Lozzola – S. Bernardo – Groppo della Donna

101_2472 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S. Bernardo (1,25 h) ; S. Bernardo-Groppo della Donna (50 min) ; Groppo della Donna-Groppo Neri-S. Bernardo (50 min) ; S. Bernardo-ofiolite di Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo della Donna ; EE la breve digressione al gendarme ofiolitico ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per qualche chilometro lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Ad un bivio si prende a sinistra la SP 532R diretta a Berceto e Bergotto. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole e “inedita” proposta escursionistica in luoghi ricchi di fascino naturalistico, panoramico e storico. L’accesso da Lozzola a S. Bernardo risulta in alcuni tratti poco evidente, sia per la scarsa frequentazione ed incuria, quanto per la presenza di diversi alberi divelti che ostacolano il cammino rendendo il tracciato a volte poco visibile. Il raggiungimento della sommità del Groppo della Donna, percorrendo la dorsale spartiacque da nord a sud, avviene spesso su tracce molto labili o inesistenti. Consultando alcune mappe sembrerebbe che il crinale in questione sia percorso da un sentiero segnato. Non ho idea se si tratti di un clamoroso errore di tracciatura oppure il suddetto sentiero sia andato in totale disuso. In ogni modo si tratta di un’ascesa di particolare interesse, anche perché si ha la possibilità di raggiungere una cima molto caratteristica, la prima da settentrione della dorsale Cogena/Manubiola, ben distinguibile dal secondo versante per le sue interessanti e uniformi pareti ofiolitiche. Nell’itinerario è proposta anche una digressione al fine di conquistare la sommità di una curiosa conformazione – anch’essa ofiolitica – in prossimità della frazione Castello, posta poco più in alto e ad est rispetto la località di partenza.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S.Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dopo una sosta al fine di ammirare questo luogo di grande importanza storica e ambientale/naturalistica (il colle in cui ci troviamo è ammantato da splendidi castagni), si continua per il percorso di prima che in breve esce dal bosco. Di fronte a noi è ben visibile il Groppo della Donna, formato da due cime di cui quella più settentrionale precipita in versante Manubiola con spettacolari pareti di ofiolite. Dopo una breve discesa si incontra un bivio (indicazioni) da cui si imbocca a destra una traccia, virando a sinistra all’altro bivio che si incontra subito dopo. Si avanza per ampia mulattiera (percorso CAI n° 837 diretto al Monte Binaghe e al Passo La Calà) che effettua subito una svolta a destra in corrispondenza della quale si trascura a sinistra una carraia erbosa. Si prosegue per il comodo tracciato incontrando poco più avanti una fontana con ampio sentiero che si stacca a sinistra. Oltre la fontana il percorso compie una curva a sinistra (a destra si nota una staccionata) aggirando una dorsale boscosa. Qui giunti si nota su un albero una sbiaditissima freccia rossa: abbandoniamo perciò il percorso segnato e iniziamo la risalita della dorsale in direzione della prima cima del crinale Cogena/Manubiola. Si avanza senza una vera e propria traccia assecondando o rimanendo nei pressi del filo del boscoso crinale. Più avanti si recupera una tracciolina che tuttavia ben presto si spegne, fatto quest’ ultimo che non crea grandi problemi in quanto l’orientamento risulta tutto sommato immediato. Si continua ad assecondare la dorsale spartiacque intercettando anche un sentierino seguendo il quale ci si tiene leggermente a destra del suo filo. Recuperato il crinale si prosegue in bellissimo ambiente caratterizzato da rocce e massi ofiolitici. Dopo una salita si raggiunge il sommo di un panoramico poggetto appena prima del quale si incontra un paletto in legno con sbiadito segno rosso. Dalla cima del suddetto poggio risulta evidentissima