Via Ferrata del Rio Secco e Lago Santo

Punto di partenza/arrivo: Cadino, 214 m

Dislivello: 1000 m ca. complessivi ; 240 m ca. di ferrata

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Cadino-fine Via Ferrata del Rio Secco (1,15 h) ; fine Via Ferrata del Rio Secco-Lago Santo (2 h) ; Lago Santo-Cadino (2,30 h)

Difficoltà: EEA (da mediamente difficile a difficile – B/C) la Via Ferrata del Rio Secco ; EE/EEA (perlopiù facile, A/B) il sentiero attrezzato di rientro ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: usciti dall’A22 a San Michele all’Adige-Mezzocorona, si imbocca la SS 12 in direzione di Salorno. Dopo circa quattro chilometri si raggiunge la località Cadino dove si parcheggia l’auto in un grande spiazzo

www.openstreetmap.org Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Inusuale proposta escursionistica che consiste nell’unire un ben noto e frequentato percorso attrezzato con una lunga e rilassante camminata alla volta del grazioso Lago Santo. Quest’ultimo si trova in Val di Cembra, perciò dalla Val d’Adige, dove è situata la ferrata, ci si deve spostare in modo considerevole. Immagino che i “ferratisti” più sportivi non siano per nulla interessati ad un tipo di combinazione come quella suggerita. Tuttavia, l’autore della relazione l’ha trovata di grande interesse e completezza, sia da un punto di vista panoramico e paesaggistico, quanto più specificamente escursionistico. 

