La Palazza Alta: Via Ferrata Fiamme Gialle

Punto di partenza/arrivo: Bastiani, 971 m

Dislivello: 1350 m ca. (il dislivello complessivo della via ferrata si aggira intorno ai 500 m)

Durata complessiva: 6,45 h

Tempi parziali: Bastiani-attacco via ferrata (1,15 h) ; attacco via ferrata-Palazza Alta (2,45 h) ; Palazza Alta-sentiero “I Sec”-Bastiani (2,40 h)

Difficoltà: da difficile a molto difficile (C/D) la Via Ferrata Fiamme Gialle ; EE+ la discesa lungo il sentiero (alpinistico) “I Sec” ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: Da Cencenighe Agordino si prosegue in direzione di Alleghe, imboccando a destra (indicazioni per Bastiani e altre frazioni) una strada. Oltrepassato il Torrente Cordevole, si sale per stradina alquanto stretta, raggiungendo il nucleo di Chenet. Oltre quest’ultimo, in corrispondenza di un tornante destrorso, si trascura la strada per Collaz. Entrati in Bastiani, si parcheggia nel punto in cui finisce l’asfalto (spazio per sei o sette auto, senza considerare il fatto che nella stagione estiva alcuni posti sono occupati dalle vetture dei villeggianti)

N.B.: nella parte contrassegnata colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Grandiosa ferrata, tra la più interessanti delle Dolomiti. Il percorso attrezzato supera, sfruttando i punti più deboli, la parete occidentale della Palazza Alta, montagna che domina il paese di Cencenighe. La ferrata è attrezzata con solo cavo ben teso su roccia generalmente ben appigliata. Molti tratti possono essere superati in arrampicata autoassicurandosi sul cavo. La variante d’uscita risulta impegnativa ma allo stesso tempo molto appagante. La discesa, infine, avviene lungo il sentiero “I Sec”, che presenta nella prima parte alcuni passaggi alpinistici, mentre nella seconda si deve discendere un ripidissimo pendio ammantato da cespugli di pini mughi.

