Il Castello di Gravago e il Monte Barigazzo da Noveglia

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Punto di parteza/arrivo: Noveglia 476 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 6,30 h

Tempi parziali: campo sportivo di Noveglia-Castello di Gravago (50 min) ; Castello di Gravago-Stabio (50 min) ; Stabio-Lavacchielli (1 h) ; Lavacchielli-Monte Barigazzo (50 min) ; Monte Barigazzo-bivio sentieri n° 803/803a (1,20 h) ; bivio sentieri n° 803/803a-Pieve di Gravago (1,10 h) ; Pieve di Gravago-campo sportivo di Noveglia (25 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi. Da quest’ultima località si continua lungo la SP 359, imboccando poi a sinistra la SP 21. Dopo alcuni tornanti si attraversa il ponte sul Torrente Ceno e si prosegue in direzione del Passo della Colla e Bedonia. Raggiunto il bivio con la strada che porta a Noveglia, la si segue attraversando il ponte sul torrente omonimo. Entrati nel centro del paese si volta a destra in direzione del campo sportivo, attraversando per una seconda volta il torrente. Si parcheggia l’auto nell’ampio spiazzo adiacente agli impianti sportivi

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida e completa escursione che comporta, nella prima parte, la visita alle rovine del Castello di Gravago, edificato originariamente dai Longobardi. Per accedere al castello si segue un sentiero in alcuni punti non particolarmente evidente, ma ben contrassegnato da ometti. Altra località di grande interesse che visiteremo nel prosieguo dell’escursione è Lavacchielli, uno dei più suggestivi paesi fantasma di tutto l’Appennino parmense. Dopo il raggiungimento della cima del Barigazzo, suggerisco di percorrere il crinale spartiacque Mozzola/Novelgia e di rientrare in valle mediante carraie evidenti ma con segnaletica alquanto scarsa.

