Il Lago Santo, la Cresta dello Sterpara e il Borello dello Sbirro

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lago Santo (1,30 h) ; Lago Santo-ultimo risalto della Cresta dello Sterpara (50 min) ; Cresta dello Sterpara-Cancelli-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE il tratto Lago Santo/Cresta dello Sterpara ; EE+/F la Cresta dello Sterpara ; E+ il tratto Borello dello Sbirro-Torrente Parma di Badignana ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale dotazione d’arrampicata per i due risalti della Cresta dello Sterpara

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa due km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia subito dopo il Ponte del Cogno

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: nei tratti evidenziati color arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Itinerario inusuale ma di grande fascino e suggestione. Il percorso suggerito comprende l’attraversamento della seconda sezione della Cresta dello Sterpara, interessata dalla Via Alpinistica Roberto Fava. Evitando sulla destra un gendarme roccioso, il cui superamento diretto implica un passaggio di III°+, le difficoltà non superano il II°/II°+. Riguardo al percorso di rientro al Ponte del Cogno, suggerisco di seguire un vecchio sentiero risalente ai primi decenni del ‘900, tracciato dai forestali impegnati nella salvaguardia di quest’area della foresta dell’Alta Val Parma. Poi, una volta raggiunto il fondo della valle formata dal Torrente Parma di Badignana, è sufficiente seguire una comoda carraia che riconduce al punto di partenza. Si tratta di una combinazione veramente particolare, completa sotto ogni punto di vista e altamente spettacolare. Forse uno dei percorsi più interessanti mai relazionati dal sottoscritto nel presente blog.

Dal Ponte del Cogno (fontana) si imbocca il percorso (segnato di recente) n° 725C, avanzando per ampia mulattiera in lieve salita parallelamente al Torrente Parma di Lago Santo. Poco più avanti si effettua un tornante sinistrorso, confluendo, dopo una salita e una curva a destra, in una carraia in corrispondenza di un’area disboscata. Seguiamo quest’ultima a destra (paletto con segnavia) compiendo un ampio tornante sinistrorso che anticipa un altro destrorso. Al un bivio che si incontra appena dopo si prosegue diritto e volgendo a sinistra si penetra nel bosco. Si continua lungamente, senza possibilità di errore, per bella e ampia mulattiera, procedendo in modo lineare nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Avanzando sempre in lieve pendenza (si trascurano un paio di tracce che si staccano a sinistra), si raggiunge più in alto un bel ripiano ammantato da conifere di reimpianto che si attraversa orientandosi con i segnavia. Immessosi in una carraia (CAI n° 725B) proveniente dalla carrozzabile Cancelli-Lagdei, la si segue a destra in discesa. Oltrepassato tramite ponte il Torrente Parma di Lago Santo, si giunge in prossimità della recinzione del vivaio forestale La Vezzosa1152 m, dove, anziché seguire il percorso segnato che lo costeggia a sinistra, lo si attraversa interamente per viottolo lastricato, ammirando notevoli esemplari di conifere e passando a fianco di tavoli con panche e casotto. Usciti dall’area recintata, si ignora subito a destra una traccia e verso sinistra si prende un sentiero (la prosecuzione del percorso n° 725B) inizialmente lastricato. Dopo aver varcato un paio di ruscelli, si inizia a salire più ripidamente effettuando un paio di tornanti. Successivamente si oltrepassa un rio e si continua a guadagnare quota fino ad immettersi in un’ampia traccia, proveniente da Lagdei, che si segue a destra. Si procede comodamente per carraia quasi sempre fuori dal bosco (tutta l’area in cui ci troviamo, fino a circa dieci anni fa, era ammantata da conifere di reimpianto, in seguito ammalatesi. Come triste ricordo di questa importante sezione della foresta dell’Alta Val Parma restano gli “scheletri” degli alberi morti). Raggiunta la località Prato della Valle1250 m, si imbocca a sinistra il percorso n° 723 diretto a Ponte Rotto e a Lago