Il Monte Navert da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Grammatica-Pian del Monte (1,20 h) ; Pian del Monte-Monte Navert (40 min) ; Monte Navert-radure della Costa (1 h) ; radure della Costa-Riana (50 min) ; Riana-Bosco delle Fate-Groppo Torsello-Grammatica (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dal sommo di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 per Monchio delle Corti, oltrepassando dopo un paio di chilometri la frazione di Sivizzo. Raggiunto il successivo paese di Grammatica, lo si attraversa interamente parcheggiando l’auto nei pressi o nel piazzale antistante la caratteristica chiesa a doppio campanile

map(1)www.openstreetmap.org

N.B.: le parti evidenziate in colore arancio, che hanno un valore puramente indicativo, si riferiscono a sezioni di percorso non presenti nella mappa utilizzata dall’autore della relazione

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione del massimo interesse, una delle più complete e suggestive dell’intero Appennino parmense. Partendo dal paese di Grammatica, un’ampia mulattiera/carraia conduce, avendo come direttrice la dorsale Bratica/Parma, ai pascoli di Pian del Monte e, da questi ultimi, alla sommità del Monte Navert. Per il rientro propongo di scendere a Riana mediante un percorso (già relazionato, nel senso di salita, in due altre occasioni) non segnato, che costituisce un vero e proprio compendio delle preziosità ambientali e paesaggistiche dell’Alta Val Bratica. Da Riana si ritorna a Grammatica attraversando inizialmente lo splendido castagneto del Bosco delle Fate. Nella seconda parte si dovrà invece percorrere la provinciale per Monchio, magari facendo una breve ma interessante digressione al fine di raggiungere la sommità del Groppo Torsello.

Sotto il poggio su cui si trova la chiesa di Grammatica, si imbocca uno stradello, nella parte iniziale asfaltato, che incomincia a guadangnare quota effettuando alcuni tornanti. Più in alto si sale assecondando il dorso di una costa che offre notevoli visuali sull’Alta Val Bratica. Si costeggiano belle radure e nei pressi di una curva a destra si trascura a sinistra una traccia in discesa. Continuando ad assecondare la costa di prima, si penetra successivamente nel bosco progredendo in lieve/moderata pendenza. Si trascurano tracce laterali e si costeggiando belle radure, notando più avanti quello che potrebbe sembrare il selciato originario: si tratta in effetti dell’antico accesso utilizzato dai valligiani al fine di raggiungere i pascoli di Pian del Monte. Il tracciato piega poi a destra varcando un rio, conducendo, dopo una salita piuttosto ripida in cui svolta a sinistra, ad un bivio in corrispondenza di una radura alla nostra sinistra e di un ruscello alla nostra destra. Trascurata l’ampia mulattiera di destra, diretta allo storico valico di crinale conosciuto come Passo della Sisa, si continua a sinistra per il percorso segnato (CAI n° 739). Il tracciato svolta subito a sinistra e più in alto contorna il margine superiore di un’area orribilmente e inutilmente disboscata. Si effettua poi una netta curva a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa, trascurando in prossimità della svolta una traccia a sinistra. Si continua per ampia mulattiera/carraia, inizialmente piuttosto incavata, guadagnando quota in lieve/moderata pendenza. Più avanti si sale avendo alla nostra sinistra un suggestivo rio, trascurando, una volta giunti nei pressi di un’area di rado bosco situata alla nostra sinistra, una traccia a destra (ometto). Si prosegue per il bel percorso della mulattiera, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra, un’altra traccia che si stacca a destra. Si continua costeggiando l’area di bosco rado (soggetta anch’essa ad operazioni di esbosco) e belle radure situate alla nostra destra. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra del percorso principale, si trascura a destra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa e si sale contornando il margine superiore dell’area disboscata. Si effettua poi una svolta a destra, e dopo uno strappo abbastanza ripido si taglia una traccia trasversale. Si avanza sulla sinistra del crinale Bratica/Parma (aggirando in questo modo il boscoso Monte Quadro) perlopiù in lieve pendenza ma con qualche breve salita piuttosto ripida, notando alla nostra sinistra panoramici pendii prativi. Più avanti, in corrispondenza di una bella sella prativa, ci si innesta sul filo della dorsale spartiacque, avanzando per un tratto in piano/lieve discesa. Trascurata poco dopo una traccia a destra, si prosegue a sinistra con andamento a mezza costa ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si inizia poi l’aggiramento, in versante Bratica, di un groppo boscoso, procedendo inizialmente in discesa, riprendendo successivamente a salire. Si esce in seguito al sommo di stupendi pendii prativi con arbusti che regalano impareggiabili visuali panoramiche, mentre davanti a noi si nota il boscoso Groppo Fosco la cui sommità raggiungeremo. Si avanza per un tratto sostanzialmente in piano/lieve discesa, rientrando successivamente nel bosco. Ripresa la salita, si incontra un bivio dal quale si trascura a sinistra un percorso che conduce alla Capanna Pian del Monte, a cui siamo diretti, ma preferiamo restare nella traccia segnata. Si continua per l’ampia mulattiera in moderata pendenza che si mantiene in prossimità dell’ampio crinale divisorio, costeggiando più in alto pendii prativi e radure. Qui il tracciato piega nettamente a destra e progredendo in ripida salita con alcune svolte conduce nella stupenda dorsale prativa del Groppo Fosco. Si risale per traccia non molto marcata il profilo erboso ammirando visuali semplicemente straordinarie sui monti dell’Alta Val Parma. Guadagnata la sommità del groppo, 1585 m, si prosegue inizialmente per crinale erboso piegando successivamente a destra. Si avanza in lieve salita tra macchie di bosco e radure, approdando infine nella dorsale prativa di Pian del Monte, 1580 m. Si prosegue attraversando splendide radure inserendosi poco dopo in una carraia proveniente da Riana, ammirando l’impareggiabile bellezza di questo luogo, sede di un antico mercato estivo. Dopo un piccolo rifugio (la Capanna Pian del Monte), situato più in basso a sinistra, si penetra in una splendida faggeta dove si prosegue per comoda traccia. Ci si sposta temporaneamente a sinistra rispetto il crinale divisorio, recuperandolo poco dopo più o meno in corrispondenza di una magnifica radura che offre una suggestiva visuale sul crinale Parma/Massa. Si continua perdendo lievemente quota per ampio sentiero leggermente a sinistra del filo della dorsale, fino a recuperarlo poco prima di approdare in una selletta a quota 1529 m. Da quest’ultima si continua lungo il percorso n° 739 alla volta della cima del Monte Navert, avanzando inizialmente per ripida traccia che asseconda il boscoso crinale divisorio. Dopo questa prima erta salita si prosegue meno ripidamente, tenendosi leggermente a sinistra del filo della dorsale. Effettuata un’altra ripida salita e guadagnato il sommo di questa prima sezione del profilo settentrionale della montagna, si approda in un piccolo ripiano caratterizzato da splendidi e scultorei faggi. Assecondando la dorsale spartiacque si avanza per un breve tratto in lieve discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in quest’ultimo si riprende a salire in moderata pendenza per ottima traccia in magnifico ambiente boschivo. Si esce successivamente in una bella e ampia radura, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Si continua poi per il crinale divisorio in lieve salita (sulla destra è visibile un faggio collocato in splendida posizione), sbucando infine nel superlativo pianoro sommitale che si percorre interamente in direzione della ben visibile croce di vetta. Dalla sommità del Monte Navert1653 m – che precipita verso sud con spettacolari dirupi di rocce calcaree – si ammira un panorama tra i più completi e suggestivi a livello appenninico. Ritorna alla selletta a quota 1529 m si abbandona il sentiero segnato prendendo a destra un’ampia mulattiera, inizialmente non molto incavata, che procede in lieve discesa. Poco più avanti si scende a fianco di un rio che più in basso si varca mediante netta curva a destra. Si svolta subito a sinistra e si continua a perdere lievemente quota avendo inizialmente il corso d’acqua a sinistra. Poi ci si sposta progressivamente verso destra, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra. Oltrepassato il solco formato dal Rio del Freddo, si svolta a sinistra e si costeggia, dopo