Da Bastiani (indicazione per la Ferrata Fiamme Gialle e il sentiero “I Sec” n° 562) si sale per ripida stradina asfaltata e al bivio che si presenta poco sopra (indicazioni) si prosegue a destra. Si avanza per carraia che dopo aver attraversato un corso d’acqua penetra nel bosco. Si può assecondare questo tracciato, compiendo diversi tornanti, fino a raggiungere la località Pian Grant, oppure abbreviare il percorso mediante sentiero/mulattiera. A tal fine, si può imboccare una prima scorciatoia che si stacca a sinistra poco dopo aver oltrepassato il rio iniziale. Un’altra abbreviazione è situata nel punto in cui la carrareccia diviene cementata. In quest’ultimo caso si segue una bella mulattiera affiancata da muretti a secco e dopo un paio di svolte si rimette piede nella strada sterrata. Attraversatala, si prosegue per sentiero che sale effettuando svolte e tornanti, passando anche a fianco di un grosso masso. Un ulteriore tornante della carrareccia lo si può tagliare per sentiero che si stacca a destra. La traccia, tuttavia, appena prima di ricongiungersi con la carraia, tende a perdersi. Da Pian Grant, 1230 m, si abbandona definitivamente la forestale, prendendo a sinistra (indicazioni per la ferrata e “I Sec”) un sentiero. Si procede in ripida salita compiendo diversi tornanti, incontrando solo pochi e sbiaditi segnavia. Raggiunta la località Ial de le Pile, 1370 m, si prosegue lungo il percorso principale contrassegnato da segnavia gialli. Al bivio che si presenta poco dopo, si lascia a destra un sentiero che procede in piano/lieve discesa (e con esso i segnavia gialli) proseguendo a sinistra in salita. Usciti dal bosco e attraversato un solco, si avanza in mezzo a cespugli di pini mughi. Raggiunta una costa, il percorso diviene poco evidente: si prende la traccia di destra che sale ripidamente aggirando un friabile poggetto. Poco più avanti si incontra il bivio con il sentiero “I Sec” (che percorreremo al ritorno) che si stacca a sinistra. Si prosegue diritto per traccia non particolarmente evidente, ed usciti dalla vegetazione si inizia ad assecondare una cengia in cui è presente un cavo per eventuale assicurazione. Attraversato un canale, si rimontano delle roccette in direzione di un bollo rosso, proseguendo poi per tracciolina a mezza costa. Si continua successivamente per bella cengia a ridosso di strapiombanti pareti (cavo), che si percorre interamente. Attraversato di un solco e raggiunto un bivio (indicazioni) si lascia a sinistra la “variante facile” (quest’ultima permette di evitare la prima e più impegnativa sezione di ferrata). Proseguendo diritto, si esce in un pendio interessato da una frana dove l’autore della relazione ha incontrato – nonostante la bassa quota – una lingua di neve ghiacciata. Rientrati nel bosco, si raggiunge poco più avanti l’attacco della ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Il percorso inizia senza troppi “preamboli”, superando direttamente una verticale paretina che obbliga, per pochi ma decisivi metri, ad una forte trazione sul cavo (C+). Al termine della balza si effettua un traverso a destra (B), rimontano poi verso sinistra più semplici placche (B). Si prosegue per facile canalino (A), continuando la scalata per rocce che diventano via via più ripide ed impegnative (B/C). Si rimonta successivamente una facile crestina (A) avendo a destra un canale che tende ad approfondirsi. Spostandosi più a sinistra di quest’ultimo, si supera una placchetta abbastanza ripida ma con buoni appoggi, cui fa seguito un passo leggermente strapiombante (B/C). Un esposto traverso a sinistra precede una più impegnativa rampa obliqua a destra (C) e una placchetta piuttosto liscia (C). Si rimonta successivamente un canale che nella parte superiore diventa camino: lo si scala in opposizione con un passaggio finale abbastanza impegnativo e faticoso (C). Una breve placchetta a sinistra (B) precede l’uscita da questa prima e sostenuta – riguardo le difficoltà – sezione di ferrata. Segue una lunga, faticosa e piuttosto monotona salita per ripido sentiero in mezzo ai pini mughi, incontrando solo alcune brevi e facili sezioni attrezzate. Si progredisce, nella prima parte, in obliquo verso sinistra, poi, dopo essersi congiunti con il sentiero della “variante facile”, verso destra. Dopo aver attraversato un canale ricompaiono le attrezzature, anche se la sezione successiva, almeno nel tratto iniziale, risulta ancora poco avvincente. Si sale facilmente a destra del canale, progredendo poi per rocce gradinate tra i pini mughi (A). Segue una placchetta che si supera in obliquo/traverso a sinistra (A/B) oltre la quale si piega a destra e si scala un breve ma ripido muretto (B). Dopo un tratto su rocce gradinate e un più divertente caminetto (B), si vira a sinistra avanzando per facili roccette e traccia. Ci si dirige verso una fascia rocciosa con strapiombo che si aggira a sinistra, piegando poi a destra verso la base di una placca sormontata da una fessura dove la ferrata riacquista finalmente “carattere”. Scalata la bella placchetta iniziale (B/C), si prosegue in verticale avendo come direttrice la menzionata fessura, ma arrampicandosi per le appigliate rocce alla sua sinistra. Con divertente progressione, facendo buon uso degli ottimi appoggi presenti (B+, B/C), si esce da questa più ripida sezione rocciosa seguendo a destra un canalino (B). Si continua per rocce facili e traccia, traversando successivamente a sinistra (freccia) alla base di compatte placche dove riprendono le attrezzature. Dopo i primi metri piuttosto lisci (B+), si supera un muretto abbastanza impegnativo (B/C), cui fa seguito un bel diedrino apparentemente liscio, in realtà dotato di ottimi appoggi (B+). Si procede successivamente in obliquo verso destra per rampa/canale, effettuando anche un breve traverso piuttosto arioso (A/B). Dopo un altro obliquo a destra per placchette, si vira a sinistra arrivando alla base di una più impegnativa sezione rocciosa (blocco instabile a sinistra “imbragato” da funi d’acciaio). Si scala una liscia placca con sostenuta arrampicata (C+ all’inizio, poi C), effettuando successivamente un bel traverso a destra (B). Dopo aver scalato rocce ripide ma facili (B), si procede in obliquo prima a destra poi a sinistra (A/B). Si scala successivamente una placchetta piuttosto liscia e una paretina (B), continuando poi per rocce articolate, virando più in alto a destra. Dopo un traverso per cengetta, ci si innalza lungo un canale-camino dotato di ottimi appoggi (B), riprendendo successivamente ad obliquare a destra. Avanzando poi per traccia, si arriva sotto una parete strapiombante dove si traversa a destra, giungendo così all’inizio