Punta Serauta: Via Ferrata Eterna (Brigata Cadore)

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Passo Fedaia, 2057 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Rifugio Passo Fedaia-attacco Ferrata Eterna (1 h) ; attacco Ferrata Eterna-Rifugio Serauta (2,50 h) ; Rifugio Serauta-Rifugio Passo Fedaia (1,30 h)

Difficoltà: EEA (difficile – C -) la Ferrata Eterna ; EEAI/F la discesa lungo il ghiacciaio

Attrezzatura: ordinaria da ferrata, piccozza e ramponi

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Canazei, seguendo la SS 641, si raggiunge il Lago Fedaia. Costeggiata la sua sponda settentrionale, si parcheggia l’auto nel piazzale adiacente al Rifugio Passo Fedaia

www.openstreetmap.org {La parte evidenziata in colore rosso corrisponde al tracciato della Ferrata Eterna, mentre il colore arancio indica, in modo approssimativo, il percorso di discesa lungo il ghiacciaio}

Descrizione dell’itinerario

Grandiosa ferrata, sicuramente una delle più belle e alpinistiche di tutte le Dolomiti. Il percorso attrezzato – installato negli anni ’80 e poi risistemato/modificato nel 2013 – presenta delle caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono da qualsiasi altro presente non solo a livello dolomitico ma più globalmente alpino. La ferrata si sviluppa in tre sezioni nettamente distinte quanto a tipologia di ascesa e difficoltà tecnica. La prima consiste nel risalire una rampa/fessura obliqua da destra a sinistra, affrontando, all’inizio, passaggi impegnativi ed in forte esposizione. La seconda concerne la monotona scalata della lunga – “eterna” – lastra rocciosa che il vecchio percorso risaliva interamente dalla sua base. La terza riguarda l’attraversamento di una lunghissima cresta – anch’essa “eterna” – con passaggi di medio impegno in sostenuta esposizione. La ferrata termina nella Zona Sacra di Serauta, che merita un’accurata visita. Per la discesa escluderei di utilizzare la funivia, questo per due motivi: 1) l’itinerario, nel suo complesso, ne risentirebbe in fatto completezza; 2) una volta arrivati a Malga Ciapela, si sarebbe costretti a risalire al Passo Fedaia mediante servizio di corriera, oppure a piedi (in quest’ultimo caso considerare il sostanzioso incremento di dislivello all’itinerario nel suo insieme). Si scende, quindi, per il ghiacciaio, con un percorso facile ma che richiede le dovute cautele. La descrizione della discesa da parte dell’autore è relativa alle condizioni del nevaio – che ovviamente variano di anno in anno – trovate nel luglio del 2020.

Dal Rifugio Passo Fedaia, nel retro degli edifici degli impianti sciistici, si incomincia a risalire una pista da sci. Si guadagna faticosamente quota avvicinandosi alle pareti di un caratteristico poggio roccioso (qualche segnavia bianco-rosso). Qui l’ampio tracciato compie un tornante destrorso (sbiadita scritta con le lettere “FE”) e continua a salire in direzione ovest. Poco dopo il tornante, guardando a sinistra, si individuano una freccia, un ometto, le lettere “FE” e un segnavia. Abbandoniamo perciò la pista ed iniziamo a guadagnare faticosamente quota per traccia labile ma ben contrassegnata. Si sale tra erba e lastre rocciose puntando ad un’evidente sella con a sinistra la sommità del menzionato poggio roccioso. Raggiunta l’insellatura (palo con filo spinato forse risalente alla Prima Guerra Mondiale), si continua in direzione sud ammirando una notevole visuale sulle placche nord-occidentali della Punta Serauta, con l’evidente rampa/fessura che la ferrata asseconda interamente. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, si sale in obliquo a sinistra e, giunti a poca distanza da un avvallamento alla base di spettacolari e uniformi pareti, si piega a destra. Si continua a guadagnare quota per dossi morenici, risalendo più in alto un ghiaione. Ci si avvicina progressivamente all’inizio della rampa rocciosa che taglia da destra a sinistra l’uniforme parete. Dopo un’ultima salita, si raggiungono delle lastre rocciose a destra della rampa, dove compaiono le prime attrezzature.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Attraversate le lastre rocciose, si raggiunge la targa che segna l’inizio vero e proprio della ferrata. Si incomincia la scalata della naturale direttrice – la più volte menzionata rampa/fessura – progredendo su rocce ripide ma ben appigliate (B+). Man mano che si ascende, l’esposizione diventa sempre più incombente. Dopo un traversino più impegnativo (B/C), si continua ancora in obliquo ascendente su rocce più ripide, faticose (C) ed esposte. Arrivati alla base di una breve ma aggettante e bagnata fessura verticale caratterizzata da rocce nerastre, la si scala faticosamente sfruttando delle staffe metalliche e buoni appoggi naturali (C). Dopo una delicata rampa (B+), si effettua un adrenalinico traverso su placca molto liscia che potrebbe presentarsi anche bagnata (C). Si continua successivamente in obliquo risalendo più facili – anche se non banali – placche (B+), per poi attraversare verso sinistra una fenditura. Qui ha termine la sezione più impegnativa e faticosa della ferrata. Si continua ad assecondare la rampa, immettendosi poco dopo nella fessura/fenditura oltrepassata in precedenza. Attraversato un colatoio, si prosegue per cengetta risalendo poi una facile rampa (A/B). Agevoli rocce precedono un altro obliquo ascendente nella stessa direzione di prima (A/B). Segue una bella e divertente scalata per rocce gradinate a sinistra di un canale (A/B), risalendo successivamente una rampa ghiaiosa. Raggiunta l’ampia placconata che costituisce il profilo nord-orientale della montagna, la si risale lungamente a zig-zag. Questa sezione del percorso è complessivamente facile ma alquanto monotona come tipo di progressione. Solamente un più ripido muretto e qualche placchetta più liscia “ravviva” la scalata, altrimenti – come già affermato – piuttosto noiosa (A/B). Verso la parte alta della placconata si passa nelle vicinanze e a fianco di due inestetici pali la cui utilità non è ben chiara. Arrivati poco sotto la punta che costituisce sia la prima quota della lunga cresta nord-orientale della Serauta, quanto il vertice del profilo a placche, si devia a destra iniziando in questo modo la terza sezione di ferrata. Si procede in direzione di una profonda fenditura e dopo una breve discesa per rocce ripide ma ben gradinate (B), effettuando un passo in spaccata piuttosto impressionante ma non difficile, la si attraversa (B/B+). Dopo un breve ed esposto traverso a destra (B/B+), si inizia una bella scalata, perlopiù in obliquo verso destra, lungo rocce ripide ma ottimamente appigliate (B/B+). Guadagnato l’arioso filo di cresta, lo si asseconda tenendosi per un tratto leggermente alla sua destra, per poi riprenderlo (A/A+). Oltrepassata una forcella al di sopra di un profondo canale, si effettua un traverso su rocce ripide e friabili (A/B). Si asseconda successivamente una cengia/rampa, fino ad attraversare un canalino/fenditura sotto un masso incastrato (A). Si prosegue sempre in traverso, parallelamente all’andamento della cresta, per cenge ghiaiose e roccette, incontrando un singolo tratto con alcuni fittoni divelti (A/A+). Raggiunto un forcellino con spuntone a destra, si scende per pochi metri su rocce facili, continuando poi con le stesse caratteristiche di prima (A/A+). La ferrata piega successivamente a sinistra, sale per facili rocce (A/B) e dopo un traversino a destra un po’ più impegnativo (B) asseconda un caminetto (B+). Dopo altre facili rocce, guadagnata una forcella sul filo di cresta, si effettua un traverso a destra aggirando uno spuntone (B). Si continua in obliquo ascendente per cengette e rocce gradinate (A), fino a riprendere il sottile ed esposto filo di cresta. Lo si asseconda nei primi metri in discesa (A/B) oltrepassando un forcellino sovrastato da fori nella roccia. Si prosegue, poi, molto espostamente per la cresta, discendendo anche una balza di pochi metri piuttosto liscia (B+), guadagnando un’altra forcella al sommo di impressionanti canali che precipitano da entrambi i lati. Effettuato un breve traverso a destra, risalita una placchetta e valicato un forcellino, si scende in obliquo per placca piuttosto liscia (B+). Messo piede su una cengia/rampa, la si asseconda interamente riguadagnando il filo di cresta (B/B+). Aggirato in versante Fedaia uno spuntone, si prosegue assecondando per un breve tratto l’ariosa cresta, fino ad approdare sulla sommità di una quota (fittone divelto). Da qui ha inizio una più impegnativa discesa, prima in obliquo, poi a perpendicolo per liscia placca (B+, B/C). Messo piede in un forcellino, si scende brevemente a destra per canale/camino piuttosto friabile. Si effettua, quindi, un traverso che tende a sbalzare all’infuori (B+), aggirando successivamente, per facili rocce gradinate, uno spigolo. Raggiunta un’altra forcella, si prosegue in traverso su rocce facili ma in notevole esposizione (A/B), affrontando poco dopo un breve passaggio in discesa piuttosto liscio (B+). Dopo un traverso su facile placchetta e aggirato uno spigolo, si sale in obliquo lungo un canalino approdando in un piccolo ripiano. Risalito un più ripido canale/camino (B), mediante estetica rampa si ritorna sul filo di cresta. La si asseconda procedendo prima in salita, poi in piano (A), discendendo successivamente una liscia placchetta (B). Si continua per la vertiginosa cresta procedendo in traverso piuttosto impegnativo (B+) e, raggiunto un forcellino con spuntone, si scende per pochi metri in versante Fedaia aggirando un altro spuntone (B). Riguadagnato il filo di cresta, lo si asseconda per un tratto, discendendo successivamente, in versante est, una liscia placca che presenta un singolo passaggio un po’ più impegnativo (B/C) rispetto alla media di quelli incontrati fino ad ora in questa sezione di ferrata. Si procede, poi, in traverso ed ancora in discesa (sono presenti alcune sbarre di ferro risalenti alla Prima Guerra Mondiale), fino a riguadagnare la cresta. Valicata nuovamente quest’ultima, ci si deve calare lungo un verticale e aggettante canale, sfruttando, oltre la corda d’acciaio, numerose staffe (B/B+). Si asseconda successivamente una cengia, discendendo anche un breve gradino anch’esso servito da staffe metalliche (A/B). Doppiato uno spigolo, si procede per bella ed esposta cengia raggiungendo una grande nicchia. Continuando ancora per cenge, giunti poco sotto una forcella, si effettua un obliquo ascendente su placchette (B), penetrando in questo modo in una profonda fenditura. La si risale lungo la sua sponda destra su rocce ripide e bagnate ma ben attrezzate con staffe (B). Approdati all’interno di una grande finestra rocciosa, nell’ambito della Zona Sacra di Serauta (ci troviamo esattamente nel punto n° 10: il “Ricovero”), ha termine la Ferrata Eterna (targa). Da qui si prosegue per cenge attrezzate passando a fianco di alcune postazioni risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Giunti ad un bivio, si può proseguire a destra lungo il percorso di guerra risalendo delle ripide rocce attrezzate con cavo, pedane e staffe (A+). Raggiunto un pianerottolo con galleria, si prosegue lungo la ferrata di destra che, superando una ripida paretina (B), conduce ad una cima. Dalla vetta si scende in direzione della vicina stazione della funivia, calandosi per breve ma ripido canalino attrezzato con alcune staffe (B), raggiungendo in questo modo l’arrivo della “Teleferica”. Si continua per il percorso di guerra attraversando in discesa una trincea, congiungendosi poco dopo con il sentiero attrezzato proveniente da sinistra. Si prosegue per cengia/rampa discendente e per sentiero (possibili diverse deviazioni al fine di visitare postazioni di guerra e vestigia militari) preso d’assalto dai turisti saliti in funivia, fino ad uscire dalla Zona Sacra di Serauta (pannello con mappa dei percorsi di guerra). Da qui, in pochi minuti, si raggiunge l’ampio terrazzo antistante il Rifugio Serauta, 2950 m, in corrispondenza del quale si trova l’entrata dell’inestetico tunnel – che l’autore della relazione ha trovato chiuso – utilizzato dagli sciatori. Dopo una meritata sosta (l’eccessiva presenza di rumorosi turisti disturba non poco ed impedisce di gustare quella quiete contemplativa che deve connotare la montagna) si prosegue per sentiero in salita avanzando sotto i cavi dell’ultimo troncone della funivia Malga Ciapela-Punta Rocca. Raggiunto ed oltrepassato un palo, si prende a destra una traccia che inizia a perdere quota effettuando qualche tornante. Raggiunto il margine del ghiacciaio (calzare i ramponi!), ci si cala per ripido pendio nevoso, fino ad incontrare un grande telo “salva-ghiaccio” che ricopre una sezione della pista da sci. Si continua la discesa costeggiando inizialmente il menzionato telo, per poi perdere quota per uniforme e piuttosto ripido pendio nevoso puntando alla sottostante pista. Messo piede su quest’ultima, la si segue a destra giungendo a poca distanza da verticali pareti. Qui il nevoso tracciato compie un tornante sinistrorso e conduce verso altri teli geotessili. In corrispondenza di questi ultimi, al bivio che si presenta, si prende la pista di destra. Si perde comodamente quota, incontrando poco più avanti una sezione con ghiaccio vivo che richiede attenzione. Si prosegue in divertente discesa per la pista da sci, transitando, più in basso, a fianco di alcuni massi. Cercando di sfruttare il più possibile la neve residua, si piega successivamente a sinistra attraversando l’area con grossi massi che abbiamo costeggiato nell’ultima parte di discesa. Dipendentemente dal punto in cui abbiamo virato a sinistra, ci si dovrebbe trovare poco sotto la stazione a monte di una sciovia. Immessosi in una pista, la si segue a destra fino ad inserirsi in una carraia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Per ritornare al Rifugio Passo Fedaia non resta altro che seguire questo tracciato che effettua un giro piuttosto lungo ma permette di godere grandiose visuali panoramiche. Nella parte alta del percorso, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, si stacca a destra una traccia (segnavia bianco-rossi) che conduce all’attacco della ferrata. Potremmo, quindi, anziché seguire interamente la carraia/pista da sci, scendere lungo il sentiero di avvicinamento alla ferrata.