Piccolo Vernel: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: spiazzo adiacente al Rifugio Seggiovia (Lago Fedaia), 2074 m

Dislivello: 1080 m ca.

Durata complessiva: 6,30/7 h

Tempi parziali: Rifugio Seggiovia-Forcella Col dei Bous (45 min) ; Forcella Col dei Bous-Ghiacciaio del Vernel (1 h) ; Ghiacciaio del Vernel-Piccolo Vernel (1,30/2 h) ; Piccolo Vernel-Rifugio Seggiovia (3/3,15 h)

Difficoltà: EE il tratto Forcella Col dei Bous-Ghiacciaio del Vernel ; F+/PD- la risalita del pendio settentrionale e della cresta orientale (Via Normale) del Piccolo Vernel

Attrezzatura: escursionisti/alpinisti molto esperti, abituati a muoversi su pendii delicati e superare passaggi d’arrampicata, anche esposti, in totale autonomia e disinvoltura, possono affrontare questo itinerario con dotazione normale da escursionismo. Portare obbligatoriamente con sé casco, piccozza e ramponi

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Canazei si raggiunge, seguendo la SS 641, il Lago Fedaia. Attraversata la diga, si sale per ripida stradina parcheggiando l’auto nell’ampio spiazzo adiacente al Rifugio Seggiovia e alla stazione di partenza della storica cestovia Pian dei Fiacconi (attualmente chiusa)

www.openstreetmap.org {La parte evidenziata colore arancio, che corrisponde al tracciato della Via Normale al Piccolo Vernel, ha una funzione puramente indicativa}

Descrizione dell’itinerario 

Il Piccolo Vernel risulta a prima vista poco appariscente, anche perché racchiuso tra due più imponenti cime: la Punta Penia e il Gran Vernel. Si tratta in realtà di una montagna di grande interesse alla cui sommità si accede mediante una “normale” non difficile tecnicamente ma impegnativa nel suo complesso. L’autore della presente relazione ha risalito il pendio settentrionale del Piccolo Vernel raggiungendo la sua cresta orientale e, tramite questa, la cima. Nonostante che la suddetta salita sia descritta da qualche parte come comoda e ben contrassegnata da ometti, il sottoscritto ha trovato una realtà diametralmente opposta. Gli ometti sono molto scarsi poiché abbattuti dalle intemperie e non più ricostruiti. Inoltre il pendio risulta costantemente franoso, il che rende la progressione impegnativa, anche da un punto di vista psicologico. A questo si deve aggiungere la presenza – quasi assicurata, almeno per tutto il mese di luglio – di ripide lingue nevose che il sottoscritto ha preferito aggirare. Per il fatto che l’autore ha seguito un percorso sperimentato in loco, in buona parte non corrispondente con quello presentato in alcune relazioni, la descrizione che seguirà, limitatamente al tratto Ghiacciaio del Vernel-cresta est Piccolo Vernel, ha un valore di testimonianza e nulla di più. 

