Via Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Renato Reali, Croda Granda e Vani Alti

Punto di partenza/arrivo: parcheggio a quota 1302 m lungo la strada per Malga Canali

Dislivello: 1650 m ca. (250 m di ferrata)

Durata complessiva: 8,20/8,40 h

Tempi parziali: punto di partenza-Rifugio Treviso (50 min) ; Rifugio Treviso-attacco Ferrata Fiamme Gialle (1,40 h) ; accatto Ferrata Fiamme Gialle-Bivacco Renato Reali (1 h) ; Bivacco Renato Reali-Croda Granda-Bivacco Renato Reali (1,40 h) ; Bivacco Renato Reali-Vani Alti-sentiero n° 707 (2,10 h) ; sentiero n° 707-punto di partenza (1,20 h)

Difficoltà: EEA, difficile ( – C – ) la Via Ferrata Fiamme Gialle ; EE+ la Via Normale alla Croda Granda ; F la discesa lungo il Sentiero Alpinistico dei Vani Alti ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata, eventualmente portare con sé piccozza e ramponi, utili nella discesa lungo il canalone dei Vani Alti

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si imbocca la SS 347 per il Passo Cereda. Dopo aver effettuato alcuni ripidi tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante destrorso, si prende a sinistra la strada della Val Canali. Appena prima dell’albergo/ristorante Cant del Gal, si imbocca a destra una stradina che si presenta fin da subito alquanto stretta. Si abbandona l’auto in uno spiazzo appena prima di una sbarra (nella stagione estiva il parcheggio si riempie in fretta)

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

Lunga, impegnativa ma allo stesso tempo grandiosa escursione dal carattere alpinistico. Dopo un faticoso avvicinamento, si percorre una ferrata non particolarmente difficile, ma con qualche passaggio piuttosto tecnico. Raggiunto il Bivacco Renato Reali, si ha l’opzione di conquistare, seguendo una “normale” di livello escursionistico, la superlativa cima della Croda Granda. Questa scelta comporta un rilevante aggravio di dislivello, già di per sé considerevole avendo come meta il solo Bivacco Reali. Per la discesa, l’autore della relazione ha percorso il Sentiero dei Vani Alti, trovandolo piuttosto impegnativo e con qualche passaggio da non sottovalutare, anche per l’esposizione in alcuni tratti sostenuta. Si raccomanda di effettuare questo notevole giro solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna, in perfette condizioni fisiche e con tempo assolutamente stabile.  

Dal parcheggio ci si incammina per comoda carraia avanzando parallelamente al corso del Torrente Canali, trascurando a sinistra la traccia d’accesso a Malga Canali. Sempre costeggiando il corso d’acqua, martoriato da alluvioni, si raggiunge un bivio in corrispondenza di un ponte (indicazioni). Abbandonata la carraia, si prende a destra il percorso “consigliato” per il Rifugio Treviso, attraversando, mediante il menzionato ponte, il torrente. Si prosegue per sentiero e al bivio che si presenta poco dopo si continua a sinistra. Si avanza con andamento perlopiù pianeggiante parallelamente al torrente oltrepassato in precedenza, immettendosi più avanti in una carraia. Assecondandola, si giunge in località Pian delle Lede, 1393 m, da cui si continua per ampio sentiero con andamento pianeggiante, andando a destra al bivio che si incontra. Dopo un ulteriore tratto in cui si procede parallelamente al corso del torrente, raggiunto un bivio con sbarra, si prosegue a destra per sentiero che finalmente inizia a guadagnare quota. Assecondando l’ottima traccia si effettua una lunga sequenza di tornati mediante la quale si risale un ripido fianco boscoso. Appena prima del Rifugio Treviso1630 m, al bivio che si incontra (indicazioni), si prosegue a sinistra in direzione del Passo Canali e della Ferrata Fiamme Gialle. Dopo aver perso qualche metro di quota, si raggiunge e attraversa un ripiano che costituisce il punto di atterraggio degli elicotteri. Si prosegue per l’ottima traccia che procede all’interno del bosco, inizialmente in piano/falsopiano, poi in moderata salita. Più in alto si tagliano dei pendii erboso/ghiaiosi alla base del canalone che divide la Pala del Rifugio dalla Cima Sant’Anna. Si riprende successivamente a guadagnare quota in mezzo ai pini mughi per traccia, in alcuni punti decisamente ripida, che effettua alcune svolte. Dopo aver attraversato una breve fascia boscosa e una salita piuttosto ripida, si arriva alla base di un altro profondo canalone che costituisce il ramo destro orografico di quello precedente. Effettuando in seguito delle svolte e tornanti, ci si porta sotto lo strapiombante sperone della Cima Sant’Anna, attraversando successivamente, prestando attenzione ai segnavia e agli ometti, un’area caratterizzata da detriti e grossi massi. Dopo aver risalito una costa erbosa, si arriva allo sbocco del vallone che percorreremo in discesa. Ignorato a destra il Sentiero dei Vani Alti (scritta con freccia), si prosegue in direzione del Passo Canali ammirando notevoli visuali panoramiche. Si procede a mezza costa attraversando un paio di solchi, fino ad arrivare al bivio con il sentiero che, staccandosi a destra, conduce all’attacco della Ferrata delle Fiamme Gialle. Si incomincia quasi subito a salire ripidamente, attraversando più in alto il solco oltrepassato in precedenza lungo il sentiero n° 707. Si inizia da questo punto una lunga, faticosa ma lineare salita, inoltrandosi progressivamente nella suggestiva gola delimitata a sinistra dalla Cima del Coro e a destra dalle torri dei Vani Alti. Più in alto si asseconda, sempre in ripida salita, il dorso di una costa che divide il fondo del vallone in due solchi spesso ricoperti di neve dura. Dopo aver virato a sinistra, si effettua una sequenza di tornanti orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia e superando qualche roccetta. Attraversato uno spettacolare ripiano, si piega a destra raggiungendo in breve l’attacco della Via Ferrata Fiamme Gialle.  

