Monte Pelpi: anello da Montevaccà

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Punto di partenza/arrivo: Passo di Montevaccà 805 m

Dislivello: 950 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Montevaccà-Monte Pelpi (2 h) ; Monte Pelpi-Masanti di Sopra (1,30 h) ; Masanti di Sopra-Nociveglia (1 h) ; Nociveglia-Montevaccà (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili, in un tratto, i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: maggio 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Bedonia. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 359/R (indicazione per Bardi) e la si segue posteggiando l’auto nel parcheggio di Montevaccà, località distante 5 km da Bedonia

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Splendida escursione che si svolge tra il versante Taro e Ceno del Monte Pelpi. La segnaletica è vetusta e sistemata in modo grossolano. In particolare è necessario, sia durante la salita quanto nel percorso di ritorno, prestare attenzione ad alcuni bivi non segnati. 

Da Montevaccà, avendo come riferimento la Trattoria Oppici, si segue a destra la provinciale verso Bedonia per poche decine di metri, imboccando a sinistra (frecce segnaletiche dei percorsi CAI n° 829 e n° 825A) una carraia. Lasciatosi il nucleo abitato alle spalle, si procede costeggiando il margine destro di un campo, fino ad incontrare un evidente bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia che effettua subito una svolta in questa direzione. Si avanza in lieve salita giungendo nei pressi di una presa dell’acquedotto situata alla nostra destra. Il percorso, che si restringe per un tratto a sentiero, inizia in seguito a guadagnare quota con maggiore decisione. Dopo una ripida salita all’interno di un’area di rado bosco, giunti in prossimità di un ruscello, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 825A) che si segue a destra. Si procede per bella mulattiera inizialmente in lieve salita e poi in leggera discesa, fino a compiere una curva a sinistra. Notando un percorso che si immette nel nostro da destra, si confluisce appena dopo in un ampio tracciato proveniente da Case Lavaio che si segue a sinistra in salita (percorso CAI n°829). Si compie quasi subito un tornante destrorso, procedendo poi più comodamente all’interno di un piacevole ambiente boschivo, fino a giungere nei pressi di un’area disboscata. Si avanza contornando il suo margine inferiore, trascurando subito una traccia che si stacca a destra, proseguendo per il percorso principale che in ripida salita effettua un ampio tornante sinistrorso. Si continua per il bel tracciato senza possibilità di errore, tralasciando in seguito, sulla destra, una carraia che conduce in una radura, mentre alla nostra sinistra si nota, appena dopo il bivio, una fonte/abbeveratoio. Compiuto un tornate sinistrorso e superato un tratto di sostenuta salita, si esce, dopo un progressivo spostamento a destra, dal bosco, raggiungendo il margine sinistro della radura di Pian de l’Era. Si procede avendo quest’ultima a destra e un rimboschimento a conifere a sinistra, fino ad incontrare un bivio da cui si prende il percorso di destra (segnaletica assente). Si guadagna quota per bella mulattiera effettuando alcuni tornanti, raggiungendo in seguito una radura arbustiva dove il percorso diventa molto incerto (segnaletica assente). Al bivio che si presenta, si continua a sinistra avanzando nei pressi del margine sinistro della radura, fino ad arrivare alla base di un ripidissimo pendio inizialmente prativo, poi boscoso. Lo si risale direttamente e scomodamente per traccia incanalata che risulta particolarmente ripida nella parte superiore appena prima di rientrare nel bosco (attenzione in caso di terreno bagnato; utili, come specificato nella scheda iniziale, i bastoncini da trekking). Inseritosi in un altro sentiero proveniente da destra, lo si segue a sinistra affrontando un’altra ripidissima e sostenuta salita che potrebbe anch’essa risultare alquanto scivolosa in caso di terreno bagnato. Usciti bosco, si avanza molto più comodamente contornando il margine superiore di una bella radura. Dopo una macchia boscosa, si sbuca in un’altra radura dove il percorso piega repentinamente a sinistra e sale piuttosto ripidamente. Si inizia successivamente un obliquo ascendente per bellissime radure punteggiate da macchie di faggi. Per traccia sempre evidente ma priva di segnavia (ad un certo punto si attraversa una carraia trasversale) si guadagna costantemente quota tenendosi nel versante Taro della dorsale W del Monte Pelpi, conosciuta come Costa Agucchia. Approdati sul crinale di quest’ultima, si scende per un breve tratto notando a sinistra, in versante Ceno, un’ampia area disboscata e un sentiero privo di segnaletica che seguiremo al ritorno. Noi proseguiamo alla volta dell’evidente cima del Pelpi, assecondando la stupenda dorsale erbosa che, oltre a regalare visuali impareggiabili, offre nella stagione tardo primaverile splendide fioriture di orchidee selvatiche. Avanzando a saliscendi, si guadagna, non senza fatica, la quota più elevata del Monte Pelpi1495 m, deturpata da antenne, mentre spostandosi a destra si raggiunge la vistosa croce di ventisette metri situata su una quota leggermente più bassa rispetto a quella principale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda, ritorniamo al bivio incontrato sulla Costa Agucchia in corrispondenza della menzionata area disboscata. Si prende a destra un sentiero che procede a mezza costa (dal percorso si staccano piste create dai mezzi di esbosco), fino a virare a destra inserendosi sul dorso di una costa. Giunti ad un bivio, ignorata a sinistra una carraia in discesa, si prosegue diritto (segnavia sbiadito del percorso CAI n° 825) per sentiero che poco dopo si inoltra nel bosco. Si perde quota, a volte piuttosto ripidamente, per traccia quasi sempre ben incavata, facendo attenzione, in corrispondenza di un bivio poco evidente, a prendere il sentiero di destra (segnavia sbiadito). Più in basso ci si immette in una mulattiera che si segue a sinistra (segnavia) uscendo successivamente dal bosco nell’ambito di radure arbustive. Il percorso poco più avanti vira nettamente a destra e prosegue in direzione E/NE attraversando le radure con arbusti della località Pian da Jassa. Rientrati nella vegetazione, si piega a sinistra innestandosi prima in una traccia più ampia, confluendo poi, dopo una discesa, in una carrareccia (segnavia e frecce segnaletiche in corrispondenza dell’innesto). Si segue quest’ultima a sinistra in leggera discesa effettuando alcuni tornanti, transitando più in basso a fianco di una presa dell’acquedotto. Si continua a perdere lentamente quota per l’ampio tracciato compiendo altri tornanti, giungendo in seguito nei pressi di una recinzione con ampio spiazzo adiacente. Si prosegue per la comoda carrareccia effettuando ulteriori tornanti (in corrispondenza di uno destrorso si ignora a sinistra una carraia), incontrando e sottopassando più volte una linea elettrica. Più in basso si transita a fianco di spettacolari lastre rocciose e oltrepassata una sbarra ci si congiunge con un’altra carrareccia alle porte del borgo di Masanti di Sopra783 m. Entrati nel nucleo, si prosegue a sinistra per stradello che dopo aver attraversato la parte alta del borgo conduce alla piccola frazione di Fereto. Si penetra poi nel bosco assecondando un’ampia mulattiera, ignorando al primo bivio una carraia che si stacca a sinistra e appena dopo un sentiero contrassegnato da bolli rossi che si diparte nella stessa direzione. Si continua in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un ruscello, incontrando successivamente un bivio dal quale, immettendosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra in salita (segnavia). Si guadagna quota in leggera/moderata pendenza, attraversando un ruscello ed ignorando tracce laterali secondarie, tenendo sempre il percorso più battuto (segnavia latitanti). Tralasciata più avanti una carraia a sinistra chiusa da una catena, si prosegue diritto per la storica mulattiera: si tratta infatti, con grande probabilità, di un vecchio tracciato utilizzato dai valligiani come arteria di collegamento tra le varie frazioni della Val Ceno – tra cui l’appena visitato Masanti – con Nociveglia e il valico di Montevaccà. Al successivo bivio si trascura a sinistra un’altra traccia e si continua a destra per il percorso principale che, avanzando in lieve discesa, si restringe per un tratto a sentiero per poi allargarsi nuovamente a mulattiera. Si riprende quindi a salire incontrando (finalmente!) sul tronco di un albero alla nostra destra uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso (CAI n° 825A). Varcati un paio di rii, situati a poca distanza l’uno dall’atro, si procede in salita effettuando in seguito una svolta a sinistra. Si prosegue per il percorso principale avanzando in lieve discesa tra radure arbustive e in seguito tra folta vegetazione all’interno di un rado bosco. Subito dopo un segnavia alla nostra sinistra, ci si immette in una carraia che si segue a destra solo per poco. Infatti, appena prima di una sua netta svolta a destra, la si abbandona per sentiero a sinistra (segnavia disposto più avanti sul tronco di un albero divelto). Si avanza per il percorso attraversando un ruscello oltre il quale il tracciato si amplia e conduce a varcare un secondo corso d’acqua. Poi si procede in lieve salita lungo la vecchia e suggestiva mulattiera (su un sasso con muschio in basso a sinistra si nota uno sbiadito segnavia con la numerazione del percorso) e dopo un tratto in moderata pendenza si effettua una curva a sinistra, immettendosi successivamente in un’ampia traccia che si segue a destra in discesa. Dopo l’attraversamento di un ruscello asciutto, si avanza in salita costeggiando una recinzione a filo spinato, notando poco più avanti, sul tronco di un albero alla nostra destra, un altro segnavia. Si continua per la magnifica mulattiera con andamento pianeggiante, incontrando altri due segnavia, trascurando, appena dopo il secondo, una traccia che si immette da destra. Più avanti il percorso si restringe a sentiero invaso dalla vegetazione, allargandosi successivamente ad ampia mulattiera e procedendo in salita all’intero di un’area di bosco rado. Con andamento in piano/leggera discesa, si varca un ruscello asciutto, riprendendo appena dopo a salire, anche in moderata pendenza, fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Giunti nel margine superiore di un campo (bel colpo d’occhio sul Monte Penna) ed in vista del campanile della chiesa di Nociveglia, si trascura a sinistra un’ampia traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in discesa. Dopo un tratto in salita si entra nel paese di Nociveglia874 m, dirigendosi, al bivio iniziale, a sinistra verso la chiesa, andando poi a destra al successivo bivio situato in prossimità della facciata dell’edificio. Si attraversa tutto il suggestivo borgo, continuando poi per carraia che effettua una curva a sinistra. Appena dopo quest’ultima, ad un bivio, si prende la traccia di destra (segnavia), guadagnando quota per carraia inerbita. Si penetra successivamente nel bosco procedendo sempre in salita, transitando (forse) nei pressi del luogo dove anticamente sorgeva un castello. Dopo un tratto in lieve discesa a fianco di radure, si oltrepassa un ruscello e si rientra nel bosco. Si procede per il bel tracciato in lieve salita, ammirando vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la sua storicità e importanza, fino a valicare una costa oltre la quale si avanza in discesa. Dopo un tratto in cui il percorso potrebbe risultare alquanto fangoso in quanto asseconda un corso d’acqua, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione con la traccia contrassegnata n° 829. Seguendo quest’ultima si fa ritorno a Montevaccà concludendo così questa spettacolare e completa escursione. 

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