Il Burrone Tullio Giovanelli

Punto di partenza/arrivo: Ischia di Mezzocorona, 229 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Punto di partenzaFerrata Burrone Giovanelli-termine percorso attrezzato (1,15 h) ; termine percorso attrezzato-località Spiazzi (45 min.) ; località Spiazzi-punto di partenza (1,30 h)

Difficoltà: EEA (da facile a mediamente difficile – A/B -) la Via Ferrata Burrone Giovanelli ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: Usciti dall’A22 al casello di San Michele all’Adige-Mezzocorona, ci si dirige verso quest’ultima località. Entrati nel centro, si prende a sinistra la SP 29 (Via Cesare Battisti) mediante la quale si esce dal paese. Appena prima che la strada effettui una netta svolta a sinistra oltrepassando mediante ponte il Torrente Noce, si prende a destra (indicazioni per la Ferrata Burrone Giovanelli) un viottolo nei pressi di una centrale elettrica. La stradina curva subito a sinistra e prosegue tra filari di viti. Dopo un paio di svolte si incontra a destra uno spiazzo con tabella e indicazioni, che costituisce il punto di inizio del sentiero di avvicinamento

N.B.: nella sezione evidenziata colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Suggestivo percorso attrezzato la cui installazione originaria risale al 1906. Chiamato inizialmente Burrone delle Carbonare fu poi ribattezzato nel 1940 Burrone Tullio Giovanelli, in onore dello scopritore e valorizzatore dell’orrido. Si tratta di un sentiero attrezzato facile ma che richiede attenzione per la presenza di diversi passaggi viscidi. L’ambiente è di straordinaria bellezza, soprattutto nella parte centrale all’interno del canyon. Anche la discesa lungo il sentiero n° 500 è interessante e molto panoramica.

