanzando successivamente nella sponda destra orografica della valle formata da un rio (forse lo stesso che abbiamo attraversato lungo la carraia d’accesso), si varca un suo affluente procedendo poi a serpentine fra tronchi e rami di alberi divelti. Attraversato il letto asciutto di un altro corso d’acqua, si progredisce parallelamente a quest’ultimo, penetrando in questo modo nella splendida valle (la Vallaccia) compresa tra il Sasso delle Undici a sinistra e il Sasso delle Dodici a destra. Si procede in sostenuta salita tra rado bosco e, più in alto, tra grossi massi, fino ad incontrare un bivio (palina segnaletica) dove si innesta nel nostro percorso il sentiero n° 637/635 (Vial de Luca: chiuso nell’estate del 2020). Noi continuiamo diritto verso il Bivacco Zeni, avanzando in salita piuttosto ripida a fianco di grossi massi e tra rado bosco, avendo a destra un’aerea detritica. Arrivati alla base di un dosso roccioso con vegetazione, il percorso vira a sinistra ed avanza dapprima lungo il letto asciutto del rio, per poi progredire alla sua sinistra. Si procede alla base di ciclopiche pareti e, giunti sotto un grande masso, si attraversa nuovamente il solco e si risale, aiutati da una corda d’acciaio e da alcune staffe iniziali e finali, una rampa rocciosa che potrebbe presentarsi bagnata e scivolosa. Si continua per sentiero che sale ripidamente e presenta qualche roccetta, raggiungendo più in alto una specie di avvallamento con a destra il dosso su cui è posizionato il bivacco. Dopo un’ultima salita per roccette, si arriva al Bivacco Donato Zeni, 2079 m, collocato in splendida posizione. Da qui si prende una traccia che, salendo a zig-zag, conduce in breve alla targa d’attacco della Via Ferrata Franco Gadotti.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si asseconda inizialmente una comoda cengia (A) per poi scalare a sinistra un ripido muretto che presenta ottimi appoggi (B). Si continua in traverso a destra per cengia più esposta (A+) e, doppiato uno spigolo, si penetra in una fenditura il cui fondo e costituito da rocce marroni/nere. Da qui si effettua un arioso traverso, agevolato da tre staffe metalliche, per ripida parete (B). Si continua successivamente per sentiero attraversando un solco, incontrando, in un tratto, una fune d’acciaio che serve da corrimano. Dopo aver attraversato alcune rocce lisciate, si effettua una sequenza di tornanti fino ad arrivare all’inizio di un’altra sezione di ferrata in corrispondenza di uno spigolo. Superato un breve muretto (A/B) e dopo un traverso per cengia, ci si cala ripidamente ma facilmente – grazie alla presenza di staffe – all’interno di un canale. Nel lato opposto si scala una paretina verticale/strapiombante notevolmente addomesticata da staffe metalliche (B), continuando poi facilmente in obliquo verso destra. Scalata una breve balza servita da un paio di staffe (A+), si prosegue attraversando un pendio detritico e superando facili rocce. Si continua, poi, per sentiero a tornanti risalendo un pendio erboso, arrivando alla base di lisce placche dove riappaiono le attrezzature. Si scala una facile rampa incontrando un breve tratto un po’ più ripido (A, A/B), continuando successivamente per sentiero a tornanti. Svoltando più in alto a destra, si risale un canalino, progredendo poi per ripida traccia rasentando delle rocce. Valicato un forcellino delimitato a destra da uno spuntone, si incontra una corda d’acciaio che aiuta a calarsi per pochi metri onde effettuare un traverso – sempre attrezzato – per cengia (A+). Giunti all’interno di un canalone che si bipartisce, noi seguiamo inizialmente e per pochi metri il ramo di destra, mettendo piede, dopo un breve traverso assistito da corda d’acciaio (A+), nel ramo di sinistra. Lo si risale faticosamente superando qualche roccetta, portandosi a ridosso di strapiombanti pareti. Dopo aver risalito una rampa, si raggiunge una selletta, situata lungo una dorsale, da cui è ben visibile la non lontana sommità del Sasso delle Dodici. Dopo una breve ma ripida discesa, si entra in un’ampia conca che si attraversa al suo sommo per traccia, ammirando suggestive