Santo. Percorriamo ora una bellissima mulattiera, tracciata ai tempi e per volere di Maria Luigia, delimitata a destra da un caratteristico e regolare muretto formato da sassi sistemati ad arte. Si avanza inizialmente in moderata pendenza, poi in piano/leggera discesa attraversando un’area disboscata. Costeggiato un caratteristico costone roccioso a forma di spigolo, si riprende a salire per la mulattiera che procede sempre in modo estremamente lineare. Si attraversa poco dopo una prima pietraia con bella visuale sulla Cresta dello Sterpara (che parzialmente percorreremo) rientrando poi nel bosco. Dopo aver attraversato un’altra più vasta pietraia ed essere rientrati nella faggeta, si incontrano un paio di bivi dove si prosegue sempre diritto. Si avanza comodamente per la storica mulattiera oltrepassando un rio, attraversando in seguito una terza pietraia. Si prosegue poi in lieve salita passando a fianco di un caratteristico roccione, avanzando successivamente in piano/leggera discesa. Con spostamento a sinistra ci si dirige verso un ramo del Torrente Parma, conosciuto come Rio di Monte Orsaro (la cui risalita fin nei pressi di Capanna Braiola è stata descritta in questo itinerario: Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei), incontrando, appena dopo l’attraversamento di una diramazione del citato rio, un bivio. Si lascia a destra il percorso n° 727 e si prosegue a sinistra guadando il corso d’acqua, notando a sinistra il caratteristico Ponte Rotto (anch’esso, come la mulattiera che abbiamo percorso, di cui rappresenta la naturale continuazione, fu costruito su volere di Maria Luigia). Effettua una salita, ci si immette nel percorso proveniente da Lagdei (n° 727) che si segue a destra. Si procede in piano/lieve salita in magnifico ambiente boschivo sottopassando una linea elettrica, uscendo in seguito dal bosco in corrispondenza della ex-pista da sci. Si attraversa quest’ultima sottopassando la vecchia seggiovia monoposto Lagdei-Lago Santo, rientrando appena dopo nella faggeta. Si prosegue in salita per ampio sentiero con sassi e massi, fino ad approdare nella morena del Lago Santo1520 m, dove, andando a destra, si raggiungerebbe in breve il Rifugio Mariotti. Per continuare il nostro itinerario dobbiamo invece andare a sinistra e in corrispondenza del limite orientale del lago guadare il Torrente Parma per poi piegare subito a sinistra e contornare per poco un’area umida. Si volge successivamente a destra e si risale scomodamente, senza alcuna traccia, un pendio formato da massi, cespugli e vegetazione, fino ad immettersi in una pietraia. Si risale quest’ultima a destra passando di masso in masso, dirigendosi verso un caratteristico roccione che emerge dal bosco (sulla parete ovest del grosso blocco d’arenaria sono presenti alcune vie spittate), orientandosi con alcuni ometti. Prima del menzionato roccione si piega a sinistra assecondando in questo modo l’andamento della pietraia, in precedenza nord/sud, ora verso est. Si sale ripidamente penetrando nel bosco e dopo gli ultimi faticosi metri si approda in una selletta situata lungo la dorsale dello Sterpara, dove si incontra un ometto. Qui giunti, si volta a sinistra immettendosi in una specie di solco seguendo il quale si scende in una pietraia delimitata a sinistra dalla parete di un gendarme roccioso (il suo superamento diretto lungo il filo dello spigolo meridionale – o appena alla sua sinistra – è parte integrante della Via Alpinistica Roberto Fava). Si sale in obliquo avvicinandosi alle rocce del gendarme roccioso, lambite le quali si piega a sinistra salendo ripidamente per grossi blocchi ed erba, fino a raggiunge nuovamente il filo della dorsale in corrispondenza di un masso. Da qui è vivamente consigliabile una digressione al fine di guadagnare la sommità del menzionato gendarme. Quindi, spostandosi a sinistra, si risale con attenzione una liscia e decisamente esposta placchetta (spit), fino ad approdare sull’esigua sommità dello spuntone. Dopo la digressione, per la prosecuzione del nostro itinerario non resta altro che seguire la cresta verso nord, inoltrandosi