Dal punto di partenza a quota 229 m, si imbocca il sentiero n° 505 che virando a sinistra inizia a salire ripidamente. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue diritto/sinistra lungo il percorso n° 505A, che costituisce una variante rispetto il tracciato originale che sale a destra. Si avanza inizialmente pianeggiando, per poi piegare a destra e salire ripidamente per sentiero scalinato. Dopo questo breve strappo, si vira a sinistra scendendo verso il letto del torrente che più in alto forma il canyon che risaliremo. Attraversato, mediante ponticello in legno, il corso d’acqua, si riprende a guadagnare quota lungo la sua sponda destra orografica. Messo piede in una cengetta artificiale, la si segue a destra verso il fondo della gola, incontrando le prime attrezzature.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Continuando a traversare per cengia, si arriva nei pressi di una spettacolare cascata e alla base di una serie di scale. Una prima scaletta precede una seconda più verticale ed esposta (A/B) che regala emozionanti visuali. Dopo una terza breve scaletta, si prosegue a destra per cenge e roccette, procedendo anche in modo discendente. Congiuntesi con il sentiero n° 505, si vira a sinistra incontrando appena dopo un breve tratto attrezzato. Si prosegue per ottima traccia che effettua una sequenza di tornanti, regalando, man mano che ci si alza di quota, stupende visuali sulla sottostante Piana Rotaliana. Più in alto si superano alcune roccette lisciate, riprendendo successivamente il percorso attrezzato. Sfruttando cengette ci si avvicina al fondo della gola e raggiunto un pianerottolo si incontra una breve scaletta inclinata mediante la quale si oltrepassa una fenditura (A). Si continua poi per facile rampa/cengia obliqua verso destra (funi d’acciaio utili come corrimano), piegando in seguito nettamente a sinistra. Risalita un’altra rampa, si guadagna quota per sentiero a zig-zag nel quale sono presenti alcune staffe metalliche. Doppiato uno spigolo roccioso in cui sono posizionate due lapidi (una di queste ricorda il fondatore del percorso: Tullio Giovanelli), si penetra nello spettacolare orrido. Si procede nella sua sponda sinistra orografica, risalendo inizialmente una rampa di roccia levigata e terrosa, servita, oltre che dal cavo, da alcune staffe. Si asseconda successivamente una suggestiva cengia sotto rocce strapiombanti che obbligano a procedere quasi a carponi. Mediante scaletta si scende nel letto del torrente e, attraversatolo, si inizia la scalata di una parete verticale, dove è presente il cavo ben teso e numerose staffe metalliche. Dopo i primi metri verticali, si effettua un breve traverso a destra, superando successivamente un passaggio lievemente strapiombante (B). Scalata una rampa obliqua verso destra abbondantemente attrezzata (A/B), si arriva al termine di questa sezione. Si continua nella sponda sinistra (destra orografica) della gola, a fianco di una spettacolare cascata, superando una balza mediante scaletta. La successiva passerella conduce nel letto del corso d’acqua al centro dello spettacolare orrido. Ammirando uno scenario di drammatica bellezza, si prosegue facilmente lungo il canyon attraversando più volte il corso d’acqua principale. Usciti dalla parte più stretta e buia della gola, si presenta una biforcazione da cui si prosegue per il ramo di destra. Si procede parallelamente al torrente, lambendolo in un tratto, per poi guadarlo per un paio di volte. Arrivati nei pressi di un’incredibile cascata, il percorso vira a sinistra e riconduce nel corso d’acqua di prima. Varcatolo, si supera una placchetta viscida (A) cui fa seguito, poco dopo, una balza servita da quattro staffe metalliche (A). Giunti sotto un masso, lo si supera a sinistra per roccette gradinate ma viscide, affrontando successivamente un’altra balza (cascata a destra) “addomesticata” da staffe metalliche (A). Dopo altre rocce viscide ma attrezzate, arrivati alla base di una più alta cascata, si supera il salto mediante comoda scaletta (A). Ritornati nel letto del torrente, lo si asseconda per un tratto e guadatolo si risale una scaletta cui segue una balza quasi verticale, anch’essa “addomesticata” da staffe metalliche (A+). Si continua a guadagnare quota parallelamente al corso d’acqua principale, fino a piegare a destra e risalire un suo ramo asciutto. Messo piede in un’ampia traccia (indicazioni), si prosegue diritto lungo il percorso n° 505 in direzione del Bait dei Manzi e del Monte di Mezzocorona. Si guadagna ripidamente quota assecondando un solco, per poi piegare nettamente a destra, valicare una costa e dirigersi verso il fondo di una valletta. Avanzando in seguito per ampia traccia, la si abbandona in corrispondenza di una netta svolta a sinistra (segnaletica ottimale). Procedendo per sentiero più ripido, si rimette piede nel percorso di prima nei pressi di un bivio (segnavia). Si prosegue a destra e dopo un tornante ci si ricongiunge nuovamente con il tracciato principale nei pressi del Bait dei Manzi, 876 m. Al termine della radura in cui è collocata la costruzione, trascurata a sinistra un’altra carraia, si prosegue per pianeggiante forestale contrassegnata n° 506. Avanzando per il comodo tracciato e ignorando percorsi che si staccano ai lati, si penetra molto più avanti in una gola che si attraversa. Sbucati fuori dal bosco e raggiunta la località Spiazzi, la si attraversa dirigendosi verso la stazione della funivia del Monte di Mezzocorona. Poco prima di quest’ultima, si prende a sinistra il percorso n° 500 che scende al paese di Mezzocorona. Raggiunto un notevole punto panoramico con crocifisso, si inizia a perdere quota mediante ripido sentiero inizialmente attrezzato con cavo. Effettuando diversi tornanti, si penetra più in basso in un boschetto dove sono presenti delle panchine, per poi riprendere a scendere mediante altri tornanti. Si perde quota per ripido fianco parzialmente boscoso, ammirando spesso stupende visuali sulla sottostante Val d’Adige. Più in basso si raggiunge un ripiano con panchine e statua di S. Antonio, riprendendo successivamente a scendere mediante altre sequenze di tornanti. Il percorso si svolge perlopiù all’interno del bosco, eccetto un tratto in cui asseconda un’assolata rampa. Compiendo molti altri tornanti, ci si immette infine, nei pressi di una presa dell’acquedotto, in una stradina asfaltata. Si scende ripidamente per quest’ultima incontrando le stazioni della Via Crucis, fino a raggiungere e attraversare il parcheggio della funivia. Raggiunta Piazza della Chiesa, nel centro di Mezzocorona, si imbocca a destra Via Cristiani (indicazione per il Burrone di Mezzocorona: percorso n° 505). Si segue questa stradina ammirando interessanti visuali, sia sulle ciclopiche pareti del Monte di Mezzocorona, quanto sui sottostanti vigneti. Più avanti si costeggiano questi ultimi, svoltando in seguito nettamente a sinistra. Immessosi nella SP 29 percorsa in auto, la si segue fino a ritornare al punto di partenza in località Ischia di Mezzocorona.

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