Il Sentiero Attrezzato Giordano Bertotti e le due cime della Marzola

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cimirlo, 730 m

Dislivello: 1100 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Passo del Cimirlo-Croce del Chegul (1,15 h) ; Croce del Chegul-Cima Marzola Nord (1,30 h) ; Cima Marzola Nord-Cima Marzola Sud-Rifugio Maranza (1,20 h) ; Rifugio Maranza-Passo del Cimirlo (1,10 h)

Difficoltà: EEA, facile ( – A, A/B – ) il Sentiero Attrezzato Giordano Bertotti ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da Trento si raggiunge Povo, oltre il quale si continua in direzione del Passo del Cimirlo attraversando il paese di Borino. Dopo una serie di svolte e tornanti e un tratto di strada stretta, si raggiunge il valico dove si parcheggia comodamente l’auto

Descrizione dell’itinerario

La Marzola è la montagna che chiude a est la conca in cui è situata la città di Trento. Molto amata e frequentata dai locali (per avere ulteriori informazioni riguardo i suoi itinerari, consultare questo sito: www.trekking-etc.it) nell’estate del 2020 ha avuto una certa risonanza mediatica a causa delle “scorribande” dell’orso M49. Bella escursione che implica la percorrenza di una breve e facile ferrata – il Sentiero Attrezzato Giordano Bertotti – onde conquistare la panoramica cima della Croce del Chegul. Il dislivello complessivo non è da sottovalutare.

