Via Ferrata Bolver Lugli al Bivacco Fiamme Gialle e Cima della Vezzana

Punto di partenza/arrivo: Malga Fosse di Sopra, 1935 m

Dislivello: 1400 m ca. (720 m ca. di ferrata)

Durata complessiva: 7,30/7,45 h

Tempi parziali: Malga Fosse di Sopra-attacco Ferrata Bolver Lugli (1 h) ; attacco Ferrata Bolver Lugli-Bivacco Fiamme Gialle (2 h) ; Bivacco Fiamme Gialle-Passo del Travignolo-Cima della Vezzana-Passo del Travignolo (1,30 h) ; Passo del Travignolo-Passo Bettega-sentiero n° 701 (2 h) ; sentiero n° 701-sentiero n° 712-Malga Fosse di Sopra (1,15 h)

Difficoltà: EEA (difficile – D -) la Via Ferrata Bolver Lugli ; EE (se in assenza di neve, altrimenti più impegnativo) il breve tratto di discesa dal Bivacco Fiamme Gialle al Passo del Travignolo ; EE+ la Via Normale alla Cima della Vezzana dal Passo del Travignolo ; EE/EEA (EEAI/F in caso di neve) la discesa lungo la Valle dei Cantoni e la successiva risalita al Passo Bettega ; EE/EE+ il tratto Passo Bettega – sentiero n° 701 ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata. A inizio stagione è necessario avere con sé piccozza e ramponi

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si segue la SS 50 raggiungendo in circa quattordici chilometri San Martino di Castrozza, il cui centro non è più possibile attraversare in auto. Si prosegue in direzione del Passo Rolle e, dopo aver concluso l’ultima sequenza di tornanti, a poca distanza dal valico, si parcheggia l’auto in uno spiazzo a destra nei pressi della Malga Fosse di Sopra

www.openstreetmap.org {La parte evidenziata colore arancio – che corrisponde al tracciato della Via Ferrata Bolver Lugli – è puramente indicativa}

Descrizione dell’itinerario

La Via Ferrata Bolver Lugli, il cui tracciato risale la parete sud-ovest dello spallone del Cimon della Pala, è uno dei percorsi attrezzati più interessanti delle Dolomiti. Eticamente discutibile, in quanto ricalca la Via Higusi aperta dai fratelli Langes nel 1921, regala bei tratti d’arrampicata su rocce molto appigliate e una sezione, nella parte superiore della ferrata, decisamente sostenuta riguardo le difficoltà e l’esposizione. Una volta raggiunto il Bivacco Fiamme Gialle e discesi al vicino Passo del Travignolo, è assolutamente consigliabile, nonostante che la fatica cominci a farsi sentire nonché l’incremento di dislivello, l’ascesa alla Cima della Vezzana, che con i suoi 3192 m risulta essere la vetta più alta delle Pale di San Martino. La Valle dei Cantoni, lungo la quale si sviluppa la prima parte della discesa, può presentarsi, soprattutto ad inizio stagione, ingombra di neve dura. Infine, come punto di partenza e arrivo propongo la Malga Fosse di Sopra anziché, come classicamente avviene, Col Verde. il Sentiero dei Finanzieri – che parte, appunto, dalla citata malga – permette di gustare visuali assolutamente grandiose sul Cimon della Pala; inoltre, utilizzando questo percorso di avvicinamento, si evita di essere vincolati da impianti di risalita. 