subito nel bosco ed avanzando per un tratto in discesa. Scavalcato un poggetto, si continua ad assecondare il filo della dorsale, fino ad arrivare nei pressi di un risalto più marcato, appena prima del quale si segue una traccia che evita a destra le sue rocce terminali (comunque facilmente superabili). Dalla sommità (notevole visuale sulla conca del Lago Santo) risulta evidentissimo il prossimo risalto di cresta, quello più alpinistico (il percorso suggerito in questa sede vuole essere una “versione” escursionistica alla menzionata Via Alpinistica Roberto Fava, che segue interamente, eccetto il primo risalto di cresta a ridosso della Sella dello Sterpara e l’ultima balza rocciosa che precede la terminazione settentrionale della dorsale, la cresta omonima). Quindi, dalla cima dell’altura si prosegue lungo la boscosa dorsale giungendo dopo alcuni minuti nei pressi del risalto in questione, aggirando a destra, appena prima di esso, alcuni blocchi. Poi verso sinistra si arriva alla base dello spigolo sud dell’altura e si incomincia la sua risalita che avviene inizialmente per roccette con erba e massi (alcuni spit). Arrivati alla base del blocco sommitale (sosta a spit), lo si scala sfruttando una quasi verticale fenditura dotata di ottimi appoggi (II°/II°+, esposto). Dalla sommità del risalto (visuali grandiose) si aggira a destra un primo blocco superando direttamente un secondo, penetrando poi in un intricato bosco di faggi dai particolari rami contorti. Dopo questo tratto in cui la vegetazione risulta fastidiosa, si aggira a destra un blocco roccioso e, rimontati sul filo della boscosa cresta, si supera direttamente un piccolo spuntone. Appena dopo si arriva alla base di un altro risalto – in gran parte nascosto dal bosco e quindi non visibile dall’esterno – caratterizzato da una ripida fessura/camino. Si scala inizialmente, per i primi metri, la faccia destra del camino, poi, anziché proseguire nel suo fondo, ci si sposta un poco a destra e si continua direttamente per facili rocce (II°, nessun chiodoIl risalto in questione risulta incredibilmente escluso dalla più volte menzionata Via Alpinistica Roberto Fava. In alcune relazioni si indica di scendere nel bosco appena dopo l’ultimo risalto di cresta spittato. Possibilità, a mio parere, senza alcun senso e oggettivamente pericolosa per la ripidezza del pendio!). Dal sommo della balza si aggira a destra un tratto con vegetazione invadente e, salendo per grossi blocchi, si riguadagna il filo della cresta, poco prima dell’altura che ne costituisce la sua terminazione settentrionale. Ci troviamo esattamente al sommo dell’ampio profilo boscoso che digrada verso nord in direzione dei Cancelli, che si incomincia a discendere comodamente senza incontrare alcuna traccia o segnavia. Dopo alcuni minuti ci si inserisce nel “Sentiero delle Carbonaie” (CAI n° 723B), proprio nel momento in cui, dopo una sua netta svolta a destra, inizia ad attraversare e discendere il menzionato profilo boscoso. Si segue il suddetto sentiero a destra, iniziando poco dopo a perdere quota effettuando alcune svolte e tornanti. Spostandosi poi verso sinistra, si penetra in un rimboschimento a conifere, incontrando, dopo una discesa, un bivio in corrispondenza di una selletta. Trascurato a sinistra il percorso n° 723C per Lagdei, andiamo a destra avanzando in direzione est, alternando discese a piazzole di carbonaie. Poi il tracciato volge a sinistra continuando a perdere quota anche piuttosto ripidamente, fino a svoltare nuovamente a sinistra allargandosi ad ampia mulattiera. Si avanza verso ovest esattamente paralleli alla carrozzabile Cancelli-Lagoni (che a breve percorreremo) piegando poi a destra e scendendo con piccoli tornanti. Raggiunta la località Cancelli1236 m, si prosegue per ampia carrareccia in direzione Lagoni, avanzando inizialmente in lieve discesa. Più avanti si costeggia la recinzione della Riserva Guadine-Pradaccio, fino ad oltrepassare, tramite ponte, il Torrente Parma di Francia. Si inizia successivamente a guadagnare quota ai piedi dei ripidi pendii nord-occidentali del Monte