Dal parcheggio si imbocca il sentiero n° 606 che inizialmente guadagna quota tra colonie di pini mughi e presenta alcuni bivi con possibili scorciatoie. In seguito si sale per rocce montonate, progredendo per l’ottima traccia che sfrutta colatoi. Più in alto è possibile risalire lastre rocciose seguendo ed eventualmente utilizzando un cavetto di ferro, oppure continuare per il percorso segnato che effettua un giro un po’ più ampio. Raggiunto un basamento in cemento con segnavia, si prosegue per il sentiero segnato che avanza effettuando svolte e tornanti. Si procede avendo a destra la vecchia cestovia, per poi sottopassarla e guadagnare quota quasi a ridosso delle pareti del Col dei Bous. Dopo una sequenza di svolte e tornanti si approda all’omonima forcella, 2348 m, da cui si trascura a destra un sentiero (n° 649) che scende verso Pian Trevisan. Si prosegue lungo il percorso n° 606, diretto al Rifugio Pian dei Fiacconi, ancora per pochi metri, abbandonandolo per traccia non segnata a destra (ometto). Si procede inizialmente in piano, attraversando anche una lastra rocciosa, per poi riprendere a salire leggermente. Effettuata una svolta a sinistra si raggiunge, dopo una breve discesa, una conchetta. Alcune rocce montonate e l’attraversamento di un canale detritico precedono una ripida salita per ghiaie. La traccia si spegne alla base di una balza di rocce lavorate: possiamo superare questo ostacolo salendo fino al culmine delle ghiaie e poi superare direttamente agevoli roccette, oppure prendere a destra una sorta di canale/rampa che si risale affrontando facili passaggi d’arrampicata. In ogni modo ci si immette in una traccia che, procedendo in direzione ovest, inizia ad attraversare un’enorme fiumana detritica. In corrispondenza di rocce montonate ci si inserisce nel percorso n° 606 proveniente dal Rifugio Pian dei Fiacconi e si continua per esso in direzione di Forcella Marmolada. Orientandosi con i segnavia sbiaditi e con ben visibili ometti si attraversa una grande morena, dirigendosi verso lo strapiombante spigolo di un imponente contrafforte roccioso. Dopo aver effettuato una salita ed essersi inseriti in un canale, si attraversano altre rocce montonate, avvicinandosi sempre di più al menzionato spigolo. Doppiato quest’ultimo, si avanza in salita costeggiando strapiombanti pareti, iniziando successivamente a risalire un nevaio poco ripido. Assecondando una traccia generalmente evidente, ci si sposta poi a destra in direzione di rocce moreniche che si risalgono effettuando svolte e tornanti. Raggiunto il culmine dei pendii morenici, ci si trova alla base del Ghiacciaio del Vernel. Da qui, al fine di raggiungere la cresta orientale del Piccolo Vernel, si presentano due possibilità. La prima consiste nel risalire il ghiacciaio fino a raggiungere Forcella Marmolada dove inizia la Ferrata Cresta Ovest di Punta Penia. In questo caso si dovrà assecondare una ripida traccia nella neve e superare un tratto di ferrata prima della menzionata forcella. Dal valico, lasciate a sinistra le attrezzature della ferrata alla Punta Penia, si prende a destra un’esposta cengia e, superato un risalto, si dovrebbe guadagnare il sommo di una spalla che costituisce il punto di inizio vero e proprio della cresta (possibilità non verificata). La seconda, invece, concerne nella risalita del pendio settentrionale – ghiaioso e roccioso – del Piccolo Vernel. Di seguito si riporta la descrizione – a grandi linee – di questa seconda possibilità, con l’avvertenza che si tratta (come già specificato nelle note introduttive) di una salita alquanto scomoda, che presenta notevoli difficoltà di orientamento (questo con ottima visibilità!) e con la concreta possibilità di incontrare ripide lingue nevose che potrebbero costringere a faticosi e pericolosi aggiramenti. Si asseconda, quindi, il costone morenico verso destra, individuando alcuni sparuti ometti, puntando al sottostante ghiacciaio. Quando le rocce permettono di calarsi agevolmente, si mette piede nel nevaio e lo si attraversa mirando al limite destro del pendio che si ha di fronte. Nello specifico, si punta ad un vago costone di rocce rotte e ghiaie dove dovrebbe svilupparsi il primo tratto del percorso che conduce alla cresta orientale del Piccolo Vernel. Si risale il suddetto costone cercando il passaggio migliore, incontrando un solitario ometto e faticando non poco a causa dell’instabilità del terreno. Giunti in vista di una rampa obliqua a destra, la si risale fino al suo termine, incontrando qui un modesto ometto. Per labilissima traccia ci si sposta poi a sinistra, ma, individuato un nuovo ometto, si vira successivamente a destra. Raggiunto un altro ometto, si inizia un obliquo ascendente verso sinistra puntando ad un ulteriore e ben visibile segnavia naturale. Oltre quest’ultimo, l’autore della relazione, cercandosi il percorso in proprio, ha aggirato lingue nevose progredendo per pendii instabili, con passaggi scomodi e oggettivamente pericolosi (per questo motivo la sommaria descrizione che segue ha una valenza puramente indicativa, tuttalpiù di testimonianza). Senza alzarsi marcatamente di quota, si attraversano verso sinistra infide lastre rocciose ricoperte di ghiaino e con corsi d’acqua di fusione. Si dovrebbe raggiungere in questo modo un ometto situato appena dopo una caratteristica crepa scavata e modellata nella roccia dall’acqua, dove è presente anche un sottile cavetto di ferro arrugginito. Da qui si risalgono, con divertente arrampicata, delle solide lastre rocciose affrontando qualche passo di I°/I°+. Raggiunta una conchetta con possibile lingua nevosa, o si risale il ripido pendio ghiaioso a destra di quest’ultima, oppure, con progressione faticosa, affrontando anche facili passaggi d’arrampicata su roccia molto instabile, la costa di sinistra. In quest’ultimo caso, superata la sezione più ripida, si sale poi per ghiaie guadagnando in questo modo il sommo di una spalla che costituisce il punto di inizio della cresta orientale del Piccolo Vernel. Si incomincia, quindi, a percorrere la regolare dorsale ghiaioso/rocciosa, tenendosi a poca distanza dal suo esposto filo, incontrando ben visibili ometti. Si progredisce per lastre rocciose e ghiaie fino ad incontrare una sezione più ripida e impegnativa. La si aggira a destra per poi assecondare un canale/rampa obliquo a sinistra (II°-). Giunti nei pressi di una vertiginosa forcellina proprio sul filo di cresta, si superano delle rocce esposte, piuttosto instabili ma facili (alcune relazioni indicano di abbandonare il canale/rampa più o meno a metà, scalando a destra una placca di II° con cordone al termine. Possibilità non verificata dall’autore in quanto totalmente illogica). Guadagnato un altro forcellino, si scala un breve ma ripido muretto (I°+), proseguendo successivamente per traccia ghiaiosa orientandosi con gli ometti. Si guadagna quota a zig-zag, tenendo sempre, ai diversi bivi, il percorso più marcato, che è quello che progredisce a poca distanza dal filo della dorsale. Lambito nuovamente quest’ultimo, si scende per un breve tratto raggiungendo un’insellatura, continuando poi per il percorso di cresta ora più evidente rispetto alla sezione precedente. Si sale per roccette instabili e ghiaie (ometti evidenti) aggirando a destra il sommo del profilo. Dopo aver lambito delle forcelle e risalito gli ultimi metri di cresta, si guadagna con soddisfazione la superlativa cima del Piccolo Vernel3098 m. Si scende lungo lo stesso percorso fino alla spalla dove siamo sbucati dopo la risalita del pendio settentrionale della montagna. Da qui, o si raggiunge Forcella Marmolada e si scende lungo il frequentato – ma non banale – percorso di avvicinamento alla ferrata della Punta Penia (possibilità non verificata), oppure si ricalca lo stesso percorso effettuato in salita. In quest’ultimo caso, il consiglio è quello di non avventurarsi in punti e sezioni non incontrate e sperimentate durante l’ascesa.