Dietro a Malga Fosse di Sopra si imbocca il sentiero n° 712 (Sentiero dei Finanzieri) che nel primissimo tratto perde sensibilmente di quota. Raggiunto un bivio (palina con indicazioni), si prosegue a sinistra avanzando in modo pianeggiante e in lieve salita per l’ottimo tracciato che attraversa alcuni ruscelli e solchi detritici (notevoli visuali sulle sovrastanti pareti del Cimon della Pala). Il sentiero avanza in seguito tra rado bosco e, dopo aver oltrepassato un altro solco detritico, inizia a guadagnare decisamente quota sovrastato da dirupi. Attraversato un ulteriore ruscello, si continua a progredire avendo quest’ultimo a sinistra, risalendo i pendii ghiaiosi che digradano dall’avancorpo occidentale del Cimon della Pala. Più in alto il percorso avanza in modo pianeggiante e in lieve salita tra pini mughi e ghiaie, fino a raggiungere e valicare una costa. Dopo una discesa ed aver guadato uno spettacolare corso d’acqua, si riprende a salire nella sponda opposta di quest’ultimo. Segue un tratto molto bello e rilassante all’interno di un fiabesco bosco di conifere, oltre il quale si entra in un’altra valletta formata da un rio. Attraversato il corso d’acqua, si inizia a risalire, compiendo diversi tornanti, i ripidi ed erbosi pendii settentrionali della costa conosciuta come Crode Rosse. Guadagnata la dorsale sommitale (straordinarie visuali sul Cimon della Pala), la si asseconda in piano e in salita per un tratto, per poi abbandonarla spostandosi a destra. Si prosegue per comodo sentiero aggirando una costa, avanzando in seguito tra grossi massi in un contesto ambientale tra i più spettacolari. Oltrepassato un solco, si raggiunge un bivio (indicazioni) dove si prende a sinistra una ripida traccia che conduce alla base di uno zoccolo roccioso. Qui incontriamo una targa e le prime attrezzature della Via Ferrata Bolver Lugli.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Risalita l’iniziale rampa con divertente arrampicata (B), si continua per cengette ghiaiose fino a raggiungere il dorso di una costa. Si prosegue per traccia di sentiero compiendo diverse svolte e tornanti, arrivando, più in alto, alla base di un canale/rampa obliquo a sinistra dove ricompaiono le attrezzature. Lo si risale (A) e, aggirato uno spigolo, si continua per facile canalino (A), progredendo poi, per un breve tratto, su traccia. Superata un’agevole rampa (A), si procede in traverso/obliquo a sinistra su rocce facili ma che potrebbero presentarsi bagnate (A+). Segue un tratto in cui si guadagna quota per traccia e roccette, risalendo anche un facile canalino e altre rocce attrezzate. Effettuato un traverso a sinistra, si supera una facile rampa (A), continuando successivamente per sentiero. Si sale avendo con direttrice il dorso di una costa, fino a raggiungere l’inizio della parete vera e propria che segna il termine di questa prima, poco interessante, sezione del percorso. Dopo uno spostamento a sinistra ed aver superato facili roccette, si arriva alla base di un canale/camino che si risale interamente affrontando alcuni tratti piuttosto ripidi ma sempre dotati di ottimi appoggi (B/B+). Usciti dal canale/camino si scala a destra una bella paretina (B), continuando poi per traccia in direzione di un’evidente rampa a placche dove si sviluppa per un buon tratto la ferrata. Arrivati alla base delle rocce, si scala una prima placchetta (B), continuando successivamente per rampa che precede un canalino obliquo a destra e una cengetta (A/B). Spostandosi a sinistra, si risale un’altra rampa, progredendo poi per facili placche gradinate e, verso destra, per canale/rampa (A/B). Si continua lungo quest’ultima che tende a raddrizzarsi, scalando, al suo termine, una verticale paretina dotata di ottimi appoggi (B+, B/C). Si prosegue per facili placche con divertente arrampicata, avanzando per un buon tratto a zig-zag (A+/B). Più in alto si effettua un più impegnativo traverso a sinistra (B+), continuando successivamente per placche gradinate che, se scalate senza utilizzare il cavo, presentano difficoltà massime di II°. Dopo aver raggiunto un ripiano ed aver risalito un canale, si asseconda una crestina di pochi metri – scalando la placchetta alla sua sinistra – fino a mettere piede su un esposto pulpito (B). Da qui inizia la parte più bella e impegnativa della ferrata. Una breve paretina verticale dotata di ottimi appoggi e facilitata da una staffa (B+), precede un aereo traverso a sinistra che diviene progressivamente più impegnativo nonché ascendente nella parte finale (B+, B/C). Si risale poi una rampa obliqua a destra (B) e dopo aver superato un breve balza verticale (B+) si procede in traverso aggirando uno spigolo. Oltre quest’ultimo si inizia a scalare un ripido camino utilizzando nei primi metri delle staffe, arrampicandosi poi lungo la verticale ma appigliata parete di destra (B+ all’inizio, poi C). Dopo un breve ma faticoso traverso (C), si segue a destra una rampa che