di una nuova, impegnativa sezione di ferrata. Si rimonta uno speroncino dapprima in obliquo a destra, poi in verticale e di nuovo in obliquo con un breve passo strapiombante (B/C). Dopo una rampa e un traverso a destra, si risale uno spigolo in direzione di un muretto giallo leggermente strapiombante. Lo si supera direttamente con faticosa progressione (C/D), dovuta anche al posizionamento della corda d’acciaio che obbliga a dei movimenti atletici. Si continua per rocce ripide ma meno impegnative (C) obliquando successivamente a destra per canale e rampa (B). Raggiunto il sommo di uno poggio/sperone, ci si sposta a sinistra in direzione di un canale che si supera facilmente (A). Si traversa a sinistra per cengetta e si scala la soprastante paretina con divertente arrampicata (B), aggirando successivamente a sinistra uno spigolo. Siamo ormai in vista della sezione rocciosa terminale che supereremo mediante la “variante difficile”. Quest’ultima risale lo sperone che scende direttamente dalla cima, presentando passaggi verticali ed impegnativi, ma non così faticosi come si è soliti affermare. La roccia è infatti – eccetto che per pochi passaggi – generosa di appoggi, inoltre il percorso sfrutta sapientemente le parti più deboli dello sperone. Aggirato lo spigolo, si scende nel sottostante canale assecondando una caratteristica fenditura con massi incastrati. Attraversato il solco, si sale a sinistra in direzione di una selletta da cui è ben visibile lo spigolo roccioso della “variante difficile”, che, dal punto in cui siamo, impressiona non poco. Lasciata a destra la “variante facile”, ci dirigiamo verso la base dello sperone e ne iniziamo la scalata superando, in obliquo a destra, una placchetta piuttosto impegnativa (C). Si prosegue per la successiva rampa/diedro con bella arrampicata sfruttando ottimi appoggi (B+ , B/C), fino ad effettuare un breve ma impegnativo traverso a sinistra (C+). Dopo un tratto piuttosto liscio (C+), si scala con entusiasmante arrampicata la faccia destra di un diedro verticale, sfruttando ottimi appoggi ed evitando di forzare sul cavo (B/C , C). Si scalano successivamente, con sostenuta arrampicata, le soprastanti ripide rocce con andamento verso sinistra (C/C+), fino ad arrivare alla base della più rassicurante placca terminale. La si supera con bella progressione su roccia ottima (B/B+), guadagnando infine la magnifica cima della Palazza Alta, 2255 m. Inutile specificare che il panorama è assolutamente grandioso e completo: in particolare è possibile godere di una “inedita” visuale del versante meridionale del gruppo della Civetta, con le due famose torri – Torre Venezia e Torre Trieste – che fanno da “sentinelle”. Dalla sommità si scende in direzione nord/nord-est perdendo quota per traccia contrassegnata da bolli rossi piuttosto sbiaditi. Si scende ripidamente per roccette e aggirando massi, fino a raggiungere lo sbocco di un canalone che scende in versante Cordevole. Si prosegue lungo il crinale in mezzo ai pini mughi dirigendosi verso una palina segnaletica con indicazioni. Lasciato a destra il sentiero per il Rifugio Vazzoler, si prosegue a sinistra in lieve salita (percorso n° 562). Dopo un tratto in piano, si riprende a salire prima tra pini mughi, poi per prati, fino a raggiungere una selletta con ometto e indicazione a terra con scritto “I Sec”. Si inizia a perdere quota in versante Cordevole per ripido canalone assecondando attentamente i segnavia rossi, ben visibili anche se sbiaditi. Ci si tiene nella sinistra orografica del solco e nel momento in cui quest’ultimo diviene più impervio, si perde ripidamente quota per pendio ricoperto da pini mughi. Dopo aver disceso in obliquo alcune roccette, si mette piede nel canale e lo si attraversa, continuando poi per bancata ammantata da pini mughi. Si avanza nella prima parte in salita, poi pianeggiando per bella e panoramica cengia, aggirando infine uno spigolo. Raggiunto un altro canale roccioso, si incontra un bivio (indicazione) dal quale si trascura il percorso n° 571 per Col Mandro. Si inizia invece la discesa per l’impegnativo sentiero “I Sec” (n° 562), calandosi, dopo il primo tratto per traccia, lungo roccette di . Entrati nel canale, non lo si discende direttamente ma ci si tiene appena alla sua destra. Poi, disarrampicando per solide rocce di , si ritorna nel fondo del solco esattamente al di sopra di un breve salto verticale. Ci si sposta quindi nelle rocce della sponda sinistra orografica del canale, effettuando un traverso (I°+) in direzione di un caratteristico foro dove sono presenti due segnavia. Da qui si riprende a perdere quota per roccette in direzione di un altro segnavia, raggiunto il quale si ritorna nel canale assecondandolo per un breve tratto. Appena prima di un salto verticale, si discendono alcune ripide rocce nella sponda sinistra (faccia a valle) del solco (II°) per poi effettuare un traverso delicato che richiede attenzione (I°+). Si continua successivamente per ripida traccia tenendosi dapprima a sinistra del canale, poi, attraversatolo, a destra. Ritornati nel fondo del solco lo si segue discendendo alcune balze rocciose, incontrando solo pochi e sbiaditi segnavia. Ad un certo punto bisogna prestare molta attenzione ad abbandonare il canale (ometto), prendendo a sinistra (faccia a valle) una traccia. Si avanza in direzione sud in mezzo ai pini mughi, riprendendo successivamente a perdere quota in modo più marcato. Più in basso si discendono alcune roccette dove è presente un vecchio cavo arrugginito e sfilacciato. Raggiunto e attraversato un severo canalone, si scende scomodamente lungo il suo margine sinistro orografico a ridosso di strapiombanti pareti. Spostandosi successivamente a destra, si discendono alcune ripide roccette aiutandosi eventualmente con l’arrugginita e poco affidabile corda presente. Si continua ancora a perdere quota lungo il canale fino a lasciarselo alle spalle. Ora ha inizio la parte più sgradevole dell’intero percorso: una faticosissima discesa per traccia che asseconda le linee di massima pendenza di ripidi pendii ammantati da colonie di pini mughi. Inoltre sono presenti diverse balze rocciose (di cui una, più o meno a metà della discesa, di una certa rilevanza) che richiedono costante attenzione, aumentando in modo considerevole l’impegno fisico. L’unico aspetto positivo di questa discesa è che la traccia non presenta bivi, per cui è impossibile sbagliarsi. Lasciatosi alle spalle i pini mughi – di cui abbiamo fatto letteralmente indigestione – e rientrati nel bosco, ci si inserisce nel sentiero di avvicinamento alla ferrata. Si rientra a Bastiani seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