una breve risalita, un prato con casupola in legno. Si prosegue per comoda carrareccia che procede in modo lineare in lieve discesa nella sponda destra orografica della valletta formata dal menzionato Rio del Freddo. Più in basso si effettua un tornante sinistrorso oltre il quale si trova un tavolo con panche e tabella esplicativa. La carraia effettua subito dopo un tornante destrorso: noi l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia traccia che in breve conduce a varcare il Rio del Freddo, molto suggestivo in questo tratto. Appena oltre il guado si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra, mentre al successivo bivio, situato a pochissima distanza dal precedente, si continua per la mulattiera di destra. Si avanza comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo, fino a sbucare alla base di un pendio prativo. Si risale quest’ultimo per ripido tratturo e, nel punto in cui esso svolta a sinistra, lo si abbandona andando a destra. Si segue una traccia meno evidente che svolta inizialmente a destra, poi a sinistra. Appena dopo si abbandona anche questo percorso prendendo a destra un labile sentiero che scende (alla nostra destra si nota un solco) verso il fondo di una valletta. Poco dopo occorre guadare un rio quasi sempre asciutto, oltre il quale si scende per ampia traccia piuttosto ostruita da rami (l’area in cui ci troviamo è infatti caratterizzata da alberi piegati e/o completamente divelti). Varcato il Rio Pian del Monte, si prosegue in lieve salita fino a guadare il Rio delle Pielle, appena dopo il quale si effettua una netta svolta a destra. Proseguendo per l’ampia traccia in salita, si raggiungono in breve le magnifiche radure della Costa, uno dei più suggestivi e appartati luoghi di tutta l’Alta Val Bratica. Il tracciato effettua poi una netta curva a sinistra conducendo ad un bivio dove si prende il percorso di destra. Si scende per un breve tratto varcando un rio, effettuando appena dopo una svolta a destra. Si avanza per carraia all’interno di un’area di rado bosco e, trascurando tracce laterali, si raggiunge senza possibilità di errore una spettacolare costa chiamata Berlalunga. Oltre il notevole panorama che è possibile ammirare, l’aspetto più interessante del luogo in cui ci troviamo deriva dal fatto che sotto di noi precipitano verticali pareti similari, come conformazione geologica, a quelle più vaste e imponenti del Groppo Sovrano. Mediante netta curva a sinistra si aggira la costa in questione e si perde quota all’interno del bosco. Si attraversa poi un’area soggetta a operazioni di esbosco, guadando successivamente un rio. Proseguendo per il percorso principale si contorna il margine inferiore di una più ampia area disboscata, al termine della quale si incontra un bivio dove si continua diritto. Poco dopo alla nostra destra si notano lacerti di vecchi muretti a secco: è tutto ciò che rimane di altri muretti che originariamente affiancavano la vecchia mulattiera che stiamo percorrendo, purtroppo in questi ultimi anni sciaguratamente allargata – quindi cancellata – per permettere il passaggio ai rovinosi mezzi di esbosco (il tutto nel più bieco menefreghismo da parte di chi, in questi anni, si è unicamente riempito la bocca di ridicoli proclami relativi al “rilancio” della montagna appenninica). Un tornante destrorso precede una ripida discesa al termine della quale la carraia svolta a sinistra. Proprio in corrispondenza della curva, andando a destra, si raggiunge il sommo delle splendide radure della località I Cornioli, luogo, come quello che visiteremo tra poco, molto importante per i valligiani e di grande preziosità a livello paesaggistico/naturalistico. Proseguendo per il percorso principale si perde quota costeggiando ripidi pendii caratterizzati da rocce scure, mentre alla nostra destra degradano i terrazzamenti prativi dei Cornioli. Effettuata una curva a sinistra si raggiunge e attraversa uno dei più spettacolari luoghi di tutto l’Appennino parmense. Si tratta de La Traversa, ammasso di detriti di rocce arenacee utilizzate dai valligiani come cava naturale per costruire muri e secco e altre strutture. Dopo aver gustato l’aspra bellezza di questa località (alla nostra destra si nota una suggestiva conchetta) si rientra nel bosco transitando subito a fianco di una