Imboccato, nell’altro lato della carreggiata (indicazioni e tabella esplicativa), il sentiero d’avvicinamento alla ferrata, si scavalca subito un muretto roccioso e si attraversa un fosso. Si risalgono poi delle roccette molto lisciate e, trascurato a sinistra il percorso di discesa, si procede parallelamente al letto del corso d’acqua il cui canyon più in alto risaliremo. Poco prima di una parete verticale, dove nei periodi di piena scende una cascata, si attraversa il letto asciutto del rio e si riprende a guadagnare quota per ripido sentiero. Raggiunta una panchina, si incontrano le prime attrezzature della ferrata. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Mediante facile cengia si entra all’interno dello spettacolare canyon, iniziando la scalata della verticale parete sinistra (destra orografica). La si supera senza soverchie difficoltà, sfruttando, oltre le staffe presenti, ottimi appoggi naturali (B/B+), effettuando anche un’operazione di sgancio e riaggancio dei moschettoni da una fune all’altra. Si prosegue poi in traverso prima su cengia e, dopo un breve muretto, su rocce ripide ma con buoni appoggi e una staffa (B). Approdati in una conchetta all’interno della gola, si inizia la scalata del “Salt dei Caprioi”, risalendo inizialmente un diedro/rampa obliquo da destra a sinistra (ottimi appoggi naturali e tre staffe: B). Un breve traverso a destra su cengia conduce alla base di un canale che si risale nei primi metri direttamente progredendo su roccia molto lisciata (B+). Si continua successivamente lungo la parete sinistra del camino, sfruttando qualche staffa e ottimi appoggi naturali (B). Raggiunto il “Belvedere”, si prosegue per facili e rilassanti roccette, ammirando interessanti visuali sulla sottostante Piana Rotaliana. Poco dopo, mediante cengia, si ritorna nel fondo del canyon, riprendendo la scalata lungo la parete opposta (sinistra orografica). Dopo una balza molto lisciata (B) e breve traverso a sinistra, si scalano in obliquo delle ripide rocce, anch’esse molto lisciate, sfruttando una staffa (B+). Compiuto un esposto traverso facilitato da staffe metalliche (B/B+), si scala una facile balza (A/B), piegando successivamente a destra per cengia. Si prosegue per sentiero che effettua subito una svolta a sinistra e continua a progredire ripidamente. Poco più in alto si raggiunge l’inizio del “Passaggio dei Gabbiani”, cimentandosi con un esposto traverso a sinistra che, nonostante la presenza di staffe, richiede una certa trazione sul cavo (B/C). Dopo aver doppiato un vertiginoso spigolo (B+), si sale in obliquo utilizzando ottimi appoggi e un paio di staffe, superando un singolo passaggio un po’ più impegnativo (B/B+). Si prosegue poi sotto rocce spioventi affrontando alcuni metri piuttosto ripidi (il posizionamento della corda tende a sbalzare all’infuori) ma ottimamente attrezzati (B/B+). Dopo aver doppiato un altro spigolo ed aver effettuato un breve traverso esposto (B), si approda in una suggestiva buca nel fondo del canyon. Qui il percorso, dalla sponda sinistra orografica, si sposta in quella destra, superando direttamente una parete strapiombante che costituisce il punto più difficile – o almeno quello più faticoso – dell’intera ferrata. Si procede dapprima diritto, poi in obliquo/traverso a destra esercitando una decisa trazione sulle attrezzature ed utilizzando come appoggio le numerose staffe presenti (C). Ritornati nel fondo dell’orrido, si trascura a sinistra l’uscita di emergenza e si prosegue per il percorso principale che continua ad inoltrarsi nello splendido canyon. Avanzando nella parte destra orografica della gola, si passa a fianco di una grotta, per poi scalare, nella sponda opposta, delle facili rocce attrezzate (A/A+). Si prosegue successivamente per ripido sentiero, ritornando poco dopo nel fondo del canyon caratterizzato da grossi massi. Poco più avanti si raggiunge e attraversa una spettacolare area dove sono presenti “colonie” di ometti dalle più svariate forme, alcuni dei quali sistemati su dei rami che spuntando dalle pareti della gola. Nella sponda sinistra orografica di quest’ultima riappaiono le attrezzature, iniziando in questo modo il superamento dell’ultima, avvincente sezione di ferrata. Si scala inizialmente una liscia rampa (B), affrontando, oltre quest’ultima, un rigonfiamento strapiombante reso agevole da staffe metalliche (B+). Si continua più facilmente in traverso sfruttando un masso incastrato e altre staffe (B, A/B), fino a rimettere piede nel fondo della gola dove si trovano altri particolari ed artistici ometti. Tenendosi sempre nel lato sinistro orografico del canyon, si superano un paio balze “addomesticate” da staffe metalliche (A/B). Aggirato, con un passo strapiombante, uno spigolo (B/C), si scala in obliquo a sinistra una bella parete sfruttando ottimi appoggi naturali (B/B+). Poi, doppiato mediante breve traverso su staffe un altro spigolo (B), si rimette piede nel fondo della gola, superando appena dopo una facile placchetta (A+). Ritornati nel centro del canyon in corrispondenza della Grotta della Marmotta, 520 m, si arriva alla base della parete finale. La si scala sfruttando inizialmente tre staffe metalliche e buoni appoggi naturali (B+/B), superando infine un muro leggermente strapiombante ma facilitato dalle onnipresenti staffe (B/C). Un breve e facile traverso precede la fine della ferrata. Si prosegue ancora per un tratto lungo il fondo della gola per poi risalire, mediante sentiero, la sua sponda destra orografica. Raggiunto un bivio in località Val dei Teari625 m, per andare