la prosecuzione della dorsale e, in particolare, la prima cima, quella più settentrionale, del crinale Cogena/Manubiola, alla cui sommità siamo diretti. Si continua quindi assecondando la dorsale spartiacque, raggiungendo in breve una selletta all’interno del bosco. Trascurata qui una traccia che, staccandosi a sinistra, scende ripida, proseguiamo diritto per sentiero in questo tratto abbastanza evidente, tenendosi a destra del filo del crinale. Avanzando in questa direzione si guadagna il bordo occidentale della dorsale che si segue a sinistra, trascurando un sentiero che a mezza costa aggira la cima a cui siamo diretti. Assecondando il ripido crinale boscoso, perdendo e ritrovando tracce, ci avviciniamo alla suddetta cima, trascurando, poco prima di essa, un altro sentierino che piega a destra. Dopo un’ultima erta e faticosa salita che avviene nei pressi e anche assecondando il bordo del crinale – che precipita in versante Manubiola con ripide pareti (attenzione) – si guadagna l’esclusiva e molto aerea sommità della prima ofiolitica cima della dorsale Cogena/Manubiola. Qui troviamo una specie di lapide con lettere mancanti dove si legge “Ragazzi di Berceto” con i numeri 9 e 1 relativi alla data in cui è stata affissa. Dalla cima si scende tenendosi sulla destra rispetto all’affilata cresta ofiolitica, raggiungendo poco più in basso una spettacolare forcella. Dopo una sosta d’obbligo al fine di ammirare le pareti ofiolitiche del versante Manubiola della cima poc’anzi conquistata, mediante tracciolina si penetra nel bosco procedendo sulla destra del crinale divisorio. Quando il sentiero si perde si continua a salire restando, come prima, un poco a destra del filo della dorsale, recuperando poi un’altra traccia. Mediante quest’ultima si aggirano sulla destra, in versante Cogena, delle rocce ofiolitiche, e quando il percorso si sdoppia ci si tiene a sinistra. Dopo una ripida salita per sentiero ghiaioso/terroso si recupera la dorsale spartiacque in corrispondenza delle rocce finali di un groppo ofiolitico. Si continua lungo il percorso di crinale aggirando a destra altre rocce per traccia appena accennata, avanzando successivamente in ripida salita e notando un altro sentiero alla nostra destra. Rimesso piede sul filo della dorsale, in corrispondenza di una selletta alla base di spettacolari spuntoni ofiolitici, si continua per sentiero esiguo che avanza tenendosi a destra del crinale. Progressivamente si ritorna verso quest’ultimo, procedendo in seguito appena a destra del suo filo. In questo tratto, ormai a poca distanza dalla cima del Groppo della Donna, la montagna si presenta boscosa nel versante Cogena, mentre in quello Manubiola precipita con ripidi e franosi dirupi. Avanzando più o meno senza traccia, tenendosi sempre all’interno del bosco appena a destra del filo del crinale, si esce dalla vegetazione in corrispondenza del dorso di una costa. Da qui, voltando a sinistra, si raggiunge in breve la cima del Groppo della Donna, 1139 m, da cui si ammirano ampie visuali sulla sottostante Val Manubiola e sui monti della Val Baganza. Dopo una meritata sosta si prosegue per un breve tratto lungo lo spettacolare filo del crinale divisorio, abbandolandolo nel momento in cui da destra, in versante Cogena, si salda una dorsale secondaria. Si scende per quest’ultima (qualche ometto) costeggiando il limite del bosco alla nostra destra, mentre a sinistra degradano interessanti dirupi. Messo piede nel percorso n° 837 lo si segue a destra perdendo quota avendo ancora come direttrice la dorsale di prima. Penetrati nel bosco si scende compiendo qualche svolta, virando poi nettamente a destra. Si prosegue successivamente per crinale boscoso sbucando poco dopo in una spettacolare dorsale ofiolitica. Si percorre quest’ultima assecondando gli sbiaditi segnavia, superando qualche roccetta e ammirando un ambiente che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti a poca distanza dalla cima