Monte Caio da Tizzano

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Punto di partenza/arrivo: Tizzano Val Parma 814 m

Dilivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Tizzano-Monte Rotondo (40 min) ; Monte Rotondo-Monte Pesdonica (1,10 h) ; Monte Pesdonica-Monte Caio (50 min) ; Monte Caio-Grande Faggio (50 min) ; Grande Faggio-Tizzano (2,10 h)

Difficoltà: E (E+ la discesa lungo la dorsale nord del Caio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello- SP 665R-SP 65-Tizzano Val Parma

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Interessante escursione lungo carraie e sentieri molto panoramici, in ambiente vario e suggestivo. Nella prima sezione si raggiunge e scavalca la panoramica sommità del Monte Rotondo, continuando poi, avendo come direttrice la dorsale Parmossa/Parma, in direzione del boscoso Monte Pesdonica. Oltre quest’ultimo ci si inserisce nella carrozzabile per la Costa del Dragolare, seguendola per un tratto e abbandonandola per il sentiero n° 732 che ci condurrà a poca distanza dalla cima del Caio. Per la discesa suggerisco di percorrere integralmente il crinale settentrionale della montagna, assecondando un sentiero a volte non molto evidente e un tempo (forse) segnato dal CAI. Questo percorso permette di ammirare impareggiabili visuali sui caratteristici dirupi del Flysch che precipitano in versante Parma. 