visuali. Effettuati alcuni tornanti, si guadagna la dorsale Sasso delle DodiciSass Aut, in corrispondenza di una selletta. Il percorso attrezzato prosegue a sinistra in direzione della seconda cima, noi invece proseguiamo a destra verso la prima sommità. Assecondando una crestina e la successiva dorsale erbosa, si guadagna la cima del Sass de le Doudesc, 2443 m, la cui croce è collocata poco più in basso rispetto alla quota più elevata. Dopo una sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama che ci circonda, si ritorna alla selletta di prima e si continua per il percorso segnato in direzione del Sass Aut. Lasciato a destra il sentiero (in alcuni punti attrezzato) n° 630 per Vigo, ci si porta a ridosso delle pareti di uno sperone roccioso, rinvenendo la continuazione del percorso attrezzato. Risalito un facile canale/camino, si supera verso destra un brevissimo gradino con staffa, per poi assecondare a sinistra una cengia/rampa (A/A+). Si continua per traccia a ridosso di pareti rocciose ed entrati in un canale si risale la sua sponda destra (sinistra orografica), incontrando alcune funi d’acciaio. Giunti poco sotto la forcella che costituisce il sommo del canale, lo si attraversa e si continua per il percorso attrezzato che asseconda una cengia. Si prosegue per facili rocce fino ad arrivare sotto uno spigolo con canale a sinistra, dove si piega nettamente a destra (A). Dopo un traverso per cengetta, si risale un ripido canale/camino e la successiva rampa addomesticata da un paio di staffe metalliche (A+, A/B). Poi il percorso piega a destra assecondando una specie di cresta e, verso sinistra, conduce in un canale/fenditura (A). Lo si segue interamente (A) uscendo nei verdi pendii che digradano dalla cima del Sass Aut. Il percorso scarta l’appena menzionata vetta, noi, invece, attratti dal “punto in cui convergono tutte le linee”, salendo liberamente per pendii prativi, conquistiamo la sommità del Sass Aut (contraddistinta da un ometto con bastone), 2551 m, da cui – è inutile dirlo – si ammira un panorama grandioso. Ripreso il percorso segnato, si attraversa uno splendido pianoro prativo e, raggiunta una forcella, si inizia una lunga discesa all’interno di un orrido canale. Tenendosi nella sua sponda sinistra orografica, si inizia a perdere quota per facili rocce (fittone disarcionato) per poi discendere una rampa (A/B). Dopo aver doppiato uno spigolo con un singolo passaggio non propriamente facile (B+), si discende una paretina addomesticata da staffe metalliche (B). Continuando a perdere quota nella sponda sinistra orografica del profondo canale, dopo alcune rocce scagliose, si inizia la discesa di un ripido e solido spigolo (B+) che delimita un canale/camino. Dopo una liscia placchetta (B/C), si prosegue più facilmente aggirando un masso appoggiato alla parete, assecondando successivamente una cengia che precede una rampa. Aggirato uno spigolo mediante un esposto traverso servito da un paio di staffe (B+), si continua per bella cengia ammirando straordinarie visuali sulle pareti rocciose dell’altro lato della gola in cui ci troviamo. Dopo aver doppiato un altro spigolo (A/B), si prosegue per traccia assistita da fune d’acciaio, effettuando successivamente una svolta a sinistra. Si inizia appena dopo un’altra breve ma ripida discesa lungo la parete destra di un canale/fenditura, sfruttando nella prima parte buoni appoggi (B+). Segue una parete verticale la cui discesa, grazie alla presenza di comode staffe, non costituisce certamente un problema (B/B+). Giunti quasi in corrispondenza di una selletta, all’intero del canale/fenditura, il percorso vira a destra obbligando ad oltrepassare una strettoia. Si prosegue per sentiero doppiando una costa erbosa, raggiungendo più in alto una selletta. Il percorso prosegue avanzando ai piedi di pareti rocciose, valicando una seconda selletta con spuntone a destra. Oltre quest’ultima si attraversa una suggestiva conca tenendosi nel sul margine sinistro a ridosso di verticali pareti, salendo successivamente a zig-zag. Valicata una terza selletta con grosso ometto, si penetra in un altro magnifico vallone/conca