Dal Passo del Cimirlo, per raggiungere l’imbocco del sentiero SAT n° 418 è possibile continuare in auto prendendo a destra la stretta stradina asfaltata che conduce al Rifugio Maranza. In tal caso, si può parcheggiare l’auto, dopo circa un chilometro, in un qualche spiazzo prima, in corrispondenza o anche poco dopo la palina segnaletica che indica l’inizio del percorso. L’autore della relazione, tuttavia, ha preferito partire a piedi direttamente dal valico e raggiungere in venti minuti di rilassante cammino il punto di partenza del suddetto sentiero (poco prima si stacca e si ignora a sinistra il percorso n° 427). Messo piede nella nostra traccia, si inizia a guadagnare quota fin da subito in decisa salita, e al bivio che si presenta poco più avanti (indicazioni) si prosegue a destra. Il sentiero avanza per un buon tratto assecondando le linee di massima pendenza del terreno, fino a condurre su una sorta di poggio dove la vista si apre su di un caratteristico contrafforte roccioso. Qui il percorso volge a destra e riprende a guadagnare quota in sostenuta salita compiendo alcune svolte e tornanti. Molto più in alto si vira a sinistra onde percorrere un’ariosa cengia che conduce su una panoramicissima cresta (ci troviamo a non molta distanza dalla cima del menzionato contrafforte e nei pressi di uno spuntone dove è collocata una madonnina). Qui appaiono le prime attrezzature del Sentiero Attrezzato Giordano Bertotti.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si percorre agevolmente la cresta – attrezzata con fune metallica (A) – continuando successivamente per sentiero (su un parete è collocato il libro delle firme). Si guadagna quota per esso in costante e faticosa salita, fino ad attraversare un forcellino delimitato da massi. Avanzando ancora per ripido sentiero ed effettuato un tornante sinistrorso, si dovrebbe scorgere, poco più in alto sulla destra, l’attacco vero e proprio della ferrata (la traccia su cui stiamo camminando si spegne ai piedi di pareti rocciose e nei pressi di un’interessante fenditura). Si scala una verticale balza notevolmente addomesticata dagli infissi metallici (fune e comode staffe) (A/B), oltre la quale ci si sposta a sinistra verso un’aggettante parete (la faccia sinistra di un grande diedro). La si supera agevolmente sfruttando una lunga scala metallica che precede una seconda più breve e meno ripida (A/B). Messo piede su di una cresta, la si segue a destra incontrando solo brevi e facilissime balze attrezzate (A). Per sentiero in mezzo ai pini mughi si guadagna infine la cima della Croce del Chegul, 1263 m, da cui si ammira una grandiosa visuale sulla citta di Trento e il suo circondario di montagne (Bondone e Paganella in primis). Dalla sommità si prosegue lungo il sentiero segnato, oltrepassando subito, mediante simpatico ponticello, una fenditura chiamata Bus del Vent (appena dopo il ponte è collocata una lapide). Il percorso perde successivamente quota in mezzo ai pini mughi, conducendo all’interno di un avvallamento boscoso. Qui si piega a destra avanzando inizialmente in piano/lieve discesa, e dopo aver risalito una ripida sponda si raggiunge un bivio. Si prosegue a sinistra per il percorso segnato che conduce ad un incrocio (indicazioni) in località Spiaz de le Patate, 1310 m. Da qui, chi vuole scendere subito al Passo del Cimirlo, può seguire a sinistra il percorso n° 411, mentre se si ha intenzione di conquistare la duplice cima della Marzola, si asseconda il menzionato segnavia verso la località Stoi del Chegul. Tagliata subito una carraia, si prosegue per ampia traccia in lieve salita all’interno di un bell’ambiente boschivo. In pochi minuti di cammino si raggiunge l’appena citata località caratterizzata da un bucolico spiazzo erboso e da particolari grotte, scavate durate le Prima Guerra Mondiale, adibite in seguito a bivacchi e cantine. Continuando per la carraia, si scende leggermente fino ad incontrare un incrocio (indicazioni). Proseguendo diritto (percorso n° 411 diretto al Doss dei Corvi e alla Marzola), si riprende a guadagnare quota in modo piuttosto sostenuto. Effettuando svolte e tornanti e con successiva progressione verso sud, si arriva a lambire la dorsale spartiacque e la sommità del menzionato Doss dei Corvi. Il percorso prosegue successivamente in piano fino ad uscire dal bosco nei pressi di un punto panoramico con bivio. Continuiamo lungo il segnavia di prima (SAT n° 411), avanzando in versante Adige ed ammirando occasionalmente notevoli visuali panoramiche. Si prosegue in seguito in sostenuta salita, fino a raggiungere un bivio (indicazioni) dove a sinistra si stacca il sentiero n° 411A per la sommità della Marzola. Lo si imbocca progredendo dapprima in direzione nord-est in decisa salita, ma, dopo un tornante destrorso, si riprende la direzione di prima (sud). Compiendo altre svolte ed avanzando sempre in faticosa salita (ad un certo punto si nota a sinistra un curioso pinnacolo chiamato L’Omenet), si approda in un dosso panoramico poco sotto la sommità della Marzola Nord. Dopo l’ultimo, ripido strappo tra erba e pini mughi, si guadagna la panoramica cima a quota 1737 m. La visuale a 360° stimola certamente una sosta prima di riprendere il cammino onde conquistare l’altra cima della montagna. A tal fine, si scende all’ampia Sella della Marzola, 1692 m, da cui si riprende a salire per il bel sentiero che asseconda il filo del crinale spartiacque. Progredendo in mezzo ai pini mughi, si scavalca una quota secondaria, incontrando successivamente, alla nostra destra, delle postazioni militari. Raggiunta la notevole sommità della Marzola Sud, 1736 m (bellissima visuale sulla Vigolana), si continua per il percorso di crinale che in questa prima sezione perde lievemente di quota tra i pini mughi. In seguito si inizia a scendere più ripidamente, sempre assecondando la dorsale della montagna, entrando più in basso nel bosco. Nei pressi di un bel poggetto, il percorso volge a destra e dopo una discesa conduce al Bivacco R. Bailoni, 1623 m. Dopo un’eventuale sosta, si prosegue lungo il percorso segnato e al bivio che si incontra poco più in basso (indicazioni) si lascia a sinistra il sentiero n° 438. Dopo un tratto in piano/lieve salita in direzione nord-ovest, si valica una selletta riprendendo poi a scendere mediante tornanti. Tralasciato a destra un percorso che conduce alla già visitata Sella della Marzola, si continua per la traccia contrassegnata n° 412 che perde quota all’interno del bosco compiendo numerosi e comodi tornanti. Più in basso il percorso scende in mezzo ai pini mughi regalando notevoli visuali panoramiche sulla Val d’Adige. Rientrati nel bosco si incontra un tavolo con panche che precede un’area disboscata. Per traccia seminascosta dalle sterpaglie (estate 2020), si raggiunge la località Secondo Forte (tutta quest’area è interessata dalle fortificazioni connesse alla piccola caserma – Blockhaus – eretta dagli austro-ungarici tra il 1891 e il 1892) caratterizzata dalla presenza di una calcara (fornace utilizzata per creare la calce). Immessosi qui in una carraia, la si segue a sinistra in discesa, costeggiando l’area soggetta ad operazioni di esbosco ed effettuando una svolta a destra. All’incrocio che si incontra poco dopo, si prosegue diritto (segnavia) trascurando ai lati diverse tracce di esbosco che possono confondere. Si continua a perdere quota per ampia mulattiera trascurando a sinistra una traccia, immettendosi poco dopo in una carraia. La si segue a sinistra e dopo un tornante destrorso si raggiunge l’accogliente Rifugio Maranza, 1069 m. Dopo una consigliabile sosta ristoratrice, ci si rimette in cammino seguendo la stradina asfaltata d’accesso al rifugio. In poco più di un’ora di defatigante scarpinata, si ritorna al Passo del Cimirlo.