verso il Lago Santo – principale meta della nostra escursione – dobbiamo proseguire a destra (indicazione per il Rifugio Sauch). Si avanza per comodo sentiero immersi in un gradevole ambiente boschivo, procedendo nella sponda destra orografica della gola. Immessosi in una carraia in località Tovare, la si segue a destra (segnavia n° 408) proseguendo in direzione del Rifugio Sauch. Si asseconda lungamente questo comodo tracciato fino a raggiungere un bivio in località Malghe di Faedo. Da qui si prosegue a destra lungo il percorso n° 408 in direzione di Pineta di Faedo, attraversando, mediante ponticello, il corso d’acqua formante la valle che più in basso si rinserra nel canyon del Rio Secco. Si avanza successivamente costeggiando le radure in cui si trovano le Malghe di Faedo, trascurando, in corrispondenza di Malga Gelasi, un’ampia traccia che si stacca a sinistra. Il percorso riprende successivamente a guadagnare quota effettuando, in corrispondenza di campi coltivati e di un’altra costruzione, un tornante sinistrorso. Si continua a salire per stradello cementato e sterrato fino a giungere nei pressi di un crocefisso con due carraie che si staccano ai lati. Appena dopo si incontra un bivio (indicazioni) da cui si prende il percorso di sinistra (n° 408B) diretto a Fontanelle di Faedo. Si perde lievemente quota per ampia traccia e nel momento in cui essa riprende a salire la si abbandona per sentiero a destra (segnavia). Dopo una più marcata discesa si raggiunge un parcheggio (bacheca con cartina) in località Fontanelle di Faedo760 m. Da qui si imbocca il percorso n° 414 per Lago Santo riprendendo a guadagnare quota per ampia traccia. In corrispondenza di una casetta, si effettua una netta svolta a sinistra avanzando successivamente in lieve/moderata pendenza per ampia mulattiera all’interno di un buio bosco. Il tracciato vira poi a destra e sale – presentandosi alquanto infossato – in sostenuta salita. Costeggiato un orto e rientrati nel bosco, si trascura a destra un percorso e si continua per quello principale procedendo molto più comodamente rispetto alla faticosa salita di prima. Ignorata una traccia a sinistra, si prosegue in lieve/moderata pendenza uscendo più avanti in un’area con folta vegetazione che si attraversa interamente (paletto con segnavia). Rientrati nel bosco si varca subito un ruscello e al bivio che si presenta appena dopo si prosegue a destra. Si effettuano un paio di tornanti e in corrispondenza del secondo si trascura a sinistra una traccia. Avanzando parallelamente al corso d’acqua varcato in precedenza, si arriva ad un ulteriore bivio (palina con indicazioni). Andiamo a sinistra lungo il percorso n° 414 tralasciando a destra il n° 417 che condurrebbe ugualmente a Lago Santo passando per Capanna Maderlina. Il tracciato piega poi a destra sottopassando una linea elettrica, continuando a progredire in lieve pendenza. Dopo altre svolte, si giunge nei pressi di un altopiano prativo che si costeggia passando inizialmente a fianco di una casa. Dopo essere transitati nei pressi di una seconda casa ed aver effettuato una curva a sinistra, si incontra un bivio da cui si prosegue a sinistra e appena dopo a destra. Si avanza contornando i prati di prima, notando sulla sinistra un gabbiotto utilizzato dai cacciatori. Il percorso vira successivamente a sinistra e dopo una brevissima discesa riprende a salire affiancato da interessanti muretti a secco. Si prosegue per bella e vecchia mulattiera – che presenta in alcuni punti una sorta di selciato, forse quello originale – fino a sbucare nella SP 96. La seguiamo a sinistra svoltando successivamente a destra, costeggiando dei prati e trascurando a sinistra una carraia che conduce al Rifugio Sauch. Appena dopo un parcheggio situato alla nostra sinistra, si imbocca, nella stessa direzione, una forestale (n° 414), trascurando a sinistra un altro percorso che avanza parallelo al nostro. Procedendo in modo pianeggiante, si raggiunge la località Lagabrun (si tratta di una torbiera) da cui si prosegue a destra per ampio sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente fino a lambire e trascurare la strada asfaltata di prima. Si continua a sinistra per carraia e viottolo ciottolato, passando a fianco di due villette ristrutturate e svoltando a destra. Al bivio che si presenta poco dopo, si prosegue a destra continuando per sentiero che, tagliando delle pietraie, contorna il margine di ripiani prativi. Dopo un’ultima salita, si raggiunge il parcheggio adiacente al Rifugio Lago Santo1208 m, oltre il quale si scende al vicino specchio d’acqua. Una sosta ristoratrice in questo luogo ameno è d’obbligo, e per chi ha voglia di una passeggiata defatigante può compiere il periplo del lago. Ritornati al bivio in località Val dei Teari, si prosegue diritto lungo il percorso di rientro della ferrata, avanzando nella prima parte in direzione nord. Dopo aver virato nettamente a sinistra, si inizia a perdere ripidamente quota per sentiero in alcuni punti attrezzato. Più in basso occorre discendere una ben ripida balza dotata di ottimi appoggi e facilitata da una staffa (B). Si continua a perdere quota per ottimo sentiero incontrando un altro breve tratto attrezzato, fino ad approdare su una panoramica cengia. La si asseconda (A) per poi discendere una parete mediante comoda scaletta (A/B). Si prosegue per ripido sentiero che effettua diverse svolte e tornanti, fino ad immettersi nel percorso di avvicinamento alla ferrata a poca distanza dal parcheggio di Cadino.

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