che il sentiero risale interamente tenendosi nel suo lato sinistro. Costeggiando dapprima verticali pareti, ci si sposta in seguito a destra avanzando in faticoso obliquo ascendente, fino a guadagnare un’ampia sella erbosa delimitata a destra dalla cima del Piz Don Orione. Un cartello indica un breve deviazione al fine di conquistare la menzionata, panoramicissima vetta, dove è presente una madonnina. Dopo questa piccola digressione – che comporta il superamento di qualche roccetta – si attraversa l’insellatura, continuando poi per traccia che procede ai piedi di strapiombanti pareti. Giunti nei pressi di un’altra sella caratterizzata da uno spettacolare gendarme roccioso, si inizia a risalire una dorsale erbosa e poi ghiaiosa. Si vira successivamente a sinistra (sbiadito segnavia) e si guadagna quota per ghiaie in direzione di un’evidente forcella. Messo piede su quest’ultima, ci si trova nella dorsale meridionale della Punta Valacia percorsa da un sentiero segnato. Seguendo la traccia a sinistra, si conquista la stupenda ed altamente panoramica cima, 2637 m. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi e continuiamo ad assecondare la dorsale della montagna effettuando alcuni tornanti (in un punto si passa a fianco di una caratteristica fenditura). Si perde quota in direzione dell’evidente Forcella la Costela, 2510 m, raggiunta la quale si prende a sinistra il percorso n° 624 per il Rifugio Vallaccia e Malga Monzoni. Si scende inizialmente in obliquo verso sinistra, oltrepassando una selletta e dirigendosi verso una strapiombante parete. Si continua a perdere scomodamente quota per ripida traccia con ghiaino alla base di quest’ultima, per poi procedere in piano ammirando le ciclopiche pareti alla nostra sinistra e il superlativo vallone/conca, al cui sommo ci troviamo, alla nostra destra. Al sottostante bivio si trascura a sinistra una traccia che conduce alla Forcella Vallaccia, proseguendo per il percorso principale che scende in direzione est per pendii prima ghiaiosi, poi erbosi. Ignorato, più in basso, un altro sentiero, questa volta segnato e numerato, per la Forcella Vallaccia e il Sasso delle Undici, si prosegue a destra in direzione del Rifugio Vallaccia. Si perde quota per avvallamenti erbosi tenendosi costantemente nel lato sinistro del suggestivo vallone/conca in cui ci troviamo. Raggiunto il Rifugio Vallaccia, 2275 m, si continua ad assecondare il percorso n° 624 scendendo verso Malga Monzoni e Malga Crocifisso. Si perde quota per comodo sentiero molto frequentato, e raggiunta più in basso una malga si continua per carraia. Si prosegue a fianco di pascoli e avvallamenti prativi con altre malghe, ammirando splendide visuali sui Monzoni e la Marmolada. In corrispondenza di una palina segnaletica, si può proseguire a destra per sentiero che effettua una svolta a sinistra, ricongiungendosi più in basso con la carraia in cui ci troviamo, oppure continuare a scendere per quest’ultima. Dopo essere passati a fianco di alcune suggestive malghe collocate in splendida posizione, si perde ripidamente quota all’interno del bosco, svoltando più in basso a sinistra (paletto con indicazione). Si continua a scendere ripidamente per l’ampia traccia, effettuando in seguito una curva a destra, raggiungendo infine Pian de Muncioign, 1900 m. Da qui, trascurato a destra il percorso n° 603 per il Rifugio Torquato Taramelli, si prosegue a sinistra raggiungendo dopo alcuni minuti Malga Monzoni, 1862 m. Da qui non resta altro che seguire la strada d’accesso andando sempre diritto ai diversi bivi che si incontrano. Effettuati un paio di tornanti e dopo un ulteriore tratto di comoda stradina, ci si inserisce nella carrozzabile della Val San Nicolò nei pressi di Malga Crocifisso. Si segue la strada verso Pozza di Fassa, prendendo, dopo qualche minuto, una carraia che si stacca a sinistra (percorso n° 615B per il Bivacco Zeni). Si avanza inizialmente in salita, effettuando subito una svolta a destra, per poi riprendere la discesa. Ritornati al bivio con il sentiero che sale al Bivacco Zeni, si rientra al parcheggio seguendo a ritroso la carraia percorsa all’andata.