Parcheggiata l’auto nello spiazzo adiacente a Viale Europa Unita, si continua per poco lungo questa strada, imboccando poi a sinistra la provinciale n° 14. Poco dopo si prende a destra Via Ferruccio Ferrari e la si percorre interamente fino ad innestarsi nella strada per Schia. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola in corrispondenza di uno stradello che si stacca a destra (indicazione dell’Ippovia dell’Appennino). Si effettua subito una netta svolta a sinistra giungendo nei pressi di una casa, continuando poi per carraia. Il tracciato procede in lieve salita all’interno del bosco a fianco di panoramici prati, assecondando l’ampio crinale Parma/Parmossa che per un buon tratto costituisce la nostra direttrice di salita. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto (sul muro si nota la scritta Monte Rotondo con freccia), si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra che volge subito a sinistra. Valicato il crinale, si prosegue per comodo sentiero/mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando sul tronco di un albero un vecchio segnavia del CAI. Più avanti si presenta un bivio da cui si tralascia una traccia a destra (che seguiremo al ritorno) contrassegnata da segnavia bianco-rossi, mentre al successivo bivio, situato a poca distanza dal precedente, si prende il sentiero di destra (paletto di legno con segnavia e cartello di latta con scritto Monte Rotondo e Musiara Superiore). Il percorso avanza in moderata pendenza e, raggiunto il crinale, aggira un poggetto. Dopo aver scavalcato un’altura, si scende al sommo di belle radure che regalano belle visuali panoramiche. Conquistata la cima del Monte Rotondo, 969 m, si continua per il sentiero di crinale che quasi subito si biforca (noi prendiamo il ramo di sinistra) e prosegue a fianco di spettacolari affioramenti del Flysch. Raggiunta poco dopo una radura, si innesta alla nostra sinistra il percorso (che seguiremo al ritorno) che aggira in versante Parmossa la vetta del Monte Rotondo. Si prosegue transitando a fianco di poggetti di marne, incontrando poco più avanti un’altra biforcazione dalla quale si prende il ramo di destra. Poco dopo, in corrispondenza di un muretto a secco situato alla nostra destra, si presenta un ulteriore bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede in salita attraversando una radura, immettendosi in una carraia trasversale che si segue a destra. Poco più avanti il tracciato compie un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si tralascia a destra una traccia inerbita. Ignorata appena dopo una carraia che si stacca nella stessa direzione, al bivio successivo si prende invece a destra una ripida carrareccia dove affiorano stratificazioni del Flysch. Il tracciato conduce più in alto in una magnifica radura delimitata da un rimboschimento a conifere, attraversandola in direzione di quest’ultimo. Penetrati nel bosco, si prosegue in lieve salita effettuando qualche svolta, sbucando poi in una radura arbustiva. Si guadagna quota lungo il margine destro di quest’ultima e, dopo un buio rimboschimento a conifere, si raggiunge un’altra splendida radura che si risale lungo il suo limite destro, tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale (quest’ultima precipita in versante Parma con spettacolari pareti del Flysch). Guadagnato il sommo del pendio prativo (stupende visuali), si continua per il suggestivo percorso di crinale avanzando perlopiù in piano, cominciando a scorgere, alla nostra sinistra, il paese di Musiara Superiore. Dopo aver costeggiato un campo da calcio, in corrispondenza di una Maestà con bassorilievo e carraia che scende a destra, ci si immette nella strada per Schia. Si segue l’asfalto a destra abbandonandolo in corrispondenza di una netta svolta a sinistra. Qui si imbocca un ampio sentiero segnato (CAI n° 710) parte integrante del percorso tematico “Paesaggi di uomini e natura”. Al primo bivio che si incontra, si prosegue a destra e si procede per buon sentiero che sale nel bosco a fianco di radure. Dopo un’ampia curva a sinistra, si sbuca in una bella radura (a destra si innesta una carraia) che si attraversa in salita, guadagnando poco più in alto il dorso di una costa con linea elettrica. Ammirando i caratteristici affioramenti del Flysch e ignorata a destra una traccia, si arriva a lambire la strada per Schia (segnavia presenti e ben posizionati). Si continua guadagnando quota lungo il filo del crinale divisorio, contornando il margine superiore di una splendida radura che offre ampie visuali. Dopo una panchina con pannello esplicativo, l’ampia traccia piega a sinistra penetrando nel bosco. Si avanza in moderata pendenza effettuando qualche svolta, valicando il crinale spartiacque. Il percorso poi pianeggia spostandosi a destra, risultando in alcuni punti fangoso poiché disgraziatamente sfruttato da moto e fuoristrada. Costeggiato il margine sinistro di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si rientra nella faggeta e si guadagna quota con pendenze più sostenute rispetto alla sezione precedente. Trascurata, in corrispondenza di una curva a sinistra, una traccia, si prosegue tra boscaglia e fitta vegetazione, risalendo poi una radura. Oltrepassato il Monte Pesdonica, 1302 m, si continua per comodo sentiero all’interno di una bella faggeta, attraversando l’immancabile area di rado bosco. Proseguendo diritto ad un incrocio, si asseconda un’ampia traccia che pianeggiando conduce in una sterrata (CAI n° 732) proveniente dalla strada per Schia. La si segue a destra in direzione della costa del Dragolare, ignorando, oltre il percorso n° 730 da cui torneremo, il sentiero n° 710 che si stacca a sinistra e un’altra carraia non contrassegnata. Dopo una fontana, si imbocca a destra un ampio sentiero (percorso n° 732) che inizialmente sale verso nord parallelamente alla strada di prima. Cambiata, mediante tornante, la direzione, si avanza verso sud/sud-ovest all’interno di un interessante ambiente boschivo. Si prosegue per l’evidente tracciato che guadagna quota in moderata pendenza, penetrando più avanti in un buio rimboschimento a conifere. Continuando lungamente per il percorso principale, si esce infine dalla copertura boscosa nei pressi di alcuni caratteristici affioramenti del Flysch. Appena dopo ci si innesta in un’altra traccia segnata, proveniente dalla Costa del Dragolare, che si segue a destra, affrontando subito una ripida salita. Oltre quest’ultima si approda nella stupenda dorsale sommitale del Monte Caio che, seguita a sinistra, conduce in breve alla notevole cima della montagna, 1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un vecchio cannocchiale. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi, ma nel momento in cui il percorso svolta nettamente a destra abbandonando l’erbosa dorsale della montagna, continuiamo lungo essa assecondando una tracciolina non segnata ma abbastanza evidente. Poco dopo si penetra nel bosco e, con andamento verso sinistra, si arriva a lambire lo spettacolare crinale divisorio. Lo si segue al sommo dei dirupi del Flysch che precipitano sia in versante Parma quanto in quello Parmossa, ammirando notevoli visuali. Più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa svoltando presto a sinistra in direzione del filo della dorsale. Lo si asseconda tenendosi all’interno del bosco, transitando a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Effettuata una svolta a sinistra, si ritorna sul filo del crinale che si percorre per sentiero abbastanza evidente (nonostante la nulla frequentazione), alternando tratti nel bosco ad aperture che regalano stupende visuali. Usciti dalla vegetazione, ci si trova sul filo di un esile e spettacolare crinale roccioso che precipita verso nord con una balza pressoché verticale, mentre ai lati digradano friabili dirupi e pareti. Qui la traccia piega nettamente a destra (segno rosso molto sbiadito) e scende ripida per canalino sassoso, svoltando più in basso a sinistra. Si transita sotto le spettacolari pareti del Flysch fino a recuperare il filo della dorsale proprio ai piedi della spettacolare e appuntita balza al cui sommo ci trovavamo prima. Si prosegue per un tratto lungo il crinale divisorio Parma/Parmossa, perdendo poi quota, dopo aver oltrepassato un filo spinato arrugginito, alla sua sinistra, assecondando una labilissima traccia contrassegnata da sbiaditi segnavia rossi. Si continua avendo a destra una recinzione a filo spinato e un’ampia area disboscata digradante in versante Parmossa. Ad un certo punto si deve piegare nettamente a sinistra puntando ad una macchia boscosa (freccia rossa su un tronco), raggiunta la quale si procede per poco evidente traccia che avanza nella direzione opposta rispetto a quella di prima. Raggiunto un altro segnavia rosso con freccia, si effettua una netta svolta a destra recuperando in questo modo la direzione nord nonché il crinale divisorio delimitato da una recinzione. Oltrepassata quest’ultima, si scende per un breve tratto tra sterpaglie all’interno di un’area disboscata (la stessa lambita precedentemente), puntando ad un bollo rosso sul tronco di un albero. Si prosegue successivamente al sommo di pendii prativi digradanti in versante Parma, effettuando un paio di tornanti. Continuando ad assecondare l’incerta e inerbita traccia e costeggiando la recinzione a filo spinato, ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra (segnavia rosso su un sasso a sinistra) e scendere per pendio prativo. Prestando attenzione ai segnavia sbiaditi ma ben collocati (senza i quali l’orientamento risulterebbe decisamente problematico), si attraversano sezioni di terreno interessate da frane, volgendo successivamente a destra. Dopo aver oltrepassato un’altra piccola area soggetta a frane, si vira a sinistra (filo spinato) e, raggiunto un segnavia rosso con freccia sul tronco di un albero, si piega ancora a destra. Occorre poi sottopassare un filo spinato oltre il quale si continua per sentiero in discesa (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), approdando infine in belle radure arbustive dove ci si innesta in una traccia trasversale. La si segue a destra immettendosi in breve nel percorso segnato n° 730 a poca distanza dal bivio con la carraia che sale da Agna (n° 737A). Andando a destra si raggiunge poco dopo quella che senza dubbio è una delle più monumentali sculture naturali di tutto l’Appennino settentrionale: il Grande Faggio. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo veramente magico, si continua per l’ampia traccia contrassegnata n° 730 che procede all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si transita a fianco di un abbeveratoio, immettendosi poi in un’altra traccia che si asseconda a destra in salita. Oltrepassato un cancello, si prosegue in lieve salita tralasciando a sinistra un’altra traccia, continuando per il percorso principale che successivamente volge a destra. Procedendo a saliscendi, contornando la solita area soggetta ad operazioni di esbosco e trascurando percorsi laterali, ci si immette più avanti nella carrozzabile per la Costa del Dragolare seguita all’andata. Da qui si ripercorre lo stesso itinerario, ma anziché scavalcare nuovamente il Monte Rotondo, lo si aggira in versante Parmossa per ottimo sentiero. Più in basso, al bivio che si incontra dopo quello per la sommità del Monte Rotondo, invece di ricalcare i propri passi fino a Tizzano, si prende a sinistra un evidente sentiero contrassegnato da vecchi segnavia bianco-rossi. Si avanza inizialmente verso nord-ovest attraversando un solco e un piccolo rimboschimento a conifere, volgendo successivamente a destra. Perdendo quota per ottima traccia, si valica una costa boscosa (segnavia) e si continua a scendere alla sua sinistra. Raggiunto un bivio sul dorso della costa, si ignora una traccia a sinistra che conduce ad un poggetto, svoltando invece a destra. Si scende per sentiero evidente, prima sulla sinistra di un solco, poi assecondandolo direttamente, varcando più in basso un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede per un tratto in salita contornando il margine superiore di un campo, ritornando poi all’interno del bosco. Inseritosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra procedendo in salita e a saliscendi. Oltre una svolta a destra e dopo essere transitati a fianco di un condominio, ci si inserisce nella strada per Schia proprio di fronte a Via Ferruccio Ferrari. 

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