Dal campo sportivo di Noveglia si attraversa la strada asflatata imboccando nell’altro lato un evidente sentiero che in moderata pendenza guadagna quota nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Noveglia. Più in alto si sbuca in una strada asfaltata e attraversatala si continua per sentiero che avanza assecondando il dorso di una costa. Dopo una curva a sinistra si contorna il margine di un campo situato alla nostra destra, mentre a sinistra si notano i lacerti di un vecchio muretto a secco. Si prosegue per il bel sentiero, non segnato ma evidente, costeggiando più avanti il limite di un panoramico campo situato alla nostra sinistra. Successivamente si lambisce la strada asfaltata di prima e si prosegue per il percorso principale in cui affiora il selciato originario: quest’ultimo e i muretti a secco sono segno della sua importantza e storicità. Più avanti si effettua una curva a sinistra aggirando, oltre quest’ultima, un poggetto erboso (altri muretti a secco). Raggiunta una casa isolata, ci si immette nella strada asflatata di prima che si segue a destra, abbandonandola al primo bivio dirigendosi verso la vicina località di Pieve di Gravago. Piegando poco dopo nettamente a sinistra, uscendo in questo modo dallo stradello che conduce alla vicina chiesa, si entra nel magnifico borgo che si attraversa interamente, svoltando poi a destra. Lasciatosi alle spalle il paese ci si immette in un’ampia traccia segnata (n° 803a – Via degli Abati) che si segue a sinistra, transitando subito a fianco di un vecchio lavatoio. Al primo bivio che si incontra si prosegue a destra (indicazione), evitando in questo modo di entrare nella frazione di Pellegri. Lasciata poco dopo a sinistra un’altra carraia proveniente dal menzionato nucleo, si prosegue per il percorso principale, raggiungendo in breve un bivio importante. Da qui si abbandona temporaneamente il percorso segnato prendendo a destra un ampio sentiero che poco dopo transita ai piedi di spettacolari dirupi simili, come conformazione geologica, alle famose creste del Barigazzo. In corrispondenza della terminazione sinistra dei dirupi la traccia svolta a destra, ma noi, al bivio che si incontra, l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia mulattiera. Si compie una curva a destra e si procede in discesa all’interno del bosco nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Nei pressi di quest’ultmo il percorso sembra perdersi: guardando a sinistra si dovrebbe notare un ometto e un cordino blu che aiuta a discedere una sponda scoscesa. Messo piede nel letto del suggestivo rio e attraversatolo, si prosegue verso destra avanzando paralleli al corso d’acqua. Poco dopo si piega a sinistra iniziando a guadagnare quota per traccia più evidente medianti alcuni tornanti. Raggiunto un bivio si trascura il percorso di destra, che procedendo parallelamente al rio conduce ad una fonte solforosa (digressione consigliata), continuando invece a sinistra per sentiero che sale mediante altri tornanti. Si progredisce per traccia non molto marcata ma ben segnata da ometti, raggiungendo più in alto la dorsale del poggio al cui sommo si trovano i ruderi del Castello di Gravago. Qui si incontrano i primi lacerti murari che il sentiero inizialmente costeggia per poi piegare a sinistra e attraversarli. Valicata la dorsale, si prosegue orizzontalmente per labile traccia seminascosta dall’erba alta progredendo in direzione est. Poco dopo si costeggiano delle rocce sopra le quali si innalzano le mura del castello e, appena oltre una curva a destra, si approda in una selletta ai piedi del Castello di Gravago. Spostandosi a destra si arriva alla base delle mura che si costeggiano sulla destra, raggiungendo in questo modo un’apertura situata nella faccia occidentale della torre. Ora, risalendo con attenzione alcuni gradini e aiutandosi anche con un ramo, è possibile penetrare all’interno del maniero. Dal castello ritorniamo sui nostri passi fino a rimettere piede nel percorso n° 803a, abbandonato in precedenza, che si segue a destra. Raggiunto un bivio si prende la vecchia mulattiera di sinistra, ancora mirabilmente selciata e con muretti a secco ai lati. Si continua a perdere quota lungo lo storico tracciato e dopo una curva a destra ci si ricongiunge con la carraia di prima. Si varca subito un ruscello transitando appena dopo a fianco del Mulino Rosta, per poi guadare mediante ponticello l’omonimo rio. Si prosegue per il percorso segnato che inizia successivamente a guadagnare quota nella sponda destra orografica della valle formata dal corso d’acqua. Stiamo camminando, come prima dell’attraversamento del Rio Rosta, su una vecchia mulattiera in alcuni tratti splendidamente selciata e con muretti a secco. Con costante andamento in ripida salita ed effettuando svolte e tornanti si sbuca infine in località Bré, dove ci si inserisce in una stradina asfaltata. La si segue a destra (indicazioni) e al bivio successivo si prosegue sempre a destra in direzione di Stabio. Dopo essere passati a fianco della chiesa e di alcune case di quest’ultima località, si raggiunge un bivio dove