Roccabiasca, effettuando più in alto una netta svolta a destra. Poco dopo si presenta un bivio (indicazioni), situato a poca distanza dall’imbocco – o meglio continuazione – del sentiero n° 721 per la cima del Roccabiasca. Dal bivio si prende a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 721) che conduce dopo breve discesa ad una selletta situata su un crinale boscoso. Trascurata a sinistra un’ampia ma labile mulattiera, si prosegue a destra scendendo in breve in località Borello dello Sbirro1207 m, notando un mucchio di sassi che costituisce ciò che rimane di un vecchio rifugio forestale. Da qui si presentano due possibilità: 1) continuare a sinistra lungo il percorso n° 721; 2) scendere al Torrente Parma di Badignana assecondando il vecchio sentiero dei forestali solo in parte segnato (n° 721B). In questa sede si descrive la seconda possibilità. Dal bivio nei pressi dei resti del rifugio forestale si costeggia, con andamento in leggero obliquo a destra, un rimboschimento a conifere. Dopo aver attraversato un corso d’acqua, si prosegue per ampia traccia in lieve discesa parallelamente ad esso. Effettuate due piccole svolte e attraversato subito dopo un ruscello asciutto, si sale verso destra nell’ambito di un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Virando poco dopo a sinistra (segnavia ottimamente collocati) si asseconda un’ampia traccia effettuando inizialmente un saliscendi. Più avanti il percorso segnato abbandona la carraia e, spostandosi a sinistra, penetra in un più fitto bosco con conifere non autoctone. Poco dopo, in corrispondenza della sponda sinistra orografica della valletta formata dal Canal Secco, si volge bruscamente a sinistra, trascurando a destra la mulattiera per i Lagoni che nella sezione successiva risulta impercorribile in quanto in un tratto franata. Abbandonati a destra i segnavia del percorso n° 721B, si piega a sinistra per evidente sentiero che attraversa la base di un primo solco. Ai piedi del successivo incavo, si volge a destra perdendo quota per un breve tratto parallelamente ad un ruscello. Ci troviamo esattamente in un ripiano/costa boscosa delimitato a sinistra dal menzionato corso d’acqua, mentre alla nostra destra il pendio digrada formando la faccia sinistra orografica dalla valletta di prima. Qui il sentiero diviene molto poco evidente: si deve progredire verso est compiendo alcune piccole svolte e rinvenendo segmenti del vecchio percorso caratterizzato da traverse in pietra per lo scolo dell’acqua. Man mano che il pendio diviene più ripido, andando a formare la sponda sinistra orografica della valle del Torrente Parma di Badignana, il sentiero si fa più incavato ed evidente. Si perde quota effettuando alcuni tornanti e dopo un tratto a mezza costa in cui si passa sotto un grosso masso ricoperto di muschio, si approda in una carraia appena prima di una sbarra. Verso destra si raggiunge in breve l’alveo del Torrente Parma di Badignana, molto suggestivo in questo tratto. Dopo una meritata sosta, iniziamo a percorre la bella strada forestale – ancora incredibilmente scampata dall’aggressione operata dai mezzi motorizzati – in costante direzione nord. In venticinque minuti circa di piacevole cammino all’interno di un magnifico ambiente boschivo, si confluisce nel percorso CAI n° 721. Si prosegue lungo la carraia svoltando poco dopo a sinistra, iniziando in questo modo l’aggiramento della dorsale boscosa che separa le valli formate dal Torrente Parma di Badignana ad est, e dal Torrente Parma di Francia ad ovest. Ad un bivio si trascura a destra una carraia, raggiungendo, dopo un’ultima discesa, il Ponte del Prolo che attraversa l’appena menzionato Torrente Parma di Francia o delle Guadine (in realtà esistono due ponti affiancati: uno più recente e quello originario a schiena d’asino). Da qui si prosegue per bella carrareccia procedendo verso nord in lieve salita a fianco dei campi – alcuni dei quali coltivati a patate – della magnifica Piana del Cogno. Raggiunta una casa, si volta a sinistra ritornando in breve al Ponte del Cogno. 

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