2 pensieri riguardo “La Palazza Alta: Via Ferrata Fiamme Gialle

  1. Buonasera, ho letto numerose e interessanti relazioni. Volevo sapere se era possibile contattarla in privato per chiederle informazioni riguardo ad un particolare itinerario che ho letto poco tempo fa e a cui sono interessato. Grazie!

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    1. Buongiorno Nicola, riguardo la sua richiesta, la prego cortesemente di specificare qual’ è l’itinerario in questione e, inoltre, di farlo a livello pubblico. Mesi addietro alcuni presunti appassionati di montagna – che dopo accurate indagini sono riuscito a identificare, compresa l’associazione a cui appartengono – con il pretesto di contattarmi privatamente hanno approfittato dell’occasione per bersagliarmi – questo a scadenza settimanale – di insulti infamanti, augurandomi addirittura di contrarre il Covid-19 per non avere più notizie di mie nuove relazioni. L’esasperazione ha raggiunto livelli tali da costringermi a chiudere l’account di posta elettronica. In un primo momento – anche preso dall’amarezza, rabbia e sconforto per offese così gratuite – ho pensato di denunciarli per diffamazione, ma poi ha prevalso la linea dell'”imperturbabilità”. Per questo motivo non sono più disponibile a comunicare pubblicamente il mio indirizzo e-mail. Anche perché amici e “compagni di merende” dei suddetti pseudo-appassionati (di cui uno si spaccia per grande conoscitore delle montagne locali, ma sbaglia l’identificazione delle cime!) sono sempre in agguato. La ringrazio del commento e chiedo scusa per averla tediata con fatti personali.

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