della conformazione ofiolitica conosciuta come Groppo (o Groppi) Neri, confusa da qualcuno con il Groppo della Donna, la si può raggiungere con breve deviazione. A tal fine ci si sposta a destra e si aggirano a sinistra le rocce terminali (è anche possibile superare direttamente queste ultime con un interessante passaggio all’interno di una spaccatura tra gli spuntoni sommitali). Dalla cima, 1031 m, si ammira un vasto e completo panorama. Recuperato il sentiero di prima si scende effettuando alcuni tornanti per pendio roccioso/ghiaioso, attraversando anche una recinzione a filo spinato. Appena dopo si mette piede in una magnifica e ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. La si percorre per un tratto, ma in corrispondenza di un masso ofiolitico il percorso segnato piega a destra, perciò si deve oltrepassare – o meglio sottopassare – per una seconda volta la recinzione di prima. Il sentiero scende poi tagliando aspri pendii nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta il cui fondo fra poco raggiungeremo. Entrati in un boschetto si prosegue per sentiero infossato e, usciti nuovamente all’aperto, si procede alla base dei dirupi e rocce ofiolitiche del versante NW del Groppo Neri. Dopo una netta curva a sinistra si perde quota ripidamente compiendo altre svolte, raggiungendo in questo modo il fondo della menzionata valletta. Dopo aver varcato un rio si svolta subito a sinistra costeggiandolo per un breve tratto, iniziando poi una risalita. Si guadagna quota in moderata pendenza per sentiero sassoso, avanzando successivamente in piano. Dopo aver attraversato un solco, si riprende a salire parzialmente fuori dal bosco e, mediante svolta a destra, si aggira una costa. Si prosegue all’interno di un magnifico ambiente boschivo procedendo a mezza costa, fino a doppiare, mediante netta curva a destra, un profilo boscoso che costituisce il bordo occidentale della dorsale del Groppo della Donna. Poco più avanti, dopo aver attraversato un bel ripiano boscoso, si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso n° 837 per risalire il crinale Cogena/Manubiola alla volta del Groppo della Donna. Si ritorna quindi a S. Bernardo e, mediante lo stesso tragitto seguito all’andata, si fa ritorno a Lozzola. Nella discesa occorre prestare attenzione, appena dopo l’ultimo essiccatoio (il primo incontrato in salita), a non assecondare un sentiero che si sposta a destra, che porterebbe fuori strada, ma si deve proseguire diritto cercando di intuire il tracciato che risulta molto poco visibile a causa di sterpaglie e tronchi che lo sbarrano (memorizzare i punti di riferimento durante la salita). Per finire consiglio vivamente una digressione. Una volta rimesso piede nella stradina asfaltata, al primo bivio che si incontra prendendo il tracciato di destra si raggiunge in circa dieci minuti di cammino, andando a destra ad un bivio, una cappella. Ci troviamo nei pressi della frazione di Castello e, dal punto in cui siamo, si diparte una cresta ofiolitica culminante in un curioso spuntone, ben visibile da Lozzola, con croce sommitale. Seguendo una labile traccia si inizia la risalita della dorsale caratterizzata da massi ofiolitici, avanzando poi più comodamente per ampio e panoramico crinale. Dopo una discesa e successiva risalita si raggiunge la base del blocco terminale che si inizia a scalare per facili rocce, nei primi metri piuttosto ripide ma ben gradinate. Dopo aver superato una placchetta (forse un ) si guadagna la vertiginosa ma magnifica sommità dell’ofiolite dove, appunto, si trova una croce. Dopo essere tornati alla cappella di prima consiglio una visita alla menzionata frazione di Castello, seguendo uno stradello che l’attraversa intermente e riconduce verso sinistra nella stradina asfaltata percorsa in precedenza. Ritornati al bivio di prima si ritorna alla chiesa di Lozzola per la stessa strada seguita in salita.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...