baracca. Poco più avanti ci si immette nell’ampia carraia che da Riana sale alle radure di Pian del Monte, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. La si segue a destra (si incontra quasi subito una fontana situata alla nostra sinistra) avanzando comodamente in lieve discesa. Dopo aver costeggiato vecchi muretti a secco e un più alto e caratteristico muro, ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra. Si perde quota assecondando il dorso di una panoramica costa, effettuando poco più in basso un tornante sinistrorso in corrispondenza di un panoramico pulpito. Dopo un’ultima discesa si entra nel magnifico borgo di Riana, 1015 m, (appena prima di entrare nel centro del paese si nota a sinistra un’edicola con bassorilievo in marmo) che si attraversa interamente, fino a raggiungere la provinciale per il Passo del Ticchiano e Monchio. Nell’atro lato (indicazioni) si imbocca una vecchia mulattiera perdendo inizialmente quota per scalinata. Si continua poi per il suggestivo tracciato affiancato dai “soliti” muretti a secco, compiendo poco dopo un paio di tornanti. Attraversato lo stradello asfaltato d’accesso al cimitero, si prosegue per la storica mulattiera (Sentiero Natura e Cultura) che perde quota avvicinandosi, mediante svolta, al Rio del Canalaccio. Dopo un tornante destrorso si costeggia il muro di proprietà di una villa in corrispondenza della quale ci si immette in un altro percorso che si segue a sinistra (indicazioni del Sentiero Cultura e per il Bosco delle Fate). Mediante ponte si attraversa il corso d’acqua alla cui destra orografica siamo scesi poc’anzi, transitando subito dopo a fianco della bella costruzione del Molino di Riana. Oltrepassato successivamente un rio, si prosegue per ampia traccia – delimitata a destra da una barriera protettiva – avanzando in lieve salita. Aggirata una costa si continua per il magnifico e storico tracciato – recentemente ripulito e risistemato – affiancato da muretti a secco. L’amonia tra la bellezza dell’ambiente boschivo che ci circornda e le poesie (riportate in apposite tabelle) di Attilio Bertolucci, che tanto ha amato questi luoghi, regala sensazioni difficilmente descrivibili. Poco dopo si passa a fianco di un primo essiccatoio (“saldato” ad un grosso masso) e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno di quello che certamente è il più bel castagneto di tutto l’Appennino parmense: il Bosco delle Fate. Si continua per la storica mulattiera – affiancata sempre da vecchi muretti a secco – attraversando un ripiano boscoso di impareggiabile bellezza. Alla nostra destra si trovano altri metati, mentre a sinistra si intravvede una fiumana detritica, la stessa che scende dalla base delle pareti del Groppo Sovrano e che la provinciale taglia poco prima di raggiungere Riana. Al primo bivio (indicazioni) si va a destra per mulattiera che restringendosi passa a fianco di altri essiccatoi. Si prosegue per il bellissimo tracciato iniziando poco dopo a guadagnare effettuando un tornante sinistrorso (alla nostra destra si trova una costruzione ristrutturata). Messo piede sul percorso abbandonato poco fa, lo si segue a destra avanzando a saliscendi all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Dopo essere transitati a fianco di altri metati semidistrutti ed effettuata una risalita piuttosto ripida in cui si curva a sinistra, si mette piede nella provinciale. La si segue a destra verso Riana incontrando poco dopo una bella Maestà ed oltrepassando mediante ponte un corso d’acqua. Dopo il secondo e più alto ponte sul Rio Acquabella, si incontra a destra uno spiazzo alla base del Poggio Torsello che precipita verso il fondo della Val Bratica con verticali pareti. Proprio in corrispondenza dello spiazzo si stacca a destra una traccia che procede in lieve salita avanzando parallelamente alla dorsale sommitale del colle. Quando il sentiero scompare del tutto, si sale a sinistra liberamente gudagnando in questo modo la cima del groppo caratterizzata da blocchi rocciosi (breve e consigliata digressione). Continuando lungo la provinciale, dopo un tratto in salita in cui si costeggiano verticali pareti e un paio di svolte, si entra nel paese di Grammatica, proprio nei pressi della chiesa a doppio campanile.

 

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