si piega destra scendendo nel centro vero e proprio del piccolo nucleo. Si costeggia un casa continuando poi per carraia (percorso CAI n° 803a) che avanza in piano/lieve discesa affiancata da interessanti muretti a secco. Si prosegue in modo lineare per questo tracciato, costeggiando campi incolti e radure nella sponda destra orografica del Rio Rosta, guadato in precedenza. Più avanti si penetra nel bosco e, appena dopo l’attraversamento di un ruscello, si presenta un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (segnavia poco evidente sul tronco di un albero). Si avanza per traccia invasa da acqua proveniente dal rio di prima, proseguendo, al bivio successivo, a destra. Si continua per mulattiera affiancata da lacerti di vecchi muretti a secco ricoperti di muschio, immettendosi poco dopo in un’altra traccia (forse quella abbandonata al primo bivio) che si segue a sinistra. Si guadangna quota per il bel tracciato compiendo alcuni tornanti e, dopo un’ultima salita in cui si passa a fianco di una costruzione diroccata, si sbuca in una bella radura a poca distanza dal nucleo di Cerreto, 761 m. Dopo aver attraversato la sterrata d’accesso, si entra nello spettacolare borgo ammirando splendide case in sasso, alcune delle quali ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Assecondando i segnavia si attraversa in salita tutto il nucleo, immettendosi, nella parte alta, in una carraia che si segue a destra. Presto si penetra nel bosco e, raggiunto un bivio, si continua a sinistra, trascurando a destra il percorso che conduce ai ruderi di Case Bosche. Dopo aver costeggiato un bel muretto a secco si varca un rio oltre il quale tracciato è interrotto da una frana. Per tracciolina esigua si attraversa, prima in salita poi in discesa, il pendio frananto recuperando in questo modo la vecchia mulattiera. Si prosegue lungo lo storico percorso ancora splendidamente selciato all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Usciti temporaneamente dal bosco si incontra un bivio dal quale si continua diritto in salita, progredendo ai piedi di spettacolari blocchi rocciosi. Si prosegue per l’ampia mulattiera dall’andamento sempre molto lineare, incontrando, dopo un tratto dissestato, un’altra sezione di selciato ancora pefettamente conservato. Valicata una costa panoramica, si raggiunge poco più avanti un bivio da cui, trascurato a sinistra il percorso n° 803d per Pianelleto, si prosegue diritto in direzione di Lavacchielli (n° 803a). Si penetra in questo modo nella valletta formata dal Rio Rosta e, varcato quest’ultimo (subito dopo il guado sulla sinistra si nota un tavolo con panche), si prosegue nella sponda opposta per comodo sentiero. Il tracciato poco più avanti compie un’ampia curva a sinistra e, progredendo piuttosto ripidamente, attraversa sezioni di rado bosco. Si raggiungono successivamente le prime case dello spettacolare e spettrale nucleo di Lavacchielli, 982 m, che si attraversa seguendo la traccia. Nei pressi delle ultime case si vira repentinamente a sinistra e appena dopo a destra, attraversando in questo modo, prestando attenzione ai segnavia, la parte alta del nucleo. Usciti dal paese fantasma si continua lungamente per bella e comoda mullattiera senza possibilità di errore. Mediante un’ampia curva a destra si cambia lentamente direzione, avanzando quasi sempre in lieve salita, guadagnando di conseguenza poco dislivello. Raggiunto l’unico bivio che può trarre in inganno, si prosegue diritto/sinistra trascurando a destra un’ampia traccia. Al secondo bivio che si incontra poco dopo (indicazioni) si prende invece la traccia di destra, ignorando a sinistra il percorso che conduce a Pianelleto. Dopo breve salita si giunge ad un ulteriore bivio segnato, a poca distanza dal crinale divisorio Noveglia/Mozzola, da cui si trascura temporaneamente il tracciato (n° 803) per il Monte Grosso e il Monte La Tagliata. Si continua diritto per sentiero ignorandone un altro a sinistra, fino a mettere piede nella dorsale spartiacque in corrispondenza di una spettacolare selletta. Qui giunti si sale a sinistra lungo il ripido filo del suggestivo crinale, avanzando, dopo il primo faticoso strappo, più comodamente all’interno del bosco. Si riprende poi a salire ripidamente assecondando sempre il filo della dorsale montuosa che si presenta, a livello geologico/morfologico, similare alle famose creste del Barigazzo. Più in alto si costeggia una recinzione svoltando poi repentinamente a destra, transitando inizialmente a fianco di un caratteristico roccione. Si prosegue per traccia pianeggiante o in lieve discesa attraversando la base di un dirupo, raggiungendo infine una staccionata a poca distanza da un rifugio. Oltrepassata un seconda staccionata si continua tenendosi nei pressi del filo della dorsale occidentale del Barigazzo, ammirando lungo il cammino straordinari esemplari faggio. Dopo un’ultima salita per pendio erboso in cui si transita a fianco di uno splendido e isolato faggio, si guadagna la panoramica cima del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata una croce e da una caratteristica e monolitica lastra. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta di crinale e, poco sotto quest’ultima, al bivio segnato con il percorso n° 803 per i Monti Grosso e La Tagliata. Si avanza per ampia mulattiera in lieve salita trascurando tracce laterali, procedendo in questo primo tratto sulla destra del crinale divisorio. Valicata una costa mediante netta svolta a sinistra, si continua in discesa sempre sulla destra del crinale principale. Più avanti lo si raggiunge assecondandone il filo, ammirando notevoli visuali sul Barigazzo e la sottostante Val Mozzola. Si prosegue poi nei pressi della dorsale spartiacque procedendo per traccia evidente, anche se con segnavia latitanti, all’interno di un magnifico bosco di faggi. Si continua lungamente per il percorso principale che avanza in lieve discesa sulla destra del crinale, lambendolo in alcuni punti. Più avanti si perde più marcatamente quota per sentiero sassoso che effettua alcune svolte, procedendo successivamente in piano. Messo piede in una selletta, si stacca a destra un vecchio sentiero (indicazione) che conduce a Lavacchielli, mentre noi continuiamo per il percorso principale avanzando in lieve salita lungo il crinale spartiacque. Il tracciato più avanti, aggirando a sinistra un poggio boscoso, cunduce sul filo di una panoramica dorsale secondaria. Qui si ignora a sinistra un sentiero e si prosegue per l’ampia traccia in alcuni punti alquanto dissesstata dal passaggio di moto. Ritornati sul crinale divisorio si avanza lungamente a saliscendi assecodandolo o restando nei sui pressi. Giunti sotto un poggio boscoso si affronta una ripida salita e, valicata la dorsale, si attraversa in versante Noveglia il margine superiore di un’area disboscata. Rientrati nel bosco si procede ancora in lieve salita raggiungendo infine un bivio dove si abbandona la traccia di crinale prendendo a destra il percorso “segnato” (n° 803a) per Pieve di Gravago. Si avanza per carraia che asseconda la dorsale del Monte Disperato, contornando inizialmente il margine superiore di un’area disboscata (la stessa di prima). Si prosegue perdendo costantemente quota, incontrando più in basso un magnifico esemplare di faggio situato poco prima di una radura. Qui il percorso si biforca: noi seguiamo il ramo di destra immettendosi subito dopo, in corrispondenza della menzionata radura, in una carraia trasversale. La si segue a sinistra procedendo lungamente per essa senza possibilità di errore ma con segnaletica del tutto assente. Appena dopo una curva a sinistra ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra, transitando subito a fianco di una baracca (freccia segnaletica con scritto Barigazzi). Al bivio successivo si deve prendere il tracciato di destra (segnaletica pessima), notando alla nostra destra, in corrispondenza del bivio, un masso con madonnina. Si continua per ampia traccia svoltando poi nettamente a sinistra, iniziando in questo modo ad assecondare un bel crinale che offre notevoli visuali panoramiche. Si perde quota in direzione di un evidente poggetto boscoso e, dopo averlo aggirato a sinistra, si valica la dorsale. Rientrari nel bosco si scende con maggiore decisione compiendo qualche svolta, incontrando più in basso un bivio da quale si stacca a destra un’altra carraia. Rimette piede sul magnifico crinale di prima, si perde ripidamente quota per esso effettuando alcuni tornanti. Più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra si trascurano a sinistra un paio di tracce, la prima delle quali conduce ad una presa dell’acquedotto. Poco dopo ci si immette in una strada asflatata che si segue a destra in direzione della frazione di Barigazzi, che tuttavia non si raggiunge. Infatti, proprio in corrispondenza di una cappella situata alla nostra sinistra, si prende a destra (indicazioni) il percorso n° 803a. Si scende per bella carraia costeggiando poco dopo il margine destro un campo, lambendo successivamente la strada asfaltata. Si continua per la mulattiera in piano e in lieve discesa, raggiungendo, dopo una svolta a sinistra in cui si trascura a destra una traccia in salita, una casa. Immessi nella strada asfaltata di prima la si segue a destra solo per poco, abbandonandola in corrispondenza della prima netta svolta a sinistra. Imboccata a destra una carraia si costeggia inizialmente una casa e una recinzione, continuando poi per bella mulattiera selciata. Mediante svolta a sinistra si attraversa la valletta formata da un rio, appena dopo il quale si ignora a destra una carraia in salita. Si avanza successivamente per sentiero a mezza costa che, ragalando belle visuali, costeggia dei suggestivi dirupi. Il tracciato piega poi a destra aggirando una costa e, dopo breve discesa, conduce alla chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzio (quest’ultima è stata edificata nel XIX secolo sui resti dell’antica pieve del X secolo). Seguendo la stradina asflatata d’accesso si ritorna in breve a Pieve di Gravago, rientrando al campo sportivo di Noveglia mediante il percorso seguito in salita.

 

 

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