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)  

Si incomincia con un traverso a sinistra (B) superando poi, mediante un obliquo ascendente, un più ripido gradino (B+). Si prosegue assecondando una cengia e dopo un breve traverso sotto uno strapiombo si mette piede in un canale. Attraversatolo, si scala una verticale balza sfruttando, oltre la fune d’acciaio, tre staffe (B+). Dopo uno spostamento a sinistra, si risalgono facili rocce (A+) scendendo anche per un beve tratto. Si prosegue facilmente iniziando poi la risalita di una più impegnativa rampa che presenta balze abbastanza ripide ma ben attrezzate (B+). Il percorso vira in seguito a destra doppiando uno strapiombante spigolo, conducendo alla base di un quasi verticale diedro. Lo si scala assecondando la sua faccia destra, superando passaggi ripidi ma ottimamente attrezzati e su roccia ben gradinata (B+). Se ne esce a sinistra con un passaggio più impegnativo (B/C), continuando poi per ulteriore e tecnico diedro (B/C). Si prosegue la scalata su rocce abbastanza ripide ma ben gradinate (B+), piegando successivamente a destra e superando un breve gradino servito da due staffe (B). Si continua per cengia/rampa, scalando poi un altro brevissimo gradino e virando sinistra. Raggiunto il filo di una cresta, ci si sposta a destra aggirando uno spuntone (A+) cui fa seguito un canale che presenta un passaggio ripido nella sua parte finale (B/B+). Ripresa la cresta di prima, la si segue solo per un breve tratto, abbandonandola per cengia a sinistra. Assecondando quest’ultima, si mette piede – non prima di aver superato un passaggio piuttosto delicato a causa della fuoriuscita di un fittone – in un canalone. Attraversatolo, si riprende la scalata avanzando inizialmente per rocce facili ma con ghiaino (A/B). Dopo un traversino a sinistra aiutato da staffe metalliche, si scalano rocce più ripide ma non difficili, entrando così in un canalino (B). Se ne esce a sinistra superando una breve balza addomesticata da staffe (B), arrivando in questo modo alla base del verticale diedro/fessura d’uscita. Lo si risale interamente sfruttando buoni appoggi e qualche staffa, cercando di non forzare eccessivamente sul cavo (C). Guadagnata la Forcella del Marmor2600 m – dove termina la ferrata – si prosegue in direzione del non lontano Bivacco Reali assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Si superano facili roccette e per traccia si raggiunge un magnifico ripiano, notando alla nostra sinistra la costruzione in lamiera collocata su di un dosso. Lasciato a destra il sentiero segnato – che riprenderemo al fine di raggiungere la conca dei Vani Alti – si raggiunge il Bivacco Renato Reali, 2650 m. Dopo una meritata sosta, se non si è troppo affaticati (la discesa è lunga e impegnativa), ci si rimette in cammino onde conquistare la sommità della Croda Granda. Dal bivacco, assecondando i ben visibili ometti, si perde quota per roccette e in ultimo per dorsale, raggiungendo in questo modo l’avvallamento/insellatura della Forcella Sprit2573 m. Da qui inizia un lungo e faticoso obliquo ascendente per traccia che taglia pendii ghiaiosi sovrastati da fasce rocciose. Ad un certo punto (segnavia) occorre virare nettamente a sinistra e procedere per cengette e rampe, attraversando, con un passaggio che richiede attenzione, un colatoio. Giunti quasi a ridosso di un verticale e strapiombante pilastro, il percorso vira nettamente a destra e sale, con andamento a zig-zag, un ripido ghiaione che precede un franoso canalino. Messo piede in una forcella, la si valica aggirando subito uno spuntone, continuando poi per ghiaie e roccette. Si procede assecondando una dorsale per poi spostarsi a destra e scalare in obliquo (segnavia) una placca (I°). Virando successivamente a sinistra si risalgono facili roccette spostandosi poi nettamente a destra (attenzione ai segnavia di colore verde). Si effettua un traverso/obliquo per rocce rotte, oltrepassando un canale e superando qualche facile balza. Virando ulteriormente a sinistra, si sale zizzagando fino a guadagnare la cresta sommitale e la stupenda cima della Croda Granda, 2849 m. Il panorama grandioso che si ammira stimola una sosta contemplatrice, ma è meglio non attardarsi troppo, sia per il fatto che ci aspetta una lunga e faticosa discesa (con un paio di rilevanti contropendenze), quanto per il rischio concreto di temporali pomeridiani. Dalla sommità si ritorna al Bivacco Reali lungo lo stesso percorso effettuato in salita, prestando attenzione, nella parte iniziale della discesa, a non sbagliarsi e andare fuori via, soprattutto in caso di nebbia, tutt’altro che infrequente in quest’area montuosa. Dal bivacco ben posizionati segnavia ci guidano nella traccia abbandonata in precedenza che si segue a sinistra iniziando una faticosa contropendenza. Assecondando i segnavia bianco-rossi si avanza per sentiero e roccette, fino a raggiungere il culmine della salita (ci troviamo a non molta distanza dalla Cima dei Vani Alti) ed iniziare finalmente a perdere quota. Per traccia ben contrassegnata si scende lambendo il filo di una cresta/dorsale la cui continuazione è costituita dallo spigolo settentrionale del Sass da Camp. Poi ci si sposta a destra e si perde quota in direzione della spettacolare conca dei Vani Alti chiusa ad est dal menzionato Sass da Camp. Raggiunto il fondo della conca, lo si contorna a destra e, messo piede in un’ampia insellatura caratterizzata da lastre rocciose, si nota un’indicazione a vernice per il Rifugio Treviso. Ci troviamo al sommo della gola che discenderemo totalmente mediante il Sentiero (alpinistico) dei Vani Alti, affrontando, nella parte mediana del percorso, passaggi decisamente esposti che richiedono molta attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni meteo nonché delle proprie condizioni fisiche (dopo tanto dislivello la stanchezza comincia a farsi sentire). Lasciandosi guidare dai segni bianco-rossi, si scende per traccia e roccette raggiungendo un ripiano. Da qui ci si sposta a destra e si inizia a perdere ripidamente quota impegnandosi anche con una breve disarrampicata lungo caminetto di . Si continua ancora per un tratto in questa direzione (l’ambiente in cui ci troviamo è assolutamente grandioso) per poi virare a sinistra e scendere compiendo qualche tornante. Si effettua successivamente un traverso verso destra (faccia a valle) dove si incontrano i primi fittoni del percorso alpinistico originariamente pensato come ferrata. Dopo aver virato nettamente a sinistra, si inizia a discendere una lunga rampa/cengia decisamente esposta. Più in basso si attraversa un canalino/colatoio per poi continuare per ariosa cengia, discendendo anche un saltino roccioso (diversi passaggi di I°/I°+). Si perde quota ancora per un tratto in questa direzione – sempre assecondando la naturale direttrice costituita dalla cengia/rampa – fino a piegare nettamente a destra (faccia a valle). Anche in questo caso si asseconda una rampa che si discende affrontando inizialmente passaggi di . Si prosegue poi per cengia, in un tratto più ampia e perciò meno esposta, fino a discendere una delicata rampetta sovente bagnata (II°-). Si continua ulteriormente in traverso discendente su rocce piuttosto friabili per poi affrontare il passaggio finale del percorso che risulta quello tecnicamente più impegnativo. Si effettua un traverso su rocce quasi verticali (II°+ ; il cordino attualmente presente serve unicamente per l’autoassicurazione) e, dopo gli ultimi ripidi e non banali metri di disarrampicata (II°/II°+), si arriva alla targa in memoria di Renato Gobbato “Bagnin” che segna la fine – o inizio – del percorso alpinistico. Da qui ci si deve calare per ripido e malagevole canale ghiaioso tenendosi o nel suo lato sinistro orografico (segnavia), oppure in quello destro (come ha fatto l’autore della relazione). Più in basso, orientandosi con sbiaditi segni rossi e qualche ometto, ci si sposta a desta e si discendono alcune rocce friabili, fino a raggiungere il fondo del menzionato canale che nella parte superiore potrebbe presentarsi ingombro di neve anche a stagione avanzata. Attraversatolo, si risalgono le friabili rocce della sua sponda sinistra, immettendosi poco dopo nel percorso contrassegnato da segnavia bianco-rossi. Dopo un ripido canalino si vira a sinistra e si discende, sfruttando una rampa e buoni appoggi, l’ultima balza rocciosa (I°). Si perde successivamente quota per malagevole ghiaione portandosi al centro della gola, incontrando, dipendentemente dalle condizioni stagionali, lingue di neve da aggirare o discendere. Orientandosi con i pochi segnavia presenti e con qualche ometto, si esce dalla parte più stretta del vallone, spostandosi successivamente a destra. Dopo aver attraversato due solchi, si prosegue per ripida traccia che discende pendii erbosi con qualche roccetta affiorante. Senza possibilità di errore, ci si immette – sicuramente stanchi ma allo stesso tempo soddisfatti – nel sentiero n° 707 seguito all’andata con cui si rientra al parcheggio iniziale.