adduce ad un bel diedrino. Lo si scala con tecnica arrampicata (B/C), uscendo da questa sostenuta sezione di ferrata. Si risale successivamente un canale/camino obliquo a sinistra (B/B+) e, doppiato uno spigolo, si entra in un altro canale che si attraversa. Si prosegue per fenditura delimitata a sinistra da uno spuntone giallo, guadagnando poco dopo una cengetta. La si segue a sinistra e verso destra si scala una placca con staffa metallica (B), risalendo, dopo uno spostamento a sinistra, un diedro/canale (B/B+). Usciti verso destra da quest’ultimo, si arriva alla base di un muretto leggermente strapiombante, che si supera agevolmente grazie ad una staffa artificiale e agli ottimi appoggi naturali (B/B+). Dopo un facile canalino, ci si sposta a sinistra onde risalire una sequenza di divertenti placche (A/B), dirigendosi verso un’evidente forcella. Raggiunta quest’ultima, si scende nel lato opposto utilizzando una staffa metallica, approdando in un canale ghiaioso. Attraversatolo, si scala un ripido muretto facilitato da una staffa, cui segue una cengia/rampa (B/A). Guadagnato un altro forcellino, ormai in vista del Bivacco Fiamme Gialle, si prosegue a sinistra per friabile cresta, attraversando poi verso destra una piccola fenditura (A+). Dopo aver scalato le ultime rocce, si prosegue per spettacolare cresta con visuali mozzafiato sulla sottostante vallata. Dal termine della ferrata si continua per traccia, contrassegnata da ometti e segni rossi, fino a raggiungere il Bivacco Fiamme Gialle, 3005 m. Dopo una meritata sosta al fine di riprendere le forze e di ammirare lo scenario incredibile che ci attornia, si riprende il cammino in direzione del sottostante Passo del Travignolo, affrontando una discesa che, a seconda delle condizioni stagionali, potrebbe risultare piuttosto delicata. Seguendo una traccia ci si dirige verso la non lontana forcella tagliando ripidi pendii ghiaioso/rocciosi, incontrando spesso lingue di neve. Alcune di queste le possiamo aggirare discendendo ripide roccette fuori dal percorso segnato (attenzione!), mentre altre sono obbligatoriamente da attraversare. Dal Passo del Travignolo continuiamo l’ascesa verso Cima della Vezzana, utilizzando la sua frequentata ed escursionistica Via Normale. Anche in questo caso lingue di neve possono obbligarci, soprattutto se non vogliamo calzare i ramponi, ad aggiramenti. Ad esempio, all’inizio, appena dopo il valico, si possono risalire, con qualche passo d’arrampicata di I°/I°+, delle friabili rocce che formano una costa. Si prosegue poi per ripido pendio ghiaioso, assecondando una traccia che effettua diversi tornanti. Dopo un faticoso e disagevole obliquo ascendente, si guadagna la sella che divide la Cima della Vezzana a nord dal Nuvolo a sud. Qui giunti, il percorso cambia radicalmente di caratteristiche: si tratta infatti si assecondare la dorsale meridionale della nostra cima, risalendo inizialmente, orientati dagli ometti e dai segni di vernice, delle facili roccette. Più in alto il percorso valica una forcella e procede ben più a destra rispetto la cresta, ma, dopo una ripida salita per pendii ghiaiosi con possibili lingue nevose, riconduce nei pressi della dorsale che si assottiglia. Si procede avendo a sinistra l’aereo filo di cresta, lambendolo in un paio si tratti (uno di questi avviene in corrispondenza di un forcellino), raggiungendo in questo modo l’ariosa sommità della Cima della Vezzana, 3192 m. Il grandioso panorama offerto dalla vetta obbliga ad una sosta contemplatrice, ma è consigliabile non attardarsi troppo perché il percorso di rientro è lungo e piuttosto impegnativo. Dalla sommità si ritorna al Passo del Travignolo da cui si inizia la discesa lungo la Valle dei Canoni, affrontando, dipendentemente dalle condizioni stagionali, diversi tratti nevosi che obbligano all’utilizzo di piccozza e ramponi. {La descrizione che segue è condizionata dalle caratteristiche del terreno incontrate dall’autore della relazione nel mese di luglio del 2020}. Dal valico si inizia a perdere quota per ripida lingua nevosa, fino ad arrivare, decisamente più in basso, ad una sezione ghiaioso/rocciosa più o meno al centro del canale. Si continua la discesa per questa sezione, trascurando temporaneamente a destra il percorso tradizionale segnato con frecce rosse (un’altra ripida lingua nevosa ci separa da esso), fino a recuperarlo. Quest’ultimo si svolge nella parte destra orografica della selvaggia Valle dei Cantoni, discendendo, poco dopo il punto in cui ci siamo immessi, una fenditura. Si perde successivamente quota per traccia e roccette prestando attenzione ai poco evidenti segnavia. Ad un certo punto si piega a sinistra discendendo altre roccette, per poi iniziare ad assecondare un canale che successivamente lascia il posto ad una rampa. Si perde quota per quest’ultima, incontrando, dopo la prima sezione, un cavo d’acciaio che aiuta a discendere il sottostante canalino. Dopo l’ultima ripida balza in cui sono presenti due fittoni come appoggio, si rimette piede – dipendentemente dalle condizioni stagionali – su neve dura. Si attraversa infatti una ripida lingua nevosa per poi continuare a mezza costa tagliando pendii ghiaiosi, avanzando sempre nella sponda destra orografica della valle. Perdendo successivamente quota a tornanti, ammirando la straordinaria bellezza del luogo in cui ci troviamo – in particolare le spettacolari pareti del Nuvolo – si raggiunge il fondo del vallone. Dopo un tratto in cui si avanza ancora lungo la sponda destra orografica della valle, si inizia la rilevante e faticosa contropendenza in direzione del Passo Bettega. Si risalgono, nella prima parte, delle roccette, incontrando poco dopo delle attrezzature che facilitano l’ascesa. Si effettua in seguito un obliquo ascendente per traccia tagliando i pendii ghiaiosi che digradano dalla base della parete orientale della Croda Paola. Il sentiero volge poi a destra e risale la sponda sinistra orografica del vallone che scende dal Passo Bettega. Raggiunto il valico, 2660 m, situato sotto lo spigolo meridionale della Croda della Pala, si perde quota, all’inizio ripidamente e in modo disagevole, nel versante opposto. Il sentiero continua a scendere tenendosi nella sponda sinistra orografica della conca delimitata a nord dalla menzionata Croda della Pala, a sud dalla Cima Corona e ad ovest dal Dente del Cimone. Più in basso il percorso piega a sinistra e procede verso il Rifugio Rosetta, ma noi, ad un bivio con palina segnaletica, lo abbandoniamo prendendo a destra una traccia segnata ma non numerata. Si tratta di un vecchio sentiero di carattere alpinistico, contrassegnato da sbiaditi e poco visibili segnavia rossi e da qualche ometto, che presenta diversi passaggi rocciosi privi di attrezzature ed un paio di sezioni di ferrata. Nella prima parte si perde quota per roccette, assecondando una dorsale che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica di un canale. Ad un certo punto occorre piegare a sinistra e discendere una delicata rampa/diedro (I°), per poi disarrampicare verso destra lungo un canalino (I°) con possibile scorrimento idrico. Spostandosi successivamente a sinistra si inizia a discendere una lunga rampa costeggiando le rocce – in alcuni punti spioventi – che la delimitano. Si transita in corrispondenza di una nicchia e si continua a perdere quota per la delicata rampa che può presentarsi alquanto bagnata. Prestando costante attenzione agli ometti e ai segni rossi, si deve poi attraversare verso sinistra un canale/colatoio, oltre il quale si perde quota assecondando il sommo della sua sponda sinistra sinistra (orografica). Successivamente il percorso si sposta a sinistra discendendo in obliquo delle lastre rocciose, presentandosi in questa sezione poco evidente, soprattutto in caso di nebbia. Dopo aver disarrampicato per facili roccette, si piega nettamente a destra assecondando una rampa che si trasforma in cengia. La si segue in direzione di un incassato canale, affrontando, prima di quest’ultimo, un tratto sotto rocce spioventi che obbligano a procedere a carponi (vecchio cavo arrugginito e disarcionato). Raggiunto e attraversato il fondo del canale, lo si discende per pochi ripidi e bagnati metri. Si continua poi per traccia che, dopo la prima brevissima salita, scende ben ripida lungo la sponda destra orografica del canale appena oltrepassato. Spostandosi successivamente a destra, si attraversano alcune rocce aggrappandosi ad un fittone, fino a raggiunge l’inizio (nel senso di discesa) di una più rilevante sezione rocciosa. Aiutandosi eventualmente con una vecchia fune metallica, si discende, lungo la sua parete sinistra (faccia a valle), un quasi verticale canale/diedro, che, in assenza di attrezzature, opporrebbe difficoltà alpinistiche di II°/II°+. Dopo una discesa per sentiero a tornanti, ci si inserisce nel frequentato percorso n° 701 che si segue a destra verso Col Verde. Il tracciato procede inizialmente in salita attraversando una frana, per poi scendere all’interno di un canale a ridosso di pareti. Svoltati a destra ed approdati in una bella una cengetta, si incontra il bivio tra il percorso n° 712, che continua diritto, e il n° 707 che scende a sinistra verso Col Verde. Noi proseguiamo lungo il primo tracciato avanzando a mezza costa sotto le pareti del Dente del Cimone, ammirando splendide visuali. Dopo aver oltrepassato un solco, il sentiero piega a sinistra e perde quota, attraversando successivamente un altro canale detritico. Il sentiero prosegue in lieve salita andando a varcare l’ennesimo solco, procedendo successivamente alla base di verticali pareti. Continuando per lo spettacolare tracciato, con andamento in piano e a saliscendi, si raggiunge il bivio, incontrato all’andata, con il sentiero che a destra sale verso l’attacco della Ferrata Bolver Lugli. Seguendo a ritroso lo stesso percorso